COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 12/02/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: LALLA FINGE DI AIUTARTI E INVECE TI CONDUCE ALLA ROVINA

PUBBLICATO IL 12/02/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: LALLA FINGE DI AIUTARTI E INVECE TI CONDUCE ALLA ROVINA

PUBBLICATO OGGI 12/02/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

LALLA finge di aiutarti e invece ti conduce alla rovina

“Abbiamo avuto dei momenti bellissimi, e tu hai reso la mia vita... tu sei stata la mia vita. Non ho rimpianti. Ma io sono solo un capitolo della tua vita: ce ne saranno molti altri. Aggrappati pure ai nostri magnifici ricordi, ma non avere paura di creartene di nuovi. Grazie per avermi fatto l’onore di essere mia moglie. Ti sarò eternamente riconoscente, per tutto”
Dal film “P.S. I Love You” - 2007

Cos’è la bontà? Una virtù... un sentimento... un valore? Non sempre è facile comprendere se stai agendo per il bene, per il male o per chiunque altro; a volte aiuti di più non interferendo, a volte il contrario. Le brave persone sono sempre un po’ ingenue. Hanno gli occhi limpidi, innocenti e senza malizia, ma il loro cuore, spesso, nasconde misteri accessibili a pochi e dolori immensi. Quand’ero bambino era tutto più facile; non avevo idea di quanti problemi non risolti vi fossero nel mondo, non sapevo ancora nulla, non conoscevo la Verità di Dio. Passavo intere giornate facendo le torri con le costruzioni del LEGO e disegnavo usando la fantasia, provando a fare casette, trenini ed animali. Amavo come si può amare a cinque anni, con tutto me stesso, senza riserve e gratuitamente. Amavo e, nella mia ingannevole sicurezza, ero amato. Stavo bene. Non ho mai creduto nel fatto che le cose potessero cambiare. Ben presto però, come in tutti gli atteggiamenti del genere, dovetti fare i conti con la realtà e riconoscere che vi erano due categorie di persone: quelle per cui le vite hanno un certo peso e quelle per le quali la vita del prossimo vale meno che uno zero e si accontentano di dare solo del denaro a chi glielo chiede per pulirsi le loro coscienze in nome di una moralità falsa ed inutile. Per tanto potete ben immaginare che, nel momento in cui seppi Andrea andare così mendicante per le vie di Torino, non potei non pensare alla sprezzante accoglienza che continua a ricevere da quella che tanti - anzi troppi - pensano ancora esser sua madre: LALLA. Un essere privo di ogni sentimento che tiene le redini del gioco facendo leva sulle debolezze, sulle fragilità, le paure, gli istinti ed i bisogni della di Lui moglie che, ignara del complotto da lei ordito, non potrà che vedere la propria libertà decisionale sempre più ristretta e condizionata. Così pensando feci appello a tutte le mie energie mentali per placare questa sorta di ribellione mista ad angoscia ed orrore allo stato puro. Il mio compito era ed è dimostrare chi Lui sia; a tal fine ero deciso a fare qualcosa e nessuno mi avrebbe distratto dal mio proposito. Ed in quel mentre accadde che un leggiero venticello di nord-ovest - turbinante in raffiche disperse nei campi piene di malerba - sgomberò via l’atmosfera dal fumo caliginoso. Una debole stella - almeno così mi parve - che con la sua luce tremolante riuscì a risaltare in mezzo ad una schiera di altre stelle, apparve nel cielo. Poi, la vidi muoversi lentamente fino a riunirsi in una singola fiaccola e, venendomi incontro, si fermò davanti a me. Tirai subito fuori il cellulare e con la fotocamera mi misi a filmare la scena. L’Angelo Custode della sua sposa CHIARA stava immobile, nascosto nell’incavo di un tronco colpito da un fulmine, gli occhioni sgranati, offuscati da un alito di paura. Guardava ma non vedeva, come se fissasse qualcosa dentro e non fuori, sentendosi scoppiare il cuore d’un tanto ardimento, contro uno dei ministri del Signore, da parte di colei che pensava essere dalla sua parte. Le sue ali, ricoperte di piume bianche, dispiegate verso l’alto, formavano un vago spettacolo. Era vestito da una tunica di panno senza alcun fregio; il suo corpo tremava forte di rabbia, e le lacrime gli inondavano il viso. L’amore in Lui, però, lo illuminò per intero - circoscrivendolo per allargarne gli orizzonti - e lasciandomi nell’animo un solco profondo d’amarezza. Avrei voluto parlare con LALLA, desiderando con tutto me stesso che lo vedesse anche lei, com’era assolutamente perfetto, e la smettesse con le minacce e le offese; ma lei niente, si era rifiutata anche di prendere in visione certa documentazione video presso il notaio di Torino - era stato lo stesso Andrea a comunicarmelo; la signora non voleva evidentemente che la verità venisse a galla. Sono sempre stato posato, un tipo calmo e tranquillo ma, quando sento mancare di rispetto ad una creatura soprannaturale quale Lui è, arrivo ad infuriarmi talmente tanto che i toni da me utilizzati finiscono col diventare troppo forti e, immancabilmente, in preda al salvifico senso di colpa ed al rimorso, non mi rimane che dare sfogo alle lacrime tra le braccia possenti di quello che - da oltre tre anni a questa parte - considero il mio porto sicuro, il mio unico punto di riferimento nella vita. Fortunatamente ero sempre riuscito a ristabilire l’equilibrio ogni volta, dissipando progressivamente la negatività ricevuta. Avevo evitato per un soffio in più di una occasione che Andrea mi ponesse la domanda fatidica: “Devi scegliere tra l’amore per l’amore e l’amore per l’odio”; c’ero andato molto vicino a scegliere la seconda il giorno del mio onomastico, ma erano solo un susseguirsi d’idiozie e sbagli che preferivo dimenticare. Ero, in ogni caso, incredulo e deluso, in tutta onestà, dal comportamento di questa sedicente persona; che mi auguro la smetta quanto meno di dichiararsi d’esserne la genitrice quando sa che così non è. Una donna prigioniera del suo stesso vuoto interiore e di uno scetticismo immotivato. Non ne capivo la ragione. Quand’io invece ce l’avevo lì, a pochi metri, e dubbi non ne avevo. Per un attimo non riuscii neppure a scorgere altro che scoppi d’energia intensa ed azzurra che si sprigionarono dappertutto, bruciando il terreno ai suoi piedi. Allungai pertanto una mano e questa volta non mi sfiorò solo, ma mi prese per il polso. Successivamente balzò indietro con un moto di spavento improvviso, e volammo d’un tratto fino alle nuvole. Atterrammo qualche minuto più tardi, ed ero esausto, fisicamente e mentalmente. La luna già faceva capolino dal monte e tardò, per la segreta impazienza dell’Angelo, a raggiare sul viso dolce di CHIARA, e nel suo petto. Eravamo nella sua stanza e Lei dormiva; i capelli sparsi sul cuscino e gli incantevoli occhi chiusi. Era viva per noi nella sua tenerezza, quieta nei suoi affetti, ricolma di uno splendore che mai non scemava. Continuando a filmare, a testimonianza del racconto, tutto ciò che vien qui descritto come avvenimento accaduto dentro quelle mura, osservai l’Angelo avvicinarsi al letto, scivolare sulle coperte al suo fianco, girarsi sul suo lato meno dolorante e accarezzarla con un tocco sapiente ed una tensione indescrivibile, quasi dolorosa. Era adagiato col viso sul ventre di Lei, avvinghiato al suo corpo con le sue ali come se non avesse potuto farne a meno. Piangeva pensando al tempo che se ne andava e al male che le stavano facendo. La baciò, senza temere di essere osservato, su quella bocca ch’era soffice, arrendevole, umida e generosa; avrebbe ambito prolungare quel gesto di tenerezza in eterno. Non ci fu però motivo di svegliarla - per quanto egli lo volesse. Era assalito da così tanti dubbi, ma non in quel preciso istante. Le sue idee mi apparvero come un eco del sentimento universale, sempre ben salde di fronte agli occhi di Lei: era CHIARA quello che Lui desiderava. Se l’avesse destata, che dire... avrebbe dovuto coraggiosamente affrontarla e non si sentiva ancora pronto. A dire il vero credo che ritenne potesse essere troppo doloroso per entrambi, come già era accaduto. Una volta tanto, non era dello spirito giusto. Quindi una rosa rossa si materializzò, pochi centimetri sopra al palmo della mano dell’Angelo, ed egli la depose sul suo comodino. Rimirava la sua dolce compagna estatico, immoto, intanto che lei riposava serena tra le sue braccia, e probabilmente faceva dei bei sogni, all’oscuro di quello che stava rischiando. Si chiese se CHIARA sarebbe mai più tornata la stessa. Se avesse saputo mantenere salda la forza di arrivare fino in fondo e di non farsi troppo influenzare da chi come LALLA cercava di dissuaderla dal prendere il cammino apparentemente più arduo. Quando dormiva in quel modo gli sembrava così piccola e vulnerabile. Talmente fragile che pareva dovesse rompersi da un momento all’altro e Lui aveva il compito di starle vicino e proteggerla. Negli scorsi mesi erano stati sempre l’uno accanto all’altra, respirando la stessa aria per ore, parlando senza lasciar a nessuno la possibilità di immischiarsi nella loro conversazione, condividendo tacitamente gli stessi pensieri, le gioie ed i dolori della loro vita, confidandosi l’intimo mistero delle loro anime in condizioni di silenzio totale e di completa oscurità. Si erano amati con passione, come a cercare delle sicurezze inalienabili nelle quali riconoscersi in mezzo agli inganni. Si erano amati come due anime gemelle in sintonia che si sentono partecipi di una comune esperienza, di un qualcosa di profondo, inimmaginabile, a lungo cercatisi nei riflessi della pioggia e, finalmente, stremati - stanchi di piangere, di aspettare, stanchi di pregare - ritrovatisi per non mollarsi più. Tante e tante altre notti si erano incontrati e vissuti. Eppure quella sera, la visione di cui fui preda fu la più lucida della mia intera vita. Andrea sentiva la sua essenza vitale consumarsi più rapidamente del solito in un’opprimente malinconia accanto alla sua amata immortale, portando in sé la fiamma inestinguibile di un legame perenne tra la Terra ed il Cielo. Non aveva mai provato prima tanto sconforto, ma non se ne curava minimamente; tuttavia, dividere il giaciglio con Lei non lo soddisfaceva, né gli era di alcuna consolazione. Il proprio corpo la reclamava già in questa semplice maniera; stiravasi sempre più sotto le angosce del desiderio insaziabile per la giovane donna, e della sete di sentimenti veri. Fece dunque un lungo respiro - gli occhi scuri e tormentati come un affogato - e, non riuscendo a contenere ulteriormente le sue emozioni, si alzò, mi mise una mano sulla schiena e ce ne andammo. Certo è che poco dopo eravamo di nuovo in abbazia, e Lui, col viso pallido e tirato, aprì tosto nuovamente le ali e volò via; io stetti a seguirlo con lo sguardo in aria come cosa strana e, ormai svanito alle spalle d’una cortina quasi solida d’acqua, mi ritirai in camera, mettendo la registrazione del filmato in STOP. Non riuscivo quasi a sentire i battiti del mio cuore che si affievolirono nel torace. Spesso quand’ero così rivolgevo una silenziosa preghiera a Dio per avere la forza di sopportare tutto ciò. Dapprima comunque mi premunii di collegare l’iPhone al PC tramite cavo USB, aprii l’Esplora Risorse di Windows e selezionai “Computer” dalla barra laterale di sinistra. Feci il classico doppio click sull’icona del telefono e copiai il FILE video sul disco rigido. Chi pecca di tracotanza, presunzione e prepotenza come LALLA avrebbe dovuto avere l’umiltà di vedere tutto ciò. Mi faceva una gran pena; stavo male al solo pensarci, provavo disgusto per quello che stava facendo alle spalle della povera CHIARA. Con questo pensiero fisso nella mente, iniziai a scrivere l’articolo che voi lettori state leggendo, non avendo tecniche di lavoro particolari; semplicemente scrissi laboriosamente i minimi dettagli, senza omettere nulla, mantenendomi fedele a quanto da me vissuto. No, non avete affatto frainteso; quanto qui riportato è la cronaca vera e propria, secondo la dinamica temporale degli eventi, di ciò che si verificò in data martedì 5 febbraio 2019. Posso solo al riguardo giurare di dire il vero ed affermare - consapevole delle conseguenze penali che scattano qualora si dichiari il falso - che non è frutto della mia immaginazione. Si tratta di una storia autentica, e degna di fede, di un Angelo che per convenzione abbiamo scelto di chiamare Andrea. Una creatura celeste che nella realtà materiale del corpo incontra sua moglie quasi tutte le sere, provvedendo a ogni suo bisogno, secondo un disegno che solo Lui sa. Se non fosse per l’opera d’alcune malvagie persone egli avrebbe già vinto. È dunque chiaro che la natura umana è cattiva: si potrebbe chiamarla buona solo quando, evitando di contrastare la volontà Divina, le persone impareranno a riconoscere il confine tra verità e menzogna, mettendo da parte pregiudizi di ogni sorta. Si persuadano codesti individui invece che io sono nella VERITA’. E che non credere all’esistenza di un vero Angelo Custode quale Andrea è - contribuendo in tal maniera alla rovina ingiusta di una famiglia, negandogli fiducia senza buona mano di fatti - è un grave errore. Che provino invece il contrario se ne sono capaci.

In un articolo dal titolo «Lo "sporco" lavoro di una cronista di nera» - Francesca Fradelloni de l’Unità intervista Selene Pascarella su Tabloid Inferno, affermando in un editoriale/recensione - diffuso tra l’altro su http://ilmegafonoquotidiano.it - quanto la cronaca “sia «lo specchio del nostro mondo, della nostra società, di quello che siamo diventati e delle vie che stiamo percorrendo. Da lì bisogna partire per scoprire le verità», racconta Selene. (…) Tabloid Inferno è il resoconto fedele di quell’esperienza. Nel libro viene fuori anche una verità fondamentale: nella stagione del ciclo produttivo infinito della notizia e del giornalismo diffuso 2.0 il redattore specializzato in cronaca nera è una specie di ultimo dei Mohicani. Un segugio che punta sui contatti diretti con le fonti (…) piuttosto che sui lanci di agenzia, e bussa alle porte di testimoni e protagonisti. Tutto ciò consente che i colleghi della carta stampata siano ancora gli indiscussi protagonisti della nera proprio mentre social network e testate online sembrano averli relegati in un angolo. (…) I lanci «acchiappa click» che generano traffico, trend topics e ritorno economico, sono a ricalco di testate come Chi e Giallo, dipendono dalle redazioni televisive di Chi l’ha visto? e Quarto grado. In poche parole, dinosauri dei vecchi media. «Tra un pezzaccio e l’altro mi dibattevo in mille elucubrazioni. L’industria culturale mi aveva masticata e sputata via. Una parte di me avrebbe voluto seppellirsi viva. L’altra, cresciuta a manga e scuola di Francoforte, ostentava un alto grado di coolness. Ho imparato che nessuno è immune da una narrazione malata, ma ben costruita». (…) Un sistema assurdo e geniale, che racconta alla perfezione la crisi del settore dell’informazione. Un lavoro ridotto a mestieranza grottesca. «E quando le parole danno da vivere, anche uno sporco lavoro può essere fatto molto male o molto bene. Basta non cadere nelle trappole del cattivo giornalismo (…), soprattutto basta poco per passare dal sogno della stampa che svolge una funzione di sorveglianza contro l’illegalità, secondo una definizione anglosassone, alla militanza nell’informazione di serie Z». Questa è la trappola più grande”. Personalmente, io ALBERTO DE PRA amo il mio mestiere di giornalista e penso di averlo svolto sempre con coscienza e correttezza. Faccio il reporter da così tanti anni che quasi mi sono dimenticato della prima volta che misi piede in una redazione con tanta voglia di fare, di dimostrare agli altri quanto valevo. Si commette un errore imperdonabile nel non prendermi sul serio. Le inchieste da me portate avanti nell’arco della mia carriera, pluriventennale, con meticolosa costanza ed attento studio - resistendo alle pressioni dei poteri forti che ancor oggi mettono paletti ed ostacoli alla mia professione - sono diventate nel tempo il paradigma di un genere giornalistico che va per la maggiore. Ho seguito come inviato speciale in aula il Maxi Processo contro Cosa Nostra, indetto dopo infiniti tentativi di creare una corte che non fosse terrorizzata dal processare, finalmente, la mafia. Ho sopportato sacrifici di ogni genere. La mia costanza è stata premiata, pur subendo minacce gravissime e violenze, mettendo a rischio la mia vita. Vi ho celato la mia vera identità - e rimarreste sconvolti nel conoscerla - per continuare le indagini sul caso di Andrea per il quale ricatti, prepotenze, sopraffazioni, soprusi, costrizioni, soperchierie, fioccano ed ormai non si contano più. Questa è la ragione per cui ho adottato lo pseudonimo di ALBERTO DE PRA; non ho potuto fare diversamente, per il bene mio e dei miei cari. Mi domando cosa ancora possa far pensare a persone come LALLA che sia tutto uno scherzo, quand’è lei che gioca con le vite di CHIARA e di sua figlia. Che si inginocchi al cospetto della maestà di un Angelo come Andrea e si metta al servizio di Lui e del Signore Iddio Onnipotente, suo unico e vero Padre. E mi rivolgo direttamente a lei signora: sa quanto io ho dovuto rinunciare a causa della sua cecità e testardaggine? Pensa mai ai patimenti che non solo Andrea, ma anche mia moglie e le mie due bambine stanno provando per la sua indifferenza?

CHIARA, credimi. Andrea è il tuo Angelo Custode, una creatura venuta dal Cielo, ed è in carne ed ossa qui, su questa Terra per Te. Ti tiene stretta ed è solamente tuo - io ne sono testimone e garantisco, e poi ci sono i video che lo confermano. Vuole vivere senza avere paura di perderti, anzi no, vuole vivere senza la paura che da un giorno all’altro te ne andrai. Non vuole che tu lo faccia, mai. Sta piangendo ora, non so esattamente il perché, però so che piange per te e per BANCALAURA, perché ultimamente vi sente lontane, distaccate. Fai un favore a te stessa, non lasciarlo, in alcun senso, non lo fare. Ha paura, ha paura di vivere senza di te, senza di voi. Fidati di Lui, lasciati guidare dal suo Amore e lascia perdere chi ti sta intorno.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 12 February 2019
  • 14

Contattami

Andrea Brusa

Il tuo messaggio è stato inviato!