COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 19/03/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: OGNI TUO SGUARDO SCIVOLA IN UNA LANGUIDA CAREZZA SUL MIO VOLTO, AMOR MIO

PUBBLICATO IL 19/03/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: OGNI TUO SGUARDO SCIVOLA IN UNA LANGUIDA CAREZZA SUL MIO VOLTO, AMOR MIO

PUBBLICATO OGGI 19/03/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Ogni tuo sguardo scivola in una languida carezza sul mio volto, amor mio

“Qui non è come il resto dell’inferno. Qui non hai nessuna difesa contro di Lei. Se perdere te stesso e la tua anima risucchiato nel più profondo dell’inferno potesse servire a salvarla io ti direi: «Non fermarti!». Sarei lì a incoraggiarti. Hai trovato i tuoi figli adesso. Hanno bisogno di te. Due minuti. Un minuto di più e potresti smarrirti”
Dal film statunitense “Al di là dei sogni” del 1998

Ricordo di aver letto in un libro qualche giorno fa alcuni bellissimi versi di dodici, e tredici sillabe ciascuno, con rime doppie anche nel mezzo piene d’eleganza, di robustezza e di concisione. Percepii in quelle parole un dolore profondo, logorante ed inespresso, un valore superiore a qualsiasi pensiero potessero contenere. Proprio così, ed in un attimo, tutto mi fu chiaro: non c’è mai nulla che sia irrealizzabile, ma solo per chi crede in sé stesso, nelle proprie capacità ed in quelle degli altri. In ogni caso è inutile che vi racconti tutti i miei trascorsi. Mi basti ora il dire che la sua presenza nella mia vita forse era una risposta alle mie implorazioni. Le nostre strade si erano incrociate, per una qualche sorta di miracolo, diventando un’arma a doppio taglio. Ed io avevo voglia di raccogliere i cocci di quello che rimaneva del mio passato e far ordine. Ma ecco che a quel punto la sua voce melodiosa divenne quasi un sussurro nella mia mente, ed il cuore mi si riempì di gioia. Possibile che bastasse così poco per farmi felice?! Sì, su questo non avevo certo alcun dubbio. C’era un buio così cupo da rasentare l’orrore, un vuoto nero come l’inchiostro, a tratti illuminato da una luce che giungeva da lontano. Alzai dunque la testa e perlustrai la stanza con lo sguardo. La casa era vuota ed attorno a me non c’era nessuno, solo un riflesso nella grande specchiera - con cornicione argenteo - sopra il comò, coperto da un qualcosa di simile ad un tessuto sfilacciato; una figura alta e muscolosa, con i capelli lunghi e fluenti, ondulati naturalmente, dinanzi il ciglio della porta. Era infattibile scorgerne il viso, incappucciato e vestito con abiti secolari, poiché non ne vedevo i lineamenti con chiarezza. Indossava anche un lungo mantello di velluto, ampio, rotondo, a ruota, di altra latitudine ma sempre di antichissima origine e, appeso al cinturone in cuoio lavorato, una grossa spada con incisioni a bassorilievo; l’impugnatura rivestita di avorio e ambra, con due leoni che si affrontavano, ed una lama spaventosamente tagliente e bene affilata. La sopravveste era di stoffa bianca ricamata a doppio bordo in oro con fodera color malva, a contrasto con lo sfondo per evidenziare la sua pregiata lavorazione. Improvvisamente due ali delicate, fatte di piume, esplosero sulle sue spalle, sbattendo con la furia sempre crescente di un tornado. I suoi piedi nudi frusciarono sulle piastrelle in cotto del pavimento. Bello com’era sempre stato, e forse perfino di più, Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, fu di fronte a me in pochi secondi; emanava forza, potere ed infondeva sicurezza al solo guardarlo. Per qualche minuto, infatti, non sentii altro in me che il fluire spassionato delle energie vitali. Deglutii, imbarazzato. Eppure c’era qualcosa di maligno e minaccioso che vibrava nell’aria, un pericolo. Nei suoi occhi lessi la preoccupazione. Furono dieci minuti terribili, che non si dimenticano; una voragine nera si aprì sotto di noi e del fumo giallognolo e denso, misto a scorie, cominciò a fuoriuscire da quel profondo buco. Osservai poi una creatura oscura, la più grossa che avessi mai visto in vita mia, rinchiusa in un corpo senza un perché, né donna né uomo; urlava come urlerebbe un animale senza più fede né religione. “Non ti permetterò di andare da tua moglie. Non te lo permetterò di nuovo. Ricordati che la felicità ha sempre un prezzo, come pure l’amore. Me la dovrai pagare” - sibilò il demone a denti stretti, prima che l’Angelo avesse il coraggio di interromperlo. Ne seguì un duello mortale. Si scambiarono con impeto colpi su colpi, incrociando le armi con un clangore assordante in una macabra danza di nervi e muscoli, fintanto che un ginocchio raggiunse Andrea al ventre. Una specie di sudore sanguigno iniziò a colare da quelle creature che non si risparmiarono nella lotta un solo gesto, mirando l’uno ad uccidere l’altro, ambedue eccellenti maestri nell’arte della guerra. Spinto con molta forza Andrea venne fatto cadere al suolo e gli fu torta - con quanta violenza il suo avversario era in grado di utilizzare - la gamba destra, spezzandone i tendini, girandone le ossa tanto da farle sconnettere. A Lui non rimase altro che protendere le mani verso l’infinito - come ad afferrare qualcosa - tentando invano di ribellarsi, di sciogliere quella presa di sofferenza, e si pose a pregare con molte lacrime e fervore il Signore, invocando tutti gli altri Angeli amici della Terra. In quel mentre quell’essere mefistofelico inciampò all’indietro emettendo un gemito ed andando a sbattere contro la parete dell’ingresso, quindi svanì, lasciando me e l’Angelo a scrutarci l’un l’altro per qualche tempo, senza fare o dire nulla; eravamo immobili. “Voglio andare da CHIARA” - sussurrò con voce soffocata, lasciandosi a un interminabile pianto, senza alcuna vergogna. “Ma che dici” - replicai io - “Non puoi camminare, ti stancheresti, sei stato ferito in maniera seria. Non conviene neppure che ti metta a parlare, devi solo riposare adesso”. E Lui a me - “Ma io sono diverso Alberto, e ora te lo dimostro”. Detto fatto; le lesioni poscia si chiusero senza difficoltà, la gamba schiacciata si sollevò e le ossa spezzate si rinsaldarono. E nel momento esatto in cui le sue ali si aprirono - prima un po’ titubanti, poi sempre con maggior perizia - una folgore impetuosa cadde proprio sul santuario, penetrando nella camera dov’eravamo, lanciando scintille luminose in ogni direzione. Ritrovate, sia pure in parte, le forze, si girò dunque, mi strinse a sé con un braccio e volammo via nel cielo notturno accompagnati da altri angeli che, incuriositi della mia presenza, cercarono di capire chi io fossi. Di lì a poco fui introdotto nella stanza da letto dove CHIARA - la sua sposa e protetta - dormiva e, dopo averla svegliata con tenerezza struggente, carezze e baci al chiaro di luna, la consolò, dicendole - “Non ti rattristare amore mio, e soprattutto non farti vincere dalla solitudine e dalla malinconia, perché non sarai mai sola. Io sarò sempre accanto a te e ti attenderò, ma tu adesso dovrai esser più forte e coraggiosa, soprattutto perseverante”. Si raccontarono un sacco di cose e si amarono fino a quando il desiderio, scaturito con la velocità di un incendio, li portò a fondersi in un solo essere, nel quale sembrava potessero prolungare le loro rispettive esistenze. Ed io a riprendere tutto con la fotocamera del mio iPhone, acquisendo ore di filmato video da inviare al notaio a Torino una volta che sarei tornato in abbazia. Fu uno spettacolo commovente e straziante il vedere sua moglie con il cuore a pezzi, sfiancata dal dolore per dover star lontana dal suo amore di una vita, senza capirne il perché. Li guardai tra l’incredulo e lo sconcertato. “So che non vuoi che io me ne vada, mia piccola stellina, ma è per il tuo bene” - disse l’Angelo, e CHIARA con voce roca e sommessa - “Posso restare con te? Posso aiutarti a stare meglio”. “È impossibile” - le rispose suo marito con aria rassegnata. “Nulla è impossibile se non ci provi. Me lo hai insegnato proprio tu” - ribadì la ragazza. Ma Lui, già turbato per quella situazione, rispose - “Non c’è nessuna alternativa, cucciola. Nessuna. Soprattutto per me, per tutto quello che non sono riuscito a fare”. “Un angelo come te, amore mio, non può aver fatto nulla che non possa essere perdonato da Dio. Mi dispiace che le mie azioni ti abbiano causato tanta sofferenza. Ti chiedo scusa, non so cosa mi sia capitato; non ricordo nulla. Non voglio però che tu ti possa tormentare più di quanto lo abbia già fatto. Non voglio che tu soffra per causa mia” - gli disse sorridendo la fanciulla, prendendo un’altra volta le di Lui mani tra le sue. E ancora domandò, staccandosi appena dal suo petto - “Allora mi seguirai?” L’angelo, le sussurrò - “Per sempre e dovunque amore. Non ti lascerò mai. Starò sempre con te”. Infine le labbra di Lei, appena dischiuse, si posarono dolcemente un’altra volta sulle sue iniziando un bacio che la lasciò con le ginocchia tremanti, non saprei dire se di paura per l’imminente distacco o per l’eccitazione. “Ti amo, Angelo mio” - disse CHIARA. “Anche io ti amo mia principessa, e grazie di essere diventata il motivo per cui ogni giorno sorrido”. Con questi pensieri si addormentò placidamente, con gli occhi lucidi di pianto. Poi Andrea si dissolse sul muro di fondo, ed al pari di una nebbiolina umida e compatta si rimescolò all’oscurità in una fantasmagoria di colori. Io, invece, mi ritrovai a vagare per la navata del santuario senza riuscire a trovar pace. Le prove le avevo in mano, all’interno del mio cellulare, e non mi restava che riversare il contenuto del video sul computer. Una volta espletata l’operazione, e fattomi un bagno caldo con abbondante schiuma, iniziai a scrivere centellinando ogni parola e cercando di riportare su carta - come su di uno schermo interiore - ciò che avevo vissuto, facendo per l’ennesima volta attenzione alla trascrizione dei dialoghi registrati, in modo che voi lettori poteste intravedere nella vostra testa le scene vere e proprie, immaginando le espressioni dei visi, gli sguardi, e le emozioni provate dai protagonisti. Scrissi, sino alle 8.30 di mattina, l’articolo che voi state leggendo, completamente assorto nella meccanica esecuzione del mio dovere di giornalista, senza mai presentare o interpretare la realtà degli avvenimenti in modo contrario alla verità. Al termine, spossato dalla velocità con cui tutto stava accadendo, andai alla cassapanca, presi un paio di grosse e calde coperte di morbida lanugine, e mi adagiai sul divano riposando sino all’ora di pranzo, pensando a chi se n’era andato, se mai sarebbe ritornato, e se il destino crudele avrebbe risparmiato Lui e la sua famiglia. Mi svegliai spaventato, con la maglia bagnata per la gran parte della superficie. Barcollando mi guardai intorno per ricordare come fossi giunto lì. Avevo forse volato? O avevo corso? Quell’idea mi procurò un groppo in gola, ma evitai di parlare di ciò che era successo la sera prima con mia moglie Lauren. Così passai quella giornata e le ore successive, solo nel mio studio senza volere veder nessuno, senza cibo e senza prendermi cura della mia persona. Lessi e rilessi centomila volte queste mie parole, queste pagine, cercando di ritrovare il me stesso che le aveva scritte; pensieri lasciati puri, pressoché incontaminati. Ero destinato a tutto questo, evidentemente. Qualche raro cinguettio mi scosse poi da quella catalessi in cui ero precipitato. Avevo bisogno di quel contatto, avevo bisogno di parlare con Andrea. Una esperienza quasi surreale, me ne rendevo ben conto. Ma che ci potevo fare? Afferrai così la tazza di tè appoggiata sul tavolino ed inspirai i suoi aromi. Aveva un odore così buono e naturale, seppur fosse fredda ormai da tempo. Decisi di prenderne un sorso; anche il gusto era buonissimo. E, seduto nella poltrona davanti alla finestra, attesi lungamente che il sole tramontasse. Quanto avete letto è ciò che occorse in data martedì 12 marzo 2019. Una tenera storia d’amore, impregnata d’esotismo e magia, nella quale io stesso combatto in prima linea contro lo scetticismo argomentato degli insulsi e la crudeltà dei falsi, nella speranza che si ricredano e la smettano di dire e fare sciocchezze in giro, trattando con atteggiamento di ostentata superiorità questo caso assai importante e forse unico negli annali delle lettere e dell’umanità: la vita di un Messaggero della volontà di Dio: un Angelo Custode nel senso stretto.

In un editoriale dal titolo “Visioni dell’Inferno” pubblicato - con licenza Creative Commons CC-BY-NC-ND - sul blog Quantico PLUTONIA PUBLICATIONS (https://alessandrogirola.me) il 23 febbraio 2012, ho ritrovato stralci di celebri esperienze mistiche di alcuni santi e beati. Eccone un esempio - “La più famosa santa polacca riporta per iscritto: «Io, Suor Faustina Kowalska, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell’inferno. (…) Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse (…)». Santa Veronica Giuliani racconta: «Parvemi che il Signore mi facesse vedere un luogo oscurissimo; ma dava incendio come fosse stata una gran fornace. Erano fiamme e fuoco, ma non si vedeva luce; sentivo stridi e rumori, ma non si vedeva niente; usciva un puzzore e fumo orrendo, ma non vi è, in questa vita, cosa da poter paragonare. (…) In questo mentre, parvemi di sentire un gran rumore. Comparvero tanti demoni: tutti, con catene, tenevano bestie legate di diverse specie. Le dette bestie, in un subito, divennero creature (uomini), ma tanto spaventevoli e brutte, che mi davano più terrore degli stessi demoni. Io stavo tutta tremante, e mi volevo accostare dove stava il Signore. Ma, contuttoché vi fosse poco spazio, non potei mai avvicinarmi più. (…) Nel fondo dell’abisso vidi un trono mostruoso (…). Satana ci sedeva sopra nel suo indescrivibile orrore e da lì osservava tutti i dannati. Gli angeli mi spiegarono che la visione di satana forma il tormento dell’inferno, come la visione di Dio forma la delizia del Paradiso. Nel frattempo notai che il muto cuscino della sedia erano Giuda ed altre anime disperate come lui. Chiesi agli angeli di chi fossero quelle anime ed ebbi questa terribile risposta: essi furono dignitari della Chiesa e prelati religiosi». La Beata Emmerick Anna Caterina invece scrive: «L’inferno mi apparve come un immenso antro tenebroso, illuminato appena da una scialba luce quasi metallica. Sulla sua entrata risaltavano enormi porte nere, con serrature e catenacci incandescenti. Urla di orrore si elevavano senza posa da quella voragine paurosa di cui, a un tratto, si sprofondarono le porte. Così potei vedere un orrido mondo di desolazione e di tenebre. L’inferno è un carcere di eterna ira, dove si dibattono esseri discordi e disperati». (…) Ma i resoconti di questo tipo sono davvero innumerevoli per citarli tutti”. Ebbene, io ALBERTO DE PRA - pur non essendo un santo - ho visto, e continuo a vedere comunque in prima persona, cosa il MALE è in grado di fare. Per un momento, quando l’ho guardato in faccia, ne ho avuto paura. Alcuni diranno che sono un tipo un po’ spostato, uno schizofrenico. Eppure non sono un pazzo, ve lo assicuro. Ho svolto, come ho già avuto modo di dire in precedenza, di tutto nei giornali, ma il ruolo che più mi ha coinvolto è stato quello del reporter e del cronista di nera. Mi sono occupato dell’intero campo dei reati penali, facendo inchieste sulle malversazioni a danno dello Stato, redigendo editoriali su truffe aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche e delle associazioni per delinquere finalizzate al traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope. Ho portato alla luce la sporcizia celata dietro alcune iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile. E poi ancora, peculato, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi parlamentari e dei funzionari pubblici, ecc… ecc… Ho profuso molto impegno nel mio lavoro di giornalista e ci ho sempre rimesso. Le minacce di morte e le intimidazioni rivolte alla mia persona - e alle mie figlie - son certo difficili da comprendere per chi, come voi, non le ha mai sperimentate sulla propria pelle. Vi ho nascosto la mia vera identità sotto lo pseudonimo di DE PRA, onde evitare aggressioni o eventuali pericolose ritorsioni - cosa che per altro ci sono state, da quando scrivo questi articoli su di Andrea, ad opera di chi crede di poter insabbiare la verità. C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio alla bocca: e allora che sappiano ch’io non li temo! Continuerò a scrivere; lo farò con tutta l’onestà, la lealtà, e la rettitudine di cui sono capace. Se sconfessassi le mie parole quivi riportate sarei indegno del nome di uomo e professionista, in quanto questa è la sola verità a me nota. Non ve n’è altra.

CHIARA, tu sei il centro dell’universo di tuo marito Andrea, sei il centro della sua vita, Lui vive intorno a te. Esiste grazie a te. Ti prego, pensa a tutti gli anni insieme e a tutti i bei momenti vissuti; pensaci intensamente. Ti ama alla follia… la sua vita non può andare avanti senza di te; dagli una possibilità, concedigli la chance di dimostrarti chi egli sia; tutti al mondo la meritano. Perché non credi che un Angelo in carne ed ossa possa esserti accanto… qui… in questo preciso istante? Egli è una Creatura Celeste, ed il sentimento nel cuor suo è purezza d’Amore. Vuole prendere la tua mano e mai più lasciarla. Promette di esserti sempre fedele ed ubbidiente, concedendoti tutta la forza che è in Lui affinché tu, CHIARA, ne venga infiammata e non cada mai più in errore. Chissà quando si presenterà ancora un’occasione del genere. Non puoi perderla!

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 19 March 2019
  • 14

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Andrea Brusa

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