COMUNICATI STAMPA

andrea brusa,PUBBLICATO IL 03/07/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - AL DI SOPRA DI OGNI UMANO COMPRENDERE

PUBBLICATO IL 03/07/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale U.S.A. con oltre 10 milioni di lettori: http://www.grandangolare.com/ - AL DI SOPRA DI OGNI UMANO COMPRENDERE

PUBBLICATO OGGI 03/07/2018 su GRANDANGOLARE... settimanale CANADESE rivolto alla comunità italiana all’estero ed in Italia con oltre 10 milioni di lettori alla settimana.

Al di sopra di ogni umano comprendere

“Puoi perdere te stesso. Tutto. Ogni limite. Ogni tempo. Che due corpi si mischino al punto da non sapere più chi è chi o che cosa. E giusto quando la dolce confusione è così intensa che pensi di dover morire. Fai tipo così. Restare solo nel tuo corpo separato. Ma il corpo che ami è ancora lì. Quello è il miracolo. Puoi andare in paradiso e tornare indietro vivo. Ritornaci ogni volta che vuoi con la persona che ami”
Robin Williams (dal Film, L’uomo bicentenario)

Era quasi l’alba. Una luce grigia si spandeva ad est, illuminando il cielo e diffondendosi sul prato ammantato di fiori dai più vivi e deliziosi colori. Il buio della notte stava già cedendo il passo alle prime luci del giorno. Dal campo la vista era incredibile, l’aria pura e fresca, i dintorni di un intenso verde smeraldo che sembrava uscito da una gigantesca matita colorata. Seduto su un tappeto steso sull’erba - lo sguardo come a cercare i segni premonitori di un futuro che fortemente immaginavo di dover vivere - mi parve di essere in una fotografia. E proprio quando tutto sembrava troppo facile e troppo scontato per voltarmi semplicemente dall’altra parte ed ignorarlo, mi sentii bussare alle spalle. Mi girai di scatto, augurandomi che fosse Lui; comparve dinnanzi ai miei occhi una figura etera, ma allo stesso tempo forte con candide ali piumate, la veste bianca, il volto luminoso e giovane. L’apparizione fantasmagorica diventò mano a mano più completa, mentre la sensazione che la sua pelle stesse crepitando, sotto l’assalto di un’energia inarrestabile, si fece sempre più nitida. Fu così che Andrea, l’Angelo Custode di sua moglie CHIARA, mi apparve dal cielo, confortandomi. Osservai la scia increspata che aveva lasciato dietro di sé ed avvertì una tristezza resinosa calare su di Lui, una tristezza immensa. Rassegnazione. E paura. Avevo avuto paura io stesso per Lui. Lo guardai a lungo in silenzio. I rivoli bianchi delle lacrime ormai secche segnavano ancora il suo volto e gli occhi erano lucidi e arrossati. Le sue immense ali fremettero e si sollevarono, e con un battito delicato si piegarono in avanti a stringermi in un abbraccio che non avrebbe voluto lasciarmi andar via. “Avrei potuto salvarla” - disse, riferendosi alla sua compagna di vita, invece non l’aveva fatto e non se lo perdonava; l’aveva persa ed il suo cuore era a pezzi. Il suo candore era tuttavia abbagliante. Persino la neve d’inverno sarebbe sbiadita di fronte a quel manto immacolato di piume che, né la polvere, né il cammino erano riuscite ad intaccare. Poi si allontanò da me quasi un tiro di sasso e inginocchiatosi, pregò - "Padre mio, se vuoi, se puoi… dissolvi il Male, questa densa nebbia che impedisce il respiro, amaci e portaci in salvo". E subito riprese a piangere. Rassomigliava al pianto di un bambino di cinque-sei anni; il pianto era penoso, si sentivano singhiozzi soffocati ma laceranti. Il tempo sembrò improvvisamente cessare di esistere. Non ne avevo più la percezione: pensai che fosse completamente sospeso o così lento da essere quasi impercettibile. E proprio mentre sembrava che tutto finisse mi ritrovai di fronte alla casa di sua moglie CHIARA. Non la riconobbi subito, mi ci volle un po’. Non riuscivo a spiegarmi come potessi essere lì, né riuscivo a immaginarlo. Dopo innumerevoli congetture - come può fare un uomo completamente sconvolto e fuori di sé - segui l’Angelo Custode. Avrebbe voluto andare da Lei, farla ridere e baciarla fino a quando non avessero dimenticato entrambi tutto quanto. Eppure sapeva di non poterlo fare, sentiva di non doverlo fare. Non so quanto rimanemmo in questo stato, forse ore, forse solo minuti. Per quanto il pensiero gli facesse male, Andrea capì che non poteva andare in soccorso della sua dolce sposa, non in quel momento. Spostò poi lo sguardo verso destra e - con mia enorme sorpresa, e terrore - un demone oscuro, maligno, con gli occhi rossi come la lava incandescente di un vulcano in eruzione, mi si scaravento con tutto il peso addosso tentando di strangolarmi. Con la forza di uno tsunami, l’Angelo Custode si spinse con le ali e atterrò su di lui che mi teneva stretto in una morsa letale. Mi prese in braccio, colpì il MALE e poi spiccò il volo verso il cielo per mettermi al sicuro, fuori dallo scontro; ma non si sollevò che di pochi palmi e qualcuno lo afferrò per le piume più basse trascinandolo a terra e strappandogli via alcune penne. Andrea gridò per il dolore atroce mentre il sangue iniziò a fluire copioso dalla ferita. “Non avevo intenzione di metterti in pericolo. Non so dirti quanto mi dispiace per quello che ti è accaduto. È tutta colpa mia. Non capiterà più, te lo prometto” - mi disse rammaricato - “L’unica cosa a cui riuscivo a pensare era che volevo starle di nuovo vicino, perdonami Alberto… ma non posso farne a meno. Sai, son sicuro che sarebbe stato dolce il suo ritorno a casa, ed è lì, nella nostra casa, che CHIARA mi avrebbe ritrovato e mi ritroverà. Passano le ore di questa giornata, uguale a tutte le altre, ed io la vivo come se fosse ancora qui con me. Sento ancora gli echi delle emozioni che risuonano senza fine dentro questo mio cuore innamorato che cerca solo Lei; penso a quanto mi fa sentire speciale, importante, amato e desiderato”. La sua voce era calda, profonda, morbida come il più raffinato dei velluti, tanto che se un cantore avesse posseduto un tale incantevole strumento, sarebbe stato venerato ovunque. Ripresomi, mi rimproverai aspramente e rabbrividii al pensiero di quanto sarebbe potuto succedere se Lui non fosse venuto in mio soccorso. Le gambe ancora mi tremavano, piene di adrenalina, ma quello era un buon segno perché significava che erano ancora lì. Non ebbi però il tempo di elaborare alcuna risposta a quelle mie domande che un paio di minuti più tardi sentii una specie di ululato, come quello di un lupo con la zampa incastrata in una trappola. In realtà si trattava di un grosso cane, dal pelo ricciuto, che stava col muso schiacciato sulla strada e gemeva. Doveva essere stato abbandonato ed investito da un’automobile. Era riverso in una pozza di sangue che sgorgava dal costato e disegnava sull’asfalto una traccia sempre più larga. Aveva inoltre entrambe le zampe posteriori fratturate, una delle quali scuoiata del tutto. Con molta calma, l’Angelo Custode si avvicinò all’animale che, impossibilitato a muoversi, rimase fermo ad osservare. Giunto a pochi passi dal grande cane, si accovacciò e, continuando a guardarlo negli occhi, gli pose la mano sinistra sotto al muso per tenergli alto il capo. Un miracolo si compì davanti ai miei occhi, ed io rimasi senza fiato. Le lesioni del cane si rimarginarono. Il sangue si asciugò e lo sventurato, dopo vari contorcimenti, si levò sano e robusto. Non smetteva più di leccargli le mani, era il suo modo di dimostrare l’immensa riconoscenza per avergli salvato la vita. Poi, nel preciso istante in cui il cane scappò via, la luce dell’Angelo Custode divenne più intensa. La sua mente fu travolta da un turbine di pensieri mentre si alzava. Distese le ali, lentamente, sentendole pesanti per la stanchezza. Respirò l’aria scura e avvertì una disperazione non sua invadergli i polmoni; tanta confusione e rabbia; un grumo più nero dell’ombra, dolore folle e violento che aggrediva il nulla, essenza impazzita che vorticava e si espandeva e sembrava quasi volerlo lacerare. Lui, spettatore esterno di quella tempesta, si lasciò attraversare da ogni cosa senza esserne ferito. Mi abbracciò per qualche secondo e successivamente, senza aprire bocca, spiccò il volo e mi portò con sé nell’aria sferzante del cielo notturno. In un attimo fummo davanti al portone dell’abbazia dove da poco più di un mese abitavo con mia moglie Lauren e le mie due bimbe. “Ho soltanto bisogno di CHIARA e del suo amore. Io senza di Lei... sono finito... finito” - disse con la voce resa roca dalle lacrime e scomparve tra scintille di luce e di ombra. Io ero inebetito, non sapevo che fare. Ve lo immaginate? Mi venne solo in mente di controllare di aver registrato tutto con la videocamera del mio cellulare. Sembrava essere tutto apposto. Ero tuttavia ancora eccitato per le emozioni sconvolgenti appena provate. Lo avevo appena visto. Non era stato un fantasma. Era un Angelo in carne ed ossa. I suoi occhi mi avevano trafitto l’anima, ed ancora non me ne capacitavo. Mi sentivo svuotato, come se una mano mi avesse strappato tutto ciò che il mio corpo conteneva. Incapace di ogni più piccola iniziativa, senza neppure accorgermene, mi ritrovai in bagno; lo specchio rifletteva l’immagine di uomo spento, amorfo, quasi inutile. Continuai a ricordare a occhi chiusi, rivivendo quelle scene istante per istante: mi venivano i brividi soltanto a pensarci. “Scriverò tutto” - pensavo - “tutto, assolutamente devo scrivere tutto e, una volta che avrò scritto, manderò l’articolo alla redazione del giornale” - ma ero troppo stanco e mi addormentai. Il mattino dopo mi svegliai di buon’ora; c’erano adorabili strisce di luce che filtravano nella stanza. Mi misi dunque al lavoro, picchiettando sui tasti del computer con occhi ancora allucinati per la sera prima. Poi mi accorsi che piangevo. Non so quanto piangessi, so soltanto che piangevo e scrivevo in contemporanea. Lauren vedendomi sconvolto si avvicinò, mi chiese se qualcuno mi avesse fatto del male o cosa fosse successo e, alla mancata mia risposta, aggiunse se avessi bisogno di qualche cosa. Non volevo che vedesse questo articolo per paura che potesse farla soffrire. Anche se forse non mi avrebbe creduto. Alla fine decisi di farle visionare le registrazioni. Rimase attonita e, quasi sognasse, più non sapeva né dove fosse, né che cosa dire. La abbracciai con tutto me stesso, come mai prima d’allora. Non riuscivo a parlare, però potevo sempre tenerla stretta a me. Avevo solo quel piacevole pensiero nella testa: quella stessa notte avrei visto di nuovo Andrea. Era uno spettacolo a cui non mi sarei mai abituato. Mi sfilai gli occhiali, chiusi il laptop ed andai a fare una lunga passeggiata, lasciando che il vento e la pioggia spegnessero almeno in parte il fuoco che avevo dentro. Avevo bisogno di riflettere. Tornato a casa, ripresi il mio lavoro, ultimando l’articolo che state leggendo; le parole dell’Angelo Custode di sua moglie CHIARA mi avevano vinto; mi avevano messo di mal d’animo. Per distrarmi mi misi a giocare con le mie bambine a rincorrerci e nasconderci, e costruimmo una casa con i Lego, finché non ritrovai un po’ di serenità e il coraggio necessario per affrontare un’altra giornata.

Francesca de Lena in un articolo di fondo dal titolo “Scrivere è inseguire la verità”, dice e sostiene che - “Senza credere in qualcosa, senza avere una verità di cui parlare, si scriverà una, perfino buona, progressione di eventi, ma non una storia. Non bisogna avere paura della parola verità: la verità è una cosa che esiste - anche se non se ne può avere certezza condivisa, anche se non è data e non la si può dare - e che muove la vita di ognuno di noi: cerchiamo la verità in ogni cosa che facciamo, in ogni scelta che prendiamo, in ogni azione che compiamo. Possiamo non ammetterlo e può farci paura, ma la verità è il motivo per cui - e attraverso cui - ci costruiamo. È il motivo per cui - e attraverso cui - si possono costruire e muovere i personaggi di una storia”. Spiega infatti Angelo Agostini in Dentro la notizia: “Un’inchiesta giornalistica racconta qualcosa in più del resoconto di tutto ciò che è accaduto ieri, o di tutto ciò che è accaduto nella settimana precedente. E generalmente il DI PIU’ dell’inchiesta, è qualcosa che soltanto una testata, non le altre, vuole e può offrire al lettore. [...] L’inchiesta scava là dove la cronaca non può arrivare, dentro l’evento e dentro la notizia. Che debba svelare i retroscena di una vicenda misteriosa, o che debba documentare una realtà sociale complessa e ignota al grande pubblico, l’inchiesta non deve garantire soltanto la completezza e la freschezza del notiziario. Il suo scopo, e quindi il suo approccio con la realtà, è l’approfondimento, è la ricerca, è la promozione e, nello stesso tempo, la contestualizzazione del tema prescelto”. Io ALBERTO DE PRA, giornalista professionista da 22 anni a questa parte - pur scrivendo sotto pseudonimo - ritengo (come disse in un noto editoriale Giuseppe Fava) che “un cronista incapace - per vigliaccheria o calcolo - della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze che non è stato capace di combattere. Il suo stesso fallimento!” Ora, potete anche non credere a una parola di quanto ho scritto in queste quattro paginette, ma giuro che è tutto vero. I veri giornalisti d’inchiesta come me vi assicuro che non sono in vendita, né in cambio di informazioni, né di pranzi gratis, né della prospettiva di un contratto per un libro. Il giornalismo migliore riguarda la ricerca della verità e il racconto della stessa: il mio scopo è informare proprio voi, miei cari lettori. Inoltre, un’altra mia certezza è la necessità di fare le cose per bene. E credo che il giornalismo abbia bisogno del massimo impegno possibile sull’accuratezza e sulla sua cugina stretta: la CORRETTEZZA. Per fortuna io ho registrato e filmato tutto; se non l’avessi fatto oggi oltre a darmi dell’anziano mi avreste considerato anche un bugiardo e un millantatore, e sono pronto a esibire la documentazione filmata e trascritta, parola per parola, immagine per immagine, di quanto ho rivelato a sua moglie CHIARA. Ebbene sì, avete appena letto il resoconto particolareggiato di ciò che è accaduto in data 16 giugno 2018 intorno alle 4,30 del mattino in una regione del centro Italia, che non ho intenzione di rivelare se non alla moglie di Andrea; un’inchiesta giornalistica la mia, forse - come già detto più volte, ma repetita iuvant - la più importante da me svolta nella storia di questo mio mestiere.

La storia di un vero Angelo Custode - e qui riprendo le stesse parole di Andrea riportate in una delle sue VIDEO LETTERE su Facebook, da me appena rimaneggiate - CHIARA, Lui ti ama di un Amore Puro, incondizionato, un Amore che nessuno mai saprà darti o che pochi non avranno timore di manifestare. Non ti chiederà mai nulla in cambio, ti darà la forza in ogni momento, ti farà da scudo e da spada. Lui sarà lì, ad ascoltare le parole che non oserai pronunciare, le preghiere che crederai non vengano esaudite, le richieste che per tutti gli altri potranno sembrare assurde pretese, ma non per Lui che è il tuo Angelo Custode… Asciugherà le tue lacrime e guarirà le ferite dell’anima affinché tu possa continuare a volare. Dedicherà a te il suo spirito in un legame che nessuno mai potrà spezzare. Non interverrà mai sul tuo Libero Arbitrio, a costo di sembrarti assente o silenzioso e, per questo, ti farà attendere a lungo prima di darti ciò che chiedi. Potrai decidere che il desiderio espresso in un momento di euforia o di grande frustrazione debba essere cambiato: così, Lui non apporrà il Sigillo su una volontà momentanea, finché non avrà la certezza che ciò che chiedi sia davvero ciò di cui hai bisogno. So che non sarà facile aspettare e so anche che potrai dubitare della sua esistenza, ma non forzerà i tuoi sogni. Corri, vai da Lui, dolcissima sua sposa, e digli che l’ami; non aver paura!

ALBERTO DE PRA
Giornalista e Capo Ufficio Stampa

  • 03 July 2018
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Andrea Brusa

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