COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 28/05/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: HO BISOGNO DI SENTIRE L’ABBRACCIO TUO DOLCE E SINCERO

PUBBLICATO IL 28/05/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: HO BISOGNO DI SENTIRE L’ABBRACCIO TUO DOLCE E SINCERO

PUBBLICATO OGGI 28/05/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Ho bisogno di sentire l’abbraccio tuo dolce e sincero

“Anche se quel giorno non ci fossimo incontrati tutto sarebbe andato nello stesso modo. Ci eravamo incontrati perché doveva succedere, e anche se non fosse stato quel giorno, prima o poi ci saremmo sicuramente incontrati da qualche parte. Naturalmente questa idea non si fondava su niente, ma era quello che sentivo…”
Da “Norwegian Wood” di Haruki Murakami -1987

Restai immobile a fissare il libro che tenevo stretto al petto; un volume spesso, con un numero di catalogo sul dorso ed una rilegatura in tela beige consunta e fregi dorati; impolverato e sicuramente non aperto da chissà quanti anni. Più che tutto la mia attenzione venne attratta da una sorta di scarabocchio infantile raffigurante la faccia d’un uomo che riempiva più di metà pagina sul retro di copertina. Attorno a me era buio e freddo. Stormi di piccioni, dall’ombra leggera ed indefinita, passarono davanti alla porta finestra a doppio battente della mia stanza, balenando come su di uno schermo al limitare della linea degli alti alberi di faggio, mentre la luna faceva capolino di tanto in tanto tra una nuvola e l’altra, sul confine fra il sogno e la realtà. Osservando quella scena innocente, una smorfia di tenerezza solcò il mio viso e, pieno di gratitudine, mi addormentai su una sedia di legno ordinario di fronte ad una gran stufa di maiolica di tipo tradizionale che da poco avevano installato nella sala. Dinanzi ai miei occhi transitarono le più strane visioni: ad una ad una le stanze parvero illuminarsi. Stranamente vestito di stracci, ero come nel mezzo di una strada trafficata e lasciavo che le macchine mi sfrecciassero ad ambo i lati una dopo l’altra, tenendo poggiata la schiena ad un palo, quando un essere splendido e misterioso - infallibile rispetto alle creature destinate alle tenebre ed all’errore - mi affiancò un paio di volte; era ormai divenuto una compagnia fissa. Svegliatomi di soprassalto me lo trovai ad un palmo dalla mia guancia, mentre con la sua mano disegnava dei piccoli cerchi sul mio capo. Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, era apparso senza alcun preavviso, e non avevo la più pallida idea di cosa accidenti stesse facendo, né del perché i miei incubi assumessero quella ridicola forma. Le sue ali erano vaste e folte di piume bianche, brulicanti di una moltitudine d’accenti dorati; dispiegate e ferme, per potere essere sostenute dall’aria, emanavano una delicatezza tutta particolare ed un profumo penetrante che pareva dire: “Sono qui per proteggere la vostra libertà”. Sollevato lo sguardo su quel messaggero celeste, avvolto in un mantello color crema provvisto di cappuccio, notai la tensione sul suo volto. “Mia figlia BIANCALAURA ha bisogno di me più che occasionalmente; deve apprendere le strategie per gestire i problemi derivanti dalle sue facoltà angeliche. Se ora hai voglia di seguirmi, armati di pazienza e vieni con me” - disse a voce bassa, ma in tono deciso e confidenziale. Poi un forte vento - molto caldo e umido, quasi provenisse da una fornace - ci investì scuotendoci con violenza, risucchiandoci, alle fonti della vita stessa, attraverso la grande vetrata posta sulla parte anteriore della camera, e scagliando entrambi nello spazio aperto. Giungemmo così, a notte fonda, al capezzale del letto dove sua figlia giaceva, proprio nel mezzo di un fulgore adamantino che l’aveva improvvisamente inondata, e fu veramente con un senso di sollievo che alleggerimmo le nostre spalle dal nervosismo accostandoci alla piccola. L’angelo si arrestò di nuovo e si slacciò la catenina d’oro che teneva al collo - con appesa una piccola croce - e la agitò leggermente davanti alla bambina. Il suono inatteso di un campanellino di cristallo tintinnò nel silenzio accompagnando i suoi movimenti e facendola sobbalzare allarmata. Ella emise un lungo sospiro, quasi musicale, e per un attimo si sfiorò il labbro inferiore. Aprì dunque le palpebre cercando di mettere a fuoco il volto di Lui, e scoppio a piangere con tanto di singhiozzi e gemiti. “Sono Papà… Non ti farò del male. Calmati, sei al sicuro, non gridare” - disse l’Angelo. E cominciarono col parlare, quando ad un certo punto BIANCALAURA domandò - “Perché dici che ho ancora tante cose da imparare? Possibile che esista una scuola anche per gli angioletti?” Andrea percepì una traccia di insicurezza in lei che lo intenerì e gli fece scuotere il capo, mutando l’espressione di sorpresa in un radioso sorriso, e rispose - “No amore mio caro, in realtà, vedi, gli angeli sono esseri completamente soddisfatti di essere esattamente quello che sono, e vengono designati custodi del tempio di Dio, e suoi messaggeri, per portare a temine le missioni per la quali sono stati creati e consacrati dall’Altissimo nostro Padre. Ma prima di diventare angeli completi, è necessario che apprendano ad usare le loro ali - sede dell’amore e dell’energia universale - per farne buon uso. Prima di ogni altra cosa è indispensabile che tu sia buona, molto buona ed ascolti la chiamata del tuo solo Re e del nostro regno, mettendoti al servizio del prossimo, agendo per il bene, perché nessuno cada in mani sbagliate. Dovrai superare momenti difficili e sottoporti a sacrifici fuori dell’ordinario, senza mai mostrare orgoglio né odio, sorretta da un entusiasmo, da una fede incrollabile e da una mente ferma nella santità della guerra che ti troverai ad affrontare contro le Forze delle Tenebre”. E, detto questo, si alzarono in volo, aprendo le braccia, restando sospesi in aria come farfalle, colorando il soffitto di una tonalità pastello di una dolcezza infinita e zuccherosa. Le ore passarono senza che potessero accorgersene, incitandosi a vicenda affinché nulla fosse in grado di turbare i loro spiriti. In questa occasione almeno era stata promossa, ma la strada da percorrere era ancora lunga. Solo un giorno nel futuro sarebbe stata ripagata di tutte le sofferenze che avrebbe dovuto patire. La cosa che per lei fu ancora più entusiasmante però - ed ebbi modo di udirlo con le mie stesse orecchie - fu apprendere che come suo primo incarico gli fosse stata affidata proprio la sua famiglia, in modo che potesse aiutarli, ed assicurare di conseguenza il rispetto delle disposizioni divine. Gli parlò infine, con una straordinaria gentilezza ed un affetto smisurato, dell’amore immenso che nutriva per la mamma CHIARA nel segreto del cuore e, mentre cercava di esprimersi al meglio, l’emozione gli fece mancare il respiro, facendolo suo. Cadde così, dispiegando appena un poco le ali allorché fu vicino a terra, lasciandosi andare a gesti di accorata e paterna vicinanza. Soprattutto soffriva orribilmente, e si vedeva, ma in virtù del potere degli antichi saggi - e della presenza in Lui di un sapere soprannaturale - tornò subito in piedi, camminando lentamente e dirigendosi alla finestra, dove schiacciò il viso contro il vetro gelido ed inospitale. E lì, con voce bassa, prese a pregare: “Ispira le mie parole, mio buon Signore, perché nulla mi ostacoli nel seguire la strada su cui mi hai chiamato. Fammi attento ai loro bisogni, rispettoso dei loro sentimenti, capace di sostenerli nel momento del dubbio e della prova. Donami il coraggio dell’amore disinteressato e salva mia moglie CHIARA, ti supplico. E sia Tu certo ch’io l’amo e l’amerò sempre; più di quanto possa esprimere, più di quanto essere umano possa immaginare. Aiutami tu, padre del Signor nostro Gesù Cristo, acciocché Lei sia salva dal MALE che le viene da parte del Diavolo e del mondo”. Eliminò dunque dalla di lei memoria e dai suoi ricordi consci quella serata in modo che, l’indomani, non avrebbe rammentato nulla di tutta quella vicenda, e la mise a letto a pancia in su; indi prese sonno, mentr’egli le stava seduto accanto tenendole la mano. Un rumore di passi pose successivamente fine alle mie riflessioni, e capii ch’era giunto il momento, in qualunque modo e con qualunque meta, di andare via, prima che venisse notata la nostra presenza. L’Angelo mi prese per un braccio, facendomi aprire il pugno che tenevo serrato, e volammo, volammo e volammo, finché arrivammo proprio sopra il convento e, parandosi davanti a me, svanì così come era apparso, in un lampo. Guardai il cielo, guardai intorno a me; avevo tenuto la fotocamera del cellulare sempre accesa. Ritornando a rivedere quelle sequenze filmate senz’audio, ora - alla luce dei nuovi avvenimenti - alcune cose che potevano sembrare quasi incomprensibili mi apparirono ovvie. Una volta alla mia scrivania, chino sulla tastiera del laptop, mi concentrai sul compito che mi aspettava; spostandomi prontamente con il puntatore del mouse sul menù, salvai il FILE video facendone un’esatta copia digitale dello stesso su di un DVD, ricalcandone fedelmente la struttura e le informazioni di integrità dei dati presenti, in maniera da preservarne le tracce, qualora il supporto ottico avesse subito dei danni. Al termine avevo quasi esaurito le forze fisiche e, benché avessi tanto da raccontare, non trovai le parole per descrivere la passione che, quell’incantevole creatura continuava a riservare. Le dita presero poi a muoversi più veloci sulla tastiera, come degl’ingranaggi di un meccanismo ben oliato, e solo allora l’articolo che voi lettori state leggendo, cominciò a prendere vita. Lavorai alacremente fino a sentire il cervello esplodere, e mi assopii dopo essermi proposto uno stacco di poche ore soltanto. Mi svegliai ancora in preda al panico rivolgendo le spalle alla specchiera ed infilandomi sotto al getto d’acqua calda della doccia. Fatta la barba mi lavai alla meglio con un cencio bagnato che adoperavo di solito. Feci uno shampoo veloce; mi sembrò di aver riacquistato lucidità e molta, molta più energia e poco dopo divorai una fetta di torta, farcita alla crema, che dolcemente mi riportò alla vita di tutti i giorni. Seduto su di un lenzuolo, vagamente coperto da un accappatoio giallo di spugna, mi asciugai i piedi, ed ancora scalzo, riposi tutto in bagno ed indossai la biancheria intima e il pigiama di flanella grigio. Considerato il fatto che erano ancora le sette del mattino, sistemai un asciugamano sui capelli, non potendo asciugarli diversamente per via del fracasso che avrebbe emesso il phon e, colpito come da una scudisciata da un brivido di freddo, mi rannicchiai su un fianco, in posizione fetale, sotto il piumone, cercando di eliminare ogni sorta di preoccupazione e di tensione di cui i miei pensieri erano preda, per ritrovare nuove motivazioni all’esistenza. Avrei avuto davvero bisogno di medicare le ferite emotive al fine di attenuarne il dolore, ritrovando la serenità d’animo d’un tempo; però fu tutto vano essendo io a conoscenza della misteriosità e della gravità di ciò che avevo visto e vissuto sulla mia pelle. Sia Andrea che io eravamo collocati in un vicolo cieco; impresa la nostra tanto più difficile in quanto il tempo a nostra disposizione era contato. La fede; ecco l’unico rifugio, che si offriva a Lui, da tanta sciagura percosso… ecco l’unico sostegno che avrebbe potuto garantirgli la vittoria. La scintilla della speranza si accese nel mio cuore dove una seppur piccola fiamma ardeva ancora nel braciere; una piccola fiammella pertinacemente ostinata sepolta, almeno in parte, al di sotto di una massa di gelida cenere che una mano dall’alto dei Cieli andava smovendo, riaccendendo il fuoco. E fu quel barlume di ottimismo che mi fece promettere che in tutti i miei giorni a venire, non mi sarei mai tirato indietro dai miei doveri di cronista. Già, avete capito bene! Quanto scritto da me è il resoconto - più che mai veritiero - di un “viaggio” sicuramente pieno d’imprevisti, a tratti inquietante ed affascinante nello stesso momento, di un vero Angelo, occorso in data venerdì 4 gennaio 2019. Non ho tralasciato il minimo particolare, attenendomi ai fatti ed alle esperienze meglio che alle mere fantasie, utilizzando uno stile semplice - non per questo popolare - cosicché da riuscir meno noioso ed esser più facilmente compreso. La verità è questa e lo scetticismo non fa altro che negare la verità, ovvero una terra senza sentieri, che non è relativa e variabile, ma immutabile ed assoluta. E non può considerarsi propriamente cristiano non tanto chi non crede in me, ma chi contraddice la realtà - da me documentata e di cui io stesso sono stato spettatore - con animo violento ed ostinato.

Nel libro intitolato “In che cosa crede chi non crede?” - in una sorta di dialogo epistolare tra Umberto Eco e il cardinale Carlo Maria Martini - l’alto prelato risponde rivolgendosi direttamente allo scrittore, dicendo: “Anche nel non credente deve svolgersi una lotta difficile per non ridurre il Dio a cui non si crede a un idolo, rivestito di attributi impropri. Ci si domanda che cosa possano avere in comune il Dio biblico che sta accanto all’uomo ed è un Dio per l’uomo, e il ’dio’ di cui si dice che è la stessa morte, e che non ha nulla da spartire col bene. Forse sarebbe utile riprendere in mano il Salmo 23: «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce!». Scalfari coglie parzialmente nel segno avvertendo un’evoluzione (o involuzione) di pensiero anche nella cultura cattolica che tende a privilegiare la sola etica. Ma questa da sola è fragile e deve essere sostenuta dal senso ultimo e dalla verità complessiva. La verità cura quella fragilità del bene di cui facciamo costantemente esperienza. Non esprimerei perciò le mie persuasioni sino in fondo, se non dicessi che una certa produzione di asserti apodittici lasciano indovinare una crisi del senso del vero. Se mi interrogo come uomo non posso non riconoscere la centralità e la decisività dell’esperienza morale nella mia vita. E questo pressoché nessuno lo contesta, ché anzi i non credenti sembrano oggi in genere propensi a tessere l’elogio dell’etica. Ma l’etica da sola è sufficiente? Costituisce l’orizzonte unico del senso della vita e del vero? Pare impresa senza sbocco fondare l’etico solo su se stesso, senza rinvio o collegamento ad un orizzonte globale e dunque al tema della verità. Ma qual è l’essenza del vero? Pilato pose a Gesù la domanda, ma non attese la risposta, perché aveva fretta e forse anche perché non era realmente interessato al problema. La questione dell’etica rinvia al problema della verità; forse si dà qui un segno delle serie difficoltà che investono il pensiero contemporaneo, proprio ad asserire che nulla può essere fondato e tutto può essere criticato. In che cosa crede chi non crede? Almeno occorre credere alla vita, a una promessa di vita per i giovani, non di rado ingannati da una cultura che li invita sotto pretesto di libertà a ogni esperienza, che poi rischia di concludersi in sconfitta, disperazione, morte, dolore. (…) Perciò mi domando se idee inadeguate sul male non si leghino a insufficienti idee del bene; se l’illuminismo non fallisca nel non cogliere o sottovalutare l’elemento drammatico inerente alla vita etica”. Per spiegare dunque il mio grado di esasperazione mettiamo anzitutto i puntini sulle i: sono queste ore febbrili per me di lavoro per arrivare alla verità, ed è fondamentale chiarire la mia posizione. Io, ALBERTO DE PRA, sono un Reporter e l’opinione di quelli che fanno di me un principiante, inesperto nella settore dell’informazione giornalistica, mi stanno diffamando, insultando ed oltraggiando! Ho collaborato nell’arco della mia carriera con quotidiani e, contemporaneamente, anche per alcuni settimanali ben noti in tutta Italia e posso dire di avere acquisito una adeguata esperienza, quindi, nel campo giornalistico. Come cronista di nera ho svolto inchieste e dato manforte alle forze di polizia svolgendo le mie indagini a livello giornalistico su reati concernenti violenza sessuale di gruppo e le responsabilità colpose per morte e lesioni personali in ambito sanitario. Ho contribuito all’arresto di persone accusate di riduzione e mantenimento in stato di servitù e sfruttamento della prostituzione minorile e sequestro di persona. Ho seguito numerosi processi sensibili nell’ambito dei delitti della criminalità organizzata facendo analisi puntali sulle prime pagine dei giornali, nella fattispecie in merito a crimini di associazione per delinquere e associazione di stampo mafioso. Ho tentato più volte di ribellarmi al clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante ed offensivo nei miei riguardi e per questo sono stato minacciato di morte. Tutt’oggi ricevo pesanti inviti al ravvedimento e non credo voi possiate comprendere cosa significhi vivere sotto la costante paura di ritorsioni fisiche e psicologiche. Ho nascosto la mia identità dietro lo pseudonimo con il quale mi firmo per motivi squisitamente di sicurezza e tutela della mia famiglia, ma sono comunque ben deciso a portare avanti questa inchiesta su Andrea, un Angelo in Terra divenuto ormai presenza costante, protettiva e consolatrice per sua moglie e la sua bimba.

CHIARA, toccheresti il cielo con un dito e vivresti la vita più bella in un sol momento, bastasse che tu gli porgessi la tua mano, perché Lui è il Tuo Angelo Custode e ti guarda con i suoi occhi luminosi in modo che il MALE non ti sfiori. Che tu possa essere come una fonte innocente che brilla o come un candido giglio diritto sullo stelo! Tuo marito ti condurrà per mano verso le porte del Cielo, e possa esser lieve il tuo cammino col suo cuore vicino!

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 28 May 2019
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Andrea Brusa

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