COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 30/10/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - MILLE PERSONE INTORNO E IN TESTA HO SOLO TE, AMORE MIO!

PUBBLICATO IL 30/10/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - MILLE PERSONE INTORNO E IN TESTA HO SOLO TE, AMORE MIO!

PUBBLICATO OGGI 30/10/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Mille persone intorno e in testa ho solo te, amore mio!

“Amo la ruga che ti viene qui quando mi guardi come se fossi pazzo. Mi piace che dopo una giornata passata con te, sento ancora il tuo profumo sui miei golf, e sono felice che tu sia l’ultima persona con cui chiacchiero prima di addormentarmi la sera. E non è perché mi sento solo, e non è perché è la notte di capodanno. Sono venuto stasera perché quando ti accorgi che vuoi passare il resto della vita con qualcuno, vuoi che il resto della vita cominci il più presto possibile”
Dal film “Harry ti presento Sally” di Rob Reiner - 1989

Spalancai gli occhi di colpo, con i nervi tesi al limite, pronto a scattare come una molla compressa, più stanco di prima. Ero tutto sudato ed ansimavo in cerca d’aria, nelle orecchie ancora l’affanno, l’eco doloroso di quelle mie grida laceranti. Durante quel poco che ero riuscito a dormire avevo avuto una visione mostruosa che non riuscii a controllare; non poteva assolutamente essere reale. In quello stato fra il sonno e la veglia m’era parso di percepire una sensazione di malessere fisico che si manifestò agli occhi della mia mente nell’immagine onirica di me che precipitavo nel buio in un vortice da un’altezza chilometrica. Mi sembrava d’essere incatenato, senza possibilità alcuna di scappare; un fuoco indomabile e divoratore era proprio davanti a me e mi bruciava la pelle del viso e quella delle mani. Dopo pochi minuti il respiro andò a normalizzarsi ed io, scosso ed ancora terrorizzato, mi ridistesi cercando di dominare il battito furioso del mio cuore. Le lancette dell’orologio a muro, munito di pendolo semplice, segnavano mezzanotte e mezza. Un leggero chiarore dei lampioni del giardino dell’abbazia filtrava nella stanza attraverso un piccolo varco, dove il tessuto a fiori color pastello delle tende si scostava dalla parete. Tentai di comprendere il significato di quel sogno, così come le circostanze che l’avevano provocato, ma non venni a capo di nulla. Qualcuno girò poi la maniglia dall’esterno per aprire la porta della camera; un incedere di passi lento e cadenzato mi allontanò all’improvviso da quel brutto ricordo, e mi guardai attorno per vedere chi fosse. Intravidi un forte bagliore dalla fessura della chiave e dagli interstizi degli stipiti. Si era Lui! Ne ero sicuro! Avvolto in una nuvola di fumo e polvere, Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, se ne stava inerte con gli occhi pieni d’un azzurro straripante, carichi di dolore, in cerca di qualcosa da dire per giustificarsi. Le sue ali emisero una luce brillantissima ed intermittente a guisa di continuate scintille; sembrarono poi all’improvviso impazzire e presero ad impossessarsi dell’aria con una furia cieca. Le penne principali, impiantate nel margine della parte posteriore, formavano come un ventaglio inarcato ed erano screziate d’ambra e cannella, mentre la base nuda di quelle minori aveva delle strisce trasversali che spaziavano da un carico blu mare ad un giallo tirante al bruno. Le sue vesti, ampie, bianche ad argento ed oro, si fecero splendenti come la luce diventando più ricche che eleganti; le sue maniere erano nobili ed imponenti. “Sì, sono io, ed hai ragione ad avere paura, Alberto. Anch’io ho le mie paure, anch’io sono dannatamente vulnerabile, cosa credi” - diss’egli rivolgendosi a me. “Che vuoi dire? Quindi c’è effettivamente di che temere?” - gli domandai, incapace di sottrarmi al suo sguardo. Non ebbi risposta, neppure un cenno da quel viso che ora parve esser attraversato da un’ombra scura che interpretai d’angoscia. Compresi che forse - onde evitare di destare Lauren e le nostre bimbe - era meglio uscire sul prato fintanto che la luna, come un’antica moneta ormai logora, era ancora alta nel cielo. Una volta all’aperto, credetti di scorgere il luccichio dei suoi occhi: poi non vidi più nulla se non una massa scura ed informe emergere dal terreno; una creatura di un’agilità sorprendente, dai tratti duri, grifagni, da condottiero medioevale e con il corpo solido, temprato dal mal operare. Indossava indumenti di pelle conciata, brunita dai rigori del tempo, ed ampi calzoni imbottiti lunghi fino al ginocchio. Aveva la spada sguainata ed una torcia ben stretta nella mano opposta in pieno assetto di attacco. La sua espressione trasmetteva odio per Andrea, un odio che mi invase fino nelle ossa. Quell’essere infernale, dal ventre prominente, non ci pensò neanche un secondo. Ridendo, di un riso gutturale pieno di minaccia, fece partire una moltitudine di fiammate e scariche energetiche che piovvero addosso all’Angelo in pieno stomaco scaraventandolo lontano. Ferito e sfiancato stette immobile al suolo fintanto che un’altra figura, tutta bianca e lucente come seta, apparve di lì a qualche metro, attorniata da un alone di familiarità; venuta in suo aiuto, si rivelò essere NONNA BIANCA, la nonna di sua moglie, da me vista e filmata ultimamente, poco meno di due mesi fa. Si avvicinò e si prostrò dinanzi a Lui dicendo: “Ti avevo promesso che ti avrei aiutato, ricordi?” - diss’ella cercando di camuffare la commozione con una tenera carezza. Quel gesto gentile strinse il di Lui cuore, e rinfrancatosi quanto più poté si sollevò creando una sfera di cristallo contenente un’energia tanto potente da circondare Lui e tutti quanti noi, proteggendoci. Attendemmo così che il MALE desistesse dalla guerra mossa contro la sua sacra immagine e se ne andasse. E, quando questo fu, si abbracciarono forte per un lunghissimo istante, quasi a soffocarsi, piangendo come due vitelli. Poi con voce roca e strozzata dall’emozione disse - “Mi sto indebolendo e devo affrettarmi. È da Lei che traggo ogni forza. Se perderò le mie facoltà, come farò a combattere e a riavere indietro la mia famiglia? Per vivere ho bisogno dell’amore di tua nipote CHIARA. Non le ho mai fatto del male e mai la minaccia di una vendetta ha pesato su di me. Tu sai come sono andate le cose e sai che le Forze delle Tenebre mi portarono via da Lei poco prima che nascesse nostra figlia BIANCALAURA. Mi sento impotente, incapace di assolvere al mio compito. Mi sembra di brancolare nell’oscurità di una fitta nebbia in cerca di una via di fuga. Eppur l’amo più di quanto l’abbia mai amata”. Si arrestò, in un secondo tempo, davanti ad un cespuglio di rose rosse, ne raccolse una e cercò di sentirne il profumo stringendo il gambo fino a conficcarsi le spine nel palmo, e così gliela porse, mentre il sangue gocciolò macchiando l’erba a poca distanza dai suoi piedi. La NONNA gli baciò le nocche delle dita - quindi l’interno del polso - con le sue tristi labbra tremule, irrorate di lacrime e, mentre io osservavo le sue lesioni cicatrizzarsi, la di Lui pelle tornò ad assumere un colorito normale, e le tumefazioni andarono via via sparendo; compresi che il sangue in Lui non era necessariamente accompagnato dalla sofferenza. In ogni caso li vidi piangere a lungo e, per tentare di calmarsi un po’ decisero di fare una passeggiata insieme accarezzati dalla tiepida brezza che faceva frusciare le foglie e dai sussurri del vicino torrente che parlavano d’amore; una passeggiata che sembrò non aver termine. Andando a passo spedito presero quasi subito vantaggio su di me, quindi io li seguii alle loro spalle filmando la scena e qui mi accorsi che, tutto ad un tratto, una colonna di luce fulgida e vaporosa, come qualche volta si nota in alta montagna di primo mattino, si fece strada tra le punte degli alberi ed i comignoli del monastero facendo brillare il viso ed il corpo dell’Angelo Custode. Cercai di deglutire, ma avevo la bocca asciutta. Ero febbrilmente emozionato. Quella notte, Andrea rifulgeva di una luce particolarmente vivida. Ricordo che, rivolgendosi a me, mi suggerì di osservare i miei pensieri, le mie parole e le mie azioni e di avere un atteggiamento più positivo, ribadendo che così facendo, le mie azioni e i miei pensieri negativi, a lungo coltivati nel mio animo, non avrebbero più oscurato la mia vita o la vita dei miei familiari più stretti. E aveva perfettamente ragione! Compresi che quello era il suo modo per dirmi che tutto può esser grazia, se vissuto nell’amore e per amore di Dio: soffrire o gioire, vivere o morire, che importa. Tutto può servire per essere-di-più, per essere con Dio, per essere in Dio. Di lì a qualche secondo NONNA BIANCA si dissolse nell’aria e gradualmente l’Angelo si staccò da me alzandosi in volo con le ali che riflettevano la luce rosata della luna. Salendo sempre più in alto, egli volò lentamente verso la sommità del campanile fintanto che una forte scossa fece tremare il Cielo, e Lui scomparve come un fil di fumo trascinato dal vento. Io in realtà stavo ancora pensando a quello che avevo appena visto ed avvertii un dolore sì forte che non potei sopportare di stare semplicemente fermo e rimuginarci sopra per ritrovare un minimo di lucidità. Di certo non fu cosa facile, tant’è che lanciai un grido di sofferenza e mi lasciai cadere in terra, ma ovviamente nessuno mi vide. Per la prima volta nella mia vita provai invidia per Lui, non tanto per ciò che era - a cui mai avrei potuto aspirare - ma per l’intensità dei suoi sentimenti tali che non c’era notte invernale in grado di raffreddarne la fiamma, la fiamma inestinguibile del suo amore per la di Lui donna, nonché protetta. Ma cosa gli stavano facendo? Non capivo cosa potesse spingere il MALE ad eliminare un essere così meraviglioso; ovvero le ragioni le conoscevo, ma non riuscivo ancora ad accettarle. E continuai a disperarmi finché non ebbi l’impressione che le mie viscere si squarciassero ed avvertii un disagio profondo, un malessere localizzato in pieno petto che non saprei descrivere a parole. Era tutto più grande di me; una barchetta in balìa di onde oceaniche, così mi sentivo. Non sapevo che fare e non avevo idea di come sarebbe andata a finire. Neppure immaginavo per quanto tempo sarei riuscito a resistere in quella situazione tanto singolare, senza poter far nulla di concreto per aiutarlo, proprio Lui ch’era un Angelo Custode, un uomo di Dio e suo ambasciatore, la cui natura era molto diversa dall’umana, e superiore all’umana. Un Angelo Custode vero e proprio, tanto reale, quanto reale è l’esistenza e la viva forza di queste potenze; un Serafino di Ordine supremo, e di sommo intenso Amore e carità, pronto a tutto pur di salvar sua moglie CHIARA. In ogni caso la telecamera del mio cellulare aveva ripreso quelle scene incredibili; le inquadrature presenti in memoria duravano quasi tre ore e mezza; il video dell’incontro tra NONNA BIANCA ed Andrea era all’interno della SD card. Mi incamminai dunque verso casa senza mai voltarmi, ed arrivato in studio, insonnolito e con gli occhi che sembravano pieni di sabbia, andai a sedermi alla scrivania stabilendo, in primis, la connessione tra il telefono ed il computer. Digitai poi una serie di comandi e scaricai il file multimedia sull’Hard Disk, esaminando - un po’ stordito e ancora incredulo - le immagini girate, la cui riproduzione di tanto in tanto rallentavo per meglio valutarne la qualità. Poi ne salvai una copia su di una PEN DRIVE, ovvero un supporto di memorizzazione removibile con il minore ingombro e più veloce. Cercai il notes sul comodino, ma ero troppo stanco ed agitato per mettermi a scrivere; tanto era buio che i muri neanche si vedevano. Poi all’alba, quando il chiarore diventò sufficiente per mettermi al lavoro, lasciai perdere, e mi addormentai. Intorno alle 10,30 del mattino buttai giù, di getto, l’articolo che oggi vi presento, scrivendolo da cima a fondo senza quasi prender fiato e così lo inviai alla direzione editoriale del settimanale. In esso ho cercato di descrivere in maniera il più possibile oggettiva le fasi dell’accaduto, con puntigliosa sistematicità ed intransigenza, mirando ad una ricerca scrupolosa della verità, ottemperando ai miei doveri di professionista dell’informazione. E mentre pensai alla misera cerchia delle mie amicizie e alla mia vita interiore, decisi di prender la moto e correre verso il paese vicino, per allentare la tensione accumulata. Un’onda di pietà mi scaturì dal cuore e, afferrandomi la gola, mi indusse a ripetere impulsivamente - “Signore Gesù, ti offro tutto me stesso. Fai pure con me quello che vuoi. Sono nelle tue mani; non voglio giustizia, ma la misericordia, quella sì. Sono pronto a patire, desidero solo portare avanti questa inchiesta nel migliore dei modi. La Croce la sopporterò con remissività, ne sosterrò il peso perché è Croce tua, ed i tormenti sono i tuoi”. Tornai poi da Lauren, presso la comunità religiosa dove dimoravamo, e l’aiutai come ogni altro giorno con le nostre due figlie, attendendo che si facesse sera.

La funzione del cronista - da me svolta fin dai primissimi anni novanta - non ha mai goduto della reputazione che ha avuto ed ha il reporter nei paesi di lingua anglosassone. Come dice Gian Guido Vecchi in un editoriale dal titolo “Il ruolo dei mass media nella promozione della formazione integrale dell’uomo in vista dei compiti concreti, particolarmente nell’impegno politico” - “Bisogna lavorare duramente per offrire ai lettori un’informazione di qualità. Sentirsi completamente coinvolti da questo compito e insieme mantenere un certo distacco rispetto alla materia che si tratta. Fare informazione, insomma, e non il tifo. Questo presuppone una certa cultura ed umiltà. Umiltà socratica. O la famosa umiltà del cronista”. In Italia - cari miei lettori - vi posso assicurare che compiere il proprio dovere nel raccontare la verità - qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi - è diventato quasi inattuabile. Non è un caso se la mia è una categoria professionale che va rarefacendosi sempre più, nonostante l’entusiasmo delle nuove generazioni. Quando iniziai a fare il reporter, venni subito inviato nei diversi commissariati di polizia di zona ed in questura a raccogliere informazioni: mi sono occupato di cronaca nera e giudiziaria per non so quanto tempo, in particolar modo omicidi e fatti di sangue, conducendo inchieste - tra le tante - per i reati di corruzione e concussione, approfondendo le indagini nell’ambito mafia e appalti. Ho scritto centinaia di articoli per quotidiani e riviste nazionali, partecipando a diverse dirette televisive in programmi e trasmissioni imperniate prevalentemente su rubriche di servizio e temi di informazione giornalistica. Dissipare le mistificazioni, dire la verità, è uno degli scopi che ho rincorso più ostinatamente nell’arco della mia carriera e non solo, ed ho l’impressione che c’è qualcuno in giro che sta facendo di tutto perché questo non accada. Io però dirò sempre la verità - è una promessa - sia contro i miei figli, sia contro chi vi pare, magari anche contro di me. Ricerco la verità con onestà, sempre e comunque; convinto di ciò, in quest’articolo, come in quelli passati, non ho mai perseguito le ipotesi, e mi sono attenuto ai fatti emersi da esatte osservazioni, tra l’altro tutte documentate su tracce video già depositate dal notaio. Non sono uno scrittore e mi vedo ripetutamente costretto a porre questa premessa non per paura di essere ritenuto un mediocre narratore. Rifiuto in anticipo accuse di questo tipo solo perché non sono uno scrittore, e basta. Sarò pur anco un mediocre giornalista, ma comunque un giornalista, e per fortuna, la direzione editoriale ha accettato le mie condizioni di totale anonimato e l’uso di uno pseudonimo nato per soddisfare l’esigenza di una corretta prosecuzione delle indagini. Tacerò dunque il mio vero nome, che non è ALBERTO DE PRA, seppur così io mi firmi. Quanto alla storia che avete appena letto, quella di un Angelo Custode, venuto su questa Terra per assolvere a una straordinaria missione… ebbene, è basata su eventi reali ed accaduti in data 11 settembre 2018 tra le 00,30 e le 04,15 di mattina, nei pressi del luogo in cui vivo. E sottoscrivo appieno quanto afferma Gianni Lannes - noto giornalista e fotografo, quando dice - “Non sono un eroe e non temo la morte. (…). Ho paura, certo non sono un automa, ma solo dell’incomprensione umana in questo tempo del disamore. Scrivo per passione, per amore della verità (…). Appartengo a una specie in via di estinzione. In Italia non esistono più editori puri e non si investe realmente in questo tipo di attività, soprattutto per i conflitti di interesse dei padroni del vapore”.

E voglio che tu, CHIARA, sia più che certa che Andrea verrà da te ogni qualvolta tu lo inviterai. Verrà senza far rumore, in punta di piedi, non visto, ma con una forza ed un amore infinito, portando con sé i molti doni del suo spirito. Verrà con il desiderio di guarirti con un amore che va oltre la tua stessa comprensione. Un amore talmente grande come quello che Lui ricevette dal Padre suo il giorno che lo rese tuo Angelo Custode. Verrà per consolarti e darti la forza necessaria affinché tu ti possa rialzare e fasciare ogni tua ferita. Ti porterà la sua luce, là dove le strade risuoneranno di giochi inventati e di magici stupori infantili, e lo farà per dissipare le tenebre dell’errore e della menzogna, e rimettere nel loro primiero splendore la giustizia e la verità, cancellando in tal maniera ogni tuo dubbio nei suoi riguardi. Verrà da te per toccare il tuo cuore e dare un senso pieno alla tua vita. Verrà per placare le afflizioni della tua anima. È il tuo Angelo, dolcissima sua Compagna di Volo, un VERO Angelo in carne ed ossa, ed è qui in modo che tu possa ricordare sempre di essere la sua forza e la sua grandezza, così come Lui lo è per te. E ricorda che tutto ciò che l’Amore può far succedere dentro e attorno a te, non è solo l’Amore che piacevolmente ricevi, ma soprattutto l’Amore che sei in grado di donare. Solo l’Amore può tutto, anche l’impossibile. Amalo CHIARA, amalo ancora perché nulla è finito nel fondo del vostro cuore. Amalo ancora, come se fosse l’unico uomo su questa Terra.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 30 October 2018
  • 14

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Andrea Brusa

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