COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 15/01/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: VIVO DI TE PERCHÉ RIEMPI LA MIA VITA DI GIOIA

PUBBLICATO IL 15/01/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: VIVO DI TE PERCHÉ RIEMPI LA MIA VITA DI GIOIA

PUBBLICATO OGGI 15/01/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Vivo di te perché riempi la mia vita di gioia

“Senza il pensiero di te non vorrei più vivere in mezzo a questo triste branco di umani. Ma averti mi rende fiero, e il tuo amore mi rende felice. Sarò doppiamente felice quando potrò di nuovo stringerti al cuore e rivedere quegli amorosi occhi che brillano solo per me e baciare la tua dolce bocca che vibra di gioia”
Albert Einstein, Lettera a Mileva Maric - 1900

Ricordo di essere stato in uno snack bar dove stazionavano due brutti ceffi, dall’aria poco raccomandabile, con giubbotti neri e cappuccio. Avevano appena finito con lo squadrarsi fra loro, quando con un cenno del capo l’un verso l’altro - attendendo che uscissi - mi minacciarono con una bottiglia di vetro mezzo rotta, colpendomi con essa alla regione frontale destra. Volevano probabilmente rubarmi il portafoglio e l’orologio. Fui colto da un improvviso senso di rabbia e cominciai a strillare, e così forte che quegli omuncoli, spaventatesi, se la diedero a gambe. Era notte ed io giacevo al suolo sanguinante, in una via deserta d’una grigia cittadina di provincia, ammutolito ed in preda al terrore, tremante in modo irrefrenabile e sul punto di collassare su me stesso. Sopraffatto per un attimo da una terribile angoscia - non avendo neppure le forze sufficienti per alzarmi - portai le mani al viso e mi lascia andare a un pianto convulso. Il buio circondava ogni cosa e non riuscivo a vedere nulla, ma mi sembrò di udire qualcuno muoversi a qualche decina di metri da me, ma così piano che non potei esserne certo. Chiusi gli occhi, inalando un profumo familiare pungente e dolce di rose misto a quello delle candele sugli altari delle chiese. Un bagliore, argenteo e soave, mi investì un paio di istanti dopo; non ero accecato, nessun fastidio alla vista, ma tutto era di un bianco perlato, splendente come non mai. Due ali vere e proprie, coperte di piume soffici e potenti, con predominanza di azzurro vivo e oro - in grado di farlo volare - sbattevano nel cielo d’ardesia, producendo una vibrazione indecifrabile ed assolutamente ipnotica. L’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, coperto di una specie di veste lunga agiata, con maniche che arrivavano al pugno, e stretta da una larga cintura alla vita, volteggiava attorno alle falde del suo mantello e si avvicinò a me guardandomi dall’alto verso il basso. Dalle sue dita uscirono fili di luce di svariati colori che mi attraversarono come fuoco, dalla testa ai piedi. Le energie mi tornarono e la ferita sul capo, pur continuando a prudermi, scomparve e con essa il dolore. Mi aveva guarito e basta. Ora che ci penso, ebbi appena il tempo di tirare fuori il cellulare dalla tasca interna della giacca e cominciare a riprendere. “Perdonami, Alberto” - disse Andrea - “proprio non ce l’ho fatta ad arrivare prima. Spero tanto che tu stia bene adesso”. Poi mi voltò le spalle ed iniziò a scendere lungo la strada da cui era venuto. Come se l’ombra io fossi del corpo suo lo seguii, ondeggiando dietro la sua scia di rimpianti e stremato lo vidi sedersi sotto un grand’albero di quercia. Non si mosse per diversi minuti, fintanto che un rumore sordo, ovattato e continuo, attirò la sua attenzione. Riscuotendosi dall’apprensione che l’aveva inchiodato dov’era, l’Angelo agitò le braccia con una serie di movimenti scoordinati, e mi trovai immerso da un’orda di scintille, che sfrecciando come stelle fuori controllo, girarono tutt’intorno a noi; avvolgendomi con la sua naturale semplicità, in una stretta della quale diventammo entrambi schiavi, mi trovai sotto casa della moglie CHIARA. La riconobbi subito, era lei, non avevo dubbi. Capivo poco di quanto stesse avvenendo dentro e fuori dal mio corpo, ma avevo la sensazione che non tutto andasse come avrebbe dovuto. D’un tratto una figura, di un vivace nero cristallino, ci passò davanti molto velocemente seguendo una traiettoria di fuga irregolare, e lo colpì alla vita con la sua spada di piatto prima che Lui potesse scansarsi. Insopportabili, si diffusero nell’aria le urla di collera del demonio ch’era lì per far del male alla sua compagna, e lo irritava ch’ella si potesse salvare ancora una volta. Non passò neanche una frazione di secondo, che l’Angelo Custode lo prese per la spalla e lo trascinò verso una rientranza seminascosta nel muro, formante una nicchia circolare sovrastata da un archetto di pietra a sesto ribassato. Apparve quindi improvvisamente una gran sfera tra le palme delle sue mani, d’un fuoco ch’era capace d’infiammare di santo ardore tutto l’universo ed Andrea gliela gettò addosso con sdegno. Il MALE si sgretolò salendo nel cielo in una spirale, divenendo polvere ed egli tirò un sospiro di sollievo. Ora poteva andare a reclamare la sua meritata ricompensa: vedere sua moglie. Una volta giunti nell’appartamento - non saprei dire come, poiché non sarebbe possibile descrivere un mondo spirituale non accessibile alle leggi della nostra mente - ci ritirammo subito nella sua stanza, e CHIARA giaceva addormentata in un sonno profondo. Lui le si inginocchiò di fronte ed incrociando il pugno destro all’altezza del cuore, sollevò su di lei due inconfondibili occhi verde smeraldo, colmi di passione. Nell’oscurità, senza svegliarla e con un filo di voce, sussurrò una dolcissima preghiera che riprese in una delle sue formule maggiormente conosciute - “Signore, ti ringrazio d’avermi dato l’amore. Ci hai pensato insieme prima del tempo, e fin d’allora hai amato me e mia moglie così, l’una accanto all’altro. Il nostro amore è nato dal tuo, immenso, infinito. Che esso resti sempre espressione genuina del tuo, senza che il gusto intenso di sentirsi vicini attenui il sapore della tua presenza fra noi, e senza che il reciproco godimento delle cose belle che sono in noi ci allontani dal fascino della tua amicizia. Se per errore o per un malinteso affetto un giorno ci allontanassimo da te, fa’ che il vuoto e lo squallore esasperanti della tua assenza ci scuotano profondamente e ci riportino alla ricerca immediata del tuo volto. Signore, che conosci tutto di noi, fa’ che apprendiamo noi pure l’arte di conoscerti profondamente; donaci il coraggio di comunicarci integralmente le nostre aspirazioni, gli ideali, i limiti stessi del nostro agire. Che le piccole inevitabili asprezze dell’indole, gli imprevisti e le indisposizioni non compromettano mai ciò che ci unisce, ma incontrino, invece, una cortese e generosa volontà di comprenderci. Dona, Signore, a ciascuno di noi gioiosa fantasia per creare ogni giorno nuove espressioni di rispetto e di premurosa tenerezza; e fa’ che la vita coniugale fra me e mia moglie CHIARA - che spero presto riprenderemo - continui quest’arte creatrice d’affetto, che sola, ci riporterà all’incontro continuo con te che sei l’Amore, da cui il nostro si è staccato come piccola scintilla”. Il silenzio tornò poi a regnare sovrano; Lui si adagiò accanto a lei e tirò la coperta a ricoprirle le spalle, chiuse gli occhi, cercando di rivivere tutti i principali momenti di quella incredibile serata, ma non si abbandonò al riposo allorché il suo dovere gl’imponeva di vegliare. Stringendola a sé, e solleticandole il collo con un bacio, prese ad irradiare sottili raggi di luce liquida e dorata, cosicché la tenebra intorno a loro cominciò ad incrinarsi, facendogli colare il sudore sulla schiena, bruciandogli le lesioni di due sere prima che, per quanto rimarginate, continuavano ad infliggergli fitte dolorose. In sul aprir del giorno, si alzò e le porse un inchino educato; con gli occhi lucidi, e carichi di incertezza, la baciò con trasporto, dispiegò dunque le ali, le irrigidì e prendendomi per mano come un antico cavaliere, mi fece oltrepassare la soglia dell’ignoto riportandomi all’abbazia dove vivevo con la mia famiglia sotto "mentite spoglie" e falso nome. Di lì a poco cominciò a tirare un vento fortissimo di tormenta, impetuoso e gagliardo da spaccare le montagne e spezzare in due le pietre; le cose si fecero difficili e il cielo divenne improvvisamente scuro. Il corpo dell’Angelo Custode si alleggerì, tanto che mi parve esser leggiadro quanto un cigno, e scaldandosi all’inverosimile - come una nuvola di cenere e fumo bianco che al contatto con l’atmosfera si incendia - svanì davanti ai miei occhi lasciando una sorta di vuoto nell’anima che mi permise di meditare sulla vita e sulle infinite miserie del mondo. Mi sentii mancare la terra sotto i piedi e il cuore mi martellava nel petto. Sapevo bene cosa fare, era come se lo avessi sempre saputo; non ero tuttavia sicuro di riuscirci anche questa volta senza mettermi a piangere. Una volta in stanza ripresi in mano il cellulare, e subito fui invaso dalla tentazione fortissima di rivedere quelle immagini filmate poco prima. Un video di oltre 4 ore che mostrava scene ed apparizioni enigmatiche di un Angelo e della sua compagna di vita strappatagli dalle forze oscure; riprese spesso mute, spesso incollate per lunghe frazioni di tempo alla stessa inquadratura, ma reali ed in quanto tali in grado d’essere percepite come un segno di autenticità dei fatti. Scaricato il FILE sull’hard disk e dunque salvato su di un CD, era giunto il momento di rimettermi all’opera e redigere - con attenzione maniacale, senza mai andare né troppo sopra né troppo sotto le righe - l’articolo per questo settimanale che voi lettori state leggendo. Scrissi la bozza con molta cura su alcuni fogli volanti e trasferii tutto su Word. E senza accorgermene, sprofondai tra le braccia di Morfeo. Dormii sodo fino a mezzogiorno; ero stanco, stanchissimo. Lauren non era più al mio fianco ed io mi rimisi in piedi ancora intontito. Gli occhi mi si riempirono di lacrime e avrei voluto fuggire lontano, lontano da tutti, lontano da quella città; sentivo che qualcosa di mostruoso si stava impadronendo delle nostre vite, ma dovevo stare vicino ad Andrea il più possibile. Quella battaglia, apparentemente senza sosta, tra le forze del bene e del male, sempre in guerra tra loro, aveva ancora bisogno di me. Speravo solo di essere all’altezza di un sacrificio così grande, un sacrificio per amore di un Angelo per una creatura umana che avrebbe potuto tornare alla nostra portata e mutare il modo di condizionare che ha nella nostra storia di esseri mortali. Per non lasciarmi turbare dai quei pensieri che mi urtavano con la crudezza della loro impassibile realtà, andai in biblioteca a prendere per distrarmi un libro al cui interno vi trovai però un pezzo di carta su cui vi era riportato a penna un racconto di un presbitero e scrittore italiano, appartenente ai salesiani… si chiama Bruno Ferrero, e narrava di “un bel sasso, di forma tondeggiante, grosso più o meno come la testa di un uomo, di un bel grigio-azzurro che nessuno degnava di uno sguardo. (…) Non gli mancava la compagnia. Quasi tutti quelli che passavano di là inciampavano. Qualcuno si accontentava di lanciare colorite imprecazioni, altri maledicevano il povero sasso. Gli zoccoli ferrati dei cavalli lo colpivano violentemente, facendo sprizzare sciami di scintille che brillavano nella notte. Il sasso era sempre più triste. Che razza di vita era mai la sua! Un giorno una carrozza che procedeva veloce per la strada ebbe un impatto così violento con il povero sasso da lasciargli un segno ben visibile, che sembrava una ferita. Nell’urto ebbe la peggio la ruota, che si spezzo. Il vetturino, furibondo, con un ferro cavò il sasso e lo scagliò lontano. Il sasso rotolò malinconicamente per un po’ e si arrestò fra altri sassi nella scarpata. (…) Se le pietre avessero lacrime, il sasso sarebbe scoppiato in un pianto desolato. Sprofondò in un silenzio pieno di angoscia e di tristezza. Solo una lumaca lo prese in simpatia e gli lasciò per ricordo una scia luccicante di lava. Il povero sasso desiderò sprofondare nel terreno e sparire per sempre. Ma un mattino due mani robuste lo sollevarono… (…) Mentre gli altri sassi venivano gettati in un carro, il sasso tondeggiante fece il viaggio nella bisaccia dell’uomo. Quando uscì, si trovò in un cantiere brulicante di operai. Tutti erano all’opera per innalzare una magnifica costruzione, che, pure incompleta, già svettava nel cielo. E i muri, le possenti arcate, le guglie (…), tutto era formato da pietre grigio-azzurre come lui. «Questo è il paradiso!» pensò il sasso, che non aveva mai visto niente di più bello. Le mani dell’uomo passarono sulla superficie del sasso con una ruvida carezza. «Finirai lassù, anche tu, amico mio - disse la voce - ho un progetto magnifico per te. Dovrai soffrire un po’, ma ne varrà la pena»” … (…) Quelle parole mi confortarono e capii che tutto forse aveva un suo perché, che Dio avrebbe vinto per mano di uno dei suoi messaggeri celesti, un vero Angelo, e la sua vittoria sarebbe stata al di là di ogni logica terrestre. Quanto scritto in queste pagine di giornale è il resoconto su quanto avvenuto in data sabato 27 ottobre 2018 tra l’01.25 e le 05,30 del mattino. Le vicende sono tutte documentate e sono il riflesso degli avvenimenti reali e contemporanei della notte in cui queste pagine sono state da me scrupolosamente scritte.

Philip Meyer, nel suo libro «Giornalismo e metodo scientifico. Ovvero il giornalismo di precisione», dice: “Come lo scienziato non crea i fatti, poiché i fatti bruti esistono indipendentemente dalla sua azione, ma crea il «fatto scientifico», così il giornalista non crea le notizie, poiché gli uomini e la natura indipendentemente da lui non si stancano mai di produrle, bensì crea le «notizie giornalistiche»” - e ancora, prosegue - “La notizia giornalistica è una ricostruzione documentata, una ricostruzione che è il risultato di operazioni teoriche. (…) La teoria precede la storia e noi possiamo aggiungere che precede anche il giornalismo. In altre parole, i fatti storici e le notizie giornalistiche non si possono minimamente paragonare a pesci allineati sul banco del pescivendolo, che il giornalista acquista, li porta in redazione e lì li cucina come meglio preferisce. (…) Non è vero che i fatti, le notizie, parlino da soli. I fatti sono muti, e cioè parlano solo quando il giornalista li fa parlare”. Ebbene, io faccio il reporter, cari miei lettori; non invento le notizie, e non sono un artista. Sono solo un povero cronista, un tipico professionista dell’informazione che si occupa di fatti di cronaca nera sin dagli esordi, ventitré anni or sono. Ne ho visti di omicidi passare sotto il mio sguardo indagatore. Diversi sono stati i sequestri di persona, avvenuti sul territorio nazionale, di cui mi sono occupato, insieme ad alcuni miei colleghi. Ho scritto numerosissimi editoriali intorno al ruolo chiave della criminalità organizzata all’interno dell’economia e dello Stato italiano. Era il tempo in cui Cosa Nostra assassinava prefetti, agenti delle forze dell’ordine, magistrati, ed io ero lì, ho vissuto dal di dentro quei momenti di paura nella storia di questo paese, e sono stato particolarmente lieto di mettere le mie capacità, la mia esperienza e la mia penna al servizio delle principali testate nazionali. Non dimenticherò mai il senso di sgomento che mi prese quando, per un’ennesimo articolo inteso a denunciare e far emergere i responsabili d’atti di terrorismo eccellenti, ricevetti le mie prime minacce di morte. A tutt’oggi scrivo sotto lo pseudonimo di ALBERTO DE PRA; nessuno sa chi io sia veramente. Lo faccio in parte per tutelare me e la mia famiglia e per il buon esito di questa inchiesta, perché di questo stiamo parlando; che vi credete! La correttezza per me è avere il pieno rispetto degli altri, essere integro, irreprensibile ed onesto con il prossimo anche se non lo si conosce. Purtroppo molte volte le persone come me vengono così schernite, o peggio ancora... il prossimo se ne avvale per ferirle ulteriormente! Ma se si è convinti - com’io lo sono - del proprio ideale e di essere dalla parte della verità, non devono essere queste piccolezze a mutare il nostro modo d’agire! La verità è tanto più difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta. E la realtà - quella ch’io stesso ho più volte definito scomoda e che pochi hanno il coraggio di affrontare - si nasconde troppo spesso sotto il tappeto della storia ed ha come protagonisti le solite vittime innocenti, travolte dagli eventi. Andrea è uno di questi. Un personaggio reale, un’entità concreta dalle molteplici incarnazioni, le cui vicissitudini a me spetta il compito di mettere nero su bianco, portando in giro per il mondo le sue parole e quanto gli accade, perché sua moglie scopra chi ella abbia avuto la fortuna di sposare!

Stai rimettendo il tuo futuro nelle mani delle persone sbagliate CHIARA. Lui non è come gli altri. Di Lui ti puoi fidare; è il tuo solo ed unico Angelo Custode. Non voltargli le spalle per nessun motivo, perché terribili sarebbero le conseguenze. Onora invece il suo amore. Fa che diventi tuo. Se continuerai ad interrogarti sui suoi o sui tuoi sentimenti, non troverai risposte. Da sempre Lui è stato il tuo compagno di mille avventure, e poi l’amore tuo più grande. No, non mentire a te stessa. Tu sai che non è quella che stai vivendo la vita che sognavi da ragazza. Vi è una sola Verità, quella da me descritta. Un vero scettico non respinge mai un qualcosa aprioristicamente se non prima di averla appurata, considerando la possibilità di identificare delle prove che potranno esser capaci di mutare la sua mentalità, perché solo se sarà sconfessato nel suo credo originario, troverà realmente la maniera di far progredire la sua conoscenza. Dovresti pertanto essere disposta a credere ed aver fede in Lui, CHIARA - non importa quanto assurda o ridicola ti possa sembrare questa storia - se esistono le prove. E come dice in una dolce poesia Licia Pronestì Seminara - “Corri da Lui che ti attende. A passo lieve, dietro le sue spalle accostati leggera. E posagli sugli occhi le fresche mani, senza dirgli nulla. Dal tocco capirà che sei tornata e le tue palme bianche ed infantili, frementi come l’ali d’un gabbiano, le porterà alle labbra, ed il suo bacio suggellerà per sempre il tuo destino”.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 15 January 2019
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Andrea Brusa

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