COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 18/09/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - CHIARA, NON SONO LORO I MIEI GENITORI... CREDIMI

PUBBLICATO IL 18/09/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - CHIARA, NON SONO LORO I MIEI GENITORI... CREDIMI

PUBBLICATO OGGI 18/09/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Chiara, non sono loro i miei genitori… credimi

“Per tutti coloro che amano, hanno amato e ameranno. Alle navi in navigazione e ai porti di scavo, alla mia famiglia e a tutti gli amici ed estranei: questo è un messaggio e una preghiera. Il messaggio è che i miei viaggi mi hanno insegnato una grande verità: io ho già avuto quello che tutti quanti cercano ma che soltanto pochi trovano, la sola persona al mondo che ero destinata ad amare per sempre. Una persona ricca di semplici tesori che si è fatta da sola e che da sola ha imparato. Un porto in cui mi sento a casa per sempre e che nessun vento, nessun problema potranno mai distruggere. La preghiera è che tutti al mondo possano conoscere questo genere d’amore ed essere da esso sanati. Se la mia preghiera sarà ascoltata saranno cancellati per sempre tutti i rimpianti e tutte le colpe, e avranno fine tutti i rancori”
Dal film - Le parole che non ti ho detto

Una nebbia lattiginosa, appiccicosa e densa - con l’odore della pioggia finissima di un agosto dal caldo soffocante - si alzò a folate tra gli alti alberi del bosco fiorito che adornava l’abbazia, facendomi apparire il mondo lontano, ed io persi per un attimo lucidità; i miei ricordi si fecero confusi ed ingarbugliati. Indietreggiai e, procedendo a tastoni, cercai disperatamente un appiglio intorno a me che mi permettesse di attenermi saldamente alle mie credenze riportandomi nella dimensione reale. Ma no. Le mie mani non avevano forza né peso e non riuscirono a raggiungere niente, così andai avanti. Con il graduale diradarsi delle nuvole, mi ritrovai - non chiedetemi come, perché non saprei rispondervi - avvolto dal buio quasi siderale di una stanza di una mansarda; e prima che potessi reagire, una sagoma indistinta in prossimità della cornice della finestra - chiusa da una spessa anta di metallo inserita in due cerniere nel muro - si scostò dalla parete. I passi di quel qualcuno che mi aveva portato sin lì nel cuore della notte in quella camera, di poco meno di 3 metri per 4, erano lentissimi, accompagnati dal più desolante avvilimento e, mentre i miei occhi si abituarono all’oscurità, riuscii a distinguere, in un angolo, qualcosa che non avrei mai immaginato: Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, intrappolato in quel luogo angusto, dove le esalazioni di sangue si confondevano con quello dei legni vecchi intrisi di umidità e di vernice trasparente da quattro soldi. Come una avvenentissima creatura del paradiso, qual egli era - cagione ancora al dì d’oggi di grande meraviglia per me - mi sfiorò con le sue ali bianco latte che sbatterono contro il soffitto basso, diviso in mezzo da due travature larghissime. La sua figura angelica, dilatata in immenso per amore, tremò come una foglia nel fuoco. Diventò poi pura luce che accecò i miei occhi e bruciò la mia pelle, e più mi si accostava più bruciava oltre modo, ponendosi in diffidenza contro me medesimo. Cominciai allora a esplorare quell’ambiente e appresi che ero là dov’era solito registrare giornalmente le video lettere per la sua Amata immortale. Quasi avesse un buon pretesto per non esser Lui stavolta a venir da me, mi aveva voluto far vedere il nascondiglio in cui passava le ore in attesa dei nostri incontri notturni. Per quanto stupito, tacqui per un istante e corrugai la fronte, mordicchiandomi il labbro ed abbassando lo sguardo. Notai così l’involucro esterno, materiale e corruttibile, che da una decina di anni era diventato - nell’inconsapevolezza di sua moglie - niente meno che il corpo ospitante del suo spirito celeste, ed era inerme disteso a terra; tumido, coperto di macchie violacee, emaciato e smunto a seguito dei suoi lunghi digiuni, tanto da vedersi molto bene gli spigoli del suo scheletro. Aveva le membra rigide in stato cadaverico, e l’Angelo Custode stava in piedi al suo fianco. Per un attimo mi sembrò di vederci doppio. Tutto in verità mi apparve surreale, ma poi compresi esser assolutamente vero e mi fu chiaro come Lui facesse a venire da me e dove lasciasse la sera il suo alter ego fisico. Le lacrime rigarono dunque le sue guance mentre si sforzò, senza successo, di dominare le emozioni che lo resero ancor più teso aumentandone il dolore. “Mia moglie e mia figlia sono la mia sola famiglia, caro Alberto, ed io sono la loro. Quelli che CHIARA pensa siano i miei veri genitori sono per me due perfetti sconosciuti, ai quali per anni ho dovuto nascondere la realtà. Sono persone cattive, divorate dalla rabbia e dalla frustrazione, attaccate morbosamente ai soldi come delle arpie. Probabilmente non si rendono conto neanche di quello che stanno facendo. Che si confessino per la più completa riparazione d’ogni fallo da loro commesso. Quanto ad Andrea, egli morì in un incidente d’auto pochi giorni prima che io mi fidanzassi. Fu allora che subentrai io prendendone nome e sembianze, mi capisci ora? Al tramontar del sole esco, senza quasi ormai più rendermene conto, da quest’ammasso di muscoli, carne ed ossa, per recarmi a casa della mia compagna di vita in stato modificato di coscienza” - disse in tono calmo e secco l’Angelo fissandomi dritto negli occhi. Sulla parete opposta vi erano decine di ingrandimenti di foto della sua amata, la cui innocenza incantatrice era stata perpetuata nel tempo e nello spazio dalla straordinaria limpidezza della sua perizia fotografica. Al di sopra di un tavolo da lavoro, impolverati e disposti a semicerchio, si accalcavano numerosissimi pupazzi di peluche di diverse dimensioni, tutti appartenuti a sua figlia BIANCALAURA. Cercai di resistere alla terribile tentazione di allungare una mano e tastarne la consistenza - fosse anche solo per dichiarare come gesto d’affetto la mia ammirazione a Lui per come aveva tenuto testa al MALE sin ora, ma ci riuscii solo per un secondo. L’aria attorno prese a profumare di violetta; le sue ali erano morbide e fluorescenti di curve mature che ricolmarono il mio cuore. Era tutto così strano e sconcertante. Pur essendo una creatura di origine divina e soprannaturale, sempre più assoggettata alle passioni e le miserie umane, mi apparve diversa dal solito; in parte lo riconoscevo, in parte no. Le intimità che stavo condividendo quella notte con Lui sembravano appartenere ad un altro mondo, il loro mondo. Un territorio ricco ma chiuso, pur nella sua vastità: troppo personale e cifrato per essere direttamente comprensibile a noi esseri umani. Non era il suo un Amore terreno, materiale, ma sottile e puro come l’aria in cui si respirava palpabilmente il silenzio dell’attesa di un sentimento smarrito tra le reminiscenze del dolce suo passato ed i rimorsi che gli tormentavano l’anima. Mi prostrai umilmente ai suoi piedi per riceverne la benedizione, ed egli mi fece, senza parlare, una tenera carezza sui capelli. Io non riuscii a non sentirmi onorato di aver potuto ammirare quell’immagine tanto sublime, e lo guardai come se quella fosse stata la prima volta che lo avessi visto; mi venne spontaneo farlo. Non ebbi però modo di pensare a niente altro che l’Angelo Custode sentì una pressione all’estremità d’una delle sue braccia e un qualche cosa di freddo e rovente insieme iniziò a consumargli ogni lembo di carne, lì dove il sangue toccava le cicatrici che lo segnavano rendendolo più fragile di un tempo. Un essere assai più simile a un satiro o a un demone, si accostò con una lentezza estenuante almeno pari a quella di una processione funebre e si abbassò su di Lui prendendolo per i polsi, ed egli rabbrividì al contatto fuggevole con la sua cute, gelida come una roccia degli abissi. Udii appena la voce del MALE attraverso la cortina di spasimi che tormentandolo gli offuscarono i sensi, tanto acuti da sovrastare tutto il resto e da fargli pensare che fosse l’intero suo corpo ad ardere tra i fuochi di un rogo senza speranza alcuna. Serrò la mascella e cercò di girare la testa, tentando disperatamente di trattenere le urla angosciose che gli straziarono il cuore, ma il viso si contorse involontariamente in una smorfia di pura afflizione e rabbia. I suoi muscoli, tutti, si fecero duri ed assottigliati, come le corde di un violino, percorsi da una lesione di cui, grazie all’eccesso di adrenalina, non si era neppure accorto. D’istinto l’Angelo provò a spostarsi, ma il signore delle tenebre - suo acerrimo nemico e rivale - vi si poggiò ora al di sopra con il suo peso premuto addosso pur di impedirne i movimenti. Andrea si sollevò sui gomiti, lo fissò con una forza straordinaria negli occhi. Un sorriso pieno di dispregio, e insieme di misericordia, lo illuminò a giorno ed egli sprigionò una spaventosa quantità di energia da ogni singolo poro della sua pelle; questa ebbe come primo effetto di ridurre in pezzi il suo avversario che si dileguò qual fumo nell’atto preciso del sollevarsi. Ora sì ch’era veramente stanco, e si accasciò a terra alla destra del suo corpo terrestre facendo dei profondi respiri. Successivamente allargò di colpo le ali, ed io fui sopraffatto dalla paura che se ne andasse, volasse via, lasciandomi in quella stanza. Invece mi prese per mano e mi portò in cielo con Lui. Alcuni minuti dopo ero nel giardino dell’abbazia a migliaia di chilometri da dove ero appena stato. Allora l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA scintillò e scomparve, lasciando solo un lampo di luce, una catena infinita d’esplosioni di colori che, dal centro color oro acceso, si estesero al margine con splendidi decori rosso rubino, andandosi ad imprimere contro la parte più interna delle mie pupille. Un’altra notte era così passata; una notte d’amore e sofferenza, se possibile, più intensa di quelle dei giorni scorsi, ed io dietro una sua calda preghiera avevo, al solito, filmato tutto quanto direttamente dalla fotocamera del mio iPhone X7, per un totale di quasi 4 ore di registrazioni senza pause né interruzioni. Mia moglie, svegliatasi di soprassalto per il trambusto da me provocato con il mio arrivo, mi domandò la cagione del turbamento e dell’agitazione che davo a vedere, ed io le chiesi di tornare a riposare, di scusarmi se non fossi andato a letto con lei, ma di non disturbarmi fino al sorgere del sole perché dovevo redigere un nuovo articolo, lo stesso che voi lettori state leggendo. Scrissi senza sosta fino a non riuscire più a muovermi per il mal di schiena, proponendomi semplicemente di riportare in queste pagine di giornale ogni particolare da me realmente vissuto qualche ora prima. Al termine ero affaticato, ma non troppo, e sapevo di poter far leva sull’eccitazione del momento che di certo mi avrebbe sorretto ancora a lungo prima che cedessi alla morsa del sonno. Tuttavia, intorno alle sei del mattino andai a dormire. I miei sogni furono popolati da strane presenze e da voci stridule che ripetevano - “Non ce la farete mai. E sapete perché? Perché, a sua insaputa ed anche contro la sua volontà, ho preso il controllo della mente di CHIARA. Non sarà mai in grado di rendersene conto! Mai vincerà il bene”. Quando mi svegliai non ero più attanagliato dalla preoccupazione, ma certo non mi sentii in forma al cento per cento. Capivo quale fosse la strategia del MALE - voler farci pensare che la situazione fosse irrimediabile. Cercava di far sì che dubitassimo della misericordia di Dio e cadessimo nella disperazione. Raccolsi per cui le forze dentro di me; non dovevo cedere il posto al terrore, anche se non era facile, ma ce la dovevo fare, per il bene di Andrea e di CHIARA, e del proseguo di questa inchiesta giornalistica. Feci un respiro profondo, ripresi con calma il controllo dei miei nervi e mi preparai per affrontare una nuova giornata a denti scoperti. Nonostante le mie intenzioni, continuavo a pensare a cosa sarebbe stato della mia vita se non avessi conosciuto Andrea, e aspettai che si facesse sera per poterlo rivedere. Quanto avete appreso è effettivamente accaduto tra le 01.00 e le 05,20 a.m. di mercoledì 15 agosto c.a. nel centro del noto capoluogo regionale del Piemonte.

A distanza di qualche decennio dal momento in cui iniziai la mia carriera giornalistica, io ALBERTO DE PRA posso dire che il mio mestiere è stato sempre da me definito una sorta di viaggio incredibile ed entusiasmante tra storie e vicende umane passate e presenti. Un percorso lavorativo al di là di ogni possibile immaginazione. Ecco perché amo la mia professione. Monotonia non se ne prova mai. È il lavoro che ho scelto per passione, e sognato fin dai tempi della scuola. Facendo per anni cronaca nera ho cercato di mettere in collegamento i fatti di cui mi sono occupato, addentrandomi, gioco forza, nel tessuto criminale dei clan della malavita organizzata ed in quello economico nell’area di azione della politica e delle pubbliche amministrazioni. Ho fatto più e più volte meticolose indagini ed inchieste investigativo-giornalistiche per conto di alcune testate italiane di gran nome su diversi delitti nei più disparati strati della società periferica in svariate città, tra misteriose verità giudiziarie spesso assai controverse e stonate, non fermandomi mai alle apparenze né a quello che mi veniva detto, bensì verificando di persona, a differenza di tanti altri miei colleghi. La scelta di usare uno pseudonimo in questi articoli - come più volte ribadito - è stata un compromesso necessario al fine di tutelare la privacy della mia famiglia e non metterli a rischio di possibili violenze. Ma ho sempre posto la correttezza nello scrivere davanti a tutto e tutti, portando avanti quanto detto da Giuseppe Moscati - “Ama la verità, mostrati qual sei, senza infingimenti, senza paura e riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, accettala; se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, sii forte nel sacrificio”. E direi ancor di più, stando all’affermazione dello stesso Bruno Forte, Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto, in un suo editoriale - “L’uomo che si ferma, che si sente padrone e sazio della verità, non è più qualcuno da cui essere posseduto sempre più profondamente, ma qualcosa da possedere. Quell’uomo ha ucciso non solo Dio, ma anche la propria dignità di essere umano. La condizione umana è, insomma, una condizione esodale: l’uomo è in esodo, in quanto è chiamato permanentemente ad uscire da sé, ad integrarsi, ad essere in cerca di patria. Martin Lutero avrebbe detto sul letto di morte «Wir sind Bettler: hoc est verum!» - «Siamo dei poveri mendicanti, questa è la verità». Sono parole dette da un homo religiosus alla sera della vita, quando è ormai sulla soglia del mistero liberante per inabissarsi in esso e tutto vede nella verità che non mente. Tale è l’uomo nella verità del suo cuore e nel cuore della storia; un cercatore della verità, un mendicante del cielo”. Ebbene, cari miei lettori, tutto quello che ho scritto in queste pagine e nelle precedenti, l’ho scritto con la massima serietà ed è verificabile. Le prove sono le migliaia di registrazioni audiovisive conservate nella sezione secretata dell’archivio di uno studio notarile a Torino, documentazione sensibile a cui si può aver accesso solo dietro consenso del protagonista. Tutto si è svolto in quella che conosciamo come realtà fisica, ed io - che certo non scrivo libri, né ho mai fatto il romanziere - posso solo mettermi la mano sul cuore e attestare che non è frutto della mia inventiva. Sono le più che vere peripezie di vita di un amore apparentemente impossibile e di una creatura celeste, un Angelo dell’Eden, messaggero fedele di una trascendenza e guardiano venerante dell’autenticità più assoluta. Un Angelo giovine di nome Andrea, bello, pieno d’ardore e di forza, sceso in terra a consolare una misera prigioniera del MALE, nonché moglie CHIARA; un essere che nell’affanno dello sconforto, e nell’aspettativa dell’esito, spiega le ampie sue ali piumate e spicca il volo! Le sue livree morbide e vellose come di cigno, dai vivaci colori, diritte ed alquanto ingrossate verso l’apice, sono bellissime e non mi stancherei mai di contemplarle. E come dice Hanselm Grun in un suo celeberrimo libro pubblicato dalle Edizioni Paoline - “Egli osserva pieno d’amore il sole che tramonta. Si sente amato da Dio così che l’amore di Dio si riverbera per mezzo di Lui. Tutto ciò che Lui fa è segnato da questo amore. Il suo lavoro sgorga dall’amore. Se canta, canta perché ama, perché il suo amore cerca di esprimersi”.

La sua vita appartiene a te CHIARA, solo a te spetta decidere quando e come porvi fine. È un tuo diritto inalienabile. In virtù del suo tenero e profondo sentimento che inebria il cuore ed accende la memoria con le sue delizie - e di tutto ciò che ha sofferto per te, di tutte le sofferenze alle quali lo hai condannato - corri da Lui. È venuto per te dall’Eterno che ha fatto il cielo e la terra, e non permetterà che il tuo piede possa vacillare; non sonnecchierà né si assopirà, ma ti difenderà da ogni perversità. Proteggerà l’anima tua, il tuo uscire ed il tuo entrare da ora e per sempre. Non sei vittima di un grande inganno, abbi fiducia in me. E ricorda, a volte, nulla è più complesso da credere della stessa verità.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 18 September 2018
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Andrea Brusa

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