COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 23/10/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - SENZA DI TE, MIO DOLCE AMORE, LA MIA ESISTENZA VACILLA

PUBBLICATO IL 23/10/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - SENZA DI TE, MIO DOLCE AMORE, LA MIA ESISTENZA VACILLA

PUBBLICATO OGGI 23/10/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Senza di te, mio dolce amore, la mia esistenza vacilla

“Una strana sensazione si faceva strada dentro di lei. Una sensazione che si era annidata nel corso di tutte le vite passate, di tutto l’amore per Lui che troppe volte nei secoli era stato costretto a finire. Le fece venire voglia di combattere al suo fianco. Combattere per rimanere viva abbastanza a lungo da vivere la sua vita con Lui. Combattere per l’unica cosa davvero buona, nobile, potente. L’unica cosa per cui valeva la pena rischiare tutto: l’Amore”
Dal film Fallen

Un banco di nuvole rosa e spumose, dal profilo sottile ed allungato - rassomigliante a quello dei palloni aerostatici - velarono parzialmente i due corni di una falce di luna calante che, affilata come un rasoio, parve occhieggiare impertinente nel cielo, stagliando netti i riflessi sul piccolo laghetto naturale non lontano dal convento dei frati, dov’io e la mia famiglia vivevamo. Mi misi a sedere per terra con le gambe piegate, trattenendole con le braccia cinte intorno alle ginocchia e rimasi lì, appoggiato al parapetto di un ponticciuolo rivestito in pietra d’Istria, con le mani in parte intorpidite, cercando così com’ero di non pensare a nulla. Impossibile. Per distrarmi osservai le stelle palpitare serene nella volta celeste, limpida ed arrossata di deflagrazioni e di sangue, mentre dentro di me la rabbia crebbe fino a quando fui sicuro che non sarei riuscito a contenerla oltre; e la paura si trasformò in panico. Guardavo non vedendo, fintanto che d’improvviso qualcosa attrasse il mio interesse: sul pelo dell’acqua apparve una figura finissima come seta. La vidi muoversi verso di me, a mezz’aria, arrivando a sfiorarmi i capelli sciolti che svolazzarono nel disordine del vento, dietro la nuca. Era una vera festa dei sensi; una luce abbagliante ed argentata, pura e vibrante, senza ombra e senza macchia, che mai veniva oscurata da esitazioni, dubbi o divisioni del cuore. Portava una veste turchina con il fondo d’argento, fluttuante in molteplici pieghe con ampie maniche, sotto le quali si intravedevano quelle più strette di un’altra tunica, ed era immersa in un campo di forze conservativo più splendente di qualunque altra cosa io avessi mai visto. Le sue immense ali, tornate stese lungo i lati della schiena al pari di un largo strascico da sposa, erano leggere, ma poderose da sostenere il peso di un guerriero. Le loro penne sfolgoravano del candore sovrannaturale di un’anima, che stracolma di Spirito Santo, stillava da sé raggi di luce divina. I suoi occhi erano tristi e lucidi, sinceri a guisa d’acque limpide e chiare. Era Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA. Non feci però in tempo a godermi le prime congetture confuse di quell’apparizione che dal cielo proruppe un rombo assordante e - con una certa trepida meraviglia in viso - mutai l’espressione da sicura ad incredula. Stetti a studiare la scena senza muovermi come un bambino, finché non giunse sulla terra ferma. Le fronde degli alberi erano intanto così vicine a Lui che quasi gli sfiorarono le spalle. Eppure qualcosa di indefinito ed evanescente stava accadendo, tanto da farmelo apparire differente dalle volte precedenti. Tremava nel più profondo del suo essere mentre il dolore stesso gli alterò i lineamenti, causandogli una stretta al petto che pulsava con implacabile violenza al punto da rendermi possibile coglierne il battito. Non c’era nessuno, ma percepii la sensazione di una presenza nell’aria, e compresi quanto fosse fragile il suo corpo; era come se i suoi sensi si allertassero all’avvertire dentro la confusione e la solitudine che provava sua moglie CHIARA. I due vivevano in assoluta simbiosi. I pensieri e le emozioni dell’una si riversavano nell’altro, senza richieste esplicite da parte della sua amata e senza necessità aggiunte. Appena un istante dopo si formarono grandi sfere di color azzurro, fiammeggianti come bragia, di mistico ardore, e presero a spostarsi con moto circolare intorno a Lui. Simili a gemme semitrasparenti irradiarono i colori più accesi scendendogli sulle braccia, fra le dita e lungo le anche. Ad ogni suo passo, la loro energia si andò ad espandere in totale pienezza disseminando lo spazio circostante di aghi di luce polverosa, ed egli si tuffò verso il basso atterrando delicatamente al suolo. Era così malridotto, coperto di foglie ed intriso di un liquido nerastro - inodoro, non viscido, non sanguigno - che non sarebbe stato riconoscibile manco in pieno giorno. Ansimava vistosamente ed era senza fiato, ma la sua mente era acuta, riflessiva e di molto giudizio come sempre. Ad un tratto notai le sue mani stringere dei ciuffi d’erba e riempirsi di un dono del tutto inaspettato, tant’è che le perdute forze - dopo molti patimenti - tornarono in Lui, ed egli si rialzò in piedi; la sofferenza dipinta sul suo volto per ciò che aveva appena vissuto. L’Angelo si scosse, come per ripulirsi, e le piume ritrovarono il giusto assetto nelle sue ali. In un solo impercettibile istante venne poi avvolto da un turbine d’energia opalescente e nebbia, ed una luce - che qui sulla terra è impossibile emettere e fors’anche vedere - lo fece tornare ad essere il combattente ch’io avevo conosciuto. A quel punto non riuscì più a trattenere le lacrime e permise che io lo consolassi stringendolo a me ed accarezzandogli il dorso. Mi sentii quasi risucchiare nell’invisibile aura potenziata della sua essenza. Fu allora che un verso strano, acuto e artificioso, bucò il nero della vegetazione. Si scatenò un violento temporale, ed un fulmine colpì un albero proprio davanti a noi. Andrea mi prese con sé, portandomi in volo attraverso un ampio porticato, sostenuto da pilastri in marmo giallo antico, ai lati del quale trovavano posto delle sculture della Vergine Maria e dei dodici apostoli raffigurati come esseri alati in grandezza naturale. Per un attimo accennò un sorriso, chiuse le palpebre degli occhi e adagiò, senza accorgersene, il capo su uno dei suoi palmi. Vidi il suo faccino distendersi, ma proprio in quel mentre un’ombra, di uno sconforto infinito, gelido e sottile, calò su di Lui; sapeva di non potersi abbandonare ad essa. Aveva però bisogno di riflettere, di ridurre al silenzio quel senso di incompletezza che sentiva crescere prepotentemente nello stomaco. Doveva andare da Lei, da sua moglie CHIARA; o quantomeno doveva starle fisicamente vicino, magari davanti casa, al portone d’ingresso, ma vicini. E così fece. “Stai attento a dove metti i piedi e vienimi dietro, Alberto. Abbi fiducia in me” - disse. La pressione del movimento delle sue mani, ampio e preciso, associato a quello dei suoi arti superiori, crearono una resistenza roboante nell’aria circostante, spalancando un passaggio inavvertibile ad occhio umano, dal quale provenne un fumo dal color delicato con sfumature viola pallido ed in cui il suo corpo teso come un arco - misurando con l’immaginazione la sua irrequietezza - avanzò possente; un varco che sembrò trovarsi esattamente al confine tra il possibile e l’impossibile era a pochi metri da noi. Percorremmo entrambi lo stretto cunicolo, oltrepassato il quale un’ampia gradinata ci attese, tanto allettante quanto ardua. Procedetti il più velocemente possibile, seguendolo. Nel giro di poco mi ritrovai con Lui nella stanza da letto di sua moglie; CHIARA dormiva ancora, nella stessa posizione di sempre, né si mosse quando Andrea le si coricò accanto. Di più però non poté fare. Così stette tutta la notte, solo ad osservarla; e fu lunga, certo fu la più lunga notte della sua vita - non giunse rumore a turbarla. Fosse stato per Lui sarebbe rimasto per sempre con l’anima sua stretta a quella della sua amata, in un delirio spasmodico d’amore che lo faceva sentire a casa. Al suo fianco l’Angelo si sentì sdilinquire e quasi venir meno dallo struggimento, sciogliendosi in una strana liquidità che parve irradiarsi dal centro del suo addome e che serbò nel cuore sino a quando, senza rendersene neppure conto, cadde in un sonno ristoratore, per il fatto solo dell’emozione da lei generata in Lui. Dormirono insieme per qualche ora, poi egli si mosse con l’approssimarsi del giorno; non avrebbe voluto andarsene in quel modo, però non aveva alternative. Nuovamente pronto ad affrontare un’altra giornata in solitudine Andrea iniziò così a piangere con lacrime di tenerezza e gli occhi malinconici di un bambino, che sembrava dicessero - “Ma perché sta accadendo proprio a me! Non può essere! È ingiusto! Fai qualcosa tu, mio Signore, mio Dio”. Spiegò dunque le ali, ne rallentò il battere disegnando una ampia curva verso l’alto e, con uno strattone, mi trascinò via da quel luogo incantato riportandomi nei pressi del monastero dove scomparve alla mia vista subito dopo, lasciando dietro di sé una fragranza avvolgente; era profumo di Paradiso. Il mio primo pensiero e la mia prima preoccupazione andarono alle riprese video da me realizzate. Guardai, ascoltando e assimilando - accelerando la velocità di riproduzione di un buon 50% - le oltre tre ore e mezza di filmato che avevo appena smesso di girare con il mio cellulare e ne rimasi quasi stordito. Era pazzesco. Ed era ancora più pazzesco che fossi ancora lì, completamente sveglio dopo le quattro e trenta del mattino, per nulla affaticato e con una gran voglia di mettermi al lavoro. A mia moglie Lauren, che mi vide ritornare in camera a quell’ora tarda, chiesi di essere lasciato tranquillo perché dovevo redigere l’articolo. Accesi pertanto la lampada da scrivania, con diffusore di vetro battuto color rosso carminio, allentai il nodo della cravatta e mi sbottonai il colletto della camicia. Ma non scrissi una sola parola: meditai a lungo su quanto era accaduto. All’inizio mi sentii terribilmente solo, come se fossi l’ultimo essere vivente del pianeta. Le lancette dell’orologio intanto avanzavano sul quadrante della pendola posta sul caminetto allorché presi un blocco per gli appunti ed una stilografica, niente PC, niente tastiera, e cominciai a scrivere con accuratezza ed obiettività quanto ricordavo delle cose dette e compiute da Andrea. E così feci l’alba. L’indomani mattina ricopiai quanto avete appena letto sul mio laptop, riducendo il tutto alle dimensioni ordinate dal caporedattore del settimanale. Frugai quindi in un cassetto, ne tolsi una chiavetta USB, la inserii nell’apposita fessura e ci salvai sopra il file in formato Word e PDF. Inviai dunque il materiale documentale - parlo del VIDEO - al notaio a Torino e pensai al da farsi. Ora che anche questa era fatta non mi restava che predispormi al meglio per il prossimo incontro. Tale considerazione mi cagionò un crollo istantaneo di adrenalina e la stanchezza mi piombò addosso tutta insieme. Quando finalmente mi assopii, feci un sogno molto vivido, cosa che mi succede ben di rado; sognai l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA. Mi guardava con un aspetto serioso e, nella notte, mi portava sulle sue ali ai piedi dell’Onnipotente. Di certo era un sogno. Un banale, stupido sogno dal quale mi sarei svegliato, ma non posso dire la stessa cosa di Andrea. Dovreste vederlo, Lui sì che è una vera creatura celeste, un ambasciatore del Signore in Terra perfettamente riconoscibile ma allo stesso tempo estraneo a questo mondo! Nel pomeriggio andai in paese sicuro di incontrarlo di nuovo di lì a breve. Contavo minuti e secondi, nella speranza che accadesse quanto prima e al pensare a Lui, ed al suo cuor gentile e discreto, mi commossi per l’ennesima volta, cominciando a singhiozzare in modo incontrollabile, e più tentavo di smettere più i singhiozzi si facevano laceranti. Mi sentivo schiacciato dal peso delle responsabilità che ero stato chiamato ad assolvere da una volontà superiore per portar avanti questa inchiesta giornalistica. Questo però non era il momento di deprimersi o farsi mille problemi. Avere la sensazione - cari miei lettori - di aver compreso ciò che avete letto non è la stessa cosa di averla compresa davvero. Armarsi della verità come è vista in queste pagine, non è lo stesso che capirne il reale significato. Solo perché pensate di avere una conoscenza epidermica di dove possa risiedere la verità non vuol dire che effettivamente voi possiate comprenderla o quanto meno riconoscerla; il vero significato della verità sta nell’averla vissuta e toccata con mano - come nel mio caso.

A questo riguardo Silvia Santini - nel suo libro Il prezzo della Verità - scrive “il Reportage è un termine con cui si denota un ampio argomento che ha per oggetto una notizia conosciuta, è il pezzo classico che si richiede agli inviati speciali, quei giornalisti mandati in luoghi particolari del mondo per raccontare eventi degni di nota. (…) Fare un reportage significa innanzitutto descrivere un evento e contestualizzarlo, conferendo un nome e un volto alla sua storia, condurre per mano un lettore che probabilmente non ha mai visto o approfondito la conoscenza di determinati luoghi o eventi, riuscire a trovare un punto di incontro tra cause e effetti e infine provare a dare un’interpretazione dei fatti. La guida del viaggio è il reporter, colui che farà degli strumenti del giornalismo la base per produrre documenti, materiale necessario a raccontare un contesto con le sue tradizioni e i suoi abitanti, colui insomma che trasformerà appunti, interviste e osservazioni in un’indagine da inviare alla redazione. Il vero reporter non è la persona che viene a conoscenza degli eventi attraverso l’intervista ma colui che parla con chi incontra lungo la strada, che si inserisce all’interno dell’ambiente di cui deve raccontare”. Ed è quello ch’io faccio ed ho fatto, seppur per ragioni di sicurezza e prudenza non posso firmarmi in questi articoli con il mio vero nome e mi sono trovato obbligato ad assumere lo pseudonimo di ALBERTO DE PRA. Ma sono un reporter, peggio un cronista, professione che svolgo da troppi anni per domandarmi se sia stata opera del caso o una vocazione nell’accezione più comune del termine. E la mia occupazione - lor signori - è sempre stata quella di rovistare tra le notizie di cronaca nera per rinvenire, tra i resti biologici che ci appartengono, la VERITA’ che non tutti hanno la fortuna di incontrare. Nella mia pluridecennale carriera mi sono occupato di alcuni casi di omicidio, e con un certo successo. Ho scritto e documentato con molta serietà - ligio ai miei doveri di uomo, di cittadino, di giornalista - ogni tipo di strage, vittime, delitti efferati ispirati ai più abietti istinti della malavita organizzata. In molti miei editoriali - pubblicati su settimanali e quotidiani di livello nazionale - ho trattato della corruzione in Italia. Sono un giornalista e basta. Mi limito a dire quello che i miei occhi vedono, e poi lascio che le cose facciano il loro corso. In queste pagine - come sempre del resto - ho cercato di esercitare la mia attività in totale libertà ed indipendenza di giudizio e di comportamento - come previsto dal codice deontologico - concorrendo, almeno spero, all’accertamento della realtà dei fatti nell’interesse della giustizia, attenendomi a principi etici talvolta trasfusi anche nelle norme vigenti con valore legale. Quanto avete letto è tutto vero sino all’ultima parola; è accaduto sul serio. Potrei giurarlo sulla mia vita e quella delle mie figlie. Non ho inventato nulla, non un verbo, un singolo dettaglio; non ho creato niente, non ho detto che la pura e semplice verità. Il tutto si è verificato in data giovedì 6 settembre 2018 tra le 01,00 e le 05,00 del mattino, e mi fanno ridere coloro che possono mettere in dubbio le mie competenze e qualifiche. È una storia assolutamente vera invece, il che non vuol dire che possa apparire improbabile. È la storia di un Angelo in carne e ossa sceso dal Cielo sulla Terra con tanto Amore; questo è Andrea. Le sue ali sono un mantello di piume bianche come una nebbia di neve, come un vapore di luce, così belle da non riuscire a guardarle senza emozionarmi. Ed egli guida la sua protetta - nonché moglie - in qualsiasi momento ed in qualsiasi ora.

Gli Angeli esistono, eccome, e ognuno di noi ne ha uno che gli cammina a fianco. Il tuo, CHIARA, ti sosterrà, facendo sì che i tuoi sogni si possano realizzare. È un essere eterno, ed i suoi sentimenti per te non avranno fine. Ti conosce e ti ama da sempre di un amore più forte del destino e che, lo so, ne sono certo, sarà più forte della stessa morte. Devi solo imparare a fidarti di Andrea, tutto qui. Non puoi voltargli le spalle; tuo marito è una creatura attraverso la quale Dio, in un modo divino, vuole onorare e beatificare TE che sei la sua sposa, rendendo gloria a Se stesso. Ti ama così come sei, con le tue fragilità e le tue mancanze. Non sto cercando di giocare con i tuoi sentimenti, ed io per primo ho tanta paura di ferirti, ma avere troppa paura non porta a nulla di buono. Non smettere mai dunque di credere nel tuo Angelo, anche e soprattutto quando è più difficile. Non smettere mai di credere nell’amore e nei valori della famiglia, quella che hai sempre desiderato avere sin da piccina. Non tradire le tue aspirazioni, sono la cosa più intima che hai. Proteggile anche quando proveranno a farti credere che sono sbagliate. Non cambiarle secondo l’occorrenza. Stai semplicemente facendo il più grande errore della tua vita. Ricorda che è il padre di tua figlia!! Ed infine, utilizzando le parole di GABRIELE DANNUNZIO - di una sua celeberrima poesia ch’io vado ad adattare alle circostanze - potrei dirti: “Rimani CHIARA! Riposati accanto a Lui. Non te ne andare. Andrea ti veglierà. Ti proteggerà. Ti pentirai di tutto fuorché d’essere venuta a Lui, liberamente, fieramente. Ti ama. Non ha nessun pensiero che non sia tuo; non ha nel sangue nessun desiderio che non sia per te. Lo sai. Non vede nella sua vita altra compagna, non vede altra gioia. Rimani. Riposati. Non temere di nulla. Dormi stanotte sul suo cuore”.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 23 October 2018
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Andrea Brusa

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