COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 25/12/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: NON TI DIMENTICARE MAI DI ME, CHE TI AMO

PUBBLICATO IL 25/12/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: NON TI DIMENTICARE MAI DI ME, CHE TI AMO

PUBBLICATO OGGI 25/12/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Non ti dimenticare mai di me, che ti amo

“È soltanto nelle misteriose equazioni dell’amore che si può trovare ogni ragione logica. Io sono qui grazie a te. Tu sei la ragione per cui io esisto. Tu sei tutte le mie ragioni”
John Forbes Nash jr

Al di là delle mura, il campanile - isolato nello spazio antistante l’ingresso dell’abbazia - forava le tenebre e si levava ben oltre la gonfia mole del cupolone di legno coronato da una sfera armillare in metallo dorato tesa, con la sua sagoma scura, verso un cielo limpido e pieno di stelle. Il parco doveva essere deserto a quell’ora, come immerso nel nulla e, a conferma dei miei pensieri, vidi la cancellata di ferro battuto, deformata da mani e piedi vandalici, serrata con catene e lucchetti di grosse dimensioni, molto rugginosa e quasi consumata dalle intemperie. La ghiaia strideva sotto i miei passi mentre vi giravo intorno. Raggiunto un breve pendio d’erba che costeggiava il bosco, andai a sbattere con forza il capo - forse per la stanchezza - contro qualcosa di duro ed inamovibile; una porta chiusa, la cui vernice bianca si staccava a squame dalle due antichissime colonne d’ordine dorico che ne sostenevano l’architrave scolpita con le figure di santi. Non ricordavo di averla mai vista prima di allora, e ne rimasi stupefatto. Prima ch’io cercassi di aprirla si dischiuse davanti a me e mi immise in un immenso stanzone baronale dalle pareti rivestite di pannelli in tessuto tappezzate di quadri di un’altra epoca. Le fiamme di alcune torce fatte di stoppa, impiastrate di resina e cera, si accesero non so come all’improvviso illuminando a tratti l’ambiente, e lunghe ombre si stagliarono nitide sulle piastrelle a mosaico del pavimento. Poi, un boato sordo, al pari di un tuono lontano, fece vibrare le finestre e le mensole, ed una luce azzurra, di una intensità intollerabile, formò una sorta di grande cono dal quale la figura dell’Angelo Custode di sua moglie CHIARA prese forma. Il suo corpo, e tutto il suo essere, brillavano di colori inimmaginabili e mi diedero la parvenza ch’egli stesse in attesa di qualcosa o di qualcuno. Lo sguardo era profondo, così pieno di dolcezza e d’eternità. Le braccia erano spalancate, a formare una croce; e le ali piumate, bianche ed arcuate con estrema eleganza - scintillanti di metalli preziosi e dalle punte argentee - erano aperte e parevano fluttuare dalle spalle, facendolo sembrare ancor più grande. Vestiva, al suo solito, una lunga tunica manicata, di una foggia singolare però, fregiata all’orlo da sottili strisce di stoffa di velluto bleu e di color turchino chiaro. Fu allora che il cielo si oscurò sino a divenire buio completo; un’assenza di luce che si aprì come in una sorta di abisso dietro tutto ciò che di bello viveva in Lui, e di certo precedette l’altra luce, quella ultraterrena che andò ad attorniare la creatura angelica. Appariva preoccupato però, e fummo per parecchio tempo in silenzio. Era turbato più che mai, anche se non avevo idea di cosa si trattasse. Si vedeva che soffriva. Respirava con difficoltà; tremava come una foglia agitata dal vento ed il petto gli si alzava come se avesse fame d’aria; una sensazione d’irrequietezza che già conosceva, che viveva nella sua carne e nelle sue viscere con imperioso fuoco, dal quale era pur struggente piacere sentirsi conquistare e annullare. La paura aveva trasformato il suo stomaco in un blocco di cemento gelato. Poi compresi: sua moglie era in pericolo, lo sentiva, non so come ma era così. Una vampata di calore mi invase dunque le guance e chinai la fronte dinanzi al busto dell’Angelo, offrendo a Lui la schiena; di tutta risposta egli mi prese per l’avambraccio e mi portò con sé. Aprii la bocca per urlare, ma una frazione di secondo dopo mi ritrovai ancora una volta nella camera da letto della sua amata, con Lui al mio fianco, come se volesse sfuggire ad una presenza che incombeva su di lei. Sembrava una ragazzina, quasi una bambina, tant’era bella e stranamente vulnerabile. Il suo viso era sereno e disteso, forse sognava. Il soffitto, su cui due mosche impazzite si rincorrevano, era illuminato dalla luna e su di esso, gigantesca, terrificante, si muoveva una silhouette evanescente, e tuttavia concreta e viva: uno spirito malvagio e sanguinario. Il demone diresse subito i penetranti occhi iniettati di sangue fuori dalle orbite verso di Andrea, poi digrignò i denti, furioso; ringhiò rauco di rabbia e d’odio, studiando la situazione, pronto ad attaccare entrambi. Dalle sue dita si sprigionò una fiamma che prese ad innalzarsi con cinque enormi ed intimidatorie lingue di fuoco fino quasi a raggiungerli. Con forza - impetuoso come non era mai stato, al solo fine di difendere la sua signora - l’Angelo sbatté le sue ali ritmicamente per prepararsi a volare, scagliandosi contro il MALE, giungendo da un lato e piombandogli addosso con la velocità di un rapace in picchiata. Lo prese per il collo facendogli morire le ultime risa sinistre in gola e con una spinta lo buttò in terra, e quello che al principio sembrò essere semplice sudore divenne presto energia ardente che sgorgò dal centro del suo ventre, tagliando la pelle del suo avversario, attraversandone lo sterno, penetrandone le ossa e conficcandosi dritto nel cuore. Per un istante la creatura si scompose in milioni di pezzi simili a gemme di ossidiana traslucide, e piccole nuvole di polvere esplosero; le forze del BENE, almeno in questa occasione, avevano avuto la meglio. Sua moglie era salva. Gli sfuggì tuttavia un singulto prolungato e gemente, al pensiero di quello che era appena accaduto e di quello che sarebbe potuto accaderle se non fosse arrivato in tempo. Si volse verso CHIARA e si abbandonò ad un pianto liberatorio, avvolgendola con le sue ali, fra le sue vesti celesti. Sembrò smarrire la cognizione della realtà; era un malato di un amore senza limiti e senza misura, travolto da una fatalità impietosa ed amara, diventato ormai un cencio, che non riconosceva nessuno, che non sentiva più nessuno, se non la sua dolce amata, per la quale sarebbe stato altrettanto disposto a sacrificare la sua vita. Serrò la mano sulla sua, assaporando il calore di quelle falangi, poi le si accostò ancora e le lambì le nocche con le labbra e delicatamente - cullandola come se volesse tenerla per sempre con sé - la guardò. I suoi occhi, che la luce flebile della notte trasformarono in due laghi scuri in procinto di esondare, erano densi di mistero. Le volse così la mano, la strinse forte e gli schioccò un bacio con deliberata lentezza sulla pelle sensibile del palmo. Quand’ecco che l’Angelo si appoggiò al bordo del letto e per un attimo pensai fosse svenuto, ed invece lo sentii sussurrare all’orecchio di lei - “mio luminoso, bellissimo astro del cielo, che mi hai illuminato allorché mi celavo nell’oscurità e mi hai reso di nuovo uomo, sapessi quanto ti amo, come ti appartengo, con tutta la mia mente, col mio animo, con il furore delle mie emozioni”. Gli sembrava ancora irreale che gli fosse permesso di starle accanto per ore ed ore, e si addormentò beatamente avvinghiato al corpo di lei. E mentre il tempo scorreva via impietoso e inesorabile, dilatato dai miei sensi appannati, mi dissi che se il mondo fosse crollato io sarei comunque potuto perire con esso senza rimorsi, e così pensando rimasi lì a contemplarli per non so quanto, continuando a filmare la scena che inaspettatamente mi si era parata davanti. Approfittando dell’occasione allungai una mano per toccarlo come già avevo fatto in altre circostanze, non riuscendo questa volta solo ad osservarlo e basta. Tuttavia mi limitai ad accarezzare delicatamente le piume della sua ala destra. Tutto quello che percepii fu l’amore puro, e dagli accenti mistici, che traboccava da Lui e si fermava proprio davanti a lei; un amore innocente condannato da un destino crudele ed ingiusto ad una sofferenza tale da mettere in discussione il suo stesso senso d’identità. Era un brutto guaio, pensai amaramente. Davvero un brutto, bruttissimo guaio. L’immenso potere di cui disponeva era tutto racchiuso nel suo spirito, tuttavia non poteva usarlo come gli pareva, come voleva. Per questo l’insoddisfazione, la delusione e soprattutto l’impotenza era difficile da arginare. Svegliatosi alcune ore dopo in preda a una vivacità febbrile, si girò verso di me e disse - “Non fatevi giustizia da voi stessi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore. Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male… Ora Alberto credo che per oggi possa bastare”. A quel punto l’Angelo mi chiese di chiudere gli occhi e di lasciarmi andare, ed io ubbidii. Al riaprirli mi ritrovai nuovamente difronte alla cancellata del convento. Si era ormai fatto quasi mattino. Ad Est s’intravedeva già il sole, mentre ad Ovest l’ultima falce di luna si sarebbe trattenuta in alto nel cielo terso e sereno forse solo per qualche minuto ancora. E Lui svanì come rapito dal vento tra gli alberi, o come se fosse divenuto egli stesso vento, lasciando dietro di sé nessuna traccia del passato scompiglio se non che una scia di grazioso profumo e la memoria immortale del suo amore per la sua amata sposa CHIARA, la sua protetta. Il mio animo era sovrastato dalla solennità di quello che avevo visto. Non riuscivo più ad accettare il quotidiano; troppo spesso ahimè provavo una sensazione di inadeguatezza rispetto a quello che mi ritrovato a vivere. Pensai che un bagno mi avrebbe fatto bene e andai ad immergermi per qualche minuto nell’acqua calda e fumante della vasca a rilassarmi, e decisi di uscire solo prima che mi venissero le rughe sui polpastrelli. Una volta vestito, mi recai al tavolo da lavoro, mi misi al computer e stetti a fissare lo schermo come in attesa di una risposta. Quindi iniziai a scrivere spinto da un forte richiamo interiore. Scrissi quest’articolo - che voi lettori state leggendo - senza rendermi conto che le pagine di questo giornale sarebbero state testimoni, di comprovata credibilità, di una passione nata tra un vero Angelo Custode e un essere umano. Terminato l’editoriale per uno dei prossimi numeri del settimanale, mi risedetti e con bramosia guardai il video registrato dalla telecamera del mio telefonino che aveva saputo immortalare tutte le fasi della battaglia e la sua dolce Compagna di Volo. Salvai successivamente il FILE, i dati, le immagini, e il filmato multimediale su di un CD, chiusi il portatile e restai immobile per un po’ mentre con respiri lenti e regolari cercavo di tenere a bada quei ricordi, contenendo a stento il dolore. Dovevo riposare assolutamente, non c’era del resto niente che potessi fare se non cadere al suolo e lasciarmi andare al sonno. Una volta in camera crollai senza neppure spogliarmi. Feci un incubo dietro l’altro; mi sembrò di vedere un uomo, piegato su di me, che mi scrutava con uno sguardo così intento e risoluto ch’ero sicuro volesse assassinarmi. Non avevo mai fatto prima un sogno di questo genere, neppure in stato di ansia o di febbre. Dire che mi sentissi fortemente turbato, senza peraltro capirne il motivo, sarebbe stato un’attenuazione del mio reale stato d’animo, ma mi imposi comunque di non cavillarci sopra, e quando sfinito decisi di alzarmi, compresi ch’era stato soltanto un sogno in fin dei conti, un terribile incubo e adesso il pericolo era passato. Poi guardai le mie mani e notai una piccola piuma bianca di uno splendido candore. L’afferrai e ne appurai la morbidezza. Tuttavia non feci neppure in tempo a manifestare la mia sorpresa che una debole scarica di energia mi percorse il petto da parte a parte. Di certo Lui, Andrea, mi era stato vicino. Mi aveva fatto scoprire quel sentimento incondizionato da Lui provato nei confronti di sua moglie e sua figlia, quel perdonare le partenze, quel rallegrarsi - senza alcun sentimento di acredine - dei ritorni, ed io sapevo che gliene sarei sempre stato profondamente grato. Potevo ancora avvertire l’energia che si levava tutt’intorno a me permeandone l’aria. Ebbene sì; era tutto molto semplice, così semplice da sembrare incredibile. Era successo così rapidamente quella notte che non avevo neppure avuto modo né di spaventarmi né di sorprendermi. Quanto da me scritto - lor signori - riflette ciò che avvenne nella realtà di questo mondo, nella notte di sabato 13 ottobre 2018 tra le 00,30 e le 05,45 del mattino. Nel descrivere i fatti ho tentato di essere il più fedele possibile nel riportare nero su bianco l’atmosfera, i luoghi e gli accadimenti da me presenziati, riferendovi con esattezza le parole usate dal protagonista nel rispondere alle mie domande.

Il mio compito in qualità di reporter è essenzialmente quello di diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, tutto il resto è propaganda. La mia funzione è quella di portare alla luce ciò che è nascosto, fornire prove e, pertanto, dare fastidio. Mi occupo di GIORNALISMO D’INCHIESTA che è qualcosa di diverso dal normale giornalismo d’informazione, in quanto, presuppone un lavoro di ricerca della “NOTIZIA” con un approfondimento ben superiore a quello necessario nel trattare qualsiasi altro evento di cronaca. Non sono un inquirente, tuttavia il mio fine, pur non essendo quello di contrastare o perseguire specifici comportamenti, sia pure illeciti, è quello di promuovere una presa di coscienza nell’opinione pubblica. Non mi accontento degli eventi trattati dalle agenzie di stampa, ma vado io stesso alla ricerca dei fatti da trattare. La realtà a volte è più bizzarra delle storie contenute nei romanzi. Niente di strano, dunque, che vicende effettivamente accadute siano da sempre fonte di ispirazione per il mondo letterario… Ma io non mi occupo di teorie o letteratura, bensì della realtà nuda e cruda. Racconto la vera storia di vita di un vero ANGELO CUSTODE, Andrea; niente di più e niente di meno. Io non ho mai voluto fare le cose a metà, ho sempre affrontato la vita a viso aperto e mi sento apposto con la mia coscienza ed è questo che conta. Alessandro Zorco, giornalista quarantacinquenne, laureato in Giurisprudenza all’Università di Cagliari, scrive in un suo articolo: “Attenersi rigorosamente alla legge istitutiva dell’ordine e limitarsi a svolgere un servizio di pubblica utilità cercando la verità sostanziale dei fatti senza manipolarla e travisarla, ma approfondendola e rendendola comprensibile alla maggior parte dei cittadini. Perché, come giustamente afferma l’associazione delle società che si occupano di pubbliche relazioni, giornalismo e comunicazione sono due mestieri estremamente diversi anche se complementari. E la differenza sostanziale sta appunto in quella ricerca della verità sostanziale dei fatti, principale obbligo deontologico di ogni giornalista iscritto all’Ordine e unico requisito fondamentale perché oggi il giornalismo abbia ancora un minimo di autorevolezza e credibilità”. Nell’arco di quest’ultimi tre anni - dacché ho iniziato quest’inchiesta - ho ricevuto minacce, non limitate alle sole intimidazioni verbali, ragion per cui scrivo sotto lo pseudonimo di ALBERTO DE PRA, in modo da nascondere la mia vera identità. Ho svolto però in passato inchieste sugli affari della Camorra a Napoli smascherandone i sistemi torbidi e perversi. Ho scritto editoriali sui rapporti tra mafia e politica. Mi sono occupato di casi di sequestri di persona ed ho indagato sull’origine di alcuni omicidi di ’ndrangheta eccellenti. Ho fatto tanta cronaca nera - non immaginate quanta - sin dall’inizio della mia carriera. Ho dato il mio contributo professionale alle principali redazioni di riviste e testate di livello nazionale, e mi sono messo al servizio in qualità di autore di trasmissioni d’informazione nelle maggiori emittenti radiofoniche e televisive. Ho sempre avuto molti problemi nell’espormi in prima persona, tuttavia questo è stato il mio modo di vivere, di esercitare questo mestiere e di lottare. Che nessuno si permetta dunque di dubitare - per dirla come scrisse Romeo Pagani sul giornale triestino L’operaio - “d’un fatto che sfida la luce del sole, perché si tocca con mano anche al buio delle tenebre”. Questa da voi letta in quest’articolo è la verità ultima, ed è un qualcosa che non può essere negata, smentita o modificata.

Andrea è un grande e stupendo miracolo del Signore, che conferma tutti gli altri miracoli, ed a cui tutti gli altri sono ordinati. È un Angelo Custode venuto dal Paradiso e sbeffeggiato dall’Inferno, poiché la sua coscienza è ancora senza macchia. Egli non ha scelta CHIARA; tuo marito non può vivere fra noi umani senza la tua vicinanza ed il tuo amore, ma neanche può tornare al Cielo. Lui ti ama, senza altri fini che non siano dare amore sincero ed autentico, aiutando noi tutti a riflettere sulla virtù più importante: la carità. Non stai combattendo la tua battaglia da sola ma il tuo Angelo sta camminando davanti a te e ti sta aprendo la strada spianandoti la via. Sa quello che fa, non temere, tutto è sempre sotto il suo controllo; ha delle promesse per la tua vita e se ti ha promesso qualcosa accadrà perché tu… CHIARA… sei la pupilla dei suoi occhi. Ti ama e ti proteggerà, vedrai. Ricordi quella frase pronunciata nel film Il Corvo, del 1994 con Brandon Lee? “Se l’amore è vero amore niente può separare due persone fatte per stare insieme. Se le persone che amiamo ci vengono portate via perché continuino a vivere, non dobbiamo mai smettere di amarle: le case bruciano, le persone muoiono ma il vero amore è per sempre”. Non importa quello tu pensi adesso, AMALO!!! Non esiste povertà peggiore che non avere amore da dare. Non mentire a te stessa o agli altri. Libera il tuo cuore, e fa che sia “AMORE”!

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 25 December 2018
  • 14

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Andrea Brusa

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