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andrea brusa, L’INFERNO DI DANTE TRA LETTERATURA, POESIA E REALTA’ e LA LOTTA PER LA PROPRIA DIGNITA’ - PUBBLICATO OGGI 06/12/2016 su GRANDANGOLARE e letto da più di 10 MILIONI di persone

L’INFERNO DI DANTE TRA LETTERATURA, POESIA E REALTA’ e LA LOTTA PER LA PROPRIA DIGNITA’ - PUBBLICATO OGGI 06/12/2016 su GRANDANGOLARE e letto da più di 10 MILIONI di persone

PUBBLICATO OGGI 26/12/2016 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori:
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L’INFERNO DI DANTE TRA LETTERATURA, POESIA E REALTA’ e LA LOTTA PER LA PROPRIA DIGNITA’

La teologia medievale era attraversata da colti dibattiti sul fatto se fosse lecito o no al poeta cristiano di ispirarsi alle muse in quanto divinità pagane. Dante invece lo fa, ripetutamente. Perché per lui non c’era distinzione tra amore – che è il nome di Dio - e le muse. Per lui non c’è dubbio: l’esperienza della poesia è l’esperienza dell’appartenenza alla signoria amorosa di Dio. Ma cosa sarà mai questo INFERNO?

Quasi in ogni luogo del nostro pianeta, c’è qualcuno che ne ha sentito parlare. Provate a fermare qualcuno per strada, domandategli se conosce Dante e la Divina Commedia. Vi risponderà sicuramente di sì, vi dirà non solo che ne ha sentito parlare, ma anche che l’ha studiata a scuola. Perché questa è una storia che fanno studiare a scuola: il protagonista è un poeta vissuto nel Medioevo, Dante Alighieri. Dopo aver scritto molte poesie e diversi libri, decide di fare qualcosa che nessuno ha mai fatto prima. Raccontare un viaggio incredibile, in versi, per dedicarlo alla donna che ama, morta troppo presto, a venticinque anni: Beatrice.
È come una lunghissima dichiarazione d’amore. Il poeta ha trentacinque anni, la sua vita è in un momento di difficoltà, lui un giorno si perde, non trova più la sua strada e si ritrova in un bosco buio. Il cammino sarà pieno di pericoli, di incontri spaventosi, perché il luogo in cui si ritrova è un luogo infernale. Anzi, è proprio l’Inferno. Ne avete mai sentito parlare? Si dice che chi si comporta male in vita, finisca lì dopo la morte. E che sia condannato a scontare una punizione che non ha fine. Fuoco, fiamme, vapore nero, mostri feroci. L’Inferno che Dante attraversa e racconta è un posto terribile. Gli capita di incontrare gente famosa del suo tempo, morta da pochi anni. Possibile che siano finiti lì? Allora si avvicina, interroga questi personaggi come se fosse un inviato speciale nel peggiore dei luoghi possibili. Ogni tanto Dante si scoraggia. La paura è tanta, tanti i momenti in cui vorrebbe fuggire via, svegliarsi come ci si sveglia da un incubo. Ma è davvero un incubo? Noi seguiamo il viaggio del poeta e non sappiamo più se tutto ciò che racconta l’ha vissuto davvero, lo ha immaginato, sognato o è solo una grande è stupefacente fantasia. Anzi, potremmo dire che questo racconto somiglia a quelli che oggi chiamiamo fantasy. Quando supera il regno infernale, Dante deve scalare un monte: l’ascesa è faticosissima, e il rischio di cadere nel vuoto è alto. Talvolta deve procedere quasi carponi, tenendosi come può alle pareti di roccia. È la montagna del Purgatorio, il luogo in cui le anime dei peccatori attendono di poter salire in cielo. Devono purificarsi, e spesso – nella lunga attesa – ricordano con rimpianto i loro errori, e con un po’ nostalgia la loro vita terrena. Ma sarà proprio quello il vero inferno? … Sembrerebbe in realtà che ci sia molto di vero almeno stando all’ultimo libro dell’autore Andrea Brusa la cui LA VIA DEI MIRACOLI è un vero e proprio viaggio nell’inferno stesso raccontato da chi davvero c’è stato. Un morto tra i vivi… ma sono proprio questi - come lui “morti” invano agli occhi del mondo indifferente, benché sacrificatisi per una giusta causa e che un giorno lo stesso mondo commemorerà - che il protagonista innalza nel libro o, ancora una volta, diario di viaggio. La raccolta è un vero inno a chi combatte per i propri ideali e resiste. A chi, come lui, Angelo Custode sulla terra…. lotta per poter essere accettato in quanto tale. Dovendo parlare di Angeli, come fare se non cominciando dal “nostro” Angelo per eccellenza, l’Angelo Custode che Dio pone accanto al nascituro/a per vegliarlo ed assisterlo nel corso della sua vita e - aggiungo – anche oltre? Ma potremmo mai farlo meglio del protagonista? Avrei potuto farvi una sintesi di quanto dice egli stesso al riguardo; la sostanza non sarebbe cambiata. Sono invece le sfumature, di ombra e di luce, quelle che danno un senso più compiuto al tutto e quello dell’Angelo Custode di cui si narrano le mille peripezie in queste pagine è veramente un quadro che stupisce per la sua bellezza, seppur a volte angosciante fino al punto dell’inaccettabilità. Esso va quindi visto nella “luce” giusta, quella con la quale Egli stesso l’ha “dipinto” e che io vi trascrivo.

La difficoltà o l’impossibilità di compiere alcuni gesti abituali della vita di ogni giorno si ripercuotono sull’equilibrio di chi è costretto a vivere in strada; cambiarsi d’abito, lavarsi, radersi, diventano infatti un grande problema. In realtà per tutti sono il simbolo della dignità della propria persona: essere sporchi e malvestiti è come dire di aver perso la propria dignità. C’è chi ingaggia una battaglia quotidiana per mantenere un aspetto dignitoso, tra orari dei pochi servizi doccia gratuiti e quelli dei centri dove distribuiscono vestiti. Alcuni soccombono in questa corsa ad ostacoli e si lasciano andare. Più è forte l’isolamento più si perde la motivazione a curare la propria persona: questo non toglie che resti il gusto o il desiderio di farlo. Dietro a queste persone apparentemente abbrutite, non curanti di abitudini per noi irrinunciabili, traspare una realtà di dignità umiliate, di desideri inespressi e speranze disattese… un vero e proprio INFERNO… Ed ecco quindi che come per incanto letteratura e realtà si fondono diventando un tutt’uno…

Scrive l’autore nel suo ultimo libro: “Sedersi in un parco cittadino in un pomeriggio qualunque in primavera lascia addosso una piacevole sensazione. Certo bisogna essere capaci di stare seduti su una panchina pubblica, al sole, magari in mezze maniche; avere con sé una bottiglietta d’acqua e la merenda per il figlio ed i suoi amici. Ma non è questo il caso. Si può passare il tempo pensando, perdendosi nei propri pensieri, andare alla ricerca di soluzioni stravaganti per proprie situazioni problematiche. Semplicemente lasciando correre la mente a perdifiato oppure lasciare che anche la propria mente riposi delicatamente anche lei seduta sulla stessa panchina. Alternativa uno: esplorare le emozioni che circolano nei circuiti relazionali dentro la propria testa; due: guardarsi attorno facendo ipotesi sulle storie delle persone che passano davanti. Qualcuno ti guarda anche con sguardo misericordioso come se fosse una colpa stare seduti seppur senza alcuna serenità poiché la tua famiglia non è con te. Ogni tanto i figli degli altri e i loro amici ti sfrecciano davanti con la bicicletta, alla ricerca di nuove avventure inseguendo il loro gioco di nuove spericolatezze. Certo un po’ il timore che incrocino e sbattano proprio dentro persone anziane o bambini piccoli ti viene; ma siccome c’è posto per tutti nel parco in modo naturale si distribuiscono gli anziani, i bambini, i ragazzi, gli uomini e le donne, ed i vari animali ciascuno nel proprio spazio vitale. Mi ha dato un guizzo piacevolissimo vedere un cane di media taglia che tutto gioioso è arrivato alle spalle della sua padrona, ha sollevato le zampe sulla panchina su cui era seduta, quasi abbracciandola con dolcezza. Fantastico! Mi hanno fatto tenerezza sia le coppie di adolescenti che per mano parlavano tra loro magari mangiando il gelato o le patatine; ed anche le coppie di adulti che sempre per mano andavano incontro al sole al tramonto dileguandosi nel loro progetto di vita. Poi io sulla panchina ci ho scritto questo capito del mio libro ed il nome di mia moglie con a fianco un TUO PER SEMPRE, e voi sulle panchine dei parchi che cosa avete fatto?”
Adesso l’autore Andrea Brusa i cui libri posso essere facilmente reperiti ON LINE in ogni parte del mondo - e letti gratuitamente ai link sotto riportati - vede la sua paura più come la paura di cambiare, di non trovarsi più in sintonia con il se stesso antico, con le sue vecchie opinioni e, di conseguenza, di veder crollare tutte le sue radicate certezze, dovendo così impegnarsi per ricostruire tutto dall’inizio. Il progresso interiore che passa attraverso mille tribolazioni e conoscenze è dunque per lui come il progresso della scienza che cammina grazie a smentite di teorie, che sembravano ormai consolidate e quindi alla formulazione di nuove teorie, o meglio, di nuove ipotesi che rimpiazzino quelle antiche ed aprano nuove strade alla conoscenza.
“Nei suoi occhi non ci sono malizia o tenebra, bensì amore ed innocenza e fragilità, una fragilità che ti penetra nel cuore, uno sguardo che ti denuda, una debolezza piena di potere...”… Grazie per l’intervista concessami e buona lettura.

http://www.andreabrusa.it/pubblicazioni/LA_VIA_DEI_MIRACOLI/ http://www.andreabrusa.it/pubblicazioni/INVALIDO_AMORE_RIEDIZIONE_ILLUSTRATA/

  • 06 December 2016
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Andrea Brusa

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