COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,Per aver visto un uomo piangere e soffrire Dio si trasformò in musica e poesia… Il fascino di una LOVE STORY tra mito e leggenda. PUBBLICATO IL 27/12/2016 su GRANDANGOLARE e letto da più di 10 MILIONI

Per aver visto un uomo piangere e soffrire Dio si trasformò in musica e poesia… Il fascino di una LOVE STORY tra mito e leggenda. PUBBLICATO IL 27/12/2016 su GRANDANGOLARE e letto da più di 10 MILIONI

PUBBLICATO IL 27/12/2016 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori:
http://www.grandangolare.com/

Per aver visto un uomo piangere e soffrire Dio si trasformò in musica e poesia… Il fascino di una LOVE STORY tra mito e leggenda.

“Credo nel potere del riso e delle lacrime come antidoto all’odio e al terrore (…) è paradossale che nell’elaborazione di una comica la tragedia stimoli il senso del ridicolo; perché il ridicolo, immagino, è un atteggiamento di sfida: dobbiamo ridere in faccia alla tragedia, alla sfortuna e alla nostra impotenza contro le forze della natura, se non vogliamo impazzire”: riferisce parafrasando una frase del grade Charlie Chaplin l’Autore Andrea Brusa nel corso di un’intervista notturna facendo sue queste parole e portando in giro come un moderno Clown/Cantastorie il suo dramma d’amore quotidiano.

È notte inoltrata e la temperatura è più che ottima. Incomincio a fare due passi con lento cadenzare e mi assaporo la frescura degna di un paradiso in pieno inverno. Non voglio pensare che dovrò tornare a casa... voglio rinviare il più in là possibile il triste momento... Lentamente la fredda temperatura mi avvolge e mi sento come rinascere... La notte nel centro storico di Torino è meravigliosa, il cielo sereno è pieno di stelle e nessuno si vede per le strade deserte. Sembra tutta mia questa città, per citare un vecchio pezzo degli anni 70... Cammino lungo il marciapiede... passo davanti a qualche negozio che ancora dorme... i palazzi che mi sfilano accanto hanno gli occhi ancora chiusi; qualche finestra è già accesa... evidentemente qualcuno sta pensando di farmi compagnia, o si sta preparando per andare a lavorare? Quand’ecco che incontro lo scrittore Andrea Brusa con il quale avevo appuntamento ed egli dopo i primi combenevoli… emaciato in viso e stanco comincia a parlarmi del suo passato da artista circense: “L’ingresso dei saltimbanchi e dei clown nella letteratura, in particolare nella poesia, è accompagnato da varietà delle funzioni e dei significati, ma anche da costanti: dobbiamo riconoscere le varianti che ciascun autore ha introdotto nel tema comune. Personaggio centrale del nostro percorso è Palazzeschi, il poeta ‘saltimbanco dell’anima sua’. Palazzeschi è jongleur della parola e ‘poeta dello sberleffo’. Perché i poeti traggono le loro metafore poetiche preferibilmente dal circo? Perché parlano di saltimbanchi quando riflettono sulla loro attività artistica? Innanzi tutto perché questi personaggi appartengono ad un mondo popolare che sta scomparendo. Secondariamente il circo rappresenta un microcosmo separato dal reale con un proprio spazio, un proprio tempo, delle proprie regole; questo microcosmo solo momentaneamente interferisce con il mondo reale. È un mondo sociale a parte. Secondo Baudelaire il saltimbanco è ‘uno di quei pazzi artificiali, uno di quei buffoni volontari’ per sottolineare la loro condizione di diversità, ma anche di notorietà, nel bene e nel male, condivisa da tutti. L’artista non è un componente integrato, ma un diverso, che deve affrontare un pubblico ostile ed è oggetto da aggredire, da giudicare e da ammirare. Per questo lo sguardo del clown è semplice, diretto, lì sulla linea del suo orizzonte. Lui sa che così tutto il suo corpo sarà illuminato.
Questa è la posizione zero. É una sorte di energia, uno strato verso cui non siamo più armonizzati, ma che esiste in tutto ed è coscienza a cui possiamo solo accedere: la coscienza dell’IO SONO o meglio l’IO E L’ALTRO. Per questo non credo in nessun fondamentalismo. Non si può amare Dio e odiare l’altro. Io sono un clown e mi specchio in te. Per questo posso essere qualsiasi cosa: pesce, gallina, pecora, cammello, papera… Si molti possono provare beatitudine – da una antica parola ananda… ma pochi sanno che il nostro corpo – il cuore – produce una sostanza che si chiama anandamide che fa parte di una nuova classe di mediatori lipidici, e così che ci si sente vivi e presenti: in amore. E, così sarà possibile comprendere che quello che determina inferno o paradiso per noi è semplicemente il nostro personale punto di vista. Io oltre ad essere un Autore, uno scrittore ed un performer sono un clown è per questo provo a guardare incantato tutto ciò che mi circonda. Ma la mia vita è stata distrutta… Adesso, proprio come un clown triste, voglio solo piangere. Ne sento il bisogno, la necessità. Voglio annegare nelle lacrime, toccare il fondo e risalire lavato, pulito. Voglio sentirle scendere calde, salate, non voglio fermarle. Di solito faccio fatica, non riesco nemmeno a far colare il trucco di scena lungo le guance. Piango quasi a secco. A volte invece mi riesce, quando sono solo nel letto, qualche goccia sul cuscino così... come se fosse una pillola per dormire... da prendere senz’acqua però. Ho bisogno di piangere. E mentre penso a cosa potrei fare per togliere questo macigno, le dita scorrono sulla tastiera ed i pensieri prendono il sopravvento sul cuore. Non escono... si congelano, rientrano da dove sono venute, lacrime di gomma. Se ne sono andate, disperse chissà dove assieme alla capacità di sentire i sapori, anche quello della vita. Credo che la vera difficoltà stia nel capire davvero quale sia la nostra natura, quali siano le cose che ci rendono sereni, quali le passioni che ci fanno sentire vivi. Una volta che siamo arrivati lì, a fondo di quella questione, non possiamo più fingere. Ed è a quel punto che fare il primo passo diventa semplice, naturale, perché ci si rende conto che sarebbe molto più difficile non farlo, oltre che immorale per se stessi. Bisogna cercare di opporre meno resistenza possibile alla propria natura”.

Il concetto di "casa" è tutto per lo scrittore piemontese autore di INVALIDO D’AMORE e della LA VIA DEI MIRACOLI. Tutti noi abbiamo bisogno di coltivare affetti e condividere la vita con le persone che amiamo. E questo può accadere "soltanto" quando trovi casa tua. Casa intesa come la tua vita, il tuo percorso. Quale è il suo? Riconquistare la sua famiglia… far capire a sua moglie che le sta dando la vita e così a tal fine passa la biacca di scena sul viso come fosse una corazza: Aveva voglia di piangere: la biacca sul viso glielo impediva, era così perfetta con quelle crepe, con quei punti in cui il gesso cominciava a sfogliarsi; le lacrime avrebbero rovinato tutto. Esce di casa, gira la chiave nella toppa, e si avvia verso la stazione. Forse sua moglie CHIARA passerà di lì. Forse lo guarderà commossa, e capirà. Almeno lei, unica in tutto il genere umano. Non gli resta che aspettare, intonando quelle liturgie storpiate che tanto lo affascinano. Perché in fondo lo scrittore Andrea Brusa è un clown, e fa collezione di attimi.

La vita è fatta di incontri alle volte insignificanti, altre volte così devastanti che ti cambiano per sempre come per me è successo nell’incontrare questo grande artista Torinese ahimè a volte sottovalutato. E mi rividi così spostarmi a quel pensiero per quelle strade buie e silenziose, con i cartelli arrugginiti e sbattuti dal vento. Quelle strade abbandonate, circondate da immondizia e puzza di piscio, che ci si smarriva non appena svoltavi l’angolo. Alcuni di noi sono predestinati alla salvezza, altri alla dannazione come sembrerebbe per l’Autore/Angelo Andrea Brusa. Ma prima di lasciarmi mi disse quasi bisbigliando: “Ieri sera passeggiai per queste stesse strade vuote quando avvertii qualcosa dentro di me. Iniziai a sentire la mia solitudine. Iniziai ad avvertire le lacrime che lottavano per uscire. Ma non volevo piangere. Era l’ultima cosa che volevo. Volevo essere forte. Volevo essere capace di trovare un modo per far tornare ogni cosa com’era prima. Volevo tornare indietro nel tempo e risolvere tutto. Salii le scale fino al centro del gazebo e mi sedetti sulla panchina. Aprii il mio libro alla pagina che avevo segnato e iniziai a leggere. Rinunciai dopo due paragrafi, incapace di concentrarmi sulle parole ordinatamente stampate dinanzi ai miei occhi. Un sentimento di disgusto e di colpa mi assalì. Odio questa situazione. Avrei voluto avere qualcuno con cui parlare, ma non sapevo dove andare. Mia madre era completamente fuori discussione. Mi voltai, assorto nella solitudine della mia amata città. Mi guardai intorno con un’espressione preoccupata sul viso, come se avessi paura di vedere chissà cosa. Quell’atmosfera mi portava alla mente dei ricordi. Era impossibile vivere in un posto magico come quello e non ricordare. Guardai verso il supermarket e i ricordi di mia moglie e mia figlia mi investirono. Poi mi accorsi di non avere la città tutta per me. La stavo dividendo con la luce che proveniva dall’interno di un locale. Quella luce si riversava sulla strada, illuminando ogni ciottolo sui marciapiedi vuoti. Perché c’è la luce accesa? Sono le 2 di notte passate. Solitamente questo PUB ha già chiuso e finito di pulire a quest’ ora. Pensai a mia moglie. Mi alzai dalla panchina e scesi le scale del gazebo. Attraversai la piazza e mi fermai vicino alla finestra del locale. Mi nascosi dietro il muro, sbirciando attraverso l’ampia vetrata. Dentro vidi una donna, seduta ad uno dei tavoli, mordicchiandosi il dorso di una mano come faceva mia moglie di solito quando era nervosa… Naturalmente era un sogno ad occhi aperti”.

Ci sarà sempre qualcosa o qualcuno pronto ad aiutarci a sopportare le difficoltà, chi non ci farà scappare spingendoci, invece, a lottare con tutte le nostre forze. Per quanto corri, il tuo vero io ti raggiungerà sempre. Non si può vivere fingendosi diversi. E lo scrittore Andrea Brusa non potrà mai dimenticare di essere l’Angelo Custode di sua moglie. Per questo lotterà …. per ritrovare le sue ali.

ALBERTO DE PRA
Ghostwriter e Scrittore Freelance

  • 27 December 2016
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Andrea Brusa

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