COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 04/12/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: IL NOSTRO AMORE E’ OLTRE IL TEMPO E VIVRÀ’ OLTRE LA VITA

PUBBLICATO IL 04/12/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: IL NOSTRO AMORE E’ OLTRE IL TEMPO E VIVRÀ’ OLTRE LA VITA

PUBBLICATO OGGI 04/12/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Il nostro amore è oltre il tempo e vivrà oltre la vita

“Mi ha portato da te. E gli sono grato per questo. Gliene sono grato. Devi… devi farmi quest’onore. Devi promettermi che sopravvivrai, che non ti arrenderai, qualunque cosa accada, per quanto disperata sia la situazione. Promettimelo adesso. E non dimenticare mai questa promessa. Non la dimenticare mai”
Dal film Titanic, 1997

Ricordo che rimasi a guardare quell’ombra scura per alcuni secondi. Mi venne la pelle d’oca ed ebbi paura, così affrettai istintivamente il passo, sentendola avvicinarsi pericolosamente sempre più. Il mio respiro divenne affannoso e stentato, il polso accelerò i suoi battiti, ed iniziai a tremare. Ero un uomo braccato, col cuore in gola; qualcuno mi stava dando la caccia inseguendomi e guadagnando terreno ad ogni falcata; ed io presi a fuggire, correndo giù per un sentiero pietroso a tornanti verso il bosco, senza mai voltarmi indietro. Girando in tondo come se fossi al centro di una lanterna magica inciampai in un ostacolo e capitombolai a terra ferendomi ad un ginocchio, ma non persi tempo nel fermare il sangue che continuava a gocciolare lungo la gamba. Era una creatura spaventosa, coriacea, una sorta di ominide nero con due grandi ali da pipistrello, ed unghioni prensili alle estremità puntute. Tra le mani teneva un pugnale lungo ed affilato con l’impugnatura d’argento finemente cesellata; lo sollevò ed attaccò con un fendente. Riuscii con un abile balzo a scattare di lato. Comunque, non avrei avuto scampo con uno come lui. Sapevo soltanto che per me era finita. Dopo tanti anni, quella notte sarebbe stata l’ultima. Serrai dunque le palpebre per allontanare quella vista; il mio cuore si spezzò e così mi preparai al peggio. D’improvviso però una luce violenta, quasi fosse stata quella del sole concentrata, giunse ad essere fino a cinque o sei palmi da dov’io mi trovavo e si irradiò intensamente tutt’intorno a noi. Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA aveva udito - non so come - le mie urla di terrore e subito era accorso in mio aiuto. Teneva le sue ampie ali piumate spalancate in segno di protezione tra me ed il Maligno. Vestito di una tunica finemente ricamata - che cadeva lungo il suo corpo in ampie pieghe diritte, con tanto di diadema dorato ornato di piccole perle appuntate su di un mantello candido come le nuvole - fece esplodere dentro di sé un fuoco freddo, fosforescente, di tali e tante proporzioni da non sembrare reale, e lo scagliò contro quel tiranno infernale, che si smaterializzò in una pioggia gelida e viscida davanti ai miei occhi. Me l’ero vista davvero brutta e ancora non riuscivo a credere che tutto fosse terminato, e restammo a lungo senza dir nulla, ognuno catturato dagli occhi dell’altro. La tristezza che provava, ed in cui viveva, gliela si poteva leggere in viso e gli aveva impedito fino a quel momento di occuparsi della sua persona. Poi la brezza si insinuò tra la chioma degli alberi, creando una musica naturale. Faceva piuttosto fresco sotto l’oscura pergola celeste costellata di stelle, e la luna era alta e fulgida nell’oscurità che precedeva l’alba. Quando le foglie smisero di agitarsi, calò un profondo silenzio ricolmo di meraviglia, e in quell’assenza di rumori, con molta dolcezza, la voce dell’Angelo disse: “Ti capisco, Alberto. Dai, va tutto bene. Sei al sicuro adesso”. Quando ebbe detto questo - con mio stupore - apparve, da dietro il tronco di un grosso albero nodoso e grigio, la bestia più bella che avessi mai visto; un meraviglioso cavallo dall’aspetto fiero, maestoso e dall’andatura aristocratica. Aveva una lunga criniera folta ed ondulata di una brillantezza e di un’energia incredibile. Andrea vi salì in groppa con un volteggio, ripiegando le ali sulla schiena, e mi invitò a seguirlo. Non passò molto tempo che incontrammo un piccolo ruscello d’acqua dolce fiancheggiato da faggi imponenti; un rigagnolo ricavatosi da diramazioni laterali, che cadendo dall’alto, s’immettevano in una sorta di canale, e quivi fluendo limpido e calmo non rifletteva che l’azzurro del firmamento, dando non poco diletto agli occhi ed agli orecchi. Rimasi in contemplazione, in attesa di sapere cosa avesse da dirmi, mentre il suo corpo iniziò a disperdere una quantità enorme di scaglie splendenti, ora sfavillanti di scintille elettriche tutt’intorno. I suoi capelli biondi, incandescenti di Gloria, si mossero leggermente ed egli si sollevò dal suolo sotto i miei occhi. Espirò dunque e riprese a dire in tono pacato - “Pensa ai pericoli a cui è esposta l’anima di mia moglie CHIARA; il demonio è sempre in agguato, è subdolo ed innumerevoli sono le sue armi. Devi sapere che non la sta spingendo verso il male, ma verso un falso bene, facendole credere che le vere realtà sono ciò che soddisfano i suoi bisogni primari. In questo modo, Dio diventa per Lei secondario e si riduce ad un mezzo. E mentre io, suo Angelo Custode la corteggio, assaporando la nostra vita coniugale insieme alla nostra bimba, e le dolci attese - in vista di un nuovo incontro - il Maligno l’ha già fatta sua. Questa immane sofferenza che avverto, come tante altre, è una vendetta del demonio nei miei confronti; ma non avere paura, egli non può più colpirmi a morte, il Signore è con me e la mia preghiera non sarà vana. Serva a te di lezione tuttavia questa medesima penitenza a cui sono sottoposto e guardati sempre dal rendere male per male. Che non sia mai!! Darò a mia moglie la mia vita, il mio amore, tutto me stesso. Ma ho bisogno di aiuto. Di tutto l’aiuto che posso trovare in questo mondo. Questa è la ragione, caro Alberto, per cui sono qua, stasera. Sono solo un povero Angelo vicino alla fine che ha bisogno di sostegno. Sono andato troppo lontano dalla mia protetta e dolcissima sposa; ho raggiunto lo stadio in cui fisicamente senza di Lei tutto ormai mi è difficile… almeno nei suoi riguardi… e questo mi fa impazzire di dolore perché è come se perdessi io stesso tutto il mio passato”. Poi lo strazio per la perdita della sua Compagna di Volo - così la chiamava - si fece sempre più violento in Lui. Pianse al punto che il tutto gli parve una afflizione intollerabile. Le lacrime scesero generose sulle sue guance. Gli sembrò di ardere e consumarsi e si sentì profondamente rattristato al pensiero che, forse, non sarebbe rimasto tra noi mortali quanto fosse necessario per sorreggere ed incoraggiare la di Lui moglie. E di certo non era questo quello che voleva. Lo osservai illuminarsi di un azzurro accecante; le sue ali mi sfiorarono invitandomi ad avvicinarmi di più a Lui. Io le toccai e la loro morbidezza mi inebriò i sensi trasfondendo in tutta la mia persona - almeno in quell’istante - una felicità delicata e voluttuosa. Fu una piacevole sensazione. Gli occhi della creatura celeste si accesero di tenerezza lieti di quel gesto, tant’è ch’egli allungò la mano ed io l’accolsi stringendola tra le mie. Il pianto pareva essere l’unica cosa che riuscisse a consolarlo e ad acquietarlo. Aveva ragione, io sapevo che aveva ragione: il Demonio davvero non lo si vince con armi, ma con virtù. Non lo si sconfigge con dispute, ma con Scritture sante ed armi di Fede. Certo, era una cosa facile da dire, ma allo stesso tempo difficile da mettere in pratica, almeno per noi esseri umani. Lui era però un Angelo, un messaggero di Dio tanto forte da potersi imporre a chiunque lo avvicinasse, trasformandone l’esistenza. Ed ecco che ad un certo punto vidi il purosangue dirigersi nella direzione dalla quale erano venuto. Iniziò a nitrire e ad imbizzarsi; si alzò sulle zampe posteriori, tenendo quelle anteriori ben sollevate, attirando la nostra attenzione. Successivamente si lanciò al galoppo incontro all’ignoto, scalpitando senza più alcun controllo. E così rimanemmo solo noi due, io e Lui. La notte era ancora lunga e qualche cosa mi suggerì che avremmo dormito ben poco. Supposi che volesse andare della sua amata moglie e non mi sbagliai, infatti non esitò a confermarmelo. Davanti a lui si spalancò un altro passaggio largo lo spazio necessario per passarci attraverso, e quando lo facemmo - come per incanto - ci trovammo all’ingresso dell’abitazione di CHIARA, ma non entrammo. E si mise seduto sul pavimento rimanendo a testa china, con gli occhi stanchi ed arrossati; avvertiva come un grosso macigno fisso nel petto. Si sentì morire dentro. Sapeva che l’avrebbe vista di lì a poco, ma per Lui quei momenti erano sempre troppo lontani. Ad ogni buon conto, quel che rammento è ciò che avvenne subito dopo; si allontanò, spalancando le ali dopo aver compiuto qualche metro di corsa e si alzò in volo, diventando un puntino sempre più piccolo ed alto al di sopra della verticale della mia testa. Io aspettai attonito di vederlo svanire nel nulla e per un attimo pensai quasi di aver vissuto un sogno; non avevo la forza né l’animo di reagire in qualche modo a tanta disperazione. La vista mi si annebbiò all’istante e in quella nebbia c’era solo il suo volto… fu così che venni letteralmente catapultato in un’aula del convento che mi ospitava. Ora non restava che mettermi al lavoro! Non ci pensai su due volte ed andai trafelato, grondante di sudore, in studio come uno che sta per attardarsi ad un incontro importante. Ero riuscito - seppur con mille difficoltà - a filmare tutto con il mio iPhone, e rivedendo il video non potei concentrarmi su di una singola immagine senza provare un senso di colpa o evocare avvertimenti ed autocritiche. Scaricai le oltre 4 ore di registrazioni in diversi formati sull’HARD DISK, presi un DVD-RW e vi salvai i dati in modo da poterli inviare a Torino. Avevo tanto da scrivere, ma prima di questa serata non lo sapevo. Pensai di dovermi dare delle priorità. Organizzarmi. Prima di buttar giù un quadro generale e preciso della situazione - sulla base degli appunti presi mentalmente man mano, della VERA vita del protagonista - feci un lungo respiro e di botto redassi quest’articolo dal taglio radicale, prestando attenzione ai particolari come non avevo mai fatto prima. Infine, giunto alla fine, e non potendo più reggermi in piedi, volli riposarmi. Mi spogliai, feci una doccia ed andai a letto. Sul cuscino accanto al mio, dove c’era ancora la forma del capo di Lauren, c’era un biglietto; era una preghiera manoscritta, trovata sul corpo di un soldato americano nello sbarco nell’Africa del Nord durante la seconda guerra mondiale; una preghiera ch’io qui vi riporto e che sembrava descrivere un po’ la mia storia e quanto provavo - “Ascoltami, o Dio! Fino ad oggi non t’avevo mai parlato ma ora desidero dirti: Come ti va? Ascoltami, m’avevano detto che tu non esistevi e, come un idiota, io ci avevo creduto. Ma l’altra sera, dal fondo della buca d’una bomba, ho veduto il tuo cielo. All’improvviso mi sono reso conto che m’avevano detto una menzogna. Se mi fossi preso la briga di guardar bene le cose che hai fatto tu, avrei capito subito che quei tali si rifiutavano di chiamare gatto un gatto. Io mi chiedo, o Dio, se acconsentiresti che io ti stringa la mano; e tuttavia ho la sensazione che tu comprenderai... Strano che sia stato necessario ch’io venissi in questo posto d’inferno per avere il tempo di vedere il tuo volto. Io ti amo terribilmente, ecco quello che voglio che tu sappia. Ci sarà ora una battaglia spaventosa. Chissà... Può darsi ch’io arrivi da te questa sera stessa. Non siamo stati buoni amici fino ad ora e io mi domando, mio Dio, se tu m’aspetterai sulla porta. Guarda, io piango!... Proprio io, mettermi a frignare come un bambino! Se ti avessi conosciuto prima... Andiamo. Bisogna ch’io parta. Che cosa buffa: dopo che t’ho incontrato non ho più paura di morire”. Ora sapevo chi voleva fermarmi e mi persuasi che la bestialità a cui cercava di ridurci non avrebbe avuto la meglio su di noi. Andrea non avrebbe mai permesso che mi succedesse nulla. Del resto aveva dimostrato di saper accogliere e rispettare le mie paure, mi aveva guardato piangere ed aveva permesso che non fossi da solo a leccarmi le ferite. Era strano. I pensieri non sembravano miei, ma l’eco di una voce lontana eppur vicina. Abbassai così le palpebre, cedetti allo sfinimento e sprofondai in un sonno lungo ed intenso. Badate dunque bene di non ingannarvi - ciò che avete letto va preso per quello che è: uno scoop giornalistico o quanto meno un servizio d’inchiesta penetrante e sconvolgente di quanto realmente accaduto lunedì 01 ottobre 2018 tra le 00,00 e le 03,45 del mattino; la narrazione obiettiva, e quanto più dettagliata, di un qualcosa di misterioso destinato a restare nel tempo, dove non ci può essere - e qualcuno dei nostri lettori storcerà il naso - il benché minimo dubbio sui fatti riportati, in quanto ogni singolo episodio ed evento qui descritto è non solo attribuito alla fonte, ma è altresì verificabile e verificato, da me concretamente documentato e comprovabile.

Nel libro «Professione reporter» di Marco Sedda e Gianmarco Serra viene detto - “La corrispondenza rigorosa tra fatti accaduti e fatti narrati, è il fondamento della professione del cronista che, proprio come uno storico (d’altronde il giornalista è stato definito lo storico del presente), ha il compito di accertare la verità della notizia (…). Nel caso contrario si corre il pericolo di perdere la fiducia del pubblico, dei lettori o degli spettatori, e di non svolgere correttamente la funzione di informare i cittadini. Proprio il rapporto di fiducia tra gli organi d’informazione e i cittadini è la base del corretto funzionamento della vita democratica. D’altra parte il ruolo sociale del sistema dell’informazione è di fare, per dirla con una felice ed ambiziosa definizione, il cane da guardia della democrazia”. Ed in effetti, come ancora sostiene Mario Nanni nel «Il curioso giornalista: Vestire le notizie» - “Il giornalismo si potrà salvare solo con la credibilità. Con un’alta qualità della scrittura ricca di informazioni (…). Forse la formula «Testimone del Tempo» da più l’idea della natura vera e sostanziale del giornalismo: come il testimone chiamato in un processo a riferire su ciò che ha visto, ed è tenuto a dire «la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità», così il giornalista rispetto alle cose che scrive, agli articoli che pubblica (…). Nella speranza che la verità sia rivoluzionaria”. Quello che posso dirvi è ch’io, ALBERTO DE PRA, ho fatto per anni l’inviato speciale in un mondo nel quale nel quale c’era ancora tanto da scoprire; fare il cronista d’assalto era uno dei sogni nel cassetto da ragazzo che ho dovuto affannosamente ributtare nel cassetto. Tuttavia, come più volte da me ribadito proprio in queste pagine, mi sono occupato a lungo di raccontare episodi che i giornali solitamente relegano nella sezione della cronaca nera: reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, truffa, corruzione, riciclaggio e inquinamento ambientale… mettendo il “naso” nelle periferie, nella povertà, nei casi di cui al tempo nessuno ancora parlava. Ho messo la mia penna al servizio dei principali quotidiani nazionali con diffusione cartacea superiore alle 50000 copie; ho avuto una carriera di discreto successo, meditando e difendendo la libertà di opinione, di espressione e di credo. Il segreto di questa inchiesta che sto portando avanti da quasi 3 anni impone ch’io mi nasconda, mi obbliga a non rivelare la mia identità; ed è a questo bisogno che risponde la scelta dello pseudonimo con il quale firmo questi articoli. Non credo tuttavia di dover dare spiegazioni proprio a nessuno, se non a me stesso al riguardo. Faccio solo il mio lavoro, lo faccio al meglio che posso senza strappare l’umanità dalla mia anima. È un’indagine la mia portata avanti con misura ed assoluto equilibrio. Una storia d’amore magica ed indimenticabile dove un Angelo Custode ne è il protagonista; un celeste annunciatore la cui provvidenziale assistenza cambia il corso delle varie e spesso rischiose vicende che coinvolgono Lui ed i membri della sua famiglia. Un inviato del Cielo reale, realissimo, concreto, concretissimo, non per finzione, ma in verità, ed essenzialissimamente stupendo. Di dubitare di Lui non c’è motivo. Voi siete liberi di credere ciò che volete, questo è un vostro privilegio. Io però ho tutte le prove che mi occorrono per dimostrarne la veridicità - migliaia di ore di video e decine di migliaia di fotografie conservate nella cassaforte di un ufficio notarile. Non è una leggenda; gli Angeli esistono e manifestano la presenza di Dio che è sempre vicino all’uomo. Non è un gioco il mio, e certo non merita la definizione di grande bluff.

CHIARA, lo spirito di bontà d’Andrea ti soccorrerà. Al primo risveglio, tutti i giorni, accarezza il tuo bel visino, scosta i tuoi capelli e ti sfiora dolcemente con un bacio. È il tuo Angelo, il tuo salvatore, il tuo sposo. E per descrivere ciò ch’egli prova per te mi viene spontaneo parafrasare - modificando qua e là ed adattandoli alle circostanze - alcuni versi di un noto poema di Jorge Luis Borges, che dice: “Egli non può darti soluzioni per tutti i problemi della vita, Non ha risposte per i tuoi dubbi o timori, però può ascoltarli e dividerli con te. Non può cambiare né il tuo passato né il tuo futuro, però quando serve starà vicino a te. Non può evitarti di precipitare, solamente può offrirti la sua mano perché ti sostenga e non cada. La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i suoi, però gioisce sinceramente quando ti vede felice. Non giudica le decisioni che prendi nella vita, si limita ad appoggiarti, a stimolarti e aiutarti se glielo chiedi. Non può tracciare limiti dentro i quali devi muoverti, però può offrirti lo spazio necessario per crescere. Non può evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore, però può piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo. Non può dirti né cosa sei né cosa devi essere, solamente può volerti come sei ed essere tuo…”. Non esca dall’animo tuo, CHIARA, la memoria del tuo amore. Andrea ti sta aspettando e, ad ogni passo in avanti che farai verso di Lui, il vostro sogno d’amore diverrà sempre più vero. Abbi fiducia in Lui e vivi appieno la vita immersa nelle tue emozioni. Il tuo Angelo Custode ti accompagnerà verso il tuo amore e sarà lì solo per te.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 04 December 2018
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Andrea Brusa

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