COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,ARTICOLO PUBBLICATO SU TESTATE DI LIVELLO REGIONALE E NAZIONALE IN DATA 01/04/2016 - LETTERA ACCORATA AL DIRETTORE... MI aiuti Lei!

ARTICOLO PUBBLICATO SU TESTATE DI LIVELLO REGIONALE E NAZIONALE IN DATA 01/04/2016 - LETTERA ACCORATA AL DIRETTORE... MI aiuti Lei!

http://www.notizienazionali.net/notizie/attualita/10731/andrea-brusa--senza-mia-moglie-e-mia-figlia-la-mia-vita-non-avra-piu-senso

http://www.vittoriadaily.net/notizie/attualita/2857/andrea-brusa-senza-mia-moglie-e-mia-figlia-la-mia-vita-non-avra-piu-senso

"Caro direttore è la prima volta che scrivo una lettera aperta come questa per esporre i miei problemi, le mie incertezze... ho provato a parlare anche con degli “amici” ma niente da fare non sono riuscito a trovare una risposta adeguata alle mie paure, ad un amore che sembra essere destinato a finire contro la mia volonta’. NO... NOOOO.... NON VOGLIO... NON E’ GIUSTO! Sono un uomo di 47 anni... padre e marito disperato... che si è visto crollare il mondo addosso il 5 dicembre 2014 quando i servizi sociali hanno portato via la sua piccola di 5 anni (ora 6 e mezzo). La mia è una storia di angoscia e disperazione. Sono uno scrittore di Torino ed ho scritto e pubblicato ben 11 libri per la mia famiglia e fatto un Cortometraggio nel vano tentativo di ristabilire la verità. Mia figlia aveva il 75% di possibilità di essere malata di distrofia muscolare. I nostri genitori non hanno mai accettato che noi avessimo un figlio, mia moglie tra l’altro è anch’essa disabile ma di una patologia non progressiva, comunque deambula con quadripodi. È’ una lunga storia che mi ha visto in questi 16 mesi rischiare 2 volte la morte. Mi aiuti Lei, io ero anche un po’ una madre per mia figlia. Dicono che non ero un buon marito ed un buon padre e che mia figlia non vivesse in un ambiente sereno.... NON È VERO! Ho venduto la casa e dalla disperazione ho anche vissuto per strada e tutt’ora ci vivo. Mi ci sono ritrovato non riuscendo più a vivere in quella casa in cui non facevo altro che vedere i fantasmi di mia moglie e mia figlia. Ora mi ritrovo disteso su un marciapiede per osservare dall’alto la vergogna di non essere più l’uomo che volevo. Come trovarmi se non nello specchio della mia disperazione. L’essere che dorme in un cartone, mangia dal cassone della tua immondizia. Ma quale immondizia più grande del non essere, di una umanità perduta o mai avuta. Stanchezza e vergogna. Sopravvivenza e disperazione. Solitudine ed esclusione sociale. Di questo si è compone la “città invisibile” in cui mi trovo a vivere. Quella ignorata e scansata, perché puzza di orina; quella compatita ma, immediatamente dopo, dimenticata. Un cartone, un litro di vino in scatola, qualche straccio e un portico. Per una persona che come me si trova all’improvviso a vivere per le vie di una città come un clochard, la vita è tutta qui. La consapevolezza che scomparire agli occhi dei passanti di una stazione, di una strada affollata in pieno centro, è davvero la cosa più facile del mondo. Di tanti volti è popolata una città come Torino. Il passato che si incontra e scontra con un presente scomodo. Talmente scomodo da indolenzirti le ossa ogni giorno ed ogni notte passata a dormire per terra. La stazione Porta Nuova che, non appena cala il sole, si trasforma in un enorme dormitorio a cielo aperto per chi una casa non ce l’ha.... Ognuno, sa, si ritaglia il suo spazio vitale, il suo angolo di mondo, pronto a difenderlo a tutti i costi. Si conosco tutti. Sono tutti “amici”, fino a che non si contendono un angolo di strada. Tante solitudini, una accanto all’altra, si fanno compagnia fino alla mattina successiva. Ed arriva l’alba con il suo trambusto. Il via vai di chi parte e chi torna; di chi cammina veloce cercando di non fare tardi a lavoro. Inizia anche la giornata di chi deve arrivare alla mensa della Caritas o del Cottolengo. Raccolti i cartoni, le buste di plastica, le coperte ed i pochi altri averi, ricomincia il vagabondaggio per una città indifferente. Una vita fatta di bisogni primari, di solitudine e di stordimento. La bellezza di una città come Torino che non riesce ad addolcire la disperazione di chi come me si trova a fare il barbone per amore. Chi vive a Torino sa riconoscere gli angoli bui che di notte si trasformano in scomodi letti, ricorda chi, ormai da anni, ha un posto tutto suo sulla strada. Nessuno si indigna, nessuno si stupisce, tranne quando si assiste ad un clochard che defeca pubblicamente. Ma l’indignazione svanisce insieme all’odore nauseabondo, mentre si affretta il passo. L’occhio si abitua a tutto. E così, in una delle strade più caotiche della città, si consumano le esistenze di chi come me lì passano le giornate pensando solo alla sua famiglia e vivendo per loro. Per casa ho una vecchia valigia trovata in una discarica, sotto una montagna di sacchetti di plastica, annodati e pieni di stracci. Ora non mi importa più di nulla... voglio solo che mia moglie e mia figlia sappiano che le amo più di me stesso. Voglio che mia moglie Chiara sia fiera di me... e mi sento in dovere di combattere per tutti coloro che si trovano oggi è si troveranno domani nelle mie stesse condizioni vittime di un’ingiustizia. Per questo "che mi uccida pure, Chiara, se vuole, non mi difenderò’ dalle sue accuse.... non verrò mai in tribunale... non risponderò mai alla violenza e all’aggressività con aggressività... lei può farmi di tutto... io sono un asino al suo cospetto e sono il suo valletto, che mi batta, mi caccia e faccia cencio di me"... a lei tutto è concesso.... non mi difenderò... non le farò del male... sarò il suo scudo"... questo penso deglutendo ma sentendomi la gola ormai riarsa per la tensione e lo spavento. “Non ho nulla da perdere, ormai”. Ho giurato a lei fedeltà eterna, a lei darò eterno amore. La verità è che non vale la pena vivere sapendo che mia moglie mi disprezza: sapersi non più degno del suo affetto mi fa sentire sconfitto ed annientato, e raccolgo tutto il mio coraggio per andare incontro ad una morte che mi pare certa e ineluttabile. Non esiste per me altro giudizio che quello proveniente da mia moglie. ... lei ed il Signore mio Dio sono la mia sola ed unica Legge. Ci sono cose di cui non posso parlare su Facebook dove scrivo giornalmente lettere a lei dedicate... si tratta di cose che non posso scrivere in questa sede... ma non sono vere le paure che le hanno messo in testa o che comunque lei ritiene essere reali e se mi ascoltasse capirebbe la trappola in cui ci troviamo.... si sta fidando delle persone sbagliate tra cui l’assistenza sociale. Lei, Direttore, ricorderà, certamente, la commedia di Goldoni “Il burbero benefico”. Insegna una verità molto semplice, che sperimentiamo ogni giorno, ma non sempre ricordiamo. Spesso, tra i sentimenti interiori e le espressioni esteriori, c’è uno stacco. "Il burbero benefico" è scostante nei suoi gesti, ma è buono e sensibile nel cuore. Per comunicare bisogna saper andare oltre i gesti. Con un supplemento di attenzione, che non viene dall’intelligenza, ma dal cuore. Ricordiamo le parole del Piccolo principe: «L’essenziale si vede solo col cuore». Solo l’amore permette di andare oltre le parole e arrivare al cuore delle persone. Ho conosciuto un bimbo dal volto d’angelo, ma che non vedeva e non parlava. Emetteva solo dei mugolii e si muoveva con gesti scomposti. Era tanto bello nel volto, quanto sgraziato nei suoi tentativi di comunicare. Viveva con la nonna. I suoi genitori non avevano tempo e pazienza per lui. Ogni volta che sentiva la presenza della nonna, si agitava per essere abbracciato, stretto stretto. E sorrideva, come trasfigurato. La nonna stravedeva per lui. E per lui consumava la sua vita. Anche quand’era stanca, si sentiva lo stesso felice. La sua unica pena era il pensiero di che cosa ne sarebbe stato di "quell’angelo" quando lei non ci fosse stata più. Se solo anche mia moglie sapesse vedere quello che gli altri non vedono ed andasse a vedere i video pubblicati in un area RISERVATA dedicata a lei sul mio sito www.andreabrusa.it scoprirebbe che abbiamo perso tempo inutilmente e che non sono il nemico da combattere. I libri scritti ed i cortometraggi sono stati realizzati a suo uso e consumo per farle capire dove stesse la verità... Ora scendero’ in campo politicamente affinché le famiglie come la mia possano essere TUTELATE non solo sulla carta bensì anche nella pratica è che i nostri bambini possano essere difesi dagli allontanamenti dovuti a errori o valutazioni errate di certi psicologi, psichiatri e assistenti sociali della giustizia minorile. CHI HA SBAGLIATO È GIUSTO CHE PAGHI! In ogni caso... Direttore ... deve sapere che nessuno più di me ama la sua famiglia... in modo totalmente incondizionato. Da mia moglie ho sempre solo “preteso” in questi anni che capisse l’essenza del rispetto degli altri, come modo di vivere, a dispetto della simpatia o antipatia che si può provare per l’uno o per l’altra persona che si incrocia sul proprio cammino.... ho cercato di insegnare molto tra virgolette (perché non mi sono mai posto nei suoi confronti da professore anche se lei per suoi sensi di inferiorità del tutto ingiustificati ha percepito altra cosa) il senso di appartenenza per la famiglia, facendogli comprendere quanto sia importante collaborare ed aiutarsi reciprocamente, sapendo di poter contare sempre l’uno sull’altro, perché la famiglia è il nostro bene più prezioso. Ho sempre voluto solo che lei potesse essere orgogliosa di me, dell’uomo che ero e che sono diventato... quello di cui lei si è innamorata. Perché se potevo renderla fiera, la mia vita aveva un senso. A volte l’ho vista così stanca, avrei voluto poterle alleviare i pesi che si portava dentro. Perché ciò che ammiravo ed ammiro più di lei è che pensava sempre prima agli altri che a te stessa. Ne ha passate così tante nella vita, è caduta mille volte e mille volte si è rialzata più forte e più bella che mai. L’ho sempre ammirata infinitamente anche se a volte dicevo cose che non pensavo assolutamente. Non è vero che lei rientrava nei miei incubi né tanto meno che era un peso... cercavo a volte solo di smuoverla e spronarla... invece lei a sua insaputa mi ha insegnato tanto ... ho sempre ritenuto di doverle tutto. Mi ha insegnato ad essere umile, ad amare la gente, ad avere rispetto delle diversità. Mi ha trasmesso la passione per la musica e per i viaggi, mi hai trasmesso il senso della solidarietà; di quanto sia gratificante e incredibile la sensazione di aiutare il prossimo. Questa era la nostra vita insieme. Nei suoi occhi si respirava una generosità ed una nobiltà d’animo che sono perle preziose, in un mondo privo di valori e di amore. Abbiamo sin da subito desiderato entrambi diventare genitori. Se Biancalaura, nostra figlia, non fosse nata, non avrei mai saputo fino a che punto fosse possibile amare un altro essere umano. Un amore che spontaneamente spinge a mettere le esigenze di tuo figlia avanti alle tue in ogni momento della giornata, anche quando sei stanco; anche quando hai la febbre a 39; anche quando ti svegli di notte, fa freddo e vorresti startene rintanato al calduccio sotto le coperte, e invece ti alzi per controllare che la piccola non si sia scoperta; anche quando hai una fame da lupo e prima di mangiare passi un’ora a imboccarla senza fretta; anche quando vorresti fare tutt’altro e invece senti questa forza incredibilmente potente che ti manovra e ti guida istintivamente a prenderti cura di lei prima di ogni altra cosa (cose che facevo d’abitudine). Un amore che ti fa sentire che per lei potresti dare la tua vita in qualunque momento. Io l’ho desiderata la bimba (e mia moglie lo stesso) con tutto me stesso perché per me è il massimo del raggiungimento per un essere umano avere un figlio, è lo scopo principe. E’ il frutto di un amore, in questo caso quello tra me e Chiara. L’ho desiderata da sempre, e dico desiderata e non voluta. "Desiderare" qualcosa è diverso dall’ "avere voglia" di qualcosa: il desiderio ha a che fare con la dimensione inconscia, profonda, mentre la voglia è un meccanismo comandato dall’esterno, più superficiale. Può succedere di ricercare la paternità non per un desiderio profondo, intimo, dettato da un percorso e una crescita personale, ma per un processo imitativo, più un condizionamento esterno che un sentimento vero e proprio. Ma per me non fu assolutamente così. Io l’ho a tal punto desiderata da farle la cameretta 3 anni prima quando già le compravo i giochi, dei libri, e una completa videoteca di cartoni animati della Disney. E questo mia moglie lo diceva a tutti. Sono stato per mia figlia una seconda madre ricoprendo egregiamente il doppio ruolo.... e mia moglie ne era orgogliosa. Il mio modo di educare la bimba era ed è all’insegna dell’amore e del rispetto. Ed io ho sempre messo in pratica tutto quanto ho appena detto nella quotidianità.... ma devo dire che senza mia moglie anche assolvere il ruolo di madre in seconda non mi sarebbe stato possibile. ... per questo non finirò mai di ringraziarla per avermi sempre sostenuto ... non sono perfetto ma ho dei valori. Sa... Direttore... le paure seguono uno schema gerarchico... l’ho appreso vivendo... Tutte le paure dipendono da una paura più grande, e ne esistono di molti tipi. La mia? È la paura di morire da solo. Sottolineo il fatto che la mia non è “paura di morire”, è “paura di morire da solo”. Questa sera me ne andrò a dormire in macchina, sperando di trovare un po’ di calore, sentendomi, per l’ennesima volta, solo. Ciò non dipende dal fatto che, in quell’auto che è solo più un simulacro di un letto, ci sarà solamente una persona (il sottoscritto), ma da come mi sento dentro. Mi sento maledettamente solo. Soluzione? Nessuna. Inutile che io stia a pensare ad un rimedio dell’ultimo momento come telefonare a qualcuno, scrivere a qualcuno; nemmeno scrivere a Lei queste parole servirà a qualcosa. Ma diciamoci la verità: a chi importa? Non importa a me stesso, figuriamoci se può interessare a qualcuno il fatto che io mi faccia del male o meno. Sono convinto del fatto che la mia esistenza non faccia la differenza. Un giorno me ne andrò, nel silenzio di un luogo qualunque come questo, di una strada qualunque come questa, di una città qualunque come questa, di un Paese qualunque come questo, e nessuno se ne accorgerà. Sarò come un vagabondo morto, il cui corpo, steso a terra sul marciapiede, viene scavalcato dai passanti frettolosi d’inseguire la loro vocazione: l’indifferenza. Si l’indifferenza... Non sopporto l’indifferenza, la leggerezza, la mancanza di rispetto! Non condivido certi comportamenti: posso capire, accettare certe cose, ma non i compromessi! Lascio liberi di vivere gli altri eppure non mi piace leggere quanto ci si prende gioco di chi è educato e non osa calpestare l’altro! Ho dignità per me stesso e per tutti in questa terra. Non tollero chi infrange regole di rispetto nei confronti di chi è retto o è più debole! Basta pensare che piango spesso per le ingiustizie che vedo attorno: è umiliante notare che il sensibile o chi è buono paga caro il suo vivere, mi rendo conto che non è facile vivere oggi! Le mie emozioni le vivo a pelle in tutto... sono un umano! Ma devo vincerla questa battaglia.... È troppo importante, ne va del destino e della vita di 3 persone... Il mio traguardo non può che essere la vittoria... ma da solo non ce la farò mai... Si ho l’animo del vincente... ma sono troppo stanco ed il mio nemico è troppo forte. Alcuni in passato mi definirono un agonista, altri un ostinato, ma io so solo di essere coraggioso e determinato. Il fallimento stavolta non è contemplato e spero che la paura di perdere non mi giochi brutti scherzi proprio nel momento decisivo. Spesso in passato ho gettato la spugna, mi sono arreso alle prime difficoltà e la rassegnazione mi ha fatto odiare la vita che amo, ma questi lunghissimi 16 mesi di sofferenza atroce mi hanno dato tenacia da vendere e motivazione a non finire. Il mio più grande ostacolo posso essere solo me stesso, tutto il resto rientra nella categoria degli imprevisti. La concorrenza non mi spaventa più come un tempo, oggi sono molto competitivo. Devo dimostrare a me stesso e a mia moglie che sono una persona migliore di anni fa, ecco perché devo vincere a tutti i costi. Voglio che lei sia fiera di me e così pure mia figlia. Beh che dire, io posso essere anche giudicato male ma IO AMO E SONO FIERO DI STARE DONANDO LA MIA VITA ALLA MIA FAMIGLIA. Già... IO AMO ma gli altri possono dire altrettanto? Io ho rischiato, io ho avuto, io avrò... Guardo con occhio diverso quelle persone che non credono nell’amore, io ci ho creduto e ci credo! Ma io, io e la mia famiglia non meritiamo tutto questo! Loro sono parte di me. Io sono stanco di svegliarmi con gli occhi gonfi... sono stanco di aspettare... cosa aspettate adesso... io cosa aspetto... Mia moglie se nessuno mi aiuta forse non saprà mai quanto per me è stata importante, che è stata il mio primo bacio, ma io lo so e lo tengo dentro. Vorrei che un giorno loro fossero fieri di me e mi possano dire “Sono fiera di te... della tua forza, del tuo coraggio... del tuo non arrenderti mai... dei tuoi sacrifici per non perdere le cose in cui credi... del tuo andare avanti, passo dopo passo, cocciuto più di un mulo, malgrado tutto ti venga contro... Sono fiero di te... perché’ ancor oggi a distanza di anni riesci a sorprendermi ancora per il tuo carattere... per come sei, per ciò che riesci a fare... per non mollare mai quando tanti lo avrebbero già fatto... e credimi tesoro mio, non importa il risultato finale in certe cose, può andare bene, può andare male...ma conta l’anima con cui ci si prova... e tu ce la metti sempre tutta... Sono fiera di te... perché’ sei così forte... così dolce.. così bello... sono fiera di te... perché ancor oggi riesco (non so come) a tenerti stretto a me... Vai sempre avanti nelle cose in cui credi... non mollare mai... io sono sempre con te... sempre ..-.” Come vorrei che queste fossero le parole pronunciate da mia moglie in un futuro prossimo. Io sono un uomo di valori... ed i valori rappresentano una delle basi interiori della nostra vita, infatti i nostri comportamenti, le nostre azioni, le relazioni che abbiamo con le persone a noi care o con gli altri dipendono anche e soprattutto dai nostri Valori. Ma cosa sono i Valori per me? I Valori, caro Direttore, per una persona come me possono essere considerati come delle: CONVINZIONI MOLTO PROFONDE, o delle CREDENZE MOLTO FORTI, cioè tutto ciò che è importante per me. Essi rappresentano ciò che è Bene, ciò che è Giusto, ciò che è Sublime fare, dire, pensare per me, al contrario ciò che si distacca dai Valori in cui credo, il loro polo opposto è ciò che è male, ciò che è sbagliato, ciò che è infimo fare, dire o pensare. Ogni mia azione quindi, come ogni mio comportamento, parole, pensieri o meglio le mie scelte riguardo a ciò che voglio fare, dire, o comportarmi, dipende soprattutto dai Valori che per me sono importanti nella mia vita, infatti se per me un grande valore è l’onestà, le persone che interagiscono con me possono stare tranquilli su come agirò nei loro confronti, avranno fiducia di me, e questo migliorerà i rapporti che avrò con loro. Se per me la famiglia è il Valore più importante, mia figlia, mia moglie ed i nostri genitori sapranno che possono contare su di me, sono sicuro che non gli farò mancare mai nulla a livello Affettivo, emozionale e materiale. Come può notare i miei Valori condizionano la mia vita e le relazioni con le persone a me care e con gli altri in generale. Ed io credo fra l’altro che non bisogna rispondere MAI all’aggressività con l’aggressività... per nessun motivo e ragione... ecco perché nonostante io stia rischiando fortemente di essere presto arrestato e condannato INGIUSTAMENTE a 6 anni di reclusione continuo a non volermi difendere – in quanto per difendere me stesso dovrei fare del male a chi voglio bene. Noi genitori dobbiamo essere coerenti con quello che facciamo e riguardo a come ci comportiamo altrimenti diamo un insegnamento discordante che può avere un effetto opposto ai nostri figli... Ho sempre rispettato mia figlia in tutte le sue manifestazioni... a mia figlia non ho mai imposto nulla... ho un sacro rispetto dei bimbi in generale e di nostra figlia in particolare. Ho sempre rispettato le sue idee. I bambini sanno cosa vogliono, hanno idee precise sul mondo e sulle persone. Vogliono un mondo migliore, e siamo ingiusti se ridicolizziamo o minimizziamo le loro idee su come migliorarlo, o gestirlo, o farlo funzionare. Per quanto ingenue possano essere quelle idee, sono quelle che potranno fare meglio di come abbiamo fatto noi: sono la loro occasione di fare qualcosa di concreto. Le idee per trovare soluzioni, la creatività, la capacità di adattamento, i sentimenti e le paure, i motti di speranza e di ottimismo, la precisione con cui indicano cosa pensano della vita e della morte, la capacità di ragionare logicamente e il pensiero astratto. Bisogna rispettare i loro gusti: Come esseri umani, i bambini hanno preferenze. Possono non amare i fagiolini, o le scarpe da ginnastica, o un taglio di capelli, o anche l’odore di una crema o la presenza di una persona. Tendiamo sempre a costringerli ad essere gentili ed educati con tutti, ma sarà poi corretto? Perché questi bambini devono sempre salutare con cordialità anche le persone che non conoscono, ad esempio? E se uno dei nostri amici non gli piacesse, non avrebbero il diritto di non frequentarlo? E se non amano le zucchine, possono avere il diritto di non mangiarle? Ho sempre asserito anche a mia moglie che bisogna rispettare le loro scelte, il loro assenso e il loro dissenso, la loro capacità di giudizio. E soprattutto le decisioni sul proprio futuro: cosa studiare, cosa fare da grande, chi amare, come vestirsi, come pettinarsi, quale sport fare o non fare, quale strumento musicale suonare o non suonare. Scegliere – anche – di incasinarsi la vita: del resto noi possiamo educarli, ma non siamo i protagonisti della loro esistenza, anche se questo a volte ci provoca dolore. E soprattutto io per primo ne ho sempre rispettato i sogni: Anche se fanno sorridere, non è giusto ridere dei sogni dei bambini, dei loro desideri, delle cose che non capiscono, delle cose che dicono di voler fare. Probabilmente capiranno da soli che non possono fare tutti i lavori del mondo. Ma se tra di loro ci fosse davvero chi inventerà l’automobile che non inquina, la macchina del teletrasporto, la cioccolata che non fa male? Non possiamo sapere tutto, noi grandi. E non possiamo arrogarci il diritto di infrangere i sogni di coloro a cui lasciamo questo mondo da gestire. Voglio inoltre che mia moglie sappia che io sono sempre io e lei è sempre lei. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Che mi chiami con il nome che mi hai sempre dato, che le è familiare; che mi parli nello stesso modo affettuoso che ha sempre usato. Che non cambi tono di voce, non assuma un’aria solenne o triste. Desidero che continui a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Che preghi, sorrida, e che mi pensi! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: che possa pronunciarlo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. Conservi la nostra vita tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai suoi pensieri e dalla sua mente, solo perché sono fuori dalla sua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Ritroverà il mio cuore, ne ritroverà la tenerezza purificata. Si asciughi le sue lacrime e non pianga, se mi ama: il suo sorriso è la mia pace. Le auguro ogni bene. Spero davvero (ma temo fortemente che così non sia), spero davvero che questo augurio la raggiunga, si realizzi, perché‚ questo "noi" oggi manca anche a me. Continuo ad avere gli occhi pieni lacrime, un ferma capelli colorato che mi parla di lei. Io non so più usare la mente per fare qualcosa che non la riguardi. La ragione si è smembrata, la vita ha assunto una piega illogica. E le ansie si sciolgono nella sua risata, che posso solo immaginare... Che possa asciugarmi le lacrime adesso che sento che è tutto perduto. La sua calligrafia è su ogni pagina. Le sue lettere morbide. L’inziale del suo nome, che tanto amo... Mi ha fatto sentire così speciale ed improvvisamente trovarmi così a comportarmi come se non mi importasse nulla è difficile. Che mi perdoni. Che mi perdoni se la sogno tutte le notti, non è colpa mia. Se mi ricordo di lei ogni mattina, e questo magari potrei evitarlo, che mi perdoni. Se fantastico di piantarle fiori sotto casa. Perdoni la mia testa matta. Se le scrivo. Che mi perdoni. Mi serve. Per questo che mi perdoni. Io la perdonerò. La perdonerò, perché non se ne andata via, via, il più lontano possibile quando la prima volta che è venuta a prendermi le ho elencato ogni mio difetto. Perché non si è spaventata allora? Invece sembrava incuriosita e non mollava. Le perdono la curiosità e la tenacia. Le perdono quando accennava rassicurazioni che per me sono come l’ossigeno, la perdono perché non poteva sapere cosa rappresentassero per me. La perdono, perché non mi hai giudicato, come avrebbe fatto chiunque altro. La perdono. Le perdono il fatto che hai insistito, quando mi negavo, quando mi mostravo antipatico, critico, pieno di me. Poteva andare via allora. In fin dei conti lo facevo apposta per evitare tutto questo. Ma la perdono. La perdono perché ha ascoltato in silenzio le mie angosce e non mi hai detto allora che magari era il caso di non pensarci al passato. Che magari insieme potevamo essere una cosa nuova. Poteva dirmi che lei c’era. Ed infatti c’era. La perdono. La perdono perché dopo essermi mostrato in tutta la mia tremenda fragilità lei comunque è rimasta. La perdono, perché non ha avuto paura di farmi male. Di nuovo. Anche lei. La perdono. Ogni carezza. Il suo odore su di me. Glielo perdono. Il sonno insieme. Non mi sono mai addormentato vicino a qualcuno che fosse ancora sveglio: che possa perdonare il mio abbandono. Le perdono ogni gesto. La sensibilità di capire per strada qualsiasi cosa mi desse fastidio. E risolverla subito. Che possa perdonare le mie illusioni. Ogni sogno che mi ha scritto. Ogni proposito di futuro insieme. Ogni frase. Ogni frase. Le perdono tutto. Ma non la riesco proprio a dimenticare. Anche per questo, soprattutto, che possa perdonarmi. Le perdono la sua voce che mi ha parlato a cuore aperto. Perdono lei. Perdono il fatto che si sia arresa o ricreduta. Capisco la fatica. E le poche conferme da parte mia. Per questo che possa perdonarmi. Avrei voluto ascoltarla quella voce per ancora tanto tempo. Non sa, Direttore, quanto avrei voluto. Quanto la vorrei più aperta di prima, mia. Solo mia. Che possa perdonarmi, perché mi sono liberato e magari ho provocato anche a lei Direttore un po’ di malinconia. Io l’ho già fatto, ho perdonato mia moglie. Che Chiara possa perdonami, ma senza di lei e senza Biancalaura non ce la faccio. Mi aiuti Lei Direttore altrimenti... la mia vita finisce qua."Andrea Brusa
"Caro direttore è la prima volta che scrivo una lettera aperta come questa per esporre i miei problemi, le mie incertezze... ho provato a parlare anche con degli “amici” ma niente da fare non sono riuscito a trovare una risposta adeguata alle mie paure, ad un amore che sembra essere destinato a finire contro la mia volonta’. NO... NOOOO.... NON VOGLIO... NON E’ GIUSTO! Sono un uomo di 47 anni... padre e marito disperato... che si è visto crollare il mondo addosso il 5 dicembre 2014 quando i servizi sociali hanno portato via la sua piccola di 5 anni (ora 6 e mezzo). La mia è una storia di angoscia e disperazione. Sono uno scrittore di Torino ed ho scritto e pubblicato ben 11 libri per la mia famiglia e fatto un Cortometraggio nel vano tentativo di ristabilire la verità. Mia figlia aveva il 75% di possibilità di essere malata di distrofia muscolare. I nostri genitori non hanno mai accettato che noi avessimo un figlio, mia moglie tra l’altro è anch’essa disabile ma di una patologia non progressiva, comunque deambula con quadripodi. È’ una lunga storia che mi ha visto in questi 16 mesi rischiare 2 volte la morte. Mi aiuti Lei, io ero anche un po’ una madre per mia figlia. Dicono che non ero un buon marito ed un buon padre e che mia figlia non vivesse in un ambiente sereno.... NON È VERO! Ho venduto la casa e dalla disperazione ho anche vissuto per strada e tutt’ora ci vivo. Mi ci sono ritrovato non riuscendo più a vivere in quella casa in cui non facevo altro che vedere i fantasmi di mia moglie e mia figlia. Ora mi ritrovo disteso su un marciapiede per osservare dall’alto la vergogna di non essere più l’uomo che volevo. Come trovarmi se non nello specchio della mia disperazione. L’essere che dorme in un cartone, mangia dal cassone della tua immondizia. Ma quale immondizia più grande del non essere, di una umanità perduta o mai avuta. Stanchezza e vergogna. Sopravvivenza e disperazione. Solitudine ed esclusione sociale. Di questo si è compone la “città invisibile” in cui mi trovo a vivere. Quella ignorata e scansata, perché puzza di orina; quella compatita ma, immediatamente dopo, dimenticata. Un cartone, un litro di vino in scatola, qualche straccio e un portico. Per una persona che come me si trova all’improvviso a vivere per le vie di una città come un clochard, la vita è tutta qui. La consapevolezza che scomparire agli occhi dei passanti di una stazione, di una strada affollata in pieno centro, è davvero la cosa più facile del mondo. Di tanti volti è popolata una città come Torino. Il passato che si incontra e scontra con un presente scomodo. Talmente scomodo da indolenzirti le ossa ogni giorno ed ogni notte passata a dormire per terra. La stazione Porta Nuova che, non appena cala il sole, si trasforma in un enorme dormitorio a cielo aperto per chi una casa non ce l’ha.... Ognuno, sa, si ritaglia il suo spazio vitale, il suo angolo di mondo, pronto a difenderlo a tutti i costi. Si conosco tutti. Sono tutti “amici”, fino a che non si contendono un angolo di strada. Tante solitudini, una accanto all’altra, si fanno compagnia fino alla mattina successiva. Ed arriva l’alba con il suo trambusto. Il via vai di chi parte e chi torna; di chi cammina veloce cercando di non fare tardi a lavoro. Inizia anche la giornata di chi deve arrivare alla mensa della Caritas o del Cottolengo. Raccolti i cartoni, le buste di plastica, le coperte ed i pochi altri averi, ricomincia il vagabondaggio per una città indifferente. Una vita fatta di bisogni primari, di solitudine e di stordimento. La bellezza di una città come Torino che non riesce ad addolcire la disperazione di chi come me si trova a fare il barbone per amore. Chi vive a Torino sa riconoscere gli angoli bui che di notte si trasformano in scomodi letti, ricorda chi, ormai da anni, ha un posto tutto suo sulla strada. Nessuno si indigna, nessuno si stupisce, tranne quando si assiste ad un clochard che defeca pubblicamente. Ma l’indignazione svanisce insieme all’odore nauseabondo, mentre si affretta il passo. L’occhio si abitua a tutto. E così, in una delle strade più caotiche della città, si consumano le esistenze di chi come me lì passano le giornate pensando solo alla sua famiglia e vivendo per loro. Per casa ho una vecchia valigia trovata in una discarica, sotto una montagna di sacchetti di plastica, annodati e pieni di stracci. Ora non mi importa più di nulla... voglio solo che mia moglie e mia figlia sappiano che le amo più di me stesso. Voglio che mia moglie Chiara sia fiera di me... e mi sento in dovere di combattere per tutti coloro che si trovano oggi è si troveranno domani nelle mie stesse condizioni vittime di un’ingiustizia. Per questo "che mi uccida pure, Chiara, se vuole, non mi difenderò’ dalle sue accuse.... non verrò mai in tribunale... non risponderò mai alla violenza e all’aggressività con aggressività... lei può farmi di tutto... io sono un asino al suo cospetto e sono il suo valletto, che mi batta, mi caccia e faccia cencio di me"... a lei tutto è concesso.... non mi difenderò... non le farò del male... sarò il suo scudo"... questo penso deglutendo ma sentendomi la gola ormai riarsa per la tensione e lo spavento. “Non ho nulla da perdere, ormai”. Ho giurato a lei fedeltà eterna, a lei darò eterno amore. La verità è che non vale la pena vivere sapendo che mia moglie mi disprezza: sapersi non più degno del suo affetto mi fa sentire sconfitto ed annientato, e raccolgo tutto il mio coraggio per andare incontro ad una morte che mi pare certa e ineluttabile. Non esiste per me altro giudizio che quello proveniente da mia moglie. ... lei ed il Signore mio Dio sono la mia sola ed unica Legge. Ci sono cose di cui non posso parlare su Facebook dove scrivo giornalmente lettere a lei dedicate... si tratta di cose che non posso scrivere in questa sede... ma non sono vere le paure che le hanno messo in testa o che comunque lei ritiene essere reali e se mi ascoltasse capirebbe la trappola in cui ci troviamo.... si sta fidando delle persone sbagliate tra cui l’assistenza sociale. Lei, Direttore, ricorderà, certamente, la commedia di Goldoni “Il burbero benefico”. Insegna una verità molto semplice, che sperimentiamo ogni giorno, ma non sempre ricordiamo. Spesso, tra i sentimenti interiori e le espressioni esteriori, c’è uno stacco. "Il burbero benefico" è scostante nei suoi gesti, ma è buono e sensibile nel cuore. Per comunicare bisogna saper andare oltre i gesti. Con un supplemento di attenzione, che non viene dall’intelligenza, ma dal cuore. Ricordiamo le parole del Piccolo principe: «L’essenziale si vede solo col cuore». Solo l’amore permette di andare oltre le parole e arrivare al cuore delle persone. Ho conosciuto un bimbo dal volto d’angelo, ma che non vedeva e non parlava. Emetteva solo dei mugolii e si muoveva con gesti scomposti. Era tanto bello nel volto, quanto sgraziato nei suoi tentativi di comunicare. Viveva con la nonna. I suoi genitori non avevano tempo e pazienza per lui. Ogni volta che sentiva la presenza della nonna, si agitava per essere abbracciato, stretto stretto. E sorrideva, come trasfigurato. La nonna stravedeva per lui. E per lui consumava la sua vita. Anche quand’era stanca, si sentiva lo stesso felice. La sua unica pena era il pensiero di che cosa ne sarebbe stato di "quell’angelo" quando lei non ci fosse stata più. Se solo anche mia moglie sapesse vedere quello che gli altri non vedono ed andasse a vedere i video pubblicati in un area RISERVATA dedicata a lei sul mio sito www.andreabrusa.it scoprirebbe che abbiamo perso tempo inutilmente e che non sono il nemico da combattere. I libri scritti ed i cortometraggi sono stati realizzati a suo uso e consumo per farle capire dove stesse la verità... Ora scendero’ in campo politicamente affinché le famiglie come la mia possano essere TUTELATE non solo sulla carta bensì anche nella pratica è che i nostri bambini possano essere difesi dagli allontanamenti dovuti a errori o valutazioni errate di certi psicologi, psichiatri e assistenti sociali della giustizia minorile. CHI HA SBAGLIATO È GIUSTO CHE PAGHI! In ogni caso... Direttore ... deve sapere che nessuno più di me ama la sua famiglia... in modo totalmente incondizionato. Da mia moglie ho sempre solo “preteso” in questi anni che capisse l’essenza del rispetto degli altri, come modo di vivere, a dispetto della simpatia o antipatia che si può provare per l’uno o per l’altra persona che si incrocia sul proprio cammino.... ho cercato di insegnare molto tra virgolette (perché non mi sono mai posto nei suoi confronti da professore anche se lei per suoi sensi di inferiorità del tutto ingiustificati ha percepito altra cosa) il senso di appartenenza per la famiglia, facendogli comprendere quanto sia importante collaborare ed aiutarsi reciprocamente, sapendo di poter contare sempre l’uno sull’altro, perché la famiglia è il nostro bene più prezioso. Ho sempre voluto solo che lei potesse essere orgogliosa di me, dell’uomo che ero e che sono diventato... quello di cui lei si è innamorata. Perché se potevo renderla fiera, la mia vita aveva un senso. A volte l’ho vista così stanca, avrei voluto poterle alleviare i pesi che si portava dentro. Perché ciò che ammiravo ed ammiro più di lei è che pensava sempre prima agli altri che a te stessa. Ne ha passate così tante nella vita, è caduta mille volte e mille volte si è rialzata più forte e più bella che mai. L’ho sempre ammirata infinitamente anche se a volte dicevo cose che non pensavo assolutamente. Non è vero che lei rientrava nei miei incubi né tanto meno che era un peso... cercavo a volte solo di smuoverla e spronarla... invece lei a sua insaputa mi ha insegnato tanto ... ho sempre ritenuto di doverle tutto. Mi ha insegnato ad essere umile, ad amare la gente, ad avere rispetto delle diversità. Mi ha trasmesso la passione per la musica e per i viaggi, mi hai trasmesso il senso della solidarietà; di quanto sia gratificante e incredibile la sensazione di aiutare il prossimo. Questa era la nostra vita insieme. Nei suoi occhi si respirava una generosità ed una nobiltà d’animo che sono perle preziose, in un mondo privo di valori e di amore. Abbiamo sin da subito desiderato entrambi diventare genitori. Se Biancalaura, nostra figlia, non fosse nata, non avrei mai saputo fino a che punto fosse possibile amare un altro essere umano. Un amore che spontaneamente spinge a mettere le esigenze di tuo figlia avanti alle tue in ogni momento della giornata, anche quando sei stanco; anche quando hai la febbre a 39; anche quando ti svegli di notte, fa freddo e vorresti startene rintanato al calduccio sotto le coperte, e invece ti alzi per controllare che la piccola non si sia scoperta; anche quando hai una fame da lupo e prima di mangiare passi un’ora a imboccarla senza fretta; anche quando vorresti fare tutt’altro e invece senti questa forza incredibilmente potente che ti manovra e ti guida istintivamente a prenderti cura di lei prima di ogni altra cosa (cose che facevo d’abitudine). Un amore che ti fa sentire che per lei potresti dare la tua vita in qualunque momento. Io l’ho desiderata la bimba (e mia moglie lo stesso) con tutto me stesso perché per me è il massimo del raggiungimento per un essere umano avere un figlio, è lo scopo principe. E’ il frutto di un amore, in questo caso quello tra me e Chiara. L’ho desiderata da sempre, e dico desiderata e non voluta. "Desiderare" qualcosa è diverso dall’ "avere voglia" di qualcosa: il desiderio ha a che fare con la dimensione inconscia, profonda, mentre la voglia è un meccanismo comandato dall’esterno, più superficiale. Può succedere di ricercare la paternità non per un desiderio profondo, intimo, dettato da un percorso e una crescita personale, ma per un processo imitativo, più un condizionamento esterno che un sentimento vero e proprio. Ma per me non fu assolutamente così. Io l’ho a tal punto desiderata da farle la cameretta 3 anni prima quando già le compravo i giochi, dei libri, e una completa videoteca di cartoni animati della Disney. E questo mia moglie lo diceva a tutti. Sono stato per mia figlia una seconda madre ricoprendo egregiamente il doppio ruolo.... e mia moglie ne era orgogliosa. Il mio modo di educare la bimba era ed è all’insegna dell’amore e del rispetto. Ed io ho sempre messo in pratica tutto quanto ho appena detto nella quotidianità.... ma devo dire che senza mia moglie anche assolvere il ruolo di madre in seconda non mi sarebbe stato possibile. ... per questo non finirò mai di ringraziarla per avermi sempre sostenuto ... non sono perfetto ma ho dei valori. Sa... Direttore... le paure seguono uno schema gerarchico... l’ho appreso vivendo... Tutte le paure dipendono da una paura più grande, e ne esistono di molti tipi. La mia? È la paura di morire da solo. Sottolineo il fatto che la mia non è “paura di morire”, è “paura di morire da solo”. Questa sera me ne andrò a dormire in macchina, sperando di trovare un po’ di calore, sentendomi, per l’ennesima volta, solo. Ciò non dipende dal fatto che, in quell’auto che è solo più un simulacro di un letto, ci sarà solamente una persona (il sottoscritto), ma da come mi sento dentro. Mi sento maledettamente solo. Soluzione? Nessuna. Inutile che io stia a pensare ad un rimedio dell’ultimo momento come telefonare a qualcuno, scrivere a qualcuno; nemmeno scrivere a Lei queste parole servirà a qualcosa. Ma diciamoci la verità: a chi importa? Non importa a me stesso, figuriamoci se può interessare a qualcuno il fatto che io mi faccia del male o meno. Sono convinto del fatto che la mia esistenza non faccia la differenza. Un giorno me ne andrò, nel silenzio di un luogo qualunque come questo, di una strada qualunque come questa, di una città qualunque come questa, di un Paese qualunque come questo, e nessuno se ne accorgerà. Sarò come un vagabondo morto, il cui corpo, steso a terra sul marciapiede, viene scavalcato dai passanti frettolosi d’inseguire la loro vocazione: l’indifferenza. Si l’indifferenza... Non sopporto l’indifferenza, la leggerezza, la mancanza di rispetto! Non condivido certi comportamenti: posso capire, accettare certe cose, ma non i compromessi! Lascio liberi di vivere gli altri eppure non mi piace leggere quanto ci si prende gioco di chi è educato e non osa calpestare l’altro! Ho dignità per me stesso e per tutti in questa terra. Non tollero chi infrange regole di rispetto nei confronti di chi è retto o è più debole! Basta pensare che piango spesso per le ingiustizie che vedo attorno: è umiliante notare che il sensibile o chi è buono paga caro il suo vivere, mi rendo conto che non è facile vivere oggi! Le mie emozioni le vivo a pelle in tutto... sono un umano! Ma devo vincerla questa battaglia.... È troppo importante, ne va del destino e della vita di 3 persone... Il mio traguardo non può che essere la vittoria... ma da solo non ce la farò mai... Si ho l’animo del vincente... ma sono troppo stanco ed il mio nemico è troppo forte. Alcuni in passato mi definirono un agonista, altri un ostinato, ma io so solo di essere coraggioso e determinato. Il fallimento stavolta non è contemplato e spero che la paura di perdere non mi giochi brutti scherzi proprio nel momento decisivo. Spesso in passato ho gettato la spugna, mi sono arreso alle prime difficoltà e la rassegnazione mi ha fatto odiare la vita che amo, ma questi lunghissimi 16 mesi di sofferenza atroce mi hanno dato tenacia da vendere e motivazione a non finire. Il mio più grande ostacolo posso essere solo me stesso, tutto il resto rientra nella categoria degli imprevisti. La concorrenza non mi spaventa più come un tempo, oggi sono molto competitivo. Devo dimostrare a me stesso e a mia moglie che sono una persona migliore di anni fa, ecco perché devo vincere a tutti i costi. Voglio che lei sia fiera di me e così pure mia figlia. Beh che dire, io posso essere anche giudicato male ma IO AMO E SONO FIERO DI STARE DONANDO LA MIA VITA ALLA MIA FAMIGLIA. Già... IO AMO ma gli altri possono dire altrettanto? Io ho rischiato, io ho avuto, io avrò... Guardo con occhio diverso quelle persone che non credono nell’amore, io ci ho creduto e ci credo! Ma io, io e la mia famiglia non meritiamo tutto questo! Loro sono parte di me. Io sono stanco di svegliarmi con gli occhi gonfi... sono stanco di aspettare... cosa aspettate adesso... io cosa aspetto... Mia moglie se nessuno mi aiuta forse non saprà mai quanto per me è stata importante, che è stata il mio primo bacio, ma io lo so e lo tengo dentro. Vorrei che un giorno loro fossero fieri di me e mi possano dire “Sono fiera di te... della tua forza, del tuo coraggio... del tuo non arrenderti mai... dei tuoi sacrifici per non perdere le cose in cui credi... del tuo andare avanti, passo dopo passo, cocciuto più di un mulo, malgrado tutto ti venga contro... Sono fiero di te... perché’ ancor oggi a distanza di anni riesci a sorprendermi ancora per il tuo carattere... per come sei, per ciò che riesci a fare... per non mollare mai quando tanti lo avrebbero già fatto... e credimi tesoro mio, non importa il risultato finale in certe cose, può andare bene, può andare male...ma conta l’anima con cui ci si prova... e tu ce la metti sempre tutta... Sono fiera di te... perché’ sei così forte... così dolce.. così bello... sono fiera di te... perché ancor oggi riesco (non so come) a tenerti stretto a me... Vai sempre avanti nelle cose in cui credi... non mollare mai... io sono sempre con te... sempre ..-.” Come vorrei che queste fossero le parole pronunciate da mia moglie in un futuro prossimo. Io sono un uomo di valori... ed i valori rappresentano una delle basi interiori della nostra vita, infatti i nostri comportamenti, le nostre azioni, le relazioni che abbiamo con le persone a noi care o con gli altri dipendono anche e soprattutto dai nostri Valori. Ma cosa sono i Valori per me? I Valori, caro Direttore, per una persona come me possono essere considerati come delle: CONVINZIONI MOLTO PROFONDE, o delle CREDENZE MOLTO FORTI, cioè tutto ciò che è importante per me. Essi rappresentano ciò che è Bene, ciò che è Giusto, ciò che è Sublime fare, dire, pensare per me, al contrario ciò che si distacca dai Valori in cui credo, il loro polo opposto è ciò che è male, ciò che è sbagliato, ciò che è infimo fare, dire o pensare. Ogni mia azione quindi, come ogni mio comportamento, parole, pensieri o meglio le mie scelte riguardo a ciò che voglio fare, dire, o comportarmi, dipende soprattutto dai Valori che per me sono importanti nella mia vita, infatti se per me un grande valore è l’onestà, le persone che interagiscono con me possono stare tranquilli su come agirò nei loro confronti, avranno fiducia di me, e questo migliorerà i rapporti che avrò con loro. Se per me la famiglia è il Valore più importante, mia figlia, mia moglie ed i nostri genitori sapranno che possono contare su di me, sono sicuro che non gli farò mancare mai nulla a livello Affettivo, emozionale e materiale. Come può notare i miei Valori condizionano la mia vita e le relazioni con le persone a me care e con gli altri in generale. Ed io credo fra l’altro che non bisogna rispondere MAI all’aggressività con l’aggressività... per nessun motivo e ragione... ecco perché nonostante io stia rischiando fortemente di essere presto arrestato e condannato INGIUSTAMENTE a 6 anni di reclusione continuo a non volermi difendere – in quanto per difendere me stesso dovrei fare del male a chi voglio bene. Noi genitori dobbiamo essere coerenti con quello che facciamo e riguardo a come ci comportiamo altrimenti diamo un insegnamento discordante che può avere un effetto opposto ai nostri figli... Ho sempre rispettato mia figlia in tutte le sue manifestazioni... a mia figlia non ho mai imposto nulla... ho un sacro rispetto dei bimbi in generale e di nostra figlia in particolare. Ho sempre rispettato le sue idee. I bambini sanno cosa vogliono, hanno idee precise sul mondo e sulle persone. Vogliono un mondo migliore, e siamo ingiusti se ridicolizziamo o minimizziamo le loro idee su come migliorarlo, o gestirlo, o farlo funzionare. Per quanto ingenue possano essere quelle idee, sono quelle che potranno fare meglio di come abbiamo fatto noi: sono la loro occasione di fare qualcosa di concreto. Le idee per trovare soluzioni, la creatività, la capacità di adattamento, i sentimenti e le paure, i motti di speranza e di ottimismo, la precisione con cui indicano cosa pensano della vita e della morte, la capacità di ragionare logicamente e il pensiero astratto. Bisogna rispettare i loro gusti: Come esseri umani, i bambini hanno preferenze. Possono non amare i fagiolini, o le scarpe da ginnastica, o un taglio di capelli, o anche l’odore di una crema o la presenza di una persona. Tendiamo sempre a costringerli ad essere gentili ed educati con tutti, ma sarà poi corretto? Perché questi bambini devono sempre salutare con cordialità anche le persone che non conoscono, ad esempio? E se uno dei nostri amici non gli piacesse, non avrebbero il diritto di non frequentarlo? E se non amano le zucchine, possono avere il diritto di non mangiarle? Ho sempre asserito anche a mia moglie che bisogna rispettare le loro scelte, il loro assenso e il loro dissenso, la loro capacità di giudizio. E soprattutto le decisioni sul proprio futuro: cosa studiare, cosa fare da grande, chi amare, come vestirsi, come pettinarsi, quale sport fare o non fare, quale strumento musicale suonare o non suonare. Scegliere – anche – di incasinarsi la vita: del resto noi possiamo educarli, ma non siamo i protagonisti della loro esistenza, anche se questo a volte ci provoca dolore. E soprattutto io per primo ne ho sempre rispettato i sogni: Anche se fanno sorridere, non è giusto ridere dei sogni dei bambini, dei loro desideri, delle cose che non capiscono, delle cose che dicono di voler fare. Probabilmente capiranno da soli che non possono fare tutti i lavori del mondo. Ma se tra di loro ci fosse davvero chi inventerà l’automobile che non inquina, la macchina del teletrasporto, la cioccolata che non fa male? Non possiamo sapere tutto, noi grandi. E non possiamo arrogarci il diritto di infrangere i sogni di coloro a cui lasciamo questo mondo da gestire. Voglio inoltre che mia moglie sappia che io sono sempre io e lei è sempre lei. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Che mi chiami con il nome che mi hai sempre dato, che le è familiare; che mi parli nello stesso modo affettuoso che ha sempre usato. Che non cambi tono di voce, non assuma un’aria solenne o triste. Desidero che continui a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Che preghi, sorrida, e che mi pensi! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: che possa pronunciarlo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. Conservi la nostra vita tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai suoi pensieri e dalla sua mente, solo perché sono fuori dalla sua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Ritroverà il mio cuore, ne ritroverà la tenerezza purificata. Si asciughi le sue lacrime e non pianga, se mi ama: il suo sorriso è la mia pace. Le auguro ogni bene. Spero davvero (ma temo fortemente che così non sia), spero davvero che questo augurio la raggiunga, si realizzi, perché‚ questo "noi" oggi manca anche a me. Continuo ad avere gli occhi pieni lacrime, un ferma capelli colorato che mi parla di lei. Io non so più usare la mente per fare qualcosa che non la riguardi. La ragione si è smembrata, la vita ha assunto una piega illogica. E le ansie si sciolgono nella sua risata, che posso solo immaginare... Che possa asciugarmi le lacrime adesso che sento che è tutto perduto. La sua calligrafia è su ogni pagina. Le sue lettere morbide. L’inziale del suo nome, che tanto amo... Mi ha fatto sentire così speciale ed improvvisamente trovarmi così a comportarmi come se non mi importasse nulla è difficile. Che mi perdoni. Che mi perdoni se la sogno tutte le notti, non è colpa mia. Se mi ricordo di lei ogni mattina, e questo magari potrei evitarlo, che mi perdoni. Se fantastico di piantarle fiori sotto casa. Perdoni la mia testa matta. Se le scrivo. Che mi perdoni. Mi serve. Per questo che mi perdoni. Io la perdonerò. La perdonerò, perché non se ne andata via, via, il più lontano possibile quando la prima volta che è venuta a prendermi le ho elencato ogni mio difetto. Perché non si è spaventata allora? Invece sembrava incuriosita e non mollava. Le perdono la curiosità e la tenacia. Le perdono quando accennava rassicurazioni che per me sono come l’ossigeno, la perdono perché non poteva sapere cosa rappresentassero per me. La perdono, perché non mi hai giudicato, come avrebbe fatto chiunque altro. La perdono. Le perdono il fatto che hai insistito, quando mi negavo, quando mi mostravo antipatico, critico, pieno di me. Poteva andare via allora. In fin dei conti lo facevo apposta per evitare tutto questo. Ma la perdono. La perdono perché ha ascoltato in silenzio le mie angosce e non mi hai detto allora che magari era il caso di non pensarci al passato. Che magari insieme potevamo essere una cosa nuova. Poteva dirmi che lei c’era. Ed infatti c’era. La perdono. La perdono perché dopo essermi mostrato in tutta la mia tremenda fragilità lei comunque è rimasta. La perdono, perché non ha avuto paura di farmi male. Di nuovo. Anche lei. La perdono. Ogni carezza. Il suo odore su di me. Glielo perdono. Il sonno insieme. Non mi sono mai addormentato vicino a qualcuno che fosse ancora sveglio: che possa perdonare il mio abbandono. Le perdono ogni gesto. La sensibilità di capire per strada qualsiasi cosa mi desse fastidio. E risolverla subito. Che possa perdonare le mie illusioni. Ogni sogno che mi ha scritto. Ogni proposito di futuro insieme. Ogni frase. Ogni frase. Le perdono tutto. Ma non la riesco proprio a dimenticare. Anche per questo, soprattutto, che possa perdonarmi. Le perdono la sua voce che mi ha parlato a cuore aperto. Perdono lei. Perdono il fatto che si sia arresa o ricreduta. Capisco la fatica. E le poche conferme da parte mia. Per questo che possa perdonarmi. Avrei voluto ascoltarla quella voce per ancora tanto tempo. Non sa, Direttore, quanto avrei voluto. Quanto la vorrei più aperta di prima, mia. Solo mia. Che possa perdonarmi, perché mi sono liberato e magari ho provocato anche a lei Direttore un po’ di malinconia. Io l’ho già fatto, ho perdonato mia moglie. Che Chiara possa perdonami, ma senza di lei e senza Biancalaura non ce la faccio. Mi aiuti Lei Direttore altrimenti... la mia vita finisce qua."Andrea Brusa

  • 01 April 2016
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Andrea Brusa

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