COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 06/11/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - LASCIATI ACCAREZZARE LA MANO CHE MAI PIU’ TI LASCERA’

PUBBLICATO IL 06/11/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - LASCIATI ACCAREZZARE LA MANO CHE MAI PIU’ TI LASCERA’

PUBBLICATO OGGI 06/11/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Lasciati accarezzare la mano che mai più ti lascerà, amor mio

“Non sono sicuro di averti dentro di me, né di essere dentro di te, e neppure di possederti. E in ogni caso, non è al possesso che aspiro. Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama NOI”
Dal film, I ponti di Madison County - 1995

Non avevo più la percezione del tempo. Vivevo in uno stato di attesa continua, quasi rigettando come assurde le seduzioni di un mondo che pareva volgere le spalle ad un Dio messo ormai all’angolo da una società intrisa di compromessi e falsi valori - che promettono ma non mantengono - e da prospettive di vita alquanto traballanti. Molto aveva perso d’importanza, restandone solo un nobile ricordo nella mia memoria. Le ore parevano scorrere attorno a me veloci come minuti, e neppure mi resi conto di aver appena imboccato la strada provinciale - posta nella parte più alta del paese in cui abitavo - quando il mio fuoristrada, una Nissan Patrol 4x4 acquistata già usata, rallentò, fino ad arrestarsi d’improvviso al lato della carreggiata, senza nessun motivo apparente. Solo successivamente scoprii ch’erano saltati due denti di un ingranaggio della distribuzione. Il bagliore lunare crebbe sempre di più, finché non oltrepassò il fronte ad ovest del bosco riversandosi sull’asfalto. Intravidi allora, con la coda dell’occhio, un grosso lupo, dal manto grigio-ambrato ed alcune focature fulve sul dorso, sfilarmi davanti; gli occhi fissi su di me. Sulle prime mi spaventò, e probabilmente il mio viso rivelò al suo istinto animale quanto passava entro il cuor mio. Mi venne da scappare via a gambe levate, ma mi trattenni allontanando ogni influenza estranea ed ogni sentimento di vigliaccheria. Ad un tratto, l’espressione di quella creatura si illuminò e sollevatasi su due zampe, in segno di trionfo, si trasfigurò in un istante in abito e in figura di un giovane Angelo, ispiratore di perfezione morale e guida alla salvezza. Un paio d’ali, che sembrarono ricamate a mano - ricoperte da lunghe piume bianco splendente, spruzzate qua e là d’azzurro - spuntarono fuori mollemente sospese alla schiena, inarcandosi e lasciando intravedere la corporatura possente, elegante ed i suoi muscoli tonici. Era di una bellezza da togliere il fiato. Coperto da una lunga veste drappeggiata, una tunica fatta di una stoffa intessuta di fili d’argento, fittamente pieghettata, ed un mantello che velava parte delle spalle e le gambe, Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, era lì, tanto vicino da poterlo toccare, e mi scortava in veli di luce nel silenzio più totale. La sua bontà indefettibile traspariva in ogni suo gesto e dal nitore del suo sguardo cristallino. Era tuttavia evidente che si sentisse ferito, come svuotato da ogni briciola di vita, tant’è che due grandi lacrime rigarono le sue guance, quasi bollenti. “Non voglio che i giorni passino senza che mia moglie possa vedermi. Non posso aspettare oltre; continuando così ho paura di perderla, devo farlo. Ho deciso” - diss’egli senza esitazioni, con voce tremante dall’eccitazione. “Ehi, un attimo, scusa un attimo, ma che intenzioni hai? Mi sono perso qualcosa?” - domandai perplesso e preoccupato. Senza aggiungere una parola, si voltò e mi avvolse benevolmente, in ogni mia parte, sotto l’usbergo delle sue immense ali. Volteggiammo in alto piroettando in assenza di peso, schizzando giù a velocità folle per poi riprendere quota con altrettanta irruenza. Poco dopo si alzò un violentissimo vento di scirocco, così impetuoso che alcune pietre rischiarono di colpirmi in faccia; ci furono boati più forti di qualsiasi fragore di tuono, lampi accecanti a ciel sereno, e tante piccole trombe d’aria di eccezionale violenza, che trasportarono sabbia e terra di un colore diverso, simile ad un azzurro intenso tendente all’indaco. No, non era davvero possibile. Non potevo crederci, non potevo assolutamente crederci. Vedevo tutto nero, tutto scuro. Ero diventato cieco! Ma, improvvisamente, l’immagine nera si capovolse ed io non capii più nulla. Quando il vento cessò ci ritrovammo per l’ennesima volta davanti al corpo apparentemente inerme, insensibile, di sua moglie CHIARA che dormiva tranquillamente nel suo letto - come sempre del resto - del tutto ignara della nostra presenza, ed io imbambolato a chiedermi perché tutto questo stesse capitando proprio a me. Ebbi il presentimento che stesse per accadere qualcosa; non avrei saputo dire esattamente cosa, ma nell’aria si respirava un’atmosfera strana, differente dalle scorse volte, una tensione sensuale, quasi palpabile. L’angelo Custode, in effetti, si irrigidì terrorizzato e con un filo di voce, quasi timoroso, si avvicinò a Lei e la chiamò per nome. In quel preciso istante compresi: intendeva svegliarla. “CHIARA, amore mio, sono io, Andrea; non aver paura. Sono il tuo Angelo”. La luce intanto, ch’egli spandeva di suo nella stanza, tremò in sincronia con la di Lui mano che andò ad accarezzarle col pollice le labbra. Gli occhi di Lei si schiusero e si rifletterono in quelli verde mare d’Andrea. Sorrise e Lei si ritrasse spaventata; non poté però muoversi, parlare o fare altro, solo emettere un grido muto. Lui la fissò, confuso l’abbracciò per rassicurarla senza però riuscirci. CHIARA continuò a guardargli con insistenza le ali che cominciarono a muoversi sinuose, ma tenendosi ancora ben a distanza dalla sua amata. Lei scoppiò a piangere. “Amore mio, amore mio, amore mio… sono tornato…” - le si inginocchiò davanti e incrociando il pugno destro sul cuore, aggiunse - “Perdonami, ho fallito, avrei dovuto proteggerti come meglio potevo, ma senza dirti nulla, e rimpiango ogni giorno per non esserci riuscito. In ogni caso, io non ti ho mai mentito, sono davvero il tuo Angelo Custode. Adesso conosci la verità, ma io ho bisogno del tuo aiuto. È probabile che quando me ne andrò non ricorderai assolutamente nulla di questa conversazione. Era l’unico modo per mostrarmi a te. Tu, amore, mi hai strappato un bacio quella notte, ricordi, ed io sono diventato improvvisamente tuo. Tuo contro la morale. Tuo contro le regole. Tuo contro tutto. E nel giro d’un soffio abbiamo dato il LA ad una nuova sinfonia, quella della nostra follia. Pazzi d’amore sin dall’inizio... ubriachi di noi ci siamo buttati nelle nostre braccia e, sotto la benedizione del Sole, ci siamo divorati le labbra. E nel silenzio di una camera, con una tiepida penombra, mi hai dato il tuo corpo. Io ti ho dato anche l’anima. Ti ho lasciato scoprire tutto di me, ti ho lasciato graffiare quella carne bianca con una infinita tenerezza, sono morto e rinato per te e con te. Come l’araba fenice è risorta dalle sue ceneri, così io sono risorto dalle mie. Dalle ceneri di una vita che ben presto avevo - per mia colpevolissima mano - votata ad una eterna infelicità. Ora abbi solo un po’ di fiducia in me, e non pensare a domattina. La notte è tutta per noi”. Per un istante mi sentii quasi di troppo, ma sapevo che non era davvero così. Passarono tutta la notte a discorrere insieme sulla circostanza presente, scambiandosi parole dolci, carezzevoli, mentre Lui non smise mai di tenerla stretta, immaginando quello che doveva avere vissuto. Il momento del saluto, alle prime luci dell’alba, fu fonte di grande sofferenza per entrambi, ma i due ragazzi erano più felici ed innamorati che mai e questo conferì loro la forza necessaria per sostenere questa nuova separazione. L’incubo tuttavia non era affatto finito; tutt’altro. Quella notte, il farsi vedere da Lei, era stato inutile, poiché Andrea sapeva bene che il libero arbitrio di Lei sarebbe da quel momento in poi diventato “servo arbitrio”, in quanto Lui non avrebbe mai potuto condizionare la volontà divina ed il suo imperscrutabile disegno, che gli imponeva di salvare sì sua moglie, ma senza l’utilizzo delle sue facoltà angeliche. Rimessasi a dormire, CHIARA sospirò e riprese sonno. Quando tornammo alla macchina era quasi giorno e l’Angelo, come se avesse fretta di andarsene, si alzò da terra, prese il volo, diventò un puntino nel cielo e scomparve. Io senza pensarci due volte salii in auto - che nel frattempo aveva miracolosamente ripreso a funzionare - e mi diressi in direzione dell’abbazia, dalla mia famiglia. Non sapevo che fare, ero sconvolto, la mia mente era come bloccata, non riuscivo a ragionare e per di più mi stava venendo un forte mal di testa, come se due forze antagoniste stessero cercando di fracassarmi il cranio. Ero stanco, tuttavia sapevo di non potermi fermare. La fotocamera del mio cellulare fortunatamente aveva registrato al solito ogni minimo particolare come una sorta di ragioniera vera e propria; non c’erano e non ci sarebbero stati punti oscuri guardando le riprese della notte appena trascorsa. La cartella contenente il FILE del Video compresso in formato mp4 - per ridurne la dimensione e agevolarne il download sul PC - era stata da me salvata sulla Memory Card da 128 GB. Ero troppo elettrizzato e non vedevo l’ora di visionare il filmato. Rientrai dunque come un razzo a casa per raggiungere Lauren ed informarla della “fantastica” notizia, senza peraltro dimenticarmi, per quanto possibile, i miei doveri di giornalista. Sapevo che avrei dovuto redigere il nuovo articolo - quello che state leggendo - per poi presentarlo alla redazione, quindi mi misi di buzzo buono al lavoro, e Dio è testimone nella mia coscienza e sa con quanta rettitudine dell’animo io l’abbia fatto; annotai tutto quanto c’era da annotare, assorbii ogni dettaglio, ed in un paio d’ore la prima bozza fu pronta. La rilessi più e più volte e decisi di contattare il capo redattore per saperne di più da lui e il suo parere in merito, ma purtroppo non rispose. E alle nove e quarantacinque, quando lo ricopiai in bella, senza nemmeno una cancellatura, avevo scritto quasi quattro pagine - che poi sarebbero diventate cinque con l’annessione delle fotografie. Inviatane un duplicato tramite un’unità Flash USB in quelli di Torino, feci una pausa, mi presi un momento per riposare e mi appisolai sul divano del soggiorno, distrutto come se avessi scalato una montagna. O forse sarebbe meglio dire che svenni; in ogni caso, staccai la spina. Del resto avevo dormito pochissimo negli ultimi dieci giorni ed anche quando mi accadeva, mi destavo nel più terribile allarme, e smaniavo per quanto potevo, né davo ascolto a qualsiasi tentativo si facesse per quietarmi. Svegliatomi poi nel tardo pomeriggio non la finii più di guardare l’orologio e mi dimostrai impaziente e nervoso tanto da non avere la benché minima intenzione di aspettare con le mani in mano; decisi dunque di andare ad assistere alla messa che si celebrava in abbazia e - sperando che un giorno Andrea e CHIARA non rimanessero disingannati - pregai per loro, lasciandomi andare ad un pianto liberatorio. Avevo avuto la conferma di quanto profondamente si amassero, e non potevo accettare quella crudele realtà. Strofinandomi la fronte, cercai di mantenere la mia attenzione vigile su quanto avrei dovuto fare, e mi chiesi che cosa sarebbe successo di li a qualche ora, e se Andrea sarebbe tornato dalla sua dolce sposa. Ero nervoso ed irrequieto, pensavo alle peggio cose; avevo la sensazione che quella fosse la loro ultima opportunità e mi preoccupavo che qualcosa potesse non andare per il verso giusto, così ad un certo punto spedii tutti quanti fuori di casa ed imposi il silenzio. In un istante l’intero monastero parve arrestarsi, come se fosse risucchiato nella scena madre di un film romantico. Gli interrogativi erano tantissimi e insistenti, ma lasciarli penetrare in me sarebbe stato come andare contro i miei stessi principi morali. L’emozione fu tanto forte che a tratti un senso di preoccupazione mi aggredì: mi sentii piccolo piccolo di fronte a quello spettacolo senza fine. Pensai alla infinita grandezza del Signore Iddio, creatore di quella meraviglia di Angelo, e lo supplicai di insegnarmi ad amarlo al di là del tempo, dello spazio, fino alla tomba ed anche oltre. Quanto avete appena letto ed udito è la rievocazione di un fatto realmente accaduto in data sabato 15 settembre 2018 tra le 00,15 e le 05,00 del mattino ed io, vi assicuro ero perfettamente cosciente di quello che stavo vedendo e padrone delle mie azioni. Anzi, direi di più: la mia mente non solo era lucida, ma tutto mi fu chiaro come mai prima di allora.

Voglio subito premettere che l’obiettivo primario, nonché ideale, di questi articoli, è la ricerca spasmodica della verità attraverso la semplicità di una storia vera, messa nero su bianco con la massima onestà e rigore da parte mia. Perché Andrea esiste ed è vivo. E vi assicuro che è proprio un Angelo Custode con tanto di ali! Vi state sbagliando cari miei lettori a pensare che sia tutto frutto di una machiavellica macchinazione orchestrata da menti malate! Io ALBERTO DE PRA scrivo notizie, non racconti fine a se stessi. Sono un giornalista investigativo e vi riporto su queste poche pagine tutto quello che succede. Non ho il delirio del giornalismo d’inchiesta, ma non mi sogno nemmeno di occultare o stemperare quanto viene alla luce nel corso dei miei incontri con Lui. E fatemi pur qui ragione, perché la verità è una ed una sola, indivisibile, immobile, la quale non può trovarsi ad un tempo in cose opposte e variabili, ed è data dalla corrispondenza di quanto da me detto e scritto con i fatti realmente accaduti. Non posso del resto amare la verità se non odiando la menzogna; e qual maggiore menzogna di quella, per cui mi attribuirei - secondo alcuni - la gloria di aver scelto la via della sincerità più assoluta e di camminarvi, se poi in me non trovaste che false asserzioni. La verità fino in fondo è questa: avere il coraggio di scavare, senza paura, pur di trovare verità o realtà anche scomode. Come scrive Duilio Chiarle nel “Manuale di Giornalismo Investigativo: “Il giornalismo è andare a ficcare il naso dove non si dovrebbe, cercare i collegamenti mancanti tra fatti diversi, scoprire cosa c’è dietro ad un sipario”. Sono stato sempre un giornalista anche di attacco, non sono mai sceso a compromessi con nessuno il che non vuol dire sempre che ne sia stato orgoglioso, ma che tengo fede ai miei pensieri e principi. E come sostiene il giudice Luigi Tosti: “È bene premettere che credere nell’esistenza della balena e credere nell’esistenza di Dio non è la stessa cosa. Chi crede nella balena lo fa perché l’esistenza fisica del cetaceo è stata materialmente accertata e documentata e, inoltre, può essere riscontrata da chiunque lo voglia, viaggiando per mare o visitando acquari e musei di storia naturale”. Certo, questo sarebbe vero se io non fossi testimone oculare di quanto da me narrato. No, basta con questo modo di vedere le cose! Sono stufo che si faccia passare Andrea per quello che non è. Pensate che io sia matto? Beh, Pirandello scrisse un tempo che “trovarsi davanti a un pazzo significa trovarsi davanti ad uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica, la logica di tutte le vostre costruzioni! Eh! Che volete? Costruiscono senza logica, beati loro, i pazzi! O con una loro logica che vola come una piuma”. Io vi dico invece che pazzi sono coloro che ascoltando le mie parole non capiranno o faranno finta di non capire, e questo accadrà perché la verità è che gli uomini non pensano: pensano soltanto di pensare, mentre in realtà non pensano e non sono neppur consapevoli della grandiosità di quello che sono andati appena a leggere: una semplice storia di passione e sentimento vera in tutto e per tutto - quale quella da me raccontata - tra due creature apparentemente tanto lontane, le cui anime si sono però toccate e mescolate dando origine al vero miracolo dell’amore. Io che faccio il cronista sono da sempre a contatto con molte realtà - ve lo assicuro - e faccio molte esperienze. È un motivo per cui il mio lavoro è interessante; in passato ho collaborato con diversi quotidiani e settimanali nazionali. Per anni ho lavorato presso la redazione di Radio emittenti e TV curando e co-conducendo programmi di giornalismo di successo - altro che Ghostwriter come qualcuno potrebbe ingenuamente pensare. Ho seguito tutte le più importanti indagini sulla micro e macro criminalità al Nord di questi ultimi decenni - soprattutto scrissi numerosi editoriali sul rapporto tra corruzione e mafie al tempo dell’inchiesta Mafia Capitale. Le prodezze di delinquenti e questurini sono state a lungo il mio pane quotidiano. Il mio curriculum professionale, ed il mio comportamento, è moralmente ineccepibile. Ecco da cosa nasce il mio amore per la verità che rende questa inchiesta più determinata, piacevole ed infaticabile di quanto non sarebbe se mi fosse stata imposta in modo coercitivo o stipulata con un contratto. La scelta di ALBERTO DE PRA come pseudonimo fu dettata da ragioni di sicurezza personale - non mi stancherò mai di ripeterlo, fintanto che i più caparbi non se ne daranno pace.

CHIARA, che aspetti! Andrea sa tenerti testa in ogni situazione e sa tenerti anche i fianchi nonché la mano ed il volto. Ma allora perché osi dubitare di Lui? Cosa ti porta a credere che non ti ami veramente? Dimmelo e proverò a spiegarti l’errore nel quale sei caduta! Il tuo Angelo ti ama, vuole solo il tuo bene essendo infinitamente buono… avverti la sua bontà. Possibile che tu non riesca a credere veramente che una persona possa amarti davvero?! Ti aspetti sempre di essere delusa e abbandonata. Dimentica tutto. Ti aspetti le delusioni anche laddove non ci saranno, e speri in un lieto fine dove non potrà mai essere. Ma come fai? Basta diffidare delle persone che ti amano… Basta sospettare di colui che tu ami… Basta farsi mille paranoie… Basta farsi male da sola! Che Dio onnipotente ed eterno, possa concedere a te CHIARA l’aiuto delle sue schiere celesti affinché tu sia salvaguardata dai minacciosi assalti del nemico e, libera da ogni avversità, possa permettere al tuo ANGELO CUSTODE - ora presente in Terra - di servirti in pace, grazie al Sangue preziosissimo di N.S. Gesù Cristo e l’intercessione dell’Immacolata Vergine Maria.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 06 November 2018
  • 14

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Andrea Brusa

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