COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 17/07/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - MERITI DI ESSERE BACIATA OGNI GIORNO

PUBBLICATO IL 17/07/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - MERITI DI ESSERE BACIATA OGNI GIORNO

PUBBLICATO OGGI 17/07/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.

Meriti di essere baciata ogni giorno

“Ai tempi di mia nonna - me lo raccontava lei - non si buttava via niente. Nemmeno l’esperienza. Un bacio era una cosa rara nella vita di una persona e veniva custodito come un tesoro. Il dolore si conservava gelosamente per non dimenticarlo. E da quello si imparava. Adesso calze, dolori e baci, consumiamo tutto, rompiamo tutto, ci disfiamo di tutto”
Marcela Serrano (Il tempo di Blanca, 1998)

Erano le cinque e un quarto di pomeriggio quando il cellulare fece uno squillo strano, unico, prolungato, di telefonata interurbana, come se la suoneria avesse voluto avvertirmi che a chiamare era una persona che selezionava quel numero per la prima volta. Aspettai qualche secondo ed alla fine rispose una voce femminile che non conoscevo. Si esprimeva con un misto di agitazione e di paura crescente, nervosamente e a scatti, come se stesse cercando di farmi intendere che non mi restava ormai tanto tempo. Parlava così forte e così in fretta che facevo fatica a comprendere tutto quello che mi stava dicendo. Cercai di tranquillizzarla come potevo, mostrando sicurezza. Lei inspirò profondamente e poi finalmente capii il vero motivo di tanta apprensione. Dovevo prendere un taxi ed andare subito in aeroporto perché in serata avevo l’aereo per Torino: Andrea stava male, aveva bisogno di me. Questa volta sarei andato io da Lui. Il suo angosciato grido di aiuto, in quegli occhi suoi verde smeraldo - che un tempo dovevano essere stati spensierati e felici - echeggiava nei miei pensieri, quasi ci fosse bisogno che mi precipitassi a salvarlo, e mi mandava fuori di testa dalla collera, collera contro chiunque avesse avuto l’ardire di fargli del male. Circa sei ore dopo, atterrai a Torino Caselle. Raggiunsi il luogo dell’appuntamento, arrivando diversi minuti prima dell’orario fissato. Mi trovai in una casa abbandonata dove c’era un giaciglio solo con la rete metallica peraltro arrugginita e senza materasso - giusto per ripararsi dalle intemperie. In quell’unica piccola stanzetta non sembrava esserci nessuno, eppure avvertivo distintamente un rumore proveniente da un punto non meglio precisato lì vicino. D’un tratto una luce sfolgorante rischiarò la mia notte: parve annunziare un nuovo sole. Scorsi così un paio di ali candide come la neve, anzi non proprio candide, piuttosto una mescolanza di colori cangianti: argento chiaro, azzurro, ogni piuma bordata d’oro. E poi, lì all’attaccatura dietro la schiena, uno stralcio di ossa e tendini orrendamente fatti a pezzi. Sul pavimento una chiazza di sangue angelico color oro liquido. Era circondato da ogni parte da una luce senza mutamenti, assolutamente limpida pura, cristallina ed accogliente, una luce di cui non si identificava la fonte o l’origine. Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, se ne stava dolorante, ma tranquillo, dietro alle tende, attendendo i comandi di Dio. Quando mi vide, sorrise e mi salutò con quella timidezza che sembrava più che altro pudore. Soffriva. Aveva il dorso e le spalle indolenzite e così contratte che a momenti gli sfioravano i lobi delle orecchie; le mani gli pulsavano all’unisono come un solo cuore. Doveva provare un dolore atroce, profondo, intollerabile e terrificante; gli si propagava nel corpo e nella mente come un terribile veleno che mentre lo straziava lo riempiva di vergogna. Non aveva solo il timore di parlare, ma anche il terrore di ammettere di aver paura. Per quanto cercasse di nascondere le sue emozioni, io vedevo quanto fosse combattuto. Ed in effetti scoppiò a piangere come un infante amareggiato, mi abbracciò, e non ci fu bisogno di aggiungere altro. “Mi vuoi dire che cosa ti è successo?” - domandai, temendo la risposta che, di lì a poco, sapevo sarebbe arrivata. “Il principe del vostro mondo” - disse con voce roca ma decisa - “è il demonio, caro Alberto, lo afferma lo stesso Gesù, e il mondo mi odia perché io gli scopro le sue opere prave, e persino CHIARA… la mia anima gemella… mi ha voltato le spalle. Satana, non si dà per vinto, non si concede riposo. E come dice S. Paolo «La sapienza del mondo è nemica di Dio». Se tuttora piacessi agli uomini, ti garantisco che non sarei servo di Cristo”. Avvertii il suo disagio, ma non indagai oltre. Se non voleva ancora confidarsi, non c’erano problemi. A un tratto un pensiero mise radici nella sua mente, quasi paralizzandola e come se le gambe non lo reggessero più, cadde sulle ginocchia. Un’energia incandescente esplose dentro di Lui pensando alla sua missione su questa Terra, al piano messo in moto fin dalla scomparsa della sua famiglia. Un fragore fece tremare i muri scossi da un gigante invisibile e tutto cominciò a vibrare come durante un terremoto. La tensione si accumulò e i muscoli dell’Angelo si fecero sempre più tesi. Quindi il suo corpo si illuminò tutto; la piccola fronte rannuvolata si andò a schiarire; i lineamenti spenti e mesti si accesero finché la camera fu invasa da una debole luce dorata. A un tocco delle sue ali, lunghe e affusolate, le imposte si aprirono e le finestre si spalancarono. Erano morbide e delicate, agitate da un tremolio; fremevano senza posa muovendosi delicatamente, emanando un fulgido bagliore. Guardando dritto verso di me parlò con voce di autentica compassione rivolgendosi idealmente a sua moglie CHIARA: “Non guardarmi Amor mio con quegli occhioni, come se intendessi strapparmi l’anima” - sussurrò - “Non pensarmi tanto fragile, non schernire la mia misera umanità. Non sfiancarmi con il tuo amore prepotente e taciturno, non lasciarmi privo del tuo sentimento. Con tale ardore ti amo, troppe lacrime ho versato come pioggia, perché fuori di te gli occhi non mi servono più per vedere, troppe notti passate in bianco ad ascoltare il tuo profumo come se solo questi possedesse in sé la magia di richiamare in vita ogni cosa. Ma non vedo come potrei un dì smettere di amarti. Meriti di essere baciata ogni giorno…”. Riuscivo quasi a sentire l’amore che gli si sprigionava dal petto, e sebbene facesse caldo, sopraggiunse in Lui un freddo glaciale. Fu in quel momento che compresi visceralmente quanto l’amore fosse un dono totale e gratuito di sé per Lui, cioè volere il bene dell’altra persona, compreso il nemico, disinteressatamente. Avrebbe voluto strapparsi dal petto quel dolore che urlava all’interno del suo cuore dibattendo le ali. Avrebbe voluto che la mente riposasse, la vista annebbiata e sfuocata, per scacciare gli spettri del passato affollati dietro gli occhi suoi sgranati e fermi nel vuoto, pieni di terrore. Venne travolto da una violenta ondata di nausea. In quel momento le sue ali divennero minacciosamente spigolose assumendo un color rosso all’esterno e grigio pietra dalla parte interna. Le lacrime gli velarono ancor più gli occhi e non riuscì a pensare ad altro che alla sua famiglia. Tutto aumentava le sue angosce e lo spingeva a perdersi. Poi, alzando lo sguardo al cielo espresse il desiderio di vivere con sua moglie i suoi ultimi giorni da umano, Lui che era ed è il suo Angelo Custode. Rimessosi in piedi, si passò una mano sulla fronte e la ritrasse sporca di sangue fresco. E mentre ero lì, scorsi uno strano fumo di color cremisi, che non aveva odore, levarsi dalla sua pelle, ed udii le sue ossa scrocchiare e tornare al loro posto. Le lesioni si risanarono senza neanche un segno cicatriziale. L’unica prova furono alcune piume bianche, a piccoli gruppi di tre, sparse al suolo. Era sospeso a mezz’aria, appena una trentina di centimetri da terra, con centinaia di piccole scintille azzurre che gli volteggiavano con leggerezza intorno alla sua testa, così veloci da dare l’impressione di proteggerlo con un campo energetico connesso a ogni altra cosa esistente nell’universo. Osservavo le lucine azzurre, il turbinio di elettricità statica e di emozioni che lo accerchiava. Percepivo il vento, impetuoso come tutte le notti, accarezzarmi le guance, avvertivo il suo modo immateriale e spirituale di generare energia. L’Angelo dunque piangendo, tra una lacrima e l’altra, scomparve nel nulla per lasciare il posto ad un rapido susseguirsi di immagini, quasi in bianco e nero come una vecchia pellicola cinematografica; sembrò che la più lucida delle stelle del mattino si fosse all’improvviso eclissata dietro ad una nuvola nera. Non sapevo che fare. Chiamare mia moglie Lauren voleva dire raccontarle tutto per telefono: non era il caso. Con un gesto quasi automatico misi infine la mano destra nella tasca dei miei pantaloni, e non mi ricordo più come successe, ma avevo il mio biglietto; andai all’aeroporto, partii e tornai a casa. Durante il viaggio in aereo non accusai la stanchezza del sonno spezzato perché non feci altro che pensare alle ultime ore trascorse insieme ad Andrea e a quanto avrei scritto sulle pagine di questo settimanale. Di fatto vivevo una situazione assurda; non immaginate quante volte mi sarò chiesto se dessi i numeri, se fossi impazzito. La risposta è NO… quello che avevo vissuto non era un film, non rientrava in nessuna categoria letteraria. Nonostante la stranezza della situazione era tutto reale. Una favola che aveva preso forma davanti ai miei occhi. Il mio cervello era perfettamente sveglio, potevo vedere cosa stesse succedendo, capivo tutto. A essere sincero, l’unica cosa che mi premeva, era che l’Angelo Custode Andrea stesse meglio. Dopo tanto soffrire, anche lui aveva diritto ad un po’ di felicità. La sua tristezza desolante doveva pure aver termine una volta. Affranto, come se fossi appena uscito dall’inferno per descriverne gli orrori - arrivato in abbazia dove vivevo - raccattando con aria rassegnata di chi è vittima non delle proprie azioni, ma della cecità del mondo, la mia roba, sentii su di me uno sguardo curioso, amichevole. Lentamente sollevai il capo. Seguì un attimo di pausa, poi udii una voce soffocata dire: “Ho visto te, ti ho visto tra me e le stelle, eri illuminato dai raggi della luna. Anch’io vorrei che un mio desiderio si avverasse in questa magica notte”. Era ancora Andrea, la cui sagoma era come intagliata nell’oscurità del cielo, ma così vera e in atteggiamento tanto spontaneo da lasciarmi impietrito. L’effetto sorpresa fu tale da rendermi incapace di parlare e da annullare ogni pensiero. In queste poche parole cercò di rassicurarmi. E poi più nulla, se non silenzio e tenebra. Ancora barcollante andai al computer, non volevo dimenticare, volevo anzi ricordare ogni particolare e mentre ricordavo volevo, dovevo... scrivere. Passò qualche minuto. Il cuore mi batteva forte, forte nel petto e i suoi battiti si ripercuotevano nelle tempie. Però non avevo molto tempo per sedermi sugli allori. Scrissi per diverse ore filate, limando concetti, inserendo frasi, riscrivendo periodi. Non so poi se svenni o mi addormentai, ma caddi in uno stato di dolce incoscienza, svegliandomi soltanto l’indomani mattina per precipitare ancora di più nella disperazione.

Il francescano San Massimiliano Kolbe, martire ad Auschwitz il 14 agosto 1941, di cui è meno nota la sua attività giornalistica, nel suo ultimo editoriale, dal titolo «Nessuno al mondo può cambiare la verità» afferma che - “Nessuno può cambiare la verità. La verità è unica. Lo sappiamo bene, tuttavia nella vita concreta ci si comporta talvolta come se in uno stesso problema il NO e il SI potessero essere entrambi la verità. Non è difficile, per esempio, sperimentare in noi stessi che a volte ci comportiamo con la convinzione, come ci dice la fede, che la divina Provvidenza ci assista, mentre in un’altra occasione ci preoccupiamo in modo esagerato, come se questa divina Provvidenza non esistesse. Pertanto, la divina Provvidenza o c’è o non c’è! Ugualmente è vero, per esempio, che in questo momento io sto scrivendo queste parole e che tu, caro lettore, le stai leggendo. Di fronte a ciò non può essere vera la frase contraria, vale a dire che io non abbia scritto queste cose, oppure che tu non le stia leggendo. In effetti, su questo argomento non può essere vero tanto il sì quanto il no. La verità sta nel sì o nel no. La verità, infatti, è unica. La verità è potente. Se qualcuno volesse smentire e affermasse che né io ho scritto né tu hai letto, la verità non si cambierebbe, e colui che negasse si sbaglierebbe, si ingannerebbe. E anche se tali negatori fossero numerosi, la forza della verità non ne soffrirebbe affatto. Anzi, anche se tutti gli uomini della terra affermassero, pubblicassero, filmassero e girassero per tutta la loro vita, che io non ho scritto queste righe, che tu non le hai lette, tutto ciò non sarebbe sufficiente per spezzare nemmeno una briciola del granito della verità, vale a dire che io ho scritto e che tu hai letto. E neppure Dio cancella né può cancellare la verità con un miracolo, poiché Egli è proprio la Verità per essenza. Quanto è grande la potenza della Verità! Una potenza veramente infinita, divina. (…) Nessuno può cambiare qualsiasi verità, si può soltanto cercare la verità, trovarla, riconoscerla, conformare a essa la propria vita, camminare sulla strada della verità in ogni questione, soprattutto in quelle che riguardano lo scopo ultimo della vita, in rapporto a Dio, ossia ai problemi di religione”. Quanto avete letto è avvenuto nella notte tra il 27 e il 28 giugno 2018 nella prima provincia di Torino. Io, ALBERTO DE PRA, faccio il giornalista, non “lo scrittore fantasma” e svolgo la mia professione a tempo pieno, e le cose non ho certo bisogno di immaginarmele. Lavoro da sempre sull’immediatezza del fatto. L’importante per me è mantenere inalterato l’accaduto, che non mi pare peraltro di avere stravolto, anche alla luce delle mie precisazioni e delle registrazioni video da me stesso effettuate. È vero ciò che scrivo, quello che racconto e descrivo. Sono un cronista investigativo; nessun dubbio sul mio operato. Io scrivo quel che vedo e quel che vedo merita lode. Tutto ciò che io scrivo accade nella realtà. Non ho mai scritto un articolo su commissione, né una sceneggiatura, né tantomeno un libro. Come dice Maria Grazia Mazzola, giornalista televisiva della Rai, nel corso di una intervista - “L’informazione deve essere completa, vera, imparziale. Se il giornalismo perde il sale della verità e del coraggio diventa esso stesso un megafono (…) la verità va detta tutta”. Ed io, cari miei lettori, come già più volte sottolineato, faccio questo lavoro da poco più di due decenni e non permetto che qualcuno metta in dubbio la mia professionalità, specie se non ne ha i requisiti. Di mentire per me non se ne parla, a quello non ci arriverò mai. La ricerca della verità è lo scopo della mia attività, l’unico fine degno di essa. Mentre la paura della stessa - quella che voi tutti avete - è sorgente di vigliaccheria, di menzogne, di calunnie. La verità è la luce che annulla le tenebre indotte dalla paura. Perché avete tanta paura, uomini e donne di poca fede?

Andrea è un Angelo Custode, ambasciatore del Cristo in sembianza d’uomo. Capelli biondi, timido, educato, dolcissimo, e vola. Un vero Angelo del cielo, in veste fulgida come il sole. Per te, CHIARA, e per conquistare il tuo amore, è venuto dal paradiso in Terra. È l’unico che possa comprenderti fino in fondo e possa esserti compagno fedele in tutte le circostanze della tua esistenza. È pronto a dare la sua vita per TE. E come scrisse Pablo Neruda in una celeberrima poesia da me appena ritoccata - “Se saprai stargli vicino, e potrete essere diversi, se il sole illuminerà entrambi senza che le vostre ombre si sovrappongano, se riuscirete ad essere un tutt’uno in mezzo al mondo e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere. Se ogni giorno sarà scoprire quello che siete e non il ricordo di come eravate, se saprete darvi l’un l’altro senza sapere chi sarà il primo e chi l’ultimo, se il tuo corpo canterà con il suo perché insieme è gioia… Allora sarà amore e non sarà stato vano aspettarsi tanto”. Penso che finché tu, CHIARA, avrai il suo amore, sarai capace di affrontare qualunque disgrazia, qualunque dolore che la sorte abbia riservato per te. Ma tu non devi temere nulla. Amalo come non hai mai fatto con nessuno.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 17 July 2018
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Andrea Brusa

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