COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 02/10/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - TU SEI IN OGNI MIO RESPIRO

PUBBLICATO IL 02/10/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - TU SEI IN OGNI MIO RESPIRO

PUBBLICATO OGGI 02/10/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Tu sei in ogni mio respiro

“I tuoi occhi sono fonti, nelle cui silenziose acque serene si specchia il cielo. L’amore si è abbattuto sulla mia anima, come i raggi del sole fanno aprire i petali dei fiori. La ricchezza del mio cuore è infinita come il mare, così profondo il mio amore; più te ne do, più ne ho, perché entrambi sono infiniti”
William Shakespeare

Era tarda notte, molto tardi ed io continuavo a vagare come un’anima in pena ricercando ancora la forza di piangere e pormi domande. A sinistra del Santuario, nell’entrare in Chiesa - a poco meno di una ventina di metri dalle nostre camere da letto - vi era la sacrestia ed un grande crocifisso ligneo del XII secolo proprio sull’altare, davanti al quale, senza rendermene conto, mi ritrovai genuflesso a fronte china. Sentii dilatarsi lo spazio intorno a me in altezza come in larghezza per raggiungere proporzioni gigantesche, tanto che faticai a capire dove fossero il soffitto e le pareti; un’atmosfera di magica religiosità mi trasportò oltre il confine fino ad allora marcato quale limite invalicabile delle possibilità di esplorazione e scoperta umana e, almeno per un attimo, avrei voluto sprofondare nell’annichilimento più totale del mio essere. Poi all’improvviso notai delle lacrime di sangue fuoriuscire per conto loro dagli occhi di una statua della Madonna lì a fianco ed un’enorme presenza brillante e radiante, le cui vesti di seta erano tessute di luce angelica, attraversò il debole chiarore della luna piena alterandone i contorni argentei che filtravano dagli antichi vetri a cattedrale delle finestre a bifora che fiancheggiavano il rosone centrale della navata. Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, dai morbidi capelli color dell’oro e dal viso di latte e rosa, batté per istinto naturale le sue ali; un vento misterioso - che non compresi da dove potesse provenire - mormorò tra le sue piume trasportandolo verso l’alto. Ma mi parve che avesse un’espressione di smarrimento e di paura. Anzi, aveva tutta l’aria di essersi appena sentito poco bene. Era stanco di combattere e di uscirne sempre sconfitto, stufo di ribellarsi contro gli esecutori degli ordini del Male soffrendone le iniquità, esausto del doversi muovere su di un terreno non suo che regolarmente provava ad attirarlo verso il basso; ma nonostante questo, non era il dolore fisico, emotivo e spirituale che l’opprimeva, non erano le ossa spesso a pezzi, ma era la consapevolezza di essersi lasciato ingannare dal suo rivale che feriva la sua anima. Non si dava pace per non poter salvare sua moglie e sua figlia. Sapeva di dover agire immediatamente… sì, ma in che modo? La risposta non tardò ad arrivare insieme ad una sensazione di meraviglia e tranquillità che non mi sarei mai aspettato di provare. Fu allora che un turbine di tenerezza, ora rapido ed ora di una calma solenne, in un istante ci avvolse trascinandoci con sé. Dopo qualche istante una porta si aprì come per miracolo e fummo alla presenza di sua figlia BIANCALAURA. La bambina dormiva ancora beata, girata su di un fianco, una mano sul volto. “E adesso che intenzioni hai?” - gli chiesi. “Satana non vuole che Lei scopra la sua vera natura ed è molto probabile che stia cercando di ostacolarmi. Questa volta però non ci riuscirà. Stai a vedere” - diss’egli. Procedette nel silenzio più assoluto verso il letto, sollevò la bimba e cogliendola di sorpresa, l’abbracciò con calore come se non volesse più lasciarla andare. Lei si svegliò di soprassalto, con il batticuore, e fu naturalmente ben lungi dal comprendere ciò che stava accadendo. L’Angelo suo padre disse allora - “Povera bimba mia, non aver paura, troverò una soluzione, ce la faremo!” Una breve pausa e sua figlia balbettò d’impeto, asciugandosi gli occhi inumiditi dalla commozione - “Papà sei tu? Ti vedo. Che bello, sei qui, ti vedo bene. Mi sei mancato”. Ed Andrea rispose - Anche tu” - poi proseguì schiarendosi la voce - “Anche tu mi sei mancata, non immagini quanto. Ma non fare rumore adesso, parla piano, non devono sentirci; andiamo su, devo raccontarti una cosa. “Ma aspetta un secondo… tu… tu puoi volare?!” - sussurrò la bambina stupita. “Sì, ed anche tu ne sei capace, solo che ancora non lo sai” - ribatté Lui con un tono suadente. Parlarono a lungo, ricordando i bei momenti vissuti insieme e facendo entrambi del proprio meglio per riconquistare la serenità perduta di un tempo. A questo punto la finestra si spalancò facendo entrare una corrente d’aria fresca. L’Angelo non emise alcun suono, ma il velo che lo copriva parzialmente si mosse al ritmo del suo respiro, le mani serrate e bianche afferrarono la piccolina, ed i due volarono al di fuori come rondini, felici di esser liberi. Li seguii con lo sguardo fin dove fu possibile vedendoli disegnare degli ampi cerchi tra le nuvole. Dovevano dirsi così tante cose, avrebbero desiderato ridere e piangere nello stesso momento; urlare al mondo intero la loro immensa contentezza e danzare felici nel cielo per tutta la notte, ma avevano il terrore che si sarebbero divisi una volta ancora. Andrea doveva parlarle di quanto sentisse l’assenza sua e di CHIARA, dal momento in cui li separarono. Ciò che li faceva sentire vivi - facendoli mostrare l’innata forza che celavano dentro, e che a malapena erano riusciti a sfruttare a loro vantaggio - era qualcosa che però, lentamente, era destinato a far soffrir loro i più atroci tormenti; si erano appena rivisti e l’idea di dividersi nuovamente faceva loro male. Tornati nella stanza, Andrea sollevò dunque BIANCALAURA e la posò sulle lenzuola del letto, ma il senso di colpa era un’ombra visibile sul di Lui viso. «Ora tornerai alla tua vita e non ricorderai più nulla, bambina mia. Perdonami ma sono costretto a farlo ancora, così come già feci il giorno del tuo compleanno. Non ti ricorderai di me, dove sei stata tenuta, per quanto tempo sei stata via. Non rammenterai cosa hai visto né come sei riuscita a tornare. Mi hai capito? Ascolta, io so che ti succede, come sono le tue giornate, che fai a scuola, e ti posso dire che non puoi farcela da sola. Ma non ti preoccupare, ti sono vicino io. Ed ora non ci pensare, torna a dormire prima di svegliare tutti… voglio però che tu sappia una cosa: amo la tua mamma perché quando si tratta di Lei tutto quanto svanisce e scoppia come una bolla di sapone. Lei mi ha dato la possibilità di iniziare a vivere sul serio. È l’amore che nutro per Lei a dar senso alla mia vita, senza la mamma e te, amore mio, nulla ha un senso. Sai, Lei ha saputo tirar fuori la parte più bella e nascosta di me. Vorrei che sapesse che avverto tuttora le sue mani fra i miei capelli, le sue braccia intorno ai miei fianchi e le sue labbra sulle mie mentre sorrideva. La sogno di continuo, ogni suo sorriso vive dentro me, è sempre nel mio cuore, e mi dispiace per tutti i miei silenzi. Non me ne volere figlia mia”. “Dai papà, non fare così che fai piangere anche me. Voglio venire con te!” - implorò la bimba tra le lacrime. Lui, accennando un sorriso gli pose una mano sul capo col suo gesto paterno, e la fece precipitare in un sonno profondo. Un lampo fortissimo mi fece sobbalzare, ed un bagliore accecante illuminò la stanza buia scoprendo ogni minimo dettaglio. Tutto a un tratto non vidi più nulla, perché non ero più lì. Al ritornò della luce sentii un gran botto. Era stato un rumore tremendo, come se ci fosse stato un terremoto; non vidi più il cielo, avevo un gran mal di testa, e mi guardai intorno, non sapendo dove fossi capitato. Udii poi il portone sul retro chiudersi e intesi d’essere tornato nel mio elemento naturale; ero a casa, al monastero. Tuttavia, l’avventura non era terminata. Ed ecco infatti che una fitta al petto lo trafisse come un colpo di lancia; cadde a terra gridando disperatamente, stravolto nel viso e in preda ad un’angoscia che gli torse il cuore e gli cambiò la voce, graffiata via a forza da una bocca estremamente secca. Biascicò tra i denti un’orazione punteggiata di singhiozzi e di sorde percosse rivolta a sua moglie CHIARA - “Amore mio, io non ho niente di meglio da donarti che me, tutto quello che ho prendilo, non ho ricchezze o manieri, neppur sono un Principe, ma fai una magia e con un solo balzo permettimi di entrare dentro di te. Allieta i miei occhi, tu che sei il mio amore grande fammi sentir importante, tu che detieni la mia vita tra le mani, tu che hai un cuore forte ed una mente grande”. Per le sofferenze provate anche quella sera l’Angelo incominciò a espettorare sangue, quello stesso che ora gli ricadeva dagli angoli della bocca, inzaccherandogli il volto. In quel mentre distinsi quelle appendici all’interno del suo corpo, quelle insaziabili e fameliche ali fremere come non mai. Fu allora che compresi i suoi limiti, ma anche i sacrifici che aveva fatto per la di Lui compagna. Per un breve istante, sì… furono una cosa sola, una persona sola, Lui e la sua sposa Chiara, e in quel frangente pensava all’amore. Lui, l’Angelo Custode, era la metà del corpo di Lei; essi erano in un vortice di colori e di forme, lanciati nell’eternità, per questo, la scena mi apparve tanto strana, ma soltanto per un momento. Quando finì tutto, inevitabilmente, erano di nuovo separati, Lui e Lei. Pensai di non poter sostenere anche questa rivelazione, del resto chi avrebbe potuto farcela? Chi avrebbe potuto reggere anche quella tremenda verità? Inganno, frustrazione, collera, imbecillità. Come avevo fatto a non rendermene conto prima? Era tutto lì, innanzi ai miei occhi, da sempre. Invece no, non avevo saputo vedere, non ero stato in grado di intendere e leggere tutti i segnali che avevo tralasciato in quei mesi. Le loro anime erano e sono legate per l’eternità fra loro, le une alle altre, e quello che avvertiva l’una lo avvertiva anche l’altra… convivono nei loro rispettivi corpi fisici, che è come se fosse la loro dimora comune. Lui viveva sul suo corpo i dolori della sua amata. Solo Lei, CHIARA, sembrava non accorgersene per nulla. Ne fui così scioccato da restare ammutolito... ora tutto mi era chiaro: le mie domande avevano avuto risposte e tutti i miei interrogativi si erano dissolti come nebbia al vento. Ripresomi dallo stupore lo vidi volgersi di botto verso di me e numerosissimi petali di rosa presero a volteggiare attorno a Lui. Egli elevò al cielo lo sguardo ed aprì le dita della sua mano ad accoglierne uno, che il vento facea oscillare con moto dolcissimo assecondandone la vibrazione dell’aria, ed il petalo divenne tra le sue palme piuma lucente, incandescente come fuoco: si liberò dalla sua stretta e ascese rapidissima sulla mia testa, poi l’Angelo sparì come una bianca ombra d’oro in un fulgore di luce che passa lungo un’illuminata parete. Fu un gesto così inaspettato il suo, così intimo, che non potei trattenere le lacrime, le prime che versavo dal nostro ultimo incontro. Era necessario tuttavia che mantenessi la calma e, soprattutto, dovevo esser professionale per poter scrivere l’articolo per questo settimanale ed era opportuno ch’io ne possedessi gli strumenti per farlo al meglio. Passai a tal scopo delle ore a visionare le riprese video effettuate quella sera; era uno dei compiti che avevo accettato di svolgere per Lui. Scrissi, completamente assorto nelle innumerevoli cose che avevo da raccontare e che mi ero appuntato mentalmente, attenendomi fin dall’inizio ai fatti, tutto quanto nel dovuto ordine, con verità assoluta ed isterica, non con poetica amplificazione degli eventi. Sfinito dal troppo fare, mi dimenticai così di dormire e, appena ultimato l’articolo che state leggendo, decisi di andar fuori a prendere una boccata d’aria fresca. Rimisi a posto l’ultima pila di fogli e documenti - molti dei quali sarebbero stati inviati con le registrazioni a Torino da un notaio come prove oggettive di quanto accaduto e da me resocontato - ed uscii in giardino dove mi sedetti su di una panchina. Lì presi sonno, e mi ritrovai al destarmi come un uomo reduce da un lungo viaggio terminato in un naufragio.

Il mio lavoro di giornalista - e sottolineo giornalista e non scrittore mercenario - per me è la vita vera degli altri, in questo caso di Andrea; affidatami con le confidenze, consegnatami con fiducia, donatami con le emozioni più profonde e raccontata, ma soprattutto vissuta in primissima persona. Tutto questo non può diventare la mia carriera. In questi anni di lavoro ne avevo sentite tante, ma mai una storia come quella di un vero Angelo Custode sulla Terra. Niente è stato inventato, ma credo che lo si possa evincere dal mio modo di pormi. Ed a rendere questa storia indimenticabile è stato, come accade spesso, il “fattore umano”: le parole e gli accenti con i quali Lui ha voluto consegnarmi la sua dolorosa vicenda rendendomene partecipe. Da allora io non sono più la stessa persona. Ho un altro impegno con voi lettori; non posso tradire neppur quello. Non scrivo, grazie a Dio, i miei articoli per farmi titoli accademici. Non li scrivo neppure per essere accolto in salotti letterari. Non appartengo a nessuna scuola e non faccio parte di nessuna setta. Non ricevo ordini da nessuna scuderia. Per quanto costretto a mascherare la mia vera identità sotto pseudonimo - per ragioni di giustizia e di sicurezza personale, con l’obiettivo esclusivo di proseguire in quest’inchiesta - penso con la mia testa, leggo coi miei occhi, sopra e anche sotto la pagina. Invano gli amici mi esortano alla pura lettura, quando dovrebbero convincersi loro per primi dell’importanza della pura scrittura. E in una nazione in cui le bugie sono un peccato mortale, è impensabile che un giornalista investigativo serio come me miri ad altro che alla verità. Sono un cronista d’inchiesta da sempre e raccolgo voci, opinioni, informazioni, e che cosa posso dire intorno a questo racconto da mille e una notte, alla verità della quale non è possibile arrivare per le vie della logica?! La verità è una - cari miei lettori - come la strada è unica. In un periodo in cui sembra che l’informazione possa farla chiunque, è d’obbligo dimostrare che io sappia filtrare, selezionare, approfondire, smascherare. Del resto, i giornali, o cambiano direzione, o son destinati a soccombere. Per arrivare a questo risultato io per primo devo necessariamente perseguire la verità, essere obiettivo, distinguere i fatti dalle opinioni e agire nel rispetto della sfera privata del protagonista. Devo perciò rispettare regole etiche e deontologiche. Se non rispetto queste regole non assolverei il compito che mi sono prefissato. Quanto avete letto, è effettivamente accaduto in data sabato 25 agosto c.a. tra le 2,30 e le 4,25 del mattino ed è stato tutto regolarmente filmato dalla fotocamera del mio cellulare. Scrive Sergio Lepri, arrivato al giornalismo durante la Resistenza, dirigendo a Firenze il giornale clandestino del Partito liberale: “Mediatore è il giornalista che racconta il fatto e lo racconta così come è avvenuto. La libera invenzione del fatto non è giornalismo ed è cattivo giornalismo l’eccessiva drammatizzazione dello stesso. L’obiettività è impossibile, ma è possibile la coscienziosa e imparziale aderenza alla realtà effettuale. Il giornalismo ha il compito di accrescere il patrimonio conoscitivo dei cittadini; deve dare conoscenze, suggerire riflessioni, non limitarsi a suscitare emozioni”. E ancora Monica Ricatti in “Il giornalismo d’inchiesta in Italia e uno dei maggiori esponenti italiani Fabrizio Gatti” dice - “Il giornalismo per essere investigativo, deve essere approfondito e legato all’indagine del cronista, il quale deve analizzare documenti e intervistare testimoni. Altri studiosi, invece, hanno preso in considerazione il prodotto finale, ovvero, l’inchiesta intesa come la rilevazione di qualcosa di ignoto al grande pubblico. Quello che più conta, tuttavia, è l’attendibilità delle dichiarazioni: l’autore di un’inchiesta raccoglie più fonti possibili per mettere insieme elementi inconfutabili su un tema di rilevanza pubblica di cui, spesso, qualcuno vuole tenere segreti alcuni particolari. Certo, non mancano i professionisti che sostengono che tutto il giornalismo sia per sua natura investigativo, in quanto la ricerca delle notizie implica la ricerca dei fatti. In realtà, la differenza esiste. Infatti, il termine inchiesta comporta un’indagine approfondita, volta a carpire quanto normalmente sfugge alla cronaca, e il giornalismo investigativo si caratterizza proprio per la volontà di illuminare vicende nascoste. A tutto ciò si aggiungono altri fattori che rendono il giornalismo investigativo particolarmente difficile, quali la necessità di avere a disposizione molto tempo, un’adeguata preparazione, disponibilità finanziaria della testata, nonché un solido editore di riferimento. Per capire meglio la differenza si potrebbe affermare che mentre il lavoro del reporter ordinario è riferire che qualcosa è accaduto, la sfida del reporter investigativo, al contrario, sta nello scoprirne il perché”.

Guarda intorno a te CHIARA!! Chi ti ha amato è chi t’ama! L’amore non smette mai di sorprenderti… Qualsiasi cosa che tu, dolcissima creatura, abbia fatto sulla terra ti sarà donato dall’Alto! Gli Angeli Custodi come Andrea, tuo marito, amano tutti incondizionatamente; guardano oltre la superficie per scorgere la devozione che c’è in noi. Si concentrano solo sulla nostra divinità e sul nostro potenziale, tralasciando le “mancanze”. Per questo Andrea non ti giudica, ma si limita a portare l’amore nella tua vita. Lui è il tuo Angelo Custode, e quando dai tuoi occhi scendono lacrime è Lui che con il suo amore te le bacia... è sempre Lui che veglia sul tuo cuore... è Lui che ti stringe nelle sue braccia portandoti con sé in un volo d’amore... dove ci siete solo Tu e Lui… dove c’è la continuazione del vostro amore che non avrà mai fine… ora CHIARA vieni, prendi la sua mano come quando ti prendeva Lui nelle sue braccia… e sorridi, c’è il tuo Angelo Custode con te...

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 02 October 2018
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Andrea Brusa

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