COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 10/07/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - OCCHIO MORTALE NON VIDE MAI COSA PIU’ BELLA

PUBBLICATO IL 10/07/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - OCCHIO MORTALE NON VIDE MAI COSA PIU’ BELLA

PUBBLICATO OGGI 10/07/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.

Occhio mortale non vide mai cosa più bella

“Il problema è avere gli occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio”
Pier Paolo Pasolini

Non riuscivo a rammentare l’ultima volta che ero andato a fare la spesa per l’indomani a quell’ora tarda di sera; di solito lasciavo che se ne occupasse mia moglie. Tornato a casa mi ero fatto una tazza di latte caldo per rilassarmi ed ora stavo bevendola e guardando fuori dall’enorme finestra ritagliata nelle mura dell’abbazia dove dimoravamo, mentre Lauren e le nostre due bimbe confabulavano in cucina tra loro, asciugando le stoviglie con l’aiuto di un giovane frate del monastero. Prima che scendessero le tenebre, sino al punto in cui sarebbe stato talmente buio da non vedere più nulla, decisi di andare a fare una passeggiata rigeneratrice nel parco della chiesa; quasi un rituale più che un’abitudine. Un ciglio sottile di luna brillava nel cielo punteggiato di stelle mentre alcune torce artificiali rischiaravano il terrazzo per un raggio di circa una ventina di passi proiettando ombre inquiete tutt’intorno. A un certo punto scorsi in lontananza un puntino luminoso bianco, grande come una pallina da golf; impossibile mi fu valutarne la distanza, ma risplendeva immobile e diventava sempre più grande, a mano a mano che mi avvicinavo. Quando riuscii a distinguerne i contorni vidi una creatura beata con ali di vento poderoso dalle piume leggere, ali bianche e d’oro, che manteneva le mani congiunte davanti al cuore, come se dovesse prenderlo ed offrirlo a qualcuno. La luce che da esso si emanava era candida e tanto concreta che difficilmente potei credere che scaturisse dal suo corpo. Come qualcuno avrà già indovinato era Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA. Egli mi guardò con gli occhi color smeraldo che, proprio come pietre preziose, erano incastonati in un viso perfetto, armonico e bellissimo. Aveva un’espressione trasognata di dolcezza sublime che ormai conoscevo così bene. Non era facile spiegare quello che provasse, anche se era evidente che qualcosa lo turbava. Non saprei spiegarlo razionalmente, ma capii che c’era qualcosa che non andava. Cercai di convincermi che mi stavo sbagliando. Nonostante gli sforzi che feci per sopprimerla, permase però in me la strana sensazione che non mi avesse detto tutto, e mi predisposi al peggio. Arrivai così preparato al senso di straniamento, e scoprii immediatamente che ci avevo visto giusto. Ma non ebbi tempo di riflettere oltre perché qualche secondo dopo mi ritrovai risucchiato in una sorta di tunnel luminosissimo e mi sentii come teletrasportato in una stanza da letto a migliaia di chilometri da dov’ero. Ero stupito, ma non battei ciglio. Mi guardai attorno cercando di riconoscere quella casa, che mi sembrava familiare per qualche motivo, ma che ancora mi restava sconosciuta. Percepii la presenza di qualcuno di potente, di invisibile, di incombente, di un’altra creatura insomma accanto a noi, ma essendo notte fonda non riuscii a vedere chi fosse. Cercai di capire. Mancava un quarto d’ora alle 2.00 del mattino! La ragazza che dormiva sul letto - tranquilla, ignara del pericolo che le si stava avvicinando - era sua moglie CHIARA. Ora tutto tornava. Ed ecco in effetti una creatura ammantata di nero apparire sulla soglia. L’Angelo Custode non se lo fece dire due volte, si fece avanti per fermarlo ed un attimo prima che il MALE le si scagliasse addosso Andrea si frappose con un movimento rapido fra la creatura e Lei, occultandola. Spalancò dunque le immense ali scintillanti e si sollevò in aria. I suoi occhi divennero come il fuoco, pieni di brace; l’Angelo afferrò il maligno con le due mani ansimanti bloccando le sue ali per poi scaraventarlo violentemente a vari metri di distanza. Il demone reagì non dandosi per vinto, tirando fuori tutto il suo non poco potere a erigere una barriera per fermare il colpo. Veloce come una folgore, Andrea scattò in avanti lanciando un flusso d’energia, un lampo di luce azzurra che trapassò le difese del suo oppositore. Il demone si contorse, i due stavano lottando a terra, agitando le ali per sopraffarsi l’un l’altro. Subito dopo sentii una lama lacerare la carne dell’Angelo e poi una sequela di colpi, schianti e rumori sordi, senza eco, che denotavano un combattimento disperato. Ogni volta che il MALE lo centrava con una sferzata di calci e pugni, si sentivano le ossa frantumarsi, ed il sangue schizzava ovunque sul pavimento. Non riuscivo ad osservare quella scena, ma non potevo nemmeno distogliere lo sguardo. Alla fin fine il demone scomparve lasciandosi alle spalle solo un filo leggero di fumo puzzolente. Quindi Andrea rivolgendosi a me disse con la voce ancora tremante e spaventato come un passerotto ferito - “Alberto, ha cercato di ucciderla!! Sono arrivato appena in tempo per salvarla”. Intanto io - che rimasi con una piuma delle sue ali in mano e il persistere di quella lotta impressa nelle mie retine, incisa nel cervello come un raccapricciante tatuaggio - mi lasciai andare ad un pianto liberatorio scivolando giù, finché non caddi delicatamente al suolo, ed egli corse ad abbracciarmi. Si recò poi accanto alla sua amata e la strinse tra le braccia. Potei osservare in Lui uno sforzo immane per calmarsi. Il rossore sulle sue guance si andò attenuando ed il colorito tornò di li a poco normale. Mi resi conto che voleva disperatamente entrarle nelle vene volendo assaporare di nuovo la dolcezza di quella bocca carnosa. Rimase lì in piedi imbambolato a guardare la sua sposa per non so quanto tempo, con inesprimibile mescolanza di tenerezza, comprensione ed amore. Non avrebbe mai voluto lasciarla e a malincuore si congedò da Lei promettendole di fare il possibile per tenerla al sicuro, così come il Signore Iddio aveva fatto con Lui tempo addietro. Con gli occhi inondati di lacrime pensò che non avrebbe sopportato più di vivere un solo istante senza di Lei e disse - “vorrei una vita con Lei, una vita felice, fatta di piccolezze e non di esagerazioni, di semplicità, solo io, CHIARA e nostra figlia BIANCALAURA. Vorrei svegliarmi di notte, dopo aver avuto un sogno angoscioso, voltarmi e sapere che c’è Lei lì, pronta ad abbracciarmi e a dirmi che va tutto bene, perché anch’io ho bisogno di vivere, di amare, di sentirmi amato”. Le sue braccia poi, sia il braccio ferito che l’altro, mi strinsero, mi attirarono contro di Lui. Dispiegò dunque le sue enormi ali e così attraversammo il tetto di quella abitazione infrangendo tutte le leggi della fisica conosciuta. Giunti al parco dell’abbazia, debole e privo di forze dimenò per qualche istante la testa, indi stramazzò pesantemente su un fianco. Aveva bisogno di tempo per recuperare fisicamente, per riprendere in mano le cose. Le ore passarono e le ferite si rimarginarono sotto il mio sguardo vigile. Pianse tutta la notte per il dolore, per il suo amore perduto, ed il senso di impotenza lo investì a ondate facendolo più e più volte barcollare. Riacquistate sufficientemente le energie si dissolse in una miriade di sfumature che ruotarono vorticosamente discendendo su di me come una vecchia coperta calda ed accogliente. Intanto si erano fatte le 5.30 del mattino e pensai che, per quanto stanco, non valesse la pena andare a letto, data l’ora. Comunque dovevo scrivere il pezzo per questo settimanale. Non volevo dimenticare nulla di ciò che era successo e non volevo scordare nemmeno come mi fossi sentito. Riguardai pertanto le registrazioni effettuate quella sera con il mio iPhone; avrei voluto scoprire che non fosse tutto vero, che quelle cose non fossero mai successe… ma ahimè la verità era ben altra ed io la conoscevo bene. Avvertii l’esigenza di rifugiarmi nella mia stanza a pregare prima di mettermi al lavoro. Avevo letto molto di recente da qualche parte l’Atto di Abbandono di Don Dolindo Ruotolo; e su quelle parole bellissime meditai e mi rivolsi al Signore Gesù perché ascoltasse la mia supplica - “Quello che vi sconvolge e vi fa un male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillo ed il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge. Quante cose io opero quando l’anima, tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali, si volge a me, mi guarda, e dicendomi: «pensaci tu», chiude gli occhi e riposa! Avete poche grazie quando vi assillate per produrle, ne avete moltissime quando la preghiera è affidamento pieno a me. Voi nel dolore pregate perché io operi, ma perché io operi come voi credete... Non vi rivolgete a me, ma volete voi che io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura, ma, che gliela suggeriscono. Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater: «Sia santificato il tuo nome», cioè sii glorificato in questa mia necessità; «venga il tuo regno», cioè tutto concorra al tuo regno in noi e nel mondo; «sia fatta la tua volontà», ossia PENSACI TU. Se mi dite davvero: «sia fatta la tua volontà», che è lo stesso che dire: «pensaci tu", io intervengo con tutta la mia onnipotenza, e risolvo le situazioni più chiuse. Ecco, tu vedi che il malanno incalza invece di decadere? Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: «Sia fatta la tua volontà, pensaci tu». Ti dico che io ci penso, che intervengo come medico, e compio anche un miracolo quando occorre. Tu vedi che l’infermo peggiora? Non ti sconvolgere, ma chiudi gli occhi e di’: «Pensaci tu». Ti dico che io ci penso”. Una mestizia profonda, un dolore acuto, una commozione non mai provata mi appannò la vista, un non so che d’inesprimibile che m’invase. Alzai le mani al cielo come se fosse lui a dominare e sentii un’energia fredda e profonda pervadermi: il vento cominciò a soffiare forte. La persiana sbattè ma io non ebbi la forza di alzarmi per chiuderla. Era giunto il momento di mettermi al computer, e così feci. Non riuscivo tuttavia ad allontanare quella sensazione di preoccupazione, di pericolo. Fu allora che udii una voce tonante alle mie spalle che mi fece sussultare, e la voce mi ordinò di scrivere tutto quanto avevo visto. Non mi impensierii nemmeno di vedere chi fosse e dopo alcune ore sfornai quest’articolo. Tutto accadde la notte del 23 giugno, proprio il giorno prima del compleanno di CHIARA… la moglie di Andrea.

Alessandro Zorco - attualmente addetto stampa della CNA Sardegna, convinto assertore che una informazione corretta sia fondamentale per il benessere e la democrazia di una società - scrive sulla pagina internet dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana, circa un anno or sono, che “L’umiltà’ è la dote essenziale per un giornalismo al servizio della verità. Umile è il giornalista che mette la sua professione al servizio esclusivo della verità e la antepone alle sue velleità di carriera e agli interessi editoriali. Umile è il giornalista che, proprio perché ha a cuore la verità, è in grado di ammettere un proprio errore e di correggerlo di fronte ai lettori e agli ascoltatori. L’umiltà va di pari passo con la lealtà e la correttezza. È un approccio deontologicamente corretto alla professione giornalistica”. Arrivare alla verità è raccontare al pubblico quello che io - ALBERTO DE PRA, giornalista professionista - scopro: questa deve essere la mia priorità. La scelta di usare uno pseudonimo fu causata da ragioni di tutela personale e al fine di poter lavorare con maggiore tranquillità senza intromissioni. Quanto al resto ho sempre ritenuto che è con l’immediatezza e la semplicità che si crea un rapporto di fiducia con voi lettori, rendendovi partecipi di quello che sta realmente accadendo. Quando io vivo il mio tempo osservo quello che vedo, scrivo ciò che succede, sono un fedele cronista del mio ambiente. A circa un quarto di secolo dall’inizio della mia carriera, questo articolo - così come gli altri - nella forma di una lunga inchiesta giornalistica, presenta una serie di documenti, testimonianze e prove inoppugnabili - parte delle quali depositate presso uno studio notarile - che propongono una versione definitiva della presenza concreta di un Angelo Custode sulla Terra. Sono pronto a giocarmi la mia credibilità di giornalista, di persona, di uomo, pur di portare avanti questa INCHIESTA. Per me il giornalismo è sempre stato molto di più di una mera e semplice professione; è la mia stessa ragione di vita, tant’è che non mi sono mai ipotizzato in altri panni se non quelli del reporter o cronista. Ho sempre lavorato con autorevolezza, disinteresse e senza alcuna smania di protagonismo; e quanti mi conoscono sanno della mia serietà e buona fede. Lessi tempo addietro un libro di Damiano Mostacci dal titolo “Al di là della nebbia” in cui ricordo alcune frasi che per me sono state il caposaldo della mia professione - “Io non sono certo un santo, ma perlomeno sono sincero. E credetemi, oggi come oggi una persona sincera non si trova così a buon mercato. Tant’è che quando uno dice la verità, non viene creduto. Le persone preferiscono continuare a spassarsela nei loro paradisi artificiali fatti di menzogne e sogni preconfezionati, mentre la verità gli passa davanti agli occhi ogni giorno della loro vita. Sono assuefatti dalle menzogne. Noi invece restiamo, ci opponiamo e per questo veniamo cacciati come lepri”. Mentire, cari miei, è sempre sbagliato. Ma proprio come la menzogna la stessa sincerità è un’arma a doppio taglio. Nonostante ciò, come spesso sostengo, chi come me svolge con diligenza professionale e scrupolo la sua attività professionale, è apposto con la propria coscienza.

E concludo riportando testualmente quello che Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, mi disse questa stessa sera poco prima di svanire. Ricordo che mosse a malapena le labbra e con un sottile filo di voce, tra lamenti e sospiri, pronunciò a fatica quest’ultime parole: “Se solo potessi… se solo potessi riportare indietro le lancette del tempo non esiterei un solo momento a venire da te… se solo potessi spiegarti… se solo riuscissi ad ascoltare tutto. Se solo potessi tradurre in immagini l’amore per te CHIARA… se solo fossi capace di rendere giustizia ai miei sentimenti, almeno la tua vita sarebbe riscattata. L’amore che la morale della gente comune, di voi esseri umani, professa, si è generato nell’odio, nel rancore, ed è così che l’anima umana è divenuta malvagia. Io non ho commesso niente di male, posso dunque camminare a testa alta e guardare tutti negli occhi. Lo so… non dovrebbe esser giusto star male per ciò che non si è fatto solo perché tutti pensano il contrario. E so anche che chi mi vorrà bene veramente, mi chiederà spiegazioni prima di giudicare - ammesso che ne abbia le facoltà. Io non potrò far altro che continuare ad essere me stesso… per LEI… per LORO”.

Andrea, un vero Angelo Custode in carne ed ossa; gli occhi verdi smeraldo, grandi e profondi, lasciano trasparire intatta tutta l’inquietudine della sua anima; lo smarrimento disegnato su quel viso di porcellana attira l’attenzione su di Lui, sulla sua fragilità, facendolo apparire come un cucciolotto che si è trovato abbandonato dalla mamma. Troppo bello per passare inosservato. Troppo unico per non essere notato da te, CHIARA. È giunto su questa Terra per ritrovarti e salvarti… cosa che ha fatto proprio questa notte!! Poche persone hanno questa fortuna una volta nella vita, meno che mai due volte. Oh, tesoro, sarà meglio che tu apra gli occhi una volta per tutte e la smetta di non fidarti di Lui.

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 10 July 2018
  • 14

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Andrea Brusa

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