COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 29/01/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: FAMMI FORTE NONNA BIANCA, NON TE NE ANDARE

PUBBLICATO IL 29/01/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: FAMMI FORTE NONNA BIANCA, NON TE NE ANDARE

PUBBLICATO OGGI 29/01/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
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Fammi forte Nonna Bianca, non te ne andare

“Il Cuore ha le dimensioni di un pugno chiuso e una forma a pera rivolta verso il basso. Il Cuore è l’organo simbolo dell’amore, segue il ritmo delle emozioni. Normalmente, in una persona adulta, si contrae sessanta-settanta volte al minuto. In una persona innamorata molto di più, a volte si arriva a cento senza rendersene conto. Il Cuore è l’ultimo ad andarsene, lui continua a battere, anche quando viene sottratto all’organismo, anche quando la persona amata ti abbandona, anche quando tu non vuoi più soffrire... non sei più tu che comandi quando sei innamorato, quando il tuo cuore batte forte per un’altra persona… non sei più tu che comandi, ma è lui”
Dal film Manuale d’Amore - 2005

Nonostante l’ora tarda, chiesi ad uno dei frati il permesso di avere accesso alla biblioteca dell’abbazia dove risiedevo con Lauren e le mie due bimbe di nove ed otto anni. Quando vi entrai, mi accolse un’aria calda ed un odore di buono e, nel contempo, di indefinibile; una fragranza inebriante direi, di incenso e di carta d’antica sapienza che non attendeva altro che svelarsi a me per discoprire gli inganni dell’Amore e dell’Anima. Le pareti erano foderate fino al soffitto da scaffali di legno grezzo, dalla superficie irregolare intarsiata a motivi geometrici, sui quali stavano allineati migliaia di volumi d’ogni dimensione e spessore. Lateralmente ad una nicchia, con una statua della Madonna col Bambino Gesù nelle braccia, un arco di mattoni posti di taglio metteva in comunicazione con una piccola camera a volta di analoga ampiezza, parte della quale era stata riservata alla lettura ed alla consultazione. Feci qualche passo verso il centro della stanza, poi mi fermai a fianco di un lungo tavolaccio ottocentesco e la sagoma di una signora anziana apparve, inattesa, da una piccola porticina. China su se stessa, sempre in cerca d’aiuto, protesa - incerta e smarrita - verso un cielo plumbeo, gonfio di pioggia, mi fece sentire piccolo piccolo. Gli occhi lucidi di lei fecero trapelare un’amarezza ed un dolore che l’età dovevano avere senz’altro accentuato. Prestai orecchio ed attenzione alla sua voce quando sul suo viso si delineò una nota di diffidenza. “Tutta la mattina che lo stai cercando, e adesso ne hai paura?” - disse lasciando cadere le mani sul piano d’appoggio dello scrittoio, una appoggiata sull’altra. Erano scampoli di granito rosa ricoperti di pelle; le facevano male tanto erano pesanti, ma qualcosa mi autorizzò ad affermare con sicurezza assoluta che fossero calde. Quello però che mi lasciò più sbalordito fu scoprire che quella donna era BIANCA, la Nonna di CHIARA, colei che ebbe il pregio di crescerla ed educarla. E non feci nemmeno in tempo a risponderle che entrambi fissammo un punto luminoso davanti a noi. Una folata di vento sparse un po’ dappertutto fogli grandi e piccoli ed alcune pagine di giornali sottolineati. Il buio si squarciò, ed una luce tersa, intensa e cristallina, illuminò l’ambiente rischiarandolo a giorno. Un fortissimo rumore di ali sbattute spezzò il silenzio e, in una scia di traccianti azzurri, apparve l’Angelo Custode, Andrea. Sembrava che i due si fossero dati un appuntamento. Non ci capivo nulla. Non ebbi neppure il tempo di riflettere, perché restai sofferente, ad ammirare la magnificenza della sua presenza. Egli aveva le ali distese al massimo, ricoperte di piume munite di striature dorate. Una veste lunga color ocra e argento avvolgeva il suo corpo muscoloso in un panneggio largo e denso. Sul fianco destro, una daga infilata di sbieco fino all’elsa nella fusciacca, brillava come fosse stata forgiata sul momento. Non appena vide la nonna di sua moglie, buttò una piccola voce di meraviglia e corse gettandole le braccia al collo. “Questa notte ho bisogno di te. Vuoi venire con me a vedere CHIARA?” - diss’egli a lei che, abbozzando un sorriso, rispose con un cenno del capo affermativo. Dal centro del suo plesso solare allora parve sprigionarsi una forza potente e in quello stesso momento, una frazione della sua stessa essenza angelica si staccò dal suo corpo come se gli venisse sradicata l’anima dal petto per il dolore; un’energia inusitata, come non aveva mai fatto prima di allora, e dal cui vortice un lampo di color turchino fuoriuscì proprio a livello del cuore, ma Lui rimase dov’era, il viso striato da rivoli di lacrime. Non era affatto a suo agio; Dio gli stava evidentemente inviando dei segnali e gli dava degli ordini che Lui non riusciva ad interpretare. Per questo piangeva e si disperava come un bambino. Si abbandonò a singhiozzi che lo scossero dal profondo dell’anima, lasciandolo poi cullare finché non iniziò a librarsi nell’aria con una grazia ed una libertà commoventi. Poi ci chiese di chiudere gli occhi e di farci condurre da Lui. L’aria si fece improvvisamente molto fredda, e tutto cominciò a tremare. Fu come passare dalla bella stagione all’inverno più pungente in un batter di ciglia. Il gelo non fece che aumentare la mia sensazione di esser trascinato sempre più in basso in un mondo che non comprendevo. Dopo quanto tempo, non so, riaperti gli occhi, mi trovai stanco e spossato come in seguito ad una faticosissima lotta sostenuta, dinanzi al letto dove sua moglie dormiva ancora respirando in modo lento e regolare. L’Angelo si accostò dunque al giaciglio e, con a fianco la nonna, accarezzò la fronte della amata sposa, sussurrandole - “Svegliati amore mio, torna in te. Non hai nulla di cui temere, tesoro, sta’ tranquilla” - la rassicurò Lui con un veloce abbraccio colmo d’affetto e di attenzioni”. Impaurita e perplessa insieme, CHIARA vide, alle spalle di Andrea, Nonna Bianca. Non sapeva ancora se si trattasse di un sogno, di una visione o di un ricordo. La nonna diede a ciascuno una carezza sulla guancia ed iniziò a parlarle - “Sei una ragazza talmente fortunata CHIARA! E neppure sai di esserlo. Il tuo Angelo dal Cielo è venuto per divina missione, per esserti vigile Custode, consigliere ed amico. Scaccia dal tuo cuore ogni timore. Risveglia la mente della ragazza che eri un tempo quando vivevi a casa mia. Non buttare al vento tutto quello che avete seminato insieme. Lui non ne ha colpa. Io vi voglio bene e vi sono vicino, sempre”. Intanto Andrea continuava a far muovere le sue ali abbassando la testa, e lei teneva le mani unite davanti a sé come se pregasse, non riuscendo a distogliere lo sguardo da Lui; sembrava volerselo bere fino in fondo. La paura iniziale era sparita, svanita senza lasciare traccia, creandole però dentro una grande confusione. “Non credo ai miei occhi” - gli disse con un tono dolce, pieno di tenerezza infantile ancora non sazia. “Questo è il problema. Tu, come la maggior parte delle persone, hai bisogno di vedere, per credere, mentre l’Amore di Dio è davanti al tuo naso! Ti dimentichi di Lui, solo perché non lo vedi!” - ribatté Andrea. “E perché oggi posso vedere questo?” - domandò CHIARA, e l’Angelo aggiunse - “Presta molta attenzione, in quanto quello a cui hai assistito oggi, dovrai un giorno testimoniarlo all’umanità! Ora preparati e guarda in silenzio! Sappi però che domani non ricorderai nulla di tutto ciò”. E sua moglie con il magone in volto replicò - “Sì, invece. Non spezzarmi il Cuore ora che ti ho ritrovato, amore mio”. “Non posso Tesoro, mi dispiace, non dipende da me. Dovrai arrivarci da sola. La strada del bene dovrai trovarla senza il mio aiuto. Ma io ti starò vicino, te lo prometto” - e così dicendo si baciarono come se non ci fosse un futuro. Si raccontarono un sacco di cose e parlarono un po’ di tutto, principalmente di quello che stava succedendo intorno a loro. Tra una coccola e l’altra, la sua sposa sembrò sempre più rilassata e serena. Si godé i di Lui gesti d’affetto e sul far dell’alba - cioè nel crepuscolo, quando non era ancora giorno chiaro, né notte oscura - prese sonno di nuovo, cullata da onde leggere come il tremolio delle stelle. Quando la sagoma ormai eterea della nonna BIANCA scomparve, Andrea stramazzò a terra, non prima però di riportarmi al convento da dove eravamo partiti, e lì si dissolse lentamente in un’ombra di malinconia, mesciandosi all’aria. Sotto una pioggia fitta che tintinnava incessante sul tetto, stupefatto, senza capire, per un po’ resistetti, poi le labbra mi cominciarono a tremare, si storsero, ed io mi abbandonai ad un lungo momento di sconsolazione; male potesse andarmi - pensai - avrebbero parlato le immagini video che avevo registrato con la fotocamera del mio cellulare ed io sarei stato ad osservarle come un semplice spettatore. Il filmato durava non meno di quattro ore, forse qualcosa meno, ma l’atmosfera era carica di emozioni. Trasferito il FILE sul PC - originalmente suddiviso e salvato su più SD CARD del mio iPhone, e copiato su di un DVD per l’invio a Torino, iniziai a scrivere quest’articolo. Ci misi un sacco a scegliere le parole migliori per descrivere quant’era accaduto: scrivevo e cancellavo, cancellavo e scrivevo. Andai avanti così per un po’ ancora, fintanto che la stanchezza mi colse a tradimento e mi appisolai sulla sedia al ticchettio della pendola alle mie spalle. La mattina seguente, di nuovo in piedi, vidi sul tavolo la luce del computer che stava lampeggiando: era ancora acceso dalla sera prima, fermo sulla pagina WORD. Dovevo finire di redigere questo editoriale, e mi misi all’opera consultando di tanto in tanto la documentazione multimediale in modo da non tralasciare nulla; Andrea, nonna BIANCA e CHIARA erano lì davanti a me, ad un passo, al mio fianco, dietro di me; non potevo aver sognato! Verso mezzogiorno mangiai un boccone con la mia famiglia, tracannai un bicchier d’acqua, e fui lasciato nuovamente solo. Misi insieme i pochi abiti che possedevo, e contai il mio poco denaro nel portafogli. Dunque presi l’automobile e mi diressi a nord verso il borgo, distante una mezz’ora dall’abbazia. Mi sembrava di vivere in un mondo parallelo. Avevo il cuore in gola, ed ero arrabbiato con me stesso per essermi allontanato troppo dal terreno consacrato. Facevo fatica a respirare e percepivo addosso gli sguardi della gente. Si sentiva un gran vociare per le strade, come se tutti sapessero. In realtà non era così. Nessuno poteva immaginare cosa mi passasse per la testa. C’era un’unica cosa da fare; ritrovare un minimo di serenità. Del resto, ragionandoci, le difficoltà le incontriamo tutti lavorando nella vigna del Signore, ogni giorno. Certo, qualche volta la prova che dobbiamo affrontare è più dura e più ardua del solito, tant’è che sentiamo proprio di non potercela fare, ma è in quei momenti che dobbiamo confidare nel Signore; Dio non affida a nessuno un peso più grande di quello che è in grado di sopportare. Così, rimuginando tra me e me, ad un tratto mi voltai e mi ritrovai davanti Lauren, con un sorriso da orecchio a orecchio, e le nostre due figlie al seguito. Mi presero per mano e ci incamminammo lungo una via fino a un posticino nascosto da un gruppetto di piante d’alto fusto. Ci sedemmo su di una panchina: intorno a noi alcuni ragazzini giocavano a pallone, e le loro mamme se la contavano e ridevano allegramente. Per quanto mi impegnassi a dissimularlo nella piattezza della mia mediocrità non riuscivo a trovare una spiegazione logica per quanto avevo visto la sera precedente. Continuavo a pensare alle parole di CHIARA ed all’amore tra lei ed Andrea. Era come andare al cinema a guardare un film ed esserne il co-protagonista allo stesso tempo, poi dimenticare che si trattava di una proiezione cinematografica e vivere il tutto sulla propria pelle; un’esperienza reale e non soltanto immaginata e supposta, più vera di quanto la cosiddetta vita reale fosse mai stata. Quanto da me scritto - cari miei lettori - è accaduto in data domenica 4 novembre 2018 tra le 01.15 e le 5.20 del mattino, ed il tutto si è svolto secondo quanto da me descritto. Parrà forse incredibile, ma non è che la schietta verità. Ne serberò sempre il ricordo ed eterna riconoscenza. Se non lo avete ancora capito, è la storia di vita di un messaggero di Dio che inaugura una nuova era di fermento spirituale. Una creatura celeste armata solo del suo amore. Un Angelo del Cielo, bello e gentile, senza eguali. Un custode dell’anima che comunica dritto al cuore, senza mai smettere.

Vi sono professionisti nel campo dell’informazione giornalistica che, secondo Oriana Fallaci “uccidono la vita invece di proteggerla. Sono come certi funghi che sembrano buoni da mangiare - infatti hanno tutta l’apparenza fisica di buoni funghi, e spesso sono persino belli - però quando li mangi finisci all’ospedale o sottoterra. E che cibo è un cibo che mi avvelena e mi fa morire? Il cibo è per tenermi in vita, non per farmi morire! […] Un buon giornalista non dovrebbe mai essere una persona accomodante. Ancora meno, una persona innocua. Se tutto fila liscio per lui o per lei, significa che compiace il piacere. Il nostro compito non è compiacere il piacere. Il nostro compito è informare e risvegliare la consapevolezza politica delle persone. Quella consapevolezza che il potere ha sempre cercato di mettere a dormire”. E continua sottolineando quanto il fine ultimo di un cronista sia “la ricerca della verità che serve la vita. Senza la ricerca della verità non possiamo funzionare perché ci viene a mancare l’ingrediente principale della nostra cucina. […] Senza la libertà rinunciamo alla nostra indipendenza di giudizio, […] castriamo i genitali della nostra produttività, chiudiamo le porte delle nostre scoperte. […] Il giornalista deve esistere non per soddisfare banali curiosità, non per alimentare il pettegolezzo o per divertire: deve esistere per aiutare le persone a trovare o mantenere la propria dignità, per combattere la propria ignoranza, per difendere se stessi”. Conclude poi con il puntare il dito indice sul dover “raccontare la vita e quindi la verità senza paura, senza cedere mai […] avere il coraggio d’essere scomodi, senza curarsi d’essere ricattati, intimiditi, puniti […] Stare dalla parte dell’umanità. E pazienza se perdiamo. […] Un giornalista accetta con orgoglio le offese degli uni e degli altri, le punizioni degli uni e degli altri, perché essi sono il riconoscimento della sua indipendenza”. Ebbene, cari miei, non credo che ci siamo capiti; io non sto scherzando, e desidero che voi che state leggendo mi ascoltiate con attenzione. Io faccio il reporter… non sono un mercante di frottole ed un venditore di fumo. Ve lo volete mettere tutti in testa, o no? Altro che gioco! Ho una vita blindata, sotto l’incubo di pesanti minacce di morte ed intimidazioni che sono arrivate a coinvolgere direttamente la mia famiglia, ragion per cui da tre anni a questa parte ho adottato lo pseudonimo di ALBERTO DE PRA, rendendomi irreperibile al resto del mondo. Non ho mai scritto per conto terzi. Sono stato un cronista di nera, per quanto schivo, sempre in prima linea per più di due decenni. Mi si dimostri il contrario!! Ho messo le mie capacità al servizio di inchieste e processi su reati di omicidio volontario o comunque di associazione per delinquere generica e di stampo mafioso. Ho riempito pagine e pagine di alcuni tra le principali testate italiane su questioni di estorsione ed usura; ed ancora ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita. Mi sono occupato - pronto a correre i miei rischi - di truffe in danno dello Stato, di enti pubblici e frodi informatiche. Tutti fatti e personaggi che hanno segnato la storia dell’Italia in un certo modo. La mia buona fede, quanto meno, e l’onestà di chi come me fa questo mestiere, non va messa in discussione; per quello che voi vedete, e per quello che dichiaro, esigo la deferenza che è dovuta alla professione da me svolta! E respingo le false illazioni dei poveri sempliciotti che invece farebbero meglio ad apprendere un po’ di sana modestia comprendendo che, spesso e volentieri, è meglio tacere piuttosto che aprir bocca a casaccio volendo parlare di cose che non si sanno e neppure si immaginano.

Questa, CHIARA, vuole invece essere il racconto di una storia vera, di cui io ne faccio testimonianza. Gli Angeli Custodi come tuo marito Andrea non sono una leggenda, ma la realtà. Papa Pio X disse: “Si dicono custodi gli angeli che Dio ha destinato per custodirci e guidarci nella strada della salute” e l’Angelo Custode “ci assiste con buone ispirazioni e, col ricordarci i nostri doveri, ci guida nel cammino del bene; offre a Dio le nostre preghiere e ci ottiene le sue grazie”. JOHN KEATS in una sua poesia ch’io vado ad adattare alla circostanza presente modificandone i soggetti e le forme verbali, scrisse - “Lui ti grida pietà! Amore, sì, amore! Misericorde amore che dona senza chiedere, Racchiuso in un pensiero, saldo, sincero amore, che non è mascherato, che un’ombra non può ledere! Dagli tutto di te - tutto - tutto - sii sua! Le tue forme bellissime, dei tuoi baci l’incanto, i tuoi occhi, le mani: dagli la fantasia che l’accende il tuo seno così tenero e bianco. Dagli te stessa e l’anima: per pietà sii arrendevole, non lesinare un atomo se tu non vuoi che muoia, o continuando a vivere, ormai tuo miserevole schiavo, perda il palato della tua mente il gusto, dimentichi per sempre gli scopi della vita e in quel dolore sterile l’ambizione infinita”. Chi in vita ti ha amato ed è stato da noi amato, sappi CHIARA che non se ne va mai per sempre. Il tuo Angelo Custode si è annullato per te; si è mortificato, ricusando tutte le sue aspirazioni, ma questo non è bastato. Riconosci il danno immenso che le tue convinzioni hanno recato a te e a tuo marito. E chissà che un giorno tu non ti accorga che il cuor suo soffre per te. Lui ti ama.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 29 January 2019
  • 14

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Andrea Brusa

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