COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 21/05/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: PER NESSUNA RAGIONE, TI PREGO UMILMENTE, NON ABBANDONARMI AMORE MIO

PUBBLICATO IL 21/05/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: PER NESSUNA RAGIONE, TI PREGO UMILMENTE, NON ABBANDONARMI AMORE MIO

PUBBLICATO OGGI 21/05/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Per nessuna ragione, ti prego umilmente, non abbandonarmi amore mio

“Perché il Sole sorge e tramonta, eh? E le stelle sono solo teste di spillo nel mantello della notte? Chi può saperlo? Quello che io so è che, poiché tu sei nato diverso, l’uomo ti temerà, ti scaccerà dovunque, come la gente del tuo villaggio”
Dal film “L’ultimo immortale” (Highlander) - 1986

Il sole stava per scendere oltre l’orizzonte e gli ultimi suoi raggi riverberavano sulla superficie del lago dando l’impressione d’esser d’argento brunito. L’odore acre della salsedine si infilò nelle narici mescolandosi al profumo della resina dei pini e delle foglie umide, ancora bagnate dalla pioggia di qualche ora prima. Davanti a me avevo soltanto i vapori di una nebbia leggera, fredda ed avvolgente, che lambiva a perdita d’occhio la piana orlata di massi. Sentii le gambe cedermi, il mio respiro farsi pesante, affannoso; i polmoni erano contratti dallo spasmo della fatica. Il mio cuore si dibatté all’impazzata, rimbombando nelle orecchie, desiderando una pace che tardava a venire, tanto da proibirmi di pensare che forse fosse già troppo tardi. Quindi, a maggior ragione, centellinai le poche forze rimaste per arrivare al convento, come se ne andasse della mia stessa vita. Attesi che la notte scendesse, poi uscii nuovamente nella strada buia, senza nemmeno rendermi conto di dove stessi andando. Cammin facendo - lo spirito in parte turbato da occulto malcontento ed in parte da qualche oscura preoccupazione - trovai un baruccio di paese caratteristico con bassi soffitti a travi, con pochi tavoli, di atmosfera tranquilla. Entrato nel locale, con una smorfia desolata sul viso, ordinai un infuso di camomilla calda da bere ed alcuni biscotti alle castagne da ammollirvi dentro. Era quasi l’una di mattina quando mi alzai per rincasare. Giunto al santuario mi prese una sensazione strana alla bocca dello stomaco, che poche volte avevo provato. È difficile da spiegare; mi sembrava che, da qualche parte lungo il tragitto, un essere invisibile - a cui solo la fantasia dei poeti e la tavolozza dei pittori avrebbe potuto dar corpo con parole ed immagini - mi avesse seguito leggendomi nel pensiero, rispondendo direttamente ai miei bisogni più intimi. Cercai di convincermi che mi stessi sbagliando, ma un’esplosione di colori e luce - incredibile, fortissima, bianca ed accecante - inghiottì in un sol boccone ogni cosa; un’energia troppo intensa perché mi fosse possibile distinguerne la sagoma al suo interno. Immerso in essa come in un oceano d’amore apparve, al suo affievolirsi, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, Andrea. Le sue ali, lucide e splendenti come il sole in una giornata di pieno agosto, erano dispiegate per raccogliere tutto il vento; le loro piume, candide e maestose, erano immobili al loro posto. Indossava egli una tunica turchina con il fondo d’oro ingioiellato; il collare e le maniche, lunghe a sbuffo, che si assottigliavano sull’avambraccio arrivando di poco al di sotto del polso, guernite nella stessa maniera. Lo spettacolo che si presentava davanti ai miei occhi lasciò ben poco all’immaginazione e alla speranza. Ed in effetti, con il volto rigato dalle lacrime, continuava a ripetere, in una sorta di mantra, il nome della sua amata sposa. Si scostò dunque, dalla guancia vellutata, una lunga ciocca dei suoi capelli lunghi, lisci e biondi, di seta pura, atterrando davanti ad una pozzanghera. Il suo corpo si fece poi teso, nello stesso tempo affascinante e spaventevole. Pensai che avrebbe avuto anche Lui diritto di condurre un’esistenza dignitosa, libera e priva di sofferenza. Ad un certo punto qualcosa lo indusse però ad alzare lo sguardo al cielo e vidi che era stato colpito alle spalle da un Demone armato di quella che pareva una spranga di ferro arrugginita ed egli, tenendosi il capo con una mano, non fece altro che cercare di schivare le botte dell’avversario rotolandosi per terra a destra e a sinistra. Che il nemico fosse scomparso fu un’illusione di qualche istante, perché poi lo potei trovare letteralmente seppellito al suolo, sotto metri di fango, con solamente la testa che spuntava dalla fenditura in cui era stato immobilizzato. Al suo fianco, una figura per il momento indistinguibile per via del buio si stava pulendo le mani sbattendole l’una contro l’altra; era la nonna di CHIARA venuta probabilmente per dare manforte al marito di sua nipote, ed era stata lei, con il supporto di un altro Angelo, ad annientarlo in vece sua. Nel frattempo Andrea deglutì a fatica e si sentì allargare il cuore. Non sapeva come ringraziarla per la bella sorpresa, né sapeva come dire che era da tanto che attendeva questo passo da parte sua. Per meglio far risplendere le sue virtù in Cielo, il Signore lddio aveva permesso infatti che la lealtà di lei - e quel che c’era nella sua anima, tentato nell’amore, nella fedeltà all’alleanza - fosse messa alla prova, per nulla soddisfatto sin ora dell’operato umano. Tanto l’Angelo Custode era fiero di come essa avesse reagito che parve non curarsi più dei supplizi che gli erano stati inferti e, rimessosi in piedi, l’abbracciò stretta sussurrandole all’orecchio un grazie. Ad Andrea piaceva molto. Non solo perché l’aveva aiutato e si era dimostrata gentile con Lui, ma proprio come persona. Dal canto suo Nonna BIANCA comprese ch’egli - nonostante le apparenze - era ancora coraggioso come un leone e forte come un Arcangelo. Capii e rammentai in un attimo quello che Lui stesso mi aveva spiegato più di due mesi prima, che un Angelo è fisicamente inferiore ad un Arcangelo, ma solo nel caso di uno scontro alla pari. Così lei gli sorrise e per me fu come vedere il sole far capolino fra le nuvole. Gli indicò successivamente un edificio poco più giù dell’abbazia, costrutto sopra un letto di materia instabile e grande, ma abbastanza anonimo, che ospitava un laboratorio preannunciato da una targa in ottone dei primi del ’900, dalla quale pendeva una catena. Doveva trattarsi di una reliquia solitaria del lontano passato industriale della zona, ormai del tutto fatiscente. Gli ingressi erano stati murati e persino qualche tegola cadeva, ogni tanto, dal tetto. C’erano solo calcinacci di pietra calcarea staccatisi dai muri, sfregiati come cicatrici dall’edera che cresceva disordinata in ogni dove. Si respirava un’aria di estrema povertà. Per la gente comune era solo l’ennesimo fabbricato in lista per essere abbattuto, ma era lì da che se ne avesse memoria. Mi domandai cosa stessero per fare e loro mi guardarono straniti e, trovato uno spazio libero sul prato, l’Angelo accese un fuoco con della legna secca scovata tra le rocce, e si sedettero uno di fronte all’altra, facendomi segno di avvicinarmi e prendere posto su di una roccia coperta di muschio, da dove potei filmare la scena da un angolo assolutamente inedito, cosa che fino ad oggi nessuna macchina da presa aveva mai saputo ritrarre. Eravamo soli in quell’immensità, fatta eccezione per un unico enorme cristallo dall’aspetto antico adagiato su del velluto, coperto da un telo bianco di cotone, consunto e sfilacciato, proprio nel mezzo. Con una delicatezza che minacciò di sopraffarmi, tolse il tessuto osservando la sua silhouette riflessa sullo sfondo dell’oscurità della notte, fintanto che questa sembrò allontanarsi ed evaporare. Il suo viso era distorto dal dolore, le mani serrate sulle ginocchia, ma ciò che mi lasciò esterrefatto - e che mai e poi mai avrei ipotizzato di vedere - furono i suoi occhi. Un’inestinguibile fiamma d’amore e carità accese in effetti il suo sguardo in modo soprannaturale; la rabbia per lo scherno di cui era stato fatto oggetto dal destino crudele, e che covava dentro di sé - benché non dicesse nemmeno una parola su quello che stesse provando - sembrò poter incendiare il mondo intero intorno a Lui. Stavo quasi per voltarmi ed allontanarmi quando la sagoma all’interno di quella pietra mutò all’improvvisò, ed apparve la sua Lei, CHIARA… che dormiva ignara di essere rimirata con tanta adorazione, ossequio e riverenza. Poi un’ondata di sofferenza, che ebbe il bisogno ineludibile ed espresso di trovare sollievo e leggerezza nelle grida, lo travolse ed urlò - “È colpa mia, è sempre e solo colpa mia, mio dolcissimo e sfortunato Amore!! Ora ci sei Tu ed io non riesco a salvarti… perché?!” Avrebbe anelato far ruotare in senso contrario le lancette dell’orologio e tornare a quattro anni addietro per ritrovare il coraggio di dirle quanto l’amasse e gli fosse mancata… che l’aveva amata incondizionatamente fin dal primo momento in cui l’aveva rincontrata al parco a distanza di oltre due secoli e mezzo di lontananza. Sapeva di aver commesso degli errori dovuti ad ingenuità e ad inesperienza in qualità di Angelo incarnatosi e venuto su questa Terra; ora però non sapeva bene come porvi rimedio. Aveva commesso il peggiore dei crimini mandando all’aria ogni minima aspettativa di vedere il suo più grande desiderio realizzato. E adesso si trovava a vivere dentro il più irraggiungibile dei sogni; la donna che più amava, e a cui Dio ne aveva affidato a Lui la custodia, lo aveva in apparenza dimenticato. “Se solo mi avesse concesso una seconda opportunità” - disse Andrea sottovoce, e poi scomparve subito sotto una densa coltre di fumo, che parve quasi nebbia, prendendo sempre più quota, ed un attimo dopo anche di Nonna BIANCA non rimase più traccia. Entrambi erano svaniti nel nulla ed io solo soletto presi la via di casa riguardando il video appena registrato; una successione di fotogrammi in rapido movimento di una bellezza e di una verità affatto stupenda. Passai così il resto della notte a ripensare a cos’era successo e a rivedere il filmato. Salvato il file sull’hard disk del PC copiai il tutto presente all’interno di un CD, che imballai in una scatola con del pluriball, optando per la spedizione tramite corriere da uno dei punti SDA predisposti nella mia zona. Tramite email venni informato che la consegna sarebbe avvenuta a Torino presso lo studio notarile con "solo" un giorno di ritardo rispetto al previsto, a cause dell’approssimarsi dell’ultimo dell’anno. Fatto questo, con un bicchiere di acqua naturale a portata di mano, mi misi al portatile ed iniziai a scrivere quanto voi lettori state ora leggendo. Dopo appena qualche ora, avevo di già riempito le consuete cinque pagine in formato Word. Una volta ultimato l’articolo, mi presi dunque un periodo di sospensione. Rientrato in camera mi infilai nel letto e dormii saporitissimamente fino a metà mattina; fu il telefono a svegliarmi. Mi sentii ancora scombussolato per quanto avevo vissuto. Mi sembrava in un qualche modo di essere stato attore - seppur di secondo piano - di un film d’amore d’una dimensione che non è la nostra, a tratti quasi struggente e malinconica. Ricordavo ancora perfettamente il sussulto che ebbi al suo grido. Il percepirne la grandezza e la sua impotenza estrema mi fece riflettere sull’umana esistenza; una parola dal significato non chiaro che mi ronzava da qualche tempo nella testa. Non avrei mai avuto le risposte che cercavo e in fondo non c’erano più domande da porsi. Quel ch’era certo è che avevo una missione da compiere, tutto il resto doveva passare in cavalleria, e per poter migliorare i miei editoriali al riguardo avrei avuto bisogno di elaborare con il massimo del rigore e della chiarezza i dati da me di volta in volta raccolti, per portare avanti le mie indagini e ricerche su di una creatura celeste che non aveva nulla di costruito; un vero Angelo Custode di una liberalità sfolgorante, inviato per volontà del Signore ed investito della grazia con la quale il Divin Verbo lo illuminava. Quanto da me scritto è la cronaca attenta, ed in qualche punto ben circostanziata, di quanto realmente accaduto in data domenica 30 dicembre 2018; un resoconto quanto più dettagliato possibile - attendibile e del tutto comprovabile a seguito della documentazione in mio possesso - di un’avventura che a molti sorprenderà; tanti la riterranno a torto incredibile, quando io stesso ne sono stato testimone oculare. Potrà stupire l’arditezza del piano che il MALE è capace di concepire e mettere in atto; così pure meraviglierà la specificità dei mezzi ch’egli sa impiegare al fine di raggiungere il suo scopo ultimo. Una verità evidente di per se stessa che non necessita di ulteriori argomentazioni, e nulla avrò a guadagnare per il racconto dei fatti che qui mi sono accinto ad esporre, con assoluta correttezza, intransigenza ostinata, e rispetto delle regole che la mia professione di giornalista mi impone.

Giovanni Tridente - giornalista e docente di comunicazione presso la Pontificia Università della Santa Croce - in un breve ma incisivo e puntuale editoriale dal titolo «Ascolto, dialogo sincero e responsabilità nel linguaggio: vie per la verità» pubblicato sul sito www.paroladivita.org, interessante settimanale di informazione dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, afferma - “«Educare alla verità significa educare a discernere, a valutare e ponderare i desideri e le inclinazioni che si muovono dentro di noi, per non trovarci privi di bene ‘abboccando’ ad ogni tentazione». È un messaggio carico di significati quello che il Papa ci ha consegnato in occasione della 52ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Francesco tocca il nervo scoperto delle «fake news» - la serie di informazioni infondate, distorte, ingannatrici e manipolatorie che viaggiano online, ma anche attraverso i media tradizionali - e centra subito il punto: «nessuno di noi può esonerarsi dalla responsabilità di contrastare» ciò che è falso. Dietro a un tale modus operandi ci sono spesso motivazioni economiche e opportunistiche, sete di potere, avere e godere, rendendoci tutti vittime del grande imbroglio chiamato male, «che si muove di falsità in falsità per rubarci la libertà del cuore». Come uscirne? L’antidoto più radicale in grado di estirpare questo virus «è lasciarsi purificare dalla verità» - scrive Francesco - che non è affatto un concetto, ma riguarda la persona nella sua interezza. Questa verità può sgorgare solo da relazioni libere e nell’ascolto, non può essere imposta come qualcosa di esterno e impersonale. Si tratta di una ricerca continua, che oscilla tra ciò che favorisce la comunione e promuove il bene e ciò che invece genera divisione, contrapposizione e isolamento. La risposta, dunque, non è data dalle strategie ma dalle persone libere dalla bramosia, capaci di mettersi in gioco ascoltando l’interlocutore e generando un dialogo sincero; persone che sono così attratte dal bene che hanno cura anche nell’utilizzo del linguaggio. Evidentemente, ciò richiede grande apertura e molta pazienza”. Ebbene, io ALBERTO DE PRA - reporter e capo dei servizi di cronaca nera per i principali quotidiani di informazione del mattino, e diversi settimanali, da oltre 30 anni - consapevole della responsabilità e delle pene stabilite dalla legge per false attestazioni, e che mendaci dichiarazioni costituiscono reato punito ai sensi del Codice Penale e delle leggi speciali in materia, sotto la mia responsabilità dichiaro che i fatti quivi riportati corrispondono a verità. La vostra colpa è tanto più grave, in quanto che i vostri mal fondati dubbi mi costringono a ripetere sempre la stessa cosa, e lo dico con tono scocciato e risentito; ma dal momento che non posso fare diversamente è giusto che sappiate che, nell’arco della mia carriera, mi sono occupato di inchieste sulle collusioni tra crimine organizzato e politica, redigendo editoriali su editoriali in merito ad alcuni indagati per associazione di stampo mafioso. Ho seguito diversi casi di omicidio ed ho dato il mio contributo nella risoluzione di alcuni clamorosi sequestri di persona, lavorando come redattore di nera e giudiziaria a fianco della magistratura e delle forze dell’ordine. Per le minacce di morte che hanno raggiunto me e la mia famiglia sono stato, per un certo tempo in passato sotto protezione; mi venne assegnato un servizio di scorta svolto dai carabinieri. Tutt’oggi ricevo intimidazioni che minano pericolosamente la serenità delle mie giornate; e questo perché qualcuno vorrebbe ch’io smettessi di svolgere l’inchiesta sul caso di Andrea. Mi sono dato all’anonimato e sono dovuto scendere a compromessi, celando la mia identità dietro lo pseudonimo con il quale firmo questi articoli; chi pensa che sia tutta una messa in scena mi offende, ledendomi nell’onore e nella reputazione. Dalla mia cercherò di essere superiore ed ignorare le offese e le ingiurie, senza che rabbia e dispiacere possano prendere il sopravvento, ma confermando quanto da me scritto dalla prima all’ultima sillaba.

CHIARA, il tuo Angelo Custode, Andrea, ha il compito di intercedere per conto tuo, ed in questo il suo ruolo è fondamentale. È Lui che ti protegge, ti assiste e, in quanto messaggero del Cielo, ti conduce lungo il cammino dell’amore, per farti scoprire i mille modi in cui di Dio si manifesta. Shakespeare ci tenne a dire che “Queste gioie violente hanno fini violente. Muoiono nel loro trionfo, come la polvere da sparo e il fuoco, che si consumano al primo bacio. Il miele più dolce diventa insopportabile per la sua eccessiva dolcezza: assaggiato una volta, ne passa per sempre la voglia. Amatevi dunque moderatamente, così dura l’amore. Chi ha troppa fretta arriva tardi come chi va troppo piano”. Fatti toccare - dolcissima sua Compagna di Volo - fatti baciare, non dimenticarti di Lui. Il suo amore per te è immortale. La sua bontà, la sua pazienza, l’abnegazione e la nobiltà dei suoi sentimenti dovrebbero renderti fiera di averlo sposato; non solo ti da fiducia costante, ma ti da anche una cosa che pressoché nessuno, tra le persone che conosci sarebbe, disposto a concederti: la libertà. Se lo amavi, perché gli hai voltato le spalle?

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 21 May 2019
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Andrea Brusa

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