COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 14/08/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - NONNA BIANCA, AIUTACI!

PUBBLICATO IL 14/08/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - NONNA BIANCA, AIUTACI!

PUBBLICATO OGGI 14/08/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana

Nonna Bianca, aiutaci!

“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi Amore, sarei come il bronzo che risuona o il cimbalo che tintinna. E se anche avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, se anche possedessi una fede così grande da trasportare le montagne, ma non avessi Amore, io non sarei nulla. E se anche distribuissi tutti i miei averi ai poveri e offrissi il mio corpo perché fosse bruciato, ma non avessi Amore, niente di tutto ciò mi gioverebbe. L’Amore è paziente, è benigno; l’Amore non arde di gelosia, non si vanagloria, non s’insuperbisce, non si comporta in maniera sconveniente, non persegue il proprio interesse, non si indigna, non nutre alcun risentimento per il male ricevuto, non si rallegra dell’ingiustizia, ma gioisce della verità. Tutto ammette, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”
San Paolo (prima lettera ai Corinzi)

Mentre la notte si faceva sempre più nera, apparve all’improvviso, dalla piccola porta sul retro della canonica dell’abbazia - un edificio in pietra grigia circondato su due lati da una folta siepe di spine, grosse querce e cerri - una sagoma dalla carnagione pallida e con un fazzoletto di pizzo tra le dita delle mani; quasi una visione celestiale. Era una signora anziana, alta, dall’aspetto benevolo e confortante, con la schiena un po’ incurvata che ne riduceva la statura. Gli occhi lucidi, quasi imploranti, e le labbra tremanti per l’emozione, facevano trapelare una tenerezza ampia e sconosciuta, quasi stupita di sé, mentre le lunghe ciglia abbassate spargevano un’ombra soave e grata su quel volto addolorato, bagnato dalle lagrime. A me sembrò di riconoscerla. Ma sì! Era proprio lei: la nonna di CHIARA… nonna BIANCA, morta una decina di anni fa. Non mi ero ancora ripreso dallo stupore per quell’incontro inatteso, quando la stanza divenne satura di una luce tenue, fredda, argentea, simile a quella della luna, mentre il vento fece ondeggiare più forte le tende. Strabuzzai gli occhi e mi appoggiai al muro. Fu allora che, ad alcuni metri da dove io mi trovavo, scorsi due ali e, in basso, una veste candida come il latte con qualche accenno di ricamo dorato alle estremità che ne cingeva il corpo sino ai talloni. Etereo, d’immane bellezza che spaziava ben oltre i confini dell’immaginario, Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie era arrivato e si diresse, senza dire nulla, verso la bella signora. Era visibilmente commosso. La sua presenza ed il suo sguardo erano la più evidente ed irrefutabile prova della sua santità; per un attimo mi sentii rapito da Lui e dal suo sorriso che sprigionava speranza e nobiltà d’animo e per questo decisi di raccontarlo a voi lettori. Li osservai abbracciarsi per un lungo, infinito, splendido minuto; sembravano due bambini travolti da un’emozione incontenibile. Alla fine l’Angelo inaspettatamente si inginocchiò e posò mani e testa per terra. Poi si tirò su, rimanendo inginocchiato nell’angoscia e nel senso di colpa per non essere riuscito a salvare sua nipote; non era stato capace di proteggerla e le chiese scusa. Avvertii quindi le ali sulla sua schiena farsi più incorporee, e innanzi agli occhi suoi presero a baluginargli centinaia di scintille luminescenti. Cercò disperatamente la forza dentro di sé, un residuo del suo potere, tracce delle sue facoltà elementali di cui era detentore, e le trovò con facilità. Perforategli le viscere gli esplosero tutt’attorno in un’aurea che lo avvolse come un mantello invisibile e lo pervase di un’energia così intensa da mandare in mille pezzi tutti i vetri delle porte finestre. Ad un certo punto non capii più cosa stesse succedendo; udii solo, in un sussurro, l’Angelo dire “Ho paura, non te ne andare, non mi lasciare. Nonna aiutami, aiutami nonna. Parla con CHIARA. Conto su di te, affinché scopra la verità, e ti prego di comprendere che se ho fatto quello che ho fatto è stato soltanto perché non avevo altra scelta”. In procinto di piangere lei gli si strinse contro consolandolo; e Lui scoppiò in un pianto ancor più forte, dato ch’era così incredibilmente mite. Stette silenzioso a guardarla per ore mentre lei continuava a parlagli in tono carezzevole: ma al sorgere del sole quella cara visione scomparve ed io nella semplicità del mio cuore, credetti fosse una grazia data dal cielo. Avevo filmato tutto quanto; erano state scene meravigliose che andavano solo trascritte, non c’era da aggiungere una virgola; il loro parlato era stato terso senza neppure una reiterazione. E non era ancora finita. Lui non avrebbe mai ceduto, ne ero sicuro, ed avrebbe lottato come aveva sempre fatto. Ero più che convinto che qualcuno di lassù - e l’apparizione della nonna di CHIARA ne era un segno - lo avrebbe assistito perché egli non smettesse di amare e di cercare quell’amore che gli era stato ingiustamente strappato. Guardai l’Angelo Custode rovesciare il capo all’indietro, senza furore né stupore, ma in atto umile e triste. Uscimmo sul prato subito fuori casa. Al di là dallo steccato, che delimitava l’ampio giardino, si stendeva la campagna ondulata e verdeggiante, pesante di profumi ed impregnata di umori, dove lo stormire delle fronde degli alberi si mescolava alla calura, al frinire delle cicale ed al ronzio degli insetti. Dopo un attimo di esitazione l’Angelo si alzò in volo ed io lo seguii librarsi in aria. Volteggiò sopra di me, in alto, in un cielo color giada sul lato dell’alba. Le sue ali sbatterono furiosamente mentre lottava contro se stesso continuando a girare in cerchio, sollevando polvere e sabbia tutt’attorno. Col cuore che gli rimbombava forte fin nelle orecchie - tanto da non riuscire a sentire altro - cercò di mantenersi in equilibrio, facendo di tutto pur di riprendersi in fretta, ma non gli fu possibile. Un profumo strano nell’aria, d’erba tagliata di fresco, di fiori, e di miele, mi incendiò il sangue e quando qualcosa di non meglio definito lo colpì la sensazione che provò fu così forte da fargli perdere del tutto il controllo. Cominciò a precipitare ruotando vorticosamente a spirale, in un caleidoscopio di ritmi e cacofonie, come una foglia morta staccatasi dall’albero del cielo. Cadde così a terra con un tonfo e lì rimase nel mezzo di un’enorme macchia rossa che gli si aprì nel torace. Gli occhi verde smeraldo si erano tramutati in due pozzanghere di sangue. Sentiva solo quel dolore lancinante, pulsante, che gli toglieva le forze, lasciandolo debole e senza fiato. Mi avvicinai cercando di mascherare l’insicurezza che mi divorava; tentai di sollevargli il capo ed egli mi guardò con quello sguardo umido di lacrime ed un’espressione di sgomento. Lo accarezzai piangendo, poi le mie mani lo sentirono diventar pesante finché lo abbandonai al suolo, inerte. Le punte delle sue ali rigarono il terreno tracciando la strada che seguiva, come per dire “è di lì che si passa, non altrove”. Improvvisamente si aprì il cielo e una gran luce piovve su l’Angelo Custode che non si ritrasse. Dopo qualche secondo si sentì assalire da brividi di freddo per tutto il corpo, quindi si riscosse e si rialzò. I raggi del sole che sorgeva all’orizzonte iniziarono a stendersi cupi attraverso lo spesso strato di nubi dissolvendolo rapidamente, dipingendo l’atmosfera di colori stupefacenti. Era quasi l’ora! In un istante la ferita scomparve ed una cotal fragranza di Paradiso rimase sulla sua pelle rigenerata. Un attimo dopo ricomparve il “fantasma” della nonna di CHIARA sulla cima di una collinetta costellata di radi alberi e del tutto priva di sottobosco. La vidi accostarsi a Lui con una celerità spaventevole. Nonna BIANCA voleva rassicurarlo, ma fu solo in grado di dire: “Farò del mio meglio”. Poi più nulla. Rimanemmo nuovamente soli ed il tempo passò con sorprendente velocità. Andrea si allontanò da me finché la sua sagoma scura si disgregò come la neve sulle pendici di un vulcano in piena eruzione ed in un velo di ombre svanì. Ovunque andassi, e con chiunque parlassi, mi sentivo inadeguato, non all’altezza della situazione. Mi chiesi cosa avevo fatto per meritare tanto dal Signore Iddio, e preferendo non trovare la risposta, mi incamminai verso l’abbazia con la netta percezione che il mondo intero fosse una prigione così ostile da minacciare la tranquillità pur’anche di un Angelo in carne ed ossa. Fui a lungo combattuto prima di scrivere questo articolo; pensai che nessuno avrebbe creduto ad una sola parola. Mi domandai, cosa avrei dovuto fare. Continuai a chiedermelo. Per un tempo interminabile, mi feci questa domanda senza giungere a nulla di concreto. Poi mi sono detto ch’io ormai avevo raccolto un tal numero di prove - 6 ore di video registrati solo quella sera - che non c’era ragione di preoccuparmi e perciò non esitai un solo istante a mettermi al lavoro. Pur essendo molto stanco non avevo ormai più sonno ed andai, con tutta la fatica della notte accatastata sul mio cervello, alla mia scrivania davanti al computer. Scrissi ininterrottamente tutta la mattina, senza pensare le parole che sapevo sgorgarmi dal cuore. Forse la cosa migliore che ho mai scritto in vita mia. Ed è sempre così; in situazioni di grande smarrimento e dolore, si scrivono sempre cose speciali. Non volevo tradire la verità dei fatti, parte della quale era che il destino di Andrea e CHIARA era stato segnato nell’attimo stesso in cui si erano sfiorati. Verso mezzogiorno mi sentii talmente spossato da non aver neppure fame e caddi pesantemente sul divano, collassando sui cuscini di stoffa a quadretti, addormentandomi di un profondissimo sonno. Dormii quasi tutto il pomeriggio. Mi svegliai con una luce obliqua che filtrava da due alte finestre semichiuse color arancio della mia camera, disegnando strisce brillanti sulle lenzuola. Ero in preda di sentimenti contrastanti che non riuscivo a governare e avevo bisogno di riflettere perché ero spaventato, e quello mi sembrò il posto ideale per farlo; avevo bisogno di pregare e di confessarmi. Era tutto molto difficile, mi sentii colpevole e sporco, macchiato con il rosso del sangue, il nero della morte, imbrattato dalla sensazione di non poter aiutare una creatura angelica - quale Andrea era ed è - un essere così gentile, che non desiderava altro se non di amare e di essere amato. E così feci. Trascorsi il resto delle ore guardando e riguardando lo stesso video girato con il mio cellulare la sera prima ripetutamente, fermandomi ogni cinque minuti per assicurarmi di non farmi sfuggire nulla. M’accorgevo adesso che quei fotogrammi in movimento mi tenevano compagnia. Ero solo e dove la mia mano cercava quelle immagini trovava una voragine infinita, che vuota, riecheggiava senza vita. Era stata una notte perfetta, e forse irripetibile, che si era cristallizzata nel mio cuore. Sapevo che Nonna BIANCA gli voleva molto bene. Lo aveva accolto fin da subito come suo figlio, e per Lui lei c’era sempre; solo CHIARA - sua nipote e moglie di Andrea - era all’oscuro di tutto. Ed io provai per la famiglia dell’Angelo Custode una pena profonda e un grande sconforto che accecò la mia mente stanca e bisognosa di pace; una tristezza infinita, malinconica, inesplicabile, mi fece venire una gran dolcezza, una gran prostrazione, un gran desiderio di piangere ed urlare che nasceva proprio dal petto e non si decideva a risalire agli occhi. Non mi concessi nessuno svago fino a quando per istinto guardai l’orologio per rendermi conto dell’orario. Mancava un quarto d’ora alle 19.00. Ero fremente ed impaziente; ancora poco e l’avrei rivisto. Allora sentii la calma crescere dentro di me e rimasi in attesa disteso a letto ad osservare il bianco sporco del soffitto.

Italo Calvino, riprendendo quello che ebbe già a dire Benedetto Croce nell’ambito della professione giornalistica, sottolineò il fatto che “Il giornalista - attività incompatibile con quello dello scrittore - […] è un mestiere di enorme importanza sociale, e richiede doti eccezionali, ma che non può essere coltivato a fianco della letteratura, perché non può nello stesso tempo usare lo stesso strumento”. Ed ancora Enrica Dalla Vecchia scrive sempre al riguardo che “Il giornalismo d’inchiesta non è morto, ma sarebbe necessario produrre degli standard di lavoro investigativo internazionale da adottare anche in Italia, per alzare il livello di qualità e avere anche sulle nostre reti più serietà professionale. Obiettivo estremamente importante da raggiungere data la rilevanza e l’autorevolezza di tale espressione comunicativa e la forza che può conferire alla nostra società”. Io ALBERTO DE PRA faccio il giornalista e sto a scrivere tutto il giorno. O, almeno, ci provo. Mantenere il mio vero nome segreto, per proteggere la mia identità, è stato il motivo principale per cui da due anni e mezzo a questa parte io abbia scelto di usare uno pseudonimo. Sono però un professionista serio ed apartitico e troverei assolutamente raccapricciante il solo sospetto che si possa dubitare di me e del mio operato, io che ho portato a termine - nel corso di decenni di onorato servizio - inchieste e reportage tra cui alcune per corruzione e millantato credito che hanno fatto finire in carcere diversi referenti della malavita organizzata del tempo. Abbraccio appieno quanto dice Avikal E. Costantino, fondatore e direttore dell’Integral Being Institute e co-direttore dell’Awareness Intensive Institute - “Amo la verità, amo cercarla, trovarla e riconoscerla, amo quello che sento quando la verità è chiara, manifesta, evidente, e posso vedere con chiarezza che nel profondo del mio cuore è sempre stato così da che posso ricordare, anche se c’è voluto un po’ di tempo per trovare il coraggio di affermarlo a me stesso ed ancora di più per praticarlo nella vita di ogni giorno”. Vi assicuro - cari miei lettori - che scoprire la verità, e metterla per iscritto, è la mia ragione di vita, lo scopo prioritario di ogni giorno che vedo sorgere. Scrivo quello che vedo accadere in questo mondo triste ed infelice. Scrivo quello di cui sono testimone, e non è colpa mia se la storia può sembrare irreale. La realtà che prendo in considerazione in questi articoli - e che l’ideologia si propone assurdamente di spiegare - non è quella dei fatti scientifici, ma è la sola realtà oggettiva esistente, non una semplice astrazione metafisica. Credo di essere in possesso di una corazza di ferro, a volte addirittura impenetrabile, ma sono molto fragile quando viene messa in forse la mia onestà e la mia capacità di giudizio. Non permetto a nessuno di approfittare di me nel modo che alcuni hanno preteso o possano pretendere di fare in futuro. Ho prove a sostegno di quello che dico e scrivo; migliaia di ore di registrazioni video accumulatesi nei mesi e prive del benché minimo tentativo di manipolazione. Quanto avete appena letto in queste pagine è accaduto, così come descritto - senza omissioni né aggiunte - in data venerdì 20 luglio tra l’01,00 e le 6,00 del mattino in una località del centro Italia che, per i soliti motivi di privacy, non posso nominare. È l’inchiesta più importante da me condotta nell’arco della mia carriera in termini assolutistici. Questa è una storia vera, figlia del nostro tempo; anche se ha avuto inizio secoli fa. È la storia di vita di un angelo, un vero Angelo Custode - splendente, bellissimo, estremamente potente, con tanto di ali fatte di piume, ma piume vere - che custodisce la propria fedeltà ad una moglie che si avventura nel mondo tra le tante insidie del MALE. Una creatura celeste inviata dal Signore suo Padre dal Cielo in Terra per stare a fianco della sua protetta e preoccuparsi di Lei: reggendola, proteggendola, illuminandola e custodendola, secondo le parole della bella preghierina che, tra le prime, si insegna ai bambini. No, io non ho scherzato, tutt’altro. Perché per me questa è una cosa seria. Queste non sono mie fantasie, e per quanto lo ripeta sempre, è comunque importante ribadirlo, visto e considerato che per me la trasparenza è la regola e non l’eccezione.

E qui mi rivolgo a te CHIARA, parafrasando una frase di Alain De Botton - “Se non accetterai gli insegnamenti che l’amore ti ispira, continuerai felice a ripetere indefinitamente gli stessi errori, come mosca che ritorna demente a picchiare contro i vetri delle finestre, incapace di capire che il vetro, per quanto trasparente, non può essere attraversato”. Andrea ti ama senza se e senza ma. Il suo cuore, proprio come l’oceano, non ha limiti e più a te ne concede più Lui stesso ne possiede, perché l’uno e l’altro sono infiniti. È un Angelo, reale quanto lo sei tu e lo sono io, ed è venuto da te pochi giorni prima della scomparsa di tua nonna BIANCA e della sua salita in cielo. Ricorda - il tuo scetticismo non farà altro che negare la possibilità di conoscere la verità. L’unica è sola.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 14 August 2018
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Andrea Brusa

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