COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 05/03/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: NONNA BIANCA, DOVE TROVERÒ LA FORZA DI VIVERE SENZA DI LEI!

PUBBLICATO IL 05/03/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: NONNA BIANCA, DOVE TROVERÒ LA FORZA DI VIVERE SENZA DI LEI!

PUBBLICATO OGGI 05/03/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Nonna BIANCA, dove troverò la forza di vivere senza di lei!

“Vattinni, chista è terra maligna! Fino a quando ci sei ti senti al centro del mondo, ti sembra che non cambia mai niente. Poi parti. Un anno, due, e quanno torni è cambiato tutto: si rompe il filo. Non trovi chi volevi trovare. Le tue cose non ci sono più. Bisogna andare via per molto tempo, per moltissimi anni, per trovare, al ritorno, la tua gente, la terra unni si nato. Ma ora no, non è possibile. Ora tu sei più cieco di me”
Dal film drammatico Nuovo Cinema Paradiso – 1988

L’orologio del campanile batté le due di notte. Il rimbombo prolungato del suono del bronzo della campana - rauco, cupo e lento - si diffuse per la piazza e fece vibrare il legno di una porta a cui mi appoggiavo. Seguì un lungo silenzio. L’oscurità predominava, neppure una luce accesa dietro le finestre. Mi lasciai cadere di traverso contro lo stipite, sedendomi su di un gradino di pietra davanti all’entrata, e tirai fuori le sigarette. Pensavo ad Andrea di continuo e Lui mi affascinava immensamente regalandomi ogni volta una stretta e magica connessione con l’intero Universo. Non aveva fatto niente che non andava, non era Lui ad essere sbagliato in questo mondo, pensai, facendomi sfuggire un’imprecazione. Di ferite ne aveva avute tante, ma una sola l’aveva profondamente segnato; una cicatrice che il tempo non avrebbe potuto cancellare; non era stato il non essere amato, ma l’amare senza limiti e senza risparmio. Sì… esatto, era troppo in tutto, anche nei sentimenti. Mano a mano che la rabbia andò placandosi in me - e la rassegnazione prese il suo posto, restando però in agguato in fondo ai miei occhi - il sangue mi martellò tumultuoso nella testa, che mi scoppiò come se una morsa mi stesse stringendo le tempie. La tristezza mi colpì quasi come un pugno. Ero lì che non sapevo che fare ed aspettavo che trascorressero le ore, quando scorsi qualcosa muoversi sopra di me, e per un istante intravidi una farfalla bianca come il latte. Levai lo sguardo verso l’alto, per quanto mi fosse difficile, ed osservai il cielo. Un cielo di cristallo, immerso in quel mare di miliardi di stelle; una schiera di astri - uno più bello dell’altro - al servizio del maggiore, la luna. Poi, lentamente, il piccolo insetto venne scosso da una brezza fresca, misteriosa, e trasportato sui rami di un giovane albero di betulla così alto da non poterne nemmeno scorgere le singole foglie. Cullata sotto la sua folta chioma, la farfalla assunse una forma immensa, una macchia luminosa in espansione che, nel giro di breve, diventò reale e riconoscibile: l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA si muoveva sinuoso ad appena alcuni metri dalla mia persona, tenendo in mano un’estremità dei nastri colorati. Il suo corpo era fatto di carne, i suoi muscoli erano forza e durezza, perfetti quando si contraevano per lo sforzo. Le sue ali argentee spiegate verso l’alto - accarezzate dal vento - erano alla ricerca del cuore più profondo delle tenebre, non della sola materia. La tunica che lo vestiva copriva in parte un simbolo circolare racchiuso in un sigillo creato con lettere di un alfabeto ed una lingua a me sconosciute. All’improvviso lo osservai disegnare una forma vagamente rettangolare nell’aria ed una sorta di portale dimensionale si generò autonomamente creando in me un momento di tensione palpabile. Come in una bolla di sapone - e senza dir parola, impedita dal pianto e dal singulto di Lui - lo attraversammo, calpestando le alte erbacce che si protendevano dalle fessure apertesi sul terreno. Al fondo, nella penombra, una larga scala a chiocciola di ghisa lavorata - traballante ed attaccata ad un lato di un muro coperto da un mosaico di marmi policromi - ed una specie di ballatoio, protetto da un ampio vetro smerigliato, illuminato posteriormente, che dava su di una stanza. Presi un respiro profondo - per combattere l’agitazione che mi stava montando dentro - e varcai quell’ampia soglia, intagliata nella solida roccia, con passo sicuro. Era quella che Lui un giorno aveva soprannominato «la camera dei colloqui». In realtà nel centro vi era un letto e su di esso CHIARA giaceva pressoché inerte conservando un resto di vita soltanto nel braccio sinistro che non ne voleva sapere di stare sotto le coperte. Dormiva, di un sonno apparentemente placido, con la testina piegata da un lato con vezzo infantile, secondo il suo solito. L’Angelo si inginocchio davanti a quel corpo abbandonato e lo sentii ripetere con un filo di voce - “Amore mio… Perché non mi rispondi? Apri gli occhi”. Le lacrime iniziarono a gocciolargli, abbondanti e sincere, giù per le guance. Cercò di abbracciarla per tre volte, e per tre volte Lei non si accorse di niente; non lo sentì neppure e continuò a sognare. Allora il suo indice destro le sfiorò teneramente i contorni della sua fronte. Poi le passò la mano sotto il capo così fragile, mentre con l’altra fece leva per tirarla su. Allora Lei si svegliò e si guardò attorno confusa. E Lui - “Sì, sono io in carne e ossa. Perdonami per infliggerti tutto questo, tesoro”. “Ma che dici” - replicò CHIARA - “Torna da me. Toglimi questa spina che mi martoria, mi dilania, mi consuma; non mi abbandonare anche stanotte come fai sempre. Non voglio dimenticare. Non voglio che la mia mente cancelli tutto domattina. Non ti voglio lasciare. Tu sei il mio Angelo ed il mio unico amore. Io vorrei stare per sempre con te e confidarmi ogni qual volta ne ho bisogno per avere una tua parola di conforto”. “Lo vorrei anche io” - disse Andrea - “purtroppo però questo non sarà possibile, e non puoi comprendere quanto tutto ciò mi faccia soffrire”. “Ma che stai dicendo” - disse CHIARA, e continuò quasi gridando disperata - “Ti vedo alzarti con le tue grandi ali ed il mio corpo sempre tra le tue braccia. Come diamine faccio se te ne vai adesso?! Non pensi a me? Non pensi a quanto io sia addolorata? Non fare l’insensibile alle mie preghiere. Ti osservo, ti vedo tutte le notti, so cosa stai facendo e il perché lo fai. Più tu ti tormenti, più io sto male. Lo so che stai soffrendo, e io soffro con te. Ma non comprendo perché io non possa ricordarmi nulla alla luce del giorno… o meglio non riesco ad accettarlo”. E non appena Lei ebbe dato fine alla sua supplica sopraggiunse un altro spirito, il quale venne visibile ed altrettanto tangibile per consolarla: era sua nonna BIANCA che non aveva saputo resistere a quell’urlo di dolore che parea le frugasse nelle viscere. E CHIARA a lei - “Nonna, nonna… Ma che sta succedendo? Grazie di essere venuta stasera! Ti prego aiutami, fai tornare la speranza nel mio animo, ora c’è tanto buio che l’assale. Fai qualcosa perché io possa ricordarmi tutto. Sono una persona la notte, il giorno un’altra, addirittura nello specchio non mi riconosco a volte, lo sento, so che non sono io. Eppure… non capisco”. Afflitta e contristata, temendo il pericolo, la nonna sussurrò di risposta - “Non dipende che da te, nipote mia adorata, guadagnarti il cielo. Il tuo Angelo nulla può se dal tuo cuore non scaccerai il MALE che vi risiede e ti domina. Ricorda le parole di San Paolo: la cosa non dipende da colui che vuole né da colui che corre. Ma anche nel volere e nel correre ci vuole il soccorso di Dio. Troverai pace, CHIARA, nell’abbandonarti al Signore e all’amore del tuo Angelo Custode”. Le prime luci dell’alba intanto stavano già rischiarando le strade. Gli spasmi muscolari alle ferite ricevute le sere passate non davano tregua ad Andrea e nelle ultime due ore si erano fatte molto più fitte e potenti. A volte sembrava avere l’impressione di essersi perso, spesso credendo di non farcela. Non avendo dormito un solo minuto dalla notte scorsa si sentiva un vero straccio; era agitato, atterrito e non pazzamente felice alla prospettiva che l’indomani sua moglie non avesse memoria di quanto accaduto. Il potente rombo di un tuono spezzò poi il calore dei due. L’Angelo strinse la ragazza a sé, lasciando che le sue morbide gote, rosate di tenerezza, si appoggiassero delicatamente alla sua spalla. “Shh, stai tranquilla, ehi”, sussurrò dolcemente a Lei, forte e vulnerabile al tempo stesso, accostando le labbra morbide e delicate sul suo capo, deponendole dei piccoli baci agli angoli della bocca. “Ma se sei più spaventato di me” - sorrise CHIARA - “Ti amo tanto. Ti amo quando mi stringi a te e mi fai sentire protetta”. Le lacrime di terrore che la sua sposa tentò con tutta se stessa di arrestare ormai rigarono il suo bel visino, andandosi a mescolare con del moccio che le colò dal naso. Teneva gli occhi serrati ed i denti stretti. Non voleva guardare. “Nessuno ti farà del male. Quando ho detto che mi sarei preso cura di te, parlavo sul serio” - soggiunse Lui, mentre le prese la mano, girandola all’insù e facendoci scorrere le unghie sulle sue dita, e ancora - “Ora torna a dormire… perdonami amore mio”. Un sorriso si dipinse quindi sul di Lei viso mentre prendeva coscienza di ciò che Andrea era sul punto di fare. Il sonno la colse di sorpresa, lasciando posto solo ai suoi sogni che l’avvolsero nelle loro braccia, assieme all’aria notturna, deliziosamente fresca sulla pelle umida. Nonna BIANCA se n’era andata com’era venuta ed a noi non restò altro che percorrere a ritroso il cammino fatto all’andata, e così facemmo. Una volta all’abbazia l’Angelo alzò le ali verso alcune travi lignee posizionate al livello del soffitto, facendo capolino da uno scorcio creato da un soffio di vento; disparve dunque in un attimo e con Lui svanì anche la luce che lo attorniava. Nella mia testa era tutto chiaro. Tutto ciò che volevo, tutto ciò che provavo, ma trattenni quella sensazione fino a quando non mi fossi accertato che quello che i miei occhi avevano visto fosse tutto vero. Assurdo! La telecamera del telefonino era ancora accesa e dopo aver dato lo STOP rimasi incantato ancora una volta a guardare quei lunghissimi piani sequenza che ritraevano Andrea, nonna BIANCA e CHIARA. Avevo filmato tutto e davanti al computer, dopo aver visualizzato l’anteprima video, feci clic su "Masterizza", e scelsi l’opzione "Disco DVD" dal menu a tendina. Poi premetti "Salva", predisponendo la spedizione dello stesso tramite corriere dal notaio, ed iniziai a scrivere l’articolo che state leggendo, prestando attenzione alla trascrizione fedele dei dialoghi e delle conversazioni, anche se non certo integralmente. Perché quelle sono esattamente le parole, che si dicevano, colla stessa velocità, con cui parlavano. Un dì o l’altro, quando quest’inchiesta avrà avuto termine, vi persuaderete che ci sono volute molte ore per scrivere cotante cose senza mai tradire la realtà dei fatti. Una realtà che nessuno può negare, senza il rischio di essere disonesto con me e con un messaggero di Dio in Terra. In ogni caso, terminata la prima bozza, avviai la procedura di arresto del mio laptop, spensi una vecchia lampada a petrolio ch’era sul mio scrittoio e lasciai lo studio, andandomi a coricare - seppur fosse già giorno - sul divano. Ero ancora molto stanco, la fatica psicofisica accumulata durante l’adempimento dei miei doveri di giornalista ed uomo mi aveva stremato e crollai letteralmente. Quanto avete letto è ciò che accadde in data sabato 23 febbraio 2019. E mai avrei potuto immaginare che in tutto il creato potesse esistere una creatura tanto dolce, buona e generosa. Non si tratta di un racconto dal tono favolistico, vagamente surreale, ma la cronaca vera e propria degli avvenimenti, secondo la dinamica temporale in cui sono occorsi. Non è una bufala mediatica ben raccontata, basata su notizie in parte distorte e in parte infondate. Assolutamente NO. Vi posso assicurare che è tutto vero, incredibilmente e terribilmente reale. Alzi la mano chi vuole smentirmi ma, nel dubbio - cari miei scettici, che sull’attuabilità di valutazioni soggettivamente giudicabili come scorrette da parte mia dovreste provare vergogna - le mie parole debbono ritenersi valide, ove non si provi il contrario. Certo, mi capita di sentirmi inadeguato nel portare avanti questa inchiesta, lo ammetto; ma posso garantire e garantisco per la mia onestà. Voi invece preferite ignorare, la verità. Questa vigliaccheria, questa perversione, vi impedisce di impegnarvi utilmente, imparando ad andare oltre le apparenze, i luoghi comuni e i preconcetti erronei. Vi manca il coraggio di cambiare idea, innanzitutto, e quindi la capacità di mettervi in discussione. Avete timore di soffrire. Di non guarire. Perché altrimenti diverreste quello che avete paura di essere. Completamente vivi.

In un trafiletto dal titolo “Come mai ci si accorge soltanto oggi che il maligno è una realtà esistente ed operante nella nostra società? Due testimonianze rilasciate all’Agenzia Fides da Padre Gabriele Amorth, noto esorcista, e padre Bonifacio Honings, teologo moralista”, pubblicato il 7 giugno 2004 con licenza CC-BY sul sito www.fides.org/it (Organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie dal 1927) - vien detto: “È stato Gesù a insegnare ai primi discepoli e quindi a tutti i cristiani che il male, il demonio, esiste ed è necessario pregare sempre il Padre perché ogni uomo sia aiutato a sconfiggerlo. «Liberaci dal male» sono le parole conclusive del Padre Nostro e che il male sia una presenza operante nella storia dell’umanità è, nella dottrina della Chiesa, una verità inconfutabile. Solo la preghiera può sconfiggerlo e stupirsi oggi della presenza del maligno nella nostra società è quantomeno anacronistico. La storia dell’umanità è da sempre intrisa della lotta tra il bene e il male e lo stesso Cristo, fattosi uomo duemila anni fa, in questa lotta è voluto entrare in prima persona. (…) «Il demonio esiste ed esiste da sempre» dichiara all’Agenzia Fides Padre Gabriele Amorth, noto esorcista, Presidente onorario dell’Associazione internazionale degli esorcisti. «L’azione del demonio è presente almeno a partire da Adamo ed Eva. Egli è puro spirito. Creato buono da Dio, si è a Lui ribellato ed è diventato malvagio. La sua attività è duplice: ordinaria e straordinaria. L’attività ordinaria è rivolta verso ogni uomo e consiste nel tentativo continuo di indurre l’uomo nel peccato. L’attività straordinaria consiste nei fenomeni di possessione che tutt’oggi colpiscono molti uomini». Padre Bonifacio Honings, professore emerito di Teologia morale presso la Pontificia Università Lateranense e Urbaniana, ha dichiarato: «I cristiani non devono perdere la certezza che con la preghiera la vittoria su Satana è possibile. Satana è da sempre presente nella storia dell’umanità e il suo tentativo è quello di portare gli uomini a lui… alla perdizione. Satana opera in continuazione e cerca di portare l’uomo al peccato dei peccati che è l’odio verso Dio, verso l’amore, verso la verità»”. Credete dunque ancora che io, ALBERTO DE PRA, vi stia prendendo in giro? Ma voi, chi credete che io sia? Insomma, come ve lo devo dire che sono un cronista e non uno scrittore né un cantastorie, né tanto meno un poeta! Faccio il reporter di professione e nell’arco della mia carriera ho scritto di cose molto diverse tra loro. Ho collaborato con quotidiani storici occupandomi di politica, cronaca nera e giudiziaria. E prima ancora di occuparmi di cronaca (per circa un quarto di secolo, come spesso ho ricordato in questi articoli) ho seguito passo per passo il fenomeno della criminalità organizzata partecipando in qualità di giornalista - tra le altre cose - al maxi processo alla MAFIA, quello che per intenderci portò a decine di ergastoli e 2665 anni di carcere, con la conferma delle condanne in Cassazione, convalidando l’ipotesi accusatoria dei pubblici ministeri che con tanto rigore e correttezza condussero una indagine approfondita e scrupolosa. Le continue minacce da parte delle associazioni di stampo mafioso mi hanno anche portato in un profondo sconforto anni fa, ma mai mi era capitato di subire tanti atti intimidatori - espressi sia in forma verbale che fisica - come da quando porto avanti l’inchiesta investigativo/giornalistica sul caso di Andrea. Una vergogna, una vera vergogna, che quattro anni fa mi fece decidere di adottare lo pseudonimo con il quale avete imparato a conoscermi, in modo da celare la mia reale identità, a salvaguardia dell’incolumità mia personale e dei miei familiari. Per questo me la prendo tanto quando vedo che il messaggio da me veicolato non arriva; non si può certamente sminuire in questo modo il mio prezioso lavoro, né tanto meno il fatto che la mia “missione” ancora comporti non pochi timori e rischi.

CHIARA, credi in me se non vuoi credere in Lui… Le parole qui riportate sono le tue; come fai a non riconoscerle? Imparerai un giorno a piangere in silenzio solo quando avrai pensieri come sassi che proprio non potrai mandar via in altri modi. E altre volte, invece, ingoierai le lacrime dietro respiri profondi, perché non si può sempre darla vinta agli sfoghi; qualche volta bisogna saltarli come se fossero ostacoli. Ti prenderai cura di te, ti farai un regalo in più. Ti donerai un sorriso allo specchio, convinta che sia bello anche se hai gli occhi tristi. Ti amerai, perché non c’è niente di più bello al mondo, niente di più vero, di più importante dell’imparare a conoscersi, accettandosi per quello che si è. Perché solo amandoti, imparerai a lasciarti amare dal tuo Angelo Custode. Prendimi sul serio, considerami alla pari, parla con me e non su di me. Non sto scherzando affatto.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 05 March 2019
  • 14

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Andrea Brusa

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