COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 11/09/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - SEI CIO’ CHE MI MANCA E LA MIA ISPIRAZIONE

PUBBLICATO IL 11/09/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - SEI CIO’ CHE MI MANCA E LA MIA ISPIRAZIONE

PUBBLICATO OGGI 11/09/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Sei ciò che mi manca e la mia ispirazione

“Ho bisogno di dirtelo, e tu mi devi ascoltare. Ti ho amata da quando ti ho conosciuta, ma non ho permesso a me stesso di sentirlo veramente, fino ad oggi. Guardavo sempre avanti, prendevo decisioni per paura. Oggi… oggi grazie a te, a quello che ho imparato da te… ogni scelta che ho compiuto è stata diversa, e la mia vita… la mia vita è completamente cambiata. Ho imparato… che facendo così si vive la vita pienamente. Non ha importanza se ti restano cinque minuti, o cinquant’anni. Se non fosse stato per oggi, se non fosse stato per te… io non avrei mai conosciuto l’Amore. Quindi grazie di esser stata la persona che mi ha insegnato ad Amare, e a essere Amato”
Dal film “If Only”, 2004

Mi svegliai nel cuore della notte, dopo un sonno irrequieto e popolato da incubi e, ancora nel dormiveglia, ebbi proprio l’impressione di percepire un odore nuovo nell’aria; odore acre di plastica fusa, tessuti e legno bruciati. Ero momentaneamente solo in casa; Lauren era da sua madre con le nostre due bambine. Le imposte semichiuse, le tende delle due porte finestre tirate; la camera da letto immersa nel buio più profondo. Un silenzio spettrale regnava tutt’intorno e con esso una sensazione spaventevole di angoscia e di morte imminente mi attanagliò alla gola, tanto da costringermi a deglutire ripetutamente, segno che qualcosa di terribile stava per accadere. Mi alzai e aprii la porta della stanza per vedere ciò che avveniva, ed avvertii una coltre di fumo nerastro permeare qualsiasi cosa, impedendomi quasi di respirare. Allora mi venne più paura. Il corridoio era completamente invaso dal fumo ed il fuoco stava divampando, così forte da avvolgermi in un calore indescrivibile, attaccando i libri della biblioteca del monastero dove vivevamo. Ma siccome era presto, tutti i frati stavano ancora dormendo, e non se ne accorse nessuno, tranne me. Mi voltai e mi parve di intravedere una figura alta e scura; un essere dalle sembianze diaboliche, in piedi che si muoveva tra le fiamme ridendo d’un riso stridulo e sfacciato di dileggio. Ero in preda ad una specie di delirio. Capii che il fuoco era stato appiccato di proposito da quella stessa creatura infernale solo quando ormai fu troppo tardi. Improvvisamente sentii un forte sibilo di vento scuotere gli infissi e notai una luce abbagliarmi da dietro. Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, arrivò proprio in quel momento. Aveva una veste di broccato d’oro e dai suoi occhi fuoriusciva una luce sfolgorante, ed io tremai dinanzi a Lui. Le sue ali, di penne variopinte, possedevano ogni palpito di forza e vigore che aveva incamerato nei secoli vissuti e brillavano dei colori dell’iride, muovendosi a ritmo incessante, sbattendo in modo frenetico con una furia che pareva non riuscire più a contenere. Sollevò così facendo una polvere gialla e cristallina che riuscì a circoscrivere e spegnere l’incendio. Ma, prima che questo accadesse, si formò un’enorme palla di fuoco del diametro di una trentina di centimetri che lo colpì in pieno viso, facendogli emettere grida di dolore così acute da perforarmi come lame taglienti. La vista gli si oscurò. Non riusciva più a scorgere nulla di ciò che lo circondava; era diventato cieco. Io ne fui spaventato tanto se non addirittura più di Lui a pensare al terribile abisso di vigliaccheria e di bassezza in cui il MALIGNO era caduto al solo fine di fermare quest’inchiesta giornalistica ed impedire all’Angelo Custode di salvare sua moglie - sua protetta per volontà di Dio, nonché sua innamorata - e sua figlia. L’ombra sparì, e Lui, pallido come un cadavere appena uscito dalla tomba, si sforzò di farsi coraggio, di non piangere, ma si rese conto di non avere altra arma di difesa se non le sue stesse lacrime, che tuttavia non lasciò cadere - almeno per il momento - come se le avesse incollate, mentre gli occhi gli bruciavano al punto da costringerlo a chiuderli per il dolore. Brancolò a carponi sin nel bagno al buio, allungando una mano per aggrapparsi al lavandino. Aprì il rubinetto e si sciacquò la faccia sotto l’acqua fredda corrente e ricominciò a poco a poco a distinguere la luce dalle tenebre, più dense di prima, confuse. Una tetra disperazione si impossessò del cuor suo. Profondamente ferito nel corpo, nel suo orgoglio e nel suo amor proprio, con la rabbia che gli rodeva l’anima alzò il capo, allargò le ali e con tutta la forza che gli era rimasta formò un’onda d’energia d’urto azzurra più fulgida del sole, che andò ad espandersi alla massima estensione. In quel mentre tutto esplose in Lui dilaniandolo prima di travolgerlo completamente: ebbe una terribile stretta al petto, i singhiozzi lo piegarono in due e dei lucciconi sgorgarono copiosi scendendogli lungo le guance. Notai che era stato colpito solo il lato destro del suo volto. Tuttavia sapevo, per le poche nozioni di medicina che avevo, che le lesioni all’occhio sono potenzialmente gravi, cosicché mi preoccupai per Lui. Era triste e cupo. Aveva già abbastanza morte dentro di sé per la perdita della sua famiglia e non era il caso se ne aggiungesse ancora. Gli chiesi notizie di CHIARA, e Lui ch’era ancora debole, dopo la dura prova che aveva appena affrontato, mormorò con tutta la dolcezza del mondo - “Mi manca ogni giorno e soprattutto adesso che ho bisogno di Lei più che mai. È lei il mio porto sicuro, la mia àncora di salvezza e la mia ispirazione. Finché lei sarà in vita, io non morirò mai. Ed anche quando mi verrà a mancare l’aria, respirerò per bocca sua. I nostri avversari di oggi sono tutti coloro che cercano con prepotenza, e con le armi a loro disposizione, di farci del male; coloro che vogliono o possono allontanarci dalla grazia del Signore Iddio. Devo proteggerla a qualunque costo dall’infelicità eterna”. Poi ci allontanammo poiché nella stanza non si riusciva più a respirare, ed io avevo già iniziato ad accusare forti capogiri. Avvertendo i primi sintomi di svenimento, per l’eccesso di anidride carbonica, ci avviammo così verso la porticina di ferro che dava sul giardino prospicente il bosco di querce con rocce frammentate e sparse. Ed ecco la seconda sorpresa della serata: un branco di cervi, supremamente aggraziati - fra cui spiccava un animale di dimensioni e bellezza tali da suggerirne il carattere soprannaturale - sembrava essere lì ad aspettarci. Questi aveva non solo lunghissime corna d’argento ramificate come un albero, ma emanava un’aura di autorità che lo distingueva da tutti gli altri. L’Angelo gli si accostò, rotolò una pietra voluminosa e si pose a sedere su di essa. La grossa bestia, dal folto pelo bruno, si mosse in maniera innaturale facendo qualche passo verso di Lui e successivamente si lasciò accarezzare sulla groppa e fra le orecchie, prostrandosi ai suoi piedi in segno di sottomissione. Si stabilì fra i due quasi un legame di empatia; avevano un’aria di connivenza, sembrava si capissero senza bisogno di parlare. In quel momento compresi quanto fossero potenti le sue facoltà poiché tanto i venti quanto le piogge rispondevano ad ogni suo volere, ed era capace di addomesticare i fulmini ed interagire con la natura; e ne stava dando dimostrazione pratica. E del resto tutto era possibile per chi come Lui sapeva di poter parlare con gli animali. In un attimo di serenità un sorriso sfiorò appena le sue labbra. Ma subito dopo, ritrovando lentamente le sue forze, il rimorso crebbe in Lui senza lasciargli pace tanto da rendere quelle ore di attesa interminabili e strazianti. D’istinto spalancò le sue immense ali e spiccò il volo con un solo possente battito. Rapido, come se non percepisse la stanchezza di quella folle corsa, sorvolò il cielo, cambiando repentinamente rotta; non voleva perdere altro tempo; doveva recarsi da sua moglie CHIARA. Sapeva ch’io ero troppo affaticato e provato per seguirlo e disparve, lasciandomi nell’oscurità, nella freschezza e nel silenzio di quel gran luogo incantato, dai colori rarefatti, di cui ero rimasto totalmente affascinato. Tutto, tutto era stato ripreso con fedeltà assoluta dalla fotocamera del mio cellulare, nel preciso periodo di tempo che era avvenuto. Per sincerarmene, in ogni caso, scorsi il menù e riprodussi le oltre tre ore di filmato video appena registrate e non riuscii a trattenere un brivido, che non fu certo di freddo. Erano circa le quattro di notte ed istantaneamente pensai al da farsi. L’indomani mattina sarebbe stato un disastro ed avrei dovuto trovare delle scuse per giustificare l’accaduto davanti ai frati della congregazione che ci ospitavano, ed inoltre dovevo ancora avvisare Lauren dell’incendio. Mi ricordo solo che, quando andai a dormire, guardai sotto il letto, per la paura che mi era rimasta di avere un qualche attacco da parte del MALE. Così, ragionando fra me, mi assopii per un paio d’ore, vagando con la mente alla deriva tra ricordi della giornata mescolati a caotici frammenti di sogni. Anche se non avevo delle scadenze, o un orario preciso a cui attenermi, non riuscivo a stare coricato a letto, mi veniva la smania a stare fermo. Ed eccomi dunque a scrivere al computer, perché sapevo di doverlo fare; mi accorsi ormai di lavorare ininterrottamente, si potrebbe dire con folle diligenza, spinto dal desiderio di rappresentare, con la necessaria distanza emotiva, quanto avevo vissuto. Ero molto preoccupato per la piega che stavano prendendo le cose; pur restando insieme a Lui, sapevo che eravamo isolati; uniti dal solo pericolo comune. L’unico mio strumento di lotta era la sincerità con voi lettori e la fede. Scrissi pertanto quello che avevo visto e udito, come faccio sempre. Mi fu impossibile però mettere a tacere la paura ed il dolore che mi gridava dentro e rimasi in attesa di una risposta che non arrivò mai. Andai avanti così facendo fino alle prime luci del mattino, quando telefonai a mia moglie raccontandole tutto d’un fiato ciò che voi avete appena letto, e lei di li a poco venne a prendermi, con un’espressione inquieta negli occhi nel loro cinereo colore, mentre sedendo eretta e raggelata tra le mie braccia, depose sulla mia fronte un tenero bacio e queste parole - “L’affronteremo insieme e ce la faremo. Vedrai. Se rimaniamo uniti, ce la faremo”. In quel momento mi venne in mente un passo della Bibbia dove re Davide, presentandosi davanti al Signore, disse - “Chi sono io, o SIGNORE, Dio, e che cos’è la mia casa, che tu m’abbia fatto arrivare fino a questo punto? Questo è parso ancora poca cosa ai tuoi occhi, o Dio; e tu hai parlato anche della casa del tuo servo per un lontano avvenire, e ti sei degnato di considerare me come se fossi uomo d’alto grado, o SIGNORE, Dio. Che potrei dirti di più riguardo all’onore che è fatto al tuo servo? Tu conosci il tuo servo. SIGNORE, per amor del tuo servo e seguendo il tuo cuore, hai compiuto tutte queste grandi cose per rivelargli tutte le tue meraviglie. SIGNORE, nessuno è pari a te, e non c’è altro Dio all’infuori di te, secondo tutto quello che abbiamo udito con i nostri orecchi”. E mi commossi, pensando ch’egli, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, pativa e non aveva alcuno che lo confortasse. Riuscii a far piangere anche Lauren, e piangemmo insieme a lungo, disperatamente, senza sollievo. In un secondo momento finii poi di sistemare gli ultimi appunti per il giornale e chiamai un corriere SDA per la spedizione dei video a Torino dal notaio su di un supporto di memorizzazione rimovibile USB. Verso le dieci e trenta del mattino, uscimmo per fare una passeggiata, ma non riuscimmo più a sorridere ed essere sereni; il nostro pensiero era sempre rivolto ad Andrea; non potevo dimenticare quel suo sguardo penetrante, comprensivo sulla realtà, pieno di meraviglia e di promesse, ch’aveva capito di poter servire il Padre suo alla perfezione e soffrire lo stesso. Ed era proprio questo a fare dell’amarezza delle sue pene un tale enigma: non se lo meritava.

In quanto giornalista professionista io ALBERTO DE PRA non mi sono mai fatto intimidire da chi ha cercato d’incutermi paura con minacce di morte, denigrazioni ed insulti vari, ed ho sempre scambiato la sicurezza di uno stipendio sicuro e fisso - credetemi - con la mia libertà di trattare quelle storie - come quella di cui vi ho appena reso noto le vicissitudini - che più mi affascinavano. Quello da cui, per buona norma deontologica, bisognerebbe rifuggire - come scrive Enzo Arcuri nel suo libro Testo e paratesto, itinerari di linguaggio giornalistico - “è l’uso di parte dell’informazione; nel senso che il giornalista dovrebbe comunque e sempre evitare di diventare strumento inconsapevole di strategie finalizzate al raggiungimento di specifici obiettivi. (…) Importante è che il giornalista si attenga a criteri di assoluta obiettività, non accetti di diventare strumento consapevole di macchinazioni e manipolazioni, si ponga soprattutto il problema di rispondere ad un’esigenza di notizie corrette e vere, rispettando principi elementari di morale e di senso comune, cosciente della responsabilità del suo lavoro. (…) Deve sapere che alla sua libertà di espressione ci sono limiti insormontabili oltre i quali non si deve andare se non si vogliono provocare guasti assai gravi nel tessuto sociale; deve capire che anche egli ha obblighi e regole da condividere e rispettare”. Il mio lavoro, lor signori, consiste nel raccontare e riuscire a veicolare immagini, vicende e pensieri, attraverso le mie parole: parte da questo assunto, per me fondamentale, il mio viaggio nell’affascinante mondo delle inchieste giornalistiche che nel corso di anni di indagini - a partire dal lontano 1995 - mi hanno fatto diventare un cronista serio e preparato. La mia credibilità dovrebbe pertanto essere fuori di questione. Non pensiate che ciò che scrivo sia solo un pretesto per nascondervi un’altra realtà; non è assolutamente così. Non sopporto coloro che non sanno, e credendosi di sapere tutto, stimano che sia maldicenza di maligna invenzione la verità palpabile dei fatti da me riportati. Quanto sia vero quello di cui scrivo nei miei articoli, cari miei, lo sanno i miei familiari che mi conoscono ed hanno visto anche solo i video da me realizzati durante le notti trascorse con Andrea, che sono ben più importanti di qualsiasi altro incidente probatorio. Io so soltanto descrivere ciò che vivo, nulla di più! La scelta mia personale di firmarmi con un nome pseudonimo è dovuta a motivi legittimi per proteggere me stesso, il protagonista di cui narro le vicende, ed il corretto svolgersi dell’inchiesta. Quanto avete letto si è verificato nella notte di venerdì 10 agosto c.a. presso il luogo in cui vivo - e che per ragioni di tutela della privacy manterrò segreto. Non bisogna aver paura della verità; purtroppo però, il timore “della Verità è tipica della nostra epoca in cui sembra che il relativismo sia paradossalmente ciò che deve guidare il pensiero, le scelte, ed i comportamenti. (…) Sant’Agostino era un uomo” - dichiarò papa Benedetto XVI quando ancora era a capo della Chiesa - “un uomo che non è mai vissuto con superficialità. La sete, la ricerca inquieta e costante della Verità è una delle caratteristiche di fondo della sua esistenza; non, però, delle pseudo-verità incapaci di dare pace duratura al cuore, ma di quella che dà senso all’esistenza ed è la dimora in cui il cuore trova serenità e gioia”. Ho fatto il cronista di nera per più di vent’anni e mi sono occupato di così tanti fatti di cronaca - seguendo le forze dell’ordine, le aule di giustizia, i magistrati e gli avvocati - che non ne avete idea. So di quello che parlo. La mia colpa? Aver parlato con assoluta sincerità. Una sincerità che non piace. E siamo chiari - lo ribadisco per l’ennesima volta - io ho tutto da perderci e niente da guadagnarci. Dovrei essere io ad avere mille angosce visto che hanno appena incendiato il luogo in cui dimoro per farmi desistere dal proseguire. Rifletteteci, date retta a me.

Nascono così questa serie di articoli che, come accennavo all’inizio, sono una sorta di “dialogo” - e molto di più - tra me ed un vero Angelo Custode sulla Terra; un angelo alto, timido, educato e dolcissimo, simile a quelli che spiccano all’entrata di alcune cattedrali. Una creatura celeste che ne ha viste tante da non poter più far finta di niente, e che circondandoti con le sue ali ti da la sensazione di essere tra le braccia dall’amore più puro, più operoso, più paziente ed incondizionato. È Andrea quello che aiuta te, CHIARA, ad andare avanti; e se tu cadi è Lui che ti rialza e che ti fa continuare ad andare. Qui, in queste pagine, potrai renderti conto di cos’è capace di sentire l’Amore che ama con tutto se stesso. Lui è l’Amore che ti corteggia sempre, l’Amore che non si tira mai indietro di fronte a nessun ostacolo. Egli non ha altra volontà che quella di Dio suo Padre, ed ama tutto ciò che Iddio ama, e nulla ha tanto a cuore quanto ciò che il Signore vuole. Ti è accanto ed è lieto di percepire la tua presenza, il tuo calore, il contatto delle tue mani. Ha sconfitto più volte in battaglia Satana, ma il Maligno ha mille colori, mille forme, e può tornare a sfidarlo ancora ed ancora, per portarti via da Lui. Perché non combatti al suo fianco, CHIARA?

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 11 September 2018
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Andrea Brusa

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