COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 07/05/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: AMARTI E’ IL MIO DESTINO

PUBBLICATO IL 07/05/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: AMARTI E’ IL MIO DESTINO

PUBBLICATO OGGI 07/05/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Amarti è il mio destino

“Quello che cerco di dirti, è che credo di amarti! Il mio cuore è come se ora il mio petto non lo potesse più contenere. È come se… come se ormai non appartenesse più a me ma fosse tuo. E se tu lo volessi, in cambio io non ti chiederei niente. Niente preziosi, niente doni o manifestazioni di grande devozione… niente, vorrei solo sapere che mi ami. È il tuo cuore in cambio del mio”
Dal film Stardust - 2007

Adoro stare da solo rincantucciato in un angolo della cucina, tra i fornelli. Dovunque si mangi, si rida, si scherzi e si beva vino a onor di Bacco, io sono a posto. Avete presente il sapore di quelle serate a base di pesce, preparato in modo semplice assaporando magari come antipasto formaggio fuso di capra e buon pane casereccio? Tuttavia quella notte mi sentii sopraffare dalla familiare, eppur inquietante, sensazione di estraneità; sembrò un incubo al quale ero però certo di poter sfuggire. E ciò nonostante tutto parve essere assolutamente nella norma, se non fosse stato per una paura morbosa ed inesplicabile dell’oscurità che mi asserragliò con forza lo stomaco in una morsa, mandando il mio cuore a mille. Una profonda irrequietezza si stava impadronendo di me e con esso il sonno. La mia mente andava alternando tra uno stato atemporale di coscienza ed una penosa lotta per tenere le palpebre aperte. Le mani si fecero tremanti e alzatomi, rimescolato e sconvolto, ebbi l’impressione di udire un uomo implorante con voce di pianto; una voce roca che risuonò improvvisamente nello spazio rompendo l’incomparabile silenzio di prima, ed una mano si poggiò pesantemente sulla mia spalla. Non c’era bisogno di voltarmi per capire chi fosse: era Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA. Dai grandi occhi verdi come cocci di bottiglia, da tutta infine la sua persona squisitamente proporzionata e di grande eleganza, si sprigionò un tale dolcissimo incanto malinconico e sovrannaturale, un severo profumo di correttezza e di onestà, da ispirare reverenza anco ne’ più riottosi petti. Respirando gettava continui rivi di lagrime con molti sospiri, ed agitava le sue enormi ali color oro ornate di argentea frangia. La sua veste candida risaltava sui blocchi di pietra arenaria grigio-azzurro delle pareti e guardandomi si sedette al mio fianco al tavolo ed io, d’istinto, lo abbracciai come il più caro dei miei benefattori, e dissi - “Non posso più vederti soffrire. La tua famiglia non ha bisogno di saperti piangere. Forse non riuscirò a sottrarti a questo assurdo destino, ma se vorrai farò del mio meglio”. In quel mentre, lo sconforto, il dolore che provava, lo smarrimento, la nostalgia e l’infinita sua tristezza divenne la mia. Intanto egli si riempii un bicchiere d’acqua e lo bevve e si asciugò il viso col dorso della mano facendo un gesto nell’aria come per dire - “Ma allora non hai capito! Sono stanco, tanto stanco di tutto quello che non è Lei”. Fu allora che uno stridio sinistro di passi, che gli andava incontro come accompagnato da una tempesta di scintille, annunciò che le cose non si stavano mettendo bene per niente. La stanza venne presto invasa da un acre fumo nero dal quale emerse una sagoma scura e mostruosa; un essere demoniaco dal corpo umano - fuggito dall’abisso degli Inferi - con ghigno malvagio, certo ormai della vittoria. In effetti non se lo fece dire due volte; sfoderò dunque una spada lunga da cavaliere ed inferse un pesante colpo all’Angelo per saggiarne la difesa, ma egli non reagì; la sua volontà era troppo debole e non rispose alla violenza dell’ombra. Se ne stava lì, per terra, senza opporsi ai calci ed alle botte che gli venivano date. E quando infine vidi la daga trapassargli le carni come burro all’altezza della spalla destra, mi venne meno il respiro ed i pensieri cessarono di mescolarsi repentinamente nella mia testa. Grande parte delle assi del parquet si tinsero del suo sangue che continuava a colare denso e mieloso. Quando il maligno si accorse che Andrea non si muoveva più scappò via come il vento, attirato da un rumore contro i vetri del balcone che lo fecero sobbalzare. Sulle prime non riuscii a capire se respirasse ancora; guardarlo mi evocò un’immagine di vulnerabilità, di debolezza e la fragilità mi terrorizzava in Lui. Gli alzai così la testa, piano ed avrei voluto accarezzarlo per dargli conforto, ma avevo troppa paura di fargli male. D’improvviso, realizzai che era morto, ma da poco, poiché il suo corpo era ancora caldo. Sì, era morto! Non c’erano dubbi!! Giaceva disteso ai miei piedi, la testa e il torso sotto il tavolo. Mi chiesi il perché fosse successo. Subito dopo - non saprei dire come - fui semplicemente felice di percepire il suo cuore tornare a battere rapidamente in petto e tutto ciò che lo attorniava sembrò congelarsi, arrivando a demolirne le resistenze come una valanga. Persuaso, ch’egli possedesse il segreto dell’immortalità, lo ricondussi quindi fino alla soglia della stanza attigua e poi fu Lui a trascinarsi da solo su di un divano, come glielo concedevano le forze stremate e lo spirito agitatissimo. Le lesioni fisiche che aveva riportato durante l’aggressione erano ben più serie di quanto io stesso avessi pensato. Si umettò le labbra con una lingua dai movimenti incerti, rendendosi conto che erano diventate secche, e socchiuse gli occhi. Rammento che si adagiò su di un fianco e deglutì a fatica. Osservai la sua mano che mi aveva stretto fino ad allora; la pelle scorticata brillava di sangue sotto il chiarore della luna che riusciva a filtrare dalla finestra. Quasi cadendo a faccia avanti, sul punto di svenire, tutto diventò sempre più sfocato davanti a Lui; qualora si fosse lasciato andare ora il Male l’avrebbe fatto a pezzi. Si ripeté perciò che non doveva mollare, che la meta tanto agognata era vicina, ma si accorse che ormai non ci credeva più ed era solo una vana speranza la sua per costringersi a guardare al futuro con ottimismo in ogni caso, e lo sapeva benissimo. Passarono le ore e a un certo punto ritrovò la statura eretta; il suo essere si accese di una scintillante luce bianco gialliccia ed un torrente d’aria vorticoso si sviluppo con impeto travolgendomi. Le ferite si rimarginarono, guarirono, ma quelle del cuore rimasero sempre evidenti. Le sue ali avevano perso via via colore e sfavillio e molte delle sue penne si erano afflosciate ed infrollite, ma rimanevano pur sempre le sue ali, ed egli inarcando la schiena le sbatté con una furia che pareva non riuscire più a contenere. Ciò che successe poi mi lasciò inebetito. Si sentì spezzare, disgregare, frantumare in piccole schegge, proprio come tanti minuscoli coriandoli. Avrebbe voluto urlare per la disperazione, ma ciò che ancora gli rimaneva del suo autocontrollo servì ad impedirlo; non aveva più voce né corpo, e dalla sua gola uscì solo un flebile sibilo. Per interminabili istanti - e ancora mi fa male la testa se cerco di raccontarlo - di Lui rimase esclusivamente la crudele consapevolezza che nulla sarebbe stato più come prima; era ancora, in qualche maniera, vivo. Poi, finalmente, si ricompose in gravità e, in sembiante di autorità e messaggero del Signore, percepì nel buio lugubre dei suoi avviliti occhi - ancora serrati per il momento - una mutazione. Un vero spettacolo! La sua energia e la sua forza si moltiplicarono, si fecero smisurate e ben riconoscibili a vista senza che occorressero parole. Attorno alla sua silhouette si agitò un’aura di mistero, dalle tinte cremisi; un effluvio di materia sottile quasi leggendaria che lo avvolse rendendolo sfuggente, impedendomi di avvicinarlo seppur timidamente, se non a rischio di morir bruciato alla stregua di fili di lino nel fuoco. Avrebbe potuto essere pericolosa anche per Lui? Certo che sì, per quanto egli sapesse a perfezione come gestirla. Ormai aveva compreso perfettamente il modo in cui accompagnare la sua amatissima moglie CHIARA lungo la retta via, e anche se non avrebbe magari potuto prenderla per mano letteralmente alla luce del giorno, avrebbe comunque potuto farlo in qualità di suo Angelo. E nessuno, nessuno sarebbe mai riuscito ad ostacolarlo. Alcuni secondi dopo si sollevò in volo, perdendo qualche piuma sul pavimento del soggiorno e in un attimo fu completamente dentro la parete, dove scomparve. Io trascorsi il resto della notte a pulire perché c’erano macchie di sangue ovunque, alcune ancora fresche e gocciolanti; e con lo spuntare dell’alba, sfinito e coi nervi a fior di pelle, tornai in camera dove, appena a letto, mi addormentai come un sasso nonostante sapessi che di lì a poche ore di distanza sarebbe accaduto nuovamente qualcosa. Alle dodici e mezzo ero già sveglio. Mi alzai come un automa e dopo aver pranzato - passato un primo periodo di smarrimento - mi buttai a capofitto nel lavoro. Andai alla scrivania e presi una busta da un cassetto, tornai in sala e tirai fuori una mazzetta di denaro dal portafogli, gliela infilai dentro - unitamente ad un DVD sul quale avevo copiato il video da me registrato la sera precedente - e la sigillai. Chiamai il corriere espresso DHL ed inviai il tutto a Torino perché venisse secretata presso l’ufficio del notaio. Ma ancor prima volli rivederlo un’ultima volta. Quando visionai quelle immagini - più di tre ore di filmato realizzato con il mio telefonino - mi parve di scorgere il Cielo col suo sole; non riuscivo ad accettare di sapere Andrea in pericolo senza sentirmi in colpa. Eppure quelle migliaia di fotogrammi - insieme ai FILE MULTIMEDIA relativi agli scorsi anni - erano le prove sconvolgenti ed inoppugnabili che confermavano semplicemente ciò che avevo visto e di cui ero stato testimone e protagonista. Così tremando, tentennando e con le lacrime agli occhi, mi misi ascrivere l’articolo che voi state ora leggendo. Scrissi - badando a stemperarne l’interpretazione mia personale - per tutto il pomeriggio, cercando sempre di far conoscere a voi lettori la fondatezza degli eventi da me descritti. Il sole intanto stava tramontando dietro le colline, regalando gli ultimi suoi raggi ad una natura vigile e pronta ai rigori del gelo, sotto la sferza del vento invernale. La temperatura d’un tratto cangiò, poche nevi imbiancarono le vette dei monti circostanti, ed io entrai in biblioteca cercando di non disturbare, evitando di attirare sul malcapitato l’attenzione di tutti i frati del convento e della mia famiglia. Trovai vari libri di letteratura latina, greca, medievale, di mistica religiosa, ma niente sul mito dell’immortalità. Volevo saperne di più, ma non avevo idea da dove cominciare; ero in una sorta di vicolo cieco. Tenni pertanto compagnia a Lauren mentre preparava la cena e, ripensando al tempo trascorso lì qualche ora prima con Andrea, mi ricordai che c’erano alcuni vecchi volumi in un antico mobile - dall’aria logora e con i rinforzi di bronzo - in camera nostra. Mi ci fiondai, lo liberai dalla montagna di cuscini, impilati come frittelle, e ne aprii le ante. Decine di giocattoli, di abiti per neonati, coperte e piumoni di un tempo non troppo lontano mi fecero rivivere nella memoria alcuni episodi del mio passato; li tolsi tutti e li posai su di un divanetto; più tardi li avrei inscatolati e portati in cantina. Nuovamente, non trovai nulla. Ero scoraggiato. Le mie ricerche non giunsero da nessuna parte. In seguito la mia attenzione venne attratta da una serie di fotografie appoggiate su di una mensola dell’ingresso. Non ci avevo fatto molto caso quando ero arrivato, ma ora mi fermai ad ammirarle. Rappresentavano quello che io, mia moglie e le mie due bimbe eravamo sempre stati: una famiglia felice. Commosso nell’animo, e preoccupato nello spirito, non potei non pensare allora a CHIARA, BIANCALAURA e a suo marito, Andrea. Or dunque, quella che avete letto non è una fiaba creatasi nel mio cervello, dov’è possibile infilarci ciò che si vuole, scartando ciò che non garba; è bensì la cronistoria precisa e documentata dei fatti, e conseguentemente degli avvenimenti, realmente occorsi in data lunedì 17 dicembre 2018. Andrea non è un frutto dell’immaginazione. È vero. Certo che è vero. Quanto da me narrato è la vita sofferta, oggettivamente vissuta, di una Creatura Celeste, tangibile, con una voce propria, personificatasi qui sulla Terra ed addetta al servizio di Dio. Un essere supremo, innocente, padrone di un qualche Paradiso; un Angelo Custode sovrano d’immensi poteri, che trasporta con sé chiunque posi lo sguardo su di Lui. Queste non sono mie invenzioni o esagerazioni meno vere. Questa è la realtà vera; la realtà nella sua verità.

Mauro Gregory, su “Scenari” - Il settimanale di approfondimento culturale di Mimesis, pubblicato sul sito http://mimesis-scenari.it/ - in un articolo dal titolo “Giornalismo: Mezzo di coesione e integrità”, afferma: “Carlo Collodi nel diciannovesimo secolo diceva «ho creduto e credo sempre che il giornalismo, in Italia, non sia altro che un patto leonino fra il giornalista e il lettore, vale a dire tonnellate di parole per pochi chilogrammi di pane. […] Il lettore si trova tutti i giorni sacrificato barattando il pane buono con degli articoli indigesti». Lette a distanza di molti anni le sue parole mantengono sempre una certa forza che non può passare inosservata perché il suo pensiero è valido tutt’ora. Il lettore è convinto di leggere ciò che lo aggrada perché viene segretamente spinto a credere che sia così, ma in realtà dietro vi è tutto un costrutto ben progettato. Dopo tutti questi passi avanti fatti praticamente in ogni campo la società globale dovrebbe prendere coscienza del fatto che le innovazioni tecnologiche sono un mezzo per crescere, non un mezzo sfruttato per ottenere il controllo sul pubblico. Risulta quindi chiaro come il giornalismo debba configurarsi come un mestiere intellettuale che per sussistere necessita di motivazioni insieme etiche e professionali. […] Oggi l’immensa pletora di opportunità che offre l’innovazione tecnologica rischia però di compromettere l’integrità dell’informazione. Se da un lato la tecnologia rende partecipi sempre più persone creando una fitta rete di scambio a livello mondiale, dall’altro il materiale di scambio non può essere considerato tutto di pari valenza poiché le notizie che vengono condivise, ad esempio sul web, molte volte non hanno fondamenti certi e reali in quanto possono provenire da qualsiasi persona che abbia desiderio di condividere un fatto. A causa di ciò nel mondo regna sovrana un’informazione distorta capace di provocare violente diatribe perché ignoranza e incomprensione sono armi taglienti e pericolose. Si delinea dunque così il compito del giornalista filosofo, un compito che prima di tutto deve innestare le sue radici in un chiaro processo di rigorosa autoanalisi a livello etico e teoretico. L’amore per il sapere è una costante che non può e non deve mai essere sottovalutata, anzi deve risultare la chiave per comprendere a fondo l’importanza di un lavoro, quello del giornalista, che non è per niente banale, ma ricco di molteplici sfaccettature che se realmente capite diventano il tramite per un’unità vera”. E ancora una volta è bene che sappiate ch’io ALBERTO DE PRA sono un reporter da più di un trentennio ed il tempo - nonché il mio percorso professionale - rendicontano ancor oggi il perché la mia correttezza da sempre abbia reso la mia esperienza lavorativa così feconda nell’arco della mia carriera. Le mie inchieste hanno dato più volte il via ad indagini che hanno portato all’arresto di esponenti delle cosche Mafiose e di altre organizzazioni criminali di spicco quali quelle calabresi. Mi sono impegnato, mettendo il mio mestiere al servizio del prossimo, nel combattere la pedofilia e la droga, ma anche nel settore degli omicidi e dei reati verso i bambini e le donne; avrò redatto intere pagine di giornale al riguardo. Ho collaborato come cronista di nera con decine di testate giornalistiche - le principali in Italia - lavorando anche come ufficio stampa, avendo la funzione di diffondere notizie per conto di organismi ed enti pubblici. Mi sono state rivolte minacce, anche troppo esplicite, di morte. Le intimidazioni fisiche e psicologiche fioccano, e ormai non si contano più da quando scrivo questi articoli, portando a galla chi Andrea sia veramente; lo scopo dello pseudonimo - con il quale mi firmo e voi mi conoscete - è nascondere la mia vera identità, ed ha funzionato alla grande. La paura di ritorsioni ha però fatto fuggire via me e la famiglia; viviamo come dei fantasmi in attesa che la verità emerga. Sono un giornalista serio e chi lo mette in dubbio - come più volte detto - si dovrebbe semplicemente vergognare. Su certe cose non si scherza, ed io non lo farei mai, soprattutto quando in gioco c’è la vita di una Creatura Celeste e molto di più.

CHIARA, stammi a sentire, prendimi alla lettera. Tuo marito è un Angelo Custode - non ti ha mai mentito, cosa credi!! - ed è qui non per domandarti cose impossibili; è qui per amarti nonostante tutto e tutti, per renderti felice e serena sempre, e le tue incertezze ed indecisioni dovrebbero scomparire di fronte a tanto AMORE. L’amore è la forza più potente dell’universo, ricordatelo sempre; nulla può fermare questa forza. Finché sarà viva e pulsante nulla potrà mettersi tra Lui e Te. E ti posso assicurare, perché l’ho visto con i miei occhi, che se un giorno Dio venisse da Lui e gli chiedesse - “vuoi dare questa tua vita in cambio di quella di tua moglie CHIARA e di tua figlia BIANCALAURA” - risponderebbe di sì. Tu hai delle responsabilità nei suoi confronti, mentre non hai saputo far altro che tradire la sua fiducia provocando per poco una tragedia. Quanto hai letto è vero; e se dovesse succedere l’imprevedibile? Come puoi dormire serena sapendo che la fine di tuo marito - nonché tuo Angelo - potrebbe pesare per sempre sulla tua coscienza come sulla mia.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 07 May 2019
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Andrea Brusa

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