COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 18/12/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: NON AMERÒ’ MAI ALTRA DONNA CHE TE

PUBBLICATO IL 18/12/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: NON AMERÒ’ MAI ALTRA DONNA CHE TE

PUBBLICATO OGGI 18/12/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Non amerò mai altra donna che te

“Io sono qui per amarti, per stringerti fra le braccia, per proteggerti. Sono qui per imparare da te e ricevere in cambio il tuo amore. Sono qui perché non c’è nessun altro luogo in cui vorrei essere”
Dal film “Le parole che non ti ho detto” - 1999

Un uomo all’apparenza anziano - con un buffo cappello da giullare rosso e nero afflosciato sul lato destro della testa - gracile, ben proporzionato e dai marcati lineamenti da antico romano - con un viso allegro e cordiale degno adunque d’invidia e non di pianto - era tutto preso a maneggiare con stupefacente destrezza una marionetta a filo di grandi proporzioni che pareva animata da vita propria; se ne stava nella piazzetta proprio di fronte alla chiesa ed una musica triste di sottofondo lo accompagnava. Io stetti incredulo ad osservarlo per alcuni minuti sul ciglio erboso a margine della carreggiata, mentre lui proseguì imperterrito nella sua esibizione senza un pubblico presente. Mi commossi nel vedere com’egli la trattasse; provai un’ondata infinita di tenerezza nei suoi confronti, delicato e ricco di sentimento com’era. Saranno state le 11 passate, la luna era alta nel cielo adombrato da sottili nuvole bianche che scivolavano, leggere ed impalpabili, esattamente come i miei pensieri. Accesi una sigaretta, entrai in convento e mi recai in stanza, dove iniziai a scribacchiare con una penna stilografica su di un vecchio taccuino nero, appoggiandomi alla copertina di un libro. L’aria umida della notte era carica di paura, una paura quasi primordiale resa ancor più profonda dalla preoccupazione che affollava la mia mente rendendola totalmente incapace di formulare frasi di senso compiuto. Stanco mi fermai a riflettere alcuni istanti, guardando fuori dalla finestra. Alla fine mi addormentai pregando il Signore senza che l’angoscia mortale che mi dilaniava l’anima in quei giorni mi disturbasse nella testa il sonno. Un paio d’ore più tardi, venni svegliato dal rincorrersi di alcune voci soffocate nel corridoio. Eppure, non c’era nessuno. Ormai nuovamente in piedi, vidi di fronte a me una strana energia fluttuare nell’aria; danzava come fosse una rondine o meglio una colomba. Poi la sua intensità divenne insostenibile ed io dovetti abbassare le palpebre e così tenerle serrate per qualche tempo. Quando riaprii gli occhi, riducendoli a due fessure, Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, se ne stava, quasi immobile, osservando il pavimento come se stesse fissando l’inferno e il paradiso all’unisono. Le sue ali, coperte da una polvere argentea, risplendevano vivamente in me la luce radiosa di Dio. Affaticato, ma nel pieno possesso della mia ragione, continuai a non mollargli gli occhi di dosso, lottando con tutte le mie forze per dominare lo stupore, con una piuma delle sue ali nel dorso della mia mano ed il persistere di quell’immagine impressa sulla retina. Egli non diceva niente, non parlava, forse per evitare di rompere quell’incantesimo. La sua energia era una presenza palpabile nella stanza. Piangeva, soffriva, eppure soffocava il suo dolore sopportandolo nobilmente, e dopo avere perduto ogni freno inibitore, emise queste mirabili parole - “I sogni sono ben altro che fantasie prive di significato. I desideri di colei che amo sono ciò che anch’io desidero per Lei. Ciò che Lei vuole e quando lo vuole... sono mie idee; i suoi sogni sono i miei sogni. Chi come mia moglie CHIARA tenta di uccidere i nostri sogni, lo fa perché ha smesso di credere nei suoi”. Detto questo, per la prima volta, vide davanti a sé lo spettro della solitudine, una solitudine subita, orgogliosamente rivendicata e disperatamente odiata. Stava male, tuttavia non riuscivo a provare compassione per Lui: una creatura angelica tortuosa, tutta fascino e tentazione irresistibile. In effetti a pensarci bene non aveva più il sorriso di un angelo smarrito, ma quello di un angelo guerriero mosso dal fermo desiderio di sconfiggere il Maligno che si annidava nelle pieghe della storia della sua famiglia e della coscienza della sua protetta nonché sposa. In funzione di Angelo, non diviso dal cielo, volò intorno, nuotò nell’aria, entrò in me: le sue ali divennero, poi, amaro sapore di rinuncia, della crudeltà senza limiti imposta da una guerra eterna tra luce e oscurità. Confuso com’era, avvertiva le lacrime scivolargli sul viso, ma diversamente dal solito erano gelide. Gli rigarono il volto irradiando bagliori oscuri ed erano le più inquietanti. Invece di cadere verso il basso, presero a galleggiare in una danza luminescente. Era come se una trappola si stesse chiudendo sulla sua vita, imprigionandolo per sempre. Temeva di perdere sua moglie e sua figlia, di non potersi più far vedere a loro e Lui questo non poteva permetterlo. Ma ad un tratto il suo spirito si risollevò di colpo e l’amore per la di Lui compagna CHIARA si sprigionò dal suo corpo come una luce immensa. Una fitta di sublime dolore lo attraversò; infine pace, silenzio e tranquillità. Rimase lì, con le mani piegate in grembo, la vista annebbiata dal sangue che sgorgava da una ferita al viso. Quindi con un gesto rapido della mano un raggio, di un incredibile rosso rubino, continuo ed incandescente, fuoriuscì dalla punta delle sue dita, come l’esplosione di un razzo, illuminando quell’angolo di terra e l’immagine di una donna comparve come per magia. Portava sulla testa un velo bianco, i piedi erano nudi, ma in gran parte coperti dall’abito. Aveva in mano un rosario di madreperla rosa ed un crocifisso. Io potei distinguere sì le sue braccia ed i suoi gomiti, ma non fui in grado vedere tutto il resto. Poi individuai un paio di ali alle sue spalle; era anche lei un angelo, proprio come Lui, e dopo aver superato agilmente le ombre, si inginocchiò accanto al figliolo smarrito di Dio, Andrea, ponendo la mano destra sul suo cuore e la sinistra, col palmo ben aperto, sulla di Lui fronte. Ed ecco che le sue energie tornarono a sostenerlo. Il suo corpo riprese a brillare e ad emettere un’intensa radiazione di luce blu, tant’è che un attimo dopo scatenò una potentissima onda d’urto facendo tremare le montagne circostanti. Era una prova di forza fisica la sua: all’improvviso tornò ad esser consapevole di quanto Lui fosse possente, ma il suo amore, per quanto immenso, non bastava a salvare la sua protetta, CHIARA, non in un mondo in cui il suo passato diventava un’arma da brandire contro di Lui e dove la mala creatura che gli dava la caccia non era un demone qualunque bensì il suo nemico di sempre. A questo punto l’Angelo si rivolse a me dicendo - “Tu non immagini quanto vorrei tornare indietro, quanto vorrei poter cambiare le cose, ma non si può. Vorrei solo che mia moglie sapesse quanto penso a Lei, quanto mi manca, quanto vorrei vedere la nostra bimba BIANCALAURA crescere, quanto mi piacerebbe stare al suo fianco” - disse emozionato come l’avevo sentito poche volte. Subito dopo uscì in giardino e cominciò a correre in una corsa frenetica e disperata, finché stramazzò al suolo senza fiato sul terreno ricoperto di rami caduti. Allora si nascose dietro un cespuglio di rose selvatiche e tutto, intorno a lui, si colorò di rosso. Il sangue prese a fuoriuscire dal terreno, dai rami rinsecchiti di edera abbarbicata ai tronchi degli alberi. Il cielo stesso si tinse di purpureo colore. Scattò dunque in piedi e ricominciò a muoversi velocemente, come se la piccolissima sosta lo avesse ritemprato a dovere, e repentinamente si alzò in volo, aprì le ali ed io le sentii battere l’aria, furiosamente. Solo allora girò su se stesso e si rovesciò per sfrecciare tra le nuvole. Non voleva pensare, voleva solo provare sensazioni forti. Soprattutto era evidente, e non si poteva negare: era stanco, stanchissimo. Desiderava sprofondare nell’oblio per qualche ora, ma sapeva di non poter riposare, né fermarsi o indugiare in alcun luogo. Voleva dimenticare tutto, tranne che doveva salvare sua moglie dalla sua sorte infausta. Piangeva con voluttà, senza alcun ritegno, con la bocca socchiusa, come se dentro di Lui si fosse spezzato ciò che lo teneva a freno. E proprio in quell’istante la luce da Lui emessa cambiò colore, divenne azzurra, si riflesse e ritornò delicatamente al cielo in un bagliore… e fu così che la visione dell’Angelo, tanto reale, quanto reale è l’esistenza e la viva forza di queste potenze, scomparve, offuscandosi piano piano. Mi accasciai contro la rete di recinzione ed il volto di Andrea tornò ad apparirmi davanti agli occhi della memoria. Tra me e me, mi ponevo mille interrogativi, distanti ed immensi come gli astri nei quali cercavo di intravedere la curva del suo destino. Compresi una volta di più d’essere partecipe di una favola che mi aveva dato il coraggio necessario per credere nuovamente nella santità dell’amore coniugale. La sua compagnia era una continua sorpresa, ed io vivevo nella scoperta di un universo nuovo almeno per me. Che cosa potevo fare? Come potevo aiutarlo? Molte volte ero riuscito ad essere una spalla per Lui. Ma no che non potevo soccorrerlo, infatti, non so proprio cosa mi sia potuto passare per il cervello. Cercavo chi aiutasse me, come potevo mai fare ad aiutare Lui?! Andrea mi aveva salvato la vita più volte. Chi ero io per poterlo tirare fuori da questo incubo?! Come riuscire a confortarlo, a lenire un minimo della sua angoscia?! E con questo stato d’animo, mi addormentai accoccolato nel tepore della coperta di lana del letto. Il mattino dopo mi alzai riposato, prima ancora che la sveglia iniziasse a suonare ed iniziai a scrivere l’articolo che state leggendo, facendo attenzione ad ogni singolo dettaglio. Temendo di dimenticare qualcosa, riguardai a velocità doppia il video registrato attraverso il mio iPhone - oltre tre ore di riprese scaricate sul mio Laptop e memorizzate su di un DVD equipaggiato con protezione anti-copia; predisposi una spedizione con il corriere espresso DHL a mio carico per lo stesso pomeriggio ed inviai il tutto a Torino al notaio. Appena ultimato il mio dovere di reporter - e trasmesso questo editoriale d’inchiesta alla redazione del settimanale - mi sentii svuotato, come se qualcuno o qualcosa mi avesse strappato tutto ciò che il mio corpo racchiudeva. Trascorsi il resto del pomeriggio passeggiando per il paese lungo le strade affollate di gente che andava e veniva in un via vai di rumori e suoni. Avevo solo voglia di piangere e di urlare; era una tristezza che nasceva dalla rabbia e dall’ingiustizia. Guardai spesso l’orologio e constatai che, mentre credevo fosse passata un’ora, erano passati solo dieci minuti. Con ansia crescente aspettavo di rivedere quell’incredibile creatura angelica, che il disprezzo di sua moglie di certo non meritava, perché era essa luminosa, come l’astro che consente la vita su questa Terra, e come esso degna d’essere amata e di risplendere sulle grettezze di questo nostro mondo. Stavolta le lacrime mi scesero da sole, incontrollabili, impetuose, violente. Un poco mi vergognai - devo essere sincero - mi sentii debole nei confronti del mio Creatore, il Signore IDDIO. Ma avvertivo altresì la responsabilità di rimanere concentrato sul mio lavoro di cronista, non potendo permettermi il lusso di disperdere tempo rimuginando sul mio avvenire. Respirai a fondo e allontanai quelle emozioni. Quando tornai a casa era già sera, e trovai le mie bambine e Lauren ad aspettarmi inquiete. Dovevo loro delle spiegazioni, ma non raccontai comunque cosa fosse successo quella notte. Sapevo che avevano già i loro problemi. Fu allora che un’ennesima colomba bianca si materializzò nella camera portando nel becco un piccolo brucia incenso in ceramica, e l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA prese a parlarmi telepaticamente, con parole misurate, come gocce che cadevano lentamente in un secchio: “Il Male mi vuole vedere morto Alberto, lo so. Mi chiedo per cosa valga la pena di vivere una vita come la mia, se non per la leggenda che racchiude in sé”. Ebbene, sappiate cari miei lettori che le vicissitudini da me qui relazionate in queste pagine sono reali e rispecchiano pienamente i fatti ed i sentimenti di ognuno dei protagonisti, così come io stesso ho visto e vissuto in data lunedì 8 ottobre 2018 tra le 23,00 e le 04,45 del mattino.

Sostiene Marcello Veneziani - noto giornalista e saggista italiano - nel libro “Alla luce del mito: Guardare il mondo con altri occhi”: “La sincerità è spesso confusa con la spontaneità: niente freni, niente veli, dico tutto quel che mi passa per la testa. La spontaneità è immediata, non tollera la mediazione riflessiva; è diretta, selvatica, primitiva. La spontaneità non è una virtù, è solo la liberazione di un impulso, è uno sfogo, quasi un’incontinenza. La brutale franchezza spesso produce nel nome di un piccolo bene, gravi danni al prossimo e ai rapporti umani. Ferisce l’altrui sensibilità, non si cura dei suoi effetti, danneggia i legami sociali… (…) Da questa pseudo-sincerità sono nati due frutti, uno per affinità, l’altro per contrasto. Da una parte è sorto il coming out, detto in breve outing. Tutto ciò che era coperto dall’inibizione diventa oggetto di esibizione. Il pudore per l’intimità cede al narcisismo, con sfacciata sincerità. Dall’altra parte, il risultato paradossale della guerra all’ipocrisia «borghese» è la nascita d’un nuovo codice dell’ipocrisia, il politically correct: l’uomo di colore, il rom, il non vedente, il diversamente abile, il personale ausiliario, l’operatore ecologico; il frasario dell’ipocrisia. La sincerità delle origini si è capovolta in uno stucchevole rococò della falsità”. Dunque, in questo reportage - perché di questo si tratta - così come negli altri da me scritti, non c’è ombra di ipocrisia né di falsità. Sono un giornalista d’inchiesta autore di numerose indagini su temi scomodi e che da 3 anni a questa parte mi occupo tanto della realtà oggettiva del tempo quanto della sua esperienza, indagando sul mistero degli angeli e sulla figura di Andrea. Prego quelli che leggeranno questo scritto di non pensare che al di là delle realtà naturali io stia mentendo; da parte mia è quello stesso Dio, che conosce i misteri, testimone per voi che scrivo la verità, che io stesso non solo vidi con i miei occhi, ma che appresi anche con l’udito da uomo degno di fede quale sono. Voi lettori avete bisogno di conoscere ogni singola minuzia di una vita da fiaba e non di un’esistenza normale. Come dice Joan Didion: “Fossi benedetto da un se pur limitato accesso alla mia mente, non ci sarebbe stato motivo per scrivere. Io scrivo proprio per tirar fuori quel che sto pensando, ciò che sto osservando, ciò che vedo e che cosa significa. Cosa desidero e cosa temo". Non sono un bugiardo. So di essere una rarità, ma non mentirei mai su una cosa del genere. Il giornalismo per me è una cosa seria, è una forma di educazione. Con tutti i suoi limiti - che sono i miei - approssimazioni e lacune, questo non è un racconto romanzato, ma il resoconto di un itinerario che si è svolto davvero in quello che si è soliti chiamare il mondo reale e che in un certo senso continuerà ad essere tale finché da qualche parte vi sarà qualcuno che come me ne parlerà. Ricordate solo che sono un professionista ed il tema della criminalità organizzata è senza dubbio uno degli argomenti più da me trattati nei miei editoriali negli ultimi anni, occupandomi di cronaca nera praticamente da sempre. Ho lavorato su indagini anche di stragi, attentati terroristici ed omicidi eccellenti ed ho svolto inchieste su alcuni processi che hanno riguardato ipotesi di riciclaggio del denaro proveniente da camorra e ’ndrangheta. Ho fatto il co-autore per trasmissioni radio-televisive nell’ambito dell’informazione giornalistica, lavorando sodo, con competenza e successo. Mi vedo costretto a celare la mia vera identità mascherandola con lo pseudonimo di ALBERTO DE PRA - con cui mi firmo in questi articoli - in seguito a delle lettere di minaccia ricevute fin dagli inizi di quest’inchiesta. Però quello che posso assicurare con certezza e che Andrea esiste ed è un Angelo Custode, un messaggero di Dio, un essere celeste che appoggia e serve il Signore ed è al servizio della sua protetta CHIARA lungo il percorso del suo progresso spirituale e della sua esistenza terrena. Egli si è incarnato, diventando una creatura dal corpo umano - quanto meno durante le ore del giorno - ed è venuto tra noi. Gli uomini di oggi credono troppo poco al ministero angelico dei custodi celesti che Dio ci ha posto a fianco per proteggerci e consigliarci al bene.

Non puoi scappare dai tuoi sentimenti per sempre CHIARA; abbastanza presto ti raggiungeranno. Non uccidere il tuo AMORE… la sorte del tuo cambiamento dipende veramente da Te. Non sopprimere i desideri, non lottare contro di essi, non metterli alla gogna perché, se li condanni, scivoleranno ed affonderanno in profondità. Pablo Neruda diceva in una sua poesia - “lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce (...) Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante”. Il tuo Angelo Custode è qui perché ti ama ed è venuto a cercati dal Paradiso, per dirti - “Amore mio, io sono sempre con te”. Amalo di cuore, tu che sei la sua Compagna di Volo, non pensando, o sentendo male di Lui; amalo con i tuoi pensieri, con le labbra, non mai accusandolo. Ed ancora - riportando e facendo mie le parole di Edmondo de Amicis - “Amalo quando è giusto e quando ti par che sia ingiusto, amalo quando è allegro e affabile, e amalo anche di più quando lo vedi triste. Amalo sempre. E pronuncia con riverenza il suo nome”. Avresti dovuto aiutarlo CHIARA, non voltargli le spalle!!! Torna in te stessa. Non atteggiarti a superdonna. Per favore, domanda aiuto a tuo marito, e fallo il prima possibile.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 18 December 2018
  • 14

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Andrea Brusa

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