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"Emergenza uomo" incontro con l’autore Andrea Brusa

“…Odio gli indifferenti. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. È la palla di piombo per il navigatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica.
L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza…”

Ed oggi, più attuali che mai, riprendo queste parole di Antonio Gramsci e racconto di questa malattia che s’attacca addosso come peste bubbonica a deformare il volto, e il cuore, e lo spirito dell’uomo ed in questo caso di un Angelo come me. Perché l’indifferenza può ammazzare due volte. Ammazza certamente l’uomo indifferente che s’appiattisce, che smette di sognare, che s’arrende all’accidia e cessa, lentamente e inesorabilmente, di vivere in modo attivo e può ammazzare anche l’uomo che parteggia, il quale tutto d’un tratto si ritrova solo a disperdere semi in piccoli orti circondati da aride distese polverose- E nel sentirsi solo un “uomo” come me può decidere d’arrendersi, può essere persuaso dalla voglia e dal bisogno di sedersi sul ciglio del sentiero, ai margini del campo di lavoro, e vedere il suo lavoro sgretolarsi sotto il peso della propria e dell’altrui indifferenza. Perché l’indifferenza è una malattia contagiosa. S’appiccica all’anima quando meno te l’aspetti. E, come per effetto di uno sconosciuto e indicibile sortilegio, ti ritrovi a camminare tra la gente senza riconoscerti in loro. Osservi il mondo da dietro il tuo piccolo oblò pensando finalmente di essere un uomo arrivato, perché, in fondo, non è certo colpa tua se fuori tutto crolla e tutto muore. Anzi, è tutto normale. Fa parte del normale corso della vita: “tutto cambia, tutto scorre, panta rei ”

E poi! Cosa vogliono da te! Hai già mille problemi da risolvere. Milioni di cose a cui badare. Tante spese eccessive, cento impegni in un giorno e poco tempo da dedicare a te stesso. Perciò, è molto più facile coltivare il proprio orto e nascondersi dietro, anzi dentro, l’indifferenza e pian piano morire nell’illusione di un tentato e stentato vivere. E si finisce così, per spegnersi come una candela a corto d’ossigeno che preferisce risparmiarsi anziché illuminare, senza rendersi conto che così facendo si viene meno al compito assegnatoci e si diventa inutili. Tutto questo e ancor di più può fare l’indifferenza. Ed ecco perché, ragionando, non si può non odiare gli indifferenti e ancora di più coloro i quali fanno finta di non vederla, l’indifferenza. Mi dispiace che tutti si siano dimenticati di me ed in primo luogo mia moglie… Ma io l’amo comunque… e sarà sempre così!!!!

  • 09 June 2016
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Andrea Brusa

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