COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 08/01/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: AMO LE TUE MANI CHIARA TRA INFINITE ALTRE MANI

PUBBLICATO IL 08/01/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: AMO LE TUE MANI CHIARA TRA INFINITE ALTRE MANI

PUBBLICATO OGGI 08/01/2019 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Amo le tue mani Chiara tra infinite altre mani

“Non scriviamo e leggiamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore… sono queste le cose che ti tengono in vita”
Dal film L’attimo fuggente, 1989

Imboccando un vicolo stretto e un po’ nascosto, che s’inerpicava tra due file di vecchie case di pietra nuda, mi imbattei - quasi all’esterno del borgo medioevale - in un negozio di antiquariato ed oggetti d’arte, e mi misi a guardare la vetrina, ma non vi trovai che quadri incomprensibili. Così decisi di entrare e su di un piccolo tavolo ovale in legno di radica vi era un angelo in ceramica di Capodimonte con i capelli spartiti al centro in ciocche bionde ondulate, che si trasformavano in veri e propri boccoli ai lati del volto, ed un classico abito settecentesco arabescato; che meraviglia!! Mi soffermai estasiato a rimirarlo. Era quasi sera, non pioveva più, ma il cielo avea la parvenza di una sorta di lastra di metallo grigio, stratificato e screziato di nero. Nell’aria c’era un intenso profumo d’erba appena tagliata che andava e veniva mescolandosi agli odori della cucina. Accompagnato da quell’immagine fissa nella mente peregrinai per ore, con quel desiderio di vagabondaggio ed ozio che mi assale il corpo e l’anima quando il tempo passa ed io non so cosa fare. Calata la notte pensai che forse fosse più opportuno avvicinarmi al convento. Iniziai così a sbirciare l’ora ogni dieci minuti e, all’approssimarsi della mezzanotte, la mia impazienza divenne presto troppo visibile per poterla dissimulare; sapevo che sarebbe arrivato presto, ed io lo stavo aspettando. E così fu. Non appena posi il piede nel giardino di piante secolari del monastero le nuvole si squarciarono; poi un fulmine, un tuono e dallo spazio antistante una luce dorata sfarfallò, e si fece a poco a poco più forte. Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, se ne stava lì, davanti a me, le sue fresche ali bianco-argentee adagiate sulle spalle sospinte da una leggera brezza di fine ottobre. Ad un tratto le dispiegò con un rumore lieve, simile al morbido fruscio della neve che scivola giù dai rami. Indossava un mantello candido come il latte con una striscia di stoffa color traente all’azzurro sulle maniche. La sua aura era un tripudio cromatico di luce a base di tonalità verde smeraldo. Agitato e febbricitante rimase inchiodato sul posto. Sentivo, o meglio, intuivo che mi nascondeva qualcosa. Quando allungò la mano, mi guardò dritto negli occhi, e disse - “Ho una missione da compiere. Avrei dovuto già farlo anni fa, ma adesso non posso più rimandare. Vieni”. Mi avviluppò così in un vortice gorgogliante di piccolissimi cristalli di ghiaccio e suoni, che infine mi penetrarono il cuore come uno stiletto d’acciaio, fondendosi al mio stesso essere. La corrente dapprima alterò le nostre figure come immagini riflesse in un enorme specchio deformante, come quelli nei Luna Park, e noi svanimmo inghiottiti da una bruma densa e cotonosa. Dopo pochi secondi, massimo un minuto, mi ritrovai seduto con il dorso poggiato ad una parete di una camera da letto. Sua figlia, la sua bambina, l’amore della sua vita, era lì, dormiva, e non si scompose nemmeno, mostrando - seppur nel sonno - un qualche senso di onore e nobiltà. Lui se ne stette fermo ad osservarla, come attendendo un segno. Quindi le si avvicinò e la scosse delicatamente per svegliarla; lentamente, lei aprì gli occhi e vide il suo papà. Si stupì della sua presenza, non ricordandosi le volte precedenti; pensò di stare sognando, ma qualcosa le diceva che non era questo il caso. Si alzò dal letto, gli si buttò addosso e lo abbracciò, scoppiando in un pianto a dirotto. “Shhh... parla piano piccolina e non ti agitare, non voglio che ci sentano” - sussurrò Andrea, e continuò - “devi conoscere la verità su chi tu sei, imparando a metterla in pratica su te stessa e con la gente che ti circonda. A questo punto, la tua priorità dev’essere quella di saper controllare le tue facoltà. Anche tu sei un Angelo del Cielo, figlia mia, e adesso ti darò motivo di verificarlo. Anche tu hai le ali come papà tuo, ma ti hanno costretta a rinunciare a volare...”. E sua figlia lo osservò con un’espressione sempre più sbalordita, dicendo - “Dove mai ho le ali?”. Ed egli - “Devi solo crederci con ogni fibra del tuo corpo. Fa come me, concentrati”. Poi il miracolo avvenne. La piccina chiuse gli occhi per un istante, come se avesse bisogno di raccogliere le forze, e li strizzò. Improvvisamente le spuntarono delle ali da dietro la schiena, davvero magnifiche, grandi e piumose. Non ci poteva credere lei per prima. Non le sembrava possibile. Era silenziosa, ma anche terrorizzata; quello che stava accadendo era contrario ad ogni legge della natura, ed a quella realtà tuttavia non si poteva opporre. L’Angelo si protese verso di lei con fare protettivo, paterno, e proferì a voce bassa - “Ricorda BIANCALAURA: la tua rinascita è il volo e la tua energia è il Paradiso. Sbatti le tue ali e concedi a te stessa un alito di vita piena. Seguimi, e non allontanarti mai da me”. Forzarono una finestra e, usciti all’aperto a velocità sempre crescente - con il vento che gli sibilava nelle orecchie - si librarono in aria in una gara a perdifiato, nei campi più remoti della volta celeste, volando sempre più in alto, dove non c’era più né caldo né freddo, né preoccupazione e né ansie. S’inseguirono l’un l’altro come dei ragazzi, giocando e divertendosi sempre di più. Infine Andrea annuì e calde lacrime iniziarono a scendere dai suoi occhi bagnandogli il viso. Tornati in stanza sentii l’Angelo dire a sua figlia - “Ora devi ascoltarmi BIANCALAURA! Io amo moltissimo, con intensità e dedizione, mamma CHIARA e mi pongo in netto subordine ed in posizione d’assoluta inferiorità rispetto a Lei, perché sono sempre fragile ed indifeso di fronte alle piccole o grandi delusioni che la vita mi porta. Il mio trasporto incondizionato - che esclude il possesso ed ama Lei nella sua totalità senza alcun giudizio - mi porta a compiere rinunce forzate ed inaudite che forse per te non sono indispensabili, ma che io valuto importanti per dimostrare il mio più completo spirito di abnegazione, pazienza e fedeltà nei suoi confronti. Del resto sono il suo Angelo Custode, bambina mia. Non potrebbe essere diversamente. Purtroppo tu dimenticherai tutto quello che è successo in questa notte. Non dovrai mai mostrarti agli altri. Io non te lo consentirò fintanto che non saremo tornati a formare una famiglia, hai capito? Adesso ti chiedo un altro piccolo sforzo di volontà, ma credimi lo faccio per il tuo bene; non voglio vederti così triste. Io vi sono accanto e veglio su di voi, anche se a volte non riuscite a percepirmi. Sono io che non posso farmi vedere… ho fatto un patto con DIO. Un giorno capirai. Ora torna a nanna. Io devo andare dalla mamma. Lei ha bisogno del mio aiuto, ha bisogno di non sentirsi sola per non smarrirsi nelle tenebre”. La bimba dagli occhi da cerbiatto sentì un lieve brivido percorrerle la spina dorsale, ma poi ci fu un tepore diffuso, irradiato dalle mani di Lui, ancora appoggiate sul suo capo che la fece addormentare. L’Angelo intanto prese a mordersi nervosamente le labbra con una smorfia di sofferenza e di apprensione. Non voleva che quella notte finisse e fu invaso dalla tristezza, che fino a quel mentre aveva atteso sulla soglia di accesso alla stanza, come un predatore in agguato. Improvvisamente la luce se ne andò e l’oscurità inghiottì ciò che restava di me. Senza parlarci, né guardarci, fece strada verso un buio sentiero e fummo di nuovo nel giardino del monastero. Non si vedeva nessuno nei paraggi e sembrava che non fosse successo niente, ma dentro di me sapevo che era una menzogna. Restai immobile come qualche ora prima, finché lo vidi risplendere, poi, come il giorno precedente, impallidì ed esplodendo in minuscole schegge di vetro, si disgregò. Riflettendo e camminando realizzai quanto fosse vero quello che, nel Vangelo di Matteo, Gesù dice: “Se avrete fede quanto un granellino di senape potrete dire a questo monte spostati da qui a lì, ed esso si sposterà. Niente vi sarà impossibile”. San Paolo, cogliendo in profondità le parole del Signore, osa aggiungere: “Se avessi tutta la fede tanto da poter trasportare i monti, ma non avessi l’amore, non sarei nulla”. Anche la fede senza l’amore è morta. Scrive l’apostolo Giovanni: “Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore”. Non è però un amore disumano; al contrario, è pieno d’umanità perché porta Dio accanto a noi. Sapevo in ogni caso che non avrei potuto raccontare subito ciò c’era accaduto, perché non mi avrebbe creduto nessuno, nemmeno voi lettori. Ma per fortuna avevo filmato ogni scena, da decine di angolazioni, per un lasso di tempo comprendente oltre 4 ore - a questo scopo ero stato costretto addirittura a cambiare la scheda di memoria del telefonino più e più volte, ma c’ero riuscito. Essendo stato girato in fretta e furia, era un po’ carente per quanto riguardava i primi piani, le condizioni d’illuminazione degli ambienti, ma c’era tutto. Giunto all’abbazia, andai a chiudermi nello studio e mi misi al PC. Prima però mi feci un bel termos di caffè forte ed iniziai a redigere l’articolo che state leggendo in queste pagine. Digitai frasi e concetti sulla tastiera con una frenesia maniacale senza alzare mai gli occhi dal monitor, fino a che non crollai pesantemente con la testa su di una risma di carta da stampante posta sul ripiano dello scrittoio. Quando mi destai una persona era china su me, e mi fissava ansiosamente; mia moglie Lauren. Convulsa, lesse l’editoriale ed esaminò il video con le pupille sbarrate, quasi attonite. In effetti c’era ben poco da aggiungere a quelle immagini che parlavano da sole. Ricordo che a metà mattina spedii al notaio, a titolo di documentazione, il CD con l’articolo ed il FILE MULTIMEDIA a mezzo corriere espresso, precipitando subito dopo in uno sconforto senza limiti. E capii che noi esseri umani siamo portati istintivamente ad evitare il dolore e ad uscire dal cammino della Croce; tuttavia, anche nell’era del benessere, dei grandi progressi della scienza e della medicina, il dolore è sempre in agguato cari miei: la meditazione della passione di Gesù e dell’infinito amore di Dio per noi ci dovrebbe aiutare a superare le prove, a crescere nella fede, nella pazienza e nell’abbandono in Dio. L’incontro con il Signore crocifisso dovrebbe rendere più attuale e concreto il nostro amore verso il nostro Creatore e verso il prossimo, per affinare lo sguardo sul dolore che esiste nel mondo, per diventare più sensibili e solidali con i "crocifissi" di oggi, con coloro che come Andrea vivono al margine della società senza diritti e valori, vittime di tante ingiustizie; se così fosse potremo aiutare maggiormente i sofferenti a comprendere l’amore di Dio e accettare con fede e serenità la loro croce, il cui peso l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA ben conosce dal momento della perdita della sua famiglia. Un dolore che rimane incolmabile e persistente nella sua anima. Eppure avreste dovuto vederlo; era ed è un qualcosa senza dimensioni, che non si presta ad essere descritto con le parole e nessuno potrà mai circoscriverlo né racchiuderlo. Quanto avete appena letto è comunque una lucida cronaca di quanto effettivamente successo in data martedì 23 ottobre 2018. È il resoconto di una storia reale il cui finale è ancora da scrivere; non è un Fake. È un pezzo di vita di un vero messaggero di DIO. Una creatura celeste, inviata quaggiù a dare a noi mortali l’idea di una compiutezza che non si trova nel mondo; una creatura che dell’umano ha solo la somiglianza, un essere dal cuore intriso di delusione, di sconcerto e di amarezza. Vicende e fatti accaduti così come da me descritti, che sfuggono ad ogni possibilità di dubbio. Dica pur ciò che vuole la corrotta natura degli uomini; giudichi il Mondo e quanto da me detto a modo suo; Iddio suo Padre richiede ancora la mansuetudine tra le persecuzioni e tra le offese da Lui ingiustamente subite e gli proibisce - per la fortuna dei suoi persecutori - non solo di sguainare la spada, ma altresì di sfoderare la lingua; amore allo stato puro il suo che solo un inviato del Signore come Lui può esprimere nelle sue peculiarità sostanziali di bontà e lealtà.

“Essere un giornalista - (cosi come enunciato da Irma Loredana Galgano su irmaloredanagalgano.it nel corso di una intervista pubblicata nel numero 41 della rivista Writers Magazine Italia, diretta da Franco Forte) - significa raccontare i fatti; essere un giornalista d’inchiesta invece ha un significato molto diverso. Ricerca, analisi, descrizione sono i passaggi perentori da seguire per condurre un’inchiesta”. E ancora David Randall, nel suo libro Il Giornalista quasi Perfetto, afferma - “nella maggior parte dei casi esiste un sistema migliore per raccogliere informazioni, del lavorare in incognito. Ma qualche volta potrebbe essere l’unico modo per arrivare a scrivere un articolo. (…) Ma sarà meglio che la storia ne valga la pena, perché richiede molto tempo e comporta parecchi rischi…”. Io personalmente svolgo il mio lavoro di Reporter come voi svolgete il vostro, e mi sono visto costretto a lavorare sotto lo pseudonimo di ALBERTO DE PRA in seguito a minacce e vessazioni ricevute, negli anni scorsi, solo per il fatto di voler far emergere la verità, che non è una pietra preziosa da mettere in uno scrigno o in tasca. La mia professione rappresenta «l’espressione più alta e nobile dell’attività di informazione» ed io la svolgo con assoluta serietà, impegno ed estrema correttezza. E chiunque conosca un po’ il giornalismo investigativo sa bene che un’inchiesta seria come quella ch’io sto facendo in questi articoli - perché di questo si tratta - viene preparata nel corso di mesi e mesi di ricerche e verifiche sul campo, ed infine con una limatura dei testi - da parte mia - maniacale fino all’ultima parola, pena il rischio di venir meno ai miei doveri deontologici. Ricordiamoci sempre, e non mi stancherò mai di ripeterlo, che un giornalista è tenuto ad assicurare ai lettori un’informazione “qualificata e caratterizzata (secondo la sentenza n. 112/1993 della Corte costituzionale) da obiettività, imparzialità, completezza e correttezza; dal rispetto della dignità umana, dell’ordine pubblico, del buon costume e del libero sviluppo psichico e morale dei minori nonché dal pluralismo delle fonti cui i giornalisti attingono conoscenze e notizie in modo tale che il cittadino possa essere messo in condizione di compiere le sue valutazioni, avendo presenti punti di vista differenti e orientamenti culturali contrastanti”. Mi sono occupato di inchieste di un po’ tutti i delitti di mafia avvenuti in Sicilia negli ultimi decenni. Ho scritto editoriali su testate piccole e grandi. Come cronista di nera mi spostavo da un delitto ad un altro, da un fatto di sangue ad un altro, senza batter ciglio. La lotta alla camorra, alla ’ndrangheta ed alla Sacra Corona Unita è stata oggetto d’interesse e sacrificio. La passione per il giornalismo dev’essere nata in me negli anni del liceo, quando iniziai a lavorare al giornalino della mia scuola, e da allora non mi ha mai abbandonato. Sono un professionista nel campo dell’informazione e non uno storyteller; non sto giocando né facendo strategie. Sono un uomo onesto e non è mia abitudine promettere o sbilanciarmi a parole se non sono più che sicuro e certo di quello che vado a dire. Ho le prove di quanto narrato. Altro che storie, qui si fa sul serio; Lui era Lui, ed io ero io. Nessuna favola, nessuna finzione, nessuna asserzione falsa. Abbiate rispetto per il mio ruolo, credetemi sul mio onore e valutatemi nella vostra sapienza, affinando il vostro intelletto affinché meglio possiate giungere alla verità, quella da me qui riferita.

Quello che credono gli altri, anche se sono in tanti, ti deve essere indifferente CHIARA. Insegui il tuo sogno, tu che sei la sua Compagna di Volo, e rendi il tuo successo la vendetta più amara per chi vi ha sbeffeggiato e non ha creduto in VOI. E poi ricorda, dolcissima creatura, che arrenderti o inseguire i tuoi sogni è sempre una tua scelta. Da ragazzi abbiamo mille sogni e mille ambizioni, ma una volta entrati nella trappola del topo, ce ne dimentichiamo. Lentamente l’acqua avvelenata permea le nostre vene ed iniziamo a credere che quei sogni, in fondo, erano solo delle bambinate e che da bravi e responsabili soldatini della società dobbiamo fare esattamente quello che ci hanno insegnato. La verità è che dipende da te: puoi arrenderti alle pressioni sociali e bere alla fonte avvelenata, oppure rifiutarti di farlo ed inseguire fino in fondo i tuoi sogni. Se decidi di arrenderti sarà molto difficile tornare indietro. Se decidi di inseguire i tuoi sogni, non avrai nessuna garanzia di successo e molto probabilmente sarai considerata una folle, ma una folle libera. Il mio augurio per te CHIARA è che tu non decida di bere dalla fonte avvelenata. Andrea ti ama con tutto il suo cuore, con tutta la sua anima e con tutta la sua mente. Desidera solo il meglio per te. “Amalo, amalo, che in amarlo non si affligge il corpo, non duole il capo, non si stanca la lingua, non si affatica il braccio”. Amalo, e prosiegui ad amarlo; e non ti stancare di amarlo, e non a sole parole, ma in spirito e verità. Riconosci i tuoi errori. A tutti capita di sbagliare. L’importante è accettarlo e non considerarlo un fallimento.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 08 January 2019
  • 14

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Andrea Brusa

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