COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 16/10/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - HO BISOGNO DI AVERTI AL MIO FIANCO. TI PREGO, SPOSAMI ANCORA

PUBBLICATO IL 16/10/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - HO BISOGNO DI AVERTI AL MIO FIANCO. TI PREGO, SPOSAMI ANCORA

PUBBLICATO OGGI 16/10/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Ho bisogno di averti al mio fianco. Ti prego, sposami ancora

“Tornerai sempre a casa per raccontarmi la tua giornata? Per dirmi di quello al lavoro che parla troppo? Di quando ti sei macchiata a pranzo? Di uno strano pensiero che avevi fatto al risveglio ma che poi hai dimenticato… Mi racconterai le follie della gente, e ci rideremo sopra? Anche se tornerai tardi e io starò già dormendo, sussurrami all’orecchio anche un solo tuo pensiero del giorno, perché adoro il modo in cui guardi il mondo. Sono così felice di starti accanto, di guardare il mondo attraverso i tuoi occhi”
Dal film Her, 2013

“Alberto, fai presto, vieni!” - bisbigliò mia moglie Lauren imperiosamente, posando le sue mani calde sulle mie spalle in un silenzio riverente, di quasi religiosa compostezza. Il cielo, trasparente come un cristallo, era solcato all’orizzonte da meravigliose pennellate purpuree e color indaco con qualche sfumatura d’arancione. L’aria dolce e calda mi sferzava il viso profumando appena di glicine quella distesa erbosa che si dipanava tra i boschi ed il paesaggio circostante. Ci trovavamo ad una ventina di chilometri dal monastero in cui eravamo ospiti da qualche mese, non certo per apprendere un sapere speculativo, bensì una capacità critica nella ricerca di verità che potessero annullare la materia ed elevare l’animo nostro ai limiti dell’amore. Arrivammo sulla sommità di un colle e quando il sentiero si affacciò regale, da una roccia incappucciata di bianco, lei si voltò come per attendermi ed il respiro le si fece concitato. Aveva lo sguardo di un rapace che intravede la sua preda tra l’erba folta. “Ma perché mai mi hai trascinato sin qui!” - le domandai. “Corri ti dico, sbrigati!!” - rispose di rimando. “Se mi hai fatto venire fino a qui per...” - la frase restò in sospeso e mia moglie indicò il buio fitto e qualcosa di luccicante prese a brillare intrappolato tra le sue piccole dita. Il mio cuore aumentò gradualmente i battiti. Pur essendo ancora nell’oscurità più assoluta, riuscivo a percepire un profumo balsamico che impregnava l’aria lì intorno. Fu allora che un raggio di luce ci investì entrambi in un concentrato di devastante potenza, impedendoci di vedere cosa stesse accadendo. Tentai di tenere ben aperti gli occhi, ma le palpebre si richiusero, grevi e rigonfie quanto il mio cuore. Quando le riaprii, vidi una creatura al mio fianco che mi guardava dall’alto. La vidi distintamente, la riconobbi e, per la prima volta, avvertii molta soggezione nei suoi confronti. Pieno di timore caddi con le ginocchia per terra, perché compresi che quello che mi stava davanti non era un uomo, ma un Angelo Custode del Cielo, dall’aspetto di folgore e dalle vestimenta di neve: era Andrea. “Non volerai via subito” - domandò preoccupata mia moglie. “No, stai tranquilla” - rispose. Intanto io gli toccai le ali diafane e mi sentii invadere da una strana tristezza. Aveva gli occhi malinconici ed i folti capelli gli ricadevano sulle spalle in due pesanti ciocche. Se ne stava a capo chino, come se si preparasse ad affrontare la tempesta incombente. Mia moglie Lauren si gettò istintivamente fra le sue braccia, il seno premuto contro il petto dell’Angelo ed il capo nascosto nella curva del suo collo. Stringerlo non fermò però le sue lacrime che continuarono a scendergli attraverso le palpebre. Poi calmandosi d’improvviso il suo volto si rilassò ed il respiro si fece più regolare. “L’amore” - disse l’Angelo - “è tale che quando si ama una persona, quella persona è nel nostro cuore e nella nostra mente, e diventa norma della nostra vita. L’amore è una comunione nell’essere più profondo, è unione di intelligenza, di volontà e d’azione che ci rende come Cristo, Figlio di Dio, con la stessa intelligenza, con la stessa volontà, con la stessa azione. Costruire un rapporto è come costruire una casa, sulla roccia o sulla sabbia. Non dimenticatevelo mai. Seguitemi ora!”. E intanto agitò le ali di lunghe penne, leggermente bianche alla base dal lato interno, e con stelo sottile, cilindrico, biarticolato, pendenti sul suo dorso; erano tese e spingevano vigorosamente l’aria, rilucendo d’argento come pietre preziose sparse su un drappo di velluto nero. La celestiale bellezza del suo sguardo ne rispecchiava la santità dell’anima. D’un tratto, tutto intorno a noi si fece buio pesto. Non si intravedeva una sola luce, e in quella immensa oscurità lo spettacolo del firmamento ebbe inizio. In un istante ci ritrovammo in una grande piazza con due obelischi nel mezzo e di fronte ad un edificio abbandonato. L’Angelo, che aveva cessato di piangere, ogni poco aveva un sussulto che lo scuoteva tutto, facendolo singhiozzare a più riprese. Quando entrammo in quella casa, avemmo l’impressione di varcare la soglia del passato e di far un salto nel tempo di centinaia d’anni. Al suo interno si conservavano diverse statue in legno policromo del XVII secolo, dedicate rispettivamente agli Angeli Custodi. C’era un silenzio tombale, di chiesa, quasi mistico. Andrea ci prese per mano. Il buio divenne totale, svoltammo in un angusto corridoio, con una pendenza verso il basso. Le torce alle pareti proiettavano ombre su ombre; era un fuoco strano. La stanza s’illumino fievolmente. All’estremità del corridoio, un grifone alato che sorreggeva un’uccelliera dove prigioniero v’era un uomo. Al suo fianco un divano a tre posti. Un po’ impauriti ci sedemmo insieme. L’Angelo Custode raccolse da terra una Bibbia e me la porse dicendo “Prendila, nel caso che… chissà che non capiti su di un brano che ti potrà esser d’aiuto… ma ricorda: aprire la Bibbia non significa leggerla, significa riflettere”. Era evidente che stava vivendo un dramma interiore. La luce delle torce e delle candele batteva sulle sue ali ed i suoi capelli, creando qua e là macchie d’inteso riverbero sfolgorante d’energia e di colori. Era uno spettacolo da togliere il fiato. La sua vita da Angelo era un libro aperto per noi. Ad un tratto il suo corpo reagì muovendosi leggermente. Egli si scostò quanto più possibile, facendo del suo meglio per apparire normale, per quanto le sue ali glielo permettessero, ed in men che non si dica franò a terra, onde per la percossa fece gran rumore. Aveva ancora quel respiro affannato. Il suo carico di sofferenza era inimmaginabile, ma non ne faceva lamento. Inghiottì amaro e, cercando di farsi coraggio, abbozzò un sorriso esangue. Quando fu ad un passo da me sentii quella voce che - per quanto mai potrei dimenticare - si fece più calda e limpida, sconfinando spesso nel tono di invocazione. Così disse parlando tra sé e sé - “Vorrei solo raggiungerti moglie mia, CHIARA, ovunque tu sia! Perché questa sofferenza mi sta logorando e non trovo pace nelle mie notti insonni. Questa terra parla di te ed io parlo con te, sento il tuo odore e la tua presenza ovunque, mi siedo su di una panchina ed ogni volta il cuore si ferma. Adesso vorrei solo che arrivassi e mi riportassi alla vita. Vorrei solo stringerti a me pensando che si è trattato di un errore o di un brutto sogno. Svegliami da quest’incubo e abbracciami. Ora, in questo preciso istante ti sto baciando. Dimmi che riesci a sentire il sapore delle mie labbra! Promettimi che mi sposerai ed io rinascerò”. Intanto che parlava avvertì gli occhi bruciare sempre più, a ogni battito di ciglia, ed il suo corpo scivolò in una stanchezza devastante. Ebbe quindi un singulto e le piume delle sue ali si tinsero di diverse mescolanze di rosso, di aranciato, di giallo prendendo colorazioni indescrivibili. Ci misi qualche secondo per metabolizzare il tutto ed infine compresi che quell’esperienza, se protratta ulteriormente, avrebbe significato la morte dell’Angelo; si stava indebolendo all’inverosimile. In quel mentre egli avvertì scorrere dentro di sé un fiume di sensazioni diverse e contrastanti, eppure tutte ugualmente intense; la sua amata era in pericolo. Un pericolo serio, reale. Doveva andare da Lei, ma prima era opportuno quietarsi. Non si rese conto tuttavia del trascorrere del tempo; viveva la di Lei presenza nella sua carne ancor prima di vederla. La luce della luna penetrò allora dalla finestra della stanza creando delle pozze argentee ed egli si alzo; spiegò le ali come se dovesse attaccare o difendersi e si sollevò dal suolo con una grazia veramente, e propriamente sufficiente, compita ed espedita, per bene operare. La sua voce, prima dolce, si fece subito allarmata e, rivolgendosi a me disse che qualcosa ci stava osservando, una creatura malvagia che non avremmo potuto affrontare né sconfiggere “a meno che…”, ma subito si interruppe. Mi chiesi cosa intendesse con quel commento dal sapore enigmatico. Prima che potessi ricevere da Lui spiegazione, un essere delle Tenebre emerse come da una voragine oscura avvolta dalla nebbia, gli si scagliò addosso, lo afferrò, lo bloccò contro un tramezzo di mattoni lì vicino e lo lasciò cadere, il viso ad un soffio dal suo. Tuttavia il demone sembrò inchiodato dalla forza dello sguardo dell’Angelo Custode che urlando si divincolò dalla presa dello stesso per sentire la terra sotto i suoi piedi che, nudi, sprofondarono per diversi centimetri in un fango insidioso come sabbie mobili, e si aggrappò a lui, mentre diede uno sguardo al cielo. Ma poi successe qualcosa, non so bene cosa; quello che potei però vedere fu Andrea raccogliersi in se stesso, radunando tutta la sua concentrazione e le sue facoltà: sentii il potere risorgere in Lui e crescere sempre più tra le sue mani; fiammelle che sprizzavano scintille azzurro-dorate si sprigionarono improvvisamente dai suoi palmi invadendo completamente l’area, rendendola una sorta di testimone residuo di quel paesaggio antico di cui, si può dire, restava ormai solo più il profilo. E l’Angelo disse - “Guidami, oh Signore, nella battaglia, libera la forza dell’Angelo e conducimi alla vittoria. Aiutami Padre mio, salvami, in nome dell’AMORE, ed io ti porterò con me”. Un boato sovrastò le sue parole e quella maligna creatura demoniaca si ritrovò, ancor prima di aver respirato, atterrata e schiacciata sotto il peso di tanta gloria di cui ha dovuto Iddio circondare il suo Santo. Ancora una volta il MALE era stato sconfitto, tuttavia nessuno di noi sapeva dove fosse realmente andato. L’Angelo Custode dal canto suo era sfinito e, a malapena, con l’ultimo residuo di energia, riuscì a guadagnare la stazione eretta scoppiando a piangere di un pianto frenetico, ininterrotto, un pianto profondo, sommesso, come la reminiscenza di un’umanità annebbiata, un pianto le cui lacrime piangevano tutti i mali di questa nostra Madre Terra, soffocato da un immenso dolore per un legame d’amore forgiatosi nei secoli e caratterizzato da un rispetto reciproco: quello tra Lui e la sua dolce compagna di vita CHIARA. Ancora oggi, quel pianto continua a risuonare nelle mie orecchie alla stregua di una sirena prima di un bombardamento. Ci guardò così per un’ultima volta, con un lampo di speranza negli occhi, contro ogni logica, e spiegò le ali; due ali davvero enormi… ed io rimasi immerso nell’ombra che proiettavano. Erano ali piene di un tenero tepore. E notai che quel groviglio di piume e di sangue nascosto rabbrividiva, più che per la stanchezza, di passione e di pietà. Spiccò dunque un folle volo verso l’alto, sino a toccare il cielo che lo inghiottì in pochi istanti. Era il 4 settembre 2018 tra le 01,15 e le 3,30 del mattino quando accadde ciò ch’io vi ho appena descritto e che voi state leggendo: un’esperienza la mia ormai giunta all’epilogo, l’ultima fase di una grande battaglia a dir poco straordinaria - se non unica - che mi vede protagonista assoluto in prima persona di un qualcosa che va al di là di un sincero e profondo rapporto d’amicizia con un essere venuto appositamente dal Cielo in Terra per additarci la via dalla Terra al Cielo. Ero talmente su di giri che non vedevo l’ora di correre in camera e mettermi al lavoro. Entrai così in studio senza guardare in faccia nessuno. Mi diressi alla scrivania, accesi il laptop ed iniziai a picchiettare a ritmo cadente sulla tastiera. Sapevo esattamente che cosa dovevo dire e non ebbi un attimo di esitazione. La fotocamera del mio cellulare ancora una volta aveva registrato tutto senza intoppi. Scelsi con cura le foto che avrebbero accompagnato l’articolo, ed ogni volta che osservavo l’immagini video dell’Angelo Custode - da me girate quella sera - scariche d’adrenalina a fiumi mi inondavano il cervello, un fremito mi scuoteva, lo stomaco sembrava preso da un intorpidimento. Lavorai ininterrottamente fino a quasi l’alba allorché spensi il PC ed andai a dormire. Mentre scrivevo queste pagine, mi sono chiesto se mi rendessi conto di quello che stavo facendo; ma ogni qual volta mi scoraggiavo, intuivo nuovi stimoli per andare avanti. Come dire: “Il cielo è con te! Puoi sempre volare in alto. Mi hai sempre vicino, non ti arrendere. Dio non ti abbandona”.

Sotto il mio pseudonimo di ALBERTO DE PRA si nasconde un serio professionista dell’informazione a mezzo stampa, non uno scrittore come qualche malalingua può aver incautamente insinuato. La scelta è stata dettata da motivi di sicurezza personale che non mi consentono di apparire con il mio vero nome. Sono stato e sono tuttavia un reporter da vent’anni o poco più. Ho scritto per quasi tutti i quotidiani italiani riempendo pagine e pagine con le notizie di cronaca nera, avvezzo com’ero a dover compiere indagini giornalistiche in merito a furti, rapine, omicidi. Ho collaborato con molte radio e TV. Mi sono occupato di azioni relative a fenomeni di terrorismo e altre torbide vicende di mafia e criminalità organizzata; un uomo assassinato per la strada non mi impressionava eccessivamente ai tempi, fintanto che dev’essersi mosso qualcosa in me. Venire in contatto con Andrea - un vero ANGELO CUSTODE - mi ha cambiato, sono diventato qualcuno che stento a riconoscere, una persona migliore che ora avverte l’esigenza di dirvi la verità, qualunque possano essere le conseguenze. Nessun dubbio sulla mia correttezza: le video e audio registrazioni da me realizzate - migliaia di ore di filmati in presa diretta - sono prove documentali depositate presso uno studio notarile a Torino e vengono inviate su di una chiavetta USB settimanalmente a mezzo corriere. In merito all’informazione giornalistica, Saverio Vertone, in una recensione del libro di Rodolfo Brancoli (Corriere delle Sera, 5 ottobre 1994) scrive: “Da sole le regole non bastano. Nessuna regola produrrà mai la cultura necessaria per raggiungere il grado di obiettività che può far funzionare l’informazione e quindi il Paese. Infatti non sono le norme che fanno i valori, ma i valori che fanno le norme; le quali poi fissano la cultura collettiva e blindano i comportamenti individuali (…). Da noi manca l’orizzonte dello Stato, il senso civile del destino comune, l’attaccamento al Paese che è il fondamento emotivo della democrazia ed è in fondo ciò che in America forma l’involucro protettivo dei cosiddetti valori condivisi”. Ed ancora Wolfgang M. Achtner in “Democrazia e telegiornali: il giornalismo come servizio pubblico” dice: “Proprio perché in Italia sono mancati questi valori è necessario che chi voglia fare il giornalista faccia propri questi fondamenti etici. Anche perché il principio della responsabilità individuale è uno dei principi fondamentali che assicurano il buon funzionamento di una democrazia. (…) Su questo punto bisogna esser chiari ed intransigenti e non si devono più accettare scuse o giustificazioni”. Ebbene, l’inchiesta giornalistica ch’io seguo in questi articoli - e di cui voi avete appena letto un recente accaduto - mira ad informare su qualcosa che è invisibile, per volontà di un soggetto o di un potere specifico o semplicemente perché il cittadino non ne è a conoscenza; scaturisce dalla necessità mia di fare chiarezza su un aspetto della realtà che non si comprende e che io per primo voglio capire. Presupposti cardine di chi si occupa di giornalismo di inchiesta sono quindi la curiosità intellettuale, un bagaglio culturale per poter interpretare gli avvenimenti e la vigilanza su quanto si verifica. La verità deve essere SEMPRE detta - non dimenticatevelo mai - perché solo in questo modo si dà valore alla PROPRIA PAROLA. Credo nel valore indispensabile della commozione. Non temo di piangere con coloro di cui devo raccontare la vita, come nel caso specifico. Del resto, nessuno mi dà il diritto di parlare del dolore di una persona se non lo condivido in primis su me stesso. E l’onestà nei confronti di voi lettori c’è solo se, chi come me scrive su di un giornale come questo, ha condiviso quello che sta vivendo l’altro. Se ho vissuto anche per un breve lasso di tempo quella stessa sofferenza allora sì che ho il diritto di far rivivere quanto ho visto attraverso le mie parole. Un mio collega giornalista scrisse: “Le cose esistono in quanto noi le definiamo, cioè le trasformiamo in parole. La sofferenza è sempre silenzio: il giornalismo… il mio giornalismo è il resoconto di quel silenzio”.

Vedere con i propri occhi, verificare personalmente, sono esercizi fondamentali nella mia professione. Per questo posso dirvi che i nostri Angeli Custodi non sono delle mere fantasie. Tutt’altro!! E chi pensa sia tutto uno scherzo si sbaglia di grosso. Gli Angeli sono REALI e sono con noi costantemente, anche nei momenti più bui del nostro vivere quotidiano. Lo sono in questo momento, lo sono stati fin dalle nostre origini e sempre lo saranno, abbiatene la più viva certezza! Andrea è uno di questi. CHIARA, il tuo Angelo Custode è sempre accanto a te e, seppure a tua insaputa, ti guida, ti illumina e - attraverso i tuoi stessi pensieri e i sentimenti che tu stai provando - ti indirizza al meglio. La sua volontà ti raggiunge attraverso le parole che a volte nascono così spontanee e le immagini che ti scorrono davanti agli occhi. Apri a lui le porte del tuo cuore, affinché egli vi possa entrare. Riconosci il tuo affetto, adora il tuo Angelo, ed offrigli il tuo intelletto, la tua volontà, e tutti i tuoi affetti. Lui ti ama da morire! Sconfiggi quell’orgoglio che ti impedisce, dolcissima fanciulla, di abbandonarti a Lui. Fallo prima che sia troppo tardi. Non aver paura della VERITA!! Nessuno ti amerà mai come Andrea.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 16 October 2018
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Andrea Brusa

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