COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 10/01/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/  Chi uccide un poeta uccide il mondo intero… PSICOPOETRY… la poesia come varco d

PUBBLICATO IL 10/01/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ Chi uccide un poeta uccide il mondo intero… PSICOPOETRY… la poesia come varco d

PUBBLICATO IL 10/01/2017 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori:
http://www.grandangolare.com/

Chi uccide un poeta uccide il mondo intero… PSICOPOETRY… la poesia come varco dell’anima

Il poeta è un saggio, un veggente: ogni opera d’amore fatta con il cuore avvicina a Dio. Così, quando Andrea Brusa parla d’amore in realtà descrive l’amarezza di un’incolmabile solitudine causata in lui dalla perdita prematura della moglie Chiara e di sua figlia. Il desiderio di una riunione con la sua famiglia tanto amata in seno all’Eterno origina liriche poetiche tutte tese alla riproduzione mimetica di una realtà esterna sentita come madre e conforto, riparo nei confronti di una dolorosa condizione esistenziale da cui fuggire. L’amore totale e totalizzante: una specie di somma delle precedenti sfumature, ... piena ed autentica.

Fortunatamente riusciamo ancora ad emozionarci di fronte al verso di una poesia, che è come la musica, deve avere una sua logica, deve essere interpretabile, deve stimolare sensazioni, emozioni, ricordi, attraverso le parole, non importa da chi e da quanto tempo sia stata scritta. Perciò l’uccisione di un poeta dovrebbe fare molto rumore e disgustarci profondamente. Un disgusto opaco dovrebbe opprimerci; ma i nostri pensieri non sono spesso altro che aridità... ci rendono insensibili, ci induriscono il cuore, ammazzano la pietà che è dentro noi stessi… una pietà che dobbiamo alle parole di tutti i poeti venuti prima di noi, alle poesie scritte e a quelle che non hanno avuto il tempo di essere fermate su un foglio bianco, una pietà di cui siamo debitori agli occhi di coloro che ci osservano con fare interrogativo da una foto e sembrano domandarci il perché di tanta sterile efferatezza.
Una grande sala bianca dove tutto è candido come la neve, stucchi ed affreschi settecenteschi di raffinata eleganza, specchi alle pareti, soffitti da cui pendono preziosi lampadari di cristallo, sullo sfondo l’azzurro delle nuvole dietro vetrate gialle di sabbia che fan pendant con le pareti: questo il contesto e lo scenario di un nuovo e coinvolgente incontro di grande impatto emozionale: la poesia e la musica parlano al cuore degli astanti ed arrivano diritte al luogo dove abita la sofferenza morale, la moltiplicano ed insieme la sciolgono. Nel pomeriggio del 28 dicembre, a soli tre giorni dalla magica notte di natale, lo scrittore ha deciso di radunare in questa sala un bel numero di invitati in occasione del recital spettacolo LOVE FOREVER per ascoltare e riflettere su come la più grande perdita sia ciò che muore dentro di noi mentre stiamo vivendo e di come il ricordo venga narrato dagli artisti. Perché una proposta tanto inaspettata? Siamo abituati a pensare che subire un lutto significhi necessariamente vivere un’esperienza di morte di qualcuno a noi caro, vicino. In realtà, l’esperienza del lutto viene vissuta in tutti quegli eventi di vita in cui subiamo una perdita importante per noi e siamo costretti ad affrontare il dolore, la sofferenza e a convivere con la mancanza di chi o di ciò che prima era e ora non è più. Per questo ne parliamo con gli psicoterapeuti o con le persone a noi care e che possono meglio capirci. Perché interpellare pittori, poeti e musicisti? L’ha spiegato molto bene lo scrittore. Questa suggestività della poesia a coinvolgerci emotivamente, a dare voce a quel "fanciullino" presente in ciascuno di noi, come diceva Pascoli - e che, metafora della irrazionalità e della innocenza infantile, consente di rilevare il significato profondo della realtà - è la più spontanea e profonda possibilità di narrazione dell’anima. La poesia è un viaggio interiore che ci offre la possibilità di ascoltarci e di conoscerci meglio. Tornare e ripercorrere un passato significa entrare nuovamente nelle sensazioni, nelle emozioni di allora. La poesia come cura dell’anima. La perdita è un dolore morale vissuto come menomazione. Questa è un’esperienza che si fa da soli: il dolore morale è vissuto in modo diverso da ciascuno ed è difficile avere da altri una comprensione profonda. Per vergogna, per quieto vivere, per poco amore di sé. Lo svelamento di quella storia che ci ha costruito come uomini e donne può portarci lontano se sappiamo accogliere la sofferenza che da essa ne deriva. Oggi che iniziamo ad intraprendere questo percorso non lo sappiamo, ma quando il coraggio sfiancherà le nostre debolezze tutto quel vissuto affiorerà e riprenderà vigore, sazietà interiore. Dobbiamo pretendere coraggio da noi stessi in un percorso di cura. Perché poi quel viaggio interiore ripercorso nella sofferenza ci rivelerà nuove strade, grandi, enormi opportunità. Ed ecco dunque che lo sconfinato dolore dell’artista Andrea Brusa è piombato sugli ascoltatori, intatto, totalmente presente. Una magia… e si è capito benissimo perché l’arte sia considerata una terapia dell’anima. A tal proposito, mi viene in mente Socrate quand’egli – tornato dalla battaglia di Potidea - andò alla palestra di Taurea dove gli presentarono Carmide, un giovane ammirato da tutti per la bellezza che possedeva e l’intelligenza che dimostrava. Il giovane chiese se Socrate avesse un rimedio per il mal di testa di cui soffriva, e Socrate rispose che prima di tutto bisognava curare l’anima. “Tuttavia, quando quegli mi chiese se conoscessi il rimedio per il mal di capo, in qualche modo, impacciato, gli risposi che, sì, lo conoscevo. — Qual è?... mi chiese. Allora io gli dissi che era una certa erba, sulla quale c’era un carme magico, che se lo si cantava prendendo insieme quell’erba, il rimedio faceva guarire del tutto, ma senza quella magia, l’erba sola non serviva a nulla […] In realtà, soggiungeva ‘ogni cosa, il male o il bene, non irrompe nel corpo e in tutto l’uomo se non dall’anima, dalla quale tutto proviene, come dalla testa proviene tutto ciò che corre agli occhi; così che si deve cominciare a curare soprattutto quella, se si vuole che la testa e le altre parti del corpo stiano bene’. L’anima, o beato, continuò ‘si cura con certi carmi magici che sono poi i bei discorsi, dai quali cresce nelle anime la saggezza. Quando questa sia cresciuta e sia là presente, allora è facile dare salute al capo e al resto del corpo’. E mentre il Tracio m’insegnò i rimedi e le parole magiche, soggiunse: ‘che nessuno ti convinca a curare la propria testa con questa medicina, se prima non avrà affidato la sua anima alla cura dell’incantamento. Perciò anche ora’, continuò, ‘si fa questo sbaglio fra gli uomini che taluni cercano d’essere medici dell’uno o dell’altra cosa separatamente, o della saggezza o della salute’” – (Da Platone, Carmide, 155b-157c, in Opere complete, vol. IV, Laterza, Bari 1971, pp. 127-129). Ma procediamo con ordine. L’autore piemontese Andrea Brusa è arrivato tra noi nel pomeriggio di mercoledì 28 dicembre e dopo i saluti di rito, scambiate quattro chiacchiere con alcuni giovani, è giunto per lo scrittore il momento del grande incontro anche con gli adulti, che, diciamolo subito si è rivelato uno strepitoso successo. Nonostante il gran freddo e malgrado fosse sera inoltrata numerose persone hanno gremito il salone per l’incontro con l’attore. Egli è subito entrato in stretto contatto con i ragazzi e con il pubblico, conquistando entrambi con la sua semplicità e la sua disponibilità a rispondere a domande riguardanti non solo la sua esperienza d’attore: sono infatti stati toccati argomenti come lo studio, la fede, momenti personali di vita dell’autore e quello che era l’argomento “forte” della serata: vivere da cristiani nella gioia e nell’amore. Andrea Brusa è stato bravissimo a “tener testa” alle domande e anche a “tenere a bada” alcuni ragazzi che, in sintonia col tema della serata, esprimevano la loro gioia con grida e applausi. E un grande applauso ha concluso l’evento. È stato il saluto fatto ad un amico che speriamo di rivedere presto e che già dopo il primo incontro sentiamo “uno di noi”: abbiamo conosciuto una persona straordinaria che ha saputo mantenere salda la propria fede in un mondo che spesso dà più importanza all’apparenza che alla sostanza. Un poeta dell’anima come Andrea Brusa è una sorta di cacciatore di sogni, di illusioni…e stende un arcobaleno tra la terra ed il cielo per camminar lassù fino alle stelle. Un poeta innamorato come lui ammira tutto ciò che vede, cammina per boschi e prati rincorrendo le farfalle, parla con i fiori e sfoglia margherite dicendo: "m’ama o non m’m’ama?", lui che canta con il cuore e parla alle cose terrene e non … accetta la sua vita senza pretese, niente e nessuno neppure il destino annullerà il suo amore. Il poeta innamorato ha il cuore di un fanciullo e canta alla luna per dare un senso al suo cuore. Del resto è o no è il protagonista anche di MON COEUR… in cui nella passata stagione teatrale ha interpretato l’infallibile poeta spadaccino dall’enorme naso, che declama la celebre frase "un bacio... un apostrofo rosa fra le parole t’amo"??!! Gli innamorati come lo scrittore sono spesso insicuri e fragili, ma al tempo stesso forti e puri. Perché per quanto sia grande quel vuoto da colmare, l’amore che hanno dentro si traduce in uno sguardo. Il loro fil rouge è descritto nel loro modo di sognare… Non si accontentano di un navigatore per arrivare alla meta, usano l’olfatto, il tatto, il gusto, la vista, l’udito. Scelgono i segni. Scelgono la magia. Perché non accetterebbero mai che il loro AMORE non contenga POESIA. Gli innamorati come lo scrittore depositano le uova nella sorgente. Se si vuole amarli, si deve andare controcorrente proprio come fanno i salmoni…
Si dice che alla nascita a ognuno di noi venga assegnato un angelo custode, a prescindere da fede, carattere o stile di vita, che ci guida, ci protegge e ci resta accanto per tutta la nostra vita terrena e ultraterrena. Questi angeli non hanno mai vissuto sulla terra come esseri umani, anche se sono in grado di assumere brevemente la forma umana come «angeli incarnati». Se vi sia un angelo per ogni persona, un angelo per più persone o svariati angeli per una persona è un interrogativo ancora aperto e soggetto a opinione personale. Forse sono solo un ingenuo io a cui piace pensarlo, ma questa faccenda dell’angelo custode secondo me ha qualcosa di vero. D’altro canto se è vero, come alcuni sensitivi sostengono, che gli angeli custodi esistono, in almeno due occasioni ho avuto l’onore di essere stato aiutato… ed aver conosciuto lo scrittore è una di queste occasioni. Siete pronti a portare questa benedizione e, nello stesso tempo, fardello? Sta a solo a voi diventare dei fieri guerrieri alati o essere dei protettori in grado di guarire ferite più profonde di quelle del corpo. Perché un angelo dei Cieli sa bene che all’uomo non spettano solo le sofferenze del corpo, egli fa propri i dolori e le ferite dell’anima, accetta di portarne il peso sapendo bene che la causa per la quale agisce, è più che nobile. Fa parte dei Disegni Divini e Superiori. Giovane o vecchio, profondo o superficiale, combattente o portatore di luce, in qualunque modo tu sia ricorda: basta amare. Nel periodo buio della mia vita ho conosciuto un uomo molto speciale… un scrittore, un poeta, ma soprattutto un Angelo…. Un bellissimo Angelo, creatura mai vista prima…. Ali che ti avvolgono come un abbraccio pieno di calore e sicurezza... Ho conosciuto un Angelo... Un bellissimo Angelo… Un uomo d’altri tempi…Che sua moglie possa essere fiera di lui.

ALBERTO DE PRA
Ghostwriter e Scrittore Freelance

  • 10 January 2017
  • 14

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Andrea Brusa

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