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andrea brusa,Non ho soldi... faccio spettacoli a titolo gratuito ed ho rinunciato alle royalties sulla vendita dei miei libri... ben 12 al momento

Non ho soldi... faccio spettacoli a titolo gratuito ed ho rinunciato alle royalties sulla vendita dei miei libri... ben 12 al momento

Andrea Brusa, poeta e scrittore, ultimo erede dell’antica tradizione dei cantastorie confessa pubblicamente: "Non ho soldi... faccio spettacoli a titolo gratuito ed ho rinunciato alle royalties sulla vendita dei miei libri... ben 12 al momento".


"Aiuto i barboni, vivo e parlo con loro, quando non dormo in macchina"... Una sorta di missione per uno scrittore ed interprete di successo che pero’ non vuole si creda stia speculando sui suoi sentimenti e la sua drammatica storia familiare.
Per lui la vestizione è alle cinque e mezza della mattina, nella sala d’aspetto della stazione ferroviaria. Prima sistema le sue cose. Ha i cartoni sotto, poi una coperta, e il sacco a pelo. Piega tutto, e mette dietro la panchina di fuori. Fanno tutti così, nessuno tocca niente. Se puo’, fa colazione, sennò salta. Poi si avvia verso la sua giornata, e sembra un viaggiatore in arrivo. Certo non si sente un barbone. Non ha fatto questa scelta. Diventare barbone è un attimo, un inciampo, una fatalità. Brutta parola barbone, ce ne sono di più corrette: va molto clochard, elegante, o senzacasa, senza dimora. Andrea Brusa ha 48 anni, da due anni vive per strada. Non si sente un barbone, ma ha grande solidarietà e rispetto per i suoi compagni di vita. Un suo compagno di sventure Sandro, per esempio, 54 anni, droga e galera alle spalle, senza casa da una vita. Magro, piccolo, e tossisce di continuo. "Sandro, bisogna che ti curi, che vai dal medico" gli dice Andrea. Lui scuote le spalle e tossisce. "Testa dura, hai fatto la broncopolmonite anche l’anno scorso".
La sua giornata è questa: Si alza alle cinque e mezza. C’è anche chi dorme fino alle sette, ma lui lo fa per rispetto dei viaggiatori. Devono liberare la sala. Adesso sono otto singoli e due coppie. La sala è riscaldata, li lasciano stare, e nessuno fa casino o si ubriaca. Prende su le sue borse, e si incammina verso la fermata del pullman. "Vedete… il mio segreto è questo: io faccio come se dovessi lavorare, come se avessi sempre un’occupazione. Vivo di espedienti, sì. Però non rubo, e non chiedo l’elemosina per strada. Per me è una questione di orgoglio personale. Mi arrabatto. Conosco qualche prete e qualche vescovo, che a volte mi allungano dei soldi. Io non sono insistente, non assillo la gente. So stare al mondo, e sono gentile… con le mie borse, come un viaggiatore. Basta non sentirsi un barbone. L’unico elemento di conforto e’ il pensiero della mia famiglia... di mia moglie e mia figlia. Che sappia mia moglie che l’amo e l’amerò sempre allo stesso modo, con più intensità ogni giorno di più. Senza di lei una casa non la voglio piu’. Se un giorno mi dicesse che vuole scappare, la seguirei ovunque, non aspetterei neanche che lei mi chieda di seguirla, perché io senza di lei non resto e non vado da nessuna parte, perché tutte le promesse che le ho fatto le voglio mantenere. Ho bisogno di lei, adesso, domani, tra una settimana, tra cinquantotto mesi, tra dieci anni, io ho bisogno di lei".

Foto di SCENA dell’autore Andrea Brusa nel corso dello spettacolo MON COEUR interamente dedicato a sua moglie

  • 15 June 2016
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Andrea Brusa

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