COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 04/09/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - TE, COSI’ PICCOLA E DOLCE TRA I MIEI PENSIERI

PUBBLICATO IL 04/09/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - TE, COSI’ PICCOLA E DOLCE TRA I MIEI PENSIERI

PUBBLICATO OGGI 04/09/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Te, così piccola e dolce tra i miei pensieri

“Basta, confesso! Da adesso è ufficiale: sono innamorato di Lei. Amo il suo sorriso, i suoi capelli, le sue ginocchia… quella piccola voglia a forma di cuore che ha sopra il seno… Amo il modo in cui ogni tanto si inumidisce le labbra prima di parlare… Amo la sua risata, l’espressione che ha quando dorme… Amo il fatto che sento questa canzone ogni volta che penso a Lei… Amo quello che provo quando le sto accanto… quella sensazione che tutto sia possibile… insomma che la vita meriti di essere vissuta”
Dal film Giorni Insieme

Ero andato in stazione come tante altre volte, solo che a quell’ora di notte sembrava pervasa da un’atmosfera quasi irreale, poiché era vuota, semibuia, avvolta in una sorta di nuvola scura. Tutte le biglietterie erano chiuse; c’era solo un tassista, un netturbino ed un venditore ambulante di bibite. Passai accanto ad un tabaccaio che vendeva cartoline e, davanti alla vetrina di un negozio di giocattoli - pieno di colori, bambole, balocchi e carrozzelle infiocchettate - mi fermai incantato, innamorato di un coniglietto di velluto rosa dalle orecchie lunghissime. Pensai che probabilmente sarebbe stato il regalo perfetto per una delle mie bimbe e cominciai ad immaginarmi il suo sorriso raggiante e felice allo scartare questa bella sorpresa. Il punto vendita non avrebbe però aperto fino alle 9.30 del giorno dopo e con grande dispiacere avrei dovuto rinunciarci. Mi avviai così verso l’uscita più vicina in direzione dell’abbazia presso la quale dimoravo con la mia famiglia. Imboccai a razzo un vicolo stretto e zeppo d’immondizia per sottrarmi a quell’oscurità e, quand’ebbi fatto un paio di centinaia di passi, all’improvviso scorsi una persona dietro un furgoncino parcheggiato presso il cancello di un giardinetto. Aveva qualcosa in mano, ma non riuscivo a vedere cosa fosse. Saranno state le due passate del mattino; la luna era alta e luminosa nel cielo stellato. All’avvicinarmi il viso dell’uomo si trasfigurò in un’espressione di estasi e forza di volontà commista a dolore, rivelandosi essere Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA; una creatura angelica ispiratrice di perfezione morale e guida alla salvezza. Le sue ali chiuse, bianche come la neve - e ricoperte di soffici piume - penzolavano in modo strano tra le sue scapole, come se fossero appesantite da dei macigni. La sua veste era del colore dell’oro e, come miniata con arte meravigliosa, risplendeva quanto il Sole per innata sua virtù. Rimasi sbalordito nel constatare che aveva in braccio quello stesso coniglietto che avevo appena sognato di acquistare, e me lo allungò con un gesto che mi parve deliziosamente tenero ed amorevole, direi quasi paterno. Con gli occhi umidi e la bocca tremante mi sdilinquii per la commozione. La luce che sprigionava dal suo essere diventò poi così intensa e pura da sfumarne i contorni e da impedirmi di vedere al di là di essa. Tutto accadde così velocemente che ne fui quasi stordito. Non poggiava i piedi per terra, galleggiava nell’aria, a un metro dal suolo, come un’entità priva di peso, ed i suoi grandi occhi eran rivolti in alto, colmi di lacrime; fu impressionante. Mi accompagnò a casa e io non dissi una parola per tutto il tragitto. Una volta dentro, seguendo un lungo lastricato di marmi fini, ci trovammo all’ingresso di quella che oggi è nota come essere la cappella privata del monastero. Camminando in silenzio, l’attraversammo per tutta la lunghezza. Giunti che fummo in prossimità dell’altare maggiore l’Angelo iniziò a fissare il pavimento; ma in quel mentre il suo corpo barcollò dondolando in avanti ed egli sbatté tumultuosamente le sue ali, dimenandole come due fendenti di una spada, per ritrovare l’equilibrio. Poi più niente. Prima di decidere il da farsi attesi ancora, quanto non saprei, forse solo qualche istante; lo scorrere del tempo per me non aveva valore. Stava molto male, e io non sapevo quel che aveva. Cominciò a vomitare sangue. La cosa apparve subito seria, in quanto il battito del suo polso era sempre più languido e teso, ed il suo pallore divenne più che eloquente, tipico di chi stava combattendo contro forti emozioni. Doveva aver consumato molta della sua energia nei giorni precedenti tanto che la sua voce era debole, ma piena di desiderio. Era scosso da brividi di paura, credetemi; era pervaso da una crescente agitazione ed anche dal coraggio che stava a poco a poco recuperando. Sapeva di essere in pericolo, era palpabile, lo avvertiva nell’aria, ma il suo primo pensiero non era per se stesso. Fu allora che, con una violenza inaudita, una voce minacciosa - presumibilmente di una qualche forma demoniaca - riecheggiò tra le pareti perimetrali di quel luogo sacro, riccamente rivestito da intonaci originali decorati - “Adesso basta! Arrenditi a me. Il tuo Signore ti ha abbandonato. Farò in modo che tua moglie CHIARA non scopra la verità. Senza ricorrere alle tue facoltà angeliche non riuscirai a salvarla”. E l’Angelo rispose con tono deciso da vero guerriero - “Principe delle tenebre e della menzogna vattene, via di qua empio, stammi lontano perché è Dio che lo vuole”. Quindi gli si scagliò addosso con impeto trascinandolo con tutto sdegno al suolo, ponendo un piede sul suo capo. Il Demone scomparve schiacciato dalla gravità della sua mole, contorcendosi e agitando le braccia per trovare un sostegno, proferendo con furore diverse frasi a Lui dirette in una lingua a me sconosciuta dal suono vischioso come una schiuma bavosa, che mi si appiccicò alla pelle. Per un momento Andrea si sentì soddisfatto. Ma durò poco; la tristezza e l’angoscia si impossessarono ben presto di Lui e, accasciandosi nella sua impotenza, si abbandonò ad un pianto silenzioso che lo squassò tutto. Amore le sue movenze, amore i suoi sguardi, tutta la persona sua amor traspirava e, conservando ciò nondimeno il suo fare mellifluo - devoto, pieno di promesse - e la sua morbidezza nel porsi, disse - “Sei sempre nella mia mente CHIARA, tesoro mio, venuta a me come una piccola foglia cullata dalla dolce mano del vento di maestrale; lieve e leggera come una piuma, sei discesa dal Cielo. Mi rifugio in te, nell’amor nostro. Aprimi il tuo grembo consolatore, moglie mia! Sei tutta la mia speranza e la mia fiducia. Per favore, permettimi di aiutarti e di salvarti”. Subito intuii le sue intenzioni, seppur feci finta di non intenderle. Ma era evidente: desiderava starle vicino, accarezzarne il corpo, percependone le profonde vibrazioni dell’anima. Al solo articolare quei versi si era in effetti come risvegliato da una sorta di incubo ed io, puntando con lo sguardo attonito lo spazio intorno a lui, ebbi la certezza che si sarebbe recato da Lei anche quella sera. Lo osservai poi con affetto e notai il suo respiro farsi affannoso; rivoli di sudore gli colarono fin sulle sopracciglia. Tuttavia si rialzò, ed una volta in posizione eretta il luogo in cui ci trovavamo diventò, davanti ai miei occhi, lugubre e meraviglioso al tempo stesso, completamente terso e limpido come un cristallo, dai molteplici riflessi, intagliato a faccette. A passo lento e accurato raccolse, da una delle panche, quella che mi apparve essere un’enorme corda in pietra preziosa, attaccata alla quale vi era uno scrigno fatto d’un sol pezzo di legno, guernito in ferro. Lo aprì e vi trovò una gocciola d’argento vivo; ne sono assolutamente sicuro. Mi disse ch’era una lacrima d’intimo dolore caduta dagli ardenti occhi della sua sposa, quando, vedendo giuocare sua figlia BIANCALAURA, un giorno ricordò i bei vecchi tempi. Lui l’aveva raccolta a sua insaputa, costituendone un omaggio al buon Dio, e l’aveva trasformata in argento. Era tutto così romantico e struggente da sembrare un’allucinazione; tutto insensatamente splendido e triste, pensai, mentre Lui richiuse il cofanetto e con un cenno del capo, ed un tremulo sorriso, mi invitò poi a seguirlo all’aperto. Spalancò dunque la bocca, senza sapere cos’avrebbe potuto dire, ed esplose in migliaia di frammenti luminosi, diversi nell’aspetto ma identici nella natura, che ondeggiarono al pari dei cappucci bianchi dei denti di leone mossi da una gentil brezza. E così scomparve in un niente, accompagnato da un fragore sordo simile a quello del tuono che si fa sentire in lontananza. A questa visione rimasi stordito. Dapprima non capii dove mi trovavo e scrutai l’ambiente circostante, chiedendomi che fine avesse fatto, ma ben presto realizzai di essere rimasto solo e mi sentii gelare quel poco di linfa che ancora mi manteneva in vita. Piansi senza neanche accorgermene, come se fossi completamente ubriaco. Era incredibile. Era fantastico. Ed era tutto così spaventosamente reale, seppur difficile da comprendere e da accettare per voi lettori che siete abituati a considerare l’essere umano come il decisore inconsapevole della sua stessa esistenza. Una realtà che ahimè doveva essere però affrontata se si voleva tornare ad avere una società in cui sia assente l’egoismo e regni l’amore più autentico e la pace. È questa la verità, che piaccia o no. Ebbene sì, avevo visto e filmato con il mio cellulare tutto quanto, ma dentro di me c’era il vuoto che mi assillava sempre di più. Non mi restava in ogni caso che scaricare il materiale audiovisivo sul mio computer in modo da poterlo visionare, decine e decine di volte. Spinto da forti motivazioni di carattere religioso ed ideologico mi precipitai a rotta di collo in camera cercando di raccogliere le idee e le immagini per raccontare al meglio quant’era accaduto. Continuai a pensarci e, ora che c’era silenzio, quelle scene divennero solitudine nella mia mente. Avrei voluto impegnarmi in qualcosa di ben diverso per Lui, sacrificando ancorché una parte di me, ma ero bloccato come Nostro Signore sulla Croce, vittima di una strana paralisi di quella che era la mia volontà d’aiutarlo, e provavo disprezzo per questo comportamento da codardo. Ma non potevo far altro che riportare la verità su quanto era successo; ed iniziai a scrivere ogni piccola cosa ed ogni mia sensazione, e per amor suo volevo portare a termine l’articolo che state leggendo facendo un buon lavoro. Scrissi per ore, sorseggiando una tazza di tè verde che ero riuscito a procurarmi nella cucina del convento. Quando andai a letto stava ormai albeggiando, irradiando una tenue luce dorata su campi e boschi, e riposai come un bambino fino a quando la sveglia del telefonino, da me posto sul mobile, non mi riportò alla realtà. Dopo essermi lavato e vestito mi venne spontaneo domandarmi se l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA era stato poi a casa della sua compagna di vita a vegliare su di Lei come il “principe” delle fiabe. Non ne potevo fare a meno. Ci pensavo mille volte al giorno, talvolta tralasciavo persino alcuni miei doveri; ma adempivo a quelli che, secondo le mie forze, mi sembravano allora più pressanti ed attuali. Quando ne parlai con mia moglie lei comprese il sentimento tormentato di ciò che significava per me aver incontrato un sogno in carne ed ossa, alto, biondo, con i capelli lunghi ed inanellati di un angelo. Era passato da me, mi aveva travolto com’era solito fare tutte le sere e se ne era andato, con leggiadria come il vento d’agosto. Pensai così che la situazione di Andrea non era disperata come poteva apparire: "Dio fa la piaga e la fascia, ferisce e la sua mano risana" (5, 18). Interpellare Dio, tuttavia, non è come dibattere con gli uomini, miei cari: è una sofferenza nella sofferenza. Ed ecco che dei lucciconi brillarono tra le mie ciglia bloccando le mie parole in gola e Lauren mi abbracciò rassicurandomi che eravamo insieme, e questa era la cosa più importante.

Lo scopo del giornalismo - professione da me svolta sin dai prima anni ’90 - è quello di fornire una testimonianza precisa degli avvenimenti, perché oculare, in relazione all’oggetto trattato. Non basta scrivere su noti quotidiani e settimanali, ma è sostanziale che chi come me scriva abbia rigore, disciplina, una morale ferrea, e lo faccia con cognizione di causa. È un mondo il nostro che non si può rappresentare a sole parole se non lo si vive sulla propria pelle; non si ha il diritto di raccontarlo. Ed è questa, infatti, la sola maniera per tentare ancora di incidere sulla sensibilità delle genti. Come giustamente riferito in sede di intervista da Domenico Quirico - uno tra gli inviati di guerra più prestigiosi sul territorio italiano - “È sbagliato separare l’atto giornalistico dall’esperienza umana, perché è quando queste entrano in contatto che si ha il passaggio dall’esperienza alla coscienza. Io devo commuovermi e suscitare nei miei lettori la stessa commozione”. Editorialista, reporter ed autore di inchieste che hanno segnato la storia politica dell’Italia, io ALBERTO DE PRA mi sono occupato nel corso degli anni di temi quali mafia, terrorismo e servizi segreti, e personalmente dubito di chi non ammette di avere le sue paure nel portare avanti certe indagini. Io ne ho tante nel caso specifico; per questo svolgo la mia attività sotto pseudonimo. Non potrei fare diversamente. Quanto avete letto, cari miei, è il frutto di un lavoro di indagine che rivela aspetti inediti della vita di un vero Messaggero del Signore. Scrivere con sincerità e correttezza non è solo per me una questione di parole, ma anche e soprattutto di atteggiamento ed intenzione. E non inventerei mai una storia del genere; non sono l’unico che ha da perderci in questa faccenda. Non abbiate dunque paura della verità contenuta in queste pagine e ricordate che chi non teme della verità non ha nemmeno paura delle parole. È inutile negare la realtà, le cose vanno viste alla luce giusta ed io - vi assicuro - ero lì lunedì 6 agosto, tra le 1.30 e le 5.30 del mattino, insieme ad una creatura celeste del più alto ordine degli angeli. Le mie non sono solo chiacchiere. Ho le prove, prove inconfutabili, tangibili. Tutte le forme di scetticismo al riguardo sono, alla fin fine, autocontraddittorie, poiché si riducono ad argomentazioni paradossali, fors’anche assurde, se non addirittura illogiche, che vanno in netta contrapposizione con le leggi auto evidenti della ragione, in quanto è illogico diffidare di un qualcosa che può esser dimostrato. E come dice Paolo Spinicci, professore straordinario di Filosofia teoretica all’Università degli studi di Milano, in una lezione dal titolo “Il mondo della vita e il problema della certezza” - “Qui il dubbio sembra smarrire la propria sensatezza, poiché il suo porsi mette in questione la possibilità stessa di effettuare un qualsiasi controllo. Gli esempi potrebbero essere moltiplicati. Posso dubitare che il soffitto di casa mia sia davvero alto tre metri, ma non posso dubitare che il metro sia lungo un metro: un simile dubbio cancellerebbe la possibilità stessa del misurare e con essa la sensatezza del dubbio rispetto ad una qualsiasi misurazione. E ancora: posso dubitare che la penna sia nel cassetto, ma se lo apro e non c’è non posso poi farmi prendere dal dubbio che vi sia ora che l’ho appena richiuso - un simile dubbio toglierebbe ogni senso alla prassi del cercare e del trovare e renderebbe quindi insieme insensato dubitare che qualcosa sia in un certo posto. Ma ciò è ancora una volta quanto dire che il dubbio è possibile soltanto all’interno di un sistema di certezze e non è quindi possibile che esso si spinga sino a minare il gioco linguistico che ne circoscrive la sensatezza”. Ed è certezza che io ho vissuto quanto avete letto. Comunque la pensiate, non sono in vena di scherzi. Ricordate che sono un giornalista e non affatto un buffone di professione, e merito rispetto tanto quanto le mie parole.

CHIARA, tuo marito non è un miserabile essere umano come tutti gli altri, ma un Angelo Custode e ti sta vicino nella sua lotta contro il buio ed il male. Una creatura divina è Lui, fatta di sangue e carne. Faccio riferimento alle illuminazioni, agli splendori, ai raggi, alle ali di un cherubino, anzi di quello che io stesso potrei chiamare il “TUO cherubino”, e ti ama con tale intensità da rinunciare all’immortalità. Non si tratta di una delle solite favole da sogno con un lieto fine, ma di una storia vera. Abbi fede tu che sei da sempre la sua Compagna di Volo; Lui ti ama quanto tu non riesci neanche ad ipotizzare, ti ama malgrado le tue colpe e ti ama nei tuoi difetti. Il suo amore per te è la più grande tra tutte le realtà spirituali. Devi fidarti della mia parola. Devi fidarti della sua forza. Abbandonati al suo infinito amore. La tua indifferenza di certo lo ferisce più di qualsiasi altra cosa, perché tu sei tutto per Lui. Tu sei la sua vita, altro Lui non ha. Tu e BIANCALAURA siete la sua strada, la sua verità.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 04 September 2018
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Andrea Brusa

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