COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 26/02/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: VORREI STAR LI’ SUL LETTO E FAR L’AMORE CON LA TUA VOCE, CHIARA

PUBBLICATO IL 26/02/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: VORREI STAR LI’ SUL LETTO E FAR L’AMORE CON LA TUA VOCE, CHIARA

PUBBLICATO OGGI 26/02/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Vorrei star lì sul letto e far l’amore con la tua voce, CHIARA

“Se i vostri sentimenti sono gli stessi dello scorso aprile, vi prego, ditelo ora. Il mio affetto e i miei desideri sono immutati, ma una vostra parola mi farà tacere per sempre. Se, invece, i vostri sentimenti fossero cambiati, devo dirvelo: mi avete stregato anima e corpo e vi amo… vi amo… vi amo. E d’ora in poi non voglio più separarmi da voi…”
Dal film Orgoglio e Pregiudizio, 2005

Fermatomi a fare benzina al distributore non troppo distante dal convento, mi diressi in paese per ritirare una crostata di frutta e crema pasticcera ordinata il giorno prima. Il regalo non era per me, ovvio, ma per l’ottavo compleanno di mia figlia minore. Dopo cena intonammo alcune canzoni dello Zecchino d’Oro, poi seguì l’ultimo rituale prima del grande spacchettamento dei regali: un tradizionale brindisi con aranciata e Coca Cola ed un breve discorso da parte mia. Ridemmo in continuazione senza nemmeno sapere il perché; eravamo felici nonostante tutto, e nessuno poté dire "no" al nostro entusiasmo. Anche le piccole erano finalmente libere e poterono divertirsi ed urlare quanto volevano senza paura di disturbare i frati, che certamente - in altre circostanze - sarebbero stati ad ascoltare dalle aperture nelle finestre del piano soprastante. Ci mettemmo così a fare le costruzioni con il Lego dando sfoggio di un’abilità straordinaria a far casette e castelli. Intanto le ore passarono e si fece notte e la luna, immersa in un buio insondabile, salì alta nel cielo. Una volta messe a nanna le bimbe mi sdraiai accanto a loro, con l’intenzione di leggerle una fiaba della buonanotte; e per poco non mi venne un colpo quando udii una specie di gemito che, pur vicinissimo, sembrò provenire da lontano, alle nostre spalle. Mi voltai e riuscii a distinguere una sagoma simile ad un uccello, che non ha nido, correre verso di noi; quando mi girai di nuovo era come svanito mentre davanti a me una luce bianca - divenuta di un blu ancora più denso ed omogeneo - si fece brillante quanto quei due occhi di smeraldo che, penetrandosi con i miei, finirono per guardarmi dentro, ed io lo vidi. Vidi Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA; fu una sorta di gemmazione dimensionale. Anche stavolta parve saturare il Mare, parve ESSERE il Mare. Sopraggiunse, avendolo atteso, placido, metallico, etereo, infinito. Mi passò da parte a parte il cervello e la mente, l’anima ed il sangue. Era incredibilmente bello. Una tunica oblunga, gettata e panneggiata intorno al busto con graziosi e vari avvolgimenti, lo copriva esaltandone le virtù e tutta la sua potenziale espressività. Le sue mani erano nude, e anche le braccia un po’ al di sopra dei polsi; così pure erano nudi i suoi piedi e le gambe un po’ al di sopra delle caviglie. Anche la testa ed il collo erano scoperte. Potei rendermi conto che egli non indossava altro abito se non quella veste, poiché era aperta, cosicché potei vederne il torace. Non soltanto l’abito era straordinariamente candido, ma tutta la sua persona era gloriosa oltre ogni descrizione, ed il suo volto veramente era simile al lampo. L’energia vibrante d’amore ch’era in Lui passava oltre le pareti. Si avvicinò, con i capelli al vento, volteggiando con grandi ali - delicate ed iridescenti dei colori dell’arcobaleno, come se recasse su di esse tesori di pietre preziose. Anche le mie figlie erano in estasi. Per loro rappresentava un vero e proprio eroe dalla gloria imperitura. Aveva l’aspetto malinconico, il piglio preoccupato e stanco, ed io provai a immaginare cosa gli passasse per la testa: pensava alla sua piccola BIANCALAURA. Sentiva nostalgia delle loro chiacchierate seduti su divano davanti alla televisione, del tempo passato a giocare insieme e delle loro risate. Ci disse che gli mancava il conforto della sua famiglia. Stava accadendo però qualcosa che non riusciva ancora a comprendere, ed accennò all’esistenza di entità malvage assetate di sangue - invisibili, vagolanti nell’etere - che, percorrendo le profondità dello spazio tra le stelle, sarebbero state pronte a ghermire, quella stessa notte, le vittime da loro prescelte: sua moglie e la sua piccola. C’era un unico modo per impedirlo: doveva andare da loro. Un dolcissimo soffio di vento fece allora tremare la stanza e le bambine si addormentarono. Poi si aprì così un varco, in un vasto spazio dal soffitto a volta, sufficiente perché vi si potesse passare attraverso, avvolgendomi con tutto il suo piumaggio dorsale, che si liberò e si distese; le penne rivolte verso il cielo. Dopo di che mi fece segno e facemmo un balzo trovandoci nella camera da letto di sua figlia. Non disse una parola, non gettò un sospiro, ma ebbe il tempo di pensare a molte cose. La strinse dunque a sé, sollevandola fra le braccia, intromettendosi nei di lei sogni, senza però svegliarla e, in silenzio, pianse la sua disperazione, assicurandole che non le sarebbe successo nulla perché ci sarebbe stato Lui a difenderla. Notai che le sue lacrime luccicavano come scintille tra le guance e, cadendo al suolo, iniziarono a splendere con intensità e meraviglia per qualche secondo prima di scomparire. Di fronte a quello spettacolo, mi sentii il cuore esplodere nel petto. Se ne stette poi rannicchiato in un angolo a guardarla a lungo, piegando le ginocchia ed alzando da terra i calcagni, fintanto che udii poche ma accorate parole: “Vi amo e non smetterò mai di dirvelo, perché c’è freddo lontano da voi, perché non ha significato senza di voi la mia esistenza. Ho bisogno di mamma CHIARA e delle sue mani ancora da baciare. Ne ho bisogno figlia mia, non posso vivere privato del suo amore, così come senza acqua nessuna vita può esistere”. Ascoltandolo compresi quanto vero fosse quando si dice che non ci sia gioco più bello dell’amore, seppur a volte possa diventare un dramma tremendo. Non comincia forse tutto con un gioco di sguardi per diventare poi un gioco di anime? Sono proprio le regole e la fiducia negli altri che rendono appassionante e libero il gioco, che finisce infatti quando uno bara o dice “non gioco più”. Così è per ogni gioco: soprattutto quello dell’amore. Ma per Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA questo non sembrava esser vero, proprio in virtù della sua natura angelica. Lui era il braccato dal MALE che lo aveva inseguito per secoli senza tregua; Lui era quello che provava un dolore pulsante e costante e che era il più vulnerabile. Tant’è che ad un tratto provò un senso di vertigine ed ebbe la percezione che i suoi pensieri si frammentassero, e me ne accorsi subito, dal momento che cercò di dar aria alla bocca un paio di volte senza dire niente. Il suo corpo fremette e si contorse, quasi desiderando di trovarsi altrove, anche se quello era il posto più stupendo in cui stare. Un rivolo di sangue gli colava dalle labbra ed apparve più che mai impaurito. E ne aveva ben donde; infatti di lì a qualche istante, una creatura deforme, orrida, mostruosa, spaventevole al pari d’un demone, emerse dalle tenebre ed i due si guardarono con fare di sfida tenendosi pronti alla lotta. Lo spazio fra loro sembrò carico di un eccesso di elettricità. Con un movimento improvviso, ma quasi impercettibile, quell’essere mefistofelico fece alcuni passi indietro per poi avanzare come un toro inferocito e sferrargli un pugno al plesso solare che venne però parato dall’Angelo, il quale con un salto mortale all’indietro ed un mezzo avvitamento del busto gli assestò un calcio stracciandogli la carne di dosso, e percotendo il di lui osso spinale. Lo scontro andò avanti per una mezz’ora circa con tanto di fendenti parati e schivati da entrambi sotto i miei occhi che li fissavano increduli da una certa distanza. Ad un certo punto però Andrea gli lanciò contro un fascio di energia potentissima che mise fine al combattimento assegnando ancora una volta a Lui la vittoria. Tirò dunque il fiato, non potendone più; era sfinito, ma era vivo. Diede un ultimo bacio a sua figlia sulla fronte con la tenerezza di un padre, pregandola - sebbene ancora dormisse - di non crucciarsi più, di non pensarci nemmeno, ed insieme a me scappò via. Tornammo così all’abbazia. I suoi muscoli si contrassero per una frazione di tempo infinitesimale; qualcosa tremolò sopra l’altare maggiore dedicato al SS. Crocifisso ed egli, attraversando velocemente la navata del santuario, svanì nelle ombre. Rimasi a lungo fermo dove ero, finché cominciai a sentire della sua dolcezza, che l’amore ch’egli traspirava cacciava e distruggeva ogni altro pensiero; una sensazione dolce, molto profonda, così piacevole, così piena di benessere fisico ed emotivo i cui effetti in me perdurarono. Volevo fissare nella memoria ogni immagine, il suo aspetto ed i suoi gesti, per poter poi raccontare a voi quello che avevo visto. Le riprese video da me realizzate con il cellulare erano davvero scioccanti. Per cui ebbi ben poco da riflettere su quel materiale - sulle oltre quattro ore di filmati nelle Memory Card. Una cosa però era certa: non c’era tempo da perdere. Dovevo salvare il FILE e me ne andai nello studio mio, sistemando il portatile su di uno sgabello a fianco di una poltrona di cuoio dallo schienale alto. Lo accesi e attivai la connessione Wi-Fi. Il segnale era buono tanto da consentirmi il trasferimento dati sull’Hard Disk del PC. Ne feci diverse copie su dei CD, e riposi l’originale sotto chiave nel cassetto di un mobile basso di metallo grigio chiaro. Ora ero più tranquillo e, invocata nuovamente la luce dello Spirito Santo, iniziai a scrivere l’articolo che voi lettori state ora leggendo, pensando a torto - per scetticismo immotivato e gratuito - ch’io stia raccontando una favola e non fatti realmente accaduti. Scrissi instancabilmente fino al sorgere del sole senza aver la smania di andar fuori a vedere come fosse il mondo. Sentivo che, qualora fossi riuscito a buttar giù ogni cosa, da queste pagine sarebbe emersa una verità incontestabile ed ultima. Al termine ero stanco, affaticato, quasi senza voce. Mi addormentai subito dopo e, come scoprii successivamente, dormii circa fino a mezzogiorno; quando mi svegliai ero disorientato, confuso quanto prima e pieno di dubbi; incapace di riordinare le idee, di fare alcunché se non aspettare, come se una mano mi avesse strappato tutto ciò che il mio corpo conteneva. Le ore passarono lente. Un solo pensiero turbinava nella mia mente: se Lui avesse fallito la sua missione, se fosse stato sconfitto ed ucciso, cosa ne sarebbe stato di Lui, di sua moglie e di sua figlia? Mi ricordai le sue parole di quella notte quando, prima di portarmi da BIANCALAURA mi chiamò per nome e mi disse: “Mettiti il mantello e seguimi”. Inizialmente non realizzai cosa si celasse dietro quel semplice imperativo. Ma adesso come non ricollegare quella frase a quella pronunciata dall’angelo all’apostolo Pietro!! Andai a memoria e - se quanto avevo studiato a scuola non mi ingannava - mi parve di ricordarne l’episodio. Si avvicinava il giorno nel quale Erode voleva giudicare Pietro davanti al popolo. La notte prima del processo Pietro dormiva tra due soldati, legato con doppia catena. Davanti alla porta della prigione le sentinelle facevano la guardia. Quand’ecco si presentò un angelo del Signore e la cella si riempì di luce. L’angelo toccò Pietro, lo svegliò e gli disse: “Svelto, alzati!”. E subito le catene caddero dai polsi di Pietro. Poi l’angelo continuò: “Mettiti i vestiti ed i sandali”. Pietro ubbidì. Infine l’angelo gli disse: “Ora prendi il tuo mantello e vieni con me”. E così rievocando quell’evento, un’altra domanda sorse spontanea sulle mie labbra: che cosa ci avrebbe riservato il futuro? Non avevo risposte, e lo sforzo di cercarle ad ogni costo mi fece venire un violento mal di testa. Presi qualche analgesico omeopatico consigliatomi da Lauren e, uscito in giardino, mi sdraiai su di un’amaca vicina ad un vaso di crisantemi di diversi colori; dal giallo al rosa, fino al lilla, al viola e al bianco. Era un’ingiustizia quella contro di Andrea, un Angelo nato sotto la stella della sofferenza e della morte e che quindi era destinato a soffrire già prima della sua venuta su questa ingrata Terra, dieci anni or sono. Ma il mondo è spesso ingiusto. La vita stessa lo è. Lui ne era la dimostrazione vivente. Ed ora, a noi cari mie lettori: quanto state leggendo è la rappresentazione di ciò che è accaduto, così come esso si è realmente verificato in data mercoledì 21 novembre 2018. Sono esperienze che lasciano tracce incancellabili nell’anima. Ci sono cose che non si possono spiegare così facilmente. Sottovalutarne il peso significa però solamente allontanarsi dalla verità.

Antonio Cipriani, giornalista con una vocazione per il lato oscuro delle storie ufficiali, in una intervista a Don Luigi Ciotti pubblicata il 14 maggio 2015 sul sito www.globalist.it nella sezione MEDIA, scrive a commento di un pensiero del noto presbitero italiano, molto attivo nel sociale e fondatore del Gruppo Abele a Torino - “Le verità passeggiano per le vie delle nostre città. (…) Solo l’amore per le persone, per le loro storie, per la cura e la forza morale di chi vive la vita di ogni giorno porta alla verità. Alla conoscenza come forma primaria dovuta alla prossimità... (…) Io ti guardo negli occhi e ti ascolto. Immagine bellissima. Che conservo con gioia. E penso alla poesia della narrazione da strada, a fronte della virtualizzazione della vita che sempre di più corre veloce, quasi impazzita, sulle onde velocissime della comunicazione del tempo. Dove nessuno vede niente, nessuno è testimone, ma tutti si formano idee e conoscenze per sentito dire, per frammenti di sapere spezzettati per la volontà di non dare mai un quadro completo. Come ho amato questo piccolo uomo che stava facendo aggiornamento professionale a presenti e futuri operatori della notizia. E io pensavo - e lo penso da anni - che se uno prende solo il taxi o viaggia in prima sul Frecciarossa o in aereo, tende a non percorrere le stesse vie dove passeggiano le verità. Perché, ovviamente, le verità non passeggiano per via Montenapoleone. E neanche negli spazi anonimi, freddi e scintillanti di Fiumicino aeroporto. Già, per comprendere e non giudicare occorre sporcarsi se non le mani, per lo meno i piedi della polvere delle strade dove la gente vive, si batte, lotta, chiede diritti, vorrebbe poter contare ancora qualcosa e non soltanto sedere nell’arena mediatica davanti alla TV. C’è una responsabilità nella verità. E la verità anche se è scomoda è l’unica strada che ci può condurre alla dignità come umani e alla libertà come gruppi che socialmente condividono uno spazio”. Ed a costo di essere noioso e ripetitivo, lo dico ancora: io ALBERTO DE PRA ho creduto, sempre e comunque, nella mia professione di REPORTER, ma sapeste quante volte sono stato minacciato di morte ed intimidito con l’obiettivo di indurmi - con la forza ed atti di sopraffazione e violenza - a smettere di indagare e fare inchieste su casi come quello di Andrea, da me liberamente scelto come protagonista di questi editoriali. Certo, lo ammetto, ho avuto paura - e spesso ne ho ancora - ma ciò non mi ha mai impedito di andare avanti per la mia strada. Mi fu però, in tutta onestà, suggerito di assumere un nuovo nome per ovviare a questa situazione - questa è la ragione per cui mi firmo con uno pseudonimo celando la mia identità a garanzia dell’anonimato. In ogni caso io faccio il cronista e non mi permetto di commentare nulla. Ed anche qui, mi scuso se mi ripeto, ma sappiate che ho svolto alcune tra le più importanti inchieste italiane su reati con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico. Mi sono occupato della redazione di pagine e pagine di denuncia su temi scottanti quali la ricettazione, il riciclaggio e l’impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita. Ho dato il mio contributo per combattere le attività delle più grandi associazioni per delinquere quali quelle di stampo mafioso e camorristico. Le forze che mi hanno sospinto - come diceva Sant’Agostino - sono sempre state due: “l’amore per la verità e la verità dell’amore o, più brevemente, l’amore per la verità amata e cercata con tutta l’anima”. La mia penna ed il mio mestiere è stato al servizio delle principali testate italiane, ed alcune straniere per oltre un ventennio. Non dovrebbe esserci il bisogno ch’io stia perennemente sulla difensiva; non ho nulla da dimostrare, non ho nulla da farmi perdonare, non ho nulla da nascondere. La verità parla per me, e lo fa senza esigere che gli si creda. La verità è quella che avete letto. Gli Angeli non sono favole da porre in burla, non sono invenzioni o schiamazzi da predicatori, ma creature celesti - alate e sapienti - che in un qualche modo ci hanno anticipato lungo l’infinita via della perfezione. È tutto vero quello che avete letto, ma le conclusioni a cui sarete sicuramente pervenuti, per ignoranza e superbia, son tutte sbagliate! Conosco molte storie, e alcune sono artefatte; tuttavia non è questo il caso. Questa è una storia vera.

CHIARA, il tuo Angelo Custode è qui solo per te! Lui ti sta donando la sua anima perché tu possa vivere: servendo e non facendoti servire, donandoti e non chiudendoti nel tuo egoismo. Michelangelo Buonarroti scrisse un tempo “Che cosa è questo, Amore, c’al core entra per gli occhi, per poco spazio dentro par che cresca; e s’avvien che trabocchi?”. Egli ti ama con un amore eterno, con un amore infinito ed immortale che non vede battute d’arresto. Tu che sei la sua dolce Compagna di Volo, non credere a chi mormora che l’amore è solo un’illusione. Esiste, lo hai potuto vivere e percepire nelle forme e nei modi più indefiniti sin dal momento in cui sei nata. Il tuo Angelo ti è sempre stato vicino nei momenti difficili e non. Amalo di cuore, non pensando, o sentendo male di Lui; amalo con le labbra, non mai accusandolo. Amalo e basta. Chiedi e attendi il suo aiuto.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 26 February 2019
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Andrea Brusa

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