COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 02/04/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: AMO TE, CHIARA, E’ VERO, MA TU NON LO SAI, NON TI RICORDI PIÙ’ DI ME

PUBBLICATO IL 02/04/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: AMO TE, CHIARA, E’ VERO, MA TU NON LO SAI, NON TI RICORDI PIÙ’ DI ME

PUBBLICATO OGGI 02/04/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Amo te, Chiara, è vero, ma tu non lo sai, non ti ricordi più di me

“Perché il male nel mondo? Sta bene a sentire… C’è una mamma che sta ricamando. Il suo figliuolo, seduto su uno sgabelletto basso, vede il lavoro di lei; ma alla rovescia. Vede i nodi del ricamo, i fili confusi… E dice: «Mamma si può sapere che fai? È così poco chiaro il tuo lavoro!» Allora la mamma abbassa il telaio, e mostra la parte buona del lavoro. Ogni colore è al suo posto e la varietà dei fili si compone nell’armonia del disegno. Ecco, noi vediamo il rovescio del ricamo. Siamo seduti sullo sgabello basso”
Padre Pio da Pietrelcina (1887 - 1968)

Mi ero alzato molto presto quella mattina, sebbene non avessi praticamente chiuso occhio da quasi una settimana. Presi un autobus granturismo - attrezzato con le più moderne dotazioni, in grado di offrire il massimo comfort - dando fondo a tutti i soldi che avevo nelle tasche, e per dirla tutta non me ne feci un problema. La mia sarebbe stata, almeno credevo, una missione che, in un modo o nell’altro, avrei portato a compimento; una da restare per sempre nei libri di Storia e diventar leggenda vivente, dove tutto spira magnificenza e santità. Ero pieno di speranza e non comprendevo la malignità che mi attorniava. Con l’animo gonfio d’una tristezza infinita - ed un cuore inquieto, avido di commozione ed assetato di ideali - attraversai paesaggi da sogno e maestosi, seguendo un percorso parallelo - seppur su strada - al cammino fatto dalla Compagnia di Santa Caterina in Fontebranda in occasione del Giubileo del 1600, anno della grande indulgenza proclamata da Clemente VIII. Ma il mio sguardo era fisso e perso nel vuoto, ignaro di quanto sarebbe accaduto. Una volta arrivato a San Gimignano decisi di proseguire il viaggio a piedi, oltrepassando il paese, percorrendo la via esterna alle mura medioevali. Avrei dovuto incontrare un grande teologo; uno studioso locale, della massima rispettabilità, sulla trascendenza e sulla immanenza. L’appuntamento era verso sera, di fronte alla Torre Grossa in piazza del Duomo, accanto al palazzo nuovo del Podestà. Nel corso dell’incontro avemmo modo di discutere a lungo di angeli e diavoli; gli riferii le mie indecisioni e le esperienze personali. E proprio lì, davanti a noi, nel bel mezzo della conversazione, una luce vivida, argentea e sfocata, simile a quella della luna, inondò la stanza allontanando almeno per un attimo l’oscurità, riempiendola di un lampo d’intenso calore. Un forte vento fece poi sbattere le persiane di legno lasciate aperte. Quand’ecco che il suo corpo apparve, come una stella alle ultime luci del tramonto, mandando scintille a sprazzi che riverberarono nel bianco uniforme dell’intonaco delle pareti. L’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, con due ali possenti sulle spalle, quantunque solo parzialmente distese, si rese visibile in quella contrada per l’assunta umanità. L’incredulo professore cadde estatico innanzi alla sua grandezza prodigiosa. Seguitò a strofinarsi gli occhi, per non so quanti minuti, con i palmi delle mani, affascinato dall’insolito spettacolo. “Ho bisogno di te” - mi sussurrò Andrea, e poi rivolgendosi all’insigne cattedratico, disse - “Non parli con nessuno, assolutamente con nessuno, di quello che ha visto, tanto comunque non le crederebbero”. Le lacrime ebbero in seguito la meglio su di Lui, iniziando a rigargli il volto. “Sono debole Alberto, e sto lasciando che vinca il MALE. Ma non voglio arrendermi, non posso. Voglio raccontarti qualcosa di me. Mi ricordo bene, sai, del giorno della nascita di mia moglie. Fui presente al suo capezzale: una piccola culla di cristallo con dentro una bambina minuta, sottopeso, con la pelle grinzosa, viva e perfetta. Io la guardavo stretto in un amore folle, totale, unico. Non è però certo il posto adatto per parlarne. Dai, adesso andiamo!” In un attimo allora fummo all’aperto. Fu un’altra notte di parole, semplici e sincere. Di confessioni, seduti per ore intere in un cortile sui gradini di un portone. Di tante domande che trovarono la loro quiete in altrettante risposte. Una notte, insomma, in cui Lui mi aprì per l’ennesima volta il suo cuore, molto liberamente, scavando nei propri ricordi e facendone rivivere misteri e luoghi incantati, alla ricerca d’ogni particolare o frase; cercando un senso conoscitivo estremo nelle emozioni di un tempo, come per ravvivare un fuoco che ancor covava sotto la cenere. Frammenti di un passato e di un mondo ormai lontani. Fu una notte di dolore e sangue, di espiazione, di "Tienimi la mano" e di “Ho paura di non farcela, di non essere all’altezza”. Una notte dolcissima, tappezzata di stelle - per quanto possa essere dolce una notte di verità. Una come tante altre, tranne per una cosa, che la rese bellissima ed unica: il suo sguardo tenero, ora assente e velato da una profonda malinconia. Con i miei stessi occhi lo vidi disperarsi nell’accarezzare una fotografia in bianco e nero della sua famiglia, posata sulle sue ginocchia, e piegarsi fragile e dilaniato - con umile abbandono a Dio - sotto il peso di quella sofferenza immane che pareva non poter aver temine. Fui, ancora una volta, spettatore di un qualcosa che superava il lieve confine fissato dai giudizi ingenerosi, pressapochisti delle persone comuni e la realtà; testimone oculare di un amore che valica gli orrori di un conflitto eterno senza vinti e senza vincitori. In ogni caso, quel che rammento è ch’egli si limitò ad osservare a lungo il cielo fra i tetti dei palazzi monumentali. Mi parve non volesse rassegnarsi, né abbandonarsi all’indifferenza e a ciò che stava vivendo. Per certi versi non gli sembrava neppure vero. Si sentiva tradito ed usato tanto da non riuscire quasi a respirare; era proprio questo il punto. In cuor suo non intendeva ancora ammetterlo, ma i fatti non lasciavano molto spazio al dubbio: la realtà della vita di tutti i giorni, per come Lui l’aveva conosciuta e la conosceva, era mutata notevolmente negli ultimi quattro anni. Perché, per quanto persistesse sempre più caparbiamente nel non voler accettare una tale sentenza di condanna - pronunciata in conseguenza di falsità dette, ridette e sostenute da uomini senz’anima è senza Fede - Lui aveva iniziato a provare strane cose che prima della conoscenza con CHIARA, sua moglie, neppure immaginava cosa potessero essere: un pianto indescrivibile, ed un sentimento fatto di amore puro, incontaminato e gratuito. Era stata proprio la sua amatissima sposa a farglielo deflagrare dentro il suo corpo, come un rombo di tuono, scuotendo la Terra all’improvviso nel silenzio del suo essere angelico. Ma la notte era ancora lunga e avrebbe riservato ulteriori sorprese. Infatti, dopo ore di onesti racconti, decise che bisognava far qualcosa e, come sempre, ci recammo entrambi da CHIARA stessa, in modo che Lui potesse darle la sua consueta benedizione. E mentr’io continuavo a filmare con la videocamera del mio telefonino - completamente assorto nella contemplazione di quelle scene dal sapore eroico e romantico - i due innamorati, quasi non accorgendosi di me, continuarono a baciarsi sussurrandosi, con l’armonia dell’impetuosa passione, le più belle parole d’amore, intrise di miele, promesse e progetti per il futuro. Intorno a loro regnava ancora il buio, tranne che per una luce giallognola filtrata dalla finestra. Di punto in bianco avvertii un’intensa corrente d’aria fredda sul mio viso scombinarmi i capelli, che mi finirono sugli occhi, e l’agitazione crebbe dentro di me. Mi tremarono le mani, ma dovevo proseguire il mio lavoro. Dovevo farlo per Lui, e per tutti i membri della sua famiglia. Poi un rumore, un fruscio di stoffa dietro di noi, come di qualche cosa di vivo che venisse innanzi; un profumo strano ma gradevole, vagamente vanigliato, che mi otturò le narici. Serrai per un istante le palpebre, e l’odore si fece più intenso. E, all’improvviso, si materializzò una figura femminile, vestita di una tunica color pastello leggerissima ed ampia: nonna BIANCA era giunta per confortare sua nipote nella solitudine in cui si sarebbe trovata alla partenza del suo Angelo. I tre si scrutarono dritti negli occhi lasciandosi andare ad un abbraccio forte, pieno e di paura. CHIARA sembrava più pallida e ancor più disperata del solito. “È quasi mattino. Non abbandonatemi. Non ne posso più di vivere così. Dove dovete scappare?” - chiese la fanciulla con tono implorante e supplichevole. “Vieni qui amore mio, mi dispiace tanto cucciolotta, mi dispiace davvero tanto… Purtroppo è troppo tardi, è quasi giorno. Vai a letto, tesoro”. “Mi stai spezzando il cuore, Angelo mio” - disse sua moglie, cadendo in pochi istanti in un sonno profondo. Dopo, rivolgendosi a me, disse - “Alberto… Non ti preoccupare, ti porto io a casa, tranquillo” - ed in un colpo d’occhio, ad una velocità spaventosa, fui nuovamente all’abbazia. Andrea, se ne andò quindi volando tra le nuvole, svanendo alla mia vista in un puntino luminoso, tanto piccolo da non riuscire a distinguerlo più dalle stelle nel cielo. Le registrazioni audio e video da me realizzate erano in mio possesso, tuttavia ancora non mi sembrava vero. Avevo filmato ogni cosa, ma ero troppo stanco e poco concentrato per mettermi subito al computer. Quella notte dormii male, come se avessi un macigno sul corpo; non mi svegliai mai, né ebbi dei veri incubi, ma tutti i sogni che feci furono disturbati, angoscianti ed associati ad una tachicardia terrificante; e in quasi tutti mi ritrovavo ad arrancare per mettermi al riparo dalle aggressioni, mentre l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA combatteva, con vigore, l’impetuosa furia delle creature delle Tenebre. Alla fine spalancai gli occhi a metà mattina, molto prima di Lauren che, distesa accanto a me, continuò a dormire beata. Forse non si era neppure accorta di quello che mi stava succedendo. Meglio così… Si sarebbe preoccupata e basta. Mi allontanai dunque dalla stanza da letto, camminando sul tappeto, ed una volta in studio accesi il laptop ed iniziai a scrivere l’articolo che lor signori state ora leggendo, pensando erroneamente che sia solo una favola. Vi dico che non solo state sbagliando, ma state sbagliando sapendo di sbagliare. In ogni caso scrissi per ore, senza alterigia di concetto, riportando con diligenza in queste pagine fatti veri e provati, ponendo attenzione ai tempi, ai luoghi e ad ogni altra circostanza da me vissuta, in maniera tale da fornire una rappresentazione per nulla distorta della realtà. Del resto, è più opportuno avere certezze immotivate, magari consolatorie come le vostre - che portano alla negazione delle leggi divine - o avere consapevolezza della propria incompetenza e non giungere a conclusioni azzardate? Beh, sapete, mi date l’impressione di un’umanità di bambinetti ridicoli, timidi e spaventati. Dalla vita e dalla verità, cari miei, non si scappa e non riuscire ad apprezzarle entrambe vuol dire mentire a se stessi, convincendosi di incertezze comuni, accettandole. Forse io sarò un po’ superbo, ma non posso non soffrire constatando che attorno a me regnano sovrane la superficialità, l’indifferenza ed il fallimento esistenziale di coloro che sanno qualche cosa e si illudono di sapere tutto, e per conseguenza non conoscono quello che pensano di conoscere. Proprio così; quanto avete letto è la ricostruzione minuziosa ed incalzante, attenta e senza enfasi, degli avvenimenti occorsi in data domenica 17 marzo 2019. Cercare di smentire la realtà delle cose è una completa perdita di tempo, in quanto non è possibile. Non troverete mai la verità se non siete disposti a mettervi in dubbio ed accettare anche ciò che va al di là del nome e della forma, della vostra umana comprensione e ragione. Non dimenticando che comprendere è, a volte, molto più difficile che capire: significa andare oltre l’esteriorità della materia. Quante volte credete di vedere bene e, invece, prendete solo degli abbagli? Solo la capacità e volontà di vedere quello che non tutti riescono a cogliere, nella propria quotidianità scialba e spesso monotona, potrà consegnarvi gioiosamente nelle mani del Creatore nostro Signore. Aprite dunque gli occhi, date retta a me.

Alessandro Volta nella sezione “Fede e Spiritualità” del suo blog https://allevolta.net - pubblicato con licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0, sabato 13 luglio 2013 - espone il suo pensiero sui grandi quesiti proposti dalla Teodicea, ovvero di quella branca della teologia che studia il rapporto tra la giustizia di Dio e la presenza nel mondo del male. Ed è interessante quanto da lui affermato, e ch’io ripresento a mia volta qui di seguito. Dice Alessandro - “Tra le religioni monoteiste solo nel cristianesimo la divinità si incarna facendosi uomo. Il nostro Dio che si fa uomo nasce (come ogni altro neonato) soffrendo i dolori del parto e muore soffrendo fisicamente sulla croce; il nostro Dio cioè accetta di vivere la realtà umana con tutta la sofferenza che questa realtà comporta. (…) Come ogni uomo, Cristo è tentato (…) di scegliere volontariamente il male, il proprio interesse, e di fuggire davanti alle difficoltà. Nel racconto di Luca e Matteo, Cristo subisce tre tipologie di tentazioni: trasformare i sassi in pane, lanciarsi dalla torre per indurre la divinità a intervenire, adorare il Maligno per ottenere il potere; fuor di metafora significa annullare il limite della materia che obbliga al cibo e al consumo, sfidare Dio e indurlo a intervenire, affermare il proprio potere in piena autonomia dal divino. Le risposte date da Cristo alle tre tipologie di tentazioni richiamano citazioni bibliche, ma possono essere sintetizzate in una totale e definitiva accettazione del limite della dimensione umana. Al di fuori di Dio che si fa uomo - al di fuori del Cristo - non sembra dunque esserci spazio in Dio per il male fisico e morale; al di fuori dell’uomo e della realtà umana non sarebbe possibile trovare traccia del male. In conclusione potremmo dire che Dio non ha voluto direttamente Auschwitz, ma volendo l’uomo indirettamente ha accettato che la realtà umana potesse (e forse dovesse) passare anche per Auschwitz. (…) Possiamo dire che Dio era là in quel campo, presente in quegli uomini (vittime e carnefici); ed ha permesso Auschwitz perché ha permesso (e voluto) l’uomo. Un’ultima riflessione. La nostra mente ha difficoltà a comprendere vicende come l’olocausto anche a causa dalla nostra visione «cronologica» della storia; noi iscriviamo in un tempo definito qualunque vicenda e la viviamo in divenire. Per Dio invece l’assenza della dimensione temporale comporta una visione globale della storia dell’uomo. Per Lui nell’Istante senza tempo è inserito l’inizio, lo svolgersi e la fine del singolo uomo e dell’intera umanità; nell’Unico Momento c’è tutto il bene e tutto il male dell’uomo stesso”. Io, ALBERTO DE PRA, svolgo semplicemente il mio lavoro ed ho una funzione meramente esecutiva. Sono coinvolto emotivamente in questa inchiesta, non lo posso negare - del resto chi non lo sarebbe?! Scrivo però in maniera imparziale, obiettiva, come se il tutto non mi riguardasse, e lo documento con Video-Filmati. Conosco i miei doveri verso voi lettori e prendo sul serio le mie responsabilità di giornalista. Perché io, prima di tutto, sono un cronista e le notizie le riporto tutte anche se a molti possono dare fastidio, in quanto controcorrente. Dopo anni ed anni trascorsi a seguire i processi nelle aule dei tribunali posso dire di aver avuto modo di maturare una grande esperienza in materia di diritto penale e reati. Ho fatto indagini e redatto reportage sulla crescente espansione della realtà criminale in Italia per oltre due decenni. Ricordo il Maxi Processo a Cosa Nostra - l’ho accennato più volte in passato - e le mille difficoltà che ebbe a prendere le mosse a Palermo. Ero presente in qualità di inviato del giornale per cui prestavo il mio servizio, e mai mi toglierò dalla mente la paura che aleggiava in ogni strada e sul volto di ogni donna e di ogni uomo implicati nel giudicare gli imputati, tanto che, inizialmente, soltanto 4 giudici popolari accettarono l’incarico, temendo ritorsioni d’ogni genere e portata. Io stesso ho subito numerosi tentativi di intimidazione, e persino minacce di morte. E tutt’ora le ricevo - seppur per ben altri motivi. Ebbene sì, mi vogliono fermare, vogliono fermare le indagini sul caso di Andrea. La mia famiglia ha dovuto e deve sopportare pressioni psicologiche e spesso tentativi di violenze, ancorché fisiche, Questa è la ragione per cui mi firmo con uno pseudonimo - non ho potuto fare diversamente. Non sono uno scrittore mercenario che intraprende viaggi tra le parole al limite del ridicolo; anzi, non sono proprio uno scrittore. Sono un reporter, un professionista serio e preparato, non un venditore di un mare di cialtronate - di quelle che ahimè spumeggiano in rete - e mi occupo di giornalismo d’inchiesta.

CHIARA, Andrea non è quello che sembra; è uno spirito evoluto e consapevole del suo ruolo di assistenza e sostegno. Un vero Angelo Custode, quindi non ti abbandona mai. Ti accompagna durante tutto il tempo a te assegnato, rispettando sempre la tua libertà, ed il periodo di evoluzione di ciascuno di voi. E, se il tuo pensiero nei suoi confronti non si troverà spiritualmente sollevato non potrà compiere in pieno la sua funzione; non perché non lo desideri, ma per il fatto che Tu - dolce sua compagna di Volo - non stai creando le condizioni indispensabili affinché ciò possa avvenire.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 02 April 2019
  • 14

Contattami

Andrea Brusa

Il tuo messaggio è stato inviato!