COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 24/07/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - T’OFFRO ETERNO AMORE, ETERNA FEDE

PUBBLICATO IL 24/07/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - T’OFFRO ETERNO AMORE, ETERNA FEDE

PUBBLICATO OGGI 24/07/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.

T’offro eterno amore, eterna fede

“Cos’è che rende un uomo grande, ammirato dal creato, gradevole agli occhi di Dio? Cos’è che rende un uomo forte, più forte del mondo intero; cos’è che lo rende debole, più debole di un bambino? Cos’è che rende un uomo saldo, più saldo della roccia; cos’è che lo rende molle, più molle della cera? È l’amore! Cos’è che è più vecchio di tutto? È l’amore. Cos’è che sopravvive a tutto? È l’amore. Cos’è che non può essere tolto, ma toglie lui stesso tutto? È l’amore. Cos’è che non può essere dato, ma dà lui stesso tutto? È l’amore. Cos’è che sussiste, quando tutto frana? È l’amore. Cos’è che consola, quando ogni consolazione viene meno? È l’amore. Cos’è che dura, quando tutto subisce una trasformazione? È l’amore” (Søren Kierkegaard)

“Basta guardare la televisione” - dissi tra me e me. Avevo bisogno di distendermi i nervi e riflettere un po’ nella mia vasca. Mi feci un lunghissimo bagno rilassante, tuttavia non riuscii a evitare di pensare a Lui. La sua immagine emergeva nella mia mente, e non mi dava tregua. Mi sforzai di rivolgere la mia attenzione su altre cose, ma fu del tutto inutile. Perché quella creatura era reale ed aveva scombussolato in poco tempo il mio mondo al punto da farmi cambiare completamente l’ottica con cui avevo sempre guardato alla vita. Non ne potevo fare più a meno. Ci pensavo di continuo e ci rimuginavo sopra senza venirne a capo. Talvolta tralasciavo persino la cura della mia persona. Era diventato una sorta di droga dalla quale ora facevo fatica a disintossicarmi; e neppure lo desideravo. D’un tratto però, mentre proseguivo con le mie elucubrazioni, la luce si smorzò e venni accecato dal buio. L’illuminazione sul soffitto si riaccese e si rispense ancora a intermittenza per quattro volte, fintantoché le tenebre calarono e, come un lenzuolo, mi avvolsero nel loro abbraccio protettivo. La luce della luna filtrava dalla piccola finestra di dove, sporgendosi molto all’infuori della linea principale delle mura, avevasi la vista sopra il bel giardino dell’abbazia. La stanza si riempì di fumo, un fumo azzurrognolo che gravò nell’aria come incenso in una basilica. Scorsi un’ombra dietro di me e l’immagine di Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, apparve nel riflesso, immobile alle mie spalle; mi guardava teso con occhi dolci e colmi d’amore. Sentii poi una specie di vento schiaffeggiarmi implacabilmente il volto e fischiarmi nelle orecchie. L’aria smossa dalle sue ali mi fece precipitare in una temporanea sensazione di euforia, tant’è che serrai gli occhi e me la godetti, sperando che non terminasse mai. Erano ali piene di un tenero tepore, brillavano di luce intensissima ch’egli stesso emanava come quelle scintille, che traggono la loro origine dall’infinito spirito divino: luce di Paradiso e di umiltà. Nella sua anima di assoluta abnegazione, di intima unione con Dio, c’era la sua autentica grandezza. L’oscurità silente ed ovattata che mi circondava come il respiro di un predatore che raggiunge la preda, si tinse di bianco e divenne a poco a poco trasparente. “Sii saggio con moderazione, e non esser prudente al di là del bisogno, così come la tua stessa coscienza ti ha sempre suggerito” - mi bisbigliò, con voce profonda e carezzevole. L’energia angelica esplose dunque in Lui in tutta la sua potenza. Sembrò innalzarsi sempre di più, sollevando da terra entrambi i piedi, apparendomi irraggiungibile. Tuttavia, dall’ultima volta che l’avevo visto, era ancora molto stanco. “Ti va di venire con me? Sembra essere una bella serata. Non fa troppo caldo. C’è qualcosa che vorrei mostrarti” - e lì capii che il momento di separarsi non era ancora giunto. “Sì” - replicai - “Dammi il tempo di asciugarmi e vestirmi”. Mentre mi mettevo qualcosa addosso, mi seguì tra camera e bagno e la tristezza si fece largo in Lui fino a diventare angoscia: per un attimo fu sfiorato dal pensiero che, pur di salvare sua moglie CHIARA da quella situazione, sarebbe valsa la pena sacrificare qualunque cosa. Una volta in giardino, il viso di Andrea si rabbuiò d’improvviso e si mise a piangere ed io me ne accorsi. Mi fissava, con le ali spiegate sul dorso, ed il braccio destro alzato, l’indice puntato al cielo. Aveva un’espressione distaccata che non riconoscevo, ma la piega delle sue labbra era incerta fra una smorfia di dolore e un vago sorriso, e gli occhi tradirono la sua sofferenza per la perdita della sua famiglia. Desideravo disperatamente rifugiarmi tra le sue braccia, sentire il battito delle sue ali nell’aria mentre ci alzavamo in volo per andarcene da lì. E così facemmo. Mi portò in un luogo antico e misterioso dove non c’era nessuno, solo io e lui; soli ci guardammo intensamente. Quel luogo, non so perché, sembrava un universo in miniatura. Rivolgendosi al Signore Iddio lo sentii allora pronunciare queste parole - “Divino Padre, parlami, permettimi di realizzare la Tua presenza. Liberami dalla paura, dall’ego, donami pace e fammi essere pace, donami amore e fammi essere amore, donami umiltà e fammi essere umiltà. Fa che io possa essere una degna ricetrasmittente della Tua luce e del Tuo amore incondizionato. Salva la mia innocenza, e vibra poi tutti i fulmini tuoi sopra il capo di coloro che mi ostacolano. Io amo CHIARA, e tu lo sai, ma l’amo non con il cuore, bensì con l’anima, perché un giorno il cuore cesserà di battere mentre l’anima vivrà per sempre… Salva mia moglie. Tu che sei mio Padre, la mia fortezza, la mia roccia, il mio rifugio… ti prego accogli la mia supplica, presta orecchio alla mia parola”. Seguì un momento di terribile silenzio durante il quale mi guardai attorno ed il sangue mi si gelò in corpo. Una lucerna pendeva dall’alto. Rimasi sorpreso quando i miei occhi si posarono su di una vecchia cornice, in legno pregiato ed intagliato, dove era posta una grande fotografia di sua moglie CHIARA e sua figlia BIANCALAURA. Su di essa una dedica, scritta da Lui stesso, che diceva - “Ogni battito del mio cuore sarà per voi… per non dimenticare”. Affianco un affresco, ormai quasi senza colore, mostrava un angelo nell’atto di trafiggere Satana con la sua santa spada. In quello stesso istante Andrea fu colpito da una freccia d’oro che - come proveniente dal nulla - gli trapassò il petto più o meno all’altezza del cuore. Un brivido tremendo si propagò per tutto il suo corpo. Era in atto una guerra spietata, lunga, feroce, fatta di poche battaglie e di molti agguati che si perpetrava da secoli e secoli. La fitta fu lancinante tant’è che avvertì un grumo melmoso risalirgli lungo l’esofago e le forze venir meno. Con entrambe le mani, ed uno sforzo anche maggiore di quanto avesse pensato fosse necessario, estrasse con riluttanza la freccia dalle sue carni e, indirizzando le sue parole al MALE, disse - “Te l’ho detta la differenza che c’è tra noi. Per quanto ti sforzi non mi vincerai”. La disperazione che era in Lui ne aumentò la forza. Il suo corpo divenne interamente nuvola di luce pulsante, e luce e potere cominciarono a dividersi e a contrarsi in una miriade di piccole stelle, come un’esplosione di faville incandescenti. In fiotti di radiazioni energetiche luminose del tutto particolari, le sue ali si dispiegarono trionfalmente delicate come organza. Tutto intorno a Lui sfavillava nell’aria brillante della Primavera. L’angelo, che doveva averlo capito quanto male mi sentissi, mi avvoltolò con le sue ali, senza stringere, e io, più che mai smarrito nello stupore, ancora una volta le sfiorai per sentirne la setosità e rimasi lì a lungo. La creatura si alzò quindi in volo, ma si mantenne radente il suolo. Mi prese poi con delicatezza per la vita, mi sollevò e mi portò con lui volando lontano dalla terra, lasciandosi alle spalle le tristezze della sera. Nel giro di qualche secondo, attraverso una nuvola di polvere biancastra ed indistinta, fummo a casa. “Devo andare da CHIARA adesso. Ha bisogno di me, della mia protezione. Il Maligno proverà ad attaccare anche Lei come ha già fatto in quest’ultime settimane. Non è prudente che tu venga, perdonami se ti ho dato preoccupazioni e torna a riposare. Ti stai stancando troppo anche tu… è ora che pensi anche un po’ a te stesso” - mi disse con occhi che supplicavano comprensione. L’Angelo Custode scomparve così davanti a me, senza darmi possibilità di replica, e tutto venne ricoperto dall’oscurità della notte. Perso ed avvilito, sconvolto per l’essere rimasto solo, iniziai a capire sempre più che c’era un Dio, in qualche parte del cielo, che può si soffiare in te il dono della vita e te la può togliere da un momento all’altro, senza preavviso. Credo che Andrea dovesse sentirsi un morto tra i vivi. Cosa dovevo pensare? In fin dei conti aveva ragione Lui. Pregai, pregai sinceramente che non succedesse nulla di grave a sua moglie e che Lui avesse ancora abbastanza forza per difenderla. Ero in effetti preoccupato per la sua salute e per i pericoli che apparentemente incombevano su di Lui e la sua dolce compagna. La ferita nel torace era troppo profonda questa volta perché potesse guarire rapidamente. Aveva perso molto sangue, di cui erano rimaste tracce pur anche sulla mia camicia. Ed io l’avevo filmato quasi in continuità, da decine di angolazioni con il mio cellulare, per un lasso di tempo comprendente oltre tre ore e mezza. Quella stessa sera sapevo che l’avrei rivisto e speravo che sarebbe stato meglio, per allora, ma più cercavo una risposta alle mie domande, e meno delineavo un progetto attuabile per aiutarlo nella prassi. A quel punto non trattenni più le lacrime. Non dovevo tuttavia lasciarmi andare, me lo impediva il ricordo della stanca e disperata volontà di vivere di Andrea, tanto più che dovevo scrivere quest’articolo e il momento della consegna alla redazione si avvicinava. Adesso però ero troppo affaticato per pensarci; l’unico desiderio era infatti dormire, ma prima chiamai mia moglie Lauren e le riferii tutto ciò ch’era successo, descrivendo ogni cosa al meglio. Agitata tanto quanto me, se non di più, volle vedere il filmato integrale senza sonoro prima di convincersi che questa storia, e tutto il resto, non fosse stato solo un brutto incubo. Intanto io mi addormentai fra questi pensieri; il risultato fu che lo sognai ed una certezza mi colpì come una martellata: questo non era affatto un sogno, mi trovavo in una realtà al di là di quello che conoscevo come reale. Percepii l’eco di alcune voci ripetere il nome di Andrea e un dolore muto e continuo da lasciarmi esanime. Quel richiamo mi comandò di scrivere; dovevo scrivere tutto quanto avevo effettivamente visto quella sera. Ed io l’indomani scrissi fino quasi a perdere la ragione; vedevo e scrivevo tutto d’un fiato, senza sosta, fino ad avere male agli occhi, alle dita, alla testa, male dappertutto. E nel mentre redigevo l’articolo che state leggendo, tra un’angoscia e l’altra, tra una lacrima e l’altra, mi venne in mente una frase di Madre Teresa di Calcutta che mi recò conforto nell’arduo compito, mio malgrado, d’essere uno strumento nelle mani di Dio - “Signore, fa’ di me un canale della tua pace, fa’ che, dove c’è odio, possa portare amore, dove ci sono torti, possa portare lo spirito del perdono, dove c’è la discordia, possa portare l’armonia, dove c’è l’errore, possa portare la verità, dove c’è il dubbio, possa portare la fede, dove c’è la disperazione, possa portare la speranza, dove c’è buio, possa portare la luce, dove c’è tristezza, possa portare la gioia. Signore, concedi che io mi sforzi di confortare, più che di essere confortato; di capire, più che di essere capito; di amare, più che di essere amato”.

In una intervista sul quotidiano LA CITTA’, della provincia di Teramo, Maura Chiulli il 4 febbraio 2016 dice - “Scrivo per raccontare verità scomode. A me interessa la realtà. Sento la necessità di vivere nel presente, di costruirmi un pavimento solido di consapevolezza, altrimenti il futuro mi ucciderà, mi vedrà sprofondare sotto il suo peso. Quando scrivo cerco di restare ancorata alla vita, solo così sento di poter, di tanto in tanto, sfiorare il sogno. Non mi piace chi mente, chi nega l’evidenza. Non accuso, non giudico, io racconto […] Se difendessimo l’amore e l’autenticità, con la forza - a volte cieca - con cui difendiamo la tradizione, il futuro sarebbe meno spaventoso. Voglio umanità, voglio uguaglianza, voglio idee, progetti, futuro e quanto io scrivo corre e instilla dubbi, genera visioni, racconta verità scomode, ammala e guarisce”. Dalla sua Elio Vittorini, scrittore e giornalista della prima metà del ‘900, dichiara in merito - “scrivo perché credo in UNA verità da dire; e se torno a scrivere non è perché mi accorga di ALTRE verità che si possono aggiungere, e dire IN PIU’, dire INOLTRE, ma perché qualcosa che continua a mutare nella verità mi sembra esigere che non si smetta mai di ricominciare a dirla… C’è una questione di vita o di morte nel giro del nostro mestiere. Si tratta di non lasciare che la verità appaia morta. Quello che non deve mai venir meno è il nostro sforzo di intrattenerla, comunque, tra noi uomini”. Io ALBERTO DE PRA mi sono sempre ritenuto un giornalista rivoluzionario; esercito con serietà e passione la mia professione da più di vent’anni. Fare inchieste giornalistiche, come quella che avete letto, è il mio lavoro. Rispetto la professione degli altri, ma esigo si faccia altrettanto con la mia. Se c’è una cosa che dovete sapere di me è che non mento; Mai. Del resto chi mal pensa, mal dispensa. Gli eventi da me descritti in queste pagine non sono un’opera frutto della mia presunta creatività. Non ho mai scritto un libro e, a dire il vero, a scuola avevo solo quattro e mezzo in italiano quando si trattava di inventare qualcosa. Ciò che vi narro, non sono fatti frutto della mia immaginazione, ma quanto realmente accaduto nella notte del 3 di luglio di quest’anno tra l’1.00 e le 4.30 del mattino; non ho certo lavorato di fantasia per scrivere queste pagine. Scrivo solo ed esclusivamente per amore della verità. Sto bene, e non vi allarmate di ciò che avete letto perché scrivo ciò che sento e che vedo, e voi lettori non vi potete impressionare di questo. So distinguere, statene certi, il vero dal falso… e pubblico la realtà dei fatti; SEMPRE e comunque, tutto il contrario del mentire spudoratamente. Le prove in mio possesso, che sono in grado di produrre alla moglie di Andrea - dietro suo consenso - consistono nelle registrazioni video di tutto ciò che accade e viene da me descritto. Il giornalismo da me praticato sarà pur costituito da verità difficili da digerire ed accettare, da parole brutali, da racconti che a volte tendono a smuovere la nostra e la vostra coscienza e mi costringono a fare i conti con la consapevolezza che là fuori esistono situazioni tragiche e che noi, in qualità di appartenenti alla razza umana, non stiamo spesso facendo nulla per migliorarle. Senza voler entrare assolutamente nel merito di quanto alcuni possano pensare, ricordo solo che le accuse di mancanza di serietà rivolte alla mia persona - qualora mai dovessero esserci, e metto le mani avanti, non si sa mai - vanno comunque provate. Vi siete mai chiesti il perché tante volte ho rischiato la mia reputazione e sono stato a un passo dal perdere la mia credibilità conquistata in anni ed anni di duro lavoro? Per dimostrare l’esistenza di un qualcosa di incredibile? Per guadagnarmi lo stipendio? Ma insomma, che idea vi siete fatti di me!! Il mio lavoro è una vocazione, una missione. Non mi sarei esposto a rischi del genere se non fosse tutto vero. Non ho niente da guadagnarci e tutto da perdere, ma ho sentito in ogni caso di dover fare la cosa giusta, perché la verità non va taciuta né detta a metà né ammorbidita. Il motivo per cui scrivo sotto pseudonimo cela la necessità oggettiva di non rivelare la mia identità al pubblico per ragioni di sicurezza personale e, come più volte ho sottolineato, non ho mai percepito alcun compenso per le prestazioni eseguite. Non mi importa di passare per stupido agli occhi della gente. Trascorro le giornate a piangere a dirotto in attesa di vedere Andrea la notte, ma non è dolore fisico il mio. Voi, come reagireste se tutti i vostri sogni avveratisi, venissero continuamente sporcati dall’incredulità delle persone? Sareste disposti a rinunciarci? Gli angeli celesti esistono, e Lui, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, è uno di questi; mi perdonino, pertanto, perché continuerò a portare avanti quest’inchiesta giornalistica relazionando ai mortali umani questa storia, ma ritengo opportuno che sappiano cosa succede in quei rari casi in cui un amore è più importante di un sogno perseguito per anni. CHIARA… fidati di me, ti prego. Non ha senso cancellare tuo marito, un VERO Angelo, dalla tua vita così. Ti dimostrerò che merita ancora la tua fiducia.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 24 July 2018
  • 14

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Andrea Brusa

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