COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 07/08/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - S’APRONO GLI OCCHI D’ANGELO NELL’OSCURITÀ

PUBBLICATO IL 07/08/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - S’APRONO GLI OCCHI D’ANGELO NELL’OSCURITÀ

PUBBLICATO OGGI 07/08/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana

S’aprono gli occhi d’angelo nell’oscurità della notte

Non scriviamo e leggiamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore… sono queste le cose che ti tengono in vita.
Robin Williams (dal film "L’attimo fuggente")

Alle 2,30 di sabato mattina 14 di luglio non si era ancora fatto vedere. Non ero stato neppure avvisato della sua assenza e chissà cosa bolliva in pentola e che cosa significavano le emozioni sconosciute che mi faceva provare. Comunque Lui non c’era e tanto bastava per non farmi sentire a mio agio e anzi, mi spaventava un po’. Non so come, ma avevo il presentimento che gli fosse successo qualcosa di brutto, ed ero preoccupato di tale pensiero emerso da un buio che ignoravo. Arrivai nell’antica biblioteca dell’abbazia - dove abitavo con la mia famiglia - e mi recai subito nella sala di lettura, assaporando come sempre l’odore asciutto e stantio d’inchiostro che filtrava dalla carta di quei vecchi libri di religione. D’un tratto Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, entrò in pieno nell’alone di luce delle lampade e, con due sole falcate silenziose, lì si fermò di nuovo, immobile. I suoi occhi erano ricettacoli di fulmini, di pungenti raffiche di vento freddo che penetravano fin dentro le ossa. Ali d’angelo esplosero come una vampata abbacinante alle sue spalle, illuminando tutta la stanza con il loro splendore. Preso alla sprovvista, restai a guardarlo confuso; balzai poi in piedi con un movimento così brusco come se qualcuno mi avesse pungolato il sedere con un aculeo, tanto che feci cadere un bicchiere e rovesciai, nello stesso tempo, una leggera sedia di paglia sgangherata su cui vi era appoggiata una copertina di damasco rosa. Quel rumore doveva essere stato abbastanza forte da svegliare un frate che dormiva nelle vicinanze. Ed infatti, di lì a poco, un sacerdote sulla settantina entrò trafelato nella camera. Non appena vide l’Angelo s’arrestò in un passo incompiuto, la bocca semichiusa, distorta in una smorfia di meraviglia, e ripeté più volte - “Non ci posso credere! Non ci posso credere!” Ricordo ch’ebbe un principio di mancamento. Non riuscì a guardarlo propriamente in viso, quindi tenne la testa bassa, ma non lo perse di vista un secondo. Andrea intanto avanzò aprendosi un varco tra tavoli, sedie e mille altri suppellettili, mentre la luce che lo avvolgeva diventava sempre più vivida e brillante. E così, non curandosi più di nulla e di nessuno, si abbandonò alla propria disperazione. Le radiazioni luminose ch’egli produsse attraverso il suo corpo furono più intense e dolorose del solito. Scariche elettriche si sprigionarono dalla mano chiusa a pugno mentre l’energia angelica pervase ogni fibra del suo essere. Emise dunque un urlo soffocato di dolore e nascose il volto fra le mani. Allora cominciò a piangere; iniziò con lacrime violente, gli occhi sconvolti e le gote in fiamme. Nel frattempo il padre cappuccino, ripresosi dallo shock, col fiatone ed il cuore in fibrillazione, domandò - “Ehi! Ma cosa sta succedendo?” Ed io risposi - “Stia tranquillo. È tutto a posto, poi le spiegherò. La cosa importante” - aggiunsi alla fine - “è che lei non ne faccia parola con gli altri membri della confraternita. Sarebbe un disastro se la cosa venisse fuori al di là di questo monastero. Nessuno deve sapere il motivo per il quale siamo qui e lontanamente sospettare dove ci troviamo”. Poi l’angelo dispiegò le ali facendoci ammutolire. “Voi” - eruppe - “Ascoltatemi!” - e noi smettemmo di respirare, ed avremmo desiderato fermare anche il battito del nostro cuore, per non udire nient’altro che la voce dell’Angelo. “Unite alle vostre le mani mie” - diss’egli - “affinché possa io sollevarle innocenti e pure verso Dio. Unite la mia lingua alla vostra, affinché possa io con libertà parlare al mio Signore. Le mie preghiere, se non sono unite alle vostre ed alle preghiere di Gesù Cristo, non servono a niente”. Mi inginocchiai, e così fece il frate; entrambi poi invocammo Dio come può pregare solo chi è guidato dallo Spirito Santo. La creatura celeste cominciò a tossire con una forza tale da far tremare le pareti. Era la tosse più terribile che avessi mai sentito, e più era scosso da quelle tremende contrazioni inspiratorie e più ci guardava e ci chiedeva scusa. Sulle sue labbra, in breve, si andò a formare un denso liquido rossastro. Provava delle fitte costanti al petto, come se vi avessero conficcato una lancia. Aveva una lacerazione su di una gamba, una ferita aperta; chinandomi sentii l’odore della carne gonfia di pus. Non comprendevo il perché grazie alla medicina celeste di suo Padre, le piaghe non si fossero, appena aperte, rimarginate, come abitualmente capitava. Si trattava in effetti di una brutta infezione - frutto dell’ultimo scontro con il demonio, avvenuto qualche giorno prima nel tentativo di difendere la sua amata sposa - dalla quale colava sangue con estrema abbondanza. Un po’ di questo gli sporcò la veste, ma la maggior parte scivolò lungo le sue membra e cadde a terra. Con la voce rotta dallo sforzo e dall’emozione - infrangendo il silenzio - pronunciò queste parole - “Vivrò per mia moglie CHIARA. La salverò in ogni caso e mentre l’aspetterò continuerò ad esistere ogni attimo e non mi lascerò mai sovrastare dalla tristezza. Pensando di poterla incontrare in ogni occasione, cercherò di essere sempre al meglio e sempre con il sorriso addosso. Ad ogni modo farò le mie esperienze, i miei sbagli, avrò le mie delusioni, raggiungerò traguardi e cadrò tante volte. Ed alla fine di tutto, questa attesa non sarà tempo sprecato perché la speranza di trovarla mi farà vivere ogni giorno senza mai lasciarmi andare”. A quelle parole il panico prese il sopravvento sul frate spingendolo ad un movimento improvviso per volgersi e correr via. Le sue mani iniziarono a tremare per l’ansia come una foglia e le gambe stentarono a reggere il poco peso della sua vecchiaia. Non poteva restare lì, o il suo cuore sarebbe scoppiato prima. Voleva fuggire, ma non era in grado di muoversi, le sue gambe erano come inchiodate al pavimento da una morsa d’acciaio, incapaci di sollevarsi, e non ne volevano sapere di fare ciò che lui comandava. Ebbe solo la forza di dire molto velocemente e con tono basso - “Voglio delle spiegazioni, e le voglio subito. Voglio sapere” - e si mise seduto, schiarendosi la gola, per accertarsi che non stesse sognando. “Ora non è il momento” - risposi io - “ma le prometto che le racconterò tutto dall’inizio. Abbia un po’ di pazienza”. Le tenebre che ancora ci ricoprivano si illuminarono per noi alla luce mistica delle ali dell’Angelo Custode, che presero a battere velocemente come quelle di un colibrì ed egli si alzò a qualche metro da terra. Si inchinò ancora una volta rivolto a noi prima di svanire con un bagliore ed uno sbuffo di fumo simili a quelli con cui spesso si era palesato. Cominciai a sentirmi strano, non sapevo neanche io cosa fosse. Pensavo e ripensavo costantemente ad Andrea. Quel mattino, del resto, io e mia moglie Lauren ci eravamo alzati di buon’ora, per trascorrere all’aperto un giorno festivo insieme alle nostre figlie di otto e nove anni, e mai e poi mai avrei immaginato che quella giornata cominciata così pigramente avrebbe avuto un risvolto del genere; un’altra persona aveva scoperto e visto con i suoi occhi chi realmente Andrea fosse ed adesso, giustamente, necessitava spiegazioni. Finora tutto era andato liscio, ma dovevamo stare attenti a non commettere il benché minimo errore in futuro. Accostandomi al frate lo tranquillizzai dunque scaldando le sue mani fra le mie, consigliandogli di andare a riposare nel suo alloggio e dicendo a lui che ci saremmo parlati l’indomani, a mente fredda e lucida. Se volevo rispettare i miei doveri di giornalista, dovevo scrivere quest’articolo. L’inchiesta da me svolta su di un vero Angelo Custode sulla Terra proseguiva giorno dopo giorno, arricchendo la vicenda di particolari, e dovevo mettere su carta tutto quello che era appena successo nelle ultime ore così che, presto o tardi, la verità potesse venire a galla. Mentre guardavo con il mio telefonino le registrazioni video realizzate la sera stessa, ripetersi più e più volte, pensai a come avevamo passato la notte. Ogni istante, ogni azione, ogni parola, mi venivano in mente. Mi dicevo di stare calmo, di riflettere; non vedevo l’ora di rientrare in stanza e mettermi al lavoro. L’attesa dei giorni che passavano, ormai mi snervava e con nessuno potevo parlare di ciò che stava accadendo se non con la mia famiglia. Sembrava un film, ma la grandiosità era data dal fatto che tutto era reale. Quasi senza rendermene conto, accesi il computer e cominciai a scrivere. Continuai imperterrito fino all’alba e fino a quando nel thermos non restò nemmeno una goccia di caffè. Lessi e rilessi l’articolo che state leggendo voi lettori per assicurarmi di non avere le traveggole e non aver dimenticato neanche un singolo dettaglio. Chiusi il file Word e poi, come di consueto, ne salvai una copia sulla chiavetta per prevenire un eventuale scherzo del computer. Raccolsi tutte le mie cose che avevo lasciato in giro e, unitamente alle video registrazioni ed alle immagini fotografiche, inviai il tutto tramite corriere al notaio a Torino. Avrei voluto prendere Lauren e riferirle l’accaduto, ma prima dovevo parlare con il frate, come gli avevo promesso. Nella mia testa c’era una grande confusione. Ero nuovo a queste situazioni. Le sensazioni che provavo erano contrastanti fra loro. Tuttavia ero consapevole del fatto che sarei stato capito, o almeno lo speravo. Non sapevo però da dove cominciare. Decisi così d’iniziare dal momento in cui i due figli di Andrea e CHIARA morirono nella seconda metà del diciottesimo secolo poiché, per raccontare dell’Angelo Custode, dovevo partire da loro. E cosi feci. Lui sbarrò gli occhi, incredulo, eppure sapeva che stavo dicendo la verità; aveva visto. Parlammo intensamente per un paio d’ore, anche delle sue valutazioni e stati d’animo personali, di quel che stava succedendo, e ricordo bene di come mi stesse ascoltando attentamente. Stanco com’ero, decisi infine di riposare un poco. Chiusi gli occhi e pervaso da un senso di assoluta pienezza che non avevo mai sperimentato prima, e che temevo non avrei mai più provato, iniziai ad avvertire un certo torpore e dopo pochi istanti caddi nelle braccia di Morfeo. Nel sogno udii con l’anima nella mano la voce dell’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, che come miele caldo colava tra le mie dita a lenire le mie preoccupazioni. Quando mi svegliai, capii che non era passato troppo tempo, avevo la bocca secca e una gran voglia di continuare a dormire. Ma dovevo tornare in forze quanto prima perché la sera dopo avrei avuto una nuova missione da portare a termine; un nuovo articolo da scrivere.

Io ALBERTO DE PRA, presi la decisione tempo addietro di scrivere sotto pseudonimo puramente per ragioni di sicurezza personale e tutela della mia privacy, ma anche per trattare di argomenti scomodi senza essere perseguito. In qualità di giornalista investigativo mi sono occupato di cronaca nera e giudiziaria per molti anni. La mia firma è più o meno nota sul territorio per aver svolto, nel corso di quest’ultimo quarto di secolo, diverse inchieste di livello nazionale che credo siano state di un certo rilievo perché riguardanti massacri, atti terroristici, eventi di rilevante spessore. Di volta in volta, come mi riusciva più naturale, mi sono visto coinvolto nella soluzione di alcuni problemi più importanti nell’ambito delle ricerche su alcuni misteri che hanno segnato la storia Italiana; fatti invisibili e spesso indicibili; ed è proprio per questo credo che sia nata una sorta di affinità del tutto particolare che mi ha legato al caso che sto trattando su questi articoli. Con la passione, l’esperienza, l’intuizione e l’onestà di sempre, io porto avanti la verità a qualsiasi costo. A questo proposito Francesco Lamendola, alla domanda - “Che cos’è la verità?” sostiene che bisogna subito affiancare la domanda - “Che cos’è la giustizia? Le due cose coincidono” - sostiene Lamendola - “bisogna farsi piccoli e umili davanti alla verità dunque, è un dovere secondo giustizia. La verità, è l’accordo fra il reale e il giudizio: diciamo che se esiste un tale accordo, siamo nella verità; se non esiste, siamo nell’errore, nella menzogna, nella falsità. Andiamoci piano col negare che la verità esista, per il fatto che alla mente umana difficilmente essa si presenta nella sua interezza, cioè nella sua effettiva natura. Negare la verità è quasi come negare il reale, perché implica che l’essere o non sia, o non sia per noi: ma se noi siamo, allora noi siamo nell’essere, siamo parte dell’essere; e, se noi siamo parte dell’essere, allora siamo nella verità e siamo parte della verità”. No, cari miei lettori; non ho inventato nulla, né aggiustato un bel nulla. Ormai non si tratta più di “creare”. L’essenziale è ciò che io stesso ho osservato e così descritto. Quanto avete letto in queste pagine sono fatti realmente accaduti. Non si tratta di una fiaba, ma solo il preludio al dramma che sta svolgendosi davanti ai vostri stessi occhi. Una storia vera, uno spaccato di vita vissuta che, a differenza di tante altre, spero possa avere un lieto fine proprio come nelle favole. Vi ricordo che non c’è un modo di fare giornalismo d’inchiesta, ma c’è una sensibilità individuale che va rispettata, così come la mia professionalità, e per tanto confermò l’attendibilità delle mie dichiarazioni e di quanto da me scritto. Non so che dire d’altro. Non sono un arguto scrittore, non oggi, forse non domani, sicuramente non ieri…. sono solo un povero giornalista che lavora seriamente con la capacità di reinventarsi la propria professione ogni giorno. Il mio lavoro va rispettato così come quello di chi, come me, svolge attività non remunerate, per amor di verità e giustizia. La documentazione video in mio possesso parla chiaro. Centinaia e centinaia di ore di filmati in cui tutto, o quasi, è stato registrato. Come dice la maestra yoga Elisabetta Guccione - nata a Milano il 22 agosto 1972 - “L’amore è la capacità di soffermarsi su un piccolo fiore che cresce sul cemento e contemplare il miracolo della creazione. L’amore è guardare il dramma dell’esistenza ed essere capaci di vedere oltre le apparenze per cogliere il senso del grande progetto. L’amore sconfigge il tempo ed insegna l’arte di Essere. Ma per Essere bisogna sviluppare Consapevolezza, e per sviluppare Consapevolezza bisogna scendere negli abissi di se stessi ed Osservare. Senza coraggio non si potrà mai conoscere l’amore. Quando la vita avrà tolto tutto ciò a cui ti sei sempre aggrappato, allora il Creatore ti darà la Tua opportunità. Questa è l’Era dell’Opportunità. Solo andando incontro alla prova, solo affrontando lo sconosciuto, potrai aprire la Sua porta. L’amore è Credere, al di là di tutto. L’amore è Fede, anche quando le cose non vanno come vorresti. Spesso chi comprende il vero significato dell’Amore, è proprio colui al quale nessuno lo ha mai insegnato. E questo può far comprendere di quanto potente può essere l’Amore, se realmente si desidera vivere in Esso. Solo quando si decide di porre l’Amore dinanzi a tutto, l’impossibile diventa possibile”.

CHIARA, quella che hai letto è la storia di un qualche cosa di speciale che ha cambiato radicalmente il corso della mia vita: l’incontro con un Angelo Custode in carne ed ossa. E presto, questo incontro, spero di poterlo condividere con te, se lo vorrai. Non preoccuparti, non voltar le spalle alla felicità, c’è un mondo nuovo innanzi a te pronto ad attenderti. Spiega le tue ali, lasciati andare dolcemente al rassicurante ritmo del suo amore; il dolore che ti sta dilaniando l’anima non potrà arrivare a te; abbandona le tue paure, non aver dubbi, è solo amore ciò che potrai trovare. L’amore di un vero Angelo per te.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 07 August 2018
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Andrea Brusa

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