COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 27/11/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: TI CONSEGNO TUTTA LA MIA VITA E PER SEMPRE

PUBBLICATO IL 27/11/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: TI CONSEGNO TUTTA LA MIA VITA E PER SEMPRE

PUBBLICATO OGGI 27/11/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Ti consegno tutta la mia vita e per sempre

“Ho sempre avuto voglia di te. Ho voglia di te. Per tutto quello che ho immaginato, sognato, desiderato. Ho voglia di te. Per quello che so e ancora di più per quello che non so. Ho voglia di te. Per quel bacio che non ti ho ancora dato. Ho voglia di te. Per l’amore che non ho mai fatto. Ho voglia di te anche se non ti ho mai assaggiato. Ho voglia di te, di tutto te, dei tuoi errori, dei tuoi successi, dei tuoi sbagli, dei tuoi dolori, delle tue semplici incertezze, dei pensieri che hai avuto e di quelli che spero hai dimenticato, dei pensieri che ancora non sai. Ho voglia di te. Ho così voglia di te che nulla mi basta. Ho voglia di te e non so neanche il perché… uffa. HO VOGLIA DI TE”
Dal film Ho voglia di te - 2007

Sul pullman di linea che collegava il paese alla città, mentre tornavo a casa, ripensavo - incapace di trovare tranquillità nel sonno - a tutte le cose che avevo vissuto nelle ultime settimane, alle emozioni prorompenti e inarrestabili che avevo provato, alle riflessioni che ne erano maturate. La luce baluginante dei lampioni, nel buio abissale tra l’essere ed il non essere, rifletteva intanto sull’asfalto le ombre dei loro lunghi piloni. Scesi alla fermata precedente rispetto a quella solita, ad un 200 metri circa dall’abbazia; aria, avevo bisogno d’aria! Per quanto potessi sentirmi stanco, decisi di sedermi su una delle panchine che punteggiavano il sentiero con lo sguardo rivolto al cielo, a contemplare l’assoluto silenzio della natura. Non so quanto stetti lì, non lo so. Non lo ricordo: ma so che ad un tratto, in lontananza, un filo leggero di fumo ostacolò la mia linea visuale. Sulle prime non ci diedi troppo peso mentre tentavo di capire da dove provenisse. Ma dopo alcuni minuti mi alzai dal mio torpore per andare a vedere oltre a dei cespugli se ci fosse qualcuno, e cosa stesse facendo. Dovunque cercassi di guardare, un raggio intensissimo proveniente dall’alto, infrangendosi sul terrapieno, me lo impediva. Alla fine dovetti coprirmi il volto con il bavero della giacca perché le mie pupille non ne soffrissero. Ed ecco che un paio di ali bianche da un lato e dall’altro - lucide e orlate da frange d’argento, con linee di partizione un po’ più oscure - divennero sempre più nitide e distinte come se si stessero caricando di un’energia soprannaturale, mentre tutt’intorno una nube caliginosa rosso brunastra finì per avvolgermi in un tenero ed irresistibile senso di serenità e di pace nei primi giorni d’autunno. L’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, vestito di semplice tunica color turchino pallido, era davanti a me ancora una volta; aveva una scollatura a forma di ovale molto allungato, bordata d’oro, con le maniche larghe, dritte, crespate alla spalla ed al polso, e stretta sui fianchi da una fusciacca anch’essa dorata. Volteggiava elegante nel vento da una grossa pianta all’altra, come se volesse comunicarmi un messaggio. Alcuni secondi più tardi si arrestò, allargò le gambe, protese le mani in avanti, poi sorrise e - senza spiegazione alcuna - come immerso in un liquido semitrasparente apparve bagnata da una pioggia di polvere di stelle un corpo di donna dormiente, elegante e pura, senza più offese né miserie; lo vidi stringerla forte a sé, poggiando una guancia sulla fronte di lei e mormorando una preghiera. Ma la cosa che mi stupì di più fu che non era una ragazza come tante… era sua moglie CHIARA; pareva fosse scivolata attraverso una sorta di porta dimensionale per finire dritta tra le sue braccia, sprofondata - durante quello strano viaggio - in un sonno senza sogni, del tutto inconsapevole di quello che le stava accadendo. Era apparsa dal nulla, ed Andrea la stava guidando in un curioso valzer muto, uno al fronte dell’altra, come se ballassero insieme da tutta l’eternità. La depose successivamente sull’erba con infinita delicatezza, tra delle campanule ed altri fiori e, dopo averle accarezzato i capelli, le baciò le labbra e scoppiò a piangere, sopraffatto dalla tensione di quel momento. Un istante dopo sentii un calpestio di passi rapidi e leggeri dietro di noi, ed in quel mentre un gran lampo, che illuminò di una tinta spettrale tutto il fitto fogliame del giardino - fino alla foglia più piccola - mi fece scorgere una silhouette scura, tetra, minaccevole e terribile, con delle narici fiammeggianti, e delle ali nere, nodose e membranose dietro la schiena. Poi fui preso dal terrore e volli per un’istante cercar salvezza fuggendo. Prendermela e battere in ritirata non sarebbe stata però la scelta giusta; il mio compito era documentare in immagini video quello che stava accadendo. Compresi così che era un demonio, una punizione divina per loro, una fiera indomita che ruggiva inferocita ed assetata di sangue e di vendetta; ma ciò che bloccava del tutto quella creatura era la preoccupazione di tenere ben distinta la sua natura di entità deforme e mostruosa dal nobile sentimento di un amore e di una costanza invincibile, quella dell’Angelo Custode per la sua adorata sposa. L’arroganza del MALE era quasi tangibile, tant’è che la rabbia prese a scorrergli nelle vene come lava vulcanica fluida pronta ad eruttare da un momento all’altro. Andrea stette immobile a fissarlo, a pugni chiusi, circondato da un’aura di potere che intimidiva e ne aumentava la sua innata radianza, sperando che così facendo il suo nemico cambiasse idea. E così fu che quella presenza infernale - levatasi da putride profondità - si allontanò velocemente da noi e scomparve lasciando l’Angelo nello sconforto più totale. Un indescrivibile malinconia rabbuiò il suo viso, ed egli tornò ad accarezzare la sua amata non più con affezione soltanto, ma altresì con riconoscenza. Non avrebbe più voluto separarsi da Lei; ma ciò non dipendeva da Lui. La riabbracciò e la baciò con una foga che non dimenticherò mai; e partì con i lucciconi agli occhi. Le sue ali si distesero avvolgendoli come due gigantesche vele in modo che ben presto si ritrovarono, da soli, in una sorta di camera meravigliosa del cuore, piena di candele; ora più che mai un luogo d’intimità, un ambiente d’amore riposante che apparteneva solo a loro. Malgrado le dolci parole di promessa e d’incoraggiamento che le sussurrò per ore all’orecchio, l’anima di CHIARA - lungi dal migliorare - rincrudiva, impossibilitata a percepire l’essenza dell’amor suo di un tempo e la realtà nella sua completezza e verità. Con voce sottile ed una compostezza quasi disarmante l’Angelo Custode si rivolse dunque al cielo e disse: “O mio Dio, Padre mio onnipotente, prestami ascolto. Benché tu sappia ogni cosa di me e conosci tutto sin nel mio profondo... vieni nel mio cuore e placa le tempeste che mi tormentano con una tua semplice parola o un singolo tuo gesto, seda le mie ansie e contieni le mie angosce. Allontana da me il maligno, concedimi la forza necessaria per superare le tenebre, illuminami, guidami, purificami. Salva mia moglie CHIARA e mia figlia BIANCALAURA. Dio mio, aiutale! Prendi me al loro posto e salva le loro anime! Sono uno dei tuoi messaggeri, che tu Dio ponesti come governatore di quelle candide creature, di quegli innocui corpi. Ascolta la mia preghiera”. Le sue parole fecero subito effetto perché il suo spirito si risollevò di colpo e l’amore si sprigionò da Lui come una luce immensa mandando in frantumi le forti resistenze sino a quel momento incontrate. Era il modo del Signore di parlare con Lui. Fu una scena toccante e solenne ad un tempo. L’amor suo era palesemente infinito, così come la sua grandezza. Mi domandai se ci fosse una maniera per misurare un cotanto amore? E la risposta non esitò ad arrivare in me. In fondo era semplice, ce l’avevo lì, a pochi metri da me. La grandezza di un amore come quello suo dipendeva dalla grandezza del costo dello stesso. L’amore non è un sentimento, è un impegno e quanto più costoso sarà l’impegno, tanto più grande sarà l’amore. Ed ecco che quando un amore è immenso, il costo può arrivare ad essere perfino un sacrificio. L’Angelo iniziò poi a parlarmi. Io non vidi muovere le sue labbra, ma sentii la sua voce nella testa. “Sai Alberto, l’amore è al di sopra di tutto, e deve esserlo, nulla vi è di più alto: né la profezia, né la lingua di noi angeli e nemmeno la speranza, e neppure la conoscenza, la quale in questo mondo è così misera sicché voi umani conoscete Dio solo confusamente, come attraverso uno specchio, dentro enigmi. L’amore è superiore anche alla fede”. L’angelo e la sua amata iniziarono insieme a salire lungo il sentiero che portava alla chiesa. Lo osservai successivamente spalancare le proprie ali, accumulando i poteri celestiali, e le loro mani unirono i palmi creando un calore stranamente rilassante: un certo bagliore fosforescente - se così posso esprimermi - ed un’ombra, che non riuscivo ancora a focalizzare con chiarezza, si scontrarono… e fu grande il boato. Il terreno sotto i suoi calzari parve morbido, cedevole, accomodante come burro. Quando ogni cosa si quietò, l’Angelo e CHIARA condividevano allora il medesimo corpo, metà divino e metà umano. Stremato, Andrea respirava a fatica, in preda all’angoscia. Cosicché posò per un attimo ancora i piedi al suolo, lasciando che fosse solo il suo potere a fluire in essa, senza intenzioni. Non pensava più al Signore suo Padre o al Maligno, aveva perso di vista una verità che aveva davanti agli occhi: il proprio scopo. Poi una luce divina attraversò qua e là le tenebre, col risultato che BENE e MALE si fusero insieme per un’istante dando origine ad un evento non previsto: una miriade di colori e tonalità illuminò quella via, ed io ne potei scorgere solo le principali gradazioni, come fosse un semplice momento di tregua reciprocamente concordata. L’Angelo pensò unicamente che fosse stupendo, per poi serrare gli occhi e dissolversi con la sua compagna di vita. Il tempo intanto era passato velocemente; dovevo dormire ora. Inutilmente mi sforzai di non pensarci: ma le emozioni accumulatesi quella sera si frapponevano continuamente, beffarde ma piacevolissime ed addirittura ammalianti. Dunque andai al convento dove vivevo, mi ritirai in studio, e presi un libro qualunque, ma non riuscii a leggere nemmeno una parola. Afferrai una penna per tentar di scrivere; dopo un poco però, senza rendermene conto, crollai in un sonno profondo che fu quasi un’anestesia. Quando mi svegliai, tre ore più tardi, entrambe le mie figlie stavano giocando e quasi tutti i frati erano in piedi. Scorsi mia moglie Lauren guardare il video registrato la sera prima, con il mio cellulare, con uno spirito quasi da studiosa, rivedendolo più e più volte per analizzare dei fotogrammi particolarmente significativi. Una volta scaricato integralmente il FILE del filmato sul computer - e predisposto il tutto per l’invio su di un’unità di memorizzazione di massa USB a Torino - iniziai a lavorare sull’articolo che state leggendo con l’intento di raccontare con un realismo autentico, e non falsato, la terribile storia dei due amanti senza appunto prefiggermi un precipuo fine o un divisato effetto, attenendomi ai fatti e alla realtà documentaria da me ben conosciuta e decisamente complessa, comunque la si consideri. Le sensazioni che provai mentre scrivevo, la determinazione e la costanza, l’impegno, l’esasperazione e anche la soddisfazione, erano un qualcosa difficile a spiegarsi. Scrissi per tre ore consecutive, senza nessuna suggestione da un punto di vista estetico, col solo scopo di tirar fuori quello che avevo dentro e che mi faceva terribilmente soffrire. Voi lettori non sapete quante lacrime sparsi quel dì, ed ora non mi crederete neppure se vi giuro che, malgrado tutto, quell’immagine di Andrea e di CHIARA mi è rimasta sempre fitta qui in testa, nei miei ricordi, inesorabilmente. Piansi tutto il pomeriggio e soltanto la sera mi calmai e tutto tornò come al consueto. Sapevo che stava per tornare, e mi chiedevo cosa sarebbe successo, e così riflettendo andai al parco a fare una passeggiata, ma non resistetti più di una quindicina di minuti. Entrai in un grande magazzino affollato e cercai di distrarmi interessandomi alle vetrine dei negozi. Il mio pensiero però era sempre rivolto a Lui. Ero arrabbiato col mondo intero, ma anche con me stesso perché sapevo che l’indifferenza avrebbe continuato a regnare sullo spirito degli uomini, fuor di speranza che qualcuno lo potesse capire ed accettare per quello che era ed è. Eccoci dunque al racconto, senza fronzoli né ricercatezze, di quanto è capitato giovedì 27 settembre 2018 tra le 00,15 e le 04,25 in stile semplice e schietto, onesto, che non abbisogna, anzi è superiore a qualunque artifizio di umana eloquenza.

Il mio lavoro è fare un giornalismo di precisione, coraggioso ed integerrimo nella mia ricerca delle prove, che apra la mente e offra una sintesi esauriente di quanto da me vissuto personalmente. Un giornalismo altamente etico che non scenda mai a compromessi, che sacrifichi il tutto per tutto sull’altare della coerenza. Il buon giornalismo - scrive David Randall nel libro “Il giornalista quasi perfetto” - “è intelligente, divertente, affidabile dal punto di vista delle informazioni, correttamente inserito nel contesto, onesto nelle intenzioni e negli effetti, usa un linguaggio originale e non serve altra causa se non quella della verità. Qualunque sia il pubblico. Qualunque sia la cultura. Qualunque sia la lingua”. E continua PAPA FRANCESCO - “Il miglior antidoto contro le falsità non sono le strategie, ma le persone: persone che, libere dalla bramosia, sono pronte all’ascolto e attraverso la fatica di un dialogo sincero lasciano emergere la verità; persone che, attratte dal bene, si responsabilizzano nell’uso del linguaggio. Se la via d’uscita dal dilagare della disinformazione è la responsabilità, particolarmente coinvolto è chi per ufficio è tenuto ad essere responsabile nell’informare, ovvero il giornalista, custode delle notizie. Egli, nel mondo contemporaneo, non svolge solo un mestiere, ma una vera e propria missione. Ha il compito, nella frenesia delle notizie e nel vortice degli scoop, di ricordare che al centro delle NEWS non ci sono la velocità nel darle e l’impatto sull’audience, ma le persone. Informare è formare, è avere a che fare con la vita delle persone. Per questo l’accuratezza delle fonti e la custodia della comunicazione sono veri e propri processi di sviluppo del bene, che generano fiducia e aprono vie di comunione e di pace. Desidero perciò rivolgere un invito a promuovere un giornalismo di pace, non intendendo con questa espressione un giornalismo buonista, che neghi l’esistenza di problemi gravi e assuma toni sdolcinati. Intendo, al contrario, un giornalismo senza infingimenti, ostile alle falsità, a slogan ad effetto e a dichiarazioni roboanti; un giornalismo fatto da persone per le persone, e che si comprende come servizio a tutti coloro, specialmente a quelli - e sono al mondo la maggioranza - che non hanno voce”. Io, ALBERTO DE PRA, ho sempre osservato questi precetti con estrema diligenza tanto più in questi articoli. Scrivo, su questa dottrina luminosa, e porto avanti quest’inchiesta, ben conscio della mia indegnità. Ma non invento nulla e non faccio altro che raccontare quello che mi è accaduto, osservando solo la realtà da diversi punti di vista e cercando di tradurre in parole le emozioni che provo e ciò che i miei occhi vedono. Questa è la verità, e coloro che davvero vogliono la verità ascolteranno la mia voce. Prima di darmi del pazzo tenete presente che nell’arco della mia carriera di reporter ho curato articoli di cronaca nera tra i più chiacchierati e discussi di sempre, apparsi su alcuni dei maggiori quotidiani nazionali all’epoca; mi sono occupato di istruttorie ed inchieste sulla criminalità mafiosa. Ho informato ed ho seguito passo per passo le indagini a livello giornalistico su omicidi eccellenti, morti balorde e sequestri di persona a scopo estorsivo. Ho lavorato a lungo nella redazione di alcuni programmi di approfondimento informativo di successo sui principali canali televisivi e radiofonici italiani. Insomma, in questi anni di onorata professione ho fatto sempre e soltanto il mio dovere, in quanto iscritto all’albo professionale. ALBERTO DE PRA non è il mio vero nome, e non vedo niente di male ad usare uno pseudonimo; sono stato pressoché costretto a scegliere l’anonimato per ragioni di sicurezza per le quali non devo render conto a nessuno. Ma non sto giocando, e tanto meno mi sto nascondendo, che sia chiaro! Gli angeli esistono davvero - cari miei lettori - e io velo posso assicurare perché ne ho conosciuto uno in prima persona, ed il suo nome è Andrea. Afferma sempre Papa Francesco: “Tutti noi, secondo la tradizione della Chiesa, abbiamo un angelo con noi, che ci custodisce, ci fa sentire le cose. Quante volte abbiamo sentito: ‘Ma … questo … dovrei fare così, questo non va, stai attento …’: tante volte! È la voce di questo nostro compagno di viaggio. Essere sicuri che lui ci porterà alla fine della nostra vita con i suoi consigli, e per questo dare ascolto alla sua voce… non ribellarci. Perché la ribellione, la voglia di essere indipendente, è una cosa che tutti noi abbiamo; è la superbia, quella che ha avuto il nostro padre Adamo nel Paradiso terrestre: la stessa. Non ribellarti: segui i suoi consigli. Nessuno cammina da solo e nessuno di noi può pensare che è solo perché c’è sempre questo compagno”.

Ebbene CHIARA, dolcissima sposa di un vero Angelo, sappi che Lui esiste ed è tra noi. È vicino a Te quando ne senti la presenza. Forse avrai più volte avvertito un tocco piacevolmente caldo e leggero sul tuo volto, delle carezze sulle tue mani, sulle tue braccia o sulle tue spalle. Magari hai percepito la sua presenza, insistente e silenziosa come se qualcuno ti stesse sfiorando con delle ali la pelle o le tue labbra. Quando un angelo ti abbraccia all’improvviso, tanto da farti quasi perdere l’equilibrio, provi una sensazione forte di calore fluire nel petto ed il tuo cuore si espande nello spazio attorno a te, dando vita al tuo desiderio con un amore indescrivibile. Un vero Angelo Custode non può amare che incondizionatamente ed esente da ogni inquietudine. Non sai quanto sei fortunata CHIARA ad avere Andrea qui sulla Terra. Vorrei solo che mi credessi. Voglio aiutarti a ritrovare il tuo sogno di sempre. Riprendi in mano la tua vita. Riprenditi il tuo sogno. Perché hai tanta paura di riconoscere di aver commesso un grave errore? Perché hai paura della verità?

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 27 November 2018
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Andrea Brusa

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