COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 28/08/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - MI MANCA CHIUDERE GLI OCCHI NEL TUO SORRISO

PUBBLICATO IL 28/08/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - MI MANCA CHIUDERE GLI OCCHI NEL TUO SORRISO

PUBBLICATO OGGI 28/08/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Mi manca chiudere gli occhi nel tuo sorriso

Quegli occhi, quel paio d’occhi che brillavano, sembravano due fari, due torce... E quel sorriso, così accecante… sembrava… sembrava di vedere il sole quando lei rideva, credimi. Quando un uomo si sente addosso quello sguardo, quell’espressione… ma è inevitabile che gli esploda qualche cosa dentro. Tu pensi che io c’ho avuto soltanto un infarto?! Ma io ce ne ho avuti tre, quattro… non so nemmeno io quanti ne ho avuti! Il primo sicuramente quando ci siamo visti la prima volta, poi il secondo quando mi ha accarezzato, e il terzo quando ci siamo baciati, qui. Stavo per rimetterci le penne, lo sai… però, se qualcuno mi facesse la fatidica domanda: “Ne è valsa la pena?” - io risponderei - “Ne è valsa la pena… Ne è valsa veramente la pena”
Dal film Manuale D’amore

Il tempo passava ed io, dalla sera precedente, non riuscivo a mettere un freno ai miei pensieri, che portarono in me, in un luogo buio e nascosto della mia anima, dozzine e dozzine di interrogativi ed ipotesi senza risposta; una paura agghiacciante che mi trafisse il corpo come una lama affilata. La sua voce celestiale continuava a scavare nella mia testa come un tarlo che si nutriva delle mie incertezze; non c’era traccia di nulla che ricordasse la loro vita precedente se non la tomba della di Lui moglie al cimitero monumentale Père-Lachaise di Parigi - di cui trovai le prove documentali presso i registri dei decessi del comune l’anno scorso. La cosa destò la mia curiosità e volevo saperne di più. C’era la possibilità che la casa dove avevano vissuto, nella seconda metà del secolo XVIII, esistesse ancora, e che dentro vi fosse qualche indizio utile. La cosa più importante che restava da scoprire, ai fini di questa inchiesta, era dove fosse. Al solito credo ch’egli debba avere intuito cosa stessi rimuginando, perché, arrivato in cima alla scala principale dell’abbazia - dov’eravamo ospiti da poco più di due mesi e mezzo dai moncaci - tutto cominciò a vibrare e a sussultare, mentre una sorta di detonazione rimbombò, come una vera e propria cannonata nella notte, rimbalzando in una serie di scosse a poco a poco meno intense. Mi accorsi di un movimento davanti a me e nella semioscurità mi apparve, come una semplice ombra, qualcosa che prima non c’era. L’immagine ed i suoni si curvarono, strascicati e contorti da una forza inaudita. Una luce limpida e purificante riempì all’improvviso la stanza; era d’argento, ma poi divenne carne, ed apparve l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA. Aveva la chioma assai dorata e forse anche un po’ scarmigliata; le sue ali piumate, infaticabilmente agili - bianche e lucide come quelle di uno splendido cigno - battevano alle sue spalle sostenendolo in aria. Dagli occhi di Lui sgorgarono lacrime ardenti di malinconia e d’una tristezza stremata e indifesa. Approfittai emozionato per chiedergli - “Perché non mi mostri dove avete abitato quando ancora vivevate in Francia nel vostro passato?” Mi guardò per un momento, si portò una mano sul cuore, come se qualche timore o spasimo l’avesse avvinto, e sospirando disse - “Davvero lo vuoi vedere? Va bene. Andiamo.” Seguì un attimo di silenzio che fu interrotto istantaneamente da un cedimento all’esterno e da una sorta di salto ad un livello esistenziale diverso; quindi preso per i fianchi dall’Angelo venni catapultato nello spazio con una rapidità tale da lasciarmi senza parole, e nel giro di pochi istanti mi ritrovai in un maniero situato nella campagna fra Limoges e Cluzeau, a poco meno di 400 km dalla capitale. Appresi da Andrea che l’edificio era rimasto disabitato per secoli ed era ora in totale stato di abbandono, lasciato al rapido deperimento, accresciuto da un incendio di sospetta natura dolosa nei primi dell’800 che ne aveva bruciato gran parte delle finiture interne in legno, ed una bufera di vento, con raffiche di pioggia, che aveva fatto collassare il tetto provocando crolli successivi e continui danni consistenti da allagamenti. Appena entrammo nella tenuta Lui iniziò a scrutarsi intorno e si fermò in prossimità di un quadro tutto impolverato, piegato dall’umidità. Mi avvicinai camminando molto lentamente su uno stretto tappeto. Il dipinto emanava un fascino sottile, tale che la sua bellezza sembrò essere un elemento del tutto superfluo. Raffigurava una coppia di sposi in atteggiamento tenero e due bambini. Non ci potevo credere che fosse vero quello che stavo vivendo. I due amanti in esso rappresentati erano Andrea e CHIARA, perfettamente riconoscibili nonostante le scarse condizioni di illuminazione. L’Angelo scoppiò a piangere e dopo trenta insopportabili secondi si rese conto che non aveva scelta. Il cuore cominciò a battergli forte, sembrò volesse uscirgli dal petto per rincorrere quell’immagine; l’emozione gli serrò la gola. Camminò qualche metro ancora apprezzando il delicato sforzo di spostare un piede dopo l’altro. Ad ogni passo andò a perdere una piuma delle sue ali che diventarono in breve color rosso rubino nello scintillio della luna. Vidi che si stava sollevando da terra, che cominciava a librarsi in aria, mentre un intenso calore lo avvolse e dal suo corpo si sprigionò un’energia luminosa che sembrò esser la luce d’una stella. Intanto continuò a piangere disperato, con singhiozzi colmi di angoscia, e a gridare a pieni polmoni per il conflitto interiore che lo lacerava; sembrava un animale ferito. “Avanti, dimmi CHIARA, amore mio, che mi ami” - disse con un tono svenevole da innamorato. Era così incantevole, per quanto soffrisse, che quasi mi mancò il respiro. Per di più aveva anche finalmente ammesso con se stesso di non poter vivere senza di Lei. La luce dell’Angelo diventò quindi la voce del messaggero celeste che guida, soccorre, e mostra la strada. In quell’istante però le pareti del salone divennero trasparenti come il vetro. Una serie di rumori lo fecero poi voltare di scatto: udimmo un gemito lieve di dolore straziante che sembrò provenire dalle profondità dell’inferno. Infine bisbigli e voci seguiti da un tonfo, giunsero dalle tenebre ai piedi di una colonna in granito rosa, oltre l’angolo cieco dell’ingresso di destra, ed una quindicina di strane ed inquietanti creature iniziarono ad avanzare per il corridoio fluttuando ad altezze e velocità diverse, fissando l’Angelo Custode intensamente. Erano ripugnanti, tutte peli, penne a riflessi rossicci ed occhi acuti iniettati di sangue, curve e contorte; sembravano uscire da uno di quegli incubi che si preferisce dimenticare. Non avevo mai visto nulla di simile. Mi sembrò di essere il protagonista di un film dell’orrore. Non potete immaginare quanto fossi spaventato. Erano esseri di un altro mondo, di un’altra realtà, tuttavia palpabili, freddi e viventi come gli uomini. Un orrore indescrivibile, un orrore sempiterno come l’abisso che li aveva generati. Quello che successe dopo fu terribile: lo circondarono tra ringhi e uggiolii e avventandosi contro di Lui iniziarono a spingerlo e a tirarlo da una parte all’altra con tutto il loro peso, muovendosi innanzi e indietro. Come delle infuriatissime tigri presero a morderlo e a graffiarlo; lo stavano sbranando con la bava alla bocca mentr’egli cercava di divincolarsi con altrettanto vigore dettato dalla disperazione. Combatté con tutto il potere che riuscì a radunare, forzando le sue facoltà finché - pensando alla sua missione sulla Terra - un’energia incandescente d’amore e compassione esplose in un incredibile fulgore dentro di Lui ed annientò tutti i demoni che lo stavano assalendo, poi si spostò in prossimità della finestra e caracollò indietro, stramazzando come un tronco sul pavimento gelido. Ancora tremava, ancora avvertiva il tocco di quegli esseri su di Lui, il loro fiato bollente sul viso. Pian piano, con il passare delle ore, si riprese e si rialzò. Afferrò la mia mano e la strinse tra le sue, quindi con un sobbalzo prendemmo il volo. Le sue ali si distesero come prati fioriti chiamati dal vento. Con un fil di voce, quasi avesse timore di farsi sentire, disse riferendosi direttamente a sua moglie CHIARA per la quale anche quella sera aveva combattuto - “Non dimenticherò il tuo ultimo sorriso, amor mio. Sì, il tuo sorriso mi stendeva letteralmente. Mi ipnotizzava tutte le volte che il mio sguardo si posava sul tuo. Era in grado di rallegrarmi la vita. Sembra stampato nella mia mente e me lo sogno ancora la notte. Come ricreare fra noi quella complicità dolce e schietta, che mi manca e che non mi basta più?!” Tornati a casa, per quanto malconcio e screditato, afflitto e disonorato, continuò con tenacia la sua battaglia e, con le ultime forze rimaste, fece un lungo respiro, e si disintegrò svanendo nel nulla come se il suo corpo stesse lentissimamente andando fuori fuoco. Di nuovo nella mia stanza mi lasciai cadere di schiena sul letto, aprendo le braccia e serrando gli occhi a lato di mia moglie Lauren che a quell’ora di notte dormiva. Andrea se ne era andato di nuovo, la tristezza aveva trovato porte aperte e scorrazzava dentro di me cogliendomi come un soffio caldo che mi alitava sul collo facendomi battere il cuore con la leggerezza di un tamburello. Mi addormentai piangendo in silenzio, aspettando un nuovo giorno, ma mi svegliai all’improvviso un paio d’ore dopo. Continuai a rigirarmi tra le lenzuola, con addosso una esasperata agitazione, e per quanto facessi non riuscii a fermare il sogno che mi aveva destato. Sapevo che sarebbe stato meglio per me separarmi dalle mie emozioni, ma non ci riuscii del tutto; ero troppo coinvolto emotivamente ormai. Sapevo quale fosse il mio dovere e quale direzione avrebbero preso i passi dell’Angelo Custode, perché le sue intenzioni mi erano chiare come se fossero state le mie. Responsabilità. Amore per la sua famiglia. Orgoglio per la sua natura e provenienza. Orgoglio per l’amore che gli scorreva nelle vene come miele fuso. Chiesi al Signore Iddio un miracolo: che mi aiutasse a trovare le parole giuste ed i pensieri adatti per scrivere quest’articolo. Andai al tavolo da lavoro e mi misi all’opera; non potei levarmi dalla testa quella terribile serata. Scrissi al computer tutta la storia che state leggendo senza incontrare difficoltà, ricostruendo impietosamente tutto quel che era successo Poi, visionai la registrazione video in slow-motion, fotogramma per fotogramma. Su ciascuno di essi si potevano distinguere una, due, tre o più volti differenti. La realtà stava oltrepassando ogni confine della fantasia e lo sgomento in me aveva preso posto sulla razionalità. Il mio esistere era stato abbastanza tranquillo, fino a quando non mi imbattei in un qualcosa più grande di me. Quello che vi ho raccontato è una storia vera. Non ho mutato alcun nome, né ho inventato situazioni o personaggi. Dentro di me sentivo che tutto questo aveva un significato - che non ero pazzo. Pensai tuttavia che non mai mi sarei abituato a tali cose, non mai avrei vinto quella esorbitante mia sensibilità che mi portava a versare lacrime per una vera creatura celeste, non terrena, ricolma di grazia, di favori divini e bellezza. E al solito mi commossi, anch’io, come nessun’altra cosa delle siffatte mi possa commuovere. Nel corso della mattinata non dissi una parola, non avevo proprio voglia di parlare. Fintanto che strinsi trai pugni il Crocifisso di San Benedetto che tenevo sempre in tasca e, accostandolo alle mie labbra, andai a pregare, alternando fra le lagrime, suppliche ed invocazioni per Andrea e la sua famiglia, affinché fosse liberata dal giogo del MALE - “Gesù Salvatore, Signore mio e Dio mio, che con il sacrificio della Croce ci hai redenti e hai sconfitto il potere di satana, ti prego di liberare Andrea e CHIARA da ogni presenza malefica e da ogni influenza del maligno. Te lo chiedo nel Tuo Nome, te lo chiedo per le Tue Piaghe, te lo chiedo per il Tuo Sangue, te lo chiedo per la Tua Croce, te lo chiedo per l’intercessione di Maria Immacolata e Addolorata. Il Sangue e l’acqua che scaturiscono dal tuo costato scendano su di loro a purificarli, a liberarli, a guarirli. Amen”.

Io ALBERTO DE PRA svolgo il mio mestiere di giornalista con autorevolezza da oltre due decenni su tutto il territorio Italiano. In questi anni ho firmato inchieste estremamente dettagliate e puntuali - anche quelle più scomode o rischiose - riuscendo a fare quel passo in più che solo i veri giornalisti investigativi sono in grado di compiere. La scelta di pubblicare questi articoli sotto pseudonimo è legata da sempre a ragioni di tutela personale e motivi familiari. Del resto non c’è bisogno di fare gli inviati speciali in zone di guerra per ritrovarsi in condizione di oggettivo pericolo. I responsabili delle stesse redazioni dei giornali hanno l’obbligo etico-morale di preoccuparsi della protezione di coloro che esercitano il proprio mestiere ancorché in patria. Perché, così come nello specifico, non ci sono solo pericoli fisici. Che sia chiaro: quello che faccio è scrivere quello che vivo, di getto ed in totale spontaneità. Relaziono eventi racchiudendomi davanti al mio PC, senza bisogno di inventare nulla sulla giornata che definisco “mia”, in quanto mi trovo a vivere sulla mia pelle le vicende da me descritte. Nessuno si permetta di giudicare pertanto il mio operato e il mio approccio alla professione di cui uno dei presupposti deontologici fondamentali è la ricerca della VERITA’. Per me il giornalismo non è mai stato il desiderio di perseguire fama e notorietà, ma una vera e propria missione di vita. La verità oggettiva - cari miei lettori - è stata da me raggiunta in queste pagine con onestà e senza compromessi grazie alla reale conoscenza di tutti i fatti da me esposti, con le relative cause esterne ed interne che ne hanno determinato gli sviluppi e le vere motivazioni consce ed inconsce che stanno dietro a tutte le azioni di Andrea che è il protagonista. Non scherzo mai sul mio lavoro. Un saggio e filosofo cinese, anche noto col suo nome di nascita Meng Ke oppure Ko, riguardo alla consapevolezza delle qualità morali che un individuo dovrebbe possedere afferma - “Quando si vuol riconoscere se qualcuno è capace o inetto, basta guardare a quale parte del suo essere egli dà particolarmente importanza. Il corpo ha parti nobili e parti ignobili, parti importanti e parti insignificanti. Non bisogna danneggiare ciò che è importante per amore dell’insignificante e ciò che è nobile per amore dell’ignobile. Chi cura le parti insignificanti del suo essere è un uomo insignificante. Chi cura le parti nobili del suo essere è un uomo nobile”. Non mi appartiene questo mondo con le sue leggi umane contorte e innaturali, non mi appartiene l’egoismo, la falsità, la menzogna. Grazie al cielo non faccio lo scrittore, ma il cronista. Le notizie che qui vi riporto sono sempre verificate e documentate, seppur succeda in alcuni casi di venire denigrato ed accusato, da sprovveduti e nulla facenti, di scrivere notizie infondate e false; migliaia di ore di registrazioni video in possesso di un notaio ne sono la prova principe. Quanto avete letto ha avuto luogo, così come da me resocontato, nella notte di martedì 31 di luglio tra l’1.00 e le 4.30 tra Francia ed Italia. Come più volte detto e ripetuto, non faccio letteratura e ancor meno devo impressionare una platea di lettori; è tutto assolutamente vero, sino all’ultima parola. Se tutto ciò che ho qui elaborato fosse stato solo un sogno, non ci sarebbe un Angelo Custode d’amore, su questa Terra, con tanto di orecchie, occhi, pelle, carne e ossa e dallo spirito lucido. Un essere celeste - che non ha mai peccato né mai peccherà - mandato davanti a sua moglie CHIARA per guidarla e per fargli ritrovare la giusta strada. Un Angelo ch’io ho modo di incontrare tutte le sere. Del resto lo stesso Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria, assicura che - “La Sacra Scrittura e la Tradizione della Chiesa in modo unanime affermano l’esistenza di creature spirituali. Tant’è che ogni domenica nella celebrazione eucaristica tutti noi cattolici rinnoviamo la nostra professione di fede con queste parole: Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose, visibili e invisibili”.

Un celeste fedel cittadino veglia e combatte per te CHIARA giorno dopo giorno proteggendoti dalle forze demoniache; espone la sua vita al furore delle battaglie, versando pure il suo sangue, per te. Spesso queste sue mani invisibili ti difendono anche quando tu non te ne avvedi, da numerosi pericoli sia fisici sia morali. Non sei un onere per Lui, sua dolcissima Compagna di Volo. Ti ama, credimi! Vuole il tuo bene più di quanto tu possa volerne a te stessa! Solo se lo chiami con FEDE può intervenire, perciò non stancarti mai di CHIEDERE. Ricorda che non aspetta altro che potersi rendere utile per te. Ti ama da sempre, incondizionatamente, non per doppi fini, ma semplicemente per come sei. Custodisci il suo cuore perché ti appartiene. Prenditi cura di Lui con infinito amore. Non è una messa in scena quanto hai letto; ti sarà sembrata una fiaba, ma è tutto vero, com’è vero il presente, anche se, rivivendo gli accadimenti, è parsa incredibile persino a me.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 28 August 2018
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Andrea Brusa

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