COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,Andrea Brusa: PROFESSIONE scrittore ed ANGELO CUSTODE - PUBBLICATO OGGI 13/12/2016 su GRANDANGOLARE... e letto da oltre 10 milioni di persone

Andrea Brusa: PROFESSIONE scrittore ed ANGELO CUSTODE - PUBBLICATO OGGI 13/12/2016 su GRANDANGOLARE... e letto da oltre 10 milioni di persone

PUBBLICATO OGGI 13/12/2016 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero e letto da oltre 10 milioni di lettori
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Andrea Brusa: PROFESSIONE scrittore ed ANGELO CUSTODE

“Non tutti i frulli d’ali che senti lungo i filari o sotto la gronda di casa, sono frulli di passeri; e il fruscio che ti scuote, in certi momenti improvvisi, non è sempre il vento che cammina in vetta ai meli. Nella divina economia di bene, così ricca di sorprese, in cui è stabilito il mondo, c’è sempre da aspettarsi che quella sia la sensibile rivelazione del tuo alato Attendente”… queste le parole commosse rivolte a sua moglie Chiara in sede di conferenza stampa.

Sicuramente un approccio scomodo quello dell’autore Piemontese Andrea Brusa, ma che ci accompagna nella consapevolezza che si può essere grandi pur essendo piccoli e che l’animo umano ha la forza dei giganti e la fragilità delle margherite. Luci ed ombre. Bianco e nero. L’ineluttabilità di un domani che non sappiamo ma che conosce invece i nostri passi. Ogni azione dell’insegnare per essere efficace deve essere un’azione “di cuore”, fatta “con il cuore”: è questa l’idea che anima il presente seminario SUGLI ANGELI CUSTODI che si terrà a Torino dal 30 dicembre al 13 Gennaio 2017 dal titolo accattivante "La partecipazione degli angeli nella storia della salvezza" e curato da Andrea Brusa che ne sarà il relatore. Lo scrittore-poeta accompagnerà i seminaristi in un affascinante viaggio nel mondo degli Angeli attraverso i secoli e le più svariate culture. Il seminario nasce dal desiderio di rielaborare ed organizzare una serie di riflessioni maturate nel corso degli anni durante i quali lo scrittore ha avuto modo di osservare ed indagare aspetti della relazione educativa che spesso sfuggono a una declinazione teorica, e che rappresentano invece il punto di forza (o di debolezza) di ogni insegnamento. L’itinerario di riflessione si è sviluppato ed ampliato nel tempo, alimentato da un’esigenza fondamentale: ripercorrere le tappe del suo breve “viaggio” come aspirante motivatore che lo ha portato a comprendere quanto sia forte il bisogno di trovare accoglimento, di essere guidati e spronati a vivere la propria dimensione emotiva senza timore di essere giudicati, condannati, colpevolizzati. Per essere buoni maestri bisogna prima di tutto desiderare di esserlo. Sono necessarie conoscenze, esperienze, competenze e saperi professionali, ma soprattutto occorre esser disposti a mettersi in gioco con sentimento. Per cercare di intercettare i bisogni delle persone comuni non basta conoscere, non basta neppure possedere un ampio repertorio di strategie didattiche. Non più, non oggi che le famiglie appaiono sempre più disorientate e bisognose di sostegno. Occorre immaginare piuttosto una didattica che punti a recuperare il sentimento in quanto atto e modo del sentire, come coscienza del proprio essere, per sottrarre le persone al processo di omologazione, per aiutarle a riconoscersi come persone irripetibili nella loro unicità.

Dice l’autore Andrea Brusa (che con questa serie di seminari aspira sempre più di riottenere la stima e la fiducia di sua moglie perduta ormai 2 anni orsono): “Mi raccontava un santo sacerdote (qualcuno c’è ancora) che il giorno degli Angeli custodi, celebrando la messa nella sua chiesetta di San Giovanni al fonte con assistenza di molti fedeli, gli accadde di sentire per tutto il tempo un vasto frullar d’ali, né sapeva donde venisse, con musica di ordinatissimi movimenti. Tanto ch’egli pensò trattarsi d’una adunata d’Angeli (il suo e quei dei presenti) che recitassero la messa con lui. Non ho mai udito un racconto che m’abbia dato maggiore commozione. Se non quella che provai una volta quando capitato sul far della sera presso una vecchia Abbadia, da quei monaci gravi sentii cantare l’Ora di Compieta e dalla voce del Padre Priore recitare l’orazione finale, che è un inno agli Angeli: «Visita, o Signore, questa tua abitazione, e allontana le insidie degli spiriti mali; i tuoi Angeli abitino in essa, e la custodiscano nella pace». In quel momento, attraverso il bagliore di queste parole e sotto il suono dell’ultima campana, mi parve di vedere una gran gente d’Angeli che, uscendo dall’alto, scendevano sulle case come l’ultima benedizione della giornata. E tornato alla mia comoda camera nuda come una cella, chiudendo l’uscio e accostando gli scuri, tremavo e piangevo pensando alla mia famiglia e al fatto di non essere stato in grado di proteggerla”.

E continua lo scrittore (ora anche motivatore) facendoci sognare: “Chiunque abbia una penna in mano e un foglio di carta come per magia può ritrovarsi a scrivere poesie. Forse quest’idea può essere adatta alla pletora di quanti immaginano di essere poeti solo perché scrivono versi. La vera poesia è sempre un dono e lo sappiamo, nasce per miracolo, è una malattia dell’anima legata alla crisi della nostra condizione umana quando pensiamo di avere in mano il nostro destino, di poter scegliere e scopriamo l’anello che non tiene, il filo che non siamo capaci di disbrogliare. Non c’è morte possibile per la poesia che rappresenta l’inutile a cui non riusciamo a sottrarci per risalire dal gorgo e avere finalmente parole che sconfiggano il buio del cuore. La poesia è legata al mistero dell’universo, al mistero che il poeta ha dentro di sé a cui gli altri, i lettori, possono partecipare se le parole non sono vuote e stereotipi insignificanti. Avere un libro di poesia fra le mani, ripetere silenziosamente un verso che ci affascina, è come abbracciare l’universo senza ritrarsi ed averne timore. Ogni lettore in un punto del libro perde il segno e non va più con l’orologio ma segue una particolare emozione. Chi legge si allontana da sé per entrare in un’altra vita e in una storia che non conosce, così nella sua ritrova cose già lì ma nuove perché dimenticate... Ma ora la poesia da sola non basta… mi sento in dovere di fare qualcosa di concreto per gli altri trasmettendo loro quello che ho imparato e cercando io stesso di continuare nel mio percorso di apprendimento e crescita costante attraverso il confronto interpersonale… Sotto questa logica è nata l’idea di questo seminario che mi auguro abbia un seguito nel tempo”.

E va avanti a dire l’autore: “Mi viene in mente, parlando, la celebre storia del dott. FAUST in cui in un certo modo ritrovo la vita di molte persone…l’autore già nel titolo non lascia nessuna incertezza riguardo le sue intenzioni, si tratta di un chiaro ammonimento: non fate come ha fatto Faust, non abbiate la presunzione di voler sapere tutto, piuttosto siate figli ubbidienti della chiesa e sottomessi a Dio! Il libro ebbe un enorme successo, successivamente uscirono sempre nuovi libri con nuove storie del dottor Faust, era una specie di telenovelas del ’500. L’ammonimento religioso era sempre compreso, era d’obbligo per l’epoca, ma la gente leggeva queste storie e le raccontava in giro con un misto di paura e affascinata curiosità. Divenne per due secoli uno dei miti popolari più diffusi e amati. Goethe conobbe Faust per la prima volta in uno dei tanti spettacoli popolari di attori viaggianti che rappresentarono queste storie fantastiche nelle piazze. E così lo spaccone degno di essere frustato del ’500 entrò nella grande letteratura. La storia dunque è quella ben nota di Mefistofele, il patto con il demonio. Un diavolo e un angelo fanno una scommessa: se Mefisto riuscirà a strappare al paradiso l’anima di Faust, la terra intera diverrà il suo regno. Così il demonio convincerà Faust, anziano alchimista e curatore di una cittadina tedesca, a cedergli la sua anima in cambio dei suoi servigi. Faust accetta per poter curare i suoi concittadini dalla peste, ma il volgo ben presto lo riconoscerà come dannato, scacciandolo e tentando di lapidarlo. Faust, allora, abbandonato ogni progetto umanitario, chiederà a Mefisto la giovinezza, così da poter avere quello che non ha mai avuto, l’amore di una bella donna. Alla fine sarà proprio la forza dell’amore a rompere il patto tra l’eroe e il maligno”.

Faust così come l’autore Andrea Brusa, più volte definito da tutti il Poeta-Angelo, incarna in modo esemplare il dramma e l’odissea dell’anima moderna: l’impegnativa ricerca dell’uomo che nell’incessante anelito alla conoscenza, nello sforzo titanico verso mete sempre più alte, urtando contro l’impotenza del pensare razionale della scienza, della filosofia e della teologia, cerca di innalzarsi verso il mondo dello spirito. Un cammino iniziatico individuale e solitario, costellato di lotte, sconfitte e vittorie, errori e traviamenti, ma che è pur sempre nella giusta via, perché l’umano errare è redento in se stesso, come cantano gli Angeli alla fine del dramma, portando in cielo l’anima di Faust. Quello che possiamo augurarci tutti è che la storia dell’autore piemontese della LA VIA DEI MIRACOLI (ora impegnato in questa nuova interessantissima e coinvolgente avventura) non abbia un si terribile epilogo. Chiunque del resto abbia avuto la fortuna di frequentarlo e conoscerlo avverte intorno a lui un alone di vero e proprio mistero che spinge tutti a noi a chiederci: ma sarà davvero un Angelo Custode? Quello che possiamo augurargli per sedare le lacrime copiose che lui continua a versare per la perdita di sua moglie Chiara, per la quale vive e tutto muove, è che la stessa moglie possa rendersi conto dell’immensa fortuna che ha avuto nello stare con lui… una VERA FAVOLA D’ALTRI TEMPI che sotto Natale fa noi tutti sognare e credere che tutto sia possibile.

E conclude lo scrittore Andrea Brusa con delle parole ricolme di commozione rivolte proprio a sua moglie che ci fanno già da preludio a quello che potrà essere il seminario che lui stesso curerà a breve nella sua città: “Tu sei per me la cosa più importante che esista. Tu sei il mio riflesso sulla terra. Come potevi concepire una vita senza me? Io sono quel contatto che tu cercavi. Sono quella cosa che nei tramonti e nelle aurore non si capisce cos’è, ma c’è. Io ti sarò vicino quando l’Assoluto ti chiederà di rendergli conto, non del male che hai fatto, perché su quello ti perdonerà, ma del bene che non hai fatto. Ed io sarò il tuo difensore, perché infinito è il mio amore per te. Ricordalo: Gli Angeli fanno in modo di preparare la strada più facile fra te e la luce; non la più breve”.

http://www.andreabrusa.it/pubblicazioni/INVALIDO_AMORE_RIEDIZIONE_ILLUSTRATA/
http://www.andreabrusa.it/pubblicazioni/LA_VIA_DEI_MIRACOLI/

ALBERTO DE PRA
Ghostwriter e Scrittore Freelance

  • 13 December 2016
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Andrea Brusa

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