COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 14/05/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: QUESTO E’ IL MIO REGALO DI NATALE PER TE, CHIARA

PUBBLICATO IL 14/05/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: QUESTO E’ IL MIO REGALO DI NATALE PER TE, CHIARA

PUBBLICATO OGGI 14/05/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Questo è il mio regalo di Natale per te, Chiara!

«C’è soltanto la speranza. Un giorno tu sopravvivrai. È questa verità inconfutabile che mi fa andare avanti. Io non rinuncerò mai a te, anche se dovesse volerci tutta l’eternità.» Asciugò le lacrime di Luce con il pollice. «Io ti amerò con tutto il cuore, in ogni vita, attraverso ogni morte. Non avrò altro legame che il mio amore per te»
Dal libro Rapture del 2012

C’era una calma sorprendente davanti al Tabernacolo in cappella; una tranquillità densa e profonda come lo sono le voragini e gli abissi degli oceani. Alcuni rumori provenivano dalle finestre in vetro cattedrale - a vivaci colori, sabbiati in modo non uniforme, dal giallo paglierino all’azzurro più acceso - chiuse sul mondo esterno, e producevano un’esile eco che moltiplicava ogni singolo suono nel silenzio della notte. Il cielo era brillante nonostante il grigio delle nuvole, ma non c’era minaccia di pioggia nell’aria. Un raggio di luna filtrava tra gli scuri rivelando, ai lati della navata di mezzo, la visione di un’enorme statua lignea di Santa Rita, sul cui capo sovrastava una pesante aureola a raggiera. Gli occhi teneri, contorti in un’estasi di sofferenza, non sembravano tanto riflettere il volto del Signore Gesù, segnato dagli spasimi nel momento della morte in croce, quanto il muto dolore dei poveri, degli ultimi e degli oppressi in questa nostra moderna società di disuguali. L’atmosfera era rilassata e informale, densa di mistero. Soltanto un cavallo all’ingresso del giardino scalpitava impaziente come per invitarmi ad uscire ed i suoi zoccoli battevano aritmici, sempre più forti, stridendo contro lo sterrato. Mi precipitai fuori con un velo di ansia cercando di vedere se lungo il sentiero si scorgesse qualcosa o qualcuno. L’Angelo Custode di sua moglie CHIARA comparve così in groppa ad un destriero bianco come il latte; un magnifico purosangue dalla lunga criniera che volteggiava libera controvento. Notai che Andrea aveva le ali spiegate con regale eleganza - pure e immacolate - e delle pagliuzze argentate attorno ai margini delle piume dietro la schiena. Immerso in un bagno di luce, tanto abbagliante da non poterla fissare che per un istante, era vestito con una tunica anch’essa candida, con le maniche lunghe e larghe, orlate di velluto bleu e di fettucce purpuree. Lo guardai esterrefatto mentre Lui, scuotendosi, si lanciò in avanti, eseguendo una sorta di salto mortale ed atterrò morbido e delicato al suolo. Al suo fianco una figura femminile dall’aura piena e stabile che fino a quel momento non avevo ancora messo a fuoco; Nonna BIANCA, morta molti anni prima, andava spostandosi da destra a sinistra rispetto a me, visibilmente provata, ma al tempo stesso molto determinata. Ed indovinate ora voi chi rimase più meravigliato di tutti? Tant’è che quando cominciai effettivamente a filmare con il mio cellulare mi tremarono le mani, perlopiù per la tensione e l’emozione di trovarmi per l’ennesima volta alla presenza di quello spirito sì dolce e gradito. Ancor prima di iniziare a parlare, la comunicazione avvenne per via telepatica fintanto che la voce dell’Angelo si fece più nitida e vicina - “Tra poco sarà Natale. Dobbiamo andare dalla mia sposa; con me vicino non proveranno ad attaccarla frontalmente. E poi ho un mio regalo personale da darle. Voglio che sia una sorpresa. Deciderò in seguito cosa fare” - e così dicendo mi strinse le dita intorno alle sue, tanto più forti, e ci alzammo in volo attraversando una sottile nebbiolina eterea, ma al contempo fitta, dal profumo di cose buone e dal ricordo caldo d’amore; una foschia che cancellò del tutto il paesaggio circostante ai miei occhi. Per alcuni minuti rimasi solo, e col diradarsi della bruma compresi d’esser arrivato a destinazione. Devo ammettere che il mondo visto attraverso il suo sguardo era un luogo magico; eravamo nella stanza della sua sposa CHIARA e Lei dormiva; poi nel sonno improvvisamente scostò le preziose coperte che le coprivano il seno, ed ella rabbrividì. Lui avvertì il desiderio irrefrenabile di affondare la sua mano tra i suoi capelli, una marea di onde nelle quali stava, pericolosamente, annegando. Inquietudine, sgomento, rimpianto, furono le emozioni che cercarono di fermarlo, proteggendolo dal ricordo, ma era troppo tardi. Pervaso da un sentimento di nostalgia per i tempi andati - tramutantesi spesso in speranza e talvolta in disperata volontà di riscossa - e consapevole della gravità della sua azione e degli effetti che, prima o poi, ne sarebbero derivati, si ritrovò a dover fare i conti con quella sua scelta, completamente da solo. Pensò a tutto quello che avevano trascorso insieme, rimanendo sempre uniti; ma ora una forza maggiore li aveva separati e voleva pertanto donarle le ali che non poteva svelare a nessuno, rinunciando alla sua natura più alta, ripudiando come privi di alcun senso i concetti di Bene e di Male. Che fosse una lotta contro tutte le regole del Cielo non vi era dubbio, ma aveva deciso di combatterle. Voleva donarsi a Lei senza limiti, per lasciare una parte di sé che non sarebbe più svanita. Estrasse dunque la spada dal fodero, brandendola all’altezza della vita, ma Nonna Bianca - che stava assistendo alla scena a qualche passo di distanza - lo disarmò prima che potesse fare altro, ed egli si lasciò pervadere dalle mille emozioni che, in quel momento, gli incendiarono il sangue. Guardò poi con occhi languidi ed innamorati l’oggetto dei suoi sentimenti, la sua amata, rimanendole accanto, cercando di captare la ricchezza del profumo e l’effluvio divino dell’essenza che si spalmava sul di Lei corpo. Era così tardi ormai e meditò se svegliarla o no, poi le accarezzò una guancia con una dolcezza assolutamente inaspettata. Le lacrime lo accecarono e nella disperazione disse con voce rotta ed anelante - "Avresti dovuto essere immortale, amore mio. Siamo stati fatti per stare insieme in eterno, CHIARA; era questo il destino che il Signore nostro Padre aveva sognato per noi” - e le diede un lieve bacio a fior di labbra. A queste parole la Nonna - commossa e d’ogni indugio fatta impaziente - stese le braccia porgendoli un panno e, mostrando a Lui un flauto traverso, sussurrò come se la tristezza le impedisse di proseguire oltre - “Suonale qualcosa. Mettici i tuoi sogni, lasciati andare. Fallo per me. Sarà questo il tuo dono, un dono senza fine”. Una melodia celestiale - melanconica e dolce, eterea ed ammaliatrice - per l’aere si diffuse, volando leggera ben oltre l’infinito. Ed egli si abbandonò ad evoluzioni da maestro, vivendo con estrema intensità la frase melodica, quasi sgorgasse dalla sua anima. Se qualcuno avesse potuto sentire le mie pulsazioni in quegli istanti avrebbe pensato che stessi per avere un infarto. Quanto Amore vi era in Lui! Quella a cui potei assistere fu la forza dirompente di una passione esplosiva che non conosceva né tregua né pace, tanto che le sue ali si fecero traslucide, tornando a brillare per la luce interiore che le illuminava, come se contenessero una sorta di promessa. Nonna Bianca abbracciò poi entrambi perché sapeva di cosa essi avessero davvero bisogno. Lo fece con tutte le sue forze fino a che Andrea e CHIARA non furono profondamente, completamente uniti; emise quindi un sospiro esasperato e scomparve come un fantasma, lasciando ai due innamorati un po’ di privacy per ricomporsi. Inspiegabilmente, lo vidi prenderla in braccio con una cura ed una dolcezza instancabile di Paradiso nel cuore, impossibile da descrivere a parole e, senza svegliarla, la coccolò fino al momento di dover andar via. Le raccontò per ore la loro storia rocambolesca; le avventure di un Angelo e della sua principessa e la svolta che a un certo momento la sua vita venne ad assumere. Una storia di sangue, battaglie e gloria che aveva attraversato come se nulla fosse la storia dell’uomo per oltre due secoli e mezzo, ovvero da quando tutto ebbe inizio nella Francia di Luigi XVI di Borbone. Peccato che lei stesse dormendo!! Ora il suo sé era nulla senza la sua compagna; soltanto Dio sapeva la verità, un Dio che Lei sembrava non conoscere più. Ed ecco che, come da un’enorme distanza, il nitrito del cavallo con cui eravamo venuti mi riportò al presente, ricordandomi ch’era giunta ormai il tempo di partire. Così piangendo - e nel sembiante stanco e vinto - l’Angelo volse verso di me, la adagiò di nuovo sul letto, si raddrizzò e, senza mai mollarla con lo sguardo, mi sfiorò il capo e tutto divenne buio, e mi parve di cadere sempre più nel profondo di un’oscurità che mi inghiottì tutto. Tornato al convento, dove dimoravo con la mia famiglia, in attesa che le cose si mettessero per il meglio, prese il volo e scomparve tra le nuvole e l’orizzonte che mutò, con mia sorpresa, nella penombra del mattino. Rientrai dunque in casa passando per un lungo e oscuro corridoio, ed una volta in studio mi tolsi la giacca e la sciarpa e con la mano libera accesi l’abatjour, quindi mi diressi in camera come facevo d’abitudine. Quando aprii la porta suscitò in me un’emozione inaspettata vedere mia moglie Lauren con le mani nella tasca della vestaglia e le mascelle contratte, in piedi al davanzale; se ne stava appoggiata lì fumando una sigaretta rollata. Mi avvicinai alle sue spalle e le cinsi la vita abbracciandola, godendomi quel momento, che era diventato ormai così raro. Non so quante volte rividi con lei quel video appena girato, ed ogni volta mi commuovevo. Quattro ore di registrazione alla velocità normale; un lungo, interminabile, piano sequenza che lasciava senza fiato. Partii subito con il salvataggio del materiale su di un DVD e dopo aver copiato il file, chiusi il portatile e restai a fissarlo per un po’ mentre con respiri lenti e regolari tenni a bada l’ansia per quello che sarebbe potuto accadere in futuro. A me non rimaneva che cercare di riposare il più possibile. Ero completamente estraneo alla realtà che mi circondava, perso in pensieri sempre più cupi, pur percependo ogni cosa pienamente, con tutti i miei sensi. L’unica cosa che feci dopo qualche minuto fu distendermi sul divano, stapparmi una birra ed accendere la radio; in qualche modo dovevo sfogare la mia tristezza e la mia rabbia. Sta di fatto che tutto quello che volevo fare era andarmene via da quella stanza angusta come un ditale e dalle pareti di pietra grezza. In quel momento sentii qualcuno rimboccarmi le coperte, e dopo avermi benedetto, sussurrarmi: “Dormi adesso. Non avere paura”. Quando percepii il suo allontanamento aprii lievemente le palpebre e lasciai scivolare la testa a lato vedendo Lauren di spalle intenta a chiudere le semplici tende in pizzo di cotone impalpabile che venivano da lei usate al posto delle persiane. Dato che la temperatura si era abbassata considerevolmente non appena la vidi girarsi mi sollevai ed andai al computer per mettermi al lavoro e scrivere l’articolo che ora voi - cari miei lettori - state leggendo senza rendervi neppure conto dell’importanza e della serietà di ciò che viene detto. Scrissi, cancellai e riscrissi questo editoriale una decina di volte per mettere in queste poche paginette tutta l’accortezza di cui ero capace, senza tentare di migliorare di una virgola la realtà di cui io mi faccio carico del suo divenire; ogni particolare della giornata che avevo trascorso insieme ad Andrea, a Nonna Bianca ed a CHIARA, quello che si erano detti ed avevano fatto, andava raccontato con scrupolo cronistico. E così feci. Questa par fantasia, eppure è vicenda vera, occorsa in data 24 dicembre 2018. Non intendo mettere alla prova la vostra fede, o credulità, perché capisco quali effetti avrebbe su di essa il vostro cinismo. A insistere c’è solo da rimetterci. Tuttavia la verità rimane tale anche se non vi è nessuno a comprenderla, ed io non posso far altro che raccontare questi avvenimenti, che coinvolgono in prima persona me e la mia famiglia; un’esperienza che mi ha profondamente segnato. Una veramente unica, resa possibile solo da quell’amore che supera tutte le barriere; è il ministero di un guerriero, d’un messaggero Celeste di pace e d’amore che, passeggiando tra gli uomini, deve rispettare il compito affidatogli dal Divino.

In un editoriale pubblicato sul sito www.notedipastoralegiovanile.it dal titolo «La ricerca della verità: tra paura e coraggio» di Maria Pia Veladiano - scrittrice laureata in filosofia e teologia - si discute in termini esaustivi di cosa sia la verità, arrivando a sostenere quanto affermato a Roma nel corso del Convegno nazionale vocazionale del 3 gennaio 2014 - dove venne detto che “«(…) la verità: tutti la conoscono da sempre e tutti la dimenticano di continuo. Per questo va perennemente riscoperta. E lo si può fare solo a titolo personale, perché la rivelazione che concerne la verità non assume forma che non sia quella di un’esperienza. Voglio dire: di una prova». (Philippe Forest, Anche se avessi torto. Storia di un sacrificio, Alet 2010). «Credo che talora, sotto l’apparenza della sincerità, si spacci in questo campo per «naturale» ciò che in sostanza è solo un sintomo del peccato (...) «Veracità» non significa affatto togliere il velo a tutto ciò che esiste. Dio stesso ha fatto delle vesti agli uomini, il che significa che in statu corruptionis ci sono molte cose che dell’uomo devono restare nascoste, e il male, se non si può annientarlo, deve comunque restare nascosto; mettere gli altri in imbarazzo è cinismo; e anche se il cinico si crede particolarmente sincero o si presenta come un fanatico della verità, non è capace di raccogliere la verità decisiva, e cioè che a partire dal peccato originale devono esistere anche il nascondimento e il segreto. (...) Inoltre: ‘dire la verità’ - tema sul quale ho scritto un saggio - secondo me significa dire qualcosa com’è in realtà, cioè rispettare il segreto, il fidarsi, il nascondimento. Il ‘tradimento’, per esempio, non è verità, così come non lo sono la frivolezza, il cinismo ecc. (Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e resa, Queriniana, 2002. Lettera del 5 dicembre 1943 a Eberhardt Bethge, 2^ di Avvento). (...) E allora qual è il posto della verità? Ancora Bonhoeffer aiuta a cercare una risposta: «Abbiamo imparato un po’ troppo tardi che l’origine dell’azione non è il pensiero ma la prontezza ad assumersi le responsabilità» (Resistenza e resa, cit., «Pensieri per il battesimo di Dietrich W.R. Bethge»). Ecco, la responsabilità verso la realtà mi sembra il luogo dell’umano, della nostra comune umanità, in cui possiamo essere fedeli alla verità. Forse è anche il luogo teologico, ma non ha senso chiudere la verità entro un cerchio di un pensiero strettamente teologico. Lo sguardo privilegiato della scuola, che porta il mondo dentro le aule, un mondo che poi non ci sta dentro, non può e allora pretende che la scuola continuamente viva al confine fra l’aula e il cortile e la strada, questo sguardo porta a pensare che la vita non si lasci chiudere in nessun cerchio. Nemmeno quello che la morte vorrebbe disegnare, perché ogni giorno si rinasce in modi impensati e anche il Vangelo lo dice, a dispetto di ogni rassegnata chiusura del cerchio, appunto. Nemmeno la morte è l’ultima parola”. Perdonate perciò la solita tiritera, ma è proprio necessario ch’io lo ribadisca, sebbene non dovrebbe esserlo. Sono cose già dette e note - ne sono consapevole - ma in taluni casi... repetita iuvant. Ebbene io ALBERTO DE PRA sono un umile cronista - come a me piace definirmi - che fa il suo mestiere di reporter professionista da sempre. Da quando sono uscito dall’università - oltre vent’anni fa - ho saputo far parlare di me anche e soprattutto per le inchieste svolte legate ad ogni sorta di evento di cronaca nera. Ho seguito in prima persona le indagini su fatti di mafia e di ’ndrangheta, collaborando con varie testate giornalistiche e radio-emittenti televisive. Mi sono occupato di maxi e micro criminalità e reati penali in genere scrivendo intere pagine in materia di cronaca giudiziaria per quotidiani e settimanali. Sono stato oggetto nel corso del tempo di vessazioni ed intimidazioni psicologiche e fisiche da parte di coloro che non vogliono che la verità su di Andrea possa emergere, e ribadisco che esiste un rapporto di causa-effetto tra le minacce di morte e la decisione di utilizzare uno pseudonimo per firmare questi articoli. Ho temuto per la mia vita, ma nonostante fossi in una fase di stallo, non mi sono mai arreso ed ho continuato le mie ricerche. Sono un semplice giornalista, ma a quanto pare sono l’unico a raccontare tutti i fatti. Non è una farsa; è cosa che richiede preparazione, cautela, serietà, correttezza e fatica. Non è di certo una produzione stravagante d’una fantasia sregolata la mia. Tranne pertanto che non si dimostri chiaramente il contrario, quanto avete letto è la pura verità, a cui non può mescolarsi nessuna falsità o menzogna.

CHIARA, che aspetti a riconoscere i tuoi sbagli! Il tuo Angelo Custode ha gridato al vento tutto il suo dolore sperando che questo arrivasse a Te, ma anche il vento gli ha girato le spalle. Ha versato lacrime fino a farsi venire gli occhi pesti, quegli occhi che tu dicevi fossero tanto belli, ha urlato tutta la sua disperazione, ha pregato. Ma ormai tu la decisione l’avevi già presa. Tu gli hai rubato il cuore, la mente e l’anima; sei l’unico scopo della sua vita. Ma che pretendi di più!! Sai quante ragazze pagherebbero per essere al tuo posto? Forse ti sfugge che Andrea è dalla tua parte e da quella di tua figlia BIANCALAURA; combatte con te, con VOI. È un Angelo in carne ed ossa ed è l’anima delle tue paure, dei tuoi dubbi. Portalo nelle tue battaglie, fagliele sentire, vedere: è con Te ed avrà il coraggio di dirti quello che avrai bisogno di sentirti dire. Sempre.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 14 May 2019
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Andrea Brusa

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