COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 23/04/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: QUANDO TI GUARDO L’AMORE PER TE CRESCE IN UN BATTER D’ALI

PUBBLICATO IL 23/04/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: QUANDO TI GUARDO L’AMORE PER TE CRESCE IN UN BATTER D’ALI

PUBBLICATO OGGI 23/04/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Quando ti guardo l’amore per te cresce in un batter d’ali

“Ecco perché sono su questo pianeta, in questo tempo. Adesso lo so. Per molti più anni di quanti non ne abbia vissuti, ho continuato a precipitare dall’orlo di un luogo immenso e altissimo. E in tutti questi anni, precipitavo verso di te…”
Dal film I ponti di Madison County, 1995

Il centro del paese era lontano. Bisognava continuare a camminare lungo quella strada il cui fondo era una sorta di pavé irregolare e storico, levigato dagli anni ed appena illuminato dalla fioca luce dell’illuminazione pubblica. Finalmente, ridotto ad uno straccio, con le guance e le orecchie che pizzicavano per via del freddo ed il cuore pesante, arrivai in prossimità della piazza del municipio; ancora poche decine di metri e sarei giunto sul piccolo sagrato erboso dove durante il giorno i bimbi erano soliti giocare a calcio. E, mentre ansimando cercavo di riprendere un po’ di fiato, mi trovai di fronte ad uno spettacolo che riuscì a sorprendermi; nel silenzio profondo della notte, ormai alta, tanti lumicini si muovevano sui due diversi versanti del colle. Il natale si stava avvicinando ed i residenti sembravano essere dell’intenzione di viverlo al meglio, vestendo le case a festa ed ospitando due serate che avrebbero fatto entrare loro nel clima natalizio con addobbi, decorazioni fatte con sfere di vetro colorate, musica sacra e profana, presepi di rara composizione e fattura realizzati da artisti ed artigiani locali, gastronomia e tanto altro. A quell’ora però non c’era nessuno, non passava nessuno, ed io rimasi letteralmente incantato dalle vetrine, al punto che non mi accorsi di un’ombra improvvisa alle mie spalle. Mi girai, chiedendomi se mi sarei mai abituato a quella vista. E mentre ci pensavo, ecco che fui catturato dal rimbombo della vita magnifica, piena di bellezza, di quell’essere; ogni cosa brillava intensamente per la magia che emanava, come a voler tenere il più possibile nascosto il turbamento interiore che andava provando. Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, si era reso manifesto di nuovo nel modo in cui è possibile solo ad un messaggero di Dio mostrarsi. Indossava una tunica di una bella stoffa dai riflessi dorati, ed un mantello turchino - damascato attorno alle spalle - ne avvolgeva tutto il corpo. Le sue ali, vibranti al vento, sbattevano, sbattevano e sbattevano ancora le loro piume flessibili, spingendo possenti e silenziose gelide raffiche che spazzarono via grandi masse d’aria. I suoi occhi erano lucidi, commossi addirittura; fisicamente era lì ma la sua mente era già altrove. I ricordi e la solitudine lo stavano uccidendo, circondandolo come un’aura mai interrotta, ed io ero davanti a Lui. Con gesti lenti, andò verso una vetrina di un negozio di giocattoli, attratto da una collezione di bambole in porcellana, di panno ed orsacchiotti di peluche in bella mostra su di uno scaffale. “Dai, entriamo” - disse, ed io - “Ma che dici! Non vedi che è chiuso? In ogni angolo ci sono telecamere a circuito chiuso, ci vedranno!” “No, non ci vedranno, faremo piano, non ci sentiranno. È mai possibile che tu non abbia davvero ancora capito: siamo invisibili” - disse, cercando di sorreggermi e confortarmi, ed aggiunse - “La mia velocità nel muovermi è differente dalla vostra. Per questo nessuno potrà scorgermi”. “Tranne me?” - diss’io. “Tranne te, già”. “Perché io posso vederti?” - replicai, schiarendomi la voce. E Lui - “Nessuno conosce il mio potere. Nessuno può darti le risposte che cerchi. Comunque non vedranno neanche te, stai tranquillo, ci penserò io. Ma ora seguimi”. Una volta dentro sembrò essere tornato indietro nel tempo, all’epoca in cui il futuro era il regno delle illusioni e delle speranze, insieme alla sua famiglia, quando tra le sue braccia trovavano rifugio. Raccolse dunque un pupazzo di plastica dai capelli biondi e lisci, capelli che non smise mai di accarezzare, con un’espressione affettuosa di esagerato trasporto, senza parlare, continuando ad osservarmi così per un minuto circa. Mi chiamò poi da parte e, dopo un attimo di perplessità, sussurrò - la voce strozzata dalle lacrime - di aspettare un momento, con la promessa che sarebbe tornato subito. In una frazione di secondo, scomparve nel buio e riapparve con BIANCALAURA; non l’avevo mai visto così felice come con in braccio sua figlia. Avreste dovuto vedere la sua emozione, l’energia che andava eruttando. Sembrava fremere di uno spirito nuovo che non si poteva placare o reprimere; una specie di smania, di entusiasmo dirompente ed una illimitata capacità di trasfonderlo alla sua piccola. Giocarono per un bel po’ e si divertirono un mondo. “Il cielo non ammette paure, vola con me dolce figliuola mia; ti terrò sul mio cuore e sarò il custode dei tuoi sogni. Starai stretta tra le mie ali, non guardare di basso ma solleva lo sguardo” - disse rivolgendosi a lei con parole dolci, e si librarono nell’aria in quella stanza tra i mille balocchi, come appena svincolati dalle catene. I loro corpi aderivano alla perfezione tant’è che dalle movenze agili sembrarono quasi una sola persona. Ad un tratto la piccina fece però forza su se stessa e si staccò da Lui. Cominciò ad allontanarsi dal padre e a volare per conto suo. Era orgogliosa di non vergognarsi della propria natura angelica né di quel che lei sarebbe diventata e voleva che anche Andrea ne andasse fiero. E nel momento che gli si gettò addosso - con le mani protese per raggiungere il suo collo - egli scoppiò a piangere a dirotto come un ragazzino, e sommessamente mormorò a lei - “Non è che tu debba seguire alla cieca quello che ti dicono gli altri. Prendilo con le pinze e confrontalo con quello che credi tu! Capirai da sola se ti troverai d’accordo oppure no! Io per esempio posso darti la mia opinione: penso che in amore non si possano usare termini come il sapersi accontentare! Non stiamo comprando un’auto!! La tua mamma, sai, deve imparare a dominare le sue paure, non si deve scegliere un uomo qualsiasi, che la tenga al suo fianco solo per riempire un vuoto. Io ho bisogno che tu mi aiuti perché sto cercando di salvarla. Ma non potrai farlo consciamente. Ti ho rivelato i tuoi poteri così presto per proteggerti. So che non sai ancora come attivarli; per questo è fondamentale che tu impari a gestirli al meglio. Sarà il nostro segreto. Del resto non sarei così crudele con te da cancellare la tua memoria, se non fosse per il tuo bene. Io amo CHIARA, siine certa, perché quando la sento star male mi si apre un buco dentro, e quando anche se solo per un attimo la vedo felice mi pare di aver conquistato qualche cosa che non appartiene a questa terra; perché Lei è sempre qui, dentro di me, anche quando come adesso mi manca da morire. Spero che col tempo tu mi perdonerai, per non essere riuscito a starti vicino come avrei voluto” - e si scambiarono gesti d’affetto con molto calore, per avviarsi poi lentamente verso il lungo percorso che li avrebbe condotti alla separazione. Si udì poi uno schianto sordo con un frastuono di metalli infranti ed una saetta di luce attraversò il mistero delle miserie umane andando a colpire uno specchio deformante, come quelli nei Luna Park. Il muro si squarciò con un boato poderoso, producendo un’onda d’urto che si propagò per tutta la stanza, ed un buco enorme apparve sulla parete. Lo attraversammo senza pensarci e scendemmo di corsa degli scalini marmorei bianchi, ritrovandoci - e non saprei dire se per sprofondamento o per impeto di interna esplosione - nella camera da letto di sua figlia. Aveva il corpo carico di elettricità e desiderava che il suo papà stesse con lei più di ogni altra cosa. Sentiva però freddo, fin dentro le ossa, perciò si spogliò e si avvolse le coperte addosso, coprendosi anche parte del viso, e lì stette a lungo a singhiozzare con il faccino premuto contro il cuscino; non voleva che tutto finisse così in fretta. L’Angelo le si coricò accanto, e mi parve che allargasse le ali sul suo capo in segno di protezione. Gli agitò dunque una mano davanti agli occhi, al che la bambina inclinò la testa da un lato e lacrimando prese sonno. Una volta addormentatasi l’oblio scese su di lei e, con il cuore a pezzi che palpitava nel suo petto, ce ne andammo. Mancavano solo un paio d’ore all’arrivo dell’alba; per le vie della cittadina era ancora presente l’atmosfera dei festeggiamenti che accompagna come da tradizione il mese di dicembre e, con gli occhi arrossati e la bocca contorta in una smorfia di dolore, Andrea svanì nel cielo - tra nuvole basse e gravide di pioggia - lasciando dietro di sé una scia luminosa e profumata. Ero troppo angosciato e sconvolto per tornare a casa, e camminai a lungo avanti ed indietro come un automa fino al mattino. Mi sentivo lo stomaco pesante come se avessi ingoiato un macigno. Tutto il materiale video-registrato quella sera era di livello impensabile e pazzesco; una roba riservatissima che avrei dovuto spedire al notaio l’indomani a Torino, previo salvataggio su di un DVD non riscrivibile, ma ci avrei pensato una volta in abbazia. Ebbi, ad ogni buon conto, modo di guardare quelle immagini e benché l’avessi vedute altre mille volte, mi parve una cosa affatto nuova ed inaspettata, tanto che nel momento in cui iniziai a scrivere al computer l’articolo che state leggendo lo feci a grandissima velocità, come se fossi in stato di trance, smarrito tra i fotogrammi di un film ormai perduto. Quando finalmente la bozza fu pronta, scollegai il portatile ed andai a riposarmi, dopo aver indossato i pantaloni del pigiama sotto la vestaglia. Mi sedetti sulla poltrona accanto alla finestra dalla quale potevo scrutare l’orizzonte, e crollai come una marionetta priva di vita, non senza prima aver spento la lampada pieghevole sul tavolino in legno con un paio di riviste poste sopra. Feci un sogno folle ed agitato in cui mi ritrovai a fluttuare nello spazio profondo; sopra di me erano sospesi degli angeli che sussurrando mi tenevano vivo. A dir il vero era lo stesso sogno di sempre, ma con delle varianti di cui non capivo il significato. Nel giro di pochi secondi tutto diventò vuoto - ed io rimasi da solo - cercando di fare qualche respiro a pieni polmoni in uno spazio indefinito ove non vi erano limiti; la schiena poggiata a terra, la spalla sinistra contro il muro ed il petto gonfio rivolto al cielo. La mano protesa verso il nulla, nell’estremo tentativo di raggiungere io stesso qualcuno in grado di salvarmi, ma agguantando, alla fin fine, soltanto il mio profondo sconforto e smarrimento interiore. Il cuore, poi, cominciò a martellare all’impazzata ed ebbi la sensazione che il battito si facesse più forte, più accelerato e che qualcosa, dentro di me, premesse per uscire; riuscendoci a volte, squarciando il petto in una larga piaga. L’aria mi venne a mancare, non so perché, tuttavia non smisi un istante di richiamare alla mente pensieri rasserenanti e coraggiosi. Feci un suono agghiacciante, quasi alieno, come di chi urla senza aver voce, affondando le unghie nella corteccia di un albero, temendo di non sopravvivere. A quel punto ritornai nello stato di veglia in una eccitazione cerebrale ancora ben viva nel corpo. Forse, a pensarci, non stavo nemmeno gridando veramente, poiché nessuno mai mi aveva sentito. Rammento comunque di aver messo il dito pollice sul polso, per verificare che pulsasse ancora, ed avere la certezza d’aver fatto solo un brutto incubo. Quel che posso dire e che al risveglio - almeno in questa circostanza - non ero più lo stesso: nei miei ricordi si erano infiltrate le visioni - questa volta reali - di Andrea e di sua figlia BIANCALAURA, e nell’anima mia era sorto un altro e più vago richiamo, della cui natura adesso ero sicuro. Nessuno poteva comprendere ciò che questa cosa volesse dire o conoscere lo spaventoso turbinio di emozioni che, ogni giorno, mi attraversava l’anima prendendo il sopravvento su di me. Nemmeno Lauren e le mie due bimbe sarebbero riuscite ad immaginarsi cosa succedesse la notte quando, terminato il pasto serale, si chiudevano alle spalle la porta della camera, pronte per andare a letto; e se non fosse stato per i video mostrati loro neppure ci avrebbero creduto. In ogni caso quanto state leggendo - che sia chiaro - non è una favola immaginata, un’invenzione, una supposizione per tentare di spiegare in qualche modo i segreti dell’esistenza, ma la cronaca puntuale e precisa - senza alcun partito, senza interessi, senza secondi fini - degli avvenimenti intercorsi in data giovedì 13 dicembre 2018; una verità che i pregiudizi, così come i vostri stereotipi, allontanano dalla vostra mente. La storia di una creatura celeste nobile ed eroica, di statuaria bellezza. Un guerriero d’un valore straordinario; e l’anima mia è lieta di encomiarlo. È tutto vero, posso giurarlo! Tutto documentato. Ma nessuno lo sa. Nessuno vuole darmi ascolto.

Marco Nurra, in un editoriale pubblicato con licenza Creative Commons CC BY-SA 4.0 sul sito www.valigiablu.it dal titolo «Un giornalismo migliore rende i lettori migliori», afferma a chiare lettere quanto sia cruciale la responsabilità dei giornalisti “e di chi dirige i giornali, naturalmente, perché su di loro ricade il compito di migliorare costantemente la capacità di informarsi di un’audience con un livello di alfabetizzazione mediatica eterogeneo. Ma questo comporta fare giornalismo in maniera differente. Se i giornalisti vogliono davvero che i propri lettori siano in grado di differenziare tra buon giornalismo e cattiva informazione, fonti solide e voci di corridoio, allora devono scrivere i propri articoli in modo che chiunque sia in grado di riconoscerne le qualità. Gli autori del report dell’American Press Institute definiscono questo approccio come «organic news fluency». Oggi lo scopo del giornalismo non è solo informare sui fatti, ma educare i cittadini a riconoscere un giornalismo di qualità, accurato e trasparente. Non basta avere semplicemente un codice etico linkato in homepage, bisogna scrivere articoli che mostrino in maniera esplicita il lavoro giornalistico che c’è dietro. Grazie anche a internet questo si può fare in modi diversi: aggiungendo una lista delle fonti alla fine dell’articolo; condividendo con il lettore tutti i documenti e i materiali originali utilizzati dal giornalista durante la sua investigazione; permettere di cliccare sulla firma dell’articolo per conoscere la biografia dell’autore, i suoi lavori precedenti, i suoi profili sui social network o un’email di contatto; approfondendo aspetti particolari della notizia, dedicando per esempio un box laterale alle biografie dei protagonisti della notizia, etc. (…) Tom Rosenstiel e Jane Elizabeth auspicano che i giornalisti rendano trasparente ed esplicito il processo di costruzione della notizia e le domande chiave che permettono di riconoscere un buon lavoro giornalistico. Questo permetterà ai lettori, consumatori di notizie, cittadini di sviluppare le capacità critiche per distinguere tra un giornalismo di qualità e un giornalismo mediocre. Non è una rivoluzione indolore, un lettore specializzato nel consumo di notizie è un lettore critico ed esigente per definizione e non tutti i giornali sono all’altezza di un pubblico così”. Mi duole dunque di dover ripetere, anche questa volta, ciò che io, ALBERTO DE PRA, ho detto già in precedenza, ma lo farò col più profondo convincimento dell’animo mio che sia indispensabile anche in un settimanale come questo battere e ribattere su certe cose che, seppur sono roba vecchia per taluni, possono essere novità per altri. Mettiamo pertanto un punto fermo che non ha ragione di essere solo dal un lato strettamente formale, bensì è basilare anche da quello sostanziale: il mio mestiere è quello del reporter, ovvero quello di raccontare il presente, occupandomi di GIORNALISMO D’INCHIESTA, che è qualcosa di diverso dal normale giornalismo, ed in questa sede sto solo facendo il mio lavoro. Come iscritto all’albo dei professionisti ho collaborato per oltre 30 anni con le redazioni di testate nazionali, emittenti radiotelevisive e con diverse agenzie di stampa. I miei editoriali hanno spesso avuto come obiettivi la criminalità organizzata di stampo mafioso ed a questo riguardo ho redatto fior fiore di articoli di cronaca giudiziaria. Nell’ambito delle indagini su reati di strage ed attentati sono spesso comparse pagine e pagine da me elaborate su quotidiani e periodici. Ho pubblicato intere colonne di giornali su crimini d’ogni genere, dall’illecito civile a l’illecito amministrativo, all’omicidio preterintenzionale, fornendo ai magistrati tutti gli elementi di prova, anche inerenti la colpevolezza. Sono stati anni di scontri, querele, intimidazioni e paure; in più di una occasione ho temuto il peggio! Ed in seguito alle concrete minacce di morte che ho ricevuto, ove avessi continuato ad occuparmi del caso di Andrea, ho dovuto celare la mia vera identità ricorrendo allo pseudonimo con il quale voi avete imparato a conoscermi. Com’è dunque possibile che venga messo in discussione il mio onore? Non tollero che si metta in dubbio la mia onestà e competenza. Non devo niente a nessuno, Non devo diventare imputato di niente. Non vendo la mia penna e la mia coscienza agli interessi della speculazione economica sulle spalle di chi soffre. Mi attengo ai fatti che vedo; espongo e scrivo senza aggiungere nulla di mio, senza intaccare la realtà degli avvenimenti.

CHIARA, stai sbagliando tutto, e stai procedendo su di una strada assai perigliosa: quella dell’autismo sentimentale, e questo non porterà a nulla di buono. Lo so, è difficile riconoscere i tuoi errori. A te che soffri, però, io dico: il tuo Angelo Custode sta cercando di mettersi in contatto con te, ed io ti auguro che la voglia di amare non ti passi mai. Ricordati di Lui e piangi, non vergognartene. Ma non odiare mai l’amore. È l’amore stesso che ti salverà proprio quando meno te l’aspetti. L’amore suo insegna, sempre e comunque. A volte mi chiedo cosa egli abbia fatto di così male per ricevere questa punizione da te; essere punito per il troppo amore. Ti dico che quanto hai letto non è una bufala. Spesso succede, mia cara, la realtà supera la fantasia, ed allora non è colpa mia se ritengo di non aver alcuna responsabilità. E, prendendo a prestito una strofa di una poesia di Pedro Salinas è giusto che tu sappia che se egli ti ama “non è perché te lo dico: è perché me lo dico e me lo dicono. Dirlo a te, quanto poco riguarda la pura verità che è nel suo fondo l’amarti! Me lo dico, ed è come un risveglio dal non dirlo, come un nascere nudo, dirlo soltanto io, senza interazione che lo sappia nessuno, neanche te”. Vai da Lui pensando alle mie parole!

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 23 April 2019
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Andrea Brusa

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