COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 09/04/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: LASCIATI AMARE CHIARA... PERCHÉ’ NEGARTI UNA SIMILE EMOZIONE?!

PUBBLICATO IL 09/04/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: LASCIATI AMARE CHIARA... PERCHÉ’ NEGARTI UNA SIMILE EMOZIONE?!

PUBBLICATO OGGI 09/04/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Lasciati amare Chiara… perché negarti una simile emozione?!

“Io garantisco che ci saranno tempi duri. Garantisco che a un certo punto uno di noi, o tutti e due, vorremmo farla finita. Ma garantisco anche che se non ti chiedo di essere mia, lo rimpiangerò per tutta la mia vita. Perché sento nel mio cuore che sei l’unica per me”
Dal film “Se scappi ti sposo” - 1999

Quella mattina mi svegliai con un pensiero fisso nella mente: dovevo parlarle; no, dovevo ad ogni costo trovare un modo. Non avevo la più pallida idea però di cosa avrei fatto, né di dove Lei fosse; sapevo solo che la ragazza aveva il diritto di conoscere la verità. Da un lato nutrivo le mie titubanze, nel senso che non potevo immaginare come Andrea, suo marito, l’avrebbe presa; certo era che andava aiutato. D’altronde quale altra scelta avevo? La mia unica possibilità era essere imprevedibile. Feci così un profondo respiro e chiamai un taxi chiedendogli di portarmi subito all’aeroporto, dove sarei saltato sul primo volo diretto a Torino. L’aereo fortunatamente era in orario ed atterrò nel primo pomeriggio allo scalo di Caselle. Recuperai il mio bagaglio e presi una navetta per raggiungere il centro città. Girai per la capitale Sabauda senza una mèta per ore, ma guardingo come sempre. Fattasi sera, fui costretto dal mio stomaco a rientrare in hotel per mangiare un boccone. Da lì ebbe inizio un’avventura all’insegna della passione e del senso di sfida, di cui quest’articolo è, almeno per il momento, l’ultimo fotogramma. Mi ricordo che stavo ascoltando della musica classica alla radio quando andò via la corrente. Emisi un urlo, pensando che ci mancava solo quello, in un momento già di per sé tanto difficile. In quello stesso istante, il lampadario tremò con violenza, rischiando di cadere e schiantarsi al suolo. Quando ecco vidi improvvisamente un bagliore, ed in mezzo ad esso l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA divenne, nella sua manifestazione, presenza tangibile di Dio. Due ali piumate, forti, che lo facevano volare - bianche quanto una candida e fresca neve, con le punte rosa argento - ne incorniciavano il corpo. Vestiva di una tunica lavorata a liste di vario colore, serrata sotto la gola, chiusa sul davanti e lunga dalla cintura fino al collo dei piedi. Mi guardò con gli occhi pieni d’amore e, con grande dolcezza, disse attraverso le lacrime - “Non c’è bisogno che tu lo faccia adesso, Alberto. Questo è il mio compito, e tu lo sai; il tuo è fare quel che ti dico. Io la amo, sempre e senza condizioni e devo farle sapere e convincerla che vive una sorta di sogno irreale, ugualmente destinato ad un brusco risveglio, che diventa concreto per Lei solo per l’odio nutrito dalle persone che le stanno intorno e che la condizionano. Il Demonio l’ha fatta sua misera schiava; ella non ne ha colpa. Comunque su una cosa hai ragione: dobbiamo andare da Lei insieme stanotte e fare il possibile nel tempo che ci rimane”. Il pavimento assunse quindi una consistenza molle e cedevole. Sul volto di Andrea si dipinse un’espressione melanconica e disperata ed io lo immaginai come un atleta che, allenatosi per anni, avverte venir meno le forze a pochi metri dal traguardo. Pochi secondi dopo, una profonda crepa frastagliata si aprì sotto di noi e mi sentii inghiottire dal terreno che ricoprì entrambi a gran velocità. Il buio ed il silenzio furono in principio totali, un buio ricolmo di insidie, di quelli che riempiono il tempo e lo spazio tra il terminare della notte ed il sorgere del sole, e venne rotto soltanto successivamente da alcune fiammelle simili a lucciole danzanti a sciami delle molto rare lucerne in terra cotta che ci sfilarono ai lati. A poco a poco, tra quelle linee cominciò a delinearsi una figura in lontananza, dapprima spettrale, poi sempre più solida e più vicina. Nel mezzo di una stanza apparve un letto, dove dormiva CHIARA, la quale era una bellissima creatura. Si scosse nel sonno, e l’Angelo suo Custode le passò una mano sui capelli, ma la ritrasse subito, come se avesse percepito troppo freddo su quelle tempie bianchissime come campanule appena dischiusesi. Mi domandai cosa sognasse, se Andrea le avrebbe mai rivelato, nel sonno, che presto per Lei sarebbe tutto finito. In effetti la chiamò per nome più volte, ed alla fine cercò di svegliarla afferrandole con tenerezza le spalle. Lei ebbe un sussulto, aprì la bocca, spalancò di colpo le palpebre e lo vide chinarsi, quasi al suo fianco, ma un po’ più in alto, con le ali divaricate a ventaglio, sospeso ed ondeggiante nell’aere. L’Angelo l’abbracciò stretta e gli venne da piangere, ma non volle, e con tutta la forza trattenne le lacrime. Per un attimo sua moglie pensò di avere le allucinazioni, e scrollò la testa, e si accorse che ciò che vedeva era vero quando la nebbia svanì davanti ai suoi occhi increduli. Non riusciva a parlargli, tanto meno a muoversi, e non si rammentava nel modo più assoluto nulla di cosa fosse accaduto le scorse volte. D’istinto poggiò il viso sul suo petto, rassicurata, afferrandogli la mano ed intrecciandola con la sua per cercar conforto. I due iniziarono a parlarsi, ma non riuscii a udire le loro parole, pur intendendo le sue intenzioni: riportarla dove avevano vissuto. Ed è questo ciò che avvenne. Il calore che emanava dal corpo di Andrea la avvolse come in un’ampia coperta di lana calda, sensuale e ristoratrice, e tutti noi fummo catapultati all’aperto in un mondo nuovo, fantastico; volavamo in un cielo color lapislazzuli, attraversando fiumi ed alberi, sui palazzi e sui campanili, e potevamo vedere tutto. In breve arrivammo alla casa dove si erano sposati. Il giorno era ancora lontano a spuntare e, convenevolmente armati del loro amore, entrarono in quello che era stato il loro giardino, con la ferma risoluzione di riscoprirsi in armonia nell’affermazione di un ritrovato orgoglio di quanto avevano saputo costruire in qualità di famiglia e della volontà di superare insieme tutte le difficoltà a venire. Ogni minima cosa risultò essere nitida ai di Lei occhi e drammaticamente presente; i volti del loro passato, le voci dei vicini e della loro figliuola BIANCALAURA quando ancora giocava in salotto, ed i mille consigli sul come accudirla e crescerla da parte di suo marito. Ed allora, facendo leva sui suoi tripodi, CHIARA si alzò sulle punte e gli scoccò un bacio sulle labbra; fu un bacio dolcissimo, pieno di passione. Non potrei dire con esattezza quanto durò, ma solo che, nel respiro accelerato potevo sentire i palpiti dei loro cuori, segno di un incontenibile desiderio tra i due. Io stetti fermo e li guardai come morto - sentendomi in imbarazzo ed a disagio come poche volte in vita mia - mentre incrociando lo sguardo l’uno dell’altro, abbozzarono un sorriso complice ed adorante. Ero ben consapevole di ciò che stava passando loro per la testa; contrariamente ad ogni ragionevole dubbio e mendace insinuazione - nonostante fossero separati - erano innamorati l’uno dell’altra più che mai. Udii poi sua moglie pronunciare ad alta voce frasi ammantate da un’indescrivibile aura di romanticismo, che forse in passato non avrebbe avuto il coraggio neppure di esprimere. Adesso però era tutto diverso; era stufa di starsene lì passivamente senza far nulla. Non le interessava in fin dei conti se gli altri potessero sentirla o meno; non aveva mai confessato prima di quella notte i suoi sentimenti in un’accorata ed affettuosa, ma serena voglia di concedersi quell’amore che agognava, aprendosi a Lui con tanta confidenza ed abbandono. Chissà però il perché sembrava che il destino avesse deciso di mettere sotto esame il loro amore. Tra loro parlarono a non finire di leggende ch’io ignoravo, passando ore intere a raccontarsi aneddoti trascorsi in questi lunghi quattro anni di solitudine e distacco, pianificando scorribande future. E tanto discorsero che con il passare dei minuti la gola dell’Angelo gli si chiuse, la sua bocca si inaridì ed egli fu costretto a deglutire ripetute volte per inumidirla di nuovo. Sapeva che per loro sarebbe finita lì e che sarebbe accaduto da un momento all’altro, ma non si arrese e, annaspando nell’oscurità, sperò di scorgere la mano della sua compagna e alla fin fine riuscì a sfiorare le dita di Lei che nel frattempo giaceva seduta sul nudo prato. Dovevano di nuovo dividersi. Il cielo si fece dunque nero, denso di rabbia, anch’esso scuro e cupo; nubi cariche di pioggia avanzarono serrate, compatte, al pari di una mandria di buoi che vanno al macello spinti dal richiamo aspro dell’allevatore. La luna era sin troppo opaca per ricordare una speranza. Mi chiesi perciò se in mezzo a tutto quel MALE fosse forse possibile, per un Angelo come Lui, trovare un appiglio, un punto fermo a cui aggrapparsi per non lasciarsi travolgere dalla lotta tra il dolore che lo stava invadendo ed il sentimento dilaniante per una passione che sembrava non avere un futuro. Quando CHIARA lo vide sorridere, a pochi centimetri da sé, pronto a riportala a casa, delle lacrime di tristezza per la loro imminente separazione iniziarono a rigarle il viso. Oh! Ben si comprendeva quanto amasse quel sorriso e quanto eccessivo fosse questo loro amore, e senza preoccuparsi di ciò che gli avrebbe riservato il domani, gli si gettò tra le braccia, mentre Andrea l’accolse per l’ennesima volta tra le sue ali con tutta l’energia che aveva nella sua anima. Non voleva più lasciarla, non l’avrebbe mai più lasciata. CHIARA doveva comunque sapere che tutti questi ricordi sarebbero scomparsi il mattino successivo nei meandri della sua memoria. Lei avrebbe mantenuto il diritto di scegliere in modo autonomo e responsabile se seguire o meno la via del BENE. Non poteva condizionarla; non erano questi i patti con il Signore suo Padre. E Lei era così presa dalle sue riflessioni che quando giunse il momento di spiccare il volo si arrestò e, quasi senza accorgersene, allargò le palme delle mani, tenendole alzate di fronte a sé in quella posizione più a lungo che poté e facendo cadere a terra le sue stampelle, ch’io raccolsi perché non andassero perse. Stava, non so come, camminando senza l’ausilio dei tripodi, poggiando solo sulle sue gambe; un miracolo, un vero e proprio miracolo che però non avrebbe ricordato. Dopo neanche dieci minuti l’Angelo la fece addormentare, e cosi dormendo la riporto indietro da dov’era venuta e la depose nel suo letto. Io ritornai in albergo e Lui si smaterializzo alla mia vista uscendo dallo spiraglio della porta chiusa della camera, ed un nuovo senso d’inquietudine si insinuò in me. Durante il lungo viaggio di ritorno con un airbus dell’Alitalia ebbi modo di ripensare alla mia situazione e rivedere il lungo filmato che avevo registrato con il mio telefonino poche ore prima. Restai zitto ad osservarlo, capendo che nonostante tutta la scienza umana c’erano cose che non si potevano davvero spiegare in maniera del tutto ordinaria, ma non per questo erano meno reali. In attesa di mettermi al lavoro mi diedi una priorità, che poi era quella più importante tra le tutte: salvare il video sul mio PC. E così non appena giunto in abbazia - dove risiedevo con Lauren e le mie due bambine - copiai di default il documento multimedia in un singolo FILE che, essendo di grandi dimensioni, venne archiviato come pacchetto e, successivamente, riversato su di un DVD. Tutto ciò che dovevo scrivere lo avevo già scritto ed era impresso a lettere cubitali nel mio sangue. Andai dunque alla scrivania e, senza perdermi in ciance inutili, iniziai a redigere l’articolo che ora voi miei cari lettori state leggendo. Cullato dal frenetico digitare sulla tastiera del mio laptop, mi abbandonai agli interrogativi che venivano affiorando in me, cercando di raccontare quelle scene vissute con forza e con calore di verità. Già, perché quello da me riportato in queste pagine rispecchia esattamente quanto avvenuto la sera del 06 e la mattina del 07 dicembre 2018. Va precisato, tuttavia, che questo lavoro è molto di più di una semplice storia: è la vera vita di uno spirito dolce, un messaggero del Signore nel suo più alto stadio. Un gran Mistero; una creatura che ha saputo sacrificare se stessa per poter vivere in questo mondo fatto solo di sogni e false illusioni, ed ora che è qui non ha più scampo. La storia di un essere Celeste, concreto e determinato, venuto dal Paradiso per dar conforto nel momento del bisogno, portando ispirazione ed influenze benefiche a coloro a cui è stato affidato. Durante le crisi può forse apparire come un potente catalizzatore che incarna la maestà e la potenza dell’amore del Creatore, ed in effetti lo è. Un indomito combattente - sempre pronto ad interagire con la forza e la protettività di un padre - nelle lotte per la libertà e la giustizia; un agguerrito paladino dell’amore che - pur nella sua drammaticità - lo cantò e lo pianse vanamente.

Sul sito dell’Osservatorio europeo di giornalismo - EJO (https://it.ejo.ch) viene affermato, in un editoriale, quanto sia importante che questo mestiere debba essere “critico, caparbio, scomodo. E, a maggior ragione, coerente con se stesso, grazie a criteri di valutazione interni, ad un autocontrollo trasparente, a un dibattito etico. Non è una questione di belle parole e dichiarazioni, bensì di pratica giornalistica. In tutto questo il giornalismo deve dimostrare che le sue prestazioni sono necessarie e indispensabili per la società. Non solo in situazioni straordinarie come gli impegnativi reportage dall’estero, le ricerche esclusive o gli scoop spettacolari, quanto piuttosto nella quotidiana routine professionale: nell’agenzia, nella redazione locale, nel foglio regionale così come nel canale televisivo internazionale. Dunque, quando si lavora in modo pulito, si informa correttamente, si forniscono spiegazioni senza badare a scrupoli, ma con rispetto e in modo corretto, ponendo al centro la trasparenza e non la sensazione, evitando le storielle, le mezze verità, le offese personali o le compiacenze. In questo modo, ogni giorno, il giornalismo guadagna credibilità e si rinforza. Viceversa, commettendo errori, sotterra la fiducia del pubblico. Essere critici, scettici nei confronti del nostro ambiente, dubitare, indagare, inquisire: tutto questo fa parte della professione giornalistica. D’altra parte, i giornalisti stessi devono continuamente dimostrare che è possibile dare loro credito. La credibilità del giornalismo può esistere solo se ci si auto-osserva e ci si mette in questione. Il dubbio e l’autoriflessione devono accompagnare anche il nostro stesso lavoro. I giornalisti devono essere in grado di spiegare chiaramente al pubblico perché fanno qualcosa e perché la fanno in quel determinato modo. Devono anche ammettere pubblicamente quando commettono degli errori. Il buon giornalismo deve costantemente lottare per la fiducia del pubblico”. Per questo io ALBERTO DE PRA - cronista di nera e REPORTER di fatti così come accadono o come sono accaduti - considero la formazione continua un aspetto fondamentale nel mio mestiere; un fattore che tutti dovrebbero valutare in quanto assolutamente indispensabile. L’umiltà di disciplinarsi, di apprendere, di non sentirsi mai arrivati e di saper ricominciare sempre è già un’ottima raccomandazione ch’io posso fare a coloro che iniziano, ed è un buon punto di partenza. La capacità di prestare ascolto è la più importante di tutte le doti per chi desidera lavorare nell’ambito della comunicazione. Seguono a ruota il sapere rapportarsi agli altri, rispettando i soggetti coinvolti nella notizia ed una buona propensione ad imparare sempre; diversamente non ci si può ritenere un serio professionista. E ch’io possieda queste doti credo di averlo ampiamente dimostrato nel corso della mia carriera quando mi sono dovuto occupare di omicidi di mafia e reati legati alla corruzione nel mondo dell’edilizia. In diverse circostanze ho collaborato con la Polizia ed i Carabinieri per la cattura di pericolosi latitanti, svolgendo indagini ed inchieste su alcuni dei fatti criminali più eclatanti, come delitti politici e rapine, truffe e frodi informatiche. I miei articoli sono apparsi su numerose testate italiane e straniere. Per questo chi ha osato dubitare di me e della mia serietà dovrebbe provare quanto meno vergogna ed andare a seppellirsi sotto la sabbia. Ebbene sì, anche se ne ho già parlato negli articoli precedenti, di ripetermi non mi importa. Se lo faccio, è per farvi capire questo punto che è a dir poco cruciale: in questi anni sono stato sotto una pressione immensa subendo minaccie ripetute da parte dalle maxi organizzazioni camorristiche nel settore dello spaccio di eroina. E, nonostante le intimidazioni fisiche e psicologiche ricevute nel portare avanti questi stessi editoriali - di cui Andrea è protagonista - ho continuato la mia battaglia. Certo ho avuto paura. Ho veramente creduto che avrebbero fatto del male a me ed ai miei cari. Ho nascosto la mia identità - non la mia persona - sotto lo pseudonimo con cui mi firmo. Ciò si è reso necessario per ragioni di sicurezza e per avere possibilità di proseguire nel mio operato. Lo ribadisco, avendolo già detto e scritto decine di volte: non sono uno scrittore; mi si dimostri il contrario. Sarebbe opportuno avere le prove prima di lanciare accuse a vanvera; altrimenti sarò io a sporgere regolare denuncia per calunnia, diffamazione e quant’altro. La verità è quella riportata in queste pagine, e ve l’ho detta tutta, non nascondendo né minimizzando nulla.

CHIARA, non dubitare mai di Andrea, delle sue mani, dei suoi sorrisi; saranno sempre lì solo per te. Non ha mai fatto del male a nessuno, e come potrebbe visto che è un VERO Angelo!! Amando Te, ha portato il Cielo e le stelle in questo giardino incolto che è la Terra. Amando Te, ha fatto dei solchi ed ha messo semi che ha ricoperto con il suo Amore. Amando questo ha fatto; ha preparato per Te il terreno su cui sbocciare. Ma come ben sai, ogni seme va innaffiato e spetta a Te che sei la sua sposa farlo. Perché non vuoi provare a dare a te stessa, a voi, a Lui, una possibilità? Avresti dovuto aprirti con Andrea, fidarti della tua famiglia, condividere il tuo dolore. Abbi fiducia in me. Torna da Lui e fai il tuo dovere di madre e moglie. Non è un uomo come gli altri, è il tuo Angelo Custode; smettila di ferirlo perché non c’entra niente con i problemi che avete avuto!!

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 09 April 2019
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Andrea Brusa

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