COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,VALENZA DEL MIO SCIOPERO DELLA FAME ad oltranza per mia moglie Chiara e mia figlia Biancalaura

VALENZA DEL MIO SCIOPERO DELLA FAME ad oltranza per mia moglie Chiara e mia figlia Biancalaura

LA VALENZA DEL MIO DIGIUNO CHE A BREVE METTERÒ IN ATTO PER L’ENNESIMA VOLTA PER SALVARE LA MIA FAMIGLIA

Il digiuno è una pratica antichissima. Originariamente esso costituiva una usanza di carattere mistico-religioso con la quale le persone intendevano purificarsi nel corpo per avvicinarsi alle divinità. Successivamente assunse anche valenza medico-scientifica e introdotto nella scienza medica con significati e scopi terapeutici.In tempi più recenti poi (come ultima risorsa verso la via della speranza), il digiuno è stato scelto altresì come forma pacifica nel manifestare proteste legate alla politica, all’etica, a disagi sociali e quant’altro. Comunemente detto “sciopero della fame”, questa forma di digiuno viene intrapresa dai pacifisti che, invece di armarsi per combattere il “nemico” in maniera violenta, scelgono di rinunciare di cibarsi, quindi di sacrificarsi facendo “la fame”, deperendo dentro se stessi l’aggressività.Ed è da questo punto cardine che il digiuno, come forma di protesta, affonda le proprie convinzioni etiche, morali e socio-culturali.
Astenendosi dall’ingerire il cibo, il protestante pacifista, oltre a far deperire dentro sé ogni sentimento di aggressività, porta a conoscenza il suo “nemico”, che così facendo egli intende porgergli la massima fiducia che si potrebbe concedere al prossimo, al fine ultimo di rivoluzionargli la coscienza e “vincere insieme”. Al “nemico” infatti, il digiunante offre letteralmente il proprio corpo, che viene di proposito indebolito con la mancanza del nutrimento, allo scopo di renderlo inabile a qualunque forma di lotta materiale, fisica e violenta.
Lo sciopero della fame è per questi motivi la forma di protesta più altruista e dignitosa in assoluto. Essa viene consumata silenziosamente senza mai generare disordine o disagio alla comunità e ciò avviene perché il digiunante, oltre ad onorare il proprio “nemico”, si cura di trasferire l’equivalente rispetto alla collettività. Al contrario di quanto avviene in altri modelli di rimostranze dove, inevitabilmente, l’intera o parte della comunità viene coinvolta patendone i disagi.
Nonostante tutti i nobili propositi di questa forma di protesta, molte persone in Italia hanno la tendenza a disapprovarla o addirittura ad emarginarla, come se si trattasse di qualcosa più vicino alla “pazzia”, alla “patologia”, all’essere “degenerati” che non a ciò che in realtà rappresenta, ovvero: un altissimo senso di civiltà, di coscienza interiore e di appartenenza a quell’unico grande disegno della vita che include e lega l’un l’altro, ogni essere vivente.
Molto probabilmente questo fenomeno di pregiudizio sociale è mosso, più che dal buonsenso, dalla scarsa conoscenza del tema in sé, spesso mascherato dai tabù o confuso con problematiche individuali per nulla attinenti al caso specifico, come per esempio possono essere “l’inappetenza”, “l’anoressia” o addirittura “ildesiderio di suicidarsi”. È corretto perciò chiarire che nulla di tutto ciò appartiene al reale significato del digiuno intrapreso come sciopero della fame e che al contrario, tale protesta nutre del più alto rispetto per la vita e per la sua integrale conservazione.
Ricordatevi che se reclamate giustizia è come se andaste a lamentarvi dal criminale responsabile dei torti che avete subito, è come cadere dalla padella nella brace. Sono tutti in combutta fra loro, si servono della truffa politica e vi fanno apparire davanti agli occhi del mondo come dei deficienti. Voi marciate in tutte le città , vi preparate a indossare vesti e costumi come soldatini di piombo o marionette e quando siete là, la gente vi domanda per cosa combattete e a voi non resta che mordervi le labbra e stare zitti. No, trascinateli davanti al mondo!
Se si porta la lotta per i diritti civili sul piano dei diritti umani, allora si può sollevare ogni caso di fronte alle Nazioni Unite, si può chiedere giustizia all’Assemblea generale. Ma l’unico piano su cui è possibile agire in questo senso è quello dei diritti umani. I diritti umani sono qualcosa con cui si nasce, sono i diritti riconosciuti da tutte le nazioni di questo pianeta, e chiunque li violi può esser trascinato davanti a un tribunale internazionale.
A questo punto vorrei fermarmi per sottolineare una cosa. Cercate di capire che quando volete ottenere ciò che vi appartiene, chiunque vi privi di tale diritto è un criminale. Quando volete ottenere ciò che è vostro, siete nel pieno diritto di esigerlo e chiunque cerca di privarvene infrange la legge ed è un criminale. Questo principio fu indicato chiaramente nella sentenza della Corte Suprema che dichiarava illegale la segregazione. Ciò vuol dire che si tratta di un comportamento contrario alla legge, che il segregazionista viola la legge e quindi è un criminale. Non c’è altro modo per definirlo e quando voi dimostrate contro la segregazione, siete dalla parte della legge e la Corte Suprema è con voi.
Avete a che fare con gente i cui pregiudizi sono talmente radicati da fargli perdere il senno e ogni senso critico. Hanno paura, si guardano intorno e vedono cosa sta succedendo: si accorgono che la ruota della storia si muove nella vostra direzione. I popoli si stanno svegliando, si scuotono di dosso la paura. Ovunque l’uomo con i pregiudizi combatta oggi, non vince più; e dovunque combatte è contro gente che la pensa come voi. Sono questi che lo sconfiggono. Non può più vincere; ha vinto la sua ultima battaglia.

  • 17 February 2016
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Andrea Brusa

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