COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 22/01/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: STAMMI VICINO, NON LASCIARMI DA SOLO IN QUESTO MONDO

PUBBLICATO IL 22/01/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: STAMMI VICINO, NON LASCIARMI DA SOLO IN QUESTO MONDO

PUBBLICATO OGGI 22/01/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
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Stammi vicino, non lasciarmi da solo in questo mondo

“Noi amiamo sempre troppo poco e troppo tardi. Affrettiamoci ad amare. Perché al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore. Perché non esiste amore sprecato, e perché non esiste un’emozione più grande di sentire quando siamo innamorati, che la nostra vita dipende totalmente da un’altra persona. Che non bastiamo a noi stessi, e perché tutte le cose, ma anche quelle inanimate come le montagne, i mari, le strade, i cieli, il vento, le Chiese, i palazzi… tutte queste cose, che di per sé sono indifferenti, improvvisamente quando le guardiamo si caricano di significato umano, e ci affascinano, ci commuovono. Perché contengono un presentimento d’amore, anche le cose inanimate, perché il fasciame di tutta la creazione è amore e perché amore combacia col significato di tutte le cose: la felicità”
Roberto Benigni, da I Dieci Comandamenti

Desideravo bere e dimenticare. Volevo ubriacarmi. Pensavo solo che mi avrebbe aiutato a rilassarmi. Il richiamo era imperioso, irresistibile; provavo per l’alcol un desiderio cerebrale al quale non potevo sottrarmi. Acquistai un paio di birre ghiacciate da un chiosco, e andai a sistemarmi sul muretto di un ponticello che scavalcava un fiume irrequieto dalle acque azzurro intenso e lattiginoso, e mentre ero intento a guardarlo tracannavo a gran sorsi la bevanda senza fiatare. Non ce la facevo più a sopportare tutte queste responsabilità. Tutto sembrava essere assurdamente orchestrato da una volontà superiore per renderci inoffensivi. Una situazione avvolta in una matassa quasi impossibile da dipanare, i cui fili aggrovigliati erano senza molte illusioni di immediata azione risanatrice. Una storia complessa in cui erano e sono in gioco sentimenti tanto personali, ed io mi sentivo inutile, come se la mia presenza fosse superflua; un sentimento con cui non andavo molto d’accordo. In uno scenario d’incomparabile bellezza, alzai gli occhi al cielo, esasperato. La luce delle stelle e della luna, resa intermittente da alcune grosse nuvole mosse da un vento leggero che scompigliava le foglie degli alberi, rendeva meno cupo il buio della notte. Poi, qualcosa accadde nei successivi momenti di silenzio assoluto, immobile e solenne. Qualcosa si mosse fra i cespugli. Qualcosa cambiò. Un bagliore bluastro, tanto forte da essere incontrollabile, si irradiò, si fece più intenso e si espanse - uniforme, ininterrotto e visibile - per un raggio di oltre trenta metri. Una creatura celeste, corpulenta, di dimensioni superiori alla media, apparve a mezz’aria fasciata in una doppia tunica senza maniche, espressa solo sul davanti, con un mantello candido sul braccio sinistro. Facendo una brusca virata, con le sue ali piumate color crema ripiegate sul dorso, atterrò delicatamente accanto a me. Era l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA e la sua energia, come fumo, si contorse in forme cangianti. Allungò dunque una mano tendendola in un gesto esitante per accarezzarmi, ed io mi sentii subito meglio: più forte, completamente lucido e consapevole del male che mi stavo facendo. “Dobbiamo andare via subito da questo posto, non abbiamo un attimo da perdere” - disse con tono serio, ma con un sorriso responsabile - “Posso mostrarti una cosa che non hai mai visto?” Io annuì, un po’ dubbioso, ma non preoccupato. Poi mi afferrò per il polso e mi trascinò nel bel mezzo di un parco. Di fronte a noi un ragazzo con un cane, un Border Collie, che stava compiendo esercizi a corpo libero coreografati su di una base musicale. “Chi è quel ragazzo?” - domandai. “Sono io nel momento in cui incocciai su questa terra in mia moglie” - rispose - “Solo pochi giorni prima mi ero incarnato in quello che tu oggi chiami Andrea, un uomo che ebbe, per sua sfortuna, un incidente mortale; venne investito da un’auto e trascinato per alcuni metri al suolo. È una storia lunga e ti sembrerà incredibile, ma è quanto accadde”. “Ehi, un momento, quella laggiù non è forse CHIARA? Ma che accidenti sta succedendo? Abbiamo viaggiato nel tempo?” - chiesi, stupito di come, all’improvviso, mi sentissi estremamente in forze. “No, tranquillo… stai solo guardando con gli occhi attraverso i ricordi presenti nella mia memoria e stai così assistendo al nostro primo incontro circa 10 anni fa”. A quel punto le parti si invertirono e Lui finì con l’intristirsi scoppiando a piangere, annichilito e mortificato dall’invadenza di una realtà matrigna e feroce; un povero relitto di vita la sua, sbattuto qua e là, divorato dal tempo e con la morte nel cuore. Qualsiasi mio tentativo di aggiungere altre considerazioni non avrebbe fatto altro che rovinare quel momento. Le immagini iniziarono a scorrere più velocemente, il tutto senza che io toccassi o dicessi nulla, finché non si fermarono ed egli, sommerso da un mare di nebbia impenetrabile, si sentì devastare dal panico. Ed ecco che ricorrendo al proprio potere spirituale Andrea creò una piccola farfalla di luce dalle ali in cristallo ch’io, confuso dal suo bellissimo ed intenso colore, scambiai per una lamella di abete rosso; quindi la liberò. Non capii mai il significato di quel gesto né avvertii il desiderio di chiederglielo, perché esso faceva parte integrante del suo essere, al pari dei suoi lunghi capelli biondi - inanellati ad arte - cadenti giù per le spalle e dei suoi occhi penetranti, gentili ed attenti a ogni dettaglio. Sotto le sue affettuosità, venni pervaso dalla sensazione di essermi sperduto in una galassia nascosta, in un angolo dimenticato dell’Universo. Subito dopo divenne improvvisamente serio e con uno scatto secco, si alzò in volo, inscenando una danza rituale e commovente al suono di piccoli campanellini d’argento. In quell’istante, il suo corpo si spaccò in diversi punti, rivelando profonde ferite del passato e cadde al suolo come fulminato, senza più alzarsi. Rivolgendosi a sua moglie disse alate parole con voce strozzata e malinconica - “Amore mio, Chiara, sono alla porta del tuo cuore, giorno e notte, e non dubitare mai del mio amore. Anche quando non stai ascoltando, anche quando dubiti della mia presenza, io son qui, al tuo fianco: sperando per il più piccolo segnale di risposta da parte tua, in attesa del più piccolo segno di invito che mi permetta di entrare nel tuo Cuore. Sono preoccupato per te. Per quanto tempo potrai andare avanti vivendo a metà? Come metterti in guardia da quella che tu chiami LALLA, che credi essere mia madre?! Ricorda: è una donna crudele e spietata, avida di denaro, che tuttavia indossa la falsa maschera degli interessi dei deboli e della giustizia. Ma non ti fidare mai e poi mai di lei; una persona provocatrice, una bugiarda, d’ipocrisia maestra. Educata alla scuola dell’egoismo, capace di insidiare le anime innocenti ed incaute come te, e trarle così incatenate dentro le tenebre degli errori. Io sono solo al mondo, amore mio. Sono orfano, altro che figlio. La verità è che lei è un mostro. E la cosa più grave è che me ne sono accorto troppo tardi. Se la tua cerchia di amici sarà formata da individui del genere che si sono rassegnati alla mediocrità, col passare del tempo sarai una di loro. Come posso aiutarti? Il peggio è che spesso si tratta di individui che non sanno quel che fanno, non ne hanno rimorso, e non possono non farlo” - e così dicendo si spense lentamente ogni voce e la notte s’appoggiò ancor più sopra il crinale. Quando, senza preavviso, un fulmine attraversò il cielo ed un tuono ottuso e roco colpì fortemente il colle con un assordante riverbero. Gli occhi dell’Angelo ed i miei vennero accecati. Tutto ciò che io stesso ero in grado di percepire era una macchia scura e iridescente. Lo vidi giacere dolorante e rotto nelle membra in una pozza di fango. Era zuppo d’acqua e scosso dai brividi che lo penetrarono fin nelle midolla. Di colpo il calore che aveva dentro il suo corpo si dissipò lasciando il posto a un gelo insidioso. L’odore del limo misto di terra, muffa, muschio ed umidità impregnò le sue narici e rimase solo una vaga reminiscenza della fragranza delicata del cielo. Quando riacquistò la vista, Andrea sentì un freddo pungente al petto - il suo cuore serrato in una morsa d’acciaio per il senso di colpa - e gli sembrò di morire. Non c’era nessun sole che splendeva in alto a riscaldarlo e, troppo debole per urlare, tramutò gli ultimi cenni del tepore che aveva in sé in altrettante calde lacrime, che scesero copiose sulle sue guance, mescolandosi alla pioggia, perdendosi poi tra l’erba. La disperazione più totale s’impadronì di Lui. Non aveva più nulla. Gli era stato tolto tutto ciò per cui aveva sperato e combattuto. Mi osservò successivamente a testa bassa e cominciò ad affondare. La terra molle cedette sotto il suo peso, e si chiuse con gradualità sul suo essere. Ma all’Angelo non importava. Era affaticato. Sfinito del tutto dalla violenza del MALE, oppresso dai continui ed irregolari rimbalzi del moribondo suo amore, e scomparve alla mia vista come un fuoco fatuo fra i monumenti sepolcrali di un cimitero. Ancora sconvolto, d’istinto salii in auto e subito mi allacciai le cinture, misi in moto e, svoltando al primo incrocio, continuai a pensare meticolosamente a quanto accaduto e a come avrei dovuto reagire. Una volta entrato in abbazia, dove risiedevo con la mia famiglia, mi tolsi le scarpe ed andai dritto in camera e chiusi la porta. Mi accorsi allora che la fotocamera del mio cellulare era ancora attiva; premetti sulla miniatura del video e salvai il filmato da me realizzato quella sera sulla scheda SD, poi la lessi con il mio PC. Il mio iPhone aveva registrato tutto, ogni singola immagine e scena. Un corriere espresso si sarebbe recato la mattina seguente presso il domicilio del notaio a Torino per consegnarglielo su di un CD. Ora non mi restava altro che riordinare le idee, cioè mettere sulla carta quanto accaduto. E quando misi mano al computer scrissi le mille vicissitudini capitatemi, rivivendole dolorosamente come stessero avvenendo in quel momento, dando vita a quest’articolo che voi state leggendo. Riportai i fatti per come li ricordavo; di una cosa sola in effetti mi preoccupai: di non tralasciare nulla di ciò che avevo ascoltato e vissuto, e di non alterare niente in esse. Con il trascorrere delle ore, alla fine mi addormentai di un sonno di piombo pieno di paure e speranze. Mi destai all’alba, mettendomi a sedere sul letto col respiro affannoso tipico del risveglio da un incubo; le molle del vecchio materasso in lana cigolanti come se stessero per cedere sotto il mio peso. Recatomi in bagno a lavarmi la faccia e le mani, tornai in stanza a fumarmi una sigaretta e rividi il video della sera; era tremendo, eppure la verità era lì, davanti ai miei occhi, incontestabile, come una debole eco sotto pelle. Pensai alla stupidità umana e alle “regole” senza senso di cui troppi sono schiavi, sconcertato di fronte alla violenza verbale e alle cattiverie del tutto gratuite, che brutalmente molte persone riversavano su di Andrea. Certo, la realtà spesso è dura da mandar giù per alcuni. Non sempre è ciò che ognuno di noi vuole per sé. Molto spesso addirittura non collima affatto con le opinioni che si hanno in testa e nel ventre, ma bisogna saperla accettare. A volte basta un nonnulla per richiamarci all’amore, o almeno così dovrebbe essere. Ma ci sono persone che vigliacche hanno paura perfino della loro ombra, e non metterebbero mai e poi mai in discussione i loro modelli razionali di fondo, né tantomeno abbandonerebbero le loro false credenze. Questa - cari miei lettori - è la vera storia di un Angelo Custode accaduta martedì 30 ottobre 2018. Una storia così speciale da esser diversa del tutto dalla “Storia” comunemente intesa. È la vita di una creatura eccezionale, di una profondità, oserei dire una sapienza fuori del comune. Una narrazione enigmatica a tratti, ma svelata nella sua completezza da un Messaggero Celeste inviato da Dio per guidare l’uomo alla comprensione della libertà, e salvare sua moglie CHIARA dal dominio del MALE. Un essere soprannaturale dotato di intelligenza cosmica che tutto pervade; un’entità con un corpo fatto di carne e ossa oltre ch’essere composto di materia astrale ed eterica.

In un editoriale dal titolo “Esiste La Verità Oggettiva?” di Jonathan Kleis è scritto: “Talvolta, le difficoltà che abbiamo nello scoprire la verità sono dovute al fatto che stiamo facendo le domande sbagliate. Spesso non riusciamo a capire qual è la verità oggettiva di una certa situazione proprio per questo. Ho sentito la storia di un professore che provò a risolvere un dibattito tra un altro professore e un suo studente. Il professore fece una semplice domanda allo studente. Gli chiese: «Se ti facessi vedere un’altissima torre e poi se ti dessi un barometro e ti chiedessi di misurare l’altezza della torre, come lo faresti?» Il professore cercava una risposta specifica, cioè, che si può usare il barometro per misurare la pressione atmosferica all’apice della torre e anche alla sua base e poi calcolare la distanza tra i due punti. Lo studente era molto creativo nella varietà di risposte che propose, ma non trovò la soluzione che il professore voleva. Lo studente riuscì con altri modi a determinare correttamente l’altezza della torre, ma non scoprì la sola soluzione che il professore cercava. Perché? Il professore aveva fatto la domanda giusta ma nel modo sbagliato. Non l’aveva posta in maniera abbastanza specifica per permettere allo studente di trovare la risposta giusta. Di conseguenza, sentì tante possibilità diverse da parte dello studente senza mai sentire quell’unica risposta che voleva. In modo analogo, anche noi siamo sovente troppo generici nella nostra ricerca della verità. Forse facciamo domande che non sono abbastanza specifiche. Altre volte, facciamo le domande completamente sbagliate! Se iniziamo con domande errate, non possiamo pensare di poter trovare le risposte giuste! Se la questione più grande della vita riguarda come possiamo trovare la felicità, la soddisfazione o un senso di significato nella vita, forse troveremo tanti modi diversi (e alcuni spirituali) per ottenere queste cose. Di solito, le risposte che troviamo ci portano solo delle soddisfazioni temporanee. Ma se questa è la nostra domanda fondamentale, dobbiamo accorgerci che non è abbastanza specifica. È una domanda legittima, ma non è sufficientemente precisa. La felicità e la soddisfazione sono questioni secondarie rispetto a un’altra questione molto più importante: qual è la verità dell’esistenza e del carattere di Dio? Personalmente, a me non interessano tanto la felicità e la soddisfazione, perché nella vita queste cose durano troppo poco. Mi sveglio felice la mattina, ma quando un altro autista mi taglia la strada mi ruba la mia felicità. Questo mese sono soddisfatto della mia vita, ma forse nel mese successivo io perderò il lavoro e rimarrò senza soldi. Ciò che m’interessa di più è di trovare qualcosa di solido, di stabile e di duraturo nella mia vita a cui mi posso aggrappare anche nei momenti difficili. Io voglio sapere la verità oggettiva del Dio che esiste veramente, perché questa verità ha un significato infinito ed eterno. Non riguarda solo la mia vita attuale, ma anche ciò che mi succederà dopo la morte e per tutta l’eternità”. Ebbene, io sono un cronista, un reporter che ha l’obbligo di riferire i fatti così come accadono o come sono accaduti, solo ed esclusivamente per ottemperare a quello che è il mio dovere di cronaca. Non sono un impostore ed un creatore di bufale mediatiche, ma un giornalista con sulle spalle più di 20 anni di onorata professione; non sono in vena di scherzi, né di giochetti, comunque la si pensi. Ho svolto indagini e smascherato dozzine di illeciti penali tra i quali i più caratteristici a quei tempi erano reati di mafia, omicidi, rapine e sequestri di persona a scopo di estorsione. E sono orgoglioso di quello che ho fatto. Mi sono occupato di cronaca nera arrivando a fare dei veri e propri reportage anni fa sui baby soldati di cui la camorra si serviva, però fui indotto ad abbandonare il lavoro in quanto ricevetti pressioni e minacce di morte. Tutt’oggi per la natura stessa dell’inchiesta di cui mi sto occupando - e di cui voi avete appena letto l’articolo - sono esposto ad intimidazioni ancorché fisiche, ragione per cui scrivo sotto lo pseudonimo di ALBERTO DE PRA, così celando la mia reale identità. In questo senso, sto solo svolgendo la funzione di un fedele redattore su fonti primarie che diventeranno cruciali nella storia del giornalismo. No, non sono pazzo, voi non potete immaginare che cosa significhi per me conoscere Andrea. Era come lo descrivono nell’immaginario collettivo: alato, maestoso, brillante. Vi entrai dentro e la sua luce pareva che volesse fondersi con me. Non ritratto nulla, perché questa è la sola verità e non c’è ne un’altra!

E mi rivolgo a te CHIARA. Sappi che l’amore, in tutte le sue espressioni, fornisce le risposte a molte delle sfide che affliggono e rendono perplessa l’umanità. La maggioranza degli uomini, nella profondità del loro cuore, vuole un mondo armonioso e soluzioni improntate al rispetto per le sfide che stanno fronteggiando nelle loro vite quotidiane. Tu che sei la sua dolcissima sposa e compagna, continua ad essere amorevole, consapevole e compassionevole, con una visione più elevata del mondo in cui vivi. È il tuo amore che permette la nascita di soluzioni e risoluzioni ai tuoi problemi. E concludo utilizzando le parole del Vangelo di Giovanni - “Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte; ma chi mette in pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio”. Non aver paura CHIARA, il tuo Angelo Custode è qui accanto a te, sentine il profumo. Ricordati di Lui; il più puro ed il migliore di tutti gli Angeli.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 22 January 2019
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Andrea Brusa

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