COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 31/07/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - E’ IL CUORE CHE SI SCIOGLIE PERCHE’ DESIDERA SENTIRE

PUBBLICATO IL 31/07/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - E’ IL CUORE CHE SI SCIOGLIE PERCHE’ DESIDERA SENTIRE

PUBBLICATO OGGI 31/07/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.

È il cuore che si scioglie perché desidera sentire, vivere, vibrare

La croce è l’unica risposta valida che sia stata data sotto il cielo, per liquidare il sospetto sull’amore di Dio. […] Gesù non è venuto a spiegare il dolore, ma a prenderlo su di sé, per riempirlo della divina pienezza del suo amore. Certo, non ha cancellato la sofferenza, come non ha cancellato la morte, ma l’ha cambiata di segno: le ha tolto il segno meno “-” e le ha messo davanti il segno più “+”
Omelia presso la cattedrale a Rimini del 22/03/2009

Era la notte dell’9 di luglio, ed io non avevo dormito serenamente. Una gran confusione di sogni mi avevano lasciato una leggera inquietudine; tremende e violente visioni nel sonno mi si erano accavallate senza ordine nella mente per ore ed ore. Troppe domande rimanevano ancora senza risposta. Alle due di mattina mi sarò rigirato nel letto non so quante volte, ed alle tre presi la decisione di alzarmi. Faceva un caldo insopportabile; mi sentivo mancare il respiro, ed ero tutto sudato. Mi misi in pantaloncini e maglietta a sedere davanti al computer, aprii il programma di posta elettronica e scossi il mouse per illuminare lo schermo. D’improvviso ebbi la sensazione di non essere più solo. Non mi voltai subito, perché cercai di mantenere il controllo dei nervi. Con molta circospezione, nell’oscurità, senza neppure un lume, ruotai poi il corpo verso destra, cercando di muovermi nel modo più silenzioso possibile per non svegliare Lauren che ancora riposava nella stanza da basso. In fondo al corridoio, sfavillante come un cristallo azzurro dai riflessi infuocati, Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, se ne stava in piedi con una veste bianca, lunga, a maniche larghe e le braccia muscolose incrociate sul petto; rimasi accecato da tanto splendore. Le sue ali, d’un bianco tanto candido da tendere verso il celeste, erano leggermente dispiegate verso l’alto. Brillava nello scintillio argentato della luna; un inno di piume e di penne, quale non vidi mai prima d’allora. Vedendo che lo rimiravo, non seppe impedire a due lacrime calde di scendere sulle sue guance e disse, con voce resa incerta dalla commozione - “Mia figlia! Voglio vedere mia figlia BIANCALAURA! Voglio abbracciarla, stringerla e non lasciarla mai più. Oggi è il suo compleanno… ed ho promesso che le avrei portato un regalo”. Senonché, senza darmi il tempo di fiatare, mi prese tra le braccia e, stringendomi al petto, spiccò il volo. Un eco distante, con suono così tenebroso e cupo come se provenisse da un antro profondo e chiuso, attraversò il cielo ed io rimasi immobile in attesa di vedere cosa sarebbe successo. Si udì poi un rumore inquietante, come di frana o di ghiaia che rotola, e in una frazione di un secondo, dalle nuvole che si erano ritirate sopra le nostre teste - sebbene il mio campo visivo ormai non mi permettesse di distinguere niente nell’oscurità - intravidi le luci di un’abitazione. In quell’istante fummo investiti da un’ondata di gelo penetrante, tanto che ricordai persino con simpatia la calura del mondo. Quando fummo all’interno della camera da letto intravidi una bambina dormire come un sasso, girata su un fianco, una mano sul viso. Era sua figlia ed egli fu tentato di darle un bacio. In quel mentre gli sembrò che nel sonno stesse cominciando a singhiozzare e così decise di svegliarla. Inizialmente BANCALAURA si spaventò, ma quando vide il volto tranquillo e disteso dell’Angelo Custode suo padre, capì che la situazione era sotto controllo, fece un lungo respiro per calmarsi e tornò ad incontrare i suoi occhi. “Papà! Ma sei tu? Sei arrivato!” - disse la bambina alzandosi in grande eccitazione, percorrendo la stanza d’un balzo ed andando verso di lui. L’angelo fu pronto ad accoglierla tra le braccia. “Mi sei mancato tanto!” - disse la bimba. “Anche tu, tesoro” - rispose Andrea. E furono abbracci e grida e il tenersi stretti l’un l’altro con il terrore del tempo che falciava anche nel prato dell’amore. Parlarono a lungo, sottovoce, come avessero atteso per anni quest’incontro. “Anche se tu non mi vedi, sappi che non ho lasciato mai sole né te né la tua mamma CHIARA. Anche tu, piccola mia, sei un Angelo come me, e papà ti darà motivo di verificarlo. Però devi essere paziente e calma. Domattina crederai che quello che hai visto e ti ho appena detto l’hai sognato durante la notte. E non ti ricorderai null’altro” - diss’egli parlando col cuore in mano. “Hai intenzione di cancellarmi la memoria?” - domandò spaventata sua figlia, ed egli ancora prosegui - “Non si tratta di cancellare la memoria, ma di bloccare i ricordi. Perdonami, ma sono costretto a farlo, per il tuo bene. Ora devo proprio andare. Potrei fare ritorno un po’ più tardi. In questo momento la mamma ha bisogno di me. Ti voglio bene”. Con uno scatto fulmineo ruotò su se stesso tenendomi per mano e così mi portò in alto nel firmamento nero velluto, sbattendo le sue ali poderose, finché non vedemmo intorno a noi altro che pianeti, lune e stelle luminose. E ora piangeva e piangeva, senza freni disperato. L’atmosfera era percorsa da granelli di polvere e fuscellini di paglia, tant’è che l’Angelo ingerì, serrò le palpebre, strinse le labbra, ma non riuscì a fermare le lacrime, che continuarono a sgorgare dai suoi occhi. Ero torturato dal suo viso, dalla sua espressione sofferente e prima di rifugiarsi nel silenzio pronunciò queste ultime parole a voce bassa e con molta tranquillità - “Tutto dipende da mia moglie CHIARA, solo dal di lei arbitrio. Solo se Lei me lo permetterà potrò salvarle entrambe. Non immagini quanto amo la mia famiglia, quanto ne ho bisogno. Mia moglie è la chiave di tutto; è la stella che illumina il mio essere ed io privo del suo amore non sono nulla… e nulla posso fare”. Langelo era stanco: quella serata lo aveva prostrato nel fisico e nella mente; straziato nell’anima. Tant’è che, arrivati a casa, in meno di mezzo minuto cadde a terra come un oggetto che sfugga di mano. Nel momento in cui si apprestò a rimettersi in piedi, in cui mutò l’angolazione delle sue ali, perse disastrosamente il controllo di se stesso, ed io osservai la luce di dolcezza che fuoriusciva dai suoi begli occhi verdi leggermente strizzati nello sforzo di vedere, perché anche vedere era diventato per Lui uno sforzo. Ammiravo la luce che emanava ed il rispetto che ne portavo a cotanta bellezza. Un’inatteso rumore meccanico, proveniente dalla strada, fece poi destare di colpo mia moglie che intimoritasi, corse difilato a chiamarmi, mi strinse il braccio, indicandomi l’Angelo Custode ed io vidi un alone scuro lambire la sua pelle, attorcigliarsi al suo braccio e confluire dentro le sue labbra. Il silenzio fu dunque rotto da un fruscio di piume, dal frullare di un paio d’ali che si aprirono e lui scomparve. Entrambi scorgemmo al suo posto un bagliore nella volta celeste. Non sembrava affatto la solita classica stella cadente: brillava di un raro splendore tanto da sembrar incendiare il cielo. Era così diversa dalle altre. Mi stropicciai gli occhi come se non fosse possibile quello a cui avevo assistito. “Svelto, esprimi un desiderio!” - mi incitò Lei. Ma io pur aprendo la bocca non seppi che proferire sul momento; ero rimasto più che incantato da rimuovere dalla mia memoria completamente le preoccupazioni che tanto m’aveano sconvolto fino a quel momento. Suoni, immagini, profumi. Udivo tutto e, a tratti, vidi la mia immagine riflessa nel vetro della vecchia porta finestra dell’abbazia dove da poco più di un mese e mezzo eravamo ospiti, e ritenni che valesse sempre la pena di esprimere un desiderio, non importa quanto singolare esso potesse apparire agli altri. “Volesse il cielo… che io possa fare dell’abbandono e della confidenza in Dio l’impegno eroico della mia vita”. Un desiderio enorme ed impossibile da realizzare. Del resto non ero stato io effettivamente a pensarlo, eppure quella voce riecheggiò nella mia testa salmodiando preghiere ed invocando l’aiuto del Signore, perseguitandomi come un’eco tra le montagne. Per un istante rimasi sorpreso ed ebbi paura, paura di aver oltrepassato il limite. Lo sguardo rapito di mia moglie Lauren si fermò ad osservare la volta emisferica che sembrava limitare verso l’alto la nostra visione notturna, costellata da miriadi di puntini luminosissimi e dominata da una luna che tentava spasmodicamente di raggiungere, tanto la sentiva vicino a sé! La osservai e lei sembrò assente per qualche istante, immersa in chissà quali pensieri. Il suo corpo era lì, ma la mente altrove. Credo che pensassimo ambedue ad Andrea sentendoci impotenti davanti a tanta ingiustizia e indifferenza nei suoi confronti. Mi recai quindi a prendere in mano gli articoli dell’ultima settimana scritti sulla sua persona e sbadatamente urtai qualcosa. “Ahi… che male! I miei manoscritti, miseria” - imprecai tra i denti nel disperato tentativo di raccogliere in tempo il materiale scivolatomi sul pavimento. Non potevo però permettermi distrazioni. Volevo mettermi subito al lavoro. Non ebbi modo di vagliare, né di fare qualsiasi altra cosa. Non potevo rischiare di dimenticare alcun dettaglio di quanto accaduto. Controllai dunque il mio smartphone verificando le registrazioni video effettuate quella sera. Se volevo rispettare i miei doveri di giornalista d’inchiesta era mio scrupolo scrivere quest’articolo, per come lo state leggendo voi lettori. Presi allora un profondo respiro ingoiando la rabbia e la frustrazione e mi misi così al computer; scrissi senza inventare nulla, sostanzialmente come un ricordo riaffiorato di colpo nella memoria, non fermandomi mai, per le successive tre ore. Al termine crollai, come un ramo secco cade dall’albero, sullo scrittoio ed iniziai a piangere e piangere ancora. Pensai alla stupidità umana e alle stupide convinzioni di cui troppi sono schiavi. Passai a deplorare la cecità di coloro che adoperano tutte le possibili cautele per difendersi dalla verità: quella da me raccontata; di quelle persone che insomma leggeranno quanto ho scritto, e s’infiammeranno, scambiando la realtà con la fantasia creando solo un sacco di caos. Il mattino seguente, ancora turbato dalle recenti emozioni avute durante la notte del compleanno della figlia di Andrea, andai dal notaio, dopo aver ingurgitato preventivamente due caffè forti per farmi coraggio, e consegnai a lui la documentazione al riguardo in attesa che CHIARA potesse prenderne visione: due ore di fimati e alcune centinaia di immagini fotografiche, il tutto all’interno di una chiavetta USB.

È arrivato il momento di guardare in faccia la realtà - cari miei lettori - e di avere il coraggio di dire la verità. Senza questo coraggio la vita non ha senso. Le persone che ci fanno più male sono quelle che ci tengono lontano dalla realtà. Voi pensate che sia impossibile quanto da me scritto? Ma no, è successo veramente. Come dice Henry Harrison Brown in un suo libro - “Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere e peggior sordo di chi non vuol sentire. Ma c’è un fatto più profondo che non si vede e non si sente; è la volontà di non voler vedere o sentire. Vale a dire che ogni persona ha il potere di scelta. Per esercitare questa scelta deve essere padrone del proprio destino. È la patente del corretto essere umano, erede dei beni divini. A seconda di come esercitiamo questa scelta possiamo ridurre l’animale che vive dentro di noi e innalzarci alla nostra Umanità”. E veramente ignoranti sono coloro che si ostinano a non voler distinguere le verità dimostrabili da quelle indimostrabili, per quanto apparentemente fantasiose; ed in ogni caso io ho prove più che certe, concrete e inconfutabili, tali da non lasciare dubbi al riguardo, prove di cui parlo proprio in questo articolo. Che si vergogni chi continua a far finta di credere che siano solo favole. Non faccio certo mistero di chi sono e di cosa faccio. Sono un giornalista di valore, di indiscussa competenza ed esperienza. È chiarissimo che un professionista quale io ALBERTO DE PRA sono - pur scrivendo sotto pseudonimo - non si arrende a se stesso né si arrende agli intrighi della logica. Io viceversa mi attengo ai fatti. Solo scrupolosamente ai fatti ed alle osservazioni. Ma mi rendo conto che più scrivo attenendomi fedelmente alla realtà, più voi lettori siete inconsciamente indotti a creare una vostra propria interpretazione metaforica del tutto. Non è una storiella fantasy e basta. Da molti anni mi occupo di inchieste e solo ed esclusivamente di inchieste come questa che avete appena letto e che, per loro natura, spesso lasciano l’amaro in bocca e molta delusione a me per primo. Scrivo ogni giorno quel tanto; quattro o cinque pagine di stampa; non una riga di più, e nell’analisi della realtà quotidiana, vi assicuro che sono guidato da criteri oggettivisti e deterministi. Questa è vita reale vissuta la notte di lunedì 9 luglio tra me ed un VERO Angelo Custode. Voglio soltanto far bene il mio mestiere e, siamo chiari, ho tutto da perderci e niente da guadagnarci nel dire certe cose. Spero che i lettori comprendano la necessità del giornalismo investigativo da me praticato e gli sforzi necessari per farlo seguendo le regole. In questi articoli, nella forma di una lunga inchiesta, presento una serie di documenti, testimonianze e prove che propongono una versione definitiva dell’esistenza degli Angeli. Auspico così pubblicandolo di dare un contributo al BENE, concorrendo ad avvicinarmi ad una verità che non ha più ragione di rimanere segreta. Come dice Papa Francesco - “Coloro che giudicano gli altri sono ipocriti, e si mettono, erroneamente e anche presuntuosamente, al posto del Signore. E verranno giudicati allo stesso modo. Queste persone sono usurpatrici di un ruolo che non compete loro, e inoltre sono sconfitti, perché vittime della loro stessa mancanza di misericordia”. La Verità rende liberi, per questo è importante ch’io faccia di tutto per farla conoscere alla moglie di Andrea. Sono pronto per una tal causà a dare anche la vita, purchè io termini la mia carriera giornalistica con onestà e correttezza.

Gli angeli esistono, e quel giorno di due anni e mezzo fa - lo ricordo ancora come fosse adesso - ne ebbi una prova. Fu allora che mi trovai per la prima volta davanti un cespuglio di capelli biondi, gli occhi di un verde trasparente e due splendide ali bianche con riflessi dorati. Io so bene CHIARA che tu non ammetterai di aver sbagliato, chi mai lo fa; riconoscerai forse di essere stata affrettata, impulsiva, sciocca, ma non di aver sbagliato perché se segui il cuore dimmi, come puoi definirlo uno sbaglio? Ed anche se non mi credi, sappi che quello che ho visto non lascia spazio ad interpretazioni. Non è una illusione - quella che la psichiatria dice essere la visione deformata delle cose - bensì la cronaca di quanto accaduto realmente. Andrea, il tuo Angelo Custode, da vero Angelo di bontà, sa appieno comprendere l’elevatezza del tuo carattere e dei tuoi sentimenti; ti ama con un amore sì intero, quasi non altri avesse ad amare se non te. Anche tua figlia BIANCALAURA è un angelo, vero tanto quanto il padre. Il suo amore non ha confini. È grande, possente. L’amore suo non teme nulla; travalica le frontiere dello spazio e del tempo, e come dice San Vincenzo de Paoli “tutte le generazioni raccoglie in un sentimento e favoreggia, come la luce del maggiore pianeta illumina assiduo e riscalda là dove penetra col suo irradiamento”. Ricorda CHIARA: non puoi fargli del male. Tuo marito Andrea sta rischiando la sua vita per salvare la tua, direi proprio che è segno di bontà non credi? Egli non è altro che il Cuor Divino rivelato all’umanità nelle spoglie carnali di un Angelo Custode. Amalo per ciò, amalo d’un amore tenero e disinteressato.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 31 July 2018
  • 14

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Andrea Brusa

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