COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 30/04/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: ABBANDONATI A ME CHIARA; CHE POSSA ESSER IO LA RAGIONE DEL TUO SORRISO

PUBBLICATO IL 30/04/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: ABBANDONATI A ME CHIARA; CHE POSSA ESSER IO LA RAGIONE DEL TUO SORRISO

PUBBLICATO OGGI 30/04/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Abbandonati a me Chiara; che possa esser io la ragione del tuo sorriso

“Siate felici! Dovete patire, stare male, soffrire. Non abbiate paura a soffrire, tutto il mondo soffre! Eh? E se non avete i mezzi non vi preoccupate, tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto. Avete capito? E non cercate la novità. La novità è la cosa più vecchia che ci sia. E se il verso non vi viene da questa posizione, da questa, da così, beh, buttatevi in terra! Mettetevi così! Eccolo qua. Ohooo! È da distesi che si vede il cielo. Guarda che bellezza, perché non mi ci sono messo prima!? Cosa guardate? I poeti non guardano, vedono”
Monologo dal film “La tigre e la neve” di Roberto Benigni

Una grossa cavalletta, dal corpo brunastro poco appariscente e mimetico, non la finiva più di saltellare attorno agli scuri della porta finestra, effondendo un suono ad altissima frequenza, proprio come quello delle cicale. I muri, coperti di quadri e di arazzi fiamminghi del primo quarto del Cinquecento, profumavano d’antico, quasi che il tempo si fosse lì arrestato ad un’epoca tanto lontana da essersene persa ormai memoria. Aprii le persiane e mi affacciai, lasciando che l’aria asciugasse le mie lacrime, che intanto scorrevano incontrollabili lungo le guance, non so neanch’io il motivo; credo che la tensione di quelle ultime settimane cominciasse a rifare capolino. Mi posi dunque sulle spalle un maglione di lana pesante, tirai fuori dalla tasca dei pantaloni una confezione di tabacco da arrotolare, ed iniziai a rollare meticolosamente una sigaretta. In seguito l’accesi e feci una lunga tirata. Più lontano, il bianco ed il rosa tenue dei petali dei fiori di pesco contrastava con il verde brillante dei prati e delle colline. Ma ciò che non potrò mai scordare fu l’atmosfera quasi onirica che mi circondava, fatta d’emozioni indicibili, nascoste e palpabili. Un’energia dirompente - che feriva gli occhi - esplose dunque in un tripudio di colori sfavillanti, irradiando un’infinità di nuovi raggi di luce fluorescente azzurra fino ai miei piedi, dove piovve improvvisa su alcuni massi, facendone nascere piante e boccioli dall’aspetto elegante e delicato che invasero il mio campo visivo. L’aria si fece ad ogni secondo più leggera ed eccitante e, mentre io sollevai lo sguardo verso il cielo, una creatura di una purezza fuor d’ordine, sfiorò il terreno e si pose al fianco di un cespuglio di azalee dalle foglie piccole, ovali, dai colori accesi. Sbattei le palpebre, imbambolato, cercando di intravederne la forma, un braccio, una gamba, qualsiasi cosa potesse rassicurarmi, eppure per quanti sforzi facessi non ci riuscii. Si trattava certamente di Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA; lo splendore che emanava era però semplicemente indescrivibile, sia per bellezza che soavità celeste; mai prima di allora mi era apparso così bello ed ammaliante, perciò non lo riconobbi. Tremante e pieno di timore reverenziale, caddi con le ginocchia al suolo, protendendo le mani, sporche di fango secco, verso di Lui e prostrandomi - il cuore ridotto quasi in cenere - spiritualmente davanti alla sua immagine di santità. Stringendo fra le dita un lembo della sua tunica, egli si volse verso di me, agitando le ali - alte e ricche di piume - a ventaglio in segno di saluto. Come se ciò non bastasse si andò alzando una nebbia gelida e sottile che ci avvolse con il suo manto protettivo, e al diradarsi dello stesso, una camera emerse lontana; la figura di CHIARA stesa nel mezzo di un letto che dormiva quieta, circondata dall’oscurità, lo indusse ad abbassarsi per posargli un bacio dolce e breve su una delle spalle che in quel momento venne messa in evidenza dal modo in cui teneva flesso il gomito sotto il guanciale. “Sei stupenda” - disse sospirando come un ragazzino alla sua prima cotta, ed azzardò una lieve carezza con i polpastrelli lungo la di Lei spina dorsale ancora calda delle tenerezze scambiatesi la sera prima - almeno questa fu la mia sensazione. Molto delicatamente Andrea la scosse per svegliarla e toglierla dalle grinfie del MALE, seppur per poche ore. “Ciao amore mio, cosa ci fai in camera mia? Non hai paura che qualcuno ti possa vedere?” Udii poi la sua voce commossa sussurrare a Lei - “CHIARA, rimpiangi mai la vita serena che in periodo di pace abbiamo vissuto? Vorresti tornare a riviverla stanotte stessa? Ascoltami, ti va ti andare con me dove abbiamo trascorso il nostro viaggio di nozze. Non tremare, forza, dammi la mano, anima mia e stringila forte a te”. Con la bocca aperta, il cuore a mille e la pelle d’oca per la sorpresa, la ragazza lo abbracciò; fu un po’ come mettersi a nudo senza timore alcuno del giudizio di Lui, e disse - “Ora desidero solo avere il coraggio di guardarti negli occhi e dire, tutto d’un fiato: portami in un posto dove non serve sognare, portami con te Angelo mio”. Queste furono le sue ultime parole; fu CHIARA a pronunziarle. Prendemmo dunque a correre a per di fiato fino a raggiungere l’uscita. Continuammo per non so più quanto tempo, tant’è che non mi accorsi neppure in che luogo fossimo. Ad un tratto Lei sorrise soddisfatta, scrutò la luna così lontana e si vergognò del proprio atteggiamento, fintanto che lentamente il paesaggio cambiò. Un cambiamento dapprima difficile da determinare, ma presto apparve tutto ben nitido. I luoghi che attraversammo erano gli straordinari panorami della Val D’Orcia in Toscana! "Ti amo da morire vita mia" - mormorò la ragazza e Lui accarezzandogli il viso - "Pure io amore” - e le sfiorò dolcemente le labbra con le sue. All’improvviso vedemmo aprirsi una piccola ferita in un muro, un suggestivo vicolo a scale tipicamente medioevale, dal nome assai curioso, la Via dell’Amore. E tra piccole botteghe artigiane - seppur chiuse - passeggiarono ammirando i sapori e le architetture delle case in pietra viva lavorata finemente, ricordando il passato, guardando avanti verso il futuro e vivendo il presente con passione, amandolo, affrontandolo con ardire, facendo del loro meglio per non chiudersi nella paura. Sollevatale il volto, ancora in imbarazzo, l’Angelo avvertì il fuoco divampare in ogni parte del suo corpo. Lei gli donava una sicurezza che non aveva mai avuto. Così disse - "Osserva i miei occhi, CHIARA. Voglio che vedi, che leggi la mia sincerità nel mio sguardo” E Lei a Lui - "Li guardo e lo faccio perdendomi nella profondità del loro mare”. "Va bene" - rispose Andrea con poca voce ma tanta convinzione, e ancora continuò - "Non voglio fare nulla che tu non voglia ma... cucciola mia, ho bisogno di sentirti... di sapere… Dimmi che sei mia, principessa. Dimmelo tesoro. Dimmelo!" La fanciulla replicò con aria sempre più concitata - "Sì, sono tua e voglio viverti per tutto il tempo che ci rimane. È tutto perfetto. Il luogo, la magia, Tu. Non voglio perderti. Eppure so che ti sto smarrendo irrimediabilmente. Stai con me, non te ne andare un’altra volta”. "Non posso, lo sai” - le rispose l’Angelo con parole interrotte amaramente da mille singhiozzi e sospiri. “Non devi spiegarmi niente, amore. Io non voglio forzarti. Non devi sentirti in colpa” - disse CHIARA, ed ancora - “Io sono qui e quando vorrai parlare con me, stai pur certo che ti ascolterò. Si, lo ammetto, pendo letteralmente dalle tue labbra; è sempre stato così. E tu lo sai bene. Ora però voglio solo dirti che mi spiace. Sai, forse per te può sembrare una stupidata, tu sei uno che è sempre stato abituato ad esprimere ciò che avverti nel fondo dell’anima, ma per me è diverso. Adesso però vorrei gridare al mondo quanto mi manchi. Vorrei gridare quanto mi sento sola, e far sapere a tutti che sono tua. Che la mia carne ed il mio sangue sono in te. Ho sempre sognato un NOI, ho sempre pensato che ce l’avremmo fatta. Ho sempre creduto che dopo la sofferenza avremmo potuto essere felici. Ed ora siamo qui, insieme, anche se per poche ore la notte”. Andrea si trovò un po’ spiazzato da quelle parole di lusinga di sua moglie; non sapeva bene cosa fare, così non fece un bel nulla. Solo la strinse ancora di più a sé con fare protettivo, piegandole la testa indietro. Lei lo fissò con occhi sgranati ed impauriti. Stava piangendo e la sua voce, colma di dolore, grondava tristezza. Così, di rimando in preda ai singulti, domandò - “Cosa mi accadrà domani o dopo domani”. Ci fu un lunghissimo istante di totale silenzio. “Perché non mi rispondi, Angelo mio? Se dovessero venire di nuovo quegli esseri spaventosi, che potrei mai fare?! Meglio allora morire sta notte stessa!” E, nascondendo il viso tra le mani, si abbandonò a un pianto incontrollato. Spaventato da quella affermazione nondimanco egli rispose - “Dovessero trovarti, dovranno uccidermi e passare sul mio corpo per arrivare a te”. Quindi, appoggiando il capo su le di Lui braccia, si addormentò, e dopo averla riportata a casa, e messa a letto, tornammo entrambi all’abbazia dei frati dove risiedevo. La notte trascorse così, in fretta, tra la frescura di un cielo terso e ricamato di stelle; fra loro due c’era indubbiamente un legame speciale, che andava ben oltre l’aspetto fisico. Un incontro tra due anime, non soltanto tra due corpi. Con questo pensiero nella mente, ci immettemmo nei corridoi bui della chiesa per arrivare nello studio - dove avevo sistemato la mia scrivania e il mio computer - a poche decine di metri dalla biblioteca. Nella luce morente, vidi infine con chiarezza un’ultima volta gli occhi di Lui - verdi come due laghi di montagna - prima che svanisse, rapito da una brezza leggera. Avevo filmato praticamente tutta la notte in condizioni di luce scarsa, impostando come valore della sensibilità dell’obiettivo quella massima disponibile. Organizzai dunque le riprese su PC, facendo un backup delle sequenze registrate. Trasferii i filmati su di un DVD ed un secondo Hard Disk al fine di rendere più veloce la gestione delle clip video e di non rallentare eventualmente le performance del computer. Ed ecco che subito le emozioni provate fino ad allora mi risaltarono addosso! Alla fine cominciai a scrivere l’articolo che voi lettori state leggendo, dando ordine alle immagini nella mia mente, sino ad avere la descrizione completa, sullo schermo del monitor, di quanto avevo visto e sentito. Appena fui in grado rilessi le pagine che avevo appena redatto e guardai ancora una volta il Video. Il mio cuore ebbe un moto di commozione nel rivedere quelle scene e presi a tremare toccato dalle parole di CHIARA e da quella sua voce calda e roca. Sospirai, portai anche l’altra mano sulla tastiera, illudendomi di poter arrestare in tal maniera quel brivido sempre più incontrollabile. Ma non mi fu possibile, perché anche quella mano tremava allo stesso modo. Quando spensi il computer - con i programmi aperti, lasciando quindi a Windows l’onere di chiuderli prima di completare la sessione di arresto - ero completamente esausto. Mi bruciavano gli occhi, così forte che non riuscivo quasi a tenerli aperti. Senza farci caso finii con l’assopirmi. Dormii della grossa fino alle 10,30; non appena mia moglie mi bussò sulla spalla chiamandomi per nome, ripresi i miei abiti e mi rivestii. Quanto riportato in queste pagine è il resoconto particolareggiato, esauriente e completo di ciò che occorse in data sabato 23 marzo 2019. Non sono mai stato un uomo di grande fantasia. Di me i miei colleghi giornalisti dicevano che ero pragmatico, realista, uno con i piedi per terra; facevo bene quello che mi si chiedeva di fare, non inventando nulla. In effetti, ho sempre agito nel rispetto delle regole, con rigore e trasparenza, e continuo a farlo. Mi da perciò un fastidio enorme che si possa diffidare dell’autenticità delle mie parole. Perché questa è una storia incredibile ma vera, che sfido chiunque a smentire, tirando però fuori argomenti seri e non insinuazioni con forma oscura che possano far nascere calunnie sul mio conto. Una certezza ce l’ho: l’indifferenza è la più grande alleata di tutte le mafie. Mi vergogno di chiunque abbia occhi e faccia finta di non vedere, come LALLA - che ancora si spaccia per essere (e questo mi fa davvero ridere) la madre di un Messaggero del Signore Iddio in Terra, neanche fosse la Beata Vergine. Accettare la realtà delle cose significherebbe per lei permettere alla vita di fluire liberamente senza opporre inutili ostacoli ad un amore - quello di Andrea e CHIARA- che perdura da secoli. Sapersi arrendere all’evidenza dei fatti non è cosa però da tutti, è tuttavia sicuramente sintomo di intelligenza. Il problema è che le persone con un po’ di sale in zucca sono piene di dubbi, mentre gli stupidi ed i presuntuosi hanno un mare di certezze e si sentono strasicure di loro stesse.

In un editoriale dal titolo “Giornalismo: contro l’opinionismo sempre più aggressivo, tornare alla verità”, pubblicato sul sito http://www.lsdi.it (Liberta di Stampa Diritto all’Informazione) dalla stessa redazione, il 4 marzo 2012 - con licenza Creative Commons Attribuzione, Non commerciale 3.0 (CC BY-NC 3.0 IT) - vien detto: “Il pluralismo delle voci non giustifica l’opinionismo aggressivo e impudente e l’abbandono ostentato di qualsiasi rispetto nei confronti della verità (anche solo putativa) dei fatti. Il concetto che la verità stia nel tutto è una astrazione che va denunciata e superata, perché diventa un alibi per qualsiasi deformazione informativa offrendo la comoda giustificazione secondo cui l’opinione pubblica riuscirebbe a trovare in ogni caso un giusto equilibrio informativo e quindi a formarsi un’opinione equilibrata. Non è solo il tumultuoso processo innovativo delle tecnologie che canalizzano l’informazione a influenzare i comportamenti sociali e politici, ma anche - osserva in particolare Michele Urbano in un approfondimento della sua relazione - «l’opinionismo aggressivo (si pensi a qualche giornale o a qualche talk show), dove la partigianeria viene orgogliosamente esibita e che spesso rende difficile distinguere tra notizie e commenti». «E’ ora di cominciare ad ammettere - osserva Urbano - che alcune teorie democratiche in cui ci siamo cullati per decenni erano in realtà semplici miti, utili forse a quietare le nostre coscienze professionali, ma che nel concreto della realtà quotidiana erano pure astrazioni». Ed è ora quindi di denunciare come un grosso problema le implicazioni deontologiche di questo progressivo e ostentato abbandono della distinzione fra fatti e opinioni a favore di una partigianeria sempre più cattiva e di pancia (più che di testa) - vedi quel titolo «È solo un cretinetti» sparato dal Giornale in prima pagina per definire il povero No-Tav caduto dal traliccio. Vanno quindi individuati dei nuovi strumenti per ribadire i vecchi principi deontologici che sono l’essenza del giornalismo onesto: la lealtà verso il lettore e il rispetto della verità. E per intervenire concretamente contro chi li calpesta. Da qui le proposte di un difensore civico dell’informazione, esterno al mondo della professione giornalistica, ed un costante monitoraggio di quello che accade nel mondo dell’informazione nel nostro paese dotando gli Ordini, sia a livello nazionale che a livello locale”. Io, ALBERTO DE PRA, non sono mai venuto meno ai miei doveri di Reporter, e non comincerò certo oggi. Ho scritto per numerose testate italiane e mi sono occupato di cronaca nera, raccontando i fatti del nostro paese e della provincia come corrispondente ed inviato speciale seguendo casi di associazione di stampo mafioso e camorristico - o comunque associazioni finalizzate al traffico di stupefacenti, tentato omicidio pluriaggravato, estorsione, favoreggiamento, detenzione e porto illegale di armi. Sono stato presente all’udienze nelle aule di Palazzo di Giustizia nei processi per criminalità mafiosa e reati assimilati, fermamente convinto dell’importanza del mio operato, dando tutto me stesso con dibattiti anche in trasmissioni radiotelevisive, al fine di sensibilizzare altresì l’opinione pubblica e le istituzioni per accrescerne la consapevolezza. Impegnato nel racconto dei fatti, ho lavorato senza sosta fin dagli anni del Maxi Processo alla Mafia - come spesso da me dichiarato - anche se la mia attività di cronista si è poi maggiormente consolidata nell’ultimo quarto di secolo. Per la mia famiglia sono stati anni davvero difficili; le telefonate nel cuore della notte, le intimidazioni non si contavano. Ma anche oggi le cose non sono migliorate, anzi. Da quando mi occupo dell’inchiesta su di Andrea ho già subito diverse aggressioni fisiche, minacce di morte e tanto altro; e le cicatrici, che mi porto cucite addosso, ne sono testimonianza. Certo che ho paura. Cosa credete? Mica sono diverso da voi! Vivo in un clima di terrore continuo, ma non ci penso. E poi ormai non deve aver paura solo chi come me è in prima linea. Proprio in ragione di quanto sopra, ho adottato lo pseudonimo con il quale firmo questi articoli. In quanto alla veridicità dei fatti qui riportati, io la garantisco; che nessuno osi dubitarne!! Sono pronto a querelare chiunque metta in dubbio la mia buona fede.

CHIARA, il tuo Angelo Custode resterà sempre al tuo fianco quando starai male. Quando ti sentirai debole sarà la tua forza. Ci sarà per Te e per tua figlia BIANCALAURA quando non ci sarà nessun altro, e ci sarà al cento per cento. In salute e in malattia; la sua disponibilità ad esserci non cambierà. Mai. Che pensi di raccontare alla vostra bambina quand’ella scoprirà la VERITA’? Perché la scoprirà prima o poi; è inevitabile.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 30 April 2019
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Andrea Brusa

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