COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 25/09/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - SE E’ VERO CHE MI HAI AMATO, TORNA DA ME!

PUBBLICATO IL 25/09/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - SE E’ VERO CHE MI HAI AMATO, TORNA DA ME!

PUBBLICATO OGGI 25/09/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Se è vero che mi hai amato, torna da me!

“Vedi… tu sei migliore di me e lo starti accanto mi ha reso migliore. Non lo so, forse, forse è stato solo un sogno, magari sono andato a letto in una triste notte di dicembre e ho immaginato tutto, ma ti giuro che niente è mai stato più reale. E se ora sali su quell’aereo sparirà per sempre. So che possiamo continuare con le nostre vite, ce la caveremmo benissimo. Ma io ho visto quello che potremmo essere insieme. E scelgo Noi”
(Jake Campbell - Nicolas Cage in Family man)

Avevo sentito qualcuno fischiettare nel cuore della notte, al di là di una porta, a fianco della nostra camera da letto; ed ancora strani rumori, fruscii di foglie e rami ed altri suoni indecifrabili, che non contribuirono certo a rendermi più sereno. Con addosso la mia vestaglia di seta uscii per dare un’occhiata. Imboccai il corridoio, reggendo una candela accesa nella mano sinistra, facendo attenzione a non svegliare nessuno dei frati del monastero che ancora, vista l’ora, dormivano. Un senso di panico mi assalì ed i miei muscoli parvero tendersi allo spasimo. La stanza era buia quando vi entrai e non riuscivo a vedere bene. Mi sembrò tuttavia di scorgere un’ombra nera che scivolava furtiva nell’oscurità alla base del muro in fondo, ma quando le mie dita trovarono una grossa specchiera, che occupava quasi un intero pannello di un armadio, emisi un sospiro di sollievo, ed interiormente ringraziai il Signore Iddio. Appoggiai dunque un palmo sullo specchio avvertendo subito un forte spostamento d’aria che mi costrinse a sedermi e a deglutire di nuovo. La tensione in quel momento crebbe esponenzialmente, come se il mondo stesse trattenendo il fiato, e qualcosa d’insolito mi comparve davanti; la mia figura riflessa nello specchio mutò e vidi un essere dalle ripugnanti sembianze, spinte sino al grottesco, pronunciare - in un atto più mefistofelico che divino - delle parole orrende che neppure compresi. Dal nulla poi fui colpito con tutta la forza da un pugno allo stomaco in virtù del quale caracollai inerme sul pavimento in un nugolo di polvere rossiccia dalla consistenza quasi solida. Il dolore fu tremendo, come se mi strappassero il cuore in mille pezzi; ne rimasi intontito e fui altresì spaventato per la mia temerarietà. Qualche secondo dopo un’onda di liquido trasparente e senza colore, quasi bollente, si irradiò dal mio ventre a salire su fino alle spalle ed un gran peso mi cadde addosso, frantumandomi le costole. Dal quel momento avvennero molte cose tutte insieme. Le fitte lancinanti allo sterno, che mi percorrevano il corpo, cessarono improvvisamente ed una scarica estatica di completo benessere mi pervase il petto; in breve mi resi conto che qualcuno si stava prendendo cura di me e, ponendo una mano sul mio dorso, in segno di conforto, mi aiutò a tirarmi su. Mi volsi e, fra le lacrime, mi venne la meraviglia e lo stupore d’aver trovato un animo tanto grande e nobile, da esserci sempre quando ne avevo bisogno: era Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, ed era rinchiuso come in una sorta di gabbia di luce brillante e di calore. La sua veste era di una bianchezza straordinariamente candida, e tutta la sua persona era gloriosa oltre ogni immaginazione. Ciò malgrado, le sue ali pendevano, come vele a riposo; erano chiuse, pallide, davano l’impressione d’essere stelle a mezzo spente in fumanti brume d’argentea rugiada. Una sembrava addirittura spezzata, ma pensai fosse solo la postura che la faceva apparire tale. Prima però che potessi fare o proferir qualsiasi cosa disse - “Dobbiamo andare via di corsa, Alberto. Siamo in pericolo, e lo è anche mia moglie CHIARA. Ho paura che tenteranno di colpirla a tradimento. Non permetterò a nessuno di farle del male. Vieni con me?”. Cosicché mi abbracciò per qualche istante e spiccò il volo portandomi con sé nell’aria sferzante e cristallina del cielo notturno di un fine agosto apparentemente qualsiasi. Sfiorammo volando i tetti delle case per recare la di Lui benedizione alla sua protetta; infine, dopo aver ammirato un incantevole panorama sulla città dall’alto, ci ritrovammo nella dimora della sua compagna di vita e disavventure che riposava e forse fantasticava, ciò ch’egli sognava dall’esterno; era tutt’uno col suo grande amore. Avrebbe dovuto esserne felice, eppure qualcosa non andava. Ed in effetti piccoli rivoli di sangue cremisi colarono lungo entrambe le braccia dell’Angelo, lasciandogli una scia rovente sulla cute, finché davanti a Lui, emozionato, stanco ed indebolito da uno strano odore di selvatico, denso e terroso - che ammorbò l’aria rendendola irrespirabile e pregna di miasmi venefici - apparve come un vuoto inafferrabile, con occhi vitrei e crudeli, una creatura blasfema emersa dalle voragini più profonde degli abissi infernali. Un innominabile ed informe abominio della natura, un male funesto ai mortali e spaventevole al solo vederlo. Questi, spalancando due occhi affossati e iniettati d’odio, sogghignava con cinica crudeltà a pochi passi da CHIARA. Ed io, invece di distogliere lo sguardo, con coraggio puntai il dito indice verso l’Angelo ed innalzai la mia voce al cielo, dicendo - “Salvala, cosa aspetti!!” Detto fatto. Le sue ali d’oro si spiegarono in una luminosa V e da esse schizzarono frange di fuoco; un globo di pura energia cosmica, impenetrabile ed inesorabile, avvolse Lui e la sua dolce amata. Più niente poteva far loro del male. Tutta la notte, ben inteso, stette a vegliarla, quando verso l’alba, prima che Lei si accorgesse della nostra presenza, le diede un bacio leggero, insieme a una dolce carezza, e le sussurrò - “Se mi hai amato, così com’io ho amato ed amo te, ti prego, non lasciarmi questa tua immagine negli occhi. Torna da me e, se puoi, metti da parte i vecchi risentimenti, mio amore, mia vita, mio tutto”. Nello stesso momento un lampo squarciò il cielo ed una pioggia di scintille, accompagnata dal fragore assordante di un tuono, illuminò per un attimo il suo viso; la luce si spense ed il buio piombò su di noi in una sorta di buco nero. Sbalzati in aria, e scagliati come un razzo vettore percosso da un vento elettrico all’interno di un una sorta di tunnel oscuro e lungo, fummo di nuovo all’abbazia. Voleva urlare, piangere e fuggire da quell’angosciante verità che l’attanagliava, e sbattere fuori a calci dalla sua vita tutti i demoni che volevano trascinarlo nell’Inferno in un fuoco inestinguibile dove il loro verme non sarebbe mai morto, ed il fuoco non avrebbe accennato a spegnersi. Non ne poteva davvero più di vivere così. Il solo pensiero gli dava disgusto. Non sapeva come uscirne fuori; in un certo senso era troppo tardi per cercare aiuto da qualche altra parte. Era come se il tempo gli scorresse incontro a ritroso, ritraendosi in se stesso, abbandonandolo lì, per sempre, in simbiosi con questa sventurata, silenziosa, eppur magnifica, creatura umana da Lui amata e celebrata, che altro non faceva se non portare al limite la sua parte soprannaturale più misteriosa e segreta. Per questo piangeva sempre: piangeva prima di addormentarsi e quando si destava, quando doveva mangiare e quando aveva terminato. Anche adesso le sue lacrime scendevano amare ed invisibili, poiché sgorgavano direttamente dal fondo del suo animo. Avrebbe dato tutto per alleviare le pene di CHIARA, sua moglie. E a questo pensiero il suo corpo prese a tremare assecondando la necessità urgente di dare sfogo alle smanie dei suoi più intimi sentimenti. Non poté più opporre resistenza. “Siete strani voi uomini. Non so quanto resisterò al richiamo prima di lasciarmi scivolare nell’infinito. Quanto dovrò sopportare ancora questo gelo che mi penetra sin nel midollo?” - disse Andrea, l’Angelo Custode che da oltre due anni e mezzo era solito condividere con me quei momenti di contemplazione. Distese infine, per l’ennesima volta, le sue ali che - al pari di un bellissimo velo da sposa trasparente, con una vaga tinta rosea, delicata, sapida e limpidissima sulle piume più esterne - risultarono esser enormi come quelle del suo amore; e scomparve, senza darmi modo di rispondere, come ingoiato dall’azzurro del cielo nel momento in cui i monaci, ormai alzatisi e recitate le lodi, raggiunsero il refettorio. Rimasi immobile davanti a quella scena ancora attaccato allo stipite della porta, mentre una stanchezza così vacua e disperata, mi precipitò addosso come una randellata. Non mi sentivo più la forza di far fronte ai miei obblighi di giornalista, ma sapevo di dover scrivere l’articolo. Verificai di prassi la qualità delle registrazioni video da me effettuate, e tutto sembrò essere a posto. Mi misi a letto, cercando di chiudere gli occhi, consapevole che il giorno dopo sarei rimasto sveglio per tutta la notte, quindi avevo un bisogno assoluto di una pausa. In fin dei conti non mi costava fatica il ricordare, perché vivevo tutte le mie giornate in una bizzarra mescolanza di passato, presente e futuro, ma dovevo staccare la spina per qualche ora per non impazzire. Alla fine gli occhi mi si chiusero, e mi abbandonai ad un sonno agitato ma ristoratore. Quando mi svegliai, ripensando a quel che era avvenuto la notte prima, e richiamando alla memoria tutti i particolari di quelle vicende tanto drammatiche quanto singolari, credetti per un paio di secondi di aver sognato. Poi scorsi le immagini filmate nella galleria del telefonino e compresi ch’era stato tutto vero. Ripiombai così in un silenzio imbarazzato e lentamente arrancai fino alla mia scrivania. L’articolo doveva essere pronto per il pomeriggio, per poter andare in stampa, ed allora dovevo mettermi al lavoro, vincendo ogni naturale ritrosia, ogni fisica indisposizione. Accesi il PC e dopo due interminabili minuti d’attesa iniziai a scrivere quanto state leggendo. Scrissi rapidamente, scrissi senza che nessuno mi avesse imposto una misura precisa, senza più misteri da nascondere né segreti timori, scrissi tutto ciò che avevo visto perché era giusto così. Non ebbi tempo di far copia del pezzo su carta, anzi non lo rilessi nemmeno. Quindi salvai su una chiavetta USB il file sul quale stavo lavorando, raccolsi tutte le mie cose e andai in cucina a prendermi un bicchiere d’acqua. Lauren e le mie bambine mi vedevano sempre più mesto e triste e non sapevano che fare. Per distrarmi, mi misi infine a strimpellare un vecchio pianoforte verticale scordato, picchiando sui quei tasti d’avorio, senza riuscire a cavarci una melodia da quei suoni casuali. Ritornai subito dopo in camera pensando alle lacrime che avevo visto sgorgare dagli occhi dell’Angelo Custode, gocce di pianto che riuscirono, a distanza di tempo, a dilaniarmi il cuore e la mia stessa carne. Quel pomeriggio pensai molto a Lui, lo sentivo veramente con me e dentro di me. Trascorsi il resto della giornata a contemplare melanconicamente le nuvole vagabonde nel cielo ed osservando dalla finestra il bosco ed i prati prospicienti l’edificio in cui risiedevamo; riservai particolare attenzione alle strutture rigorose dei disegni delle siepi, che il giardiniere aveva saputo creare, ed allora ebbi, come in una sorta di flash, la consapevolezza di portare con il mio lavoro e le mie inchieste un’intera comunità di persone a vivere e comprendere quella che era ed è un’esperienza unica, irripetibile almeno per alcune generazioni: la storia di un vero Angelo sulla Terra. Non dovevo e non potevo abbandonarmi allo sconforto, sarebbe stata la fine; non sono del resto uomo da lasciare un’impresa a metà. Il Male ormai mi considerava un nemico da combattere, ed ero sicuro che avrebbe riprovato a mettermi a tacere finché non ci fosse riuscito o qualcuno l’avesse fermato. Pregai in ginocchio l’Onnipotente e l’Immacolata Vergine Maria, perché proteggesse me e quella povera creatura celeste a cui il destino aveva imposto la prova più dura e crudele della sua vita e, fra i sospiri e le lacrime, attesi un momento per imbrigliare la rabbia a cui non mi ero ancora abituato.

La Verità è una sola e chi come me la ricerca non può esser perseguitato, anzi dovrebbe esser quanto meno encomiato e plaudito da coloro che hanno sale in zucca. Eppure niente spaventa quanto la verità e ad esserne intimoriti sono soprattutto chi non vuole che la si sappia. La realtà delle cose, lor signori, non si decide a maggioranza, come talvolta ho sentito erroneamente dire, e non si lascia alla mercé dei capricci della folla. A tal proposito Wiliam Caio, nel suo libro «Se c’è una Verità» va ad affermare quanto segue - “si dice spesso che non ci si deve fermare davanti a nessun ostacolo, però a quanto vedo chi ne fa le spese, e dove ci si arresta frequentemente è proprio dinanzi alla verità, lì sospesi ed instupiditi di fronte a quel confine che pochi hanno il coraggio di valicare, di oltrepassare. (…) La verità ti percuote, ti scuote per portarti al centro di un possibile equilibrio rivelatore con quel suo spostare, movimentare le coscienze verso una spiritualità più veritiera in una posizione più avanzata, per essa in essa, altrimenti scaraventati fuori malamente in un nulla di fatto dove niente attecchisce come niente può arrivare, fuor dai giochi di un gioco stesso ormai che non piace più”. La mia professione è quella del giornalista ed attraverso il mio lavoro - che adoro profondissimamente - tento di mutare le cose agendo in prima persona, e ritengo di saper fare bene il mio mestiere. ALBERTO DE PRA è il mio pseudonimo dal momento in cui ho preso ad interessarmi attivamente a questo caso, ma precedentemente mi sono occupato di storie che quotidiani e settimanali sovente relegano nelle pagine della cronaca nera, facendo inchieste celebri, scavando dietro la realtà di tutti i giorni, indagando su omicidi efferati, pazzi criminali, traffico internazionale di stupefacenti, atti di terrorismo ed alcuni tra gli scandali che hanno riempito a lungo le pagine dei giornali del tempo. La verità riportata in questo articolo d’inchiesta - cari miei lettori - è per me così chiara, che per contestarla credo ci voglia solo una bella faccia tosta. Certo, anch’io da ragazzo non credevo che i sogni potessero avere delle gambe e tanto meno delle ali, eppure adesso ne ho le prove; posso dimostrare di non avere barato, mentre voi non potete attestare il contrario. Ci tengo a dire che tutto quello che ho scritto è la ricostruzione puntuale e scrupolosa dei fatti avvenuti nel corso del mio ultimo incontro con Andrea in data martedì 21 agosto c.a. Non ho esagerato alcunché. La mia formazione culturale ed il mio lavoro di giornalista investigativo mi impone la più assoluta sincerità. In un mondo sempre più frammentato e lacerato nel relativismo e nel soggettivismo - incapace di trovare un accordo unanime sui principi cardine su cui fondare ogni costruzione di pensiero - io personalmente ho un senso dell’onore molto radicato, così come lo sono i criteri di onesta e correttezza che permettono di valutarlo e ch’io metto in pratica. È una vicenda semplice e dolorosa quella da me relazionata, non tanto infrequente e rara, come gli scettici amerebbero credere; ma è difficile da accettare anche per me. Sono un filo scombussolato io per primo dopo una serata come questa; non crediate sia semplice assistere a certe cose e viverle sulla propria pelle. Per questo abbraccio a malincuore quanto ribattuto da Michael Connelly in un’intervista di Luca Crovi e Sebastiano Pezzani per la RAI, la radiotelevisione italiana, nel corso della quale disse - “Le verità che ho appreso mi schiacciano a terra come fossero catene di una cella buia, un sottomondo di spettri e vittime che mi strisciano intorno come serpi. E? un luogo nel quale la verità non è qualcosa a cui guadare con ammirazione. E? un luogo in cui il male è in agguato. Un luogo in cui ti soffia nella bocca e nel naso finché non puoi più sfuggirgli. Ecco cosa so. Non so altro”.

Andrea è davvero una creatura celeste, un essere palpitante ed animato, con cui è possibile stringere uno stupendo patto di alleanza, ed he ha tutte le peculiarità per invaghire noi mortali; un Angelo Custode in grado di ascoltare e di esaudire preghiere ferventi. È tanto reale, quanto reale è l’esistenza e la viva forza di queste potenze angeliche. Per te CHIARA s’affatica e vive. Ogni giorno, ogni istante tu sei nel suo cuore, nel suo pensiero - siine convinta una volta per sempre - e tutto ciò che mi ha insegnato è tutt’ora per me un pane dall’infinita dolcezza. Rigenerare ciò che in te consideri sia perso, è il gesto d’Amore più grande ch’egli possa fare nei tuoi riguardi. Accetta, tu che sei la sua sposa - ti prego - l’anima di chi ti ama, e conferma chi di te, nonostante tutto, si fida. Sappi che tutte le notti ricomincia la sua veglia al tuo capezzale, giacché il suo amore non conosce riposo, ed i suoi occhi non si chiudono mai su di te. Per sua sapienza scruta nel tuo cuoricino secondo quanto gli è stato comandato da Dio. Oh se solo sapessi da quante sofferenze dell’anima e del corpo ti ha preservato l’assistenza vigorosa e fedele del tuo Angelo, ora saresti da Lui ad abbracciarlo. Sì, è vero... è tutto vero CHIARA, e dico purtroppo, perché ciò dimostra una volta di più che siamo tutti colpevoli della sua fine. Abbi l’umiltà di riconoscere di avere sbagliato e di non essere quindi perfetta. Non rinunciare alla tua felicità e ai tuoi sogni; fallo almeno Tu che puoi!!

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 25 September 2018
  • 14

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Andrea Brusa

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