COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 16/04/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: BIANCALAURA, PARLA A MAMMA TUA, PERCHÉ’ PROFONDO E’ L’AMORE CHE MI UNISCE A VOI

PUBBLICATO IL 16/04/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: BIANCALAURA, PARLA A MAMMA TUA, PERCHÉ’ PROFONDO E’ L’AMORE CHE MI UNISCE A VOI

PUBBLICATO OGGI 16/04/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Biancalaura, parla a mamma tua, perché profondo è l’amore che mi unisce a voi

"Voglio mantenerlo per sempre. Voglio amarti come ti amo ora per il resto della mia vita. Non capisci... lo perderemo se ce ne andiamo. Non posso far scomparire un’intera vita per iniziarne un’altra di nuova. Tutto quello che posso fare è cercare di mantenerle entrambe. Aiutami. Aiutami a non smettere di amarti"
Dal film, I ponti di Madison County - 1995

Sul cristallo di un bicchiere di vino a stelo fino si rifletterono le luci polarizzate dei raggi della luna piena, proiettando giochi d’ombre multicolore ed inquietanti chiaroscuri sulle pareti, mentre tra una boccata di sigaretta e l’altra una gran tosse sembrava non volermi dar tregua. Io, in piedi innanzi ad una grande finestra, decorata con pannelli di vetro dalla tinta leggermente ambrata, osservavo così le piccole gocce di pioggia infrangersi a terra sino a formare una sorta di pozza che si andava via via allargando sempre più. Poi vidi grumi di pelo e sangue - in alcuni punti già rappreso - giacere sul balcone misti a brandelli di carne. Un’ondata di panico mi fece rabbrividire dalla testa ai piedi, tuttavia riuscii a contenermi e, chinandomi, abbassai con delicatezza le palpebre. Allora avvertii qualcosa che doveva esser lì attorno a me nel dolore che attraversava ogni singolo muscolo del mio corpo. Il cuore prese a battermi furiosamente nel petto. In seguito notai una sagoma indistinta farsi sempre più vicina, muoversi nell’oscurità, e due occhi chiari - come disciolti nell’acqua - comparvero inaspettatamente di fronte ai miei. Lo vidi alzare lo sguardo al cielo come se cercasse di recuperare il respiro. D’improvviso una folata di vento più insistente mi sferzò i capelli scostandoli dal volto ed una forte energia bruciante mi invase, catapultandomi di alcuni metri verso il soffitto a volta, scandito da archi. Seguì un rumore sordo, indefinibile ma molto intenso, che andò a poco a poco scemando, ed Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, in tutta la sua magnificenza e splendore, apparve come dal nulla. Mi meravigliai nel constatare quanto candida e perfetta come alabastro fosse la sua pelle; aveva due ali aperte, frangiate ed argentee, coperte da lunghe piume lanuginose, dispiegate e ferme, grandi, imponenti, come di chi non temesse il trascorrere del tempo, il domani e la morte. Eppure non sembrava più così invincibile; la sua tristezza era una piaga aperta che non si poteva certo celare in alcun modo: la famiglia era tutto per lui. “Povera bambina mia, vorrei solo restasse sempre la mia piccola, la mia dolce creatura. Ho bisogno di parlarle. Ti dispiace se andiamo da lei?” - diss’egli di fronte alla mia preoccupazione. Uno squarcio nella spessa coltre di nubi lasciò dunque intravedere un passaggio che spanse nell’atmosfera un tenue lucore rosato, lattiginoso ed omogeneo, vagamente irreale, e la reazione dell’Angelo fu immediata; mi sollevò con sé e volammo su, sempre più in alto, attraversando campi e vigne. Pochi minuti dopo tutto tornò nel buio e, nello stesso tempo vidi, udii, divenni sensibile al tatto ed ai profumi. Inconsciamente, piansi il giorno come se al tramonto morisse; e mi rallegrai sol quando al tornar della luce BIANCALAURA - sua figlia - fu davanti a noi. Dormiva ancora, girata su di un fianco, una mano sul viso. “Piccolina? Amore mio?” - le disse stringendola forte e scuotendola appena per le spalle. Lei aprì gli occhi, spaesata come se non riconoscesse dove fosse. “Figlia mia?” - la chiamò di nuovo. La dolce fanciulla sbadigliò, stiracchiò i muscoli ed emise un paio di gemiti soddisfatti. “Perdonami amore se ti ho svegliata” - sussurrò con le labbra ancor posate teneramente sulla sua fronte morbida - “Stai bene, tesoro?” “Papà, papà, papà… Sai, stavo sognando la nostra casa. Mi manchi tanto. Eri il mio migliore amico!” E Lui a lei - “Come stai bambina mia? È così tanto tempo che non chiacchieriamo un po’”. “Io sto bene papà, sto bene” - sorrise la bimba - “però tu no, vero?” - e sbadigliò ancora. “BIANCALAURA, io non so mentirti né nasconderti nulla. In questo preciso momento desidererei abbracciarti e coccolarti perché continuo a soffrire maledettamente. Ti stai facendo molte domande, vero?” - le chiese Andrea con voce flautata, sorridendole affabile. “Sì” - borbotto lei - “come fai a saperlo? Mi leggi nel pensiero?” - e Lui scosse la testa, le gettò le braccia al collo e la guardò con occhi languidi ed imploranti, prendendole le manine tra le sue. “No, cucciolotta, non è necessario. Mi basta guardarti in faccia per comprendere tutto. Sembri un punto interrogativo!” - e a queste parole sorrise pure lei, quindi sussurrò - “Comunque sì, mi sto facendo tante domande. Com’è possibile? Tu sei qua papà, e quando sono con te di colpo sento in me una forza ed una energia che si risveglia del tutto. Non riesco a capire cosa mi stia succedendo, non me lo spiego. Mi sento più viva. C’è qualcosa dentro di me che sembra non essere più bloccata ed è pronta ad uscire, qualcosa che non riesco ancora a leggere e che riguarda il mio futuro. Sono capace di volare libera sotto il cielo azzurro, completamente da sola, e raggiungere quegli splendidi uccellini bianchi nel prato, ma quando non ci sei la magia svanisce”. “Non c’è niente di magico in questo BIANCALAURA” - rispose suo padre - “devi avere fiducia in me, in noi e non devi temere nulla, ci vuole tempo. Tu sei un Angelo come me, ma sei anche umana in parte. Le tue facoltà non scompaiono mai completamente; restano sepolte in fondo a te lasciandoti tornare alla vita di tutti i giorni, perché tu possa proseguire per la tua strada su questa Terra senza metterti nei guai”. “Ma io voglio aiutarti, papà!!” - disse la giovane. “Lo so, amore mio. In questo caso, ahimè, solo mamma CHIARA può venirmi in soccorso. Solo io sono in grado di salvarla e dare a Lei il coraggio per sopportare le sofferenze. Ne sono capace più di qualsivoglia medico o infermiere, a condizione però che mi si invochi con fiducia. E la tua mamma non si fida di me, quando sono l’unico in grado di sciogliere la morsa di ghiaccio che le stritola il cuor suo. La amo più di me stesso - credimi - molto più di me stesso. So che separati non potremmo sopravvivere; eppur mi è forza il riconoscerlo”. Detto questo percepimmo un sibilo assai distinto e prolungato provenire dalla sinistra; l’odore di zolfo si fece soffocante. Capii all’istante che una creatura demoniaca aveva deciso di approfittare dell’elemento sorpresa per attaccare; infatti ecco che decine e decine di frecce, dalla punta infuocata, vennero scagliate in aria, puntando dritto verso di Lui, umiliandolo davanti a sua figlia che cercò anche di interporsi tra i due. “Stai attenta, è molto pericoloso. Ci penso io. Devi ancora imparare. Sei troppo piccola per ora. Arriverà purtroppo il giorno nel quale dovrai combattere anche tu e salvarti da sola” - disse l’Angelo allargando le ali possenti e lanciandosi con audacia contro un aggressore di cui se ne potevano distinguere a malapena i contorni; una creatura vivente, dotata apparentemente della capacità di mutare forma. Andrea si difese. Combatté accanitamente, con la furia, il calore ed il potere supremo del suo dolore, lanciandogli tutta l’energia di cui disponeva contro e mettendo in fuga il nemico in favore della giustizia, mentre la bambina era ancora tutta lì, intera, viva, al suo fianco. Si era spaventata moltissimo. Ed aveva paura, paura di vederlo andare via di nuovo, come sempre ormai accadeva, e mentre Lui si avvicinò - chinandosi accanto a lei - si sentì morire di malinconia. Tirò su con il naso e se lo asciugò con il dorso della mano. Cercò di non piangere, tentando di riordinare le idee nel caos delle emozioni che esplodevano in lei e che avevano tanta voglia di farsi ascoltare; ma fu tutto inutile. Sentì poi le gambe cedere al pensiero, e non fece nulla per evitarlo, rovinando col sedere all’indietro, finendo per sbattere la nuca sul cuscino, singhiozzando. “Volevo… volevo dirti che ti voglio bene papà!” - mugolò tra le lacrime, disperata. A sentir quelle parole l’Angelo suo padre ebbe un sobbalzo. La osservò, così preoccupata, davanti a Lui, e solo dopo un lungo momento trovò il coraggio d’elevare a Dio i suoi voti e le sue suppliche, pregandolo di proporzionare le grazie alle sofferenze dei sui cari, desiderando che CHIARA sua moglie potesse aver visto loro in quel momento. Quindi fece un respiro profondo, rimanendo immobile, puntellandosi sulle mani ed un ginocchio; sapeva che non sarebbe riuscito a rimanerle lontano ancora per molto. “Ti prego” - disse lei implorandolo con voce troppo acuta - “non mi lasciare da sola… ho bisogno di te papà e della mamma mia”. “Amore mio, basta” - sospirò inquieto - “Non fare così BIANCALAURA, per l’amor di Dio! Non piangere! È stata una lunga notte piena di apprensione per te, ma è finita. Fai la brava, fai vedere a papà tuo quanto sei forte. Torna a dormire prima di svegliare tutti”. E si addormentò. In quell’istante io ed Andrea fummo avvolti da un bagliore e svanimmo, ricomparendo in uno dei tanti corridoi dell’abbazia dove risiedevo, mentre il suo corpo si fece traslucido e gradualmente si dissolse nei suoi componenti lasciando dietro di sé un vasto spazio vuoto. Arrancando sul pavimento di mosaico bianco, quasi in apnea, pensai tra me e me che questo non era possibile, non era, né doveva essere possibile. Eppure era vero ed io li avevo filmati quasi in continuità, Lui e sua figlia. Solo la prima sequenza di immagini rappresentava 120 minuti di girato, mentre la ripresa completa durava oltre quattro ore. Per tanto una volta che ebbi modo di accedere al mio PC, non mi restò altro che selezionare le impostazioni video predefinite per lo standard e la qualità da me desiderate - quali dimensione fotogramma e frequenza degli stessi - e salvare il tutto in una cartella. Ancor più in questa circostanza - che va ricordata, perché intrisa di toccante naturalezza e pervasa di tanta servile docilità - il mio primo compito fu quello, naturalmente, di trascrivere un per uno, verso per verso, parola per parola, tutti ciò ch’essi si erano detti - o almeno una buona parte - riportando fedelmente ciò che avevo sentito e registrato, senza correggere nulla e senza eliminare nulla che potesse aiutare voi a comprenderne la dinamica. Scrivendo come un forsennato, concentrato sul lavoro - senza mai alzare la testa dal monitor e senza neppure concedermi una pausa - realizzai l’articolo che voi lettori state in questo momento leggendo. E non tenterò manco di convincervi d’essere assolutamente incapace di dichiarare il falso o non attendere ai miei doveri di giornalista con il massimo della professionalità che - come d’abitudine - sono in grado di esprimere. Sarebbe inutile nonché superfluo. Per questo, non faccio altro che confermare quanto da me qui espresso, e dire che in queste pagine si tratta dei fatti reali - o a dir meglio la realtà di questi fatti - occorsi in data giovedì 28 febbraio 2019. Gli scettici ad oltranza non sono meno stupidi dei creduloni più ingenui; ed io, brutalmente ferito nel mio orgoglio e nell’anima, meditando sull’indifferenza delle persone e sulla loro superficialità di giudizio, dico - “Che schifo!” Ed aggiungo: se mi volete comunque costringere a denunciare per diffamazione tutti coloro che hanno fatto dichiarazioni denigratorie nei miei confronti, sollevando l’ipotesi del falso mediatico, rispondo con un secco - “Basta mettere in dubbio la mia correttezza". Non pensate che sia difficile anche per me accettare una storia simile?! Sapeste quanto spesso mi sono sentito come se una vena si aprisse nel mio cuore e, per la prima volta, ho sperimentato una dimensione nuova dell’unione con Dio. Che avventura straordinaria mi sta capitando, cari miei lettori! Non dimenticherò mai nottate come questa, ve lo assicuro! Seppur un tempo pensassi di aver visto in sogno le cose più strane e spaventose esistenti in questo mondo, questa le ha battute tutte. Lor signori non si rendono conto che, al rievocare quelle scene, sto tremando come una foglia e che ho le palme delle mani incandescenti, tanto da incendiare la pelle del viso appena me le poggio sulla fronte per asciugare il sudore. Aprite i vostri cuori e permettetemi di parlare alla vostra anima, per convincere coloro che son ciechi nella fede a spalancare gli occhi alla Verità.

In un articolo sul sito www.culturacristiana.it, pubblicato sullo stesso portale, dai curatori del blog, con licenza CC BY-NC-ND, si parla Dio in maniera estremamente interessante, cercando di individuare delle ragioni puramente razionali per appurarne l’esistenza, e si dice che il fatto - “che Dio esista è attestato dall’esistenza della realtà, che è mescolanza di essere (e dunque non può essere ritenuta nulla) e di nulla (e dunque non può essere la pienezza dell’essere). Se c’è la realtà, c’è la Realtà. C’è l’Origine della Realtà. Se la realtà è ordinata, c’è l’Origine dell’ordine. Se la realtà è bella, c’è la Bellezza piena e perfetta. I filosofi cristiani hanno elaborato una serie di prove razionali dell’esistenza di Dio… (…) Ma perché allora Dio non impedisce all’uomo di commettere il male morale? Perché Egli ha voluto creare un essere che fosse «a Sua immagine e somiglianza», dunque libero, e non un automa che eseguisse automaticamente delle operazioni ripetitive. Il Mistero ha accettato il rischio della libertà. Lo ha fatto perché solo così il valore della sua creatura umana è davvero pieno. Ma creare un essere libero vuol dire necessariamente creare un essere che può dire non solo sì, ma anche no, cioè può commettere il male. In ogni caso nella Sua infinita sapienza Egli sa «trarre del bene anche dal male», così che S. Paolo ha potuto dire che «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio»: anche la crudeltà dei cattivi, anche le disgrazie. (…) Ma perché Dio, a cui la natura obbedisce, causa terremoti, inondazioni, uragani e altre sciagure? Anche questa non è una obiezione: in parte perché alcune sciagure naturali sono ascrivibili al male dell’uomo (come spesso capita nel nostro tempo), ma soprattutto perché, stante la condizione di lontananza dell’uomo da Dio e dunque di rischio gravissimo per l’uomo di dannazione eterna, Dio si trova per così dire costretto a richiamare l’uomo al suo limite (morale e ontologico) anche mediante questi mezzi estremi. L’uomo si crede Dio, e così rischia la dannazione eterna: Dio lo richiama a riconoscere di essere invece una creatura fragile, e così a volgersi a Colui che, SOLO, può salvarlo. Che cosa è peggio: una sofferenza limitata nella vita presente, o l’eterna infelicità? Dio dunque opta per il «male minore», un piccolo castigo temporaneo, per evitarne uno maggiore, la dannazione eterna. (…) Il desiderio di libertà, peraltro, è assolutamente buono: solo che la vera libertà è nella dipendenza dal Creatore della nostra natura, che Solo sa quale è il nostro vero bene e SOLO vuole la nostra compiuta felicità. Voler essere indipendenti da Lui significa, ci piaccia o no, essere dipendenti da un Nemico maligno, che vuole il nostro male, la nostra eterna sofferenza. A qualcuno dobbiamo servire: o a Colui che ci ama e ci vuole liberi, o a chi ci odia e ci vuole suoi schiavi”. Sembra pertanto che quasi tutto ciò che sia degno di esser detto sia stato già sopra spiegato e che non mi sia rimasto altro da fare che rammentarvi - al solito - chi io sia, e non lo dico per vanto o mancanza di modestia, ma perché voi possiate ben distinguere le verità di fatto - o contingenti - dalle illazioni e gli spropositi in materia di notizie. Io, ALBERTO DE PRA, faccio il reporter ed i reportage come questo assumono, almeno per me, le connotazioni di un vero e proprio viaggio all’interno di un soggetto che reagisce agli stimoli provenienti dall’esterno. Non ho mai desiderato fare altro mestiere che il giornalista, perché questo lavoro mi obbliga a comprendere più in profondità me stesso, gli altri ed il mondo, alimentandosi di meraviglia e di curiosità ogni giorno che passa. Ho lavorato per quotidiani e periodici nazionali, avendo una famiglia alle spalle davvero eccezionale che mi ha sorretto sempre, anche nei momenti più difficili; anche quando mi sono occupato di vicende di MAFIA ed altri eventi di cronaca nera e giudiziaria - sin dal lontano 1986, anno in cui ebbe luogo il Maxiprocesso di Palermo contro Cosa Nostra che vide coinvolti 475 imputati per diversi capi d’accusa, tra cui quello di associazione a delinquere di stampo mafioso. Era tempo che non mi sentivo più nelle condizioni di potere lavorare full-time su inchieste delicatissime quali quella di Andrea, che richiedono un tipo di impegno totalizzante. E se lo faccio… lo faccio non perché mi piace, non perché ne ho voglia, ma perché è bene, perché è giusto, perché è mio dovere farlo. Nell’arco di questi ultimi quattro anni c’è stato un crescere della frequenza e dell’intensità delle minacce pesanti di violenza e morte, intimidazioni nei confronti miei e delle mie figlie; ecco spiegato - e più volte ribadito - il motivo per cui mi firmo con uno pseudonimo. Voi, del resto, che avreste fatto al posto mio?! Io, che sia chiaro, non mi fermerò davanti a niente e procederò, in sede penale, per ogni cosa che verrà detta contro di me ed a danno del caso da me seguito e qui a voi riportato.

CHIARA, non fermarti mai all’apparenza, con tuo marito dovrai andare sempre oltre ciò che vedi. Leggi nei suoi occhi se vuoi sapere la verità. Coinvolgilo nella tua vita e non metterlo mai da parte: ha costantemente bisogno di sentirsi importante. Abbraccialo all’improvviso, perché il tuo Angelo Custode ama questi gesti. Prendi l’iniziativa, in ogni campo. Impara a capire le espressioni del suo viso, leggi il tono della sua voce, il suono dei suoi respiri. E vai da Lui!

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 16 April 2019
  • 14

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Andrea Brusa

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