COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 21/08/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - IL MIO CUORE E LA MIA ANIMA TI APPARTENGONO

PUBBLICATO IL 21/08/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - IL MIO CUORE E LA MIA ANIMA TI APPARTENGONO

PUBBLICATO OGGI 21/08/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.
http://www.grandangolare.com/

Il mio cuore e la mia anima ti appartengono

“Lo so che ti sembra smielato, ma l’amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non vivi. Io ti dico: Buttati a capofitto! Trovati qualcuno che ami alla follia e che ti ami alla stessa maniera! Come trovarlo? Beh, dimentica il cervello e ascolta il cuore. Io non sento il tuo cuore perché la verità, tesoro, è che non ha senso vivere se manca questo. Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente equivale a non vivere. Ma devi tentare perché se non hai tentato non hai mai vissuto”
Anthony Hopkins (dal film “Vi presento Joe Black”)

A quell’ora di sera la spiaggia - affollata durante il giorno soprattutto di famiglie con bambini - era deserta, anche se un gruppo di giovani studenti di un College universitario aveva acceso un falò arrostendovi delle salsicce allo spiedo, e accompagnandosi con una chitarra acustica cantava - con un pessimo accento - canzoni d’amore in francese, strimpellando davanti ad un mare liscio come seta, al riparo dal vento che soffiava soave agitando i miei pensieri fra i capelli. Io stavo fuori e passeggiavo, malinconico e senza compagnia, nella notte illimitata di una piccola cittadina dall’afrore appiccicoso di fritto e di spezie, disegnando forme sulla sabbia con un lungo bastone in legno di frassino dall’estremità superiore ricurva. Mi sedetti sull’arenile - a qualche centinaio di metri - presi la testa tra le mani serrando gli occhi, più forte che potevo, e mi sentii come se stessi precipitando in un girone dell’inferno dantesco. Stetti lì fermo e immobile fintanto che non cominciai ad avvertire strane luci nell’oscurità delle mie palpebre chiuse. Allora vidi un cupo bagliore penetrare dall’alto alle mie spalle. Mi voltai nella direzione da cui credevo fosse pervenuto. E lo vidi, sospeso a mezz’aria. Ero sicuro che Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, sarebbe venuto a cercarmi. Due ali spiegate bianche - rivolte verticalmente al cielo - dalle morbide velature d’oro e d’argento, accompagnavano l’anatomia del suo corpo avvolto da lunghi vestimenti e fasce che gli si incrocicchiavano sul davanti; la sua testa era incorniciata da un meraviglioso cerchio di luce ambrata. Osservandolo mi sentii come schiacciato da una forza invisibile, qualcosa che l’Angelo sprigionava in maniera così insistente da poter essere fisicamente percepito anche da me. Avea gli occhi senza lacrime di dolore, ma lucidi di una luce di un sole che non temeva la sua solitudine. Mi commossi, perché negarlo! A un certo punto mi affiancò e con una voce gentile ruppe la quiete e disse - “La mia storia mi ha aiutato a capire come Dio mio Padre tratta i suoi servi e come li trasformi secondo la sua propria volontà in ciò che dovremmo essere. Sei pronto per questo anche tu? Vieni con me; sarà una lotta sino allo spuntare dell’alba”. Seguì una lunga pausa, durante la quale trattenemmo il fiato, muti nell’attesa dell’incerto futuro che già avanzava; poi sentimmo un rumore preciso, simile ad un gemito forte e chiaro ed io lo guardai con aria smarrita; non si era trattato di un animale ferito, era il lamento di alcune donne. Ci avvicinammo per distinguere bene la scena: due uomini - presumibilmente degli spacciatori dalle grosse mandibole e dall’aspetto volgare - non essendosi minimamente accorti della nostra presenza per via del buio, stavano infierendo con brutalità, picchiando con calci e pugni - a sangue ed a turno - tre ragazzine con indosso indumenti intimi soltanto, e quest’ultime erano stese a terra, rannicchiate, inermi come sfinite dalle troppe lacrime, ed urlavano per le incredibili sofferenze. L’Angelo Custode si illuminò a giorno e senza calcolare nulla, senza pensarci un secondo, né averlo pianificato, si scaglio contro quei poco di buono. Dalle sue mani sembrarono uscire delle fiamme; gliele punto addosso in pieno volto, colpendoli con un fascio di pura energia e subitamente spaventati si misero in fuga. Prima incredule e stupite, poi atterrite, le ragazze videro venirsi incontro Andrea, e così scapparono in preda al panico, senza neanche mostrargli la loro riconoscenza. Dopo un po’ l’oscurità cominciò a sembrarmi meno fitta; non che ci vedessi meglio, ma il buio non era più così impenetrabile come prima. Quando d’un tratto vidi le sue lacrime, non ebbi però il tempo di dir nulla; sapevo che dovevamo andarcene da lì il più in fretta possibile, prima che qualcuno ci vedesse. Tremavo come una foglia, quando, mi prese per mano ed in volo mi portò via con sé. In un batter di ciglia mi sentii leggero come una piuma e mi ritrovai inspiegabilmente sotto un grande albero in un prato verde e sotto un cielo azzurro punteggiato di stelle. E l’Angelo pianse con amarezza. Tutto il suo corpo si agitò convulso, la nuca gli si sollevò di continuo. Pianse tutte le sue lacrime che non aveva ancora pianto. Lacrime di frustrazione che gli annebbiarono la vista. Si sentì sconfortato, più dalla situazione in generale che da una causa specifica. Erano lacrime di chi sapeva di non poter far nulla per mutare il corso degli eventi. Nessuno lo aveva accettato per quello che era, e negli anni la cosa era diventata talmente insopportabile tanto che non si mostrava più, se non di notte ed a me soltanto. Quella sera era stato un caso eccezionale; essendo infinitamente buono e sapiente, non avrebbe potuto fare altrimenti per salvare quelle tre ragazze. Ma ora, a mente fredda, pensò di essere stato un pessimo Angelo Custode, non essendo riuscito a proteggere la sua famiglia. Fremette: il pensiero che sua moglie CHIARA fosse in potenziale pericolo, e che Lui non potesse fare nulla per Lei, lo disarmò ed il dolore lo invase con la forza di un’ondata di maremoto. Voleva starle vicino e amarla come aveva fatto per tutta la vita, e sprofondare nel suo calore. Capii che quella sarebbe stata solo una breve tappa, il suo obiettivo era raggiungerla quella stessa sera; e così facemmo. Rimasi incantato ad osservarlo però, non tanto per il suo aspetto armonioso e la leggiadria durante il volo, quanto per la sensibilità d’animo che lo contraddistingueva che mi portava ad accogliere un premuroso e disinteressato affetto nei suoi confronti. Poi, nel giro di qualche istante, non so come, mi ritrovai nella camera da letto di sua moglie, dove più volte negli ultimi mesi eravamo già stati - non per ultimo il giorno del suo compleanno il 24 di giugno. Tirai nuovamente fuori il cellulare e continuai a filmare quanto stesse accadendo. Lo vidi sedersi davanti alla ragazza, al bordo del letto, con tutta calma. Spostò con delicatezza una ciocca di capelli che era finita sull’occhio sinistro di CHIARA per poter godere in modo ancor più profondo della sua bellezza che rese Andrea il più amante, ed il più appassionato tra tutte le creature viventi. L’adorava al punto da starsene come paralizzato, a fissarla mentre dormiva per tutta la notte, come sempre aveva fatto; gli occhi serrati, le labbra socchiuse, il capo sul cuscino. Era pensieroso, in quello spazio ristretto, e pur continuando a piangere, riuscì a dirle - “Amore mio, ricorda che il mio cuore ti appartiene, e la mia anima è e sarà sempre ovunque tu possa trovarti”. Intanto passarono le ore e senza che nemmeno me ne rendessi conto, a un certo punto, con il lento spuntare del giorno, si alzò e, con una certa solennità, aprì le sue ali auree, ora grandi e massicce; erano l’unica parte di Lui che al momento brillava di una luce divina, come se fossero fatte di cristallo di rocca; ognuna delle sue piume, candide quanto la neve, era ricoperta di scintillii e, dopo ogni seppur lieve movimento, emanava polvere d’oro che andava a disperdersi nell’aria. Per questa straordinaria grazia soprannaturale, mi prese con sé, e mi riportò a casa. Si lamentò poi per alcuni secondi e, dopo aver sentito la sofferenza pulsare a fondo dentro il suo petto, svanì lasciando che un nugolo di fiori, cadendo, prendesse il posto delle pietre sulla terra intorno ai miei piedi. Confuso, e nuovamente solo con i miei sentimenti, mi domandai allora che cosa avrei dovuto fare; ero, al solito, del tutto impotente; era giunto il momento di mettermi a scrivere. Del resto si era fatto troppo tardi per andare a letto - era già sorto il sole. Stanco, ma carico di adrenalina da non avere sonno, provato dalla tensione, ma pieno di energie, decisi così di mettermi al lavoro. Davanti al computer iniziai perciò a scrivere quest’articolo d’inchiesta sull’ennesimo fatto accaduto in quella notte di venerdì 27 luglio - tra le 0.30 e le 5.45 del mattino in una regione del centro Italia - senza nervosismi, ma con assoluta fermezza, impegnandomi a non nascondere alcun particolare, mantenendo la distanza oggettiva dagli eventi, com’è mia abitudine fare. Scrissi senza interruzioni né intervalli sino alle ore 14.00. Una volta terminato mi misi in piedi, e sorrisi tristemente. Rilessi queste pagine almeno un centinaio di volte, tanto per essere sicuro di non aver esagerato nelle descrizioni. Ed ogni volta mi sembrò essere la prima, e cominciai a riflettere, a pensare, a filosofeggiare, a rimuginare; le mie stesse parole ebbero lo stesso effetto su di me come se io fossi stato un semplice lettore, non come su quello che le aveva appena messe nero su bianco. Poi mi risedetti alla mia scrivania, vincendo qualche riluttanza; abbassai lo sguardo sullo schermo del laptop e deglutii, conscio di aver appena raccontato una verità che nessun essere umano avrebbe mai dovuto sapere. Nessuno forse ci avrebbe creduto, nemmeno quelli che avrebbero fatto finta di crederci. Ma io avevo le prove che andavano ben al di là delle vostre più sottili argomentazioni, prove inconfutabili, in quanto io stesso ero e sono una prova… e poi ci sono 5 ore di registrazioni video che testimoniano, senza alcuna ombra di dubbio, quello che era appena successo e di cui io vi ho fatto da portavoce imparziale. Ora però, sì che avevo bisogno di riposare altrimenti non avrei retto al prossimo incontro con Andrea la sera successiva. Quella giornata mi era sembrata davvero interminabile. Mi infilai così il pigiama ed infine mi distesi sul letto. Per ben tre volte presi sonno, e per altrettante tre volte venne a me nel sogno la visione dell’Angelo Custode. Ogni pensiero o emozione vissuta con Lui mi riconduceva alla sua presenza, persino il profumo del suo corpo, ancora presente accanto al mio, mi davano una sensazione di pace interiore e riuscirono a rilassarmi un po’. Mi svegliai in prima serata sudato e con gli occhi pieni di lacrime; non avevo mai provato nulla di simile in vita mia. Feci appena in tempo a cenare insieme alla mia famiglia e l’ora si era di nuovo fatta. In un modo o nell’altro l’avrei rivisto; ero contento ed anche preoccupato. Abbracciai mia moglie Lauren e le mie due bambine che, tutte eccitate, mi parlarono di un sacco di cose e mi chiesero subito come fosse andato l’incontro. Si informavano, volevano sapere tutto di Lui, di cosa stesse facendo, di come stesse. Le presi in braccio e tra un bacio e l’altro, risposi commosso alle loro curiosità riprendendo un po’ di coraggio. Anche loro erano in ansia per Andrea, cosa che non avrei mai immaginato. Scoprii, con mio grande stupore, che non ero il solo ad avere dei segreti e che, a volte, il semplice atto di condividerli era sufficiente ad alleggerirne il peso.

Io ALBERTO DE PRA sono un giornalista nel senso più operativo del termine perché faccio inchieste sul campo - pur scrivendo sotto pseudonimo, in modo che nessuno sappia chi io sia in realtà, a tutela del proseguo delle indagini. Certo, il mio mestiere è molto cambiato da quando cominciai a lavorare 22 anni fa, perché allora facevo il cronista occupandomi di reportage, progetti d’investigazione giornalistica senza precedenti, in un mondo che aveva ancora tanto da rivelare a voi lettori. Oggi con tutti i mass media a grandissima diffusione, e la velocità del susseguirsi di notizie alla portata di tutti, le cose si sono complicate. Eppure ci sono ancora storie possibili da raccontare, storie incredibili ma vere, come quella da me trattata in questa serie di articoli. Alba Vastano, in un editoriale sul giornale telematico CITTA’ FUTURA, dice che - “La verità è l’oggetto e la finalità della comunicazione ed è il problema centrale che si dovrebbe porre il giornalista che vuole impostare la sua professione sull’etica della comunicazione. La veracità è la virtù che esprime una persona autentica che ama dire il vero nel suo lavoro di comunicatore. La veridicità è la corrispondenza fra ciò che si pensa e ciò che si comunica. La veridicità applicata alla professione giornalistica è appunto la corrispondenza fra l’operatore della comunicazione ed il risultato del suo lavoro nel comunicare. Si chiama anche coerenza, ma a molti operatori della notizia sfugge”. Ebbene, la verità per me, che sono un professionista, è dire ciò che è, ciò che è accaduto, ciò che è stato detto, ciò che stato fatto. La verità è tutto ciò che mi circonda. La verità è che io sono io, tu sei tu, egli è egli, noi siamo noi, voi siete voi e essi sono essi, ed Andrea è un vero Angelo Custode. È vero ciò che scrivo, quello che racconto e descrivo, e non è lecito dubitarne. A tal proposito Angela Nese in un articolo di fondo sulle certezze di Wittgenstein si domanda - “Fin dove è consentito dubitare? Chi volesse dubitare di tutto, non arriverebbe neanche a dubitare. Lo stesso gioco del dubitare presuppone già la certezza, afferma Wittgenstein, a voler dire che ogni forma di dubbio è possibile unicamente in relazione ad un contesto di cui si è, invece, certi. Il filosofo parla non a caso di gioco del dubitare, riferendosi ai suoi celebri giochi linguistici: ogni gioco linguistico, dunque, ogni tipo di discorso, scientifico e non, parte sempre da certezze non verificate e, in certi casi, neppure verificabili”. Convincetevi ed arrendetevi dunque alla triste seppur scomoda verità. Quando penso e scrivo non sono un sentimentale, ma sono più realista della stessa realtà. Non sono un Ghostwriter che peraltro non potrà mai aspirare alla gloria - cosa a cui io certo in ogni caso non aspiro. Il protagonista di cui io vi parlo non è un personaggio irreale, sbocciato dalla fantasia di uno scrittore di grande ingegno, ma - e lo dichiaro sulla base delle prove a mia disposizione, ovvero, come già detto, di migliaia di ore di registrazioni su supporti audio video - una creatura celeste tangibile, con una voce propria, e sono stanco di dover sempre giustificarmi per quello che faccio. Domani l’altro mattina presto partirò per Torino proprio per consegnare il materiale probatorio presso uno studio notarile al quale mi appoggio da circa due anni e mezzo, o poco più; e lo dico in questa sede affinché CHIARA, moglie di Andrea, ne prenda atto. Non sopporto chi mi possa accusare di non saper svolgere il mio lavoro e di farlo male, in quanto io e la mia famiglia conosciamo perfettamente i sacrifici che stiamo facendo per portare avanti l’inchiesta. Qualcuno starà magari pensando che sono un po’ folle a fare determinate asserzioni pubbliche, che potrebbero mettere a serio rischio la mia credibilità personale. E potrei andare avanti ancora, ma ritengo possa bastare; penso sia chiaro che chiunque sia dalla parte della verità debba necessariamente ascoltare la mia voce con animo aperto e senza pregiudizi. Tra l’altro il convincimento che sia un angelo custode a vigilare su ogni nostro agire, e che ci protegga dai pericoli, è un pensiero diffuso che non abbraccia soltanto la religione Cattolica, ma anche molti altri credo religiosi. Addirittura pagani come il commediografo Menandro e lo storico Plutarco, ritenevano che esistessero delle entità ultraterrene preposte a vegliare sull’operato di ciascun essere umano.

Fidati CHIARA, so quel che dico. Quando un Angelo come Andrea ti visita, non sentirai forse il fruscio delle sue ali, non avvertirai il tocco di piuma del petto di una colomba, ma percepirai la sua presenza per l’amore che crea nel tuo cuore. Credimi, è meraviglioso avvertire la sua capacità consolatoria. Il suo è l’unico amore in grado di rassicurarti, confortarti, guarirti il dolore e l’infermità; è un sentimento che può ogni cosa, che porta con sé la notizia di un destino d’amore supremo. Il tuo Amico di Luce vuole farti sapere che ovunque ci sia la luce non può sussistere il buio; non aver paura perché Lui ti ama.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 21 August 2018
  • 14

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Andrea Brusa

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