COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 05/02/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: VOGLIO I TUOI BACI ANCOR PER MILLE ANNI

PUBBLICATO IL 05/02/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: VOGLIO I TUOI BACI ANCOR PER MILLE ANNI

PUBBLICATO OGGI 05/02/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Voglio i tuoi baci ancor per mille anni

«Un bacio. Ma cos’è, così d’un tratto? Un giuramento reso tra sé e sé, un patto più stretto... È come un traguardo che insieme è un avvio, un punto rosa acceso sulla “i” di “amore mio”, un bisbiglio alle labbra perché l’orecchio intenda, il brivido del miele di un’ape che sfaccenda, una comunione presa al petalo di un fiore, un modo lungo e lieve di respirarsi il cuore e di gustarsi in bocca l’anima poco a poco»
Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand

Mi sembrava che la stanza avesse preso a vorticare all’impazzata e fui illuminato da un pensiero. Non potevo vedere nulla, salvo una sagoma incerta, imprecisa; una mescolanza di pigmenti di tutti i colori che non saprei descrivere, ma la luce delle stelle gli conferiva quanto meno una consistenza fisica. Allontanando la sua mano dalla maniglia della porta d’entrata della chiesa - pesante quanto una quercia secolare - egli fece alcuni passi in avanti, poi si arrestò; i suoi occhi verde mare mi trapassarono l’anima e mi sentii come un guscio d’uovo che s’incrina ed inizia a curvarsi. D’istinto sospirai, rilassando i muscoli del collo per calmarmi e non perdere quel briciolo di dignità che ancora mi era rimasta. Tutto tremava intorno a me. Avevo gli occhi così gonfi per la stanchezza che non riuscivo quasi a tenerli aperti. Ciò non di meno attraverso una fessura tra le palpebre scorsi due ali argentee e morbide - quasi prive di peso - distese sopra ciascuna delle sue spalle. Avvolto in una tunica, per metà turchina e per metà bianco immacolata, se ne stava lì, come un’immagine scolpita nel marmo in maniera delicatissima, senza quasi dar parvenza di vita. Era Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA; un guerriero d’altri tempi, un ambasciatore del BENE sul punto di accasciarsi. Improvvisamente ebbe un mancamento, le gambe cedettero ed io lo afferrai per un braccio impedendogli di finire a terra. Si fece accompagnare dapprima nel soggiorno dove facevamo la prima colazione e poi in basilica, nella navata di destra, di fronte ad un affresco raffigurante l’Annunciazione, datato alla seconda metà del XV secolo, e qui ritrovò le forze e la speranza. Lo squillo di un telefono interruppe poi il prolungarsi di quel silenzio così innaturale. L’intenzione dapprima fu di schiacciare il tastino rosso per rifiutare la chiamata, ma dopo qualche secondo ricevetti un laconico SMS da un numero non in rubrica che diceva - “Stai attento a quello che fai. Le tue due bambine sono con me. Se non mi darai il materiale video su di Andrea accumulato in questi anni finirà male”. Allora sì che mi preoccupai seriamente assumendo un atteggiamento che denotò rabbia e frustrazione, come se mi fossi rassegnato all’idea di perdere la scommessa fatta con un destino per noi avverso, che mi aveva spinto a lottare, fino a quell’istante, per il trionfo del più intimo tra i sentimenti dell’anima: l’amore. Nel mentre non potei non notare lo sguardo dell’Angelo che si accese di un sinistro lucore e, cercando di infondermi tranquillità con il tono della sua voce, disse deciso - “Non ti preoccupare Alberto, ci penso io, non ti fidi di me?”. Non mi diede neanche il tempo di rispondere e si alzò in volo lasciandomi di nuovo solo. Tanto ero intimidito che non potei muovere neppure un muscolo. Finalmente la tensione si stemperò quando, dopo poco, lo vidi tornare con le mie figlie che, di dolcezza piangendo, corsero a gettarmi le braccia al collo. Le aveva appena salvato la vita; ero commosso, ma anche molto felice, sino alle lacrime. Che cosa avrei fatto senza il suo aiuto? Era quanto di più vicino ad un amico avessi mai avuto. Ora però era Lui ad avere bisogno di me. Misi così a letto le bimbe e le calmai fino a farle dormire, quindi Andrea - spalancata la finestra - mi condusse alla sponda di una grande distesa d’acqua dove un varco misterioso si aprì tosto e si richiuse dietro di noi a guisa di una bocca di un pesce cane. Riconobbi subito la strada e l’uscio di accesso all’abitazione della sua dolce sposa. Avrebbe voluto essere al suo fianco, avrebbe desiderato condividere quel momento come se fossero una famiglia, ma non se la sentiva di salire. Avvertiva una minaccia nell’aria, pur non riuscendo a capirne l’essenza. Il potere oscuro che lo attorniava divenne d’un tratto più intenso e, raggiunto l’acme, si disperse in ogni direzione. Fiamme alte e soggioganti lo circondarono cominciando a consumarne le piume più esterne, mentre il cielo andò a riempirsi delle urla di un demone in attesa di poter rinascere o essere imprigionato nel limbo infernale del tormento eterno; un essere completamente dominato dal MALE che non avrebbe risparmiato niente e nessuno. Ed in effetti gli assestò un calcio sotto al mento ed Andrea fu sbalzato ad un paio di metri di distanza, per la forza del colpo. Il sangue cadde copioso sull’asfalto bagnato, ma egli riuscì comunque a reagire e con un’energia belluina lo annientò. Le sue ferite erano tanto profonde che qualsiasi essere umano sarebbe morto. Soffriva indicibili dolori per una serie di fitte acute e lancinanti alle costole che non avevano sfogo né sollievo. Aveva delle macchie di sporcizia sulle palme delle mani, intorno ai fianchi e nella parte posteriore della gamba, sotto il ginocchio. Si struggeva dal desiderio di recarsi ad carezzare la sua amatissima compagna, ma era troppo abbattuto per farlo. Tuttavia era al contempo felice; non sarebbe stato in grado di perdonarsela se non fosse riuscito a proteggerla anche quella sera. Quand’ecco che, come investito da un’onda di oro fuso, prorompente da un crogiuolo - dove si rimestano, gorgogliano e svaporano fiumi di emozioni e pensieri - si rialzò facendo leva sul cofano di un’auto e, faticando non poco a ritrovare il giusto equilibrio, guardando in basso, come un monello forzato a dare ragione al genitore che l’ha redarguito da poco, disse in un sussurro roco - “Signore mio Dio, dammi il coraggio e rendi saldo il mio cuore. Non ti chiedo di tenere lontano da me la paura, ma di aiutarmi a superarla, né di allontanarmi dai pericoli, ma di darmi la forza di affrontarli. Nell’ora dei miei fallimenti, non togliermi il Tuo sguardo di misericordia e non negarmi la Tua mano per risollevarmi e riprendere il cammino. Donami luce per conoscere i Tuoi pensieri e coraggio per seguire le Tue vie. Salva la mia famiglia, fai comprendere il vero profondo significato dell’amore a mia moglie. Prendi la mia vita, in cambio”. Ma appena ebbe finito di parlare, notai che aveva un’ala rotta e gli sarebbe stato difficile scontrarsi con il nemico in quelle condizioni. Per questo la sua aura divenne di un bel rosso acceso e le sue guance pure, e fece così dissolvere le sue ali per potersi spostare più facilmente visto che non poteva al momento volare. Ci sarebbero voluti almeno uno o due di giorni prima che potessero essere di nuovo praticabili. Sino ad allora, non avrebbe comunque permesso che qualcuno potesse offuscare lo scopo per il quale si era fatto uomo, evidenziandone la debolezza; era preparato al dolore e si concentrò unicamente sulla propria missione senza lasciarsi intimidire, non era il tipo. Doveva impedire a chiunque di suscitargli pensieri negativi, distruggendolo se necessario. Passammo così la notte a parlare, rannicchiati in una stanza - non so dove - ascoltando il nostro respiro nel buio. Mi accorsi solo in seguito che non vi era una sola via d’uscita da quel luogo. Ebbi - impossibile per me spiegarne il perché, era del resto la prima volta che mi accadeva - un attacco di panico terribilmente mortificante, che mi arrestò il cuore, tranciandomi il fiato e la capacità di ragionare. Cominciai a strepitare e a battere i pugni contro le pareti per vedere se ci fosse un passaggio o quantomeno un’apertura nascosta; ma mi paralizzai dalla testa ai piedi quando mi accorsi che il suo volto mi stava scrutando - “Aiutami, ti prego!” - disse l’Angelo alzando il tono ad ogni sillaba. La sua disperazione apparteneva a Lui soltanto, e più si impossessava del suo essere più s’accorgeva di non poter far affidamento sulla sola sua forza di volontà e di essere di conseguenza in balìa della sua stessa angoscia. Tentai di calmarmi, di convincermi che sarebbe andato tutto bene facendo respiri profondi, ma non fu cosa facile. Andando a tentoni, con gli occhi sbarrati e le mani in avanti, cercai l’uscita. Mi ritrovai improvvisamente a tu per tu con la fisionomia di un viso scolpito di un bambino in lacrime. E subito la pietà prese posto del terrore. Non sapendo se fosse il caso o no, allungai la mano e sfiorai amorevolmente il fanciullino. I singhiozzi dell’Angelo si fermarono all’improvviso. Era giunto il momento di andarsene, come mi suggeriva la parte più razionale del cervello, ma i piedi si rifiutarono di muoversi. Andrea mi prese dunque con delicatezza per il polso, e senza ch’io facessi alcuna domanda, mi guidò con sé verso l’abbazia dove svanì come il vento tra gli alberi. Era stata una notte incredibile, dovevo ammetterlo. Non avevo mai avuto una simile reazione in passato. Pensai ancora una volta anche a come era mutata la mia vita a differenza di non molto tempo prima; le emozioni stavano prendendo il sopravvento su di me ed io non avevo imparato ancora come gestirle. Andai subito a letto. Ma non potei prender sonno e dopo un’ora mi alzai. Ripresi tra le mani il cellulare e riportando il filmato registrato quella sera all’inizio, lo guardai più e più volte, finché la batteria cominciò a esaurirsi. Prima che accadesse mi avvicinai al computer e vi salvai il video che trovai in bella mostra sul display. Ero confuso, inerme, incapace di buttare giù una sola riga senza un buon bicchiere di brandy ed una sigaretta tra le dita. Mi sentii in imbarazzo; capii di dover prendere tempo in maniera da ritrovare la lucidità necessaria per poter affrontare la stesura dell’articolo che voi lettori state ora leggendo. Oramai era quasi passata la notte quando mi addormentai. Al mio risveglio iniziai a scrivere con solerzia ed abnegazione, raccontando tutto quello che avevo visto e che avevo provato, col terrore di dimenticare qualcosa e, mentre lavoravo senza sosta, continuai a tenere d’occhio l’orologio. Erano le otto in punto quando terminai e lo rilessi riga per riga. Poi lo firmai, spensi il PC e andai a sedermi sul divano. Trascorsi il pomeriggio a ciondolare per casa in vestaglia, senza far nulla; poi verso le cinque entrai in caffetteria, affogai i miei dispiaceri in una tazza di cappuccino ed un croissant. Recitai silenziosamente una preghiera, chiedendo che a tutti fosse accordata la grazia prima o poi di vedere l’incredibile luce degli angeli dentro le loro stesse case com’era accaduto a me. Così facendo, ad ogni respiro mi sentii svuotato; provai una sensazione di svenimento. Un’afflizione intensa, quasi un disorientamento, mi invase; una specie di oppressione e di mancamento. Piangevo, senza sapere come. Erano lacrime di collera, più che di sconforto. L’aria si fece quindi talmente fredda da gelare le ossa, ed io rabbrividii. Avevo lo sguardo perso ad osservare il paesaggio circostante e la pioggerella intanto cadeva incessante quando, ferme in coda dinanzi ad un semaforo rosso intravidi una famiglia a passeggio che mi riportò alla mente una verità fondamentale, irrepugnabilmente a me rivelata, quella di un Messaggero del Cielo testimone del mondo invisibile tra di noi: Andrea. Una virtù gentile, uno spirito indomito gradito a Dio. Tirai poi su il bavero della giacca coprendomi il capo per non bagnarmi e con quel pensiero ostinato - ignorando la prudenza di cui avevo bisogno - mi incamminai per la ripida stradina acciottolata che conduceva alla campagna. Non sapevo dove stessi andando. Non sapevo che cosa stessi facendo. Sapevo solo che il mio cuore voleva risentire il battito del cuore di quella magica creatura pazzamente innamorata di una fanciulla umana; un amore da sempre contrastato anche su questa terra da persone guerrafondaie, atee per libera scelta e mendaci per vocazione. Una lotta continua la sua - senza armi, senza posa e senza fine - contro gli allettamenti del male e contro la morte. Ebbene sì, quanto avete appena udito e gustato - cari miei - è ciò che avvenne in data venerdì 9 novembre 2018 nel corso di una notte fuori del comune, e pur non meno reale, anzi. Questa è la verità, riflesso autentico di vita vissuta… e coloro che davvero vogliono sapere soltanto per sapere ascolteranno la mia voce.

Il cardinale Dionigi Tettamanzi, già citato più volte in passato da me - in seguito ad un incontro con gli studenti ed i docenti delle scuole di giornalismo di Milano - intese rimarcare sempre nel 2005 la sua personale convinzione (pubblicata peraltro sul sito www.odg.mi.it dell’Ordine dei Giornalisti del Consiglio Regionale della Lombardia) che “La passione e il coraggio della verità sono parte essenziale della crescita integrale della persona: sono, dunque, da coltivarsi da tutti noi, anzitutto in noi stessi. (…) Non è difficile, a questo punto, avvertire che cosa di bello e di entusiasmante può derivare al giornalista quando, nell’esercizio della sua professione, è animato da una interiore passione per la verità. Ne deriva, anzitutto, un concreto impegno per l’obiettività. Parlare di obiettività non significa pensare che il compito del giornalista sia quello di scrivere in modo assolutamente e radicalmente neutrale rispetto a qualsiasi asse di valori, come invece la formulazione letterale di alcuni codici deontologici porterebbe a pensare. Il giornalista è sempre un mediatore che sceglie, seleziona, sottolinea secondo il suo punto di vista. Ma finalizza questa sua attività a nessun altro interesse che non sia il vero bene degli altri. Suo obiettivo ultimo da perseguire è cercare di far diventare migliore l’uomo, cioè più maturo spiritualmente, più cosciente della sua eccelsa dignità personale, più libero e responsabile, più giusto e più solidale. Il comunicare non può ridursi a una vuota formalità. Deve partire dalla percezione di un bene, almeno dalla convinzione che è un bene divulgare una certa notizia in un determinato modo, e che non può non fare riferimento ai valori di cui si è convinti. La correttezza dell’informazione non è, quindi, data da un’asettica neutralità - cosa peraltro impossibile - ma dalla trasparenza del proprio punto di vista e dalla prospettiva a partire dalla quale si seleziona e si trasmette la notizia. In secondo luogo, ne deriva l’impegno ad esercitare una vigilante funzione critica in vista del vero bene delle persone cui ci si rivolge. (…) E allora il messaggio di San Francesco di Sales non sarà inutile a noi. Egli insegna che bisogna avere soprattutto la carità della verità. Bisogna amare quelli a cui si rivolge la parola; amare nel dono, nell’offerta di qualche cosa di vero; vero perché si è sentito, vero perché si è studiato”. E ancora - “San Francesco di Sales dice in altre sue pagine che bisogna conoscere assai le cose prima di scriverle. E non so se questa sia norma di tutti i giornalisti. Ma in ogni caso diciamo che tutta questa onestà di pensiero e di parola deve essere sempre presente al nostro spirito nell’esercizio della nostra sublime professione di diffusori di notizie e di idee; soprattutto ci deve premere di fare sempre del bene ai nostri concittadini”. In un mestiere duro come quello del reporter da me svolto io non posso che attenermi alle regole. Nel corso degli anni ho lavorato per molte importanti testate e redatto editoriali a livello istituzionale letti su tutto il territorio. L’attenzione sul fenomeno dell’arruolamento dei ragazzi di mafia e sulla questione della fidelizzazione all’organizzazione criminale è stata uno degli aspetti da me portati più volte alla ribalta. Mi sono occupato di reati connessi al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. Ho scritto memorabili articoli su attentati terroristici che hanno occupato le prime pagine dei giornali. Omicidi associati alla droga o nell’ambito di un sequestro di persona sono stati altri tra i casi da me seguiti con perizia rigorosa e successo. Ho avuto paura perché c’erano minacce quasi ogni giorno, sia verso di me che nei confronti dei miei familiari. E quella che avete letto all’inizio di quest’articolo è proprio stata l’ennesima intimidazione ricevuta telefonicamente, cosa che ha fatto si ch’io 3 anni fa decidessi di scrivere sotto lo pseudonimo di ALBERTO DE PRA. Mi dispiace ripetermi, a qualcuno potrà anche dare fastidio, ma così stanno le cose. Ed è necessario ribadirlo perché si comprenda il rischio connesso strutturalmente alla posizione da me ricoperta nel portare avanti quest’inchiesta. Il mio nome è fittizio; questa, tuttavia, non è un’opera di fantasia, frutto della mia immaginazione. No, non ho inventato nulla, non ce n’era bisogno; Andrea era già lì ed attendeva solo di essere rivelato a lor signori. Dico a chi pensa che io scherzi con i sentimenti di dimostrarlo. Questa è la sfida che vi lancio, una sfida grande, per la quale mi sento fin da subito di poter scrollare la testa considerandola per voi un’impresa impossibile.

Sì CHIARA, è tutto vero. Tutto documentato. Il tuo Angelo Custode si è a me manifestato pieno di grazia e di verità. È qui, e ti ama. E come dice San Bernardo abate nei suoi celeberrimi Discorsi - “Dio darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Queste parole quanta riverenza devono suscitare in te, quanta devozione recarti, quanta fiducia infonderti! Sono presenti per proteggerti, sono presenti per giovarti. Anche se gli angeli sono semplici esecutori di comandi divini, si deve essere grati anche a loro perché ubbidiscono a Dio per il nostro bene. Siamo dunque devoti, siamo grati a protettori così grandi, riamiamoli, onoriamoli quanto possiamo e quanto dobbiamo. Tutto l’amore e tutto l’onore vada a Dio, dal quale deriva interamente quanto è degli angeli e quanto è nostro”. Qualunque cosa ti accada, del suo amore tu CHIARA non dovrai mai dubitare... Non lo dimenticare mai. Ti assicuro che non ti sto ingannando.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 05 February 2019
  • 14

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Andrea Brusa

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