COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 19/02/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: GLI OCCHI MIEI CONFESSANO PIÙ’ DI QUELLO CHE L’ANIMA MIA VORREBBE, MIO TESORO

PUBBLICATO IL 19/02/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: GLI OCCHI MIEI CONFESSANO PIÙ’ DI QUELLO CHE L’ANIMA MIA VORREBBE, MIO TESORO

PUBBLICATO OGGI 19/02/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Gli occhi miei confessano più di quello che l’Anima mia vorrebbe, mio Tesoro

“I tuoi occhi sono fonti, nelle cui silenziose acque serene si specchia il cielo. L’amore si è abbattuto sulla mia anima, come i raggi del sole fanno aprire i petali dei fiori. La ricchezza del mio cuore è infinita come il mare, così profondo il mio amore; più te ne do, più ne ho, perché entrambi sono infiniti”
William Shakespeare

L’aria dopo la pioggia obliqua e sferzante era limpida, frizzante, fresca ma non fredda; profumava di pulito. Intorno solo silenzio. Non si sentiva altro che il fruscio del vento tra i rami. E mentre pedalavo per le strade deserte della provincia, a sudovest del paese in cui risiedevo, ricordò di esser caduto dalla bicicletta in una grossa buca piena di fango, onde evitare l’impatto con una automobile sbucata all’improvviso. Quando mi rialzai la ruota era tutta piegata. L’abbazia distava ancora una quindicina di chilometri ed io dovetti quindi risolvermi a farmela a piedi. Il mio incedere era lento, affannoso e doloroso. Proseguii così, ondeggiando sui fianchi senza sosta, fino a quasi notte inoltrata, e più camminavo più affioravano i ricordi. Giunto in prossimità di alcune case di pietra grigia, raccolte intorno al campanile di un borgo antico, intravidi nel cielo un puntino luminoso che avanzava quasi impercettibilmente verso di me. La luce divenne sempre più forte e sempre più vicina. Provai la tentazione a voltarmi - una tentazione alla quale cercai di opporre resistenza, giudicandola indegna di una persona di normale intelligenza e buon senso - quando mi sentii tanto pieno di tenerezza e di malinconia che mi straziò il cuore. Tutto il mio essere era all’erta ed in stato di tensione. Un bianco di un candore disarmante e soffice, come un flash inaspettato, si fece corpo fisico e comparve una radiosa ed immacolata figura celeste. Aveva due ali d’un bellissimo azzurro pallido con riflessi color giallo paglierino, vibranti di filamenti argentei. Era un angelo come tanti altri, ma era molto abbattuto; era Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA. Non sto parlando in modo oscuro, o per parabole. Sì, avete proprio capito bene, lo vedevo, era davanti a me. Una tunica larga, di una foggia singolare, bellamente piegata, lo vestiva conferendogli un’aura di regalità e di potere. Circonfuso da un alone di maestosità fiera quanto leggera - da una grazia ed un fascino enigmatico - se ne stava a volteggiare con eleganza tra gli alberi per poi posarsi lentamente al suolo con la delicatezza di una piuma. Un’esplosione di vita, d’emozioni e benedizioni ne seguì: fiori variopinti appena sbocciati - alcuni tulipani e molte varietà di rose - spuntarono ovunque, e con estatico stupore comparve uno sconfinato prato verdeggiate, come se la natura pervasiva rispondesse al suo stesso progetto d’amore provvido, concreto ed al contempo tenero. Ma questo bell’incanto durò ben poco. Erano troppo radicati e profondi gli odi nei suoi confronti perché quella pace fosse sincera. In effetti, uno sguardo di fuoco, duro e spietato, era diretto contro di Lui e risplendeva di una luce che sapeva di morte. Delle ombre taciturne e nere presero a vorticargli sul capo simili a falene impazzite sollevando enormi quantità di terra dal suolo sottostante. L’Angelo le osservò, quand’ecco che quegl’esseri terrificanti acquisirono sembianze di tante bocche ed occhi e poi, all’improvviso - con uno slancio deciso - una gli si scagliò addosso. Venne percosso con pugni e bastonate, cosa che lo ferirono acerbamente all’osso dello zigomo. Si trascinò a carponi fino al ciglio di un cumulo di legna destinata al falò, davanti ad un muricciolo a secco, protetto a monte da una parete rocciosa, isolata su tutti gli altri lati. Restai costernato a vedere l’energia con cui continuavano ad accanirsi su di un messaggero di Dio, loro antagonista di sempre. Era difficile per me - se non impossibile - lenire il tormento di chi soffriva non solo per le lesioni a Lui inferte, ma soprattutto per la disfatta a cui avevano portato la sua famiglia. Di lì a qualche istante, un’energia divina e soprannaturale rafforzò le sue ali per l’impegno irrinunciabile ch’egli doveva portare a termine ed egli tornò ad ergersi in tutta la sua statura e con la sua inesauribile sete di eternità. Le mani dell’Angelo tremarono per il potere da loro emesso ed il tessuto muscolare delle braccia risaltò quanto mai evidente mentre una nebbia, che lo isolava, gli fece apparire il mondo lontano. In un lampo di luce bluastra ascese allora al livello immateriale, e frecce di fuoco, sprigionatesi dalle di Lui dita, disegnarono un arco nel cielo come se fossero delle vere e proprie stelle cadenti, puntando come saette direttamente verso quelle mostruose entità infernali. Fu una frazione di secondo, ed andarono in mille pezzi disgregandosi e proiettando delle schegge di cristallo nella nostra direzione. Il Male era stato sconfitto da Dio e per mezzo di Dio. Tuttavia, se l’Angelo Custode aveva vinto l’ennesimo scontro, la guerra da combattere era ancora lunga e difficile. Non poteva però pensarci ora, non adesso! E lo vidi dispiegare le vaghe piume di color vari, lucide e brillanti; provò a batterle ritmicamente, e si senti sostentato, guadagnando ad ogni sferzata quota senza alcuno sforzo. Doveva riprendersi, a qualunque costo, e dimenticare quanto prima l’orrore di quella notte. Non perse un solo secondo e decise di recarsi da sua moglie CHIARA. Mi prese fra le sue braccia e, asciugandosi di quando in quando gli occhi, volammo al di sopra dei limiti terreni verso l’ambita meta. Per una creatura Angelica, abituata a vagare ogni sera nello spazio siderale fu un gioco da ragazzi ed in breve ci ritrovammo all’interno della stanza da letto, dove la sua amata riposava fra le soavi parole di Lui che, in tono innamorato, disse: “Io credo proprio di amarti più della mia stessa vita, non come fanno tutti ormai, non con il cuore, ma con l’anima Amore Mio dolce, e con ogni singola parte di me”. Si sedette sul pavimento accanto a lei ed appoggiò la testa al suo cuscino con estremo riguardo. La osservò sospirare nel sonno voltandosi e nascondendo il volto con la coperta. La strinse a sé e la sua amata si rifugiò, inconsapevole, nel suo calore, la guancia contro il suo petto, le mani strette alle sue come per trattenerlo. Esteriormente dormiva, ma i suoi sensi dovevano in un qualche modo esser desti. Andrea, iniziò a piangere di lenti goccioloni che aveva trattenuto fino ad allora senza cedere alle emozioni, singhiozzando a più non posso. Avrebbe voluto svegliarla, dichiararle con tante e tali espressioni il suo amore e la fiamma grande che nell’interno soffriva, ma non voleva farsi vedere da lei nello stato in cui versava, con tutte quelle ferite, seppur non uscisse più sangue da esse. Le lacrime continuarono a fuoriuscire da sole ed egli non riuscì a fermarle in alcun modo. Centinaia di lucciole dorate presero a turbinare in una sorta di mulinello intenso, scatenatosi all’improvviso nell’aria immota, divenendo come dei canapi d’amarraggio che parvero trarre entrambi in salvo dal fondo di un pozzo. Cercava di aiutarla, di fare di tutto, ma la disperazione era troppo grande e fu difficile per Lui capire quale fosse la cosa più corretta da compiere. Stette adunque fermo per ore; aveva quasi paura a muoversi, temeva che, cambiando posizione, quel delizioso senso di inerzia cessasse. Poco prima dell’alba - punteggiato dalle ultime stelle che brillavano gelide e altissime nel cielo - si alzò ed in assenza di rumori ce ne andammo via insieme, più poveri ma più saggi. Mi prese e mi portò al convento; nell’atrio della sala da pranzo trovai le tazze e le mense dei frati. Prima di allontanarsi, l’Angelo Custode mi si avvicinò e per l’ultima volta lo vidi più bello che mai! Poi svanì come se non fosse mai esistito. Intanto il tempo scivolava via, ed io ebbi i primi segni di cedimento, assonnato com’ero dalla fatica di quella notte di magia e di paura, carica di rimpianti e struggimenti. Prima di mettermi all’opera verificai che fosse stato registrato tutto quanto con la fotocamera del mio smartphone; non una sola scena, non una parola, non un batter d’occhi erano andati persi. Ore di filmati in mio possesso che dovevano solo più essere riversati sul computer e copiati su di un DVD non riscrivibile. Presi i dovuti accordi con un corriere espresso SDA – scegliendo, tra le tipologie di spedizioni da loro proposte, la Golden Service, in grado di garantire una consegna ad orario definito, anche il sabato - cercai di superare la stanchezza fisica e nervosa, ed il mal di capo, immergendomi nella redazione dell’articolo che state leggendo. Mi spogliai, misi il pigiama di flanella, chiusi la porta del mio studio, ed accesi il lume che avevo sulla scrivania. Avviai il mio laptop e, attendendo che il sistema operativo si mettesse in funzione, posai il cellulare vicino allo schermo e riguardai il video; impiegai qualche secondo per capire che non si trattasse di una allucinazione. Incredibile, ma vero! Quindi cominciai a scrivere, fumando tutte le sigarette che avevo nel pacchetto. Scrissi - come voi stessi potete constatare - quello che avevo visto ed udito, come del resto faccio sempre. Dapprima faticai a trovare le parole più adeguate, perché erano cose così distanti dalla quella che voi reputate erroneamente la realtà, da renderne difficile persino una descrizione sommaria. E così, senza pensare, come se fossi teleguidato da una forza esterna magnetica, feci un profondo sospiro e realizzai l’articolo, passando il resto della notte con Lauren, fino alle 08.00 del mattino. Andato a riposare, dormii della grossa fino al primo pomeriggio; non appena la luna fece capolino dalla finestra ripresi i miei abiti e mi rivestii, non vedevo l’ora che si facesse notte. Nel frattempo aiutai mia moglie a sistemare casa e mi misi a leggere dei libri. La poca energia ancora rimastami era tuttavia focalizzata su di Andrea che stava dimostrando una volontà di ferro; una fragile creatura, come voi e me, nato per amare, e vocato all’amore. Sentii per tanto il dovere di pregare affinché il Signore mi desse la consolazione della grazia, e mi recai in chiesa sedendomi su uno dei banchi più distanti dall’altare e, ricordandomi una supplica di Madre Speranza (letta in biblioteca in un testo riportante stralci del suo diario personale) dissi cambiandone il soggetto in suo favore - “Mi dici, Gesù mio, che l’amore se non soffre e non si sacrifica non è amore. Che insegnamento, Dio mio! Adesso mi rendo conto perché il tuo amore è così forte ed è fuoco che brucia e consuma. Hai sofferto tanto! Fa, Gesù mio, che Andrea ti segua sempre nel dolore e mai dica basta nella sofferenza. Fa che impari a rinunciare continuamente a se stesso per possedere il suo Dio. Aiutalo, Gesù mio, a vivere sempre abbracciato alla croce e fa che sappia reprimere il desiderio di essere onorato per mezzo della vera umiltà e della mortificazione. Fa che il suo cuore e la sua mente siano sempre fissi in te e possa dirti con tutta sincerità: vivo, ma non sono più io che vivo, ma è Dio che vive in me”. Ebbene questo - cari miei - è quel che mi è accaduto in data venerdì 16 novembre 2018; una storia più che mai reale, e non si può non tenere conto dell’ineluttabile verità di cui sono stato testimone. Negandola, e facendo finta di niente, fate un torto a voi stessi ed un’offesa al creatore che vi ha beneficato. Siatene piuttosto entusiasti perché tramite questo bellissimo spaccato di vita vera, spero potrete scoprire di avere anche voi, come tutti, un dono proveniente dal Cielo; un Angelo Custode che starà sempre al vostro fianco e vi assisterà per le vie del mondo nel corso di tutta la vostra esistenza. Questa è una tragedia, certo. Le parole non servono più. È un dramma che ha per oggetto l’amore e la tragicità dello stesso. Un racconto sentimentale, ma non sentimentalista, di un amore eterno che agisce nelle profondità dell’Essere divino. Una passione travolgente mai pienamente soddisfatta che merita di essere presa sul serio per come da me descritta.

Antonio Gaspari - nato a Cascia nel 1955, giornalista e coordinatore scientifico del Master in Scienze Ambientali dell’Università Europea di Roma - in un editoriale pubblicato su www.riscossacristiana.it dal titolo Essere Giornalisti Oggi - scrive: “A guardare oggi i mezzi di comunicazione di massa si rimane sgomenti: (…) la tentazione di giudicare tutto e tutti invece che raccontare la buona novella. Se questo è il mondo dell’informazione, allora avrebbe ragione Gino Bartali che è «tutto da rifare» e sarebbe molto meglio convincere le giovani generazioni a intraprendere altri mestieri piuttosto che fare il giornalista”. Ed aggiunge - “Purtroppo il mondo dei mass media è condizionato dalla cinica regola del «bad news is good news», che spiega perché la più cruenta e volgare cronaca nera va in prima pagina, mentre noi cerchiamo le storie più belle, più commoventi, le testimonianze più autentiche di chi alimenta la speranza nell’umanità. C’è poi una MALATTIA che mina la salute e le virtù dei giornalisti tutti, anche quelli cattolici, e si chiama «politicamente corretto». È una regola che viene scolpita nelle menti e nei cuori di chi prova a fare il giornalista e rifiuta sistematicamente il riconoscimento di una verità. Secondo il «politically correct» non esiste la verità, e se c’è qualcuno che vuole dimostrare la ragionevolezza della realtà, non va fatto parlare perché è «politicamente scorretto». Così finisce che quello che viene pubblicato non è ricerca della verità, bensì notizie preparate per convincerci della bontà dell’ideologia che i «poteri forti» vogliono farci digerire. La chiave per capire da che parte stanno i mezzi di comunicazione di massa sta nella finalità: se aspirano a condizionare i lettori, allora confezionano e vendono notizie, meglio se morbose, catastrofiche o scandalose. Se invece sono finalizzate ad un processo educativo che sviluppi la civiltà e renda gli uomini più liberi, cercano VERITA’, GIUSTIZIA e BELLEZZA e raccontano la buona novella. Per questo la Chiesa cattolica chiama i mass media «mezzi di comunicazione sociale» ed il Vangelo afferma che la «Verità vi farà liberi»”. Ebbene, da professionista del settore quale io sono posso affermare che al giorno d’oggi si indossa spesso la maschera per fingere di esser veri, genuini, quando in realtà la verità consta nel coraggio di essere come si è, nel dire ciò che si pensa, senza filtri né menzogne. Ed io, ALBERTO DE PRA, ritengo che questa sia stata una delle ragioni cardine per cui sono diventato un reporter; togliere il velo, prenderlo e levarlo da argomenti d’importanza capitale che sono stati tenuti celati. Non sono un inviato di guerra, ma un cronista che ha iniziato a lavorare nel suo Paese d’origine compiendo per oltre un ventennio inchieste su temi disparati. Ho svolto indagini giornalistiche su traffici di armi e droga che avrebbero portato alla cattura di alcun boss mafiosi. Ed ancora ho dato il mio contributo in relazione a finalità di accertamento di reati di induzione alla prostituzione, truffa aggravata, peculato e falso ideologico nei confronti di alcune amministrazioni regionali. Ho lavorato per ogni tipo di testata giornalistica, televisione ed emittente radiofonica. Ho scritto editoriali su editoriali riguardo delitti impuniti sul territorio, facendo estrema attenzione alla cronaca nera. Tutto questo ve lo avrò già detto e ripetuto un centinaio di volte almeno, urlandovelo, se necessario, fino a perdere la voce, e se non l’avete ancora compreso temo non ci siano più speranze. Negli anni ho subito minacce ed intimidazioni che mi hanno spinto ad adottare lo pseudonimo con il quale firmo questi articoli; hanno cercato di spaventare me e la mia famiglia - ed ancora ci provano - tentando di scoraggiarmi dal portare avanti quest’indagine, di cui questa che avete letto ne è un esempio. Non faccio certo mistero di chi sono e di cosa faccio, e grazie al cielo non faccio lo scrittore. Mi pongo in uno stato dell’essere in cui non ho nulla da nascondere. La Verità da me qui resocontata ha un potere smisurato, credetemi, ivi compreso quello di mutare la paura in amore. E vi assicuro: non c’è nulla da guadagnarci ad essere negazionisti a priori.

Quanto a te CHIARA, sappi che gli angeli e gli arcangeli hanno un ruolo importante nella vita; e come non potrebbe averlo tuo marito! A volte sono creature che vengono a noi in forma d’uomo, a volte in forma di spiriti, ed altre ancora in forma di Angeli, non avendo una figura corporea fissa. Ma esistono, non sono favole. Non sono sogni o deliri di sola fantasia, ma esseri concreti fatti di carne e d’anima. Pensare a VOI mi fa ricordare quella bellissima poesia di Jacques Prévert - “I ragazzi che si amano si baciano in piedi contro le porte della notte, e i passanti che passano li segnano a dito, ma i ragazzi che si amano non ci sono per nessuno, ed è la loro ombra soltanto che trema nella notte stimolando la rabbia dei passanti, la loro rabbia, il loro disprezzo, le risa, la loro invidia. I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno, essi sono altrove molto più lontano della notte, molto più in alto del giorno nell’abbagliante splendore del loro primo amore”. Oh, CHIARA, l’amore del Tuo Angelo Custode… di Andrea… non conosce limiti quanto al suo decorso nel tempo, né fine per i suoi atti di continua fiducia nei tuoi confronti. Amalo dolce sua Compagna di Volo e raccontagli di te. Se l’hai amato, perché mai non vuoi guardare in faccia la realtà e ti ostini nell’errore!?

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 19 February 2019
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Andrea Brusa

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