COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 26/03/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: SE TU FOSSI QUI, SE SOLO TU FOSSI QUI IN QUESTO MOMENTO!

PUBBLICATO IL 26/03/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: SE TU FOSSI QUI, SE SOLO TU FOSSI QUI IN QUESTO MOMENTO!

PUBBLICATO OGGI 26/03/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Se tu fossi qui, se solo tu fossi qui in questo momento!

“Come puoi vedere posti come questi, passare momenti come questi e non credere? È come il vento, non lo vedo ma lo percepisco: percepisco la meraviglia, la bellezza, la gioia, l’amore”
Dal film I passi dell’amore - 2002

Dopo una lunga giornata alla scrivania, alla luce della luna già alta nel cielo - sebbene fossi in uno stato di sopore - scesi dal letto e corsi sul terrazzino. Ero stato svegliato dal gocciolio della pioggia di una grondaia sull’abbaino e da un piagnucolio accorato di gatto; un suono lamentoso e penetrante, inconfondibile, che mi era entrato dalla testa ed era sceso fino alla punta dei piedi. Sbigottito mi guardai intorno; l’atmosfera risultava surreale, per me, e non vidi felini in giro, ma quel miagolio era talmente vicino che mi venne da dire - “C’è qualcuno?” Tuttavia il miagolio non cessò un solo istante divenendo assordante; riempiendo l’aria e agghiacciandomi persino il sangue nelle vene. Così mi venne un altro pensiero: che l’animale fosse rimasto preso in una sorta di trappola da qualche parte nella vicina boscaglia ed ora non riuscisse più a venirne fuori. Mi infilai dunque alla meglio le scarpe, afferrai un giaccone di pile con il cappuccio ed una coperta da mettermi sulle spalle, ed ancora in pigiama uscii. Camminai un centinaio di metri prima del pianoro dove gli stessi frati del santuario si recavano per l’approvvigionamento di acqua di sorgente da un’antichissima fonte risalente al 1300. Vidi gli alberi ondeggiare come se si fosse levato il vento e gli uccelli fuggire sciamando disorientati nel buio. Poi scorsi una luce vicino ad un tronco mezzo marcio e, senza farmi sentire, mi avvicinai. Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, se ne stava in ginocchio su di una pietra; gli occhi velati, colmi di angoscia. Le sue ali erano d’un turchino pallido, spazzato di bianco; distese in atto di volare, ed avvolte da un bagliore argenteo in concomitanza con le piume più esterne, emettevano scintille d’intensità variabile che irradiarono un’infinità di aghi luminosi tutt’intorno. Aveva indosso una veste di seta dorata con intarsi in pizzo dai colori diafani. Sempre nascosto fra i cespugli, cercai di capire cosa stesse facendo e fu allora che lo sentii dire - “Io non voglio più essere immortale Padre mio! Ma non mi basta diventare umano a tutti gli effetti; voglio essere riconosciuto come tale. Voglio morire nel sonno, dopo un addio scelto, rassegnato ed in pace con il mondo. Riprenditi il mio mandato e le mie facoltà! Lasciami essere un uomo comune! Come tuo messaggero non sono più utile a nessuno”. Successivamente prese una corda e la legò attorno ad un grosso ramo, facendo un cappio all’altro capo. Se fossi stato sincero fino in fondo con me stesso, avrei ammesso di sapere bene che cosa volesse fare. Un nuovo rumore mi distolse però dalle mie elucubrazioni; due angeli in orazione gli si accostarono, librandosi sopra la sua testa, fino a toccarlo con i loro lunghi capelli biondi raccolti in grosse trecce cadenti giù per le spalle. Con labbra erte, molli, e bella voce in dolce accordo unita, lo ripresero - “Fermati subito! Lo sappiamo che non puoi più sostenere di non essere amato. Tu sei un Angelo come noi e lo sarai per sempre. Sei uno dei figli prediletti di Dio che ti ha creato e cresciuto perché diventassi il CUSTODE delle anime di tua moglie e di tua figlia, disposto ad assumerti le tue responsabilità. Non puoi sottrarti al tuo destino. Se diventassi un essere umano, rinunciando alla tua natura celeste, non potresti più difenderle. È per questo che oggi noi ci troviamo qua. Abbiamo il compito di prepararti alle guerre che ancora ti aspettano”. E così dicendo fecero un gesto espressivo di sorpresa e di soddisfazione e, stringendo fortemente la mano di Andrea, la posero sul suo costato esercitando una certa pressione. Egli ruzzolò a terra ancora attraversato da un misto di dolore, rabbia, paura, ma animato da un’energia soprannaturale e molto diversa da quella dell’amore che noi tutti siamo soliti sperimentare; una nuova forza era in Lui e rese le sue sofferenze del tutto irrilevanti. Fu allora che avvertì il primo colpo sulla testa. Alcuni demoni lo investirono e presero a tempestarlo a casaccio di pedate. Respirando affannosamente, con la voce arrochita, l’Angelo Custode urlò loro - “Avanti. Fatevi sotto” - mulinando un pezzo di legno che aveva afferrato per proteggersi e sfidandoli ad uno per uno a singolar combattimento. Lo osservai preoccupato, seppur sembrava essersi ripreso, e lo vidi scacciarli con le palme, come fossero uno stormo impazzito di poveri villani del contado. Con sua grande afflizione si rese dunque conto di stare per scoppiare a piangere. In quel mentre io mi tolsi il plaid di dosso e, nell’istante in cui mi mostrai a Lui, il suo sguardo iniziò a brillare. Fino ad allora non sapeva che con tanta lealtà avessi assistito a tutto e me ne fossi rimasto zitto. Gli corsi incontro e per calmarlo lo abbracciai dicendo - “Mi hai spaventato a morte! Mi ha fatto male sentirti parlare in quel modo, ma ti capisco. Se fossi stato in te avrei pensato alle stesse cose e reagito allo stesso modo. Spero che tu stia meglio adesso”. Lui non rispose ed andò a bere alla fontana, ma non appena l’acqua gli entrò in bocca, gli altri angeli volarono via, in silenzio senza scomporsi, e lì vicino comparve accovacciato un piccolo di capriolo ch’egli accarezzò dandogli un bacio proprio come avrebbe potuto dare ad una persona. “Amo mia moglie CHIARA e non riesco a farle capire quello che provo. Il mio ruolo è quello di servire e proteggere. Sono consapevole che qualora diventassi un essere umano tradirei il Signore. Di certo ci deve essere una ragione per cui io sono qui. Ma come potrò amarla e goderla come la mia sposa diletta da Angelo quale sono? Ho timore del futuro e di ciò che può celarsi lungo il tragitto. Desidero essere come tutti gli esseri dell’universo ed invecchiare al suo fianco. Sono stanco di vedere le persone che amo morire. Sono stanco della lotta, stanco della piaga feroce dell’odio contro la mia famiglia, stanco di vivere un inferno per riscattare il BENE contro il MALE. Tu non lo sai perché non c’eri, ma anche stasera l’hanno assalita. Se un giorno dovessi non riuscire a strapparla al pericolo, che ne sarebbe di Lei?” - concluse spostando alcune sue ciocche su un lato della testa. In un secondo tempo iniziò a passeggiare nella radura, pur non sapendo nel modo più assoluto dove andare, cercando il posto giusto dove appoggiare i piedi, ed io lo seguii come un’ombra giù per la discesa facendo altrettanto; procedendo per una vecchia mulattiera delimitata da bassi arbusti, ebbi la costante sensazione che i suoi passi producessero un’eco. Quanto successe in quel momento fu magia allo stato puro. Sbattei contro qualcosa. Mi accigliai, assorto, ed allungai una mano per toccare con un dito quello strano oggetto non meglio identificato, pensando sulle prime che potesse trattarsi di uno scrigno, non molto grande, di metallo levigato. Cercai di forzarne la massiccia serratura e, con mio sommo stupore, si aprì subito. Al suo interno vidi un anello d’oro guarnito di un piccolo diamante risplendere di pura luce bianca, e nella mia testa - che di gioielli non ne capiva niente - una voce chiara pronunciò un deciso "Wow". Tutto convinto mi rialzai e ripresi a camminare, pur non avendo più la percezione di dove mi trovassi, e mi sembrò di percorrere un lungo corridoio assai inquietante che si curvò ben presto, sfocandosi nella semioscurità; su entrambe le pareti vi erano dei quadri. Mantenendo stretto quel monile prezioso nella mano, e facendo con l’altra il possibile per rimuovere le immense ragnatele che mi impedivano di avanzare, feci ancora qualche metro fin quando giunsi sul fondo. Un ennesimo dipinto - grande quanto il ponte levatoio di un maniero dalla struttura singolare - era appeso sul muro a me antistante. Raffigurava una donna con due leggiere ali dalle piume di perle e di zaffiri, distesa su di un letto pieno di fiori; aveva le esatte fattezze di CHIARA. Meravigliato, mi sorse il dubbio che sognassi a occhi aperti, e mi avvicinai per sfiorarlo, quando tutt’a un tratto si ruppe in un un’esplosione di frammenti di massa pressoché uguale. Riflessi in quei pezzi, potei comprendere dei caratteri petrografici simili a vere e proprie lettere dell’alfabeto; una lingua vera e propria a me ignota, degna agli occhi di pochi di qualsivoglia onore e grandezza. Socchiusi le palpebre per riuscire a mettere a fuoco e qualcosa turbò il leggero fluttuare della polvere che, infiammatasi, venne spinta via lontano, e l’Angelo svanì nel nulla e con esso qualunque illusione, anche l’ultima speranza. L’unica cosa che allora riuscii a comprendere, era che in Lui c’era un non so che di misterioso e sacro, ma anche di profondamente umano. Rimasto solo - ancora turbato da quanto era accaduto - provai per qualche attimo un piacevole torpore, ma immediatamente mi prese un freddo intollerabile che mi bloccò il cuore, ed iniziai a tremare come uno stupido. Gelavo e le mascelle cominciarono a irrigidirsi al punto da farmi battere i denti. La mia idea era quella di rinfrancarmi accanto al caminetto. Ciabattai svelto verso il locale pranzo, aprii lo sportello della legnaia, portando un po’ di rami secchi ed un ciocco di abete nero per accendere il fuoco che nei mesi invernali serviva per riscaldarsi, per cuocere e intiepidire l’acqua per il bucato. Preparai una tazza di cioccolata bollente e misi su di un piattino alcuni biscotti che erano avanzati dalla colazione. Scaldandomi le mani con la scodella bollente sprofondai su di un cuscino dinanzi al focolare nell’attesa che si asciugassero i capelli ed il pigiama. Presi una penna dal portapenne che era sullo scrittoio e dei fogli. Appuntati i concetti cardine che avrei dovuto riportare in queste pagine sotto forma di singole parole, o frasi molto molto brevi. Guardai il video appena registrato presente nella galleria del mio telefono e sentii un magone tremendo rivedendo quelle immagini di Andrea pregne per me di ricordi significativi e cariche d’emozione. La telecamera del mio cellulare aveva filmato tutto e non mi restava che salvare il FILE sul PC. Spinto da un impulso inspiegabile scrissi per cinque ore filate completamente assorto nelle innumerevoli cose da raccontare e che adesso riaffioravano in me limpide, come per incanto. Il corriere espresso aveva appena chiamato per dire che sarebbe passato a prendere il CD pronto per il notaio a Torino con all’interno l’articolo che state leggendo ed il video realizzato. La stanchezza iniziò però a farsi sentire. Mi coprii così il volto con le mani e, per allontanare il resto della sonnolenza, mi strofinai gli occhi che iniziavano a bruciarmi. Accasciatomi sul letto, sperai di dormire per mettere una distanza tra me e quella che era diventata la mia vita, ma ogni volta che chiudevo gli occhi, mi tornava in mente voi-sapete-chi. Non potete immaginarvi quanto ho sofferto, e a quanto avete letto, io ora non posso aggiungere altro, ma sappiate che quest’articolo non è un sogno, non è un incubo mostruoso: è qualcosa che mi è realmente accaduto in data 01 dicembre 2018 - giorno tra l’altro dell’anniversario di matrimonio tra Andrea e CHIARA. Non sono allucinazioni le mie, state tranquilli. Non sono un tipo un po’ spostato dalla personalità dissociata, un pericoloso visionario o comunque un matto. State dicendo che sono un bugiardo? Quanto vi state sbagliando! Non vi ho mai mentito. E soprattutto non ho l’abitudine di inventarmi le favole. La mia è soltanto una testimonianza di vita vissuta che per quanto nata in sordina si ripete tutte le notti; la storia della presenza sulla Terra di un messaggero del Signore Iddio, guaritore ed operatore di prodigi a sollievo della sua famiglia, che la benevolenza dell’Onnipotente a concesso loro. Non a caso nella seconda lettura ai Colossesi - nei versi 1,12-20 - si dice: “Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono”. Fidatevi, i miei non sono i deliri di una fantasia ampollosa ed autoreferenziale bensì, nell’elaborazione del presente editoriale, ho sempre cercato di basarmi su fatti accertai, documentati e verificabili.

Il filosofo Roberto Mordacci, in un trafiletto dal titolo “Relativismo, verità e ragioni morali” pubblicato sulla Rivista di filosofia del diritto internazionale e della politica globale “Jura Gentium” sul sito www.juragentium.org (distribuito con licenza Creative Commons - Attribuzione 3.0 Unported - CC BY 3.0), sostiene il valore della verità disquisendo della sua materia, approfondendone alcuni aspetti, ed affermando che - “Il tempo presente non si vive certamente come un tempo di certezze, se non proprio per reazione a un diffuso clima di incertezza sul sapere, sulla prassi e soprattutto sui valori. Si comprende, quindi, che il relativismo goda di un certo favore: esso è considerato da molti come un riflesso dell’esperienza quotidiana e, al tempo stesso, come un salutare antidoto alla fuga verso dogmatismi di varia natura. Questo tuttavia non significa che si tratti di una posizione teoricamente più solida del dogmatismo, né che si tratti di un rimedio efficace ai rischi generati da quello che potremmo chiamare «il bisogno di certezze nelle attuali condizioni di incertezza». Il libro «Per la Verità» di Diego Marconi (Professore di Filosofia morale presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano) costituisce in questo contesto un pregevole contributo alla chiarezza. La sua analisi della nozione di verità, del rapporto di quest’ultima con la giustificazione e la certezza, la sua critica di alcune versioni correnti del relativismo paiono a chi scrive non solo accurate ma in gran parte convincenti. Finalmente, Marconi chiarisce senza remore che il relativismo non può considerarsi la convinzione standard delle persone ragionevoli, con l’implicito di ritenere tutti gli altri (i non-relativisti) o ideologici e violenti o radicalmente fuorviati e stupidi. Anche il relativismo è una posizione afflitta da problemi teorici non facilmente superabili. Soprattutto, il relativismo non è, come invece molti ritengono, la necessaria premessa di un atteggiamento tollerante e democratico, bensì è una potenziale anticamera di pratiche di prevaricazione sistematica e di intolleranza. Nelle parole non certo edulcorate di Marconi: «il relativismo morale non è soltanto una posizione teorica difficilmente difendibile, ma è moralmente riprovevole»”. I veri giornalisti come me, ALBERTO DE PRA, si fanno da sé, giorno dopo giorno, lottando con accanimento e temerarietà contro ogni genere di avversità della vita e con le asprezze del mestiere. Non m’importa qui - cari miei lettori - di ripetermi: ma ben m’importa di sottolineare che non sono un cronista mediocre improvvisatosi all’ultimo momento ed assetato di una visibilità immeritata, bensì un professionista per il quale la VERITA’ è quel momento in cui noi tutti dovremmo sentirci all’unisono con la vita e l’universo intero. Non sono un essere inquieto; sono piuttosto una persona di buon senso, un REPORTER, e ritengo che il mio lavoro sia riconducibile a poche parole: mettere nero su bianco quel ch’io posso comprovare per certo. Visto a posteriori, mi considero veramente un privilegiato, in quanto ho cominciato la mia carriera di cronista di nera e giudiziaria subito dopo l’università collaborando con diversi quotidiani e settimanali nazionali, e pubblicazioni di ogni genere. Il presente articolo - come quelli che l’hanno preceduto - è il risultato di una esperienza più che trentennale nell’ambito della comunicazione, ma a rendere questa storia memorabile, naturalmente, è stato ed è, come spesso accade, il “fattore umano”. I rapporti tra politica e criminalità organizzata sono stati certamente uno degli aspetti più inquietanti e controversi di cui mi sono occupato nelle mie inchieste. Ma non sono stati i soli. Ho seguito per anni casi di corruzione, traffico di stupefacenti, frodi fiscali e finanziamenti illeciti, mettendo al servizio della comunità e del cittadino le capacità acquisite con diligenza, premura e risolutezza. Le minacce di morte ricevute e le intimidazioni psicologiche utilizzate come strumento di costrizione e di oppressione per indurmi ad agire contro la mia volontà non cambieranno nulla, in quanto continuerò ad operare come sempre ho fatto - seppur sono stato pressoché obbligato a nascondere la mia reale identità con lo pseudonimo con il quale vado a firmarmi al fine di tutelare la mia sicurezza e quella dei miei cari. Io credo a un giornalismo corretto e onesto. Ci sono valori non negoziabili e uno di questi e “la franchezza”; ed io sono leale e sincero.

CHIARA, Andrea è un messaggero del Creatore, il cui compito consiste nell’accompagnare e nell’aiutare TE e vostra figlia BIANCALAURA nel corso della vostra esistenza. Vi è accanto dal giorno del vostro primo vagito. Non devi mandarlo via, devi essere gentile con Lui e amarlo tanto quanto Lui ama te. L’amore - come diceva Paolo Coelho - “è come le dighe: se lasci una breccia dove possa infiltrarsi un filo d’acqua, a poco a poco questo fa saltare le barriere. E arriva un momento in cui nessuno riesce più a controllare la forza della corrente. Se le barriere crollano, l’amore si impossessa di tutto. E non importa più ciò che è possibile o impossibile, non importa se possiamo continuare ad avere la persona amata accanto a noi: amare significa perdere il controllo”. Lasciati andare CHIARA, abbassa le tue barriere ed abbandonati totalmente come in balia delle onde al tuo Angelo Custode. Ti posso assicurare che è tutto vero. Non ti eri sbagliata; lo sbaglio lo stai facendo adesso.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 26 March 2019
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Andrea Brusa

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